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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; Europa</title>
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		<title>L&#8217;Educazione Anticorruzione in Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jun 2017 18:26:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Clemente]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Oggi in una caldissima giornata di inizio estate tra il traffico dei turisti della Capitale si è tenuta a Montecitorio una bellissima conferenza sull’educazione all’anticorruzione, strumento di prevenzione e promozione della cittadinanza attiva. La conferenza è iniziata con le parole dei Deputati Eleonora Cimbro e Michele Nicoletti che hanno presentato il rapporto Youth Against [&#8230;]]]></description>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi in una caldissima giornata di inizio estate tra il traffico dei turisti della Capitale si è tenuta a Montecitorio una bellissima conferenza sull’educazione all’anticorruzione, strumento di prevenzione e promozione della cittadinanza attiva.</p>
<p>La conferenza è iniziata con le parole dei Deputati Eleonora Cimbro e Michele Nicoletti che hanno presentato il rapporto <em>Youth Against Corruption</em> dell’assemblea del <em>Consiglio d’Europa</em> in cui emerge la necessità di una strategia a lungo termine che intervenga sull’educazione dei giovani per penetrare nella cultura di una società, facendo sviluppare quegli anticorpi fatti di etica ed educazione che possono prevenire la corruzione, e a tal fine l’istruzione riveste un ruolo fondamentale.</p>
<p>Alla conferenza ha preso parte anche Virginio Carnevali Presidente di <em>Transparency International Italia</em> che ha fatto notare quanto la corruzione sia la nuova arma delle Mafie, capace più della violenza esplicita di far ottenere risultati e alleanze, e di come purtroppo il danno pubblico prodotto dalla corruzione non venga avvertito come grave e tangibile nonostante sia qualcosa che si ripercuote negativamente su di tutti, specialmente sugli strati più deboli della popolazione, creando un danno incalcolabile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In seguito Paolo Sciascia Dirigente MIUR e Nicoletta Parisi Consigliere ANAC hanno presentato la <em>Carta d’Intenti</em> che vede la partecipazione del MIUR, dell’ANAC, del DNA e dell’ANM.</p>
<p>La Carta della durata di tre anni, partita nel 2015, intende proporsi l’obiettivo di sviluppare una sinergia tra le istituzioni per diffondere l’arma della prevenzione, sempre più consapevoli di quanto questa sia più efficace della semplice repressione e dell’azione di una Magistratura satura oltre ogni limite di lavoro.</p>
<p>La prevenzione parte soprattutto dall’istruzione e proprio per questo alla conferenza hanno preso parte i dirigenti e gli insegnanti di istituti scolastici che da Nord a Sud si sono contraddistinti per pratiche di educazione all’anticorruzione innovative e lungimiranti come il <em>Progetto Erasmus+</em>, pratiche che mostrano quanto davvero la scuola possa e debba essere la forgiatrice di buone coscienze.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La conferenza si è conclusa con una tavola rotonda tenuta da Edoardo Clienti Segretario Generale <em>Associazione Nazionale Magistrati</em>, Gherardo Colombo ex Magistrato ed esperto di educazione alle regole per bambini e ragazzi e la Giornalista di <em>Repubblica</em> Federica Angeli.</p>
<p>Ancora una volta è emersa l’esigenza di un sistema che non si affidi alla sola difesa prodotta dalla repressione ma che sappia intaccare alla radice il problema, diffondendo modelli culturali virtuosi che partano dalla scuola fino all’educazione dei futuri politici, consapevoli che la corruzione toglie cittadinanza a tutti, ci rende sudditi creando una società verticale dove i diritti e soprattutto i doveri costituzionali che garantiscono la nostra uguaglianza vengono costantemente calpestati.</p>
<p>In conclusione è la cultura, lo sviluppo di un’etica della legalità che parta dal basso, dai cittadini comuni, dalle piccole cose, l’unica arma che col tempo può dare risultati. Certo tutto questo è molto lento ma è l’unico modo a lungo termine per vincere questa logorante battaglia legale e soprattutto culturale in cui è in gioco il nostro vivere civile.</p>
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		<title>Romania contro la corruzione</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Apr 2017 09:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[A cura di Muntean Georgiana Madalina, discente della I edizione del Master Anticorruzione Tor Vergata In Romania la pratica della mazzetta è talmente diffusa ad ogni livello della società civile che non esiste più alcuna forma di coercizione nell’indurre le persone a “saldarla”. Per farlo o “si sa già” quanto e a chi si deve pagare [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">A cura di <strong>Muntean Georgiana Madalina</strong>, discente della I edizione del Master Anticorruzione Tor Vergata</p>
<p style="text-align: justify;">In Romania la pratica della mazzetta è talmente diffusa ad ogni livello della società civile che non esiste più alcuna forma di coercizione nell’indurre le persone a “saldarla”. Per farlo o “si sa già” quanto e a chi si deve pagare oppure ci “si mette d’accordo”. Senza timore, senza vergogna, senza sorpresa.</p>
<p style="text-align: justify;">Si potrebbe pensare che tale pratica trova le sue origini nel periodo comunista, quando per ottenere un litro di latte e un pezzo di pane si era costretti a fare la fila di notte fonda ed aspettare ore. Certamente conveniva essere “amico” di qualche <i>securist </i>(agente della brutale e tanto temuta “Securitate”- dipartimento dei servizi segreti della Romania comunista), per scampare a pesanti accuse e alla prigione anche per motivi futili o ingiusti, ma considerati contro il regime di Ceau<b>ș</b>escu. Spinti dunque dall’istinto di sopravvivenza, in quel periodo probabilmente i romeni hanno imparato a fare di necessità virtù, alcuni più degli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi vive, o ha vissuto in Romania, sa bene che nel caso di un ricovero in ospedale, di un intervento chirurgico o per portare alla luce un bambino, per ricevere un&#8217;assistenza appena decente bisogna dare un “<strong>regalino</strong>” o un “qualcosa”, ossia un po’ di soldi, a medici e infermieri (è molto diffusa l’idea che “se non paghi nessuno ti guarda”). Questo tipo di piccola corruzione è ormai un <b>fenomeno normalizzato</b>, in quanto da anni lo fanno tutti, una sorta di donazione spontanea per un servizio che dovrebbe essere garantito dallo Stato e per il quale i cittadini pagano, dai loro già miseri stipendi, tutti i mesi i contributi per l&#8217;assistenza sanitaria. Gli studenti che dalle grandi città universitarie tornano a casa per le feste, sanno bene che non c’è bisogno di comprare il biglietto del treno, in quanto è normale “andare con il padrino” (espressione tipica rumena che indica “l’agevolazione” che il viaggiatore ottiene pagando, solitamente, la metà o meno del costo del biglietto, in nero, al controllore del treno), sebbene gli studenti abbiano uno sconto del 50% sul costo del biglietto presentando la tessera dello studente. Allo stesso modo si possono evitare multe per eccesso di velocità, contravvenzioni, ma anche velocizzare pratiche legali, fare affari. Insomma, una pratica normalizzata e talmente diffusa che diventa quasi difficile considerarla illegale. In base a quanto descritto sopra, o più probabilmente per interessi personali, il neoeletto governo socialdemocratico ha approvato un’ordinanza per legittimare, queste pratiche così ampiamente diffuse nel paese e per ammorbidire le leggi contro gli amministratori corrotti. L&#8217;ordinanza d&#8217;urgenza per la modifica di leggi del codice penale e del codice di procedura penale, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale romena la notte tra il 31 gennaio e il primo febbraio, l&#8217;<strong>OUG 13/2017</strong> <strong>depenalizzava</strong>, di fatto <strong>una serie di reati di corruzione, incluso l’abuso d’ufficio quando il danno provocato non superi i 45mila euro</strong> (il leader del partito socialdemocratico, Liviu Dragnea, era al momento dell’approvazione dell’ordinanza ed è tuttora sotto processo per abuso di ufficio per un danno stimato sotto la soglia del 45 mila euro). Oltre a ciò, è stato approvato un progetto di legge che, con il voto del Parlamento, avrebbe potuto portare all’amnistia per numerosi reati, comuni e commessi da amministratori pubblici.</p>
<p style="text-align: justify;">In un paese dove la corruzione è così dilagante e normalizzata, si potrebbe pensare che una legge del genere sarebbe potuta passare inosservata.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece, no! Il popolo ha reagito. Si è opposto con fermezza come non accadeva dal tracollo del regime comunista nel 1989. <strong>Lo scorso febbraio il popolo romeno è diventato simbolo a livello mondiale della lotta contro la corruzione</strong>. In seguito all&#8217;approvazione dell&#8217;OUG 13/2017, la legge “salva corrotti”, decine di migliaia di giovani studenti, lavoratori, famiglie con bambini, tantissimi bambini, anziani, sono scesi in piazza a Bucarest e nelle principali città della Romania e di fronte alle ambasciate romene sparse per il mondo, per manifestare, in maniera pacifica, il loro <strong>dissenso verso tale provvedimento</strong>. Per oltre due settimane, ogni sera, Piata Victoriei (piazza della Vittoria), davanti al Palazzo della Vittoria, sede del governo, è stata invasa da quasi trecentomila persone, secondo le stime della polizia. I cittadini hanno sfidato il gelo e la neve di quei giorni al grido forte, deciso e commovente di “ladri”, “traditori”, “abrogazione”, “dimissioni”, “resisto”.</p>
<p style="text-align: justify;">Le nuove regole mettevano a rischio l’indipendenza dei giudici, ragion per cui sono state duramente criticate oltre che dall’opposizione in Parlamento, anche dai magistrati del Paese e da tutte le organizzazioni per i diritti civili. Il presidente romeno, il centrista Klaus Johannis, che è sceso in piazza insieme ai cittadini di cui si fa rappresentante, ha esortato il governo a cancellare le nuove misure per tornare al più presto a leggi più severe. Dopo oltre due settimane di proteste incessanti, i cittadini sono riusciti a “battere” il governo e a far abrogare la legge “salva corrotti”. Si attendono gli sviluppi a maggio, attualmente la situazione nel paese è caotica a livello politico.</p>
<p style="text-align: justify;">La reazione del popolo rumeno è la dimostrazione di come ogni individuo, ogni singolo cittadino, può fare la differenza nella lotta contro la corruzione. Nonostante si parli di un paese dove, come già detto all’inizio, la corruzione, per diversi motivi, probabilmente anche storici, è impregnata nella cultura, è considerata normale, quasi legittima, resta, e deve restare una pratica illegale. <strong>Il costo della corruzione è insostenibile e si combatte per combatterla.</strong></p>
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		<title>IL FENOMENO DELLA CORRUZIONE IN EUROPA: GLI OBIETTIVI DEL CRIMINE ORGANIZZATO</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2016 08:40:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rossana Feliciani]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“In tutta l&#8217;UE vi è una disparità di comprensione su come il crimine organizzato utilizzi la corruzione. Solo una manciata di governi hanno prestato attenzione al problema e lo hanno analizzato in profondità (si veda ad esempio Regno Unito). Alcuni Paesi negano la presenza della criminalità organizzata (Cipro) o della corruzione (Lussemburgo) all’interno dei loro confini; altri mancano di studi empirici sul crimine organizzato (Cipro, Malta e Portogallo); in molti altri ancora, tale ricerca è, stata nel migliore dei casi, irregolare e incompleta.” È quanto si legge nel rapporto della Commissione Europea <strong><em>Examining the link between organized crime and corruption</em></strong> (2010), pubblicato <em>dal Center for the Study of Democracy</em>. Lo studio, attraverso l’analisi di dati empirici sulla portata dei due fenomeni negli Stati membri dell&#8217;UE, ha individuato i principali obiettivi delle pratiche corruttive messe in atto dalla criminalità organizzata.</p>
<p style="text-align: justify;"> A causa delle grandi differenze tra le Istituzioni degli Stati membri, le strutture criminali in Europa possono ricorrere a pratiche corruttive in diversi modi. In alcuni paesi (come Italia, Bulgaria e Romania), è il clientelismo politico a creare un sistema verticale di corruzione che investe, dall’alto in basso, tutte le Istituzioni pubbliche: apparati amministrativi, magistratura e forze dell&#8217;ordine. In altri casi invece, sono i politici, i magistrati e i colletti bianchi a formare fitte reti di corruzione, che non si presentano in maniera sistematica ma che sono comuni, a vari gradi di intensità, a quasi tutti gli Stati membri.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel settore pubblico, le forme più diffuse e sistematiche di corruzione mirano principalmente ai politici e ai dipendenti di livello inferiore della polizia e della pubblica amministrazione, sebbene la criminalità organizzata si rivolga anche ad amministrazioni fiscali, regolatori finanziari e ad ogni altro organismo di regolamentazione che possa agevolare le attività criminali.</p>
<p style="text-align: justify;">Riguardo la corruzione nelle Istituzioni politiche, si legge nel rapporto, è soprattutto a livello locale che la corruzione amministrativa e politica colpisce. Episodi di sindaci o consiglieri comunali condannati per reati di mafia e corruzione sono stati riscontrati in tutta Europa. La corruzione politica locale è particolarmente diffusa in regioni economicamente dipendenti dai mercati illegali (ad esempio lungo le frontiere orientali dell&#8217;UE) e dal sommerso (zone turistiche o a forte espansione immobiliare, come Costa del Sol in Spagna).</p>
<p style="text-align: justify;">L’Istituzione più direttamente esposta alla criminalità è la polizia. L’acquisizione di informazioni su indagini, operazioni o concorrenti e l’ottenimento di protezione per le continue attività illegali costituiscono le principali ragioni che spingono il crimine organizzato a corrompere i poliziotti. Inoltre, non sono mancati i casi in cui i poliziotti corrotti diventano direttamente impegnati in attività criminali, specie nella distribuzione di droga e nella prostituzione.</p>
<p style="text-align: justify;">La corruzione non risparmia neanche i funzionari doganali, corrotti dai gruppi criminali per evitare le indagini o per facilitare le frodi doganali. In particolare, la possibilità di ridurre il costo dei dazi si rivela una grande opportunità per i gruppi criminali, soprattutto per il contrabbando di prodotti soggetti ad accisa, come sigarette, alcol, olio e prodotti petroliferi . Sebbene in alcuni Stati membri dell’UE la presenza delle forze dell&#8217;ordine nei dazi doganali (come la Guardia Civile in Spagna, e la Guardia di Finanza in Italia) riduca le possibilità di corruzione dei funzionari doganali, in molti altri Paesi le agenzie doganali sono del tutto sprovviste di reparti interni di indagine, un dato che influenza negativamente le rilevazione di fenomeni corruttivi.</p>
<p style="text-align: justify;">
Oltre alle Istituzioni pubbliche, le reti criminali hanno un interesse particolare anche per il settore privato. Il rapporto ha fornito una lunga lista di pratiche corruttive relative alla produzione e l&#8217;approvvigionamento di merci illegali, dal contrabbando di sigarette da parte dei direttori di fabbrica, alla vendita di veicoli rubati da parte di concessionari di automobili. Attraverso la corruzione di dipendenti di aziende privati, i gruppi criminali hanno l’opportunità di ottenere ricavi significativi, praticare liberamente il riciclaggio di denaro sporco e facilitare le operazioni di mercati illegali.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Appalti e corruzione: il progetto Warning on Crime</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Mar 2016 08:10:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alexandra Komocz]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
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		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando si parla di appalti pubblici, siamo spesso portati a collegare questo argomento a corruzione e criminalità organizzata. I servizi di interesse generale, come scuole, strade e ospedali, tanto per citarne alcuni, svolgono un ruolo fondamentale per la cittadinanza. Ogni anno vengono spesi milioni di euro per procurare alla collettività questi beni e servizi, e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-5150" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/03/Unknown.jpeg" alt="Unknown" width="266" height="189" />Quando si parla di appalti pubblici, siamo spesso portati a collegare questo argomento a corruzione e criminalità organizzata.<br />
I servizi di interesse generale, come scuole, strade e ospedali, tanto per citarne alcuni, svolgono un ruolo fondamentale per la cittadinanza. Ogni anno vengono spesi milioni di euro per procurare alla collettività questi beni e servizi, e spesso le gare di appalto pubblico si tramutano in occasioni d&#8217;oro per mettere in atto un giro di affari fatto di illegalità e corruzione.</p>
<p style="text-align: justify;">La concorrenza sleale che si genera quando questi fenomeni si manifestano nelle gare di appalto, spesso mina la qualità del bene o servizio offerto, e ciò porta inevitabilmente all&#8217;aumento del costo della collettività.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 22 febbraio, presso l&#8217;Università di Torino, sono stati presentati i risultati del <strong>progetto Warning on Crime</strong>, i cui lavori sono iniziati nel marzo 2014.<br />
Questo progetto si è preposto di indagare e rafforzare la conoscenza riguardo alle legislazioni e agli strumenti che i <strong>25 Paesi membri</strong> dell&#8217;Unione Europea analizzati (sono esclusi dalla ricerca Cipro, Belgio e Grecia) possiedono per ostacolare i fenomeni corruttivi negli appalti pubblici.</p>
<p style="text-align: justify;">Dallo studio è emerso che <strong>tutti i sistemi appaltanti</strong> dei Paesi analizzati <strong>presentano vulnerabilità</strong>, ovviamente con diversi gradi di gravità. Risulta inoltre che tra i vari <strong>settori</strong> analizzati, quelli considerati <strong>più a rischio</strong>, nonché quelli che richiedono un maggiore finanziamento rispetto agli altri, <strong>sono costruzione e sanità.<br />
