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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; Martina Frontespezi</title>
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		<title>L’iniziativa per la trasparenza nel settore delle industrie estrattive</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2016/06/liniziativa-per-la-trasparenza-nel-settore-delle-industrie-estrattive/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2016 07:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Frontespezi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[EITI]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[risorse naturali]]></category>
		<category><![CDATA[trasparenza]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Come già analizzato in un nostro precedente articolo (link) il settore energetico e delle risorse naturali è spesso terreno fertile per la corruzione, capace di annidarsi nei meccanismi di estrazione e sfruttamento di risorse poco trasparenti, favorendo l’accumulazione di ricchezza nelle mani di pochi e ostacolando lo sviluppo dell’intero paese a cui le risorse [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1></h1>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/06/eiti-74885e60.jpg"><img class="alignleft  wp-image-5436" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/06/eiti-74885e60-300x176.jpg" alt="eiti-74885e60" width="353" height="207" /></a>Come già analizzato in un nostro precedente articolo (</span><span style="color: #0000ff;"><span lang="zxx"><u><a href="http://anticorruzione.eu/2016/05/fare-luce-sui-processi-di-sfruttamento-delle-risorse-naturali/"><span style="font-size: medium;">link</span></a></u></span></span><span style="font-size: medium;">) il settore energetico e delle risorse naturali è spesso terreno fertile per la corruzione, capace di annidarsi nei meccanismi di estrazione e sfruttamento di risorse poco trasparenti, favorendo l’accumulazione di ricchezza nelle mani di pochi e ostacolando lo sviluppo dell’intero paese a cui le risorse appartengono. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">L’</span><strong><span style="font-size: medium;">Extractive Industries Transparency Initiative</span></strong><span style="font-size: medium;"> (EITI) nasce dalla convinzione che un utilizzo responsabile delle risorse naturali possa contribuire ad una crescita economica sostenibile e alla riduzione della povertà, e che al contrario una gestione inadeguata comporti pesanti impatti negativi sia economici che sociali. Il principale obiettivo di questa iniziativa è di promuovere la trasparenza nel settore delle industrie estrattive, tramite un sistema di gestione e contabilità centralizzato ed integro, in modo che la disponibilità di risorse costituisca una fonte di ricchezza per l’intero paese a cui appartengono, e non siano invece oggetto di speculazioni e fenomeni corruttivi. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">L’iniziativa, nata nel 2003, è rivolta a tutti i paesi che vogliono migliorare la propria gestione delle risorse naturali, rendondone trasparenti i processi e i proventi derivanti dal loro sfruttamento.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">A tal fine, l’EITI promuove uno standard internazionale composto da diversi requisiti a cui i singoli paesi possono richiedere la conformità, che viene eventualmente approvata dopo una valutazione, la quale si ripete periodicamente anche dopo l’approvazione e che può, in caso di mancato rispetto dello standard nel tempo, revocare il precedente stato di conformità.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">I requisiti richiesti sono molteplici: la supervisione del settore da parte di un gruppo multi-stakeholder, il quale deve includere le autorità governative, le aziende operanti nel settore e una rappresentanza della società civile; rendere pubblico il contesto legale, contrattuale e regolatorio dell’intero settore estrattivo, incluse le responsabilità statali; la trasparenza sulle attività esplorative dei giacimenti, sui livelli di produzione ed export; fornire informazioni sui pagamenti e proventi del governo e delle società operanti nel settore; dimostrare in che modo i profitti vengono redistribuiti o investiti; comunicare l’entità di spesa pubblica destinata al settore e il suo impatto sull’intera economia.</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Il rispetto di questi requisiti garantisce la conformità allo standard. In questo modo viene garantita un’informazione trasparente, e si favorisce una maggiore consapevolezza dei cittadini e quindi più ampi partecipazione e dibattito pubblici. </span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">A livello delle singole imprese, è stato reso obbligatorio comunicare i cosidetti “beneficial owners” di ogni azienda operante nel settore estrattivo, cioè coloro che non sono i proprietari di diritto ma che beneficiano indirettamente dei proventi aziendali; è quindi necessario che ciascun paese lavori adeguatamente per soddisfare quest’ulteriore requisito.</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Come scritto nell’EITI Progress Report di quest’anno, i principali obiettivi per il futuro sovo volti ad una maggiore integrazione dell’iniziativa nell’attività dei singoli e dei governi, in modo che ogni paese sviluppi autonomamente il proprio sistema di divulgazione di informazioni, attraverso report e database nazionali. </span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">L’iniziativa è attualmente implementata in 51 paesi, e ci auguriamo che lo diventi in tutti i paesi coinvolti nel settore.</span></p>
<h1 align="JUSTIFY"></h1>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Per approfondimenti:</span></p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Sito web dell’EITI: </span><span style="color: #0000ff;"><span lang="zxx"><u><a href="https://beta.eiti.org/"><span style="font-size: medium;">https://beta.eiti.org/</span></a></u></span></span></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">EITI Standard: </span><span style="color: #0000ff;"><span lang="zxx"><u><a href="https://eiti.org/files/english-eiti-standard_0.pdf"><span style="font-size: medium;">https://eiti.org/files/english-eiti-standard_0.pdf</span></a></u></span></span></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">EITI Progress Report 2016: </span><span style="font-size: medium;">https://eiti.org/files/progressreport.pdf</span></p>
</li>
</ul>
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		</item>
		<item>
		<title>Fare luce sui processi di sfruttamento delle risorse naturali</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2016/05/fare-luce-sui-processi-di-sfruttamento-delle-risorse-naturali/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2016 07:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Frontespezi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[EITI]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[industrie estrattive]]></category>
