LA APPROVAZIONE DEL CODICE ANTIMAFIA. IL CORRIERE DELLA SERA : SÌ ALL`EQUIPARAZIONE CORROTTI-MAFIOSI

Nella categoria Eventi da su 28 settembre 2017 0 Commenti

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È legge il codice antimafia, ma è duello – scrive Dino Martirano, su Il Corriere della Sera, 28 settembre 2017, a pagina 13 – sulle misure applicative. Il governo già pensa a modifiche

Il Parlamento aggiorna il codice antimafia del 2011 per combattere, sempre più sul piano patrimoniale, la criminalità organizzata che spara di meno ma che si infiltra, quotidianamente anche al Nord, tra i «colletti bianchi» nelle amministrazioni pubbliche, nelle banche e tra i professionisti.

Il cuore della riforma frutto di una legge di iniziativa popolare lanciata tra gli altri dalla Cgil e da Libera di don Ciotti — approvata in via definitiva dalla Camera con 259 voti favorevoli (Pd, Ap, Mdp) e 107 contrari (FI e M5S), dopo il via libera di Palazzo Madama lo scorso 6 luglio con 56 no, 30 astenuti e appena 129 sì (di cui 7 di Ap) — è la gestione dei beni confiscati, da affidare d’ora in poi ad amministratori capaci di salvaguardare imprese e occupazione.

Però, in aula, la polemica è scoppiata sulle misure di prevenzione personali e patrimoniali estese anche a chi, non mafioso, è «indiziato» di partecipare a un’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla concussione. Per incappare nelle misure di prevenzione l’indiziato deve essere «socialmente pericoloso», deve aver reiterato le «condotte illecite» e deve possedere beni di cui non sa giustificare la provenienza: «È una vera svolta Da oggi ci sono più strumenti per combattere la mafia, più trasparenza per i beni confiscati, più garanzie perle misure di prevenzione oggi — ha commentato il Guardasigilli Andrea Orlando — ci sono più strumenti per combattere la mafia, più trasparenza per i beni confiscati, più garanzie per le misure di prevenzione».

Ma l’avvocato Francesco Paolo Sisto (Forza Italia) ha concentrato la polemica nel perimetro dei reati contro la pubblica amministrazione, definendo una «autentica barbarie» l’equiparazione dei reati di mafia a quelli comuni e ha sfidato il governo a presentarsi in Aula per confermare che questo aspetto della riforma verrà corretto.

Il sottosegretario alla Giustizia, Gennaro Migliore, conferma l’ipotesi della correzione in tempi rapidi e, a studiare il calendario, ci sarebbe spazio per un decreto o un emendamento nella legge sulle vittime del femminicidio all’esame del Senato, qualora non prevalga l’estraneità di materia.

Il M5S, con l’intervento di Alfonso Bonafede, ha smontato la legge: «È ipocrita e di facciata e offre il solito assist ai difensori dei corrotti».

Per Donatella Ferranti, presidente dem della commissione Giustizia, la legge «consente di impiegare nella lotta alla corruzione strumenti sperimentai con successo contro il crimine mafioso».

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