IL “PAESE BLOCCATO”. L’ABUSO D’UFFICIO E I REATI LIEVI: DAL PATIBOLO MEDIATICO ALLA ASSOLUZIONE.

 

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Tutti ricordano, soprattutto i Romani, che cosa accadde la notte di Capodanno del 2014, con le impreviste assenze dei Vigili Urbani.

Tutti lo ricordano, perché vennero prontamente allestiti, patiboli mediatici e processi di piazza per l’immediata condanna dei presunti reprobi.

A distanza di 1000 giorni, come racconta Dario di Vico, su Il Corriere della Sera del 9 dicembre 2017, alle pagine 1 e 23, tre personaggi in cerca d’autore (un giudice, una vigilessa del Comune di Roma e una dottoressa del servizio sanitario nazionale che prescrive due giorni di malattia al telefono a una vigilessa e che per questo era stata indagata per truffa, violazione della legge Brunetta e falso ideologico) sono stati assolti: il giudice ha assolto il medico di base che aveva rilasciato un certificato di malattia al telefono senza procedere ad alcun accertamento sulla vigilessa malata, una dei 767 dipendenti comunali che quella notte non fecero servizio perché malati.

Accusando vomito, febbre, dissenteria e persino arrossamento degli occhi.

Una assoluzione motivata, per due terzi per non aver commesso il fatto, mentre per quanto riguarda il «falso ideologico» il giudice l’ha giudicato «reato lieve» e ha deciso quindi di non procedere.

Mettendo in fila i fatti e ingaggiando un buon regista ci sono tutti gli estremi per girare una decente commedia all’italiana sull’assenteismo di gruppo che ha lasciato incustodite le strade di Roma in una serata del tutto particolare e nella quale forse la vigilanza avrebbe dovuto essere rafforzata.

Chi ha la memoria lunga ricorda un precedente che fu stigmatizzato proprio sulle colonne del Corriere da Pietro Ichino: un medico di Fiumicino nel 2003 certificò in un’ora circa mille casi (!) di emicrania ad altrettanti dipendenti dell’Alitalia che aggirarono così le norme sull’obbligo del preavviso di sciopero e costrinsero l’azienda a cancellare tutti i voli. In quel caso non solo non vi furono risvolti penali, ma i sindacati stettero zitti e il governo convocò un tavolo per ascoltare gli ammalati. L’Ordine dei Medici si guardò bene dall’aprire qualsiasi procedimento nei confronti del medico che aveva confezionato la frode a tempo di record.

Anche stavolta rischia di andare così, l’assoluzione della dottoressa apre la strada a un colpo di spugna sui procedimenti aperti sul San Silvestro nero dei vigili romani e anche questa volta l’Ordine dei Medici si è voltato dall’altra parte e ha fatto finta di niente.

Ma davvero poi dire il falso e sabotare un servizio pubblico è da considerarsi «reato lieve»?

I nostri avi sostenevano che de minimis non curât praetor, che i giudici non possono perder tempo con le piccole diatribe ed è evidente che il nostro magistrato ha applicato alla lettera la lezione dei classici.

Ma esiste forse un reato di malaburocrazia che appaia sin da subito macroscopico oppure l’intralcio quotidiano che dipendenti infedeli procurano è fatto proprio di piccoli reati, di minute manomissioni, di impercettibili omertà?

In fondo chi conosce il funzionamento delle pubbliche amministrazioni sa che basta poco: per mandarle in tilt e quindi si limita a infilare sabbia negli ingranaggi. È cosciente che tanti piccoli granelli saranno sufficienti a generare la diserzione, l’interruzione del pubblico servizio, il caos. Ed è anche sicuro di farla franca.

Ai lettori del Sito, come nei precedenti articoli, lasciamo, come sempre, o, almeno, tentiamo di farlo, una fotografia completa, con i soli virgolettati.

Su argomenti come questo, di estrema delicatezza, è normale vi siano posizioni differenziate, a volte anche in modo significativo.

Ci auguriamo di essere stati utili.

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