Report della Syracuse University: in calo le accuse per i white collar crime

Nella categoria Analisi e Ricerche da su 15 settembre 2015 1 Commento

 

collettiI cosiddetti colletti bianchi sono coloro che ricoprono ruoli elevati e di particolare responsabilità, che come si suole dire non si sporcano le mani in faccende pratiche e quindi possono permettersi l’uso della camicia bianca. I reati che coinvolgono questa categoria, denominati in inglese white collar crime, hanno la particolarità di essere commessi nell’ambito lavorativo, nello svolgimento delle rispettive attività professionali, e sono spesso sottovalutati restando così impuniti.

Secondo quanto emerge da un report pubblicato dalla Transactional Records Access Clearinghouse della Syracuse University di New York lo scorso luglio, negli Stati Uniti il numero di accuse nel 2015 per questo tipo di reati è notevolmente diminuito rispetto agli anni precedenti, attestandosi al livello più basso dal 1995 ad oggi nonostante la notevole crescita della popolazione.

L’anno in corso registra una riduzione del 12,3% rispetto al precedente, del 29.1% rispetto al 2010 e del 36,8% rispetto a venti anni fa.

Il documento contiene un grafico, che riportiamo fedelmente, in cui per ogni anno sono riassunti i livelli di crimini dei colletti bianchi perseguiti, distinguendo gli anni in base al presidente in carica tra Obama, Bush e Clinton (a partire dal quale è iniziato il declino secondo i dati).

 

graf

Figure 1. White Collar Crime Prosecutions over the Past Twenty Years

 

Così come è spiegato nel report, la riduzione delle accuse non è necessariamente conseguenza di un calo del numero degli stessi crimini, bensì di un minore livello di persecuzione di questa tipologia, eventualmente dovuto al ricollocamento delle forze di polizia tra i vari settori.

Questa categoria di crimini include violazioni in più ambiti legislativi, tra i quali sanità, antitrust, tasse, bancarotta e sicurezza; mentre venti anni fa il crimine più frequente era la frode postale, nell’anno in corso al primo posto si trovano le truffe via filo, radio e televisione, seguite dalle evasioni che coinvolgono denaro pubblico e dalle frodi bancarie.

Negli Stati Uniti nel 2015 il numero medio di accuse per questi reati è stato stimato essere di 22 ogni milione di abitanti, ma tra i diversi stati federali i livelli sono variati nel corso del tempo: attualmente il primo distretto è quello di Manhattan dove si registrano 80 accuse per milione di persone, con le frodi di istituzioni finanziarie come prevalente crimine perseguito; a seguire si trovano il distretto meridionale dell’Alabama, Mobile, e al terzo posto quello di Miami.

Nel corso del 2015, fino ad ora, il numero di reati di colletti bianchi perseguiti negli USA è di 5173, e secondo le stime il numero alla fine dell’anno sarà di poco meno di 7000.

Concentrando l’attenzione su una realtà a noi più vicina, possiamo dire che I reati dei colletti bianchi risultano essere tra i meno perseguiti in Italia, dove rappresentano solo lo 0,6% del totale, di gran lunga al di sotto della media europea che si attesta a 5,9%. Infatti secondo quanto emerge dal recente dossier redatto dal Consiglio d’Europa sulla popolazione carceraria, il numero di detenuti in Italia per reati da colletti bianchi è pari solo a 230, contro ad esempio i 7986 della Germania.

Ora, è chiaro che questi numeri non vanno analizzati da soli ma inseriti in un più ampio contesto di dati nazionali, ma senz’altro possono rivelare molto circa l’attenzione che ciascun paese rivolge a questa diffusa problematica.

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Ho 23 anni, studio Scienze Economiche e il mio sogno sarebbe lavorare in un’organizzazione internazionale nell’ambito della cooperazione e dello sviluppo. Credo molto nell’importanza della cultura, come fonte di ricchezza individuale e principale strumento di contrasto al fenomeno della corruzione.

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