		<category><![CDATA[risorse naturali]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; La maledizione delle risorse è il fenomeno per cui i paesi particolarmente ricchi di risorse naturali spesso sono sorprendentemente poveri. Esemplare è il caso di molti paesi africani, spesso molto ricchi di  risorse naturali, ma il cui sfruttamento spesso non è andato a vantaggio dell’intero paese ma di cerchie ristrette legate al potere centrale. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h4></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft  wp-image-5352" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/05/petrolio-300x200.jpg" alt="petrolio" width="371" height="247" />La maledizione delle risorse è il fenomeno per cui i paesi particolarmente ricchi di risorse naturali spesso sono sorprendentemente poveri. Esemplare è il caso di molti paesi africani, spesso molto ricchi di  risorse naturali, ma il cui sfruttamento spesso non è andato a vantaggio dell’intero paese ma di cerchie ristrette legate al potere centrale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel saggio “Perché le nazioni falliscono” di Acemoglu e Robinson (2012), gli autori affrontano tale questione considerando come variabile chiave le istituzioni prevalenti in un paese, affermando che sono le istituzioni di tipo estrattivo, ossia quelle che agiscono per l’interesse dell’elite, conferendole le intere disponibilità di risorse e i loro proventi, la causa del fallimento di un paese. Ed è quindi nei paesi in cui prevalgono queste istituzioni, spesso anche sprovvisti di una regolamentazione adeguata, che la corruzione trova spazio nell’ambito di privatizzazioni o di conferimento di licenze per l’utilizzo di risorse.</p>
<p style="text-align: justify;">Come nella maggior parte dei casi, il fattore determinante che viene troppo spesso a mancare è la trasparenza, in questi casi la trasparenza dei diritti di proprietà dei giacimenti, la trasparenza nei procedimenti di estrazione e distribuzione delle risorse, la trasparenza riguardo i compensi per ogni impresa che interviene nell’intero processo di sfruttamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Tenta di affrontare questo problema l’Iniziativa per la Trasparenza delle Industrie Estrattive (in inglese <strong>Extractive Industries Transparency Initiative</strong>, EITI), un’organizzazione internazionale che promuove la trasparenza nella gestione delle risorse naturali, affinché il loro sfruttamento vada a beneficio di tutti i cittadini dello stato di appartenenza. L’EITI ha definito a tale scopo uno standard globale attualmente adottato in 48 paesi, come mostra la mappa sottostante, che prevede il rispetto di determinati criteri che governi ed imprese devono impegnarsi a rispettare per poter essere prima “candidati” e poi eventualmente “conformi” allo standard.</p>
<h4 style="text-align: justify;"></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/05/Cattura.png"><img class="  wp-image-5353 aligncenter" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/05/Cattura-300x166.png" alt="Cattura" width="446" height="247" /></a></p>
<h4 style="text-align: justify;"></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Il motore dell’iniziativa è la divulgazione di tutte le informazioni relative allo sfruttamento delle risorse (licenze, contratti, tasse, ecc.), che sono poi raccolte in un rapporto annuale, attraverso il quale tutti i cittadini possono rendersi consapevoli del funzionamento del settore e dei guadagni che esso genera.</p>
<p style="text-align: justify;">Come si evince dalla mappa ,numerosi tra i  paesi  africani sono conformi allo standard dell’EITI. E’ un segnale incoraggiante, ma il percorso in questa direzione deve essere continuato, se si desidera togliere terreno alla corruzione, e ottenere una distribuzione equa dei proventi delle risorse naturali.</p>
<h4 style="text-align: justify;"></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Link di approfondimento:</p>
<p style="text-align: justify;">EITI &#8211; Extractive Industries Transparency Initiative (<a href="https://eiti.org/">website</a>)</p>
<p>Acemoglu, Robinson (2012), Perché le nazioni falliscono (<a href="https://books.google.be/books/about/Perch%C3%A9_le_nazioni_falliscono_Alle_origi.html?id=k_hT8FgmqRkC&amp;redir_esc=y">info</a>)</p>
<h4></h4>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Corruzione e disuguaglianza di genere</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2016/03/corruzione-e-disuguaglianza-di-genere/</link>
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		<pubDate>Sat, 12 Mar 2016 08:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Frontespezi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Disuguaglianza di genere]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
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		<description><![CDATA[Pensando alla corruzione, l&#8217;uguaglianza di genere sicuramente non è il primo tema che ci viene in mente. In realtà, come dimostrano numerosi studi, esiste un  legame importante tra le due questioni. Del tema si è occupata la conferenza “Gender Dimensions of Corruption”, organizzata dal Group of States against corruption (GRECO), e svoltasi nel dicembre 2013 [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: justify;"></h4>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft  wp-image-5089" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/03/Genere_18set15.jpg" alt="Genere_18set15" width="306" height="160" />Pensando alla corruzione, l&#8217;uguaglianza di genere sicuramente non è il primo tema che ci viene in mente. In realtà, come dimostrano numerosi studi, esiste un  legame importante tra le due questioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Del tema si è occupata la conferenza “Gender Dimensions of Corruption”, organizzata dal Group of States against corruption (GRECO), e svoltasi nel dicembre 2013 a Praga. Ad essa ha fatto anche seguito un incontro, nell’ambito del quarto Round di Valutazione dello stesso GRECO e tenutosi a Strasburgo nell’ottobre 2015 (per info: <a href="http://www.coe.int/t/dghl/monitoring/greco/Gender/defaultGender_en.asp">link</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso della conferenza sono stati trattati due temi particolarmente rilevanti. Per primo, ci si è occupati del diverso impatto della corruzione a seconda del genere. Risulta infatti che che le donne sono meno tolleranti nei confronti del fenomeno, ma anche più vulnerabili e, malgrado lo avversino particolarmente, quando assistono ad episodi di corruzione, sono in media meno propense degli uomini a denunciarli. Inoltre, il convegno ha affrontato il legame tra partecipazione sociale delle donne e corruzione, affermando che nei paesi in cui c’è una maggiore partecipazione femminile alla vita pubblica vi è anche un minore livello di corruzione. Questo aspetto va considerato con attenzione, e in particolar modo sarebbe errato trarre la conseguenza automatica che  basti incrementare la partecipazione femminile per ridurre la corruzione. Piuttosto, si può affermare che garantire e promuovere l’uguaglianza di genere è un prerequisito per creare certe condizioni “di contorno” utili per contrastare il fenomeno corruttivo. In questo senso,  promuovere la partecipazione delle donne può avere un impatto positivo dove la lotta alla corruzione è già attiva.</p>
<p style="text-align: justify;">In un documento di lavoro pubblicato da Transparency International nel 2010, intitolato “Corruption and Gender in Service Delivery: The Unequal Impacts” (<a href="https://www.ciaonet.org/attachments/17427/uploads">link</a> al testo), viene analizzato il fenomeno, concentrandosi sui paesi sottosviluppati, dove spesso l’erogazione di servizi presumibilmente gratuiti è teatro di episodi di corruzione. In quei contesti, le donne sono verosimilmente più coinvolte degli uomini, sia perché rappresentano la più ampia quota di persone in uno stato di povertà, sia perché la “divisione del lavoro” nelle famiglie molto spesso affida loro l&#8217;onere di accedere a tali servizi, innanzitutto per conto dei figli.</p>
<p style="text-align: justify;">A fronte di una tale maggiore esposizione a questi fenomeni di corruzione, le donne tendono ad essere sotto rappresentate negli impieghi dell&#8217;amministrazione pubblica, escluse dai processi decisionali, e difficoltate ad accedere ad un’adeguata protezione legale per correggere le disparità che subiscono nell’ambito dell’erogazione dei servizi pubblici. Questi squilibri hanno conseguenze particolarmente nefaste.</p>
<p style="text-align: justify;">Affermare l&#8217;esigenza di “uguaglianza di genere” può apparire persino bizzarro, dato che il principio dovrebbe già essere garantito all&#8217;interno di una società che aspiri a definirsi civile. Eppure, in molte parti del mondo neanche così lontane, non è ancora così. In contesti dove la corruzione è dilagante, questo impedisce che le donne possano essere una risorsa essenziale per combatterla.</p>
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		</item>
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		<title>Un paese corrotto è anche poco competitivo</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2016/02/un-paese-corrotto-e-anche-poco-competitivo/</link>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2016 08:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Frontespezi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Competitività]]></category>
		<category><![CDATA[Corruption Perception Index]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Global Competitiveness Index]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Forse non è la prima conseguenza negativa a cui si pensa quando si analizza la condizione di un paese con un modesto livello di corruzione, ma è facilmente dimostrabile che i paesi meno integri sono anche quelli che risultano meno competitivi sul mercato internazionale. È innegabile che quando la corruzione si annida nell’economia di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: justify;"></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">F<img class="alignleft size-medium wp-image-4988" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/02/competitività-300x180.jpg" alt="competitività" width="300" height="180" />orse non è la prima conseguenza negativa a cui si pensa quando si analizza la condizione di un paese con un modesto livello di corruzione, ma è facilmente dimostrabile che i paesi meno integri sono anche quelli che risultano meno competitivi sul mercato internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">È innegabile che quando la corruzione si annida nell’economia di un paese quest’ultima viene allontanata dalla situazione di concorrenza perfetta, che rende ugualmente competitive le varie imprese presenti su un mercato; un’economia pervasa dalla corruzione infatti è quella in cui va avanti chi attua pratiche corruttive, chi vince appalti in modo scorretto, chi minaccia i propri dipendenti per evitare che essi denuncino le attività illecite della propria azienda. Inevitabilmente questo è un sistema in cui non viene premiata l’impresa efficiente, quella che offre un buon rapporto qualità-prezzo; e anzi quest’ultima impresa si vede spesso privata della sua quota di mercato da chi raggiunge il successo con le suddette pratiche scorrette. In questo modo si scoraggiano le aziende virtuose e si perde competitività agli occhi degli investitori internazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo discorso può essere facilmente compreso mettendo a confronto due noti indici internazionali: il Global Competitiveness Index, realizzato dal World Economic Forum (<a href="http://reports.weforum.org/global-competitiveness-report-2014-2015/">link</a>), e il Corruption Perception Index, ideato da Trasparency International (<a href="http://www.transparency.org/cpi2015#results-table">link</a>): come mostra la tabella sottostante confrontando le prime 20 posizioni dei due indici, circa nello stesso periodo di riferimento, è possibile notare che 17 paesi sono tra i primi 20 in entrambe le classifiche, anche se in differenti posizioni.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Global Competitiveness Index (2014-15)                </strong><strong>Corruption Perception Index (2015)</strong></p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td width="309">
<table width="295">
<tbody>
<tr>
<td width="82">Position</td>
<td width="213">Country</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">1</td>
<td width="213">Switzerland</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">2</td>
<td width="213">Singapore</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">3</td>
<td width="213">United States</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">4</td>
<td width="213">Finland</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">5</td>
<td width="213">Germany</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">6</td>
<td width="213">Japan</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">7</td>
<td width="213">Hong Kong</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">8</td>
<td width="213">Netherlands</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">9</td>
<td width="213">United Kingdom</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">10</td>
<td width="213">Sweden</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">11</td>
<td width="213">Norway</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">12</td>
<td width="213">United Arab Emirates</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">13</td>
<td width="213">Denmark</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">14</td>
<td width="213">Taiwan, China</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">15</td>
<td width="213">Canada</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">16</td>
<td width="213">Qatar</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">17</td>
<td width="213">New Zealand</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">18</td>
<td width="213">Belgium</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">19</td>
<td width="213">Luxembourg</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">20</td>
<td width="213">Malaysia</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
<td width="293">
<table width="273">
<tbody>
<tr>
<td width="64">Position</td>
<td width="209">   Country</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">1</td>
<td width="209">   Denmark</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">2</td>
<td width="209">   Finland</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">3</td>
<td width="209">   Sweden</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">4</td>
<td width="209">   New Zealand</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">5</td>
<td width="209">   Netherlands</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">5</td>
<td width="209">   Norway</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">7</td>
<td width="209">   Switzerland</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">8</td>
<td width="209">   Singapore</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">9</td>
<td width="209">   Canada</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">10</td>
<td width="209">   Germany</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">10</td>
<td width="209">   Luxembourg</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">10</td>
<td width="209">   United Kingdom</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">13</td>
<td width="209">   Australia</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">14</td>
<td width="209">   Iceland</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">15</td>
<td width="209">   Belgium</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">16</td>
<td width="209">   Austria</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">16</td>
<td width="209">   United States</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">18</td>
<td width="209">   Hong Kong</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">18</td>
<td width="209">   Ireland</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">18</td>
<td width="209">   Japan</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;">Non è certo una novità il fatto che la corruzione rappresenti un ostacolo allo sviluppo di un paese. Quelle riportati nella tabella sono invece esempi di esperienze in cui il contrasto al fenomeno corruttivo ha innescato dei meccanismi virtuosi che portano i paese ad avere una corretta economia concorrenziale, in cui hanno successo solo le imprese che sono veramente efficienti. Questo genera innanzitutto incentivi interni, che attraverso la competitività stimolano le aziende a puntare sempre verso un continuo miglioramento delle proprie performance; inoltre si crea una spirale positiva che fa emergere i mercati nazionali anche nel più ampio mercato internazionale, perché è dove c’è maggiore efficienza che si investe e si compra.</p>
<p style="text-align: justify;">Niente di nuovo, ma è quindi evidente che un paese non può avere un buon successo economico stimato a livello internazionale fino a quando non conduce e porta a termine una convincente lotta contro il male della corruzione.</p>
<h4 style="text-align: justify;"></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Per un giudizio più autorevole in materia, consiglio la lettura dell&#8217;intervento di Roberto Provera in occasione della Giornata Mondiale contro la Corruzione del 2005.</p>
<p style="text-align: justify;">Provera, R. (22/11/2005).  La corruzione come ostacolo allo sviluppo: politiche, strumenti e strategie per combatterla. (<a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/02/la-corruzione-come-ostacolo-allo-sviluppo.pdf">testo</a>)</p>
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		<title>L’impegno europeo per garantire la trasparenza del lobbying</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2016/01/limpegno-europeo-per-garantire-la-trasparenza-del-lobbying/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2016 08:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Frontespezi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lobbying]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[lobbying]]></category>
		<category><![CDATA[Registro della Trasparenza]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell’ambito del Titolo II del Trattato sull’Unione Europea viene affermato il principio di democrazia partecipativa come strumento di funzionamento dell’Unione stessa; l’articolo 10 del Trattato recita &#60;&#60;Ogni cittadino ha il diritto di partecipare alla vita democratica dell’Unione […]&#62;&#62;, e nell’articolo 11 al primo comma si legge &#60;&#60;Le istituzioni danno ai cittadini e alle associazioni rappresentative, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/01/europa.eu__0.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4834" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/01/europa.eu__0-300x197.jpg" alt="europa.eu__0" width="300" height="197" /></a>Nell’ambito del Titolo II del Trattato sull’Unione Europea viene affermato il principio di <strong>democrazia partecipativa</strong> come strumento di funzionamento dell’Unione stessa; l’articolo 10 del Trattato recita &lt;&lt;Ogni cittadino ha il diritto di partecipare alla vita democratica dell’Unione […]&gt;&gt;, e nell’articolo 11 al primo comma si legge &lt;&lt;Le istituzioni danno ai cittadini e alle associazioni rappresentative, attraverso gli opportuni canali, la possibilità di far conoscere e di scambiare pubblicamente le loro opinioni in tutti i settori d’azione dell’Unione&gt;&gt;.</p>
<p style="text-align: justify;">In forza di tale principio è riconosciuta in ambito europeo l’attività di lobbying, intesa come possibilità per i cittadini di partecipare attivamente, facendo valere i propri interessi, al processo decisionale e politico delle Istituzioni europee. In realtà a parteciparvi sono, oltre a gruppi di cittadini, per lo più imprese, associazioni, organizzazioni non governative.</p>
<p style="text-align: justify;">Dato il preminente ruolo acquisito dall’Unione Europea come attore internazionale, l’attività dei gruppi di interesse ha registrato una notevole crescita negli ultimi decenni, dimostrando la necessità di un’adeguata regolamentazione del fenomeno.</p>
<p style="text-align: justify;">Un passo decisivo è stato fatto con la pubblicazione del Libro Verde del 2006 che ha formalizzato l’<strong>Iniziativa Europea per la Trasparenza</strong>, in cui si sottolinea l’importanza di un “alto grado di trasparenza” per garantire che l’Unione sia “aperta a un controllo pubblico e renda conto del proprio operato” (<a href="http://eur-lex.europa.eu/legal-content/it/TXT/?uri=CELEX:52006DC0194">link</a> al testo). Viene proposto un sistema di registrazione per i lobbisti su base volontaria e l’adozione di un codice di condotta comune, con la previsione di sanzioni in caso di violazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Inizialmente, il Parlamento e la Commissione europei avevano adottato due <strong>Registri di Trasparenza</strong> separati (rispettivamente nel 1995 e nel 2008); nel 2011 sono poi stati unificati in un unico Registro con un accordo interistituzionale (Accordo tra il Parlamento europeo e la Commissione europea sull&#8217;istituzione di un registro per la trasparenza per le organizzazioni, le persone giuridiche e i lavoratori autonomi impegnati nell&#8217;elaborazione e nell&#8217;attuazione delle politiche dell&#8217;Unione – <a href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2011:191:0029:0038:IT:PDF">link</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Ad oggi nel Registro figurano 9040 soggetti registrati, suddivisi nelle seguenti sottocategorie:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Lobbisti interni e associazioni di categoria, commerciali e professionali (4.583);</li>
<li>Organizzazioni non governative (2.320);</li>
<li>Società di consulenza specializzate/studi legali/consulenti indipendenti (1.047);</li>
<li>Centri di studio, istituti accademici e di ricerca (639);</li>
<li>Organizzazioni rappresentative di amministrazioni locali, regionali e comunali, altri enti pubblici o misti ecc. (413);</li>
<li>Organizzazioni rappresentative di chiese e comunità religiose (38).</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"> (Per altre statistiche sul Registro per la trasparenza consultare il seguente <a href="http://ec.europa.eu/transparencyregister/public/consultation/statistics.do?locale=it&amp;action=prepareView">link</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L’importanza della trasparenza nell’ambito dell’attività di lobbying è stata sottolineata anche dall’attuale Presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Junker, il quale nella sua agenda politica e linee guida pubblicate nel 2014 ha lanciato una proposta per un registro dei lobbisti pubblico, obbligatorio e relativo a tutte le istituzioni europee, riconoscendo come fondamentale il diritto dei cittadini di sapere con chi i membri degli organi e delle istituzioni entrano in contatto nel contesto dei processi politici e legislativi (per il testo completo del documento visitare il seguente <a href="http://ec.europa.eu/priorities/docs/pg_en.pdf">link</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">L’impegno per regolamentare il lobbying agisce quindi su due profili: da un lato le disposizioni generali che assicurano il diritto di partecipazione attiva ai cittadini europei e gruppi di interessi; dall’altro attraverso il Registro si garantisce la trasparenza fondamentale per garantire che il fenomeno si esplichi in maniera corretta, rendendo disponibile per ogni cittadino le informazioni sul suo funzionamento e i suoi partecipanti.</p>
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		<title>E&#8217; possibile misurare l&#8217;efficacia del whistleblowing?</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2015/12/e-possibile-misurare-lefficacia-del-whistleblowing/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2015 08:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Frontespezi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Whistleblowing]]></category>
		<category><![CDATA[Canada]]></category>
		<category><![CDATA[Effectiveness]]></category>

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		<description><![CDATA[Frederic St-Martin, attualmente consulente presso l’Autorité des marchés financiers, è attivamente impegnato nel campo del whistleblowing, tanto dall’aver realizzato un progetto a riguardo che vinse il premio come migliore tesi della sessione 2012-2014 del Master of Anti-Corruption Studies, un programma di studi offerto dall’International Anti-Corruption Academy. Il suo progetto di ricerca, &#8220;Measuring the Effectiveness of Canadian Whistleblowing [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2014/02/h.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4234" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2014/02/h-300x119.jpg" alt="h" width="300" height="119" /></a>Frederic St-Martin, attualmente consulente presso l’Autorité des marchés financiers, è attivamente impegnato nel campo del <em>whistleblowing</em>, tanto dall’aver realizzato un progetto a riguardo che vinse il premio come migliore tesi della sessione 2012-2014 del Master of Anti-Corruption Studies, un programma di studi offerto dall’International Anti-Corruption Academy. Il suo progetto di ricerca, &#8220;Measuring the Effectiveness of Canadian Whistleblowing Law&#8221;, si basa sulla consapevolezza del fatto che tra tutte le variabili associate al <em>whistleblowing</em>, l’efficacia risulta essere la più complessa da misurare poiché la sua natura soggettiva è difficilmente interpretabile attraverso parametri quantitativi. Come raccontato da Frederic St-Martin nel suo articolo “Frédéric St-Martin: A model to measure whistleblowing effectiveness” su The FCPA Blog, il metodo da lui proposto per misurare l’efficacia del meccanismo del <em>whistleblowing</em> considera se la scoperta di illeciti generi o meno tre tipi di conseguenze: l’avvio di indagini approfondite, la fine dell’atto illecito in tempi ragionevoli e/o l’impulso per un’azione correttiva all’interno dell’organizzazione (anche al suo esterno se necessario). E’ importante notare che in questo studio non è volontariamente inclusa una considerazione riguardante l’efficace protezione del <em>whistleblower</em>, poiché rimane una variabile separata dal meccanismo proprio di efficacia dell’atto di <em>whistleblowing</em>, e quindi non si analizza l’eventualità di minacce rivolte agli informatori dato che non riguarda l’impatto diretto del fenomeno sull’organizzazione. Dalla ricerca emerge che garantire una buona efficacia del meccanismo di <em>whistleblowing</em> è importante al pari di assicurarsi che un certo misfatto venga interrotto o che l’organizzazione abbia attuato misure affinchè lo stesso non si ripeta, poiché è un parametro fondamentale per permettere di rilevare correttamente eventuali irregolarità e di prendere effettivamente in considerazione solo le accuse realmente fondate.</p>
<p style="text-align: justify;">L’articolo “Frédéric St-Martin: A model to measure whistleblowing effectiveness” su The FCPA Blog (2.09.15) è disponibile <a href="http://www.fcpablog.com/blog/2015/9/2/frederic-st-martin-a-model-to-measure-whistleblowing-effecti.html" target="_blank">link</a>.<br />
Lo studio &#8220;Measuring the Effectiveness of Canadian Whistleblowing Law&#8221; (2014) è consultabile nella nostra biblioteca al <a href="http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=2635641" target="_blank">link</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per un maggiore approfondimento continua a leggere su anticorruzione.eu: &#8220;Misurare l’efficacia del whistleblowing (27.10.15) al <a href="http://anticorruzione.eu/2015/10/misurare-lefficacia-del-whistleblowing/" target="_blank">link</a> e  &#8220;“Protection the whistleblower&#8221; (23.11.15) al <a href="http://anticorruzione.eu/2015/11/protection-the-whistleblower/" target="_blank">link</a>.</p>
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		<title>Un programma di successo per la protezione dei whistleblower</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2015/12/un-programma-di-successo-per-la-protezione-dei-whistleblower/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2015 08:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Frontespezi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Whistleblowing]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Protezione degli informatori]]></category>
		<category><![CDATA[Security and Exchange Commission]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; La Securities and Exchange Commission (SEC) è un organo federale statunitense preposto al controllo della borsa valori e alla tutela degli investitori – per intenderci, l&#8217;analogo della nostra Consob; al suo interno è presente l’Ufficio del Whistleblower (OWB), il quale ha implementato un programma specifico al fine di offrire assistenza ed informazioni agli utenti [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/12/whistleblower.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4743" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/12/whistleblower-300x175.jpg" alt="whistleblower" width="300" height="175" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La <strong><em>Securities and Exchange Commission</em></strong> (SEC) è un organo federale statunitense preposto al controllo della borsa valori e alla tutela degli investitori – per intenderci, l&#8217;analogo della nostra Consob; al suo interno è presente l’<strong>Ufficio del Whistleblower</strong> (OWB), il quale ha implementato un programma specifico al fine di offrire assistenza ed informazioni agli utenti che denunciano frodi e violazioni di leggi. La Commissione ha la facoltà di elargire un riconoscimento pecuniario a chi fornisce informazioni qualificate per un ammontare compreso tra il 10 e il 30% del denaro raccolto attraverso le sanzioni imposte per la violazione accertata.</p>
<p style="text-align: justify;">Da quando è stata approvata la nuova normativa in materia nel 2011, secondo quanto emerge da un suo recente <a href="http://www.sec.gov/whistleblower/reportspubs/annual-reports/owb-annual-report-2015.pdf">report</a>, la Commissione avrebbe ricompensato 22 “whistleblower” per un totale di 54 milioni di dollari, di cui 37 milioni solo nel 2015. Il numero di segnalazioni ricevute è risultato in crescita negli ultimi anni perché vi è aggiore consapevolezza riguardo ai programmi di tutela per gli informatori da parte della SEC (approfonditi più avanti nell’articolo), e senz&#8217;altro le persone sono incentivate dall’eventualità di ricevere una ricompensa pecuniaria che può essere ingente.</p>
<p style="text-align: justify;">Una delle principali attività dell’Ufficio del Whistleblower è proprio quella di valutare i possibili compensi da elargire, dopo un’attenta verifica del rispetto di determinati requisiti di idoneità dell’informatore.</p>
<p style="text-align: justify;">La Commissione è aperta anche a ricevere suggerimenti o consigli sulla materia di cui si occupa, e anche questo tipo di interazioni con gli utenti ha registrato un notevole incremento nel tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro punto cardine del programma svolto dall’Ufficio del Whistleblower, come detto in precedenza, è quello di garantire protezione e tutela agli utenti che vi si rivolgono per denunciare misfatti, in modo che si sentano sicuri contro eventuali ritorsioni da parte dei propri datori di lavoro o da tentativi di persuasione per evitare il relazionarsi o il cooperare con la Commissione.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno degli obiettivi portati avanti dal programma è quello di assicurare la protezione non solo a chi sporge denuncia direttamente alla Commissione, ma anche a chi riporta delle informazioni circa potenziali violazioni di legge al proprio datore di lavoro, sebbene molti tribunali interpretino questa tutela come esclusiva solo per il primo tipo di informatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie alla struttura di questo programma la Commissione si aspetta una crescita del fenomeno del whistleblowing nel tempo e un continuo miglioramento del progetto stesso, al fine di renderne sempre più efficaci i punti cardine: assicurare la confidenzialità dell’informazione ricevuta, proteggere da comportamenti ritorsivi e premiare chi ha contribuito in modo determinante ad identificare frodi e violazioni di legge.</p>
<p style="text-align: justify;">Finora è stato un successo come è affermato dalla presidentessa della SEC, Mary Jo White, nel report precedentemente citato.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ulteriori informazioni sulla SEC consultare il sito <a href="http://www.sec.gov/">http://www.sec.gov/</a>, e in particolare sull’Ufficio del Whistleblowing: <a href="https://www.sec.gov/whistleblower">https://www.sec.gov/whistleblower</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Altri articoli sul tema nel nostro sito:</p>
<p class="post-title" style="text-align: justify;"><span style="color: #003366;"><strong><a style="color: #003366;" title="Link Permanente a Ricompensa milionaria al whistleblower Dr. Drakeford" href="http://anticorruzione.eu/2015/11/il-dottore-whistleblower/" rel="segnalibro">Ricompensa milionaria al whistleblower Dr. Drakeford</a></strong></span></p>
<p class="post-title" style="text-align: justify;"><span style="color: #003366;"><strong><a style="color: #003366;" title="Link Permanente a Da grande voglio fare il whistleblower: la farmacista del Wisconsin ottiene 4.3 milioni di dollari come ricompensa" href="http://anticorruzione.eu/2015/12/da-grande-voglio-fare-il-whistleblower-la-farmacista-del-wisconsin-ottiene-4-3-milioni-di-dollari-come-ricompensa/" rel="segnalibro">Da grande voglio fare il whistleblower: la farmacista del Wisconsin ottiene 4.3 milioni di dollari come ricompensa</a></strong></span></p>
<p class="post-title" style="text-align: justify;"><span style="color: #003366;"><strong><a style="color: #003366;" title="Link Permanente a Una whistleblower americana ha ricevuro una ricompensa di quasi un milione di dollari" href="http://anticorruzione.eu/2015/11/una-whistleblower-americana-ha-ricevuro-una-ricompensa-di-quasi-un-milione-di-dollari/" rel="segnalibro">Una whistleblower americana ha ricevuto una ricompensa di quasi un milione di dollari</a></strong></span></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Un modello di sistema sanitario efficiente e trasparente</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2015/11/un-modello-di-sistema-sanitario-efficiente-e-trasparente/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2015 08:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Frontespezi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Sanità e Welfare]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Nhs England]]></category>
		<category><![CDATA[sistema sanitario]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità finanziaria]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; In una recente intervista pubblicata sul Sole24ore (disponibile al seguente link), il sottosegretario di Stato per le Scienze Biologiche della Gran Bretagna, George Freeman, ha esposto la “ricetta” nazionale per la gestione del sistema sanitario pubblico, che prevede l’esclusione dei politici dai processi decisionali in materia sanitaria, un piano di efficienza per la prevenzione [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/11/health1.jpg"><img class="size-medium wp-image-4377" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/11/health1-291x300.jpg" alt="Health in a Heart Beat Stethoscope" width="291" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">In una recente intervista pubblicata sul Sole24ore (disponibile al seguente <a href="http://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/europa-e-mondo/2015-10-26/politici-out-sprechi-corruzione-in-inghilterra-facciamo-cosi-102749.php?uuid=ACiVyLNB&amp;cmpid=nlqf">link</a>), il sottosegretario di Stato per le Scienze Biologiche della Gran Bretagna, George Freeman, ha esposto la “ricetta” nazionale per la gestione del sistema sanitario pubblico, che prevede l’esclusione dei politici dai processi decisionali in materia sanitaria, un piano di efficienza per la prevenzione degli sprechi, e la creazione di un organo apposito per la gestione dei casi di corruzione e di frodi nella sanità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema sanitario inglese è guidato da un ente indipendente, l’Nhs England, il cui fine è l&#8217;erogazione di “servizi di alta qualità, ora e per le generazioni future”.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ente ha pubblicato il piano di azione quinquennale (il “<strong><a href="https://www.england.nhs.uk/ourwork/futurenhs/">Five Year Forward View</a></strong>”), che mette a fuoco i principali obiettivi di medio periodo: prevenzione efficiente, miglioramenti nelle cure, attenzione ai mutevoli bisogni dei pazienti e sostenibilità finanziaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è proprio il tema della sostenibilità finanziaria ad essere  sottolineato nell’intervista al Sottosegretario Freeman. L&#8217;obiettivo si persegue riducendo i costi e allo stesso tempo stimolando la crescita economica necessaria per garantire gli investimenti essenziali a favore del settore sanitario. Accanto agli obiettivi ordinari di miglioramento e di innovazione nelle cure delle patologie più serie, la sostenibilità finanziaria è inserita tra le priorità che l’Nhs ha definito per il biennio 2015/16.</p>
<p style="text-align: justify;">Il piano d&#8217;azione redatto dall’ente descrive in dettaglio come  verranno impiegate le risorse disponibili, con attenzione per gli  investimenti in ricerca e sviluppo, per migliorare gli attuali modelli di cura e crearne di nuovi. Inoltre, l’Nhs annovera tra i suoi buoni propositi quello di conseguire guadagni di produttività tramite il perseguimento di un costante progresso tecnologico e la realizzazione di un modello di prevenzione innovativo ed efficiente , elemento chiave di riduzione degli sprechi per un sistema sanitario.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma: servizi di qualità, efficienza economica, riduzione di costi e sprechi, investimenti volti all’innovazione, stimolo alla crescita economica.</p>
<p style="text-align: justify;">Convincetevi, è il sistema sanitario inglese.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Per ulteriori informazioni sul National Health Service, consultare il sito <a href="https://www.england.nhs.uk/">NHS England</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Misurare l’efficacia del whistleblowing</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2015/10/misurare-lefficacia-del-whistleblowing/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2015 08:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Frontespezi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Whistleblowing]]></category>
		<category><![CDATA[Canada]]></category>
		<category><![CDATA[efficacia]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Frederic St-Martin]]></category>
		<category><![CDATA[whistleblowing]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; In un articolo del mese scorso pubblicato sul FCPA Blog (disponibile qui), Frederic St-Martin, esperto in materia di whistleblowing e attualmente consulente presso l’Autorité des marchés financiers, afferma che tra tutte le variabili associate al whistleblowing l’efficacia risulta essere la più complessa da misurare poiché la sua natura soggettiva è difficilmente interpretabile attraverso parametri [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/10/PhototasticCollage-2015-10-19-19-31kkk.jpg"><img class="  wp-image-4288 aligncenter" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/10/PhototasticCollage-2015-10-19-19-31kkk-300x119.jpg" alt="PhototasticCollage-2015-10-19-19-31kkk" width="378" height="150" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">In un articolo del mese scorso pubblicato sul FCPA Blog (disponibile <a href="http://www.fcpablog.com/blog/2015/9/2/frederic-st-martin-a-model-to-measure-whistleblowing-effecti.html">qui</a>), Frederic St-Martin, esperto in materia di whistleblowing e attualmente consulente presso l’Autorité des marchés financiers, afferma che tra tutte le variabili associate al whistleblowing l’efficacia risulta essere la più complessa da misurare poiché la sua natura soggettiva è difficilmente interpretabile attraverso parametri quantitativi. Partendo da questa consapevolezza, St-Martin ha realizzato un progetto di ricerca a riguardo (dal titolo Measuring the Effectiveness of Canadian Whistleblowing Law, disponibile online <a href="http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=2635641">qui</a>), studiando le esperienze legislative di Stati Uniti e Gran Bretagna, per poi rivolgere la propria attenzione all’ordinamento canadese, rivolgendo a quest’ultimo paese consigli e raccomandazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro di St-Martin si propone di analizzare in che modo la legge possa contribuire a creare all’interno delle organizzazioni, sia pubbliche che private, il giusto contesto per denunciare comportamenti contrari al pubblico interesse, garantendo così l’efficacia della denuncia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il metodo da lui proposto per misurare l’efficacia del meccanismo del whistleblowing si basa sulla valutazione di tre (eventuali) conseguenze successive alla scoperta di un illecito: l’avvio di indagini approfondite, la fine dell’atto illecito in tempi ragionevoli e l’impulso per un’azione correttiva all’interno dell’organizzazione (anche al suo esterno se necessario); se tutto questo si verifica il meccanismo si considera efficace.</p>
<p style="text-align: justify;">Altri studi propongono differenti metodi per valutare l’efficacia del whistleblowing, per esempio basandosi solo sulla conclusione del malfatto in tempi brevi (Miceli e Near), oppure ritendo il meccanismo efficace quando l’organizzazione attiva dei cambiamenti e delle indagini interni in base alle denunce ricevute (Dworkin e Baucus), o ancora considerare importante per la misura dell’efficacia verificare se eventuali minacce siano state mosse agli informatori (Apaza e Chang).</p>
<p style="text-align: justify;">Nello studio di St-Martin, invece, non è volontariamente inclusa una considerazione riguardante l’efficace protezione del whistleblower, poiché a suo parere rimane una variabile separata dal meccanismo proprio di efficacia dell’atto di whistleblowing, e quindi non viene analizzata dato che non riguarda l’impatto diretto del fenomeno sull’organizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Da questa ricerca emerge come l’efficacia sia un indicatore fondamentale per permettere di rilevare correttamente eventuali irregolarità e di prendere effettivamente in considerazione solo le accuse realmente fondate.  Per garantire una buona efficacia del meccanismo di whistleblowing è dunque importante, al pari di assicurarsi che un certo misfatto venga interrotto, che l’organizzazione abbia attuato le giuste misure affinché lo stesso non si ripeta.</p>
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		<title>Report della Syracuse University: in calo le accuse per i white collar crime</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Sep 2015 07:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Frontespezi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Colletti bianchi]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[report]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[white collar crime]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; I cosiddetti colletti bianchi sono coloro che ricoprono ruoli elevati e di particolare responsabilità, che come si suole dire non si sporcano le mani in faccende pratiche e quindi possono permettersi l’uso della camicia bianca. I reati che coinvolgono questa categoria, denominati in inglese white collar crime, hanno la particolarità di essere commessi nell’ambito [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/09/colletti.jpg"><img class="alignleft  wp-image-3714" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/09/colletti-300x96.jpg" alt="colletti" width="354" height="113" /></a>I cosiddetti colletti bianchi sono coloro che ricoprono ruoli elevati e di particolare responsabilità, che come si suole dire non si sporcano le mani in faccende pratiche e quindi possono permettersi l’uso della camicia bianca. I reati che coinvolgono questa categoria, denominati in inglese <em>white collar crime</em>, hanno la particolarità di essere commessi nell’ambito lavorativo, nello svolgimento delle rispettive attività professionali, e sono spesso sottovalutati restando così impuniti.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo quanto emerge da un <a href="http://trac.syr.edu/tracreports/crim/398/">report</a> pubblicato dalla <a href="http://trac.syr.edu/tracreports/">Transactional Records Access Clearinghouse</a> della Syracuse University di New York lo scorso luglio, negli Stati Uniti il numero di accuse nel 2015 per questo tipo di reati è notevolmente diminuito rispetto agli anni precedenti, attestandosi al livello più basso dal 1995 ad oggi nonostante la notevole crescita della popolazione.</p>
<p style="text-align: justify;">L’anno in corso registra una riduzione del 12,3% rispetto al precedente, del 29.1% rispetto al 2010 e del 36,8% rispetto a venti anni fa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il documento contiene un grafico, che riportiamo fedelmente, in cui per ogni anno sono riassunti i livelli di crimini dei colletti bianchi perseguiti, distinguendo gli anni in base al presidente in carica tra Obama, Bush e Clinton (a partire dal quale è iniziato il declino secondo i dati).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/09/graf.png"><img class="  wp-image-3713 aligncenter" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/09/graf-300x175.png" alt="graf" width="442" height="258" /></a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong> Figure 1. White Collar Crime Prosecutions over the Past Twenty Years</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Così come è spiegato nel report, la riduzione delle accuse non è necessariamente conseguenza di un calo del numero degli stessi crimini, bensì di un minore livello di persecuzione di questa tipologia, eventualmente dovuto al ricollocamento delle forze di polizia tra i vari settori.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa categoria di crimini include violazioni in più ambiti legislativi, tra i quali sanità, antitrust, tasse, bancarotta e sicurezza; mentre venti anni fa il crimine più frequente era la frode postale, nell’anno in corso al primo posto si trovano le truffe via filo, radio e televisione, seguite dalle evasioni che coinvolgono denaro pubblico e dalle frodi bancarie.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli Stati Uniti nel 2015 il numero medio di accuse per questi reati è stato stimato essere di 22 ogni milione di abitanti, ma tra i diversi stati federali i livelli sono variati nel corso del tempo: attualmente il primo distretto è quello di Manhattan dove si registrano 80 accuse per milione di persone, con le frodi di istituzioni finanziarie come prevalente crimine perseguito; a seguire si trovano il distretto meridionale dell’Alabama, Mobile, e al terzo posto quello di Miami.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso del 2015, fino ad ora, il numero di reati di colletti bianchi perseguiti negli USA è di 5173, e secondo le stime il numero alla fine dell’anno sarà di poco meno di 7000.</p>
<p style="text-align: justify;">Concentrando l’attenzione su una realtà a noi più vicina, possiamo dire che I reati dei colletti bianchi risultano essere tra i meno perseguiti in Italia, dove rappresentano solo lo 0,6% del totale, di gran lunga al di sotto della media europea che si attesta a 5,9%. Infatti secondo quanto emerge dal recente <a href="http://wp.unil.ch/space/files/2015/02/SPACE-I-2013-English.pdf">dossier</a> redatto dal Consiglio d’Europa sulla popolazione carceraria, il numero di detenuti in Italia per reati da colletti bianchi è pari solo a 230, contro ad esempio i 7986 della Germania.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, è chiaro che questi numeri non vanno analizzati da soli ma inseriti in un più ampio contesto di dati nazionali, ma senz’altro possono rivelare molto circa l’attenzione che ciascun paese rivolge a questa diffusa problematica.</p>
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