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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; sprechi</title>
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		<title>LA SPENDING REVIEW CONTINUA A SURFARE TRA LE ONDE.</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jun 2019 20:03:57 +0000</pubDate>
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<p>In effetti, da alcuni anni, meglio da alcuni lustri, appare e scompare, come chi fa surf.</p>
<p>Termine evocativo, eclatante, ineludibile in un programma elettorale, panacea per tutti i mali – economici – del Paese, vive oggi un momento di parziale offuscamento, perché dopo anni di “ristrutturazione dei costi”, meglio, soprattutto di “tagli lineari” che hanno finito con il penalizzare i più virtuosi nell’amministrare le risorse pubbliche, diventa sempre più difficile ipotizzare un qualche risultato di questo procedere.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Ci si riduce, così – come racconta Marco Rogari, su Il Sole 24 Ore del 29 aprile 2019, alle pagine 1 e 5 &#8211;  ad una mini spending review: a fronte di 860 miliardi di uscite correnti il Governo ipotizza entro il 2022 una mini riduzione di 8, mentre la spesa corrente  è prevista in crescita di somme estremamente  superiori (795 miliardi nel 2018, 812 nel 2019, 832 nel 2020, 848 nel 2021 e 864 nel 2022).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un&#8217;operazione – il Programma nazionale di riforma (Pnr), parte integrante del Def, prevede il  recupero di 2 miliardi già nel 2020 e di 3 l&#8217;anno nel biennio seguente &#8211; che secondo l&#8217;Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) non appare facile da realizzare, tenuto conto che appare a rischio anche il conseguimento del “misero” miliardo di euro di risparmi previsto per quest’anno perché <em>“… le amministrazioni hanno raramente proposto interventi correttivi …”, </em>come si legge neldossier del Servizio studi della Camera.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La storia della “revisione della spesa” e’ antica, ma “prende velocità” nel 2007 con il Ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa (è la cd. Commissione per la Finanza Pubblica presieduta da Gilberto Muraro, che nel giugno del 2008 consegna un rapporto con 90 &#8220;raccomandazioni&#8221;, per ridisegnare il bilancio dello Stato in 34 missioni e 168 programmi di spesa), prosegue con il DL 78/2010 del Ministro Tremonti, che la richiama, mentre inizia la sequela di Ministri e Commissari “dedicati”: Piero Giarda,  Enrico Bondi, Mario Canzio, Carlo Cottarelli, Yoram Gutgeld, Roberto Perotti,fino ad oggi con la recente nomina dei due viceministri dell&#8217;Economia, Laura Castelli e Massimo Garavaglia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Prima di loro, fu Beniamino Andreatta il pioniere della spesa intelligente, colui che tentò per primo &#8211; come si può leggere nell’articolo di Dino Pesole, su Il Sole 24 Ore del 25 aprile 2019, alle pagine 1 e 3 &#8211; di ricorrere al criterio che assegnava le risorse secondo priorità.</p>
<p>Un pioniere, un precursore della spending review, cui toccò, in questo caso, la stessa sorte delle &#8220;prediche inutili&#8221; di Giulio Einaudi.</p>
<p>L’idea – per avviare un serio percorso di revisione strutturale della spesa pubblica, come racconta il presidente del Centro studi Economia Reale, Mario Baldassarri (che in quegli anni collaborò attivamente con Andreatta) nell&#8217;introduzione al volume &#8220;Quaranta anni di spending review&#8221;  – era quella di passare da una sorta di rivoluzione culturale, con l’adozione nel nostro Paese del principio utilizzato dal Congressional budget office americano, cioè il budget a base zero: superare il principio &#8220;inerziale&#8221; e &#8220;incrementale&#8221; del Bilancio impostato sui tendenziali di spesa, per adottare al contrario il criterio del sostanziale &#8220;azzeramento&#8221; ogni anno di tutte le voci di spesa e della loro riallocazione a seconda delle priorità disposte in sede politica. In sostanza, una spending review ante litteram, perché rivedere i criteri di funzionamento della spesa nell&#8217;intero perimetro pubblico vuoi dire riallocare le risorse, intervenire sui meccanismi che sovraintendono alle decisioni di spesa, in una parola &#8220;riqualificare&#8221; la spesa.</p>
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		<title>12 ANNI DI SPENDING REVIEW: ALTRE CROCI LUNGO LA STRADA DI CHI CI HA PROVATO?</title>
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		<pubDate>Tue, 28 May 2019 09:53:18 +0000</pubDate>
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<p>Da decenni il nostro paese si misura con il tentativo di avviare una vera, incisiva e strutturale spending review, con risultati non certo all&#8217;altezza delle aspettative.</p>
<p>Se si esamina il periodo 2007-2019 il bilancio dei risparmi attribuibili in varia misura alla spending review – come si può leggere nell’articolo di Dino Pesole, su Il Sole 24 Ore del 25 aprile 2019, alle pagine 1 e 3 &#8211; non supera il 30 per cento. Per il resto ci si è affidati a tagli lineari o semi-lineari, che intervenendo sui &#8220;tendenziali&#8221; non sono altro che riduzioni degli incrementi già previsti, assai distanti dal principio del &#8220;bilancio a base zero&#8221; proposto negli anni Ottanta da Beniamino Andreatta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Che la strada sia lastricata delle croci di chi ci ha provato, lo attesta la Corte dei conti, nel giudizio di parificazione sul Rendiconto generale dello Stato del 27 giugno 2017, dove traccia questo bilancio della spending review: «<em>A consuntivo, le misure di riduzione non hanno prodotto risultati di contenimento del livello complessivo della spesa</em>».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ora il Governo rilancia con la nomina di due commissari, i Vice Ministro all’Economia Laura Castelli e Massimo Garavaglia, in vista di una manovra di bilancio che si annuncia a dir poco impegnativa, con l&#8217;ingombrante fardello di ben 23,1 miliardi di clausole Iva da disinnescare e 2 miliardi di tagli della &#8220;clausola sulla spesa&#8221; che diverranno permanenti per tutto il 2019.</p>
<p>In disparte la questione della procedura di nomina (come evidenzia G. Trovati, su Il Sole 24 Ore del 27 aprile 2019, alle pagine 1 e 3), se quella fin qui seguita – quella recata dalla legge nr. 69 del 2013, che prevede un decreto di Palazzo Chigi – o quella indicata nel Comunicato del CdM nr. 55, dove si legge che <em>“… i</em><em>l Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte, ha deliberato il … Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle attività di razionalizzazione, riqualificazione e revisione della spesa pubblica, a norma dell’articolo 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400…”,</em>che prevede la nomina con Decreto del Presidente della Repubblica, i margini per risparmiare, spendendo meglio, negli oltre 850 miliardi che compongono la nostra spesa pubblica non mancano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Finora è venuta meno la fondamentale volontà politica, perché tagliare la spesa costa in termini di consenso, e dunque si è preferito affidarsi ai &#8220;commissari&#8221; chiamati a far fronte alla &#8220;veduta corta&#8221; della politica di cui parlava Tommaso Padoa-Schioppa.</p>
<p>Nel cassetto, ad esempio, è rimasto finora anche il capitolo delle agevolazioni fiscali: 444 voci, stando al censimento condotto nel 2017 dalla Commissione presieduta da Mauro Mare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tagliare la spesa – come ricordano A. Alesina, F. Gavazzi, su il Corriere della Sera del 25 aprile 2019 alle pagine 1 e 24 &#8211;  è una questione politica, non tecnica, perché i mille interessi che difendono ciascuna voce di spesa non si vincono con i Commissari, ma, come ricordano i due Professori, ponendo concorrenza e riduzione della spesa in cima all’Agenda del Governo.</p>
<p>Invero, come sottolineano C. Goretti, L. Rizzuto, in “Spending review in Italia. Uso e abuso di un termine”, in A. Di Virgilio, C.M. Radaelli (a cura di), Politica in Italia. I fatti dell’anno e le interpretazioni, Il Mulino, Bologna, 2013 &#8211; l’ambiguità, anche semantica del termine non è stata sciolta, emergendo, invece, un potere evocativo del significante che sembra trascurare alcuni elementi di base su cui si dovrebbero fondare interventi di questo tipo.</p>
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		<title>BUROFISCO.  CONTROLLI ED EVASIONE, I RECORD DELL`ITALIA.</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Nov 2017 21:57:04 +0000</pubDate>
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<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/procedimento-amministrativo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6254" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/procedimento-amministrativo.jpg" alt="procedimento amministrativo" width="360" height="314" /></a></p>
<p>Nel 2016 gli accertamenti dell&#8217;Agenzia delle entrate sono calati del 33,8 per cento, passando da 301.996 a 199.990. Logico, perciò, che gli introiti siano diminuiti del 17,2 per cento, da 7,4 a 6,1 miliardi, scrive nella sua relazione a InsolvenzFest, organizzata ogni anno dall&#8217;Osservatorio sulla crisi d&#8217;impresa, il dott. Fabio Di Vizio, sostituto procuratore di Pistoia e uno dei più esperti magistrati del ramo evasione, riciclaggio &amp; affini.</p>
<p>Al netto, va precisato, della cosiddetta &#8220;voluntary disclosure&#8221;. Qui sta il bello. Perché dietro a quelle due paroline inglesi apparentemente misteriose si nasconde la spiegazione di dove sparisce una bella fetta dei soldi rubati al Paese, scrive Sergio Rizzo, su La Repubblica del 4 ottobre 2017 alle pagine 1 e 6.</p>
<p>Ma questa è un&#8217;altra storia.</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>BUROCRAZIA E SPRECHI.  MEZZO MILIONE DI EURO PER DUEMILA BUSTE.</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Nov 2017 21:38:14 +0000</pubDate>
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<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/procedimento-amministrativo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6254" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/procedimento-amministrativo.jpg" alt="procedimento amministrativo" width="360" height="314" /></a></p>
<p>Baciata due volte dalla fortuna, la signora Sara Zagaria. Nel Paese dove i fornitori della pubblica amministrazione aspettano mesi (e qualcuno anni) per vedere i soldi, la pagano sull&#8217;unghia. Il mandato di pagamento del Ministero dell&#8217;Istruzione precede addirittura di cinque giorni la fattura – come racconta Sergio Rizzo, su La Repubblica del 22 novembre 2017, a pagina 26 &#8211; per la fornitura da parte della sua tipografia Grafiche Serenissima sas di buste e carta con l&#8217;intestazione &#8220;Ufficio scolastico regionale per il Veneto&#8221;.</p>
<p>Chi poi lo compila decide di fare un viaggio a ritroso nel tempo, quando la moneta unica non esisteva e i 253 euro e 68 centesimi della fattura corrispondevano a 491.192 lire.</p>
<p>Magari facessero tutti il calcolo all&#8217;indietro, deve pensare: chissà quanti sprechi si eviterebbero. Soltanto che gli scappa la penna e accanto a quel numero strabiliante, 491.192, anziché &#8220;lire&#8221;, scrive &#8220;euro&#8221;.</p>
<p>Mezzo milione per duemila buste di carta da lettera forse è un conto che dovrebbe saltare agli occhi, invece nessuno se ne accorge.</p>
<p>Dopo qualche giorno il tipografo va all&#8217;Unicredit e ritira 491.192 euro: guardandosi bene dal segnalare l&#8217;errore.</p>
<p>La vita scorre felice per quasi due anni, prima che il ministero realizzi e chieda i soldi indietro. La signora risponde che sa bene di aver incassato qualcosina in più del dovuto. Restituirebbe anche volentieri la differenza, se non ci fosse la crisi e non si trovasse momentaneamente in difficoltà. Allora provano a chiederli alla banca, che risponde ovviamente picche. Non resta a quel punto che Equitalia. Ma la ditta risulta insolvente e ogni tentativo di recuperare i quattrini va a vuoto. Così si mette in moto prima la Procura della repubblica e dopo la Corte dei conti, che imbastisce un procedimento per danno erariale a carico dei funzionari pubblici responsabili del pasticcio.</p>
<p>L&#8217;istruttoria va avanti per mesi: vengono ricostruiti i fatti, formulate le accuse, esaminate le controdeduzioni. Finisce con un dirigente condannato a pagare 98 mila euro: uno solo, perché due suoi colleghi vengono graziati e un terzo prosciolto per prescrizione.</p>
<p>Ma c&#8217;era da aspettarselo, visto che sono passati sette anni.</p>
<p>Quanto all&#8217;unico chiamato a rispondere, c&#8217;è ancora l&#8217;appello e non se ne può prevedere l&#8217;esito. Altrettanto impossibile è fare il conto esatto di quanto sia costata ai contribuenti la stangatina all&#8217;Ufficio scolastico del Veneto, fra annessi e connessi.</p>
<p>Ma poche storie come questa danno l&#8217;idea di come funzioni (male) un Paese nel quale la burocrazia aiuta i furbetti. E una cosa si può affermare con certezza: sono state le buste da lettera più care del mondo.</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>BUROCRAZIA.  UNA VIA CRUCIS LUNGA ALMENO 8 MESI E DI CUI NON SI VEDE ANCORA LA CONCLUSIONE.</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Nov 2017 21:33:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; Il Piano Industria 4.0 approvato dalla legge di Stabilità dello scorso anno – racconta Dario di Vico, su L’Economia de Il Corriere della Sera, del 2 ottobre 2017, alla pagina 4 &#8211; prevedeva la creazione di alcuni «centri di competenza ad alta specializzazione» che dovrebbero avere il compito di far dialogare università e imprese [&#8230;]]]></description>
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<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/burocrazia_3671.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6060" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/burocrazia_3671.jpg" alt="burocrazia_3671" width="367" height="250" /></a></p>
<p>Il Piano Industria 4.0 approvato dalla legge di Stabilità dello scorso anno – racconta Dario di Vico, su L’Economia de Il Corriere della Sera, del 2 ottobre 2017, alla pagina 4 &#8211; prevedeva la creazione di alcuni «<em>centri di competenza ad alta specializzazione»</em> che dovrebbero avere il compito di far dialogare università e imprese e organizzare di conseguenza il trasferimento tecnologico dalla ricerca alla produzione sull&#8217;esempio dei mitici Fraunhofer tedeschi.</p>
<p>Se gli incentivi agli investimenti sono stati finora il focus della via italiana al 4.0, la scelta di creare i Competence center contiene una visione di medio periodo perché punta a creare una sorta di infrastruttura dell&#8217;innovazione che, secondo molti, manca al nostro Paese.</p>
<p>Il decreto istitutivo dei centri è nato snello (quattro articoli) ed è stato emanato dal ministero dello Sviluppo economico (Mise) nell&#8217;ormai lontano 2 febbraio, ma da allora più che una volata finale è iniziata quella Via Crucis di cui parlavamo.</p>
<p>Un mese e mezzo dopo la stesura del decreto, infatti, il ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze ha messo nero su bianco alcune obiezioni: sull&#8217;omogeneità delle procedure di selezione con quelle europee, sulle modalità di erogazione dei finanziamenti e su quelle di eventuale restituzione in caso di non conseguimento degli obiettivi.</p>
<p>Sei giorni dopo l&#8217;ufficio legislativo del MiSE aveva già provveduto a scrivere un nuovo testo che faceva sue le obiezioni ricevute.</p>
<p>Sulla nuova stesura si tiene due giorni dopo un&#8217;apposita riunione con il MEF e solo 20 giorni dopo il dicastero di Via XX Settembre rende noto il suo semaforo verde al nuovo testo.</p>
<p>Siamo al 18 aprile e sono passati già più di due mesi.</p>
<p>Il 28 aprile il Mise invia il testo corretto del decreto al Consiglio di Stato.</p>
<p>Che si riunisce il 18 maggio ed esprime «parere favorevole con riserve». Riserve e ripensamenti In sintesi ecco le riserve: le forme di finanziamento non sono ben definite, non sono previste forme di pubblicizzazione dei finanziamenti stessi, manca una «compiuta disciplina della natura e composizione dei soggetti preposti ad attuare i programmi», non sono chiare le modalità di costituzione del partenariato pubblico-privato.</p>
<p>Di fronte a queste nuove richieste il MiSE si sente in dovere di consultare il ministero dell&#8217;Istruzione e la Ragioneria generale dello Stato che inviano le loro valutazioni rispettivamente il 6 giugno e il 28 dello stesso mese.</p>
<p>Con le indicazioni ricevute il ministero può compilare un nuovo decreto che cresce significativamente di taglia: da 4 a 10 articoli.</p>
<p>Il 5 luglio il nuovo testo, pur appesantito, viaggia dal MiSE al MEF e il 12 luglio fa il percorso inverso recando con sé il prezioso «via libera» da parte del dicastero di Via XX Settembre (in burocratese si chiama «formale concerto»).</p>
<p>Lo stesso giorno il decreto si rimette in cammino per le strade di Roma e questa volta si dirige alla presidenza del Consiglio dei ministri.</p>
<p>Otto giorni dopo da palazzo Chigi arriva una doccia scozzese perché l&#8217;ufficio «<em>rappresenta di aver rilevato la persistenza di alcune criticità che erano state segnalate dal Consiglio di Stato e suggerisce di inviare nuovamente il testo all&#8217;esame dello stesso organi per ottenere un nuovo parere</em>».</p>
<p>L&#8217;ufficio legislativo del MiSE non ci sta a rimettere mano per la terza volta allo stesso testo e il 24 luglio fa sapere alla presidenza del Consiglio dei ministri che il nuovo decreto «è pienamente ossequioso delle prescrizioni dettate» in precedenza dal Consiglio di Stato e quindi non c&#8217;è motivo di un nuovo esame. Anche perché ormai «c&#8217;è l&#8217;urgenza di emanare i bandi».</p>
<p>A questo punto il MiSE la spunta e può trasmettere il decreto firmato dal ministro Carlo Calenda al MEF per acquisire la firma del ministro dell&#8217;Economia Pier Carlo Padoan.</p>
<p>C&#8217;è l&#8217;estate di mezzo e il decreto torna controfirmato il 12 settembre.</p>
<p>Siamo già a sette mesi dalla nascita del «bambino». Il giorno dopo il decreto rinfrancato dall&#8217;ottenimento delle firme giuste viene inoltrato alla Corte dei Conti e alla Gazzetta Ufficiale, che però successivamente chiede una precisazione inerente la formula esecutiva.</p>
<p>La richiesta viene accolta e il 20 settembre il testo definitivo viene inoltrato di nuova per la registrazione.</p>
<p>Da quel giorno, almeno fino alla data del 2 ottobre quando scrive Di Vico, non ci è rimasto che attenderne la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.</p>
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		<title>CANTONE: &#8220;SANITÀ E LISTE DI ATTESA, VERO RISCHIO CORRUZIONE&#8221;. MA, ATTENZIONE AD UN &#8220;APPROCCIO SCANDALISTICO CHE TENDE A SPARARE CIFRE CHE NON SONO ATTENDIBILI&#8221;.</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2017/10/cantone-sanita-e-liste-di-attesa-vero-rischio-corruzione-ma-attenzione-ad-un-approccio-scandalistico-che-tende-a-sparare-cifre-che-non-sono-attendibili/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Oct 2017 08:06:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Azione Amministrativa e Prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[Azione di governo]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità e Welfare]]></category>
		<category><![CDATA[ANAC]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; La Salute paradigma delle diseguaglianze sociali. L&#8217;accesso ai servizi di cura strumento di misura della deprivazione sociale. E la Sanità come settore della vita pubblica ideale per analizzare il bene (dare servizi di qualità a tutti i cittadini al minor costo possibile) e il male (sprechi e corruzione) della pubblica amministrazione. Questo l&#8217;obiettivo di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/anac-120515-cop.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6097" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/anac-120515-cop.jpg" alt="anac-120515-cop" width="470" height="246" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Salute paradigma delle diseguaglianze sociali. L&#8217;accesso ai servizi di cura strumento di misura della deprivazione sociale. E la Sanità come settore della vita pubblica ideale per analizzare il bene (dare servizi di qualità a tutti i cittadini al minor costo possibile) e il male (sprechi e corruzione) della pubblica amministrazione.</p>
<p>Questo l&#8217;obiettivo di una ricerca su «Salute, sanità e diseguaglianze sociali: dalle strategie europee alla realtà campana» presentata- con la partecipazione del Presidente di ANAC, Raffaele Cantone, come racconta Ettore Mautone, su Il Mattino edizione di Napoli, del 3 ottobre 2017 alla pagina 30 &#8211; al Circolo artistico Politecnico.</p>
<p>«<em>La corruzione percepita</em> &#8211; ha detto il Presidente Cantone &#8211; <em>non ha nulla a che vedere con quella reale: quando chiediamo al cittadino se la sanità è corrotta oppure no, la sua risposta ha un tasso scientificità prossimo allo zero. E se ci fermassimo ai dati giudiziari </em>&#8211; ha sottolineato &#8211; <em>il tasso potrebbe sembrare fisiologico</em>».</p>
<p>Secondo Cantone c&#8217;è dunque un «<em>approccio scandalistico sulla corruzione in Sanità che tende a sparare cifre che non sono attendibili…. È stato detto che la corruzione ha un valore pari a 6 miliardi &#8211; ha aggiunto &#8211; ma non è un dato scientifico nè empiricamente valido</em>»..</p>
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		<title>La sete di denaro prosciuga gli acquedotti</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Sep 2017 19:52:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Clemente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[disservizi]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[gestione del territorio]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblica amministrazione]]></category>
		<category><![CDATA[sprechi]]></category>
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		<description><![CDATA[La gestione del territorio, la cura e lo sfruttamento responsabile delle sue risorse è un tema di vitale importanza per la politica e la Pubblica Amministrazione, ma molto spesso a causa di cattiva organizzazione, di scarsa lungimiranza si compiono sprechi e sperperi di denaro che uniti a un cattivo sfruttamento dei fondi causano enormi danni [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/cilento.jpg"><img class="  wp-image-6084 aligncenter" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/cilento-300x167.jpg" alt="cilento" width="557" height="310" /></a></p>
<p>La gestione del territorio, la cura e lo sfruttamento responsabile delle sue risorse è un tema di vitale importanza per la politica e la Pubblica Amministrazione, ma molto spesso a causa di cattiva organizzazione, di scarsa lungimiranza si compiono sprechi e sperperi di denaro che uniti a un cattivo sfruttamento dei fondi causano enormi danni che poi inevitabilmente ricadono sotto forma di disservizi e spese extra sui cittadini.</p>
<p>I fatti che hanno coinvolto Acea a Frosinone sono un caso emblematico, come si evince chiaramente dalle parole del giornalista Claudio Gatti su Il Sole 24 ore del 7 Settembre 2017.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«<em>Quella «sete» di denaro che ha prosciugato gli acquedotti.</em></p>
<p><em>Le radici dell`emergenza? Fondi per gli acquedotti nel «pozzo» della politica</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La demagogia paga per chi la predica e costa per chi se la beve. Come l&#8217;acqua.</p>
<p>Così, a Frosinone, dove per anni gli amministratori locali hanno tenuto le tariffe idriche congelate, nonostante l&#8217;impegno con il gestore ad aumentarle in concomitanza con i suoi investimenti. Poi è arrivato il conto. Con tanto di arretrati e interessi, ovviamente. E adesso gli abitanti della provincia ciociara pagano ad Acea il doppio di quanto pagano i romani per via dell&#8217;odioso conguaglio prima deciso da un commissario e poi ratificato dal Consiglio di Stato. Nel frattempo gli amministratori responsabili di questa bomba a scoppio ritardato sono passati a fare altro.</p>
<p>Le radici dell&#8217;emergenza?</p>
<p>Una volta trasferiti i costi dallo Stato alle tariffe l&#8217;adeguamento al nuovo modello è stato lento.</p>
<p>In più, non si riesce a spendere tutto quello che stanzia, nel 2015 il tasso è stato del 78%</p>
<p>Dal ‘54 al ‘68 investito lo 0,24% del Pil, poi il crollo allo 0,15%, molto sotto il necessario.</p>
<p>Solo da poco la risalita»</p>
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		<title>Trasparenze ed efficienza, il modello sanitario UK</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2015 08:48:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michela Cignarella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Estero]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Nhs England]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[sprechi]]></category>
		<category><![CDATA[UK]]></category>

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		<description><![CDATA[George Freeman, sottosegretario di Stato per le Scienze Biologiche della Gran Bretagna, racconta in un’intervista su Il Sole24ore, “Politici out, sprechi, corruzione: «In Inghilterra facciamo così»”, come l’Inghilterra affronta i problemi legati al settore della sanità pubblica. Parlando del problema di sostenibilità finanziaria, Freeman dichiara: “in Inghilterra, abbiamo preso la decisione durante l’ultima riunione parlamentare [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2014/02/George_Freeman-U102866285298tYB-258x258@Quotidiano_Sanita-Web.jpg"><img class="alignleft  wp-image-4357" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2014/02/George_Freeman-U102866285298tYB-258x258@Quotidiano_Sanita-Web.jpg" alt="George_Freeman-U102866285298tYB--258x258@Quotidiano_Sanita-Web" width="219" height="219" /></a>George Freeman<strong>,</strong> sottosegretario di Stato per le Scienze Biologiche della Gran Bretagna, racconta in un’intervista su Il Sole24ore, “Politici out, sprechi, corruzione: «In Inghilterra facciamo così»”, come l’Inghilterra affronta i problemi legati al settore della sanità pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Parlando del problema di sostenibilità finanziaria, Freeman dichiara: “in Inghilterra, abbiamo preso la decisione durante l’ultima riunione parlamentare di rimuovere i processi decisionali giornalieri da parte dei politici riguardo ai servizi sanitari.” Infatti, un ruolo principale è giocato dall’ente indipendente Nhs UK, che ha pubblicato un piano quinquennale, “Five Year Forward View”, delineando le sfide finanziarie che il sistema sanitario deve affrontare e la strategia per creare efficienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre in Italia affrontiamo il problema corruzione, il sottosegretario afferma di non essere al corrente di casi che rappresentino un problema nel sistema sanitario inglese. “Nel caso avvengano casi di frode, abbiamo creato l’ente Nhs Protect, che si trova nella posizione ideale per occuparsene in maniera immediata ed efficace”.</p>
<p style="text-align: justify;">L’intervista a  George Freeman  nell’articolo “Politici out, sprechi, corruzione «In Inghilterra facciamo così»” su Il Sole24ore (26.10.15) è consultabile al <a href="http://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/europa-e-mondo/2015-10-26/politici-out-sprechi-corruzione-in-inghilterra-facciamo-cosi-102749.php?uuid=ACiVyLNB&amp;cmpid=nlqf" target="_blank">link</a>.<br />
Per un maggiore approfondimento continua a leggere l&#8217;articolo &#8220;Un modello di sistema sanitario efficiente e trasparente&#8221; su anticorruzione.eu (5.11.15) al <a href="http://anticorruzione.eu/2015/11/un-modello-di-sistema-sanitario-efficiente-e-trasparente/" target="_blank">link</a>.</p>
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