Le cattura delle norme per “un solo” Rolex

Nella categoria Eventi da su 22 giugno 2017 0 Commenti

A cura di Eleonora Pileggi discente del Master Anticorruzione.

Il fenomeno dello state capture o capture fa riferimento ad una forma di corruzione politica, in ambito legislativo, attraverso la quale individui, gruppi di interesse, imprese sia nel settore privato che pubblico, influenzano in modo significativo i processi decisionali dello stato nella formazione di leggi, regolamenti, decreti e politiche governative a loro vantaggio attraverso la concessione di benefici a pubblici funzionari.

Del tutto simile a questa forma di corruzione, ad un diverso livello, è la cattura della regolamentazione, che riguarda i casi in cui le autorità di regolazione di un settore sono subordinate agli interessi del settore stesso e la loro attività cade sotto l’influenza degli individui o gruppi di interesse che dovrebbero regolamentare e controllare.

La cattura delle norme non è necessariamente illegale. In molti paesi, infatti, sono previsti e disciplinati processi di rappresentanza di interessi nella progettazione della legislazione o attività di lobbying dei diversi portatori di interessi e sempre più spesso conosciamo, anche nel nostro paese, strumenti di consultazione pubblica finalizzati ad un confronto collaborativo con tutti gli stakeholder, che possono in tal modo indirizzare e anche influenzare in maniera trasparente, la delicata funzione legislativa e di regolamentazione in settori specifici, che necessitano del contributo conoscitivo dei destinatari delle norme stesse.

Questi strumenti di partecipazione democratica, di portata innovativa e di indubbio valore per una legislazione attenta alle necessità e all’impatto delle norme sui diversi settori o sulle diverse categorie di soggetti, nulla hanno a che vedere con quella forma di corruzione politica, che costituisce il più alto livello (e la più bassa estrinsecazione) di mercimonio della funzione pubblica. La cattura, infatti, consiste nella perdita di indipendenza dell’organo che legifera o regolamenta e non nel confronto costruttivo con le realtà interessate.

Nello state capture, un ufficio ed i suoi poteri vengono piegati, dietro incentivi di varia natura, agli interessi privati di alcuni individui, gruppi di potere o imprese, che concorrono illecitamente nella formazione delle leggi, delle politiche e dei regolamenti, svilendo la più alta declinazione dei poteri dello stato. L’abuso del potere politico si estrinseca in interventi ad personam e clientelari, in spregio dei principi dell’imparzialità e della buona amministrazione della cosa pubblica e che oscurano l’interesse pubblico, che dovrebbe guidare l’agire della pubblica amministrazione.

In questo contesto potrebbe inquadrarsi un recente caso di cattiva amministrazione, che è balzato agli onori della cronaca, anche per una certa arroganza e spregiudicatezza nel difendere il proprio operato da parte del pubblico agente, che è per certi versi il paradigma di alcuni meccanismi di razionalizzazione morale del comportamento improprio e del corrotto che si atteggia a capro espiatorio di un sistema più corrotto di lui e, in quest’ottica, più ipocrita.

Perché se è vero che, come spesso si sente dire quando si discute di politica, “il più pulito ha la rogna”, questa non può diventare la difesa di governanti che dovrebbero rappresentare l’interesse generale della collettività, compreso l’interesse alla legalità, all’agire etico e alla trasparenza dei processi e che al più rappresentano il proprio interesse (illecito) e la propria convenienza.

Il caso riguarda un’indagine della Procura di Palermo sul “sistema Trapani” che, tramite le intercettazioni, avrebbe scoperto un episodio di corruzione che coinvolge la senatrice e sottosegretario di stato del ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Simona Vicari, la quale ha accettato (per sua stessa ammissione) in regalo un orologio di ingente valore, per aver avvantaggiato, nella ricostruzione degli inquirenti, con un emendamento alla legge di bilancio, l’armatore Ettore Morace, proprietario della Liberty Lines, attualmente sottoposto alla misura cautelare della custodia in carcere.

 

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