Leggere per capire

Nella categoria Analisi e Ricerche da su 30 novembre 2016 3 di Commenti

Gli economisti di Banca d’Italia Rizzica e Tonello, potendo usufruire dei dati del questionario intermedio del 2014 dal progetto di studio delle famiglie della stessa istituzione (SHIW), hanno pubblicato una interessante analisi sul come le percezioni riguardo la corruzione vengano alterate dai media. L’indagine intermedia include domande rivolte ad ogni capo-famiglia sui fenomeni di corruzione, in particolare sulla percezione della corruzione e delle norme in vigore. Ad esempio:

“Immagini di essere un cittadino in contatto con il Governo. Senza riportare la vostra esperienza personale, indicare la probabilità (in scala tra 0 e 100) che ogni evento potrà verificarsi. Più bassa la probabilità e più alto il valore:

  • Il pubblico ufficiale afferma che accetterebbe una somma di denaro in favore o un regalo in cambio della fornitura di un servizio (Corruzione)
  • Il cittadino crede che dovrà chiedere ad un suo amico o cercare un favore da chi lavora nel Governo per ottenere un servizio”

Era anche richiesta la probabilità (tra 0 e 100) che il pubblico ufficiale venisse scoperto e quindi sanzionato (misurando quindi la sua percezione di efficacia della legge e delle misure sanzionatorie).

Gli autori riescono anche ad avere informazioni su quale giornale legge il capofamiglia più frequentemente.

Gli autori traggono la conclusione che l’interesse dei giornali e dei media sul tema della corruzione influenza le percezioni di corruzione dei cittadini, incrementandole, mentre  hanno un impatto negativo sulla fiducia nel sistema giudiziario. Viene calcolato che mediamente per ogni 8 nuove notizie riguardanti casi di corruzione sia associato un incremento di 1.5 punti sulle percezioni di corruzione nelle risposte al questionario  e di 0.82 punti in quelle relative all’efficacia della legge.

Il punto che credo sia rilevante nell’analisi è che si cerca di capire quale canale spinga l’andamento delle percezioni dei cittadini: quando leggiamo queste notizie “impariamo” davvero qualcosa di nuovo o veniamo “influenzati” senza darci altri pezzi di verità sulle vicende?

Per rispondere gli autori dividono le possibili notizie sui giornali in due categorie: fatti e affermazioni.

Esempio di fatto

fact

La notizia riguardava l’inizio dell’indagine del Primo Ministro per aver pagato testimonianze. Era una notizia sconosciuta fin quando i giornali non la resero nota.

Esempio di affermazione

60miliardi

La notizia riguardava il report della Commissione europea sulla dimensione della corruzione, basato su fatti passati. Abbiamo già trattato il tema dei 60 miliardi ricostruendo l’origine di tale pessima informazione. Una informazione del genere non apporta nulla di nuovo e non ci permette di fare passi avanti nella comprensione del fenomeno.

immagine

La figura mostra come le percezioni e l’esposizione alle notizie di corruzione siano collegate nel tempo. Le due cose stanno assieme in maniera stabile. Gli autori provano a vedere se questa relazione rimane tale escludendo prima l’esposizione alle notizie “fatto” e poi alle “affermazioni”. Nel primo caso la relazione decade mentre nel secondo caso la stessa rimane molto forte. Questo porta gli autori ad affermare che il processo di informazione è prevalentemente “distorsivo” sulle percezioni perché non è un processo di apprendimento del fenomeno bensì di influenzamento.

La tendenza sembra piuttosto chiara e su questo blog cerchiamo di parlare di più di “buone pratiche” (ad esempio Whistleblowing e Leniency)  per invertire la tendenza verso una informazione di fatti.

Riferimenti:

Rizzica, Lucia, and Marco Tonello. “Exposure to media and corruption perceptions.” Bank of Italy Temi di Discussione (Working Paper) No 1043 (2015).

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sull'autore ()

Studio economia internazionale, credo fermamente in questo progetto per una diffusione dell'informazione su tematiche importanti quali l'integrità e la cultura. "Se prima ti ignorano, poi ti deridono, quindi ti combattono. E alla fine hai vinto."

Commenti (3)

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  1. avatar Giovanni scrive:

    e’ veramente importante legge per capire.

    il Presidente dell’ANAC con il comunicato del 09/11/2016, sollecita le universita’ statali ad estendere le norme di comportamento al rettore e ai docenti.
    Nelle universita’ statali, avviene un fenomeno che espone automaticamente il dipendente pubblico in servizio a pesantissime ritorsioni perche’ e’ vincolato dal Codice di comportamento registrato alla Corte dei conti.
    Il rettore e i docenti non ritengono di avere l’obbligo di osservare il codice di comportamento e di convenire con chi si conforma al codice!
    il risultato e’ che il rettore, anche se il dipendente persegue l’interesse pubblico e vigila sulla osservanza dell’art. 97 della Costituzione, persegue il dipendente.
    Sara’ il Giudice, eventualmente, ad annullare le sanzioni fatte pur avendo il dipendente operato per la tutela dell’immagine e del prestigio del sistema-Stato come nel caso del sottoscritto che osserva una decisione del PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA (D.P.R. 25/07/02) notificata dal MIUR presso il proprio domicilio, essendo il rettore un Organo che puo’ operare e valutare come meglio ritiene non avendo egli un codice da osservare.
    Meno male che il Presidente dell’ANAC se ne e’ accorto!

  2. avatar Giovanni scrive:

    in data 06/12/2016 ho inoltrato al CNEL richiesta di introduzione di norma di tutela per il dipendente pubblico che osserva il giuramento e il codice di comportamento.
    Norma di tutela che prevede l’intervento del Prefetto, autorita’ della Repubblica monocratica di vigilanza del “fare amministrazione”, finalizzato ad impedire ritorsioni nei confronti del dipendente pubblico che alla luce del giuramento e del codice di comportamento indica la procedura idonea a perseguire l’interesse pubblico e al ripristino della legalita’ della azione amministrativa dell’ente di appartenenza.
    L’ente di appartenenza del sottoscritto, ha ritenuto l’indicazione della procedura idonea a perseguire l’interesse pubblico e al ripristino della legalita’, comunicata al CdA dell’Ente, condotta senza pregio, da perseguire.

  3. avatar Giovanni scrive:

    il sottoscritto dott. Giovanni Scalia, comunica di avere segnalato all’INAIL l’alto rischio di stress lavoro correlato connesso con l’obbligo di osservanza del codice di comportamento dei pubblici dipendenti.
    Ritengo che l’INAIL e’ l’ente piu’ idoneo a tutelare il dipendente pubblico che osserva il codice di comportamento qualora l’osservanza e’ ritenuta dall’ente di appartenenza condotta senza pregio, da perseguire.
    Ogni ente pubblico che avvia un procedimento contro il proprio dipendente, deve comunicare l’avvio del procedimento all’INAIL affinche’ qualunque sia la procedura adottata, sia tutelato adeguatamente dallo stress lavoro correlato.

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