</strong>Questi risultati sono tutt&#8217;altro che positivi se si pensa che ben <strong>un quinto del PIL dell&#8217;Unione viene impiegato nella spesa per beni e servizi di carattere pubblico</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Generale e diffuso livello di corruzione delle istituzioni (sia a livello locale che nazionale), elusivi metodi di manomissione delle procedure di assegnazione degli appalti, assenza di controlli durante la fase di esecuzione del contratto, assenza di autorità specificatamente incaricate del monitoraggio dei lavori sono solamente alcune tra le cause per cui questo fenomeno è ancora così diffuso.</p>
<p style="text-align: justify;">Contrariamente a ciò che tutti siamo portati a pensare, non è l&#8217;assenza di regole il  principale problema di questi fenomeni. Anzi. L&#8217;Italia, ad esempio, possiede un sistema normativo esemplare in materia di appalti ma nonostante ciò, è un Paese dove i fenomeni corruttivi e di mala gestione dell&#8217;esecuzione dei contratti si presentano senza sosta.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante i vari stati membri facciano enormi sforzi per contrastare il fenomeno, senza un framework legale comune a livello europeo sarà difficile riuscire ad ottenere dei forti risultati. Altri aspetti che la ricerca indica come essenziali sono quello del ridurre il processo burocratico e far si che i cittadini stessi si rendano conto dell&#8217;importanza di chiedere di ottenere informazioni più trasparenti riguardo a come vengono spesi i soldi pubblici.</p>
<p style="text-align: justify;">Per maggiori informazioni sul progetto:<br />
<a href="http://www.warningoncrime.eu">http://www.warningoncrime.eu<br />
http://www.warningoncrime.eu/workstreams/<br />
</a></p>
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		<title>Whistleblowing in Europa: c’è ancora molta strada da fare?</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2016/03/whistleblowing-in-europa-ce-ancora-molta-strada-da-fare/</link>
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		<pubDate>Sat, 19 Mar 2016 08:06:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sara Saquella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[Whistleblowing]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<category><![CDATA[protezione]]></category>
		<category><![CDATA[Transparency International]]></category>
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		<category><![CDATA[whistleblowing]]></category>

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		<description><![CDATA[Sì, secondo Transparency International EU. In un post dell’8 Gennaio, la coalizione globale contro la corruzione ha reso noto il proprio pensiero circa l’inadeguatezza delle nuove regole[1] sul whistleblowing nel proteggere opportunamente il personale all’interno del Parlamento Europeo. L’enfasi è sul ruolo cruciale che i cosiddetti “soffiatori di fischietto” giocano nell’identificare la corruzione, aiutando a [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/03/Whistleblowing-in-Europa-Sara-Saquella-19-Marzo-jpeg.jpg"><img class=" size-medium wp-image-5115 alignleft" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/03/Whistleblowing-in-Europa-Sara-Saquella-19-Marzo-jpeg-300x225.jpg" alt="Whistleblowing in Europa - Sara Saquella 19 Marzo jpeg" width="300" height="225" /></a>Sì, secondo Transparency International EU.</p>
<p style="text-align: justify">In un post dell’8 Gennaio, la coalizione globale contro la corruzione ha reso noto il proprio pensiero circa l’inadeguatezza delle nuove regole<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> sul <em>whistleblowing</em> nel proteggere opportunamente il personale all’interno del Parlamento Europeo.</p>
<p style="text-align: justify">L’enfasi è sul ruolo cruciale che i cosiddetti “soffiatori di fischietto” giocano nell’identificare la corruzione, aiutando a far crescere la responsabilità delle Istituzioni e a proteggere l’interesse pubblico.</p>
<p style="text-align: justify">Nonostante ciò, il direttore di <em>Transparency International EU</em>, Carl Dolan, ha affermato che i dipendenti possono ancora andare incontro a ripercussioni quando riportano azioni sbagliate da parte dei loro superiori, trovandosi così in una posizione vulnerabile che non crea adeguati incentivi a richiamare l’attenzione su potenziali irregolarità o attività illecite.</p>
