DESTINAZIONE DEI BENI CONFISCATI ALL E MAFIE: IL RAPPORTO DELLA COMMISSIONE GAROFOLI

Nella categoria Italia da su 7 marzo 2016 0 Commenti

index“L’idea di fondo dalla quale siamo partiti è che la mafia è un fenomeno economico prima ancora che criminale e delinquenziale. […] Partendo da questa idea, abbiamo ritenuto quindi che il contrasto alla mafia vada svolto non soltanto rafforzando la repressione penale in senso classico, ma primariamente focalizzando l’attenzione sul versante patrimoniale”. È quanto si legge nel rapporto Per una moderna politica antimafia, redatto nel marzo 2014 dalla Commissione per l’elaborazione di proposte per la lotta, anche patrimoniale, alla criminalità. La Commissione, presieduta dal magistrato Roberto Garofoli, ha proposto un serie di misure volte a mitigare le criticità che caratterizzano oggi l’istituto della confisca e il sistema di gestione dei beni sequestrati alle mafie.

 

Nel corso degli anni, il sequestro di patrimoni illecitamente acquisiti, è divenuto una linea strategica fondamentale nel nostro ordinamento, tanto da far registrare una crescita continua del valore dei beni confiscati e del numero delle attività imprenditoriali che sono state oggetto di interventi ablatori. Tuttavia, la Commissione ha dovuto constatare una situazione quasi fallimentare dell’odierno sistema di gestione dei beni sequestrati alle mafie. In particolare, è stato stimato che il totale dei beni confiscati ammonta 12.946, di cui l’89,3% si trova dislocato nelle aree a maggiore insediamento mafioso; tuttavia, si legge nel rapporto, moltissimi di questi beni vengono destinati a finalità sociali – centri anziani, ludoteche, poli culturali –, progetti spesso destinati ad un rapido fallimento, in macanza di finanziamenti pubblici e di un’effettiva partecipazione da parte dei cittadini della zona; quanto alle aziende, più del 90% di quelle sequestrate giunge in stato di decozione al momento della confisca definitiva. Il che significa che tutto lo sforzo dell’apparato statale nella lotta all’economia illegale si traduce poi in un nulla di fatto allorquando non riesce a tradurre tali risorse in un effettivo rilancio economico dell’area interessata, attraverso la creazione di posti di lavoro e di ricchezze per il territorio.

 

In questo senso si è mossa una delle proposte della Commissione, volta a mitigare le numerose difficoltà che affrontano le imprese soggette a sequestro o confisca. Di fatti, a fronte dell’inevitabile aumento dei costi di gestione dell’azienda – legalizzazione dell’impresa, pagamento di oneri fiscali, regolarizzazione dei rapporti di lavoro, applicazione della normativa antinfortunistica –, la Commissione propone di attuare meccanismi che consentano di ottenere agevolazioni e finanziamenti, e di applicare misure dirette a garantire maggiori capacità manageriali specifiche nella gestione dell’azienda. In tal modo, sarà possibile costruire gli strumenti necessari per consentire a soggetti privati, nuovi affidatari dell’impresa confiscata, di avviare un definitivo processo di risanamento dell’azienda, depurandola dalle illegalità mafiose.

 

La Commissione è poi passata a sottolineare le profonde criticità che oggi connotano l’operato e il funzionamento dell’ANBCS (Agenzia nazionale per i beni confiscati e sequestrati), dimostratasi sin dalle sue origini un’intuizione valida ed intelligente ma, all’atto pratico, uno strumento poco efficiente.

Il problema dell’agenzia è soprattutto di natura organizzativa, sia perché la si è dotata di poco personale, sia perché al momento sono aperte soltanto cinque sedi in Italia, una dislocazione che non consente una copertura capillare del territorio, tagliando fuori aree centrali come ad esempio Bari o Catania, città quest’ultima dove è presente ben il 33,5% del totale dei beni confiscati in Italia. A ciò si aggiunga la questione dell’ipoteca, una delle problematiche più spinose e frequenti; si consideri che nel 50% dei casi il bene confiscato risulta ipotecato e la procedura per liberare il bene dal peso ipotecario allunga notevolmente la tempistica di assegnazione dello stesso, provocando perdite di valori e ritardi.

 

È dunque indispensabile rafforzare i meccanismi operativi e le competenze dell’ANBCS, consentendo che la stessa svolga un monitoraggio continuo sul riutilizzo dei beni confiscati e possa assegnare direttamente i beni immobili alle associazioni e organizzazione idonee. Inoltre, la Commissione propone di incrementare la pianta organica dell’Agenzia e di ampliare la composizione del Consiglio direttivo, al fine di arricchirlo di professionalità. E ancora, si legge a conclusione del rapporto, si suggerisce un coinvolgimento effettivo di tutti i Ministeri interessati e della stessa Presidenza del Consiglio nello svolgimento delle funzioni dell’Agenzia, un coinvolgimento consigliato dalla natura interdisciplinare dei molteplici e gravosi compiti affidati all’ANBCS.

“L’Agenzia”, ha commentato la Commissione, “deve essere un’entità che sia capace di visione di insieme dei beni e di una gestione in una logica che deve guardare alla necessità di destinazione a fini sociali ma anche a quella di valorizzazione economica di un patrimonio ingente dal quale lo Stato non solo non ricava quasi nulla ma spesso impiega ulteriori risorse.”

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