Marijuana legale in Italia: il dibattito è aperto

Nella categoria Italia da su 29 maggio 2015 0 Commenti

Torino ha fatto da apripista, Genova ha chiuso la fila delle città che hanno aderito al movimento antiproibizionista: molti comuni stanno dicendo sì alla liberalizzazione della marijuana.

All’inizio del 2014 il Comune guidato da Piero Fassino ha approvato un ordine del giorno in cui s’invitava il Parlamento a legalizzare l’erba. Appena due mesi dopo, anche Roma si è mossa nella stessa direzione, mentre a Milano, in alcuni dei nove consigli di zona è stata avallata un’altra mozione per la depenalizzazione della cannabis. Dopo questi esempi anche l’assessora alla sicurezza di Bologna, Nadia Monti, si è dichiarata favorevole alla legalizzazione.
A Marzo, in concomitanza con la nascita del gruppo parlamentare bipartisan di sessanta deputati, il sottosegretario agli esteri Benedetto Della Vedova, ha raccolto l’adesione di un cospicuo numero tra senatori e deputati per la costituzione di un Gruppo interparlamentare con il fine di portare avanti una proposta di legge per la legalizzazione.

L’attività del gruppo è caratterizzata da un approccio pragmatico, ispirato a una rigorosa analisi costi/benefici, chiarendo che una proposta come questa non sia di carattere ideologico, e che non c’è un giudizio di valore positivo su questo consumo, ma è necessaria per portare nell’ambito della legalità e del controllo il consumo di marijuana. Anche Genova sta prendendo provvedimenti: il consiglio comunale ha promosso in maggioranza una delibera che impegnerà il sindaco, Marco Doria (Sel), ad attivarsi affinché il Parlamento ne legalizzi la produzione e la distribuzione.

In questi giorni si parla di legalizzare l’erba anche a Rho, uno dei principali scenari dell’Expo, mentre il candidato a sindaco di Marsala, Pietro Milone ne ha fatto uno dei punti del suo programma, nonostante non rientri nei suoi poteri di primo cittadino.
L’Italia era uno dei pochi paesi occidentali dove una legge del 2006, voluta da Fini e Giovanardi, equiparava l’hashish e la marijuana a cocaina ed eroina, e la detenzione allo spaccio. La Corte Costituzionale ha bocciato questa Legge nel 2014, facendo rivivere la Iervolino-Vassalli come modificata nel referendum del 1993, che prevede pene più basse per la detenzione di droghe leggere. Il criterio che ha fatto proporre la depenalizzazione non corrisponde a una legalizzazione tout-court, ma a un tentativo concreto di eliminare il carcere per fatti di lieve entità. La decisione della consulta ha avuto già effetto su migliaia di detenuti.

Il dibattito è ripartito dopo che, nel 2014, in molti paesi si è deciso di depenalizzare totalmente la cannabis. In Uruguay, ad esempio, l’uso legalizzato di canne è realtà dallo scorso Novembre. Due mesi fa, il Senato ha dato il via libera definitivo alla legge che permetterà al Governo guidato da Josè Mujica di coltivare e vendere direttamente la marijuana a circa un dollaro al grammo. Obiettivo primario: creare un mercato legale e controllato per sconfiggere i cartelli narcotrafficanti del Paraguay, massimi esportatori di marijuana del Sud America.
Molti considerano la decisione di Montevideo una vera e propria rivoluzione: altre nazioni stanno guardando con interesse l’esperimento voluto dal presidente ex guerrigliero. L’ideologia proibizionista è in crisi da tempo, e in occidente si è aperto un dibattito per proporre delle politiche che sconfiggano i traffici. Con i recenti numeri dei sequestri di droga è divenuto fondamentale sperimentare modelli alternativi di legalizzazione, per sconfiggere i traffici illegali, senza tralasciare la salute dei consumatori.

In Italia secondo il “Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza”, presentato da Eurispes e Telefono Azzurro, il 20,8% dei ragazzi ammette di fumare marijuana, contro un’ampia fascia di ragazzi che non ha mai avuto esperienze di questo tipo (79,2%). I fumatori sono soprattutto di sesso maschile, e tra questi il 46,2% si potrebbe definire “fumatore occasionale”, dal momento che ammette di consumare erba circa una o due volte l’anno. Il 21,7% afferma di fumare una volta al mese, mentre il 12,2% degli intervistati consuma marijuana almeno una volta a settimana. Il 10,8% ha ammesso di essere un consumatore abituale, facendone uso più volte al giorno. L’abitudine all’uso di queste sostanze appare maggiormente evidente tra i ragazzi che hanno un’età compresa fra i 12 e i 15 anni.
Per approfondire, è stato chiesto di esprimere un’opinione personale sull’argomento: il 36% dice di non essere attratto da questa esperienza che, nel 27,3% dei casi, viene considerata un comportamento sbagliato e pericoloso.
I ragazzi intervistati ad ogni modo, sembrano avere una buona conoscenza riguardo le conseguenze che l’uso di droghe leggere può comportare: danni neurologici, compromissione della capacità d’attenzione mentre si guida, effetti dannosi sulla capacità di memoria e concentrazione. Buona parte ritiene che le canne possano essere considerate, a tutti gli effetti, delle sostanze psicotrope che producono dipendenza e siano capaci di rendere il carattere più irritabile. Su valori percentuali più contenuti si trova chi ritiene che fumare erba aiuti a rilassarsi e alleggerisca lo stress.

L’ultima relazione della Direzione centrale servizi antidroga afferma che in Italia il numero di piante sequestrate sta aumentando di anno in anno: un dato allarmante, che ci mette ai primi posti tra i produttori mondiali. Mafia, camorra, sacra corona unita e ‘ndragheta gestiscono da sempre una parte importante dei traffici internazionali, dello stoccaggio e della vendita, così insieme alle estorsioni e agli appalti pilotati possono garantirsi con la marijuana un business capace di generare grandi profitti.
Secondo uno studio condotto dalla Sapienza il commercio della marijuana legale porterebbe nelle casse dello Stato circa 6 miliardi di euro l’anno (uno dei quali per il risparmio dal contrasto alla droga). Un mese fa persino la direzione nazionale antimafia si è schierata a favore della depenalizzazione, dichiarando inefficaci gli sforzi repressivi fino a ora compiuti. Nel frattempo in nove regioni (dal Veneto alla Puglia, dalla Liguria alla Sicilia, dall’Umbria alle Marche) sono stati introdotti provvedimenti per l’erogazione di medicinali a base di marijuana, che in alcuni casi (Toscana) comportano l’avvio di progetti per la coltivazione a scopi terapeutici.

Negli Stati Uniti l’uso di marijuana è tollerata per uso medico in 23 paesi. Un retaggio culturale lasciato dagli anni delle contestazioni e una chiara volontà di ostacolare i piani dei cartelli della droga. Non avrebbero mai immaginato quegli studenti, che cinquant’anni dopo le manifestazioni e le campagne antiproibizionismo, il business della marijuana legale negli Stati Uniti avrebbe raggiunto questi livelli esorbitanti (circa 5 miliardi di dollari). Il mercato, per ora, è in mano alle industrie farmaceutiche, che la utilizzano per la produzione di medicinali che curano l’ansia e il trattamento terapeutico del dolore. A distanza di due anni dalla legalizzazione sono decine le aziende che scommettono sulla produzione a livello industriale dell’erba, e tutte stanno registrando un trend positivo.

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