<p style="text-align: justify">Importanza, quella dei <em>whistleblowers </em>all’interno delle Istituzioni europee, che era già stata evidenziata dal mediatore europeo Emily O’Reilly proprio un anno fa, quando con grande rammarico affermava che lo sviluppo dei regolamenti interni alle istituzioni non era ancora stato raggiunto, nonostante fossero state obbligate a farlo a partire dal 1 Gennaio 2014. Nel Marzo 2015 infatti, su 9 istituzioni<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>, soltanto 2 avevano adottato le disposizioni di sicurezza previste. Risultati, quelli rilevati dall’indagine dell’<em>Ombudsman</em>, che restituiscono l’immagine di una protezione per i whistleblowers ancora molto debole all’interno delle Istituzioni europee, soprattutto poi se collegati a quelli dell’Eurobarometro n.397<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a> del Febbraio 2014 in cui il 70% dei cittadini europei si diceva convinto dell’esistenza della corruzione all’interno delle Istituzioni stesse.</p>
<p style="text-align: justify">L’arretratezza europea in materia di <em>whistleblowing</em> si manifesta anche tra gli Stati Membri, che non sembrano avere forti incentivi nel proteggere i soffiatori di fischietto, eccezion fatta per il Regno Unito che già dal 1998 con un <em>Public Interest Disclosure Act</em> protegge quasi tutti gli impiegati del settore pubblico e privato dalle eventuali ritorsioni dell’attività. Un report pubblicato dalla stessa Transparency International nel 2013 evidenziava che soltanto 4 Stati Membri dell’Unione europea possedevano adeguate leggi al riguardo.</p>
<p style="text-align: justify">Nel caso del Parlamento Europeo, l’invito di Transparency International EU è quello di rivedere le regole ed assicurare una protezione consona per tutto il personale, in linea con le <em>best practices</em> europee, come ad esempio quelle sviluppate dal Consiglio d’Europa<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a>.</p>
<p style="text-align: justify">Tutti i collegamenti nelle note a piè di pagina.</p>
<p style="text-align: left"><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a><a href="http://www.transparencyinternational.eu/wp-content/uploads/2016/01/ri_artil22quater_whistleblowing_en.pdf">http://www.transparencyinternational.eu/wp-content/uploads/2016/01/ri_artil22quater_whistleblowing_en.pdf</a></p>
<p style="text-align: justify"><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Parlamento Europeo, Commissione Europea, Consiglio dell’Unione Europea, Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Corte dei Conti Europea, Servizio Europeo per l’azione esterna, Comitato Economico e Sociale Europeo, Comitato delle Regioni e Garante Europeo della protezione dei dati.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> <a href="http://ec.europa.eu/public_opinion/archives/ebs/ebs_397_en.pdf">http://ec.europa.eu/public_opinion/archives/ebs/ebs_397_en.pdf</a></p>
<p style="text-align: justify"><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> <a href="http://www.coe.int/t/dghl/standardsetting/cdcj/CDCJ%20Recommendations/CMRec%282014%297E.pdf">http://www.coe.int/t/dghl/standardsetting/cdcj/CDCJ%20Recommendations/CMRec%282014%297E.pdf</a></p>
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		<title>CORRUZIONE E CRIMINALITA&#8217; ORGANIZZATA IN EUROPA</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2016 11:20:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[criminalità organizzata]]></category>
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		<description><![CDATA[Giorno dopo giorno, in ogni paese dell’Unione Europea, scandali legati alle attività del crimine organizzato occupano le prime pagine dei giornali; tuttavia, sono pochi gli Stati in grado di contrastare efficacemente l’impatto corrosivo della corruzione nel loro sistema politico ed economico. La relazione della Commissione Europea An examination of the link between organized crime and [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Giorno dopo giorno, in ogni paese dell’Unione Europea, scandali legati alle attività del crimine organizzato occupano le prime pagine dei giornali; tuttavia, sono pochi gli Stati in grado di contrastare efficacemente l’impatto corrosivo della corruzione nel loro sistema politico ed economico.<br />
La relazione della Commissione Europea An examination of the link between organized crime and corruption (Bruxelles 2008), si è interrogata sui possibili legami esistenti tra crimine organizzato e corruzione, tentando di individuare i casi in cui la mafia sceglie la corruzione, piuttosto che altri strumenti a sua disposizione – come violenza e minacce –, per raggiungere i suoi obiettivi.</p>
<p>La Commissione ha aperto l’udienza fornendo una definizione esaustiva dei due fenomeni. Corruzione, si legge nel rapporto, è un termine molto ampio usato per descrivere una vasta gamma di comportamenti criminosi. È bene dunque distinguere un’accezione passiva del termine corruzione da un’accezione attiva. La corruzione passiva è definita come l’azione deliberata di un funzionario pubblico che richiede o riceve vantaggi di qualsