Le nuove metafore della corruzione in Italia – Parte seconda

Nella categoria Italia da su 18 giugno 2015 0 Commenti

I discorsi della corruzione in Italia sono cambiati attraverso gli ultimi decenni, come cambiata è la natura di questo fenomeno. Alcune parole in uso a definire simbolicamente l’atto corruttivo sono sempreverdi, come il termine “mazzetta”, mentre altre sembrano meno in uso rispetto all’epoca di Tangentopoli in cui erano maggiormente in auge, è il caso di “bustarella”, ora sostituita da “stecca”, o il neologismo tecnico introdotto dal pool di Mani pulite “dazione”, o ancora meglio “dazione ambientale”. Di ancor maggiore interesse sono i termini che descrivono i meccanismi di corruttela. E’ noto che negli anni ’90 la metafora maggiormente in uso era quella della “tangente” (termine che non avrebbe significato se tradotto in altre lingue). La tangente costituisce per definizione geometrica una retta che tocca una circonferenza o un’altra superficie curva. La metafora resa dal termine tangente è quindi quella dell’incontro contingente in un luogo tra due entità diverse, una che rappresenta un mondo a sé stante (figura circolare) che deve essere avvicinato e toccato: il mondo politico, con le sue logiche, regole, strutture e processi, toccato attraverso la retta (una transazione illegale, o anche un progetto corruttivo). La corruzione dell’epoca di Di Pietro e del suo pool era un meccanismo attraverso cui i partiti politici, spesso in contemporanea e con un’oculata spartizione della torta, erano chiamati a garantire favori, accessi, bandi e leggi ad hoc. La corruzione di quegli anni era un fenomeno prettamente politico, dove le aziende ed il settore privato fornivano il capitale (la mazzetta), ma i giochi si svolgevano negli ambiti delle segreterie di leader politici o addirittura di interi partiti.

La corruzione di oggi non usa il termine tangente, sostituito da altri molto più puntualmente evocativi. Uno di essi è la splendida metafora che si dice coniata nel 2008 dal magistrato Francesco Greco, quella di “liquido gelatinoso”. Tale termine, a cui se ne sono successivamente accodati altri, come “cricca”, “circolo degli amici”, “circolo magico”, “banda”, “squadra” e il recente simbolismo del “mondo di mezzo” sta a sottolineare uno slittamento strategico delle metafore dal meccanismo di contingenza con l’oscuro mondo della politica, verso una collusione a tutto tondo, o generalizzata. L’atto corruttivo in Italia oggi mira a costruire un ambito sociale in cui tutti i diversi attori (imprenditori, politici, faccendieri, segretari, ma anche criminali da strada, banchieri, commercialisti) rimangono immersi in un liquido appiccicaticcio e informe, che li sporca allo stesso modo. Viene da pensare che l’eleganza della retta alla curva del cerchio sia stata sostituita da una metafora molto più “pulp”, in cui le persone invischiate sono varie, i meccanismi di corruttela sono molto più complessi, ma la percezione dei corrotti e corruttori sembra essere quella che si sia tutti allo stesso livello, come la teoria del mondo di mezzo effettivamente sostiene.

In antropologia la metafora è un meccanismo cognitivo attraverso il quale la parola diviene realtà. Dato che la realtà è percepita differentemente a causa delle diverse esperienze socio-culturali che una donna o un uomo posseggono, lo studio delle metafore può ben servire a comprendere come cambi un fenomeno sociale di grande peso e complessità. Se la realtà evocata dal liquido gelatinoso, informe ma colloso, è quella della corruzione italiana di oggi, sarebbe il caso di interrogarsi su cosa rende un meccanismo tanto deleterio e costoso per il nostro Paese così tanto accettabile.

 

Davide Torsello,
Professore associato, antropologia culturale
Università degli Studi di Bergamo
Davide Torsello è professore associato di antropologia sociale. Ha ricevuto un PhD presso l’Istituto Max Planck di antropologia sociale, un MA in antropologia culturale presso l’Università Hirosaki (Giappone), un MA in antropologia sociale presso la London School of Economics, un BA in studi giapponesi presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli. I suoi interessi di ricerca sono : postsocialismo, trust, social networks, la trasformazione sociale nelle società rurali, corruzione e orientamenti di valore. Ha intrapreso la ricerca sul campo in Giappone, Europa centro-orientale e Sud Italia .

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