Corruzione e disuguaglianza di genere

Nella categoria Analisi e Ricerche da su 12 marzo 2016 0 Commenti

Genere_18set15Pensando alla corruzione, l’uguaglianza di genere sicuramente non è il primo tema che ci viene in mente. In realtà, come dimostrano numerosi studi, esiste un  legame importante tra le due questioni.

Del tema si è occupata la conferenza “Gender Dimensions of Corruption”, organizzata dal Group of States against corruption (GRECO), e svoltasi nel dicembre 2013 a Praga. Ad essa ha fatto anche seguito un incontro, nell’ambito del quarto Round di Valutazione dello stesso GRECO e tenutosi a Strasburgo nell’ottobre 2015 (per info: link).

Nel corso della conferenza sono stati trattati due temi particolarmente rilevanti. Per primo, ci si è occupati del diverso impatto della corruzione a seconda del genere. Risulta infatti che che le donne sono meno tolleranti nei confronti del fenomeno, ma anche più vulnerabili e, malgrado lo avversino particolarmente, quando assistono ad episodi di corruzione, sono in media meno propense degli uomini a denunciarli. Inoltre, il convegno ha affrontato il legame tra partecipazione sociale delle donne e corruzione, affermando che nei paesi in cui c’è una maggiore partecipazione femminile alla vita pubblica vi è anche un minore livello di corruzione. Questo aspetto va considerato con attenzione, e in particolar modo sarebbe errato trarre la conseguenza automatica che  basti incrementare la partecipazione femminile per ridurre la corruzione. Piuttosto, si può affermare che garantire e promuovere l’uguaglianza di genere è un prerequisito per creare certe condizioni “di contorno” utili per contrastare il fenomeno corruttivo. In questo senso,  promuovere la partecipazione delle donne può avere un impatto positivo dove la lotta alla corruzione è già attiva.

In un documento di lavoro pubblicato da Transparency International nel 2010, intitolato “Corruption and Gender in Service Delivery: The Unequal Impacts” (link al testo), viene analizzato il fenomeno, concentrandosi sui paesi sottosviluppati, dove spesso l’erogazione di servizi presumibilmente gratuiti è teatro di episodi di corruzione. In quei contesti, le donne sono verosimilmente più coinvolte degli uomini, sia perché rappresentano la più ampia quota di persone in uno stato di povertà, sia perché la “divisione del lavoro” nelle famiglie molto spesso affida loro l’onere di accedere a tali servizi, innanzitutto per conto dei figli.

A fronte di una tale maggiore esposizione a questi fenomeni di corruzione, le donne tendono ad essere sotto rappresentate negli impieghi dell’amministrazione pubblica, escluse dai processi decisionali, e difficoltate ad accedere ad un’adeguata protezione legale per correggere le disparità che subiscono nell’ambito dell’erogazione dei servizi pubblici. Questi squilibri hanno conseguenze particolarmente nefaste.

Affermare l’esigenza di “uguaglianza di genere” può apparire persino bizzarro, dato che il principio dovrebbe già essere garantito all’interno di una società che aspiri a definirsi civile. Eppure, in molte parti del mondo neanche così lontane, non è ancora così. In contesti dove la corruzione è dilagante, questo impedisce che le donne possano essere una risorsa essenziale per combatterla.

Tags: , , , ,

avatar

sull'autore ()

Ho 23 anni, studio Scienze Economiche e il mio sogno sarebbe lavorare in un’organizzazione internazionale nell’ambito della cooperazione e dello sviluppo. Credo molto nell’importanza della cultura, come fonte di ricchezza individuale e principale strumento di contrasto al fenomeno della corruzione.

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *