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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; Daniele Favero</title>
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		<title>The Pensions Regulator</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2016 06:30:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Favero]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ci sono buone notizie che arrivano dall’Inghilterra in merito all’aumento di denunce da parte dei whistleblowers inviate al regolatore del sistema previdenziale. Le segnalazioni sono aumentate di un terzo. Nel Regno Unito esiste un ente chiamato “The Pensions Regulator” che fornisce delle direttive riguardo gli schemi pensionistici basati sul lavoro di una persona. (Questo è il link: <a href="http://www.thepensionsregulator.gov.uk/" target="_blank">http://www.thepensionsregulator.gov.uk/</a>) L’organizzazione ha rapporti con amministratori fiduciari, impiegati, pensionati speciali, consulenti di commercio guidandoli verso cosa gli aspetterà in futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2015/2016 ci sono state 2.545 segnalazioni, un 29% in più rispetto al 2014/2015. Ad Aprile il numero delle notifiche di pena è aumentato verso i datori di lavoro che non hanno rispettato le regole dell’iscrizione automatica tra Gennaio e Marzo. Possiamo dire che è quadruplicato rispetto ad Ottobre e Dicembre 2015. L’incremento è dovuto al fatto che sono aumentati i datori di lavoro che usano l’iscrizione automatica e questo anche grazie all’inclusione di sempre più piccole imprese. Sempre in Aprile, lo Swindon Town Football Club è stato multato per 22.000 sterline per aver infranto ripetutamente le regole di auto iscrizione, dove auto iscrizione significa individuare da parte dell’azienda e registrare coloro che sono idonei ad un regime pensionistico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il direttore del sistema previdenziale, Mark Howard ha affermato che: “La fase finale del processo di auto iscrizione è la sfida maggiore da superare, ancora ci sono molti datori di lavoro che devono iscrivere i loro dipendenti. Oltretutto le piccole e medie imprese che devono affrontare scadenze e complicazioni, non sono per nulla supportate dai dipartimenti human resources nell’affrontare il grande mal di testa amministrativo creato dalle difficoltà d’iscrizione dei propri dipendenti ad un regime pensionistico. The Pensions Regulator ha creato una serie di ordinamenti rivolti alle PMI, ma anche così non è sorprendente vedere che il numero di denunce depositate dai whistleblowers aumenta all’aumentare della possibilità di applicazione delle norme da parte dei datori di lavoro soggetti a registrazione automatica.”<br />
Dunque le segnalazioni aumentano perché i lavoratori trovano il coraggio di denunciare i propri datori di lavoro che non li iscrivono al sistema pensionistico sfuggendo alle proprie responsabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui potete trovare l’articolo in lingua originale: <a href="http://www.moneymarketing.co.uk/pensions-regulator-whistleblowing-surges-by-a-third/" target="_blank">http://www.moneymarketing.co.uk/pensions-regulator-whistleblowing-surges-by-a-third/ </a></p>
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		<title>Cosa hanno in comune il MACS ed il MAC?</title>
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		<pubDate>Sat, 07 May 2016 08:19:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Favero]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa hanno in comune il MACS ed il MAC? Non solo l’acronimo molto simile (MACS = Master in Anti-Corruption Studies http://www.iaca.int/master-programme/macs.html; MAC = Master in Anti-Corruption http://www.masteranticorruzione.it/), ma anche l’importanza di un master utile per la società. Il primo viene gestito dall’Accademia Internazionale per la lotta alla Corruzione (IACA) situata in Austria, vicino Vienna; mentre [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa hanno in comune il MACS ed il MAC? Non solo l’acronimo molto simile (MACS = Master in Anti-Corruption Studies <a href="http://www.iaca.int/master-programme/macs.html" target="_blank">http://www.iaca.int/master-programme/macs.html</a>; MAC = Master in Anti-Corruption <a href="http://www.masteranticorruzione.it/" target="_blank">http://www.masteranticorruzione.it/</a>), ma anche l’importanza di un master utile per la società. Il primo viene gestito dall’Accademia Internazionale per la lotta alla Corruzione (IACA) situata in Austria, vicino Vienna; mentre il secondo dall’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” ed ha protocollo Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione).<br />
Entrambi nascono da poco. Il MACS ha una durata di 2 anni mentre il MAC di 1 anno. I Master hanno l’obiettivo di formare gli studenti in professionisti capaci di controllare efficacemente i rischi e contrastare la corruzione nelle imprese ed amministrazioni pubbliche attraverso un’ottima cultura economica e giuridica. Si mette insieme la conoscenza di professionisti che provengono da tutto il mondo sia da settori pubblici che da quelli privati per poterla diffondere agli studenti.<br />
Il Professore di microeconomia all’Università di Tor Vergata, Gustavo Piga afferma: “Dopo una lunga fase recessiva è condizione necessaria per il rilancio degli investimenti intervenire sui processi corruttivi e illegali che ostacolano l’attività delle imprese, pubbliche e private, e delle amministrazioni pubbliche largamente intese.<br />
La corruzione genera distorsioni nell’allocazione delle risorse, rende impossibile la costituzione di un ambiente favorevole all’innovazione, all’occupazione e allo sviluppo, riducendo la possibilità di crescita dell’economia.<br />
Il mercato italiano evidenzia una domanda consistente di professionalità adeguate nell’area dell’anticorruzione, con competenze in ambito economico-legale in merito alle tematiche del controllo in generale e del contrasto al fenomeno della corruzione.”<br />
Possiamo citare diversi esempi di persone poi divenute importanti in campo anticorruzione e che hanno frequentato il MACS, per esempio Frédéric St. Martin (citato molto spesso nei nostri articoli) proveniente dal Canada è considerato uno dei massimi esperti soprattutto in campo whistleblowing, è stato onorato dal master per aver scritto la miglior tesi riguardo il misurare gli effetti del fenomeno whistleblowing in Canada (qui potete leggere un articolo riguardo l’argomento sviluppato da St. Martin scritto da Martina Frontespezi sul nostro sito: <a href="http://anticorruzione.eu/2015/12/e-possibile-misurare-lefficacia-del-whistleblowing/" target="_blank">http://anticorruzione.eu/2015/12/e-possibile-misurare-lefficacia-del-whistleblowing/</a>). Un altro esempio è Amit Kumar proveniente dall’India che è stato premiato per la sua tesi innovativa riguardo la valutazione d’impatto del Central Bureau Investigations nello scandalo corruttivo che ha colpito lo Stato dell’Uttar Pradesh in India. Il nostro Master romano è molto più giovane (nato agli inizi del 2016) del MACS, il quale ha fatto la sua prima comparsa nel 2012, ma le speranze di vedere uscire laureate persone che diventeranno influenti nell’ambito anticorruzione sono alte. Diamo tempo al tempo.<br />
Non è il solo Master Anticorruzione italiano, possiamo citare anche quello a Pisa in “Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione” (APC <a href="http://masterapc.sp.unipi.it/" target="_blank">http://masterapc.sp.unipi.it/</a>), diretto da professore Alberto Vannucci (professore associato presso il dipartimento di Scienze Politiche) che ha l’obiettivo di formare persone su temi dell’analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata di stampo mafioso e della corruzione politica ed amministrativa. Altro esempio è il Master in “politiche di contrasto della corruzione e della criminalità organizzata” (MACOR <a href="http://sog.luiss.it/graduate-and-summer-programs/macor" target="_blank">http://sog.luiss.it/graduate-and-summer-programs/macor</a>) organizzato dalla LUISS e che vede come direttore Paola Severino (Ministro della  Giustizia, Professore Ordinario in Diritto Penale, Prorettore della LUISS Guido Carli e Presidente della LUISS School of Law) e Antonio La Spina (Professore Ordinario in Sociologia e Politiche Pubbliche, Luiss school of government). Ha l’obiettivo di formare sui fenomeni della corruzione e della criminalità organizzata analizzando l&#8217;evoluzione delle politiche italiane ed europee, con riferimento sia al versante della prevenzione che della repressione.<br />
Grazie all’articolo voglio sottolineare l’importanza di questi master e della loro giovane età, segno che qualcosa in ambito anticorruzione si sta muovendo. L’APC dell’Università di Pisa è stato il primo e per diverso tempo l’unico master in Italia che si occupava di questa tematica, possiamo dire che ha aperto la strada a tutti gli altri. Il percorso per far partire il nostro master casalingo è stato molto lungo, ci è voluto tempo, ma ce l’abbiamo fatta. Così si aggiunge ad altri Master Anticorruzione già presenti sul territorio italiano che sono di più rispetto a quelli presi in esempio nell’articolo.</p>
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		<title>Piovono premi per i Whistleblowers</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Apr 2016 07:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Favero]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La Security Exchange Commission (SEC, Commissione per Titoli e Scambi), il corrispettivo della nostra Consob in America, ha affermato qualche settimana fa, di aver pagato circa 2 milioni di dollari a 3 whistleblowers. Ad uno dei tre sono andati ben 1.8 milioni di dollari. Gli altri 2 hanno ricevuto 65 mila dollari per uno. Le informazioni prontamente ricevute dai segnalatori sono state molto utili al SEC per aprire l’indagine e nel corso dell’esplorazione dei misfatti sono state fornite sempre più indicazioni ancora più precise.</p>
<p style="text-align: justify;">La SEC è obbligata assolutamente a non diffondere nessuna notizia sui whistleblowers che hanno permesso il tutto. Il rilascio d’informazioni avviene se i segnalatori restano anonimi. Il programma di ricompensa per i whistleblowers, da parte della SEC, ha avuto inizio nel 2011 e possiamo dire che sia stato un successo. L’organizzazione ha premiato 26 whistleblowers per un totale di 57 milioni di dollari.</p>
<p style="text-align: justify;">Di alcuni premi, della loro istituzione e del vantaggio che se ne può trarre dalla loro creazione ne ho già parlato in altri articoli, qui potete trovare i link:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://anticorruzione.eu/2015/10/lamerica-premia-i-whistleblowers/" target="_blank">http://anticorruzione.eu/2015/10/lamerica-premia-i-whistleblowers/</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://anticorruzione.eu/2015/09/diamo-un-premio-ai-whistleblowers/" target="_blank">http://anticorruzione.eu/2015/09/diamo-un-premio-ai-whistleblowers/</a><br />
La più grande ricompensa che sia stata mai assegnata risale al 2014 ed era di ben 30 milioni di dollari. Nel 2013 ha raggiunto il picco di 14 milioni. C’è una bella differenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il segnalatore può beneficiare del premio solo se volontariamente fornisce informazioni uniche ed utili alla SEC, che permettono di portare a termine con successo l’indagine (Qui trovate le parole esatte in lingua originale dell’organizzazione riguardo la questione del valutare l’idoneità al premio del segnalatore <a href="http://www.sec.gov/news/pressrelease/2016-41.html" target="_blank">http://www.sec.gov/news/pressrelease/2016-41.html</a>). Se l’operazione riesce a far recuperare più di 1 milione di dollari, allora il premio per il whistleblower varierà tra il 10% ed il 30%. Nel 2015 la SEC ha ricevuto il numero record di 4000 segnalazioni. Per il direttore della SEC, Sean McKessy è un dato significativo che permette di evidenziare il miglioramento continuo negli anni di questo programma vincente di gestione delle segnalazioni. I milioni di dollari che vengono pagati per ricevere le informazioni permettono il successo delle indagini.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia non tutti sono d’accordo riguardo questa pratica del premiare, perché in realtà segnalare deve essere un dovere. Cosi afferma Raffaele Cantone il 27 Gennaio 2016 quando gli viene fatta una domanda su come funzionerà il sistema del whistleblowing in Italia: &#8220;Dovrebbe aiutarci. Intanto non lascerà soli quelli che decideranno di segnalare illegalità. Garantirà loro protezione, perché&#8217; non diventino dei perseguitati. Ma non ci sarà un premio in denaro, come negli Stati Uniti. L&#8217;obiettivo è far cambiare mentalità, e chi ci aiuta deve farlo per una motivazione seria. Non per denaro e non per calunniare&#8221; (<a href="http://www.ilmessaggero.it/blog/tendenza_latella/con_cantone_transparency_perche_ci_fa_parlare_di_corruzione-1511213.html" target="_blank">http://www.ilmessaggero.it/blog/tendenza_latella/con_cantone_transparency_perche_ci_fa_parlare_di_corruzione-1511213.html</a>).<br />
Per il Dottor Guido Stazi, segretario generale Consob, l’Italia è indietro ancora su questo fronte. Lo afferma alla conferenza &lt;&lt; La cultura del whistleblowing – “Un impegno civile ed etico per un’efficace lotta alla corruzione”, che si è tenuto il 22 Ottobre 2015 a Roma, nella sede della Rai: “In Italia, come sappiamo, ancora non è prevista l’incentivazione economica per il whistleblowing rispetto invece all’America ed Inghilterra che già l’adottano. Ci dobbiamo adeguare.” (<a href="http://anticorruzione.eu/2015/11/la-cultura-del-whistleblowing-parte-2/" target="_blank">http://anticorruzione.eu/2015/11/la-cultura-del-whistleblowing-parte-2/</a>).<br />
(Qui trovate il link all’articolo originale: <a href="http://www.fcpablog.com/blog/2016/3/15/sec-awards-whistleblower-18-million.html" target="_blank">http://www.fcpablog.com/blog/2016/3/15/sec-awards-whistleblower-18-million.html</a>)</p>
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		<title>30 anni dopo il disastro dello Space Shuttle Challenger</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Mar 2016 08:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Favero]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era il 28 Gennaio 1986 in Florida, quando ci fu l’esplosione dello Space Shuttle Challenger, precisamente alle 11e39 ore americane, oltretutto in diretta televisiva. Le sette persone dell’equipaggio morirono nell’incidente. Cosa causò il disastro e perché ne parliamo? L’incidente fu provocato dal guasto di una guarnizione, l’O-ring, che si trovava nella parte inferiore destra del [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Era il 28 Gennai<a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/03/index.jpe"><img class="alignleft size-full wp-image-5076" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/03/index.jpe" alt="index" width="251" height="201" /></a>o 1986 in Florida, quando ci fu l’esplosione dello Space Shuttle Challenger, precisamente alle 11e39 ore americane, oltretutto in diretta televisiva. Le sette persone dell’equipaggio morirono nell’incidente.<br />
Cosa causò il disastro e perché ne parliamo? L’incidente fu provocato dal guasto di una guarnizione, l’O-ring, che si trovava nella parte inferiore destra del razzo a propellente solido. La funzione della guarnizione era quella di permettere la separazione delle sezioni del razzo impulsore, ma a causa delle basse temperature della mattina del 28 Gennaio, qualcosa non funzionò. (Per maggiori informazioni e video sull’accaduto consultate questo link: <a href="http://www.history.com/topics/challenger-disaster" target="_blank">http://www.history.com/topics/challenger-disaster</a>)</p>
<p style="text-align: justify;">Il Presidente Ronald Reagan creò una speciale commissione che avrebbe dovuto indagare sulle cause del problema e sullo sviluppo di future misure correttive. La commissione accertò che il vero problema fu causato dalla rottura dell’O-ring, il quale a sua volta provocò una fuoriuscita di fiamme dal booster causando un cedimento strutturale del serbatoio esterno contenente idrogeno ed ossigeno liquidi.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche mese dopo, 2 ingegneri parlarono del disastro alla National Public Radio, ma sotto la condizione di anonimità. Essi rivelarono che loro ed altri 3 ingegneri avevano avvisato la NASA della possibilità di rottura della guarnizione a basse temperature. I manager della NASA non presero sul serio la loro dichiarazione per non ritardare il lancio e sappiamo tutti come andò a finire.</p>
<p style="text-align: justify;">L’identità dei 2 ingegneri rimase coperta per moltissimo tempo. Quella di Roger Boisjoly venne rivelata solo dopo la sua morte nel 2012, mentre quella di Bob Ebeling venne rivelata con il suo permesso circa un mese fa, il 29 Gennaio 2016, dopo ben 30 anni dall’accaduto.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo che Boisjoly fornì dei documenti critici agli investigatori, la sua situazione divenne complessa. Colleghi ed amici lo evitarono. La NASA e la Thiokol (la compagnia produttrice dell’O-ring per la NASA) lo tagliarono fuori dal lavoro. I managers lo isolarono e cercarono di rendergli la vita un inferno. In un’intervista telefonica del 1988 raccontò che la sua vita, la sua carriera e tutto ciò che aveva era andato distrutto. Si ritirò dal lavoro per 6 mesi e non ritornò più a lavorare per la Thiokol.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò dimostra come le rappresaglie contro i whistleblowers possono essere molto pericolose per gli individui, tanto da creare loro seri problemi psicologici. Non bisogna lasciare sole queste persone e si devono creare strutture adatte al loro supporto. Un esempio è la Whistleblower Support Fund, una organizzazione non profit creata dallo psicologo Donald Soaken specializzata proprio nell’aiuto dei whistleblowers colpiti da abusi psicologici.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è il sito dell’organizzazione non profit: <a href="http://whistleblowing.us/" target="_blank">http://whistleblowing.us/</a></p>
<p style="text-align: justify;">Questo è il sito dell’articolo sullo Space Shuttle: <a href="http://whistleblowingtoday.org/2016/01/thirty-years-after-nasa-disaster-whistleblowers-identity-revealed/" target="_blank">http://whistleblowingtoday.org/2016/01/thirty-years-after-nasa-disaster-whistleblowers-identity-revealed/</a></p>
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		<title>Il whistleblower nell’Intelligence Community</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2016 08:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Favero]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’Intelligence Community è un’entità federativa che racchiude diverse agenzie, le quali si occupano di attività di intelligence (raccolta ed analisi di notizie e dati riguardanti decisioni militari e di sicurezza nazionale) necessarie per le relazioni internazionali e la protezione della sicurezza interna. Questa volta Frédéric St-Martin (esperto di whistleblowing e consulente presso l’Autorité des marchés [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L’Intelligence Community è un’entità federativa che racchiude diverse agenzie, le quali si occupano di attività di intelligence (raccolta ed analisi di notizie e dati riguardanti decisioni militari e di sicurezza nazionale) necessarie per le relazioni internazionali e la protezione della sicurezza interna.<br />
Questa volta Frédéric St-Martin (esperto di whistleblowing e consulente presso l’Autorité des marchés financiers) nel suo blog affronta proprio il tema del whistleblowing all’interno dell’Intelligence Community.<br />
Qui potete trovare il link dell’articolo originale: <a href="http://www.fcpablog.com/blog/2015/9/22/frederic-st-martin-whistleblowing-from-within-the-intelligen.html" target="_blank">http://www.fcpablog.com/blog/2015/9/22/frederic-st-martin-whistleblowing-from-within-the-intelligen.html</a><br />
Lo studioso afferma che molti Paesi come gli USA, il Canada ed il Regno Unito richiedono che la comunicazione d’irregolarità avvenute all’interno dell’Intelligence Community sia fatta internamente. In contrasto con la maggior parte degli altri funzionari pubblici, le norme nazionali proibiscono ai dipendenti dell’Intelligence Community e militari di divulgare l’illecito ad una terza parte indipendente rispetto all’organizzazione di pertinenza. C’è però un motivo, diciamo più un interesse pubblico, per il quale si cerca di limitare la diffusione di questioni di sicurezza nazionale sensibili. Ci potrebbero essere dei gruppi criminali che, se entrassero in possesso di alcuni dati, rischierebbero di compromettere la sicurezza pubblica e gli interessi strategici sensibili.<br />
Tuttavia, imporre il segreto sulla cattiva condotta nel servizio pubblico non è il modo appropriato per rispondere alle minacce alla sicurezza nazionale. Non permettere un’adeguata informazione a soggetti esterni degli illeciti che avvengono nell’Intelligence Community, mina l’efficacia della segnalazione. Si crea dunque una cattiva gestione della segnalazione dell’illecito e si riduce il potere dei funzionari pubblici, poiché si rimuove la protezione legale, che richiede la possibilità dii segnalare illeciti ad un destinatario indipendente.<br />
In Canada, il recente passaggio alla legge C-51 (Legge Anti Terrorismo del 2015) ha portato alla ribalta il problema che si sta verificando all’interno dell’Intelligence Community. La legge amplia di molto i poteri del Canadian Security Intelligence Services (CSIS). La mancanza di trasparenza nel processo di divulgazione illeciti nell’Intelligence Community influenza anche la fiducia dei funzionari pubblici nel loro datore di lavoro. In un sondaggio del 2012 effettuato sui dipendenti CSIS, solamente il 37% degli intervistati ha percepito che potevano segnalare irregolarità all’interno dell’organizzazione senza timore di rappresaglie. Nel 2010 era il 44%. Si è verificato un calo. Questo significa che se nell’ambito del servizio pubblico non ci sono garanzie sufficienti per il whistleblower, la segnalazione non avviene.</p>
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		<title>Incentivi legali per i whistleblowers nel settore privato</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jan 2016 08:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Favero]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel mio precedente articolo “Proteggere i whistleblowers ex ante &#38; ex post” (qui trovate il link: http://anticorruzione.eu/2015/12/proteggere-i-whistleblowers-ex-ante-ex-post/#comments) ho analizzato, da un articolo di Frederic St-Martin (consigliere all’ Autorité des marchés financiers “AMF, Québec’s financial regulator”) come, per i whistleblowers, le misure di prevenzione ex ante siano importanti quanto quelle protettive ex post. Ora St- Martin [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel mio precedente articolo “<strong>Proteggere i whistleblowers ex ante &amp; ex post</strong>” (qui trovate il link: <a href="http://anticorruzione.eu/2015/12/proteggere-i-whistleblowers-ex-ante-ex-post/#comments" target="_blank">http://anticorruzione.eu/2015/12/proteggere-i-whistleblowers-ex-ante-ex-post/#comments</a>) ho analizzato, da un articolo di Frederic St-Martin (consigliere all’ Autorité des marchés financiers “AMF, Québec’s financial regulator”) come, per i whistleblowers, le misure di prevenzione ex ante siano importanti quanto quelle protettive ex post.</p>
<p style="text-align: justify;">
Ora St- Martin si occupa degli incentivi legali per i whistleblowers nel settore privato (qui trovate l’articolo originale in inglese: <a href="http://www.fcpablog.com/blog/2015/10/15/frederic-st-martin-legal-incentives-for-whistleblowing-in-th.html" target="_blank">http://www.fcpablog.com/blog/2015/10/15/frederic-st-martin-legal-incentives-for-whistleblowing-in-th.html</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">
Da sole le misure protettive ex post sono insufficienti per i whistleblowers, dunque, c’è bisogno anche delle misure preventive. Considerando i benefici economici portati da un meccanismo efficace di reporting, le imprese private devono adottare delle misure protettive che permettono di evitare la vittimizzazione del whistleblower e portano ad un significativo cambiamento dell’organizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">
L’<strong>ACFE</strong> (Associazione Italiana Certified Fraud Examiners) è la più importante e diffusa associazione al mondo per la lotta alla frode, con più di 50.000 aderenti e centinaia di ramificazioni in oltre 52 Paesi. Quest&#8217;associazione ha stimato che, in media, un’organizzazione perde il 5% dei ricavi grazie a tutti i tipi di frodi. Qui potete trovare il report sui reati e gli abusi nell’occupazione: <a href="http://www.acfe.com/rttn/docs/2014-report-to-nations.pdf" target="_blank">http://www.acfe.com/rttn/docs/2014-report-to-nations.pdf</a></p>
<p style="text-align: justify;">
Negli Stati Uniti e nel Canada, lo sviluppo di meccanismi di reporting d’illeciti è qualcosa di espressamente richiesto dalla legge, che serve ad aumentare la protezione dell’investitore, la responsabilità sociale d’impresa e la trasparenza. In questi Stati viene richiesta pubblicamente alle società quotate in borsa un’implementazione dei meccanismi di reporting per i whistleblowers riguardo specialmente alla parte di ragioneria e revisione dei conti. Nel Regno Unito è passato recentemente l’obbligo di dotarsi di misure per i whistleblowers per le grandi banche e le compagnie d’assicurazione. Nel Regno unito esiste il <strong>PIDA</strong> (Public Interest Disclosure Act) che fornisce grande protezione ai segnalatori che scovano illeciti.</p>
<p style="text-align: justify;">
Un altro incentivo legale messo in atto dagli U.S. e U.K. riguarda il permesso di limitare la responsabilità delle aziende per quanto riguarda atti di corruzione commessi dai loro dipendenti o rappresentanti. In Inghilterra le aziende devono avere dei buoni meccanismi di segnalazione per i whistleblowers, se sono sprovviste rischiano la persecuzione penale proprio per non essere state in grado di prevenire l’illecito, visto che non avevano meccanismi per farlo. In America funziona in maniera molto simile. Se le aziende mettono in atto l’implementazione di norme efficienti, programmi etici che includono l’anonimato e sistemi confidenziali dove gli impiegati e gli agenti possono riportare e cercare assistenza riguardo attuali o potenziali condotte illecite, allora avranno una responsabilità minore nel caso in cui si verificasse un episodio di corruzione interna.</p>
<p style="text-align: justify;">
In America le aziende quotate in borsa dovrebbero essere ulteriormente incentivate ad adottare meccanismi credibili di reporting dal fatto che i whistleblowers non necessariamente devono riportare l’illecito alle autorità prima di tutto per essere idonei ad un premio sotto il Dodd-Frank Act (qui trovate la spiegazione del Dodd-Franck Act: <a href="http://www.borsaitaliana.it/notizie/sotto-la-lente/dodd-frank-act-143.htm" target="_blank">http://www.borsaitaliana.it/notizie/sotto-la-lente/dodd-frank-act-143.htm</a><em></em>). Queste aziende possono sperare di avere un vantaggio dal fatto che, in accordo con il <strong>NBES</strong> (National Business Ethics Survey), il 92% dei lavoratori americani preferisce scoprire gli illeciti internamente, perchè cosi facendo essi possono anche aver diritto ad una ricompensa maggiore.</p>
<p style="text-align: justify;">
Dunque, in contrasto con il detto comune che i premi indeboliscono i meccanismi interni di reporting, la disponibilità di un premio finanziario per i whistleblowers può anche incentivare le aziende ad adottare meccanismi credibili di reporting in modo tale da assicurarsi che è l’azienda la prima ad aver trovato l’illecito ed aver preso le appropriate azioni correttive.</p>
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		<title>Proteggere i whistleblowers ex ante &amp; ex post</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2015 08:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Favero]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per contrastare la corruzione sono molto importanti le misure di protezione ai cosiddetti “whistleblower”, e un articolo (How can we protect whistleblowers from retaliation?) di Frederic St-Martin (consigliere all’ Autorité des marchés financiers “AMF, Québec’s financial regulator”) discute il problema. Misure di protezione ex ante (possiamo vederle come una sorta di misure di prevenzione alle conseguenze [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per contrastare la corruzione sono molto importanti le misure di protezione ai cosiddetti “whistleblower”, e un articolo (<strong>How can we protect whistleblowers from retaliation?</strong>) di Frederic St-Martin (consigliere all’ Autorité des marchés financiers “AMF, Québec’s financial regulator”) discute il problema.</p>
<p style="text-align: justify;">Misure di protezione ex ante (possiamo vederle come una sorta di misure di prevenzione alle conseguenze che si possono generare da una segnalazione) per i whistleblowers servono come garanzia che non vi saranno rappresaglie da parte dell’organizzazione in cui si opera. La questione è rilevante, perché le ritorsioni contro i whistleblower sono un fenomeno comune. Secondo Frederic, la probabilità che azioni correttive verranno messe in atto è una grande motivazione a riportare gli illeciti, piuttosto che la probabilità di essere protetti dalla legge. Quando chiede: “quali saranno le misure più effettive nella protezione dei whistleblowers?” Molte persone parlano di meccanismi ex ante, che prevengono rappresaglie ed evitano la vittimizzazione del segnalatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Quali sono questi meccanismi ex ante? La creazione di un organo adeguatamente qualificato ed indipendente dal top management, che raccolga la segnalazione. L’implementazione di una cultura aziendale e di valori favorevoli alla scoperta degli illeciti. Il sostegno di questi valori da parte del top management. La possibilità di rivelare l’illecito anonimamente. Ma dobbiamo anche includere i compensi, visti come premi, per i segnalatori (possono rientrare anche nella categoria ex post come sostegno per una ritorsione, la quale ha permesso la perdita di lavoro del whistleblower). Se le persone sanno che riceveranno un compenso economico, allora saranno più incentivate a segnalare, ma allo stesso tempo devono sapere che ci sarà una tutela per loro.</p>
<p style="text-align: justify;">I meccanismi ex ante, determinate da decisioni interne alle organizzazioni &#8211; siano esse imprese o amministrazioni pubbliche &#8211; sono importanti per facilitare le denunce. Le misure protettive ex post, determinate dalle leggi vigenti, prevedono proibizioni e sanzioni, e includono la possibilità da parte dei segnalatori di recuperare i danni dai loro impiegati.</p>
<p style="text-align: justify;">Entrambi i meccanismi sono importanti e si rinforzano a vicenda. Essi, secondo l’opinione di Frederic St-Martin, non funzionano in assenza di una adeguata motivazione da parte delle organizzazioni interessate, trasparenza delle procedure rilevanti, e una fiducia diffusa nelle medesime.</p>
<p style="text-align: justify;">(Qui potete consultare l’articolo in inglese: <a href="http://www.fcpablog.com/blog/2015/9/8/frederic-st-martin-how-can-we-protect-whistleblowers-from-re.html" target="_blank">http://www.fcpablog.com/blog/2015/9/8/frederic-st-martin-how-can-we-protect-whistleblowers-from-re.html</a>)</p>
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		<title>Protection of whistleblowers</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2015 08:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Favero]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Frederic St-Martin, l’esperto di whistleblowing e consulente presso l’Autorité des marchés financiers si occupa di misurare l’efficacia dell’istituto del whistleblowing con particolare riferimento al Canada, partendo da studi sulle esperienze legislative di Gran Bretagna e Stati Uniti. Della sua attività ce ne siamo già occupati in maniera approfondita: http://anticorruzione.eu/2015/10/misurare-lefficacia-del-whistleblowing/ . Quello di cui invece ci [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Frederic St-Martin, l’esperto di whistleblowing e consulente presso l’Autorité des marchés financiers si occupa di misurare l’efficacia dell’istituto del whistleblowing con particolare riferimento al Canada, partendo da studi sulle esperienze legislative di Gran Bretagna e Stati Uniti. Della sua attività ce ne siamo già occupati in maniera approfondita: <a href="http://anticorruzione.eu/2015/10/misurare-lefficacia-del-whistleblowing/" target="_blank">http://anticorruzione.eu/2015/10/misurare-lefficacia-del-whistleblowing/</a> .</p>
<p style="text-align: justify;">Quello di cui invece ci occuperemo ora riguarda ciò che non viene preso in considerazione nel suo progetto di ricerca “<strong>Measuring the Effectiveness of Canadian Whistleblowing Law</strong>”, (consultabile al link: <a href="http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=2635641" target="_blank">http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=2635641</a>) ma che è un elemento importante. Nello studio non ci sono analisi riguardanti l’efficace protezione del whistleblower, poiché St-Martin crede che essa rimanga una variabile separata dal meccanismo proprio di efficacia dell’atto di whistleblowing.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paper “<strong>Protection of whistleblowers</strong>” del Consiglio d’Europa (Qui il link: <a href="http://www.coe.int/t/dghl/standardsetting/cdcj/CDCJ%20Recommendations/CMRec%282014%297E.pdf" target="_blank">http://www.coe.int/t/dghl/standardsetting/cdcj/CDCJ%20Recommendations/CMRec%282014%297E.pdf</a>) viene sottolineata ed analizzata l’importanza del whistleblowing e della sua protezione in Europa. Il whistleblowing è un fondamentale aspetto della libertà di espressione e di coscienza ed è importante nella lotta contro la corruzione. Esso deve agire per prevenire danni e scoprire illeciti che altrimenti rimarrebbero nascosti.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni Stati membri europei hanno già leggi che proteggono i whistleblowers e forniscono supporto. E’ importantissimo che i segnalatori siano legalmente protetti quando riportano informazioni alle autorità appropriate. Se le persone di un’azienda si sentissero potenziali whistleblowers, allora, all’interno dell’organizzazione prevarrebbe una cultura in cui è normale segnalare atti illeciti, quindi una cultura dell’integrità ed una gestione dei rischi più responsabile. Riportare l’illegalità non produce solo un effetto positivo per l’organizzazione, ma un effetto positivo per tutta la comunità, ed è anche per questo che la protezione dei segnalatori deve essere garantita. Con la tutela si aumenta l’efficacia dello strumento whistleblowing. Nel paper si afferma che ancora in molti sistemi legali c’è una insufficiente, o del tutto assente, protezione per chi segnala ad un’autorità pubblica. Molte volte capitano anche segnalazioni anonime che, essendo senza nome del segnalante, non vengono prese in considerazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Una legge che protegge i whistleblowers offre una più sicura alternativa al silenzio e rinforza il valore che si cela dietro al canale di reporting dell’illecito.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la Corte Europea dei diritti umani si è espressa a favore del whistleblowing riguardo il diritto della libertà di espressione racchiusa nell’articolo 10 della Convenzione. Nel 2009 la Commissione degli affari legali e dei diritti umani all’Assemblea parlamentare del Consiglio europeo emanò un report in cui veniva richiesto ai singoli paesi membri di fare di più in ambito legislativo. Nel 2010, l’Assemblea adottò la Resolution 1729 invitando gli Stati membri a rivedere le loro leggi in materia di protezione dei whistleblowers, tenendo in mente alcuni principi guida. Allo stesso tempo l’Assemblea dei ministri si occupò di scrivere delle linee guida per quanto riguarda la protezione tenendo conto dei principi dell’Assemblea. Nel 2014 l’Assemblea dei ministri redigeva la Reccomendation CM/Rec 7 per collocare fermamente la protezione dei whistleblowers all’interno della sfera dei principi democratici e salvaguardare il pubblico interesse. Lo scopo era quello di aiutare gli Stati membri a disegnare e sviluppare una struttura che proteggesse i segnalatori attraverso la legge, cucita per ogni sistema nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">La Reccomendation è stata adottata il 30 Aprile 2014. Essa non è solo una dichiarazione di principi (che potete consultarli all’interno del paper “Protection the whistleblower), ma aspira ad essere un pratico uso per i governi, le società civili e gli organi di regolazione.</p>
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		<title>La cultura del Whistleblowing – Parte 2</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2015 08:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Favero]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come promesso lo scorso lunedì, riporto la seconda parte dei temi sviluppati dagli altri ospiti dell’evento: La cultura del whistleblowing – “Un impegno civile ed etico per un’efficace lotta alla corruzione”, che si è tenuto il 22 Ottobre 2015 a Roma, più precisamente nella sede della Rai in Viale Mazzini, (se vi siete persi la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Come promesso lo scorso lunedì, riporto la seconda parte dei temi sviluppati dagli altri ospiti dell’evento: <em>La cultura del whistleblowing – “Un impegno civile ed etico per un’efficace lotta alla corruzione”</em><em>, che si è tenuto il 22 Ottobre 2015 </em>a Roma, più precisamente nella sede della Rai in Viale Mazzini, <em>(se vi siete persi la prima parte questo è il link: </em><a href="http://anticorruzione.eu/2015/10/la-cultura-del-whistleblowing-parte-1/" target="_blank">http://anticorruzione.eu/2015/10/la-cultura-del-whistleblowing-parte-1/</a><em>).</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dopo l’intervento di Salvatore Lo Giudice, è stato il turno dell’Avv. <strong>Francesca Palisi </strong>(Responsabile Ufficio Ordinamento Finanziario ABI) che ha esposto il punto di vista dell’Associazione Bancaria Italiana a proposito della regolamentazione della Banca d’Italia nel sistema di contrasto al crimine, con particolare riferimento allo strumento del whistleblowing. </em>La dott.ssa Palisi ha ricordato che, nel sistema bancario, le attività di whistleblowing sono parte del cosiddetto “sistema interno di segnalazione delle violazioni”. <em>Esso non mira solo a scovare fatti corruttivi, ma anche a segnalare all’interno dell’azienda qualsiasi violazione di norme a disciplina dell’attività bancaria. </em>La dott.ssa Palisi ha ricordato il “principio di proporzionalità”, in base al quale <em>non tutti i sistemi di segnalazione delle violazioni devono essere identici e standardizzati per tutte le realtà aziendali che decidono di dotarsi di questi sistemi, ma devono essere modellati in base alla concreta operatività, alle dimensioni, al business aziendali. Il canale di comunicazione delle segnalazioni deve essere specifico, autonomo ed indipendente. Ma quanto è affidabile la procedura? Si deve garantire la riservatezza e la protezione del segnalante. Il tutto si deve svolgere in maniera tempestiva e non è detto che alla chiusura delle indagini, il segnalante debba essere avvisato dell’operazione. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ultimo elemento importante è l’informazione e la formazione delle persone all’interno dell’azienda affinché siano in grado di capire cosa e come segnalare atti illeciti. Molte sono le banche che hanno al loro interno moduli di segnalazione, ma dal 1 Gennaio lo dovranno avere tutte per legge.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Intervento interessante è stato quello di <strong>Aristide Police</strong>, professore ordinario di diritto amministrativo e direttore master in anticorruzione all’Università di Roma Tor Vergata, </em>che ha riferito dell&#8217;impatto delle attività di whistleblowing sugli appalti pubblici. Una prima variabile rilevante riguarda l&#8217;autore della segnalazione, e il modo in cui questa viene effettuata, se in modo anonimo oppure no. Poi, rileva chi sia il destinatario della comunicazione<em>. </em>Per ultimo, vi è l’oggetto della comunicazione, che può riferirsi a una condotta che è illecito penale, oppure un illecito erariale, oppure amministrativo, o altro. <em>E per questo occorre individuare un elemento o trovare una chiave di lettura in un fenomeno cosi frammentato. Qual è questa chiave? Per Police, essa è la ratio di questo istituto, ovvero la trasparenza dei processi decisionali. Il whistleblowing non è una denuncia, non è una spiata, ma una forma di testimonianza di un processo decisionale, la cui visibilità non è consegnata a documenti scritti, ed è l’alto braccio della trasparenza.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>L’Avv. Generale <strong>Nello Rossi </strong>ci parla di come il tema del whistleblowing si inserisca nel nostro ordinamento.</em> Per farlo utilizza una metafora “agricola”, affermando che ci vorrebbe un agronomo, perché il whistleblowing è una “pianta” nata in un altro clima e sotto un altro cielo, che ora stiamo tentando d’ innestare sul tronco del nostro ordinamento. <em>Gli innesti sono operazioni delicate, e nel caso in questione vi sono 3 fattori di difficoltà: il regime delle denunce consegnato dal diritto penale classico; il nostro ordinamento esibisce un netto sfavore contro le denunce anonime ed il grado in cui è possibile cautelare la riservatezza del denunciante. L’articolo 333 comma 3 del codice penale (Link all’articolo: </em><a href="http://www.brocardi.it/codice-di-procedura-penale/libro-quinto/titolo-ii/art333.html" target="_blank">http://www.brocardi.it/codice-di-procedura-penale/libro-quinto/titolo-ii/art333.html</a><em>) afferma che delle denunce anonime non può essere fatto alcun uso in sede penale. Certamente poi la giurisprudenza ha mitigato il rigore di questa affermazione andando a considerare coloro che producono informazioni specifiche e che possono essere uno stimolo per attività di ricerca. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Sergio Sottani</strong></em><em> (Procuratore Capo Procura della Repubblica di Forlì) analizza le modalità di denuncia per il whistleblower, avendo molta esperienza soprattutto pratica, sul campo. Il whistleblowing è una nuova forma per introdurre più notizie di reato? Se inteso in questo modo allora sarebbe una norma sbagliata. Come sappiamo, la norma vale solo per soggetti di ente pubblico e non per privati. Deve essere esteso. Ma anche senza questo istituto c’è trasparenza nelle imprese? Certamente sì.</em></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultimo a prendere la parola è il <em>Dottor <strong>Guido Stazi</strong> (Segretario Generale Consob). Considera l’impatto dell’evoluzione normativa in tema di prevenzione e contrasto alla corruzione, anche in questo caso con particolare riferimento all’istituto del whistleblowing. Già nel diritto romano c’era l’idea che “colui che agisce nell’interesse dello Stato, agisce anche per se stesso”. Nel periodo della guerra di secessione americana (la cosiddetta Guerra Civile), c’era il problema del dilagare della corruzione nelle forniture militari, quindi chi denunciava veniva premiato con una quota che andava tra il 15% ed il 25% delle somme che si riuscivano a recuperare dal sanzionamento. </em>Il whistleblowing, in altri termini, ha radici antiche. Infine, il Dottor Stazi <em>conclude affermando che in Italia, come sappiamo, ancora non è prevista l’incentivazione economica per il whistleblowing rispetto invece all’America ed Inghilterra che già l’adottano. Ci dobbiamo adeguare. (qui potete trovare i vari premi economici assegnati in America: </em>http://anticorruzione.eu/2015/10/lamerica-premia-i-whistleblowers/<em>).</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Chiudo l’articolo dell’evento ringraziando l’Avv. <strong>Daniela Condò</strong>, organizzatrice del convegno e Tutor Master in Anticorruzione all’Università di Roma Tor Vergata.</em></p>
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		<title>La cultura del whistleblowing &#8211; Parte 1</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2015 09:08:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 22 Ottobre 2015, a Roma, più precisamente nella sede della Rai in Viale Mazzini, si è svolto l’evento: La cultura del whistleblowing – “Un impegno civile ed etico per un&#8217;efficace lotta alla corruzione” (http://anticorruzione.eu/2015/10/4094/) al quale abbiamo partecipato. L’incontro si è svolto in questo modo: i saluti iniziali di Monica Maggioni (Presidente Rai) e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/10/IMG_2863.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4275" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/10/IMG_2863-300x224.jpg" alt="IMG_2863" width="300" height="224" /></a>Il 22 Ottobre 2015, a Roma, più precisamente nella sede della Rai in Viale Mazzini, si è svolto l’evento: <em>La cultura del whistleblowing – “Un impegno civile ed etico per un&#8217;efficace lotta alla corruzione”</em> (<a href="http://anticorruzione.eu/2015/10/4094/" target="_blank">http://anticorruzione.eu/2015/10/4094/</a>) al quale abbiamo partecipato. L’incontro si è svolto in questo modo: i saluti iniziali di <strong>Monica Maggioni</strong> (Presidente Rai) e del Rettore dell’Università Tor Vergata <strong>Giuseppe Novelli</strong>. Successivamente <strong>Raffaele Cantone</strong> (Presidente ANAC) ha fatto una breve relazione. Dopodiché è iniziato il dibattito alla tavola rotonda con una moltitudine di ospiti: <strong>Giuseppe Bottillo</strong> (Comandante Nucleo Speciale Polizia Valutaria Guardia di Finanza); <strong>Gianfranco Cariola</strong> (Direttore internal auditing e Responsabile Anticorruzione e Trasparenza Rai); <strong>Claudio Clemente</strong> (Direttore Unità di Informazione Finanziaria Banca d’Italia<strong>); Salvatore Lo Giudice</strong> (Direttore Affari Legali e Societari Rai); <strong>Francesca Palisi</strong> (Responsabile Ufficio Ordinamento Finanziario ABI); <strong>Aristide Police</strong> (Professore Ordinario di Diritto Amministrativo e Direttore Master in Anticorruzione Università degli studi di Roma Tor Vergata); <strong>Nello Rossi</strong> (Avvocato Generale presso la Corte di Cassazione); <strong>Sergio Sottani</strong> (Procuratore Capo Procura della Repubblica di Forlì) ed infine <strong>Guido Stazi</strong> (Segretario Generale Consob). Le considerazioni conclusive di tutto l’evento sono state affidate al Professore Ordinario di Economia Politica e Direttore del Master in Procurement Management all’Università di Roma Tor Vergata <strong>Gustavo Piga</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie al grande numero di onorevoli ospiti possiamo dire che sono usciti fuori concetti in tema whistleblowing molto interessanti ed alcune domande in merito che cercano ancora risposta, come ad esempio: è giusto ricompensare i whistleblowers o essendo un dovere quello della segnalazione non ha bisogno di nessun premio? Si devono prendere in considerazione i segnalatori anonimi oppure si scartano già in partenza?</p>
<p style="text-align: justify;">Del discorso di Monica Maggioni e Raffaele Cantone potete leggere su questo link (<a href="http://www.regione.vda.it/notizieansa/details_i.asp?id=227970" target="_blank">http://www.regione.vda.it/notizieansa/details_i.asp?id=227970</a>)</p>
<p style="text-align: justify;">Mi vorrei soffermare di più su tutti gli altri ospiti. Il moderatore della tavola rotonda, <strong>Cucuccio Filippo</strong> (Direttore Generale ANSPC – Associazione Nazionale per lo studio dei Problemi di Credito) prima di iniziare il dibattito ha tirato fuori alcuni dati sconfortanti che ci servono a capire in che contesto viviamo. L’Italia si classifica, secondo il Word Economic Forum, al 106esimo posto su 144 Nazioni considerate per quanto riguarda l’indice di competitività globale e gli aspetti della legalità. Transparency International ci ricorda che siamo quasi in cima classifica della corruzione in Europa, veniamo dopo Grecia e Bulgaria. Siamo al terzo posto. Per quanto riguarda la percezione della criminalità organizzata, secondo studi condotti dalla Banca d’Italia, risulta che la percezione del rischio di criminalità economica per le imprese è pari al 30%. Cioè il 30% delle imprese sente come motivo inibitorio della propria attività, sviluppo, la presenza di una criminalità organizzata sul proprio territorio. Al sud la percentuale sale al 40%.</p>
<p style="text-align: justify;">Intervento interessante è stato quello del Generale <strong>Giuseppe Bottillo</strong>, il quale ci ha ricordato che il tema della corruzione è una questione culturale. Ha completamente ragione. Il Rettore dell’Università Tor Vergata <strong>Giuseppe Novelli</strong> raccontava che Hong Kong era, fino a poco tempo fa, un luogo con altissimo tasso di corruzione. Il problema si è completamente, o quasi, risolto grazie ad un intervento proprio sulla cultura, partendo dalle scuole. Il primo fenomeno di whistleblowing, afferma poi il Generale, è avvenuto in America durante la guerra d’indipendenza a proposito della corruzione che avveniva nella fornitura delle armi. Le forniture militari sono un classico caso in cui c’è un livello di segretezza altissimo, quindi diventa difficile poter verificare se c’è qualcuno che gestisce delle rendite illecite. La corruzione aumenta all’aumentare del grado di monopolio, di segretezza, discrezionalità e diminuisce in relazione al grado di accountability, la capacità di rendere conto.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel suo intervento di <strong>Gianfranco Cariola</strong> ci ha spiegato che il whistleblowing viene usato come strumento fondamentale di gestione e controllo interno in Rai. Il management deve usarlo per poter gestire in maniera corretta le attività. La segnalazione deve essere vista non come uno strumento repressivo, ma di gestione interna. Il whistleblowing diventa, quindi, un’informazione utile ai managers. Ci ha raccontato che mentre camminava per Milano, guardando la facciata di un palazzo in ristrutturazione, c’era un grande cartello con un numero telefonico impresso. S’invitavano i passanti a contattare quel numero nell’ipotesi in cui un operaio lavorasse in assenza di dispositivi di sicurezza. Ecco un esempio pratico che permette a chiunque di trasformarsi in controllori interni all’azienda. Ma qui però nasce un problema. Questo sistema di chiamata telefonica, probabilmente, permette al segnalatore di rimanere anonimo. Lo possiamo accettare? Credo che facilmente la segnalazione può essere strumentalizzata e per questo non può essere presa in considerazione se fatta da anonimi, ma probabilmente si dovrebbe analizzare caso per caso. Cioè se abbiamo di fronte una segnalazione anonima ma che dà informazioni precise, verificabili e concordanti, come dice Gianfranco Cariola, allora ha senso che su questa segnalazione si faccia un’istruttoria. Inoltre Cariola ci dice che la segnalazione, in alcuni casi, fa scattare anche degli obblighi verso l’autorità giudiziaria se a riceverla è un soggetto che riveste la qualifica di incaricato di pubblico servizio.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’intervento di <strong>Claudio Clemente</strong> si è analizzato come lo strumento del whistleblowing si inserisce nel sistema delle s.o.s. (segnalazioni ed operazioni sospette) e nel sistema del riciclaggio economico. Uno degli strumenti dell’anticorruzione è la segnalazione all’interno della Pubblica Amministrazione ed uno dei reati più comuni è legato proprio alla corruzione. Contrastando il riciclaggio, cioè il flusso di denaro che serve a corrompere i soggetti pubblici, si aiuta a contrastare la corruzione. La quarta direttiva antiriciclaggio aggiunge alle s.o.s. anche segnalazioni da parte di operatori interni, pubblici o privati, di comportamenti che violano le norme di antiriciclaggio (<a href="http://www.compliancenet.it/iv-direttiva-europea-antiriciclaggio-e-contro-il-finanziamento-del-terrorismo-testo-definitivo-in-italiano-e-inglese-6-giugno-2015" target="_blank">http://www.compliancenet.it/iv-direttiva-europea-antiriciclaggio-e-contro-il-finanziamento-del-terrorismo-testo-definitivo-in-italiano-e-inglese-6-giugno-2015</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">L’Avvocato <strong>Salvatore Lo Giudice</strong> ha trattato il momento in cui un’azienda viene colpita da indagini giudiziarie. L’azienda deve certamente collaborare con le autorità giudiziarie, le quali hanno comunque i mezzi per fare tutto quanto in loro potere, ma deve inoltre prevenire, rilevare e porre rimedio. Il legislatore deve disciplinare la fase più complessa, il rapporto tra impresa ed autorità giudiziaria nel momento in cui l’indagine giudiziaria ha inizio. La segnalazione dove incide? Proprio nel momento del rilevare.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel prossimo articolo tratteremo i temi sviluppati dagli altri ospiti.</p>
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