Abuso di potere e gerarchie: “Tutto il mondo è paese”

Nella categoria Analisi e Ricerche da su 27 novembre 2015 1 Commento

24 novembre 2015. Berlino. Da quando sono qui, più volte mi è capitato di andare a Career Fair e giornate dedicate al reclutamento dei giovani all’interno delle aziende.  La mia prima volta ad un Career Day, qui in territorio tedesco, è stata all’insegna della scoperta e della goffaggine: passavo di stand in stand senza sapere davvero che cosa dovessi fare: “Devo presentarmi? Devo dire chi sono?  Cosa cerco? Devo vendermi bene? Che devo chiedere?”.  Penso di aver fatto ridere molti. Poco dopo, però,  ho iniziato a divertirmi. Insomma, si tratta del primo, seppure superficiale, contatto con il mondo del lavoro ed è divertente percepire la differenza che c’è tra te (pupo svezzato dalla magistrale) e uomo/donna di lavoro con un’esperienza che tu puoi far solo finta di immaginare– considerando che non hai neanche alcuna idea del lavoro per cui stai facendo applicazione.

Per la prima volta, sono stata dunque partecipe dell’interazione tra datore di lavoro – in veste di Manager delle Risorse Umane nella maggior parte dei casi – e potenziale reclutato.

Come già detto, impossibile non percepire una certa distanza di ruoli e la sensazione di essere minuscoli di fronte alla grandezza del mondo del lavoro. Ecco, direi che la sensazione potrebbe essere assimilata a quella rappresentata  nel dipinto romantico di Caspar David Friedrich, il Viandante sul mare di nebbia (1818), dove la Natura ha un ruolo dominante e l’uomo, irrilevante e minuscolo non può far altro che ammirarne la bellezza e l’infinità. Ok,  forse è un po’ estrema come metafora ma, se ci si pensa, è cosi.

Nella relazione “datore di lavoro-impiegato” , il primo ha naturalmente una posizione di superiorità rispetto all’altro – eliminando tutte le premesse e circostanze del caso, per cui un reclutato può avere un atteggiamento e un’attitudine tali da ribaltare le proporzioni di potere; il concetto alla base rimane lo stesso.

Questa situazione prosegue e anzi, si intensifica, una volta assunti e l’impiegato non può far altro che osservare il datore di lavoro, imparare, fare ciò che gli viene richiesto di fare (proprio tutto?), riconoscendo ai superiori l’autorità che compete loro. Giusto cosi, sia chiaro. Non metto in discussione la necessità dell’esistenza di ruoli e gerarchie all’interno delle dinamiche aziendali. È il potere che ne deriva che oggi mi fa riflettere.

Potere: la capacità di influenzare il comportamento degli altri ed esercitare un controllo sugli stessi; può riguardare l’individuo, come il team; può derivare da diverse fonti e si distingue dalle strategie di influenza.

Al mio primo Career Day, ero all’università TU ( Technische Universität) e le aziende erano principalmente alla ricerca di ingegneri od esperti nei settori informatici e tecnologici, con un’ottima conoscenza della lingua tedesca. Il mio background e la mia specializzazione sono prettamente economici e il mio tedesco è in via di perfezionamento ma  ho deciso comunque di dare un’occhiata e tentare la fortuna. Inutile dire che è stato più un modo per allenarmi nell’approccio con le aziende che per ottenere risultati concreti. Mentre guardavo i nomi delle aziende, sperando in una qualche epifania che me le facesse riconoscere, un ragazzo mi ferma, chiedendomi se potessi essere interessata nell’azienda che rappresentava. Mi fermo, iniziamo a parlare e ancora una volta mi conferma le cose che già sapevo: competenze tecniche e madrelingua tedesca. Benissimo, non faccio per voi. Chiede comunque di lasciare il mio numero di telefono per un potenziale colloquio che mi sarebbe stato fatto da lui stesso (non si sa per quale posizione). Me ne vado. Due giorni dopo, nel bel mezzo della notte, mi arriva un sms di questo tizio sconosciuto che palesemente non aveva alcuna intenzione di farmi un colloquio. Non ho neanche risposto ma ora mi chiedo: era un (fallimentare) tentativo di abuso del potere (anche se poi nell’effettivo, lui su di me, non esercitava alcun potere)? Mi avrebbe proposto un internship se avessi acconsentito a vederlo? Mi dispiace non aver fatto ulteriori  domande per capire come sarebbe andata; in quel momento la mia eticità ha avuto la meglio. Ovviamente non posso parlare di corruzione. Tuttavia quel ragazzo lavora; e tutti i giorni interagisce con altre persone, altre aziende, altre istituzioni. Si presume che abbia una certa professionalità. Dovrebbe essere il biglietto da visita dell’azienda. Possibile che non riesca a percepire l’importanza di una simile cosa di fronte ad una studentessa che, dal canto suo, richiede e spera una determinata professionalità? E se non lo percepisce nel più semplice ambito di un career fair, può percepirlo davvero in ambito lavorativo?

Abuso di potere: approfittarsi del potere per ottenere un beneficio personale. Non etico ma non sempre illegale. Il problema è che basta veramente poco per cadere nell’ambito dell’illegalità e parlare di corruzione.

Un leader arrogante, rigido, inflessibile, disposto a sfruttare gli altri, privo di empatia, disinibito, ossessionato dal potere.

Seguaci impauriti, accordanti, conformi, inetti, sottomessi, ansiosi, che si lasciano dominare dall’autorità.

Una cultura organizzativa dove vige la separazione tra leader e followers, dove i metodi di selezione del personale sono basati su conoscenze personali piuttosto che su basi oggettive; dove la struttura organizzativa è centralizzata e la distribuzione di potere è ineguale.

Questi tre fattori portano ad una leadership dannosa e tossica, che viola gli interessi dell’azienda nel lungo termine e il benessere degli impiegati.

Possibili soluzioni? Coinvolgimento del leader nelle attività di tutti i giorni, una minore dipendenza dei followers dallo stesso, misurazioni oggettive di performance, coinvolgimento di esterni, cambiamento nella cultura organizzativa, decentralizzazione della struttura, rimozione di limiti burocratici, selezione ed educazione dei leader, espressione di fiducia nei subordinati,  creazione di giustizia all’interno di un clima positivo di motivazione e iniziativa personale. Forse sono questi i fattori mancanti che hanno portato allo scandalo Volkswagen?

Non so se mi consola o mi rattrista di più pensare che in tema di corruzione, “tutto il mondo è paese”.

 

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sull'autore ()

Studentessa di Business Administration all'Università degli Studi di Roma Tor Vergata, 23 anni. Ancora non so chi sarò da grande. Per ora mi appassiono a tutto ciò che riguarda eticità, trasparenza ed integrità; sperando di poterne fare, un giorno e in qualche modo, il mio lavoro.

Commenti (1)

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  1. avatar Giovanni scrive:

    nel nostro Paese, alla luce della Costituzione:

    il lavoro e’ il fondamento su cui si basa la Repubblica democratica (art. 1);

    ogni persona, concorre con il proprio lavoro, al progresso materiale o spirituale della societa’ (art.4);

    i pubblici impiegati, devono svolgere il proprio servizio con onore e decoro (art. 54),
    al servizio esclusivo della Nazione (art. 98);

    ad operare con imparzialita’ con la P.A. di appartenenza (art. 97).

    Ho elencato gli articoli della Costituzione, per evidenziare la speciale ed esclusiva connotazione che viene conferita al lavoro nel nostro Paese : strumento di realizzazione della persona e di concorso alla vita democratica.

    Le P.A., gli imprenditori, i dipendenti pubblici, i lavoratori, basano l’esercizio della loro funzione sui fondamenti costituzionali?

    assolutamente no!

    il lavoro e’ degradato a strumento di profitto e di sfruttamento piu’ o meno lecito o a mero sostentamento, svuotato dalla essenza speciale conferita dalla nostra Costituzione.

    Io non mi rassegno, come cittadino e come dipendente pubblico, ad accettare supinamente questo squallore, questo degrado.

    L’acume dello schifo si raggiunge quando una donna incinta, invece di essere tutelata e ringraziata per il prezioso ruolo che le ha assegnato madre natura, viene licenziata dall’azienda perche’ divenuta ingombrante!

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