Corruzione e consenso

Nella categoria Analisi e Ricerche da su 9 ottobre 2015 0 Commenti

agcmLa deprovevole disinvoltura del cittadino nei confronti delle regole è alla base di ogni processo corruttivo. Ora, sappiamo fin troppo bene, che la cittadinanza ha bisogno di essere regolamentata attraverso un sistema nomativo, che favorisca una libera e pacifica convivenza. Quando la “regola” nella coscienza del cittadino diventa opaca, allora è a rischio la cittadinanza stessa. In tal modo la corruzione trova sostegno nel “potere” . Questo perverso rapporto tra curruttore e corrotto, è evidentemente fuori da ogni lealtà nei confronti della cittadinanza. Esso si nutre di un senso di impunità – ormai largamente diffuso – che favorisce la diffusione del fenomeno stesso, e inoltre di un senso di assuefazione generale.
A questo stato di cose, non è certo di aiuto l’asserita opinione secondo la quale l’esercizio del “potere” è fondato sul consenso: esso può facilmente fungere da mezzo per copirire tutti gli illeciti. È quindi un’espressione inaccettabile e pericolosa. Inaccettabile, in primo luogo perché lo stesso articolo 1, comma 1 della Costituzione, ribadisce che anche il potere più altro non sfugge al rigore della “regola”. Ma la vulgata è pericolosa anche per gli effetti di trascinamento che essa produce, per la tenuta del principio di legalità che è alla base della democrazia stessa. A tal proposito, prendendo in prestito una riflessione di Aldo Moro, potremmo dire che quando il consenso via via si consolida, questo consenso si fa potere, esercita rapporti di forza; ma ci sarà pure una ragione morale che sta alla base di questo consenso. Una “ragione morale” cioè una regola: la regola che disciplina ogni esercizio del potere. Ma quando la regola si fa estranea al sentimeno della gente, si crea un costume perverso dove la corruzione assume le sembianze di un sistema “ben regolato e armonico”.
Cercando di spostare l’attenzione sul nostro Paese, riuscire ad agire contro tale dilagante indifferente nei confronti del fenomeno corruzione, diventa difficile. Difficile per un Paese nel quale la riforma del falso in bilancio ha contribuito a diminuire la possibilità di individuare quei fondi neri, che sono alla base della pratica corruttiva. Un paese che è irretito di leggi ad personam che non toccano i problemi della giustizia sociale. Per tanto risutla complesso rintracciare figure politiche che si facciano carico di una mobilitazione responsabile.

Dati che fanno ben sperare tuttavia ci sono. Per meglio comprendere il rapporto tra legalità-consenso può essere funzionale prendere in esame quelli riferiti ai primi nove mesi del 2015 del rating di legalità. Approvato dal Parlamento alla fine del 2012, il Rating di legalità è lo strumento “premiale” con cui è stato affidato all’Antitrust il compito di attribuire un punteggio, da una a tre “stellette”, alle imprese virtuose che hanno un fatturato superiore ai due milioni di euro annui e corrispondono a una serie di requisiti giuridici. Per ottenere una “stelletta”, il titolare dell’azienda e gli altri dirigenti non devono avere precedenti penali o tributari. Oltre a non essere stata condannata nel biennio precedente per illeciti antitrust, l’impresa deve effettuare pagamenti e transazioni finanziarie oltre i mille euro esclusivamente con strumenti tracciabili. Per ottenere un punteggio più alto, il Regolamento indica altri sei requisiti: due “stellette” se ne vengono rispettati la metà, tre “stellette” se vengono rispettati tutti. Sono in totale 1077 le richieste presentate dalle imprese nei primi nove mesi dell’anno, per ottenere il Rating di legalità che viene rilasciato per legge dall’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato. Dalle 83 del gennaio scorso, le richieste a settembre sono passate a 174. I casi chiusi risultano 963, mentre gli altri sono tuttora in corso per verifiche e accertamenti. In particolare, le attribuzioni del Rating assommano a 778 (pari all’81%), contro 43 dinieghi (4,4%) e quattro revoche (04%). Per il resto, si contano 16 conferme (1,6%), 10 incrementi di punteggio (1,0%) e 85 archiviazioni (8,8%).

L’elenco completo e aggiornato delle imprese con il Rating di legalità è pubblicato sito (http://www.agcm.it/rating-di-legalita/elenco.html).

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Studentessa del primo anno di laurea magistrale in Filosofia, dell'Università di Roma "Tor Vergata" - stesso ateneo dove ho conseguito la laurea triennale -. Iscrivermi a filosofia, è stata una scelta che avevo maturato già dai primi anni di liceo. Proprio quegli anni, sono stati caratterizzati da una serie di scontri retorici con coloro che si ostinavano a convincermi che la filosofia non poteva affatto stare a braccetto con la realtà, anzi esse erano nemiche dichiarate. Evidentemente, questa è una posizione avvallata da molti, i quali partono dall’errato presupposto che la filosofia annebbia la mente, con la quale si vive in una sorta di iperuranio sganciato dalle dinamiche del mondo, impegnati solo nella contemplazione. Al contrario, credo che essa permetta uno sguardo critico sulla società, tale da poter individuare gli strumenti per un "tentativo" di soluzione delle questioni chiave contemporanee. Questo progetto, ne dimostra la validità e la possibilità di dialogo tra ambiti solo apparentemente diversi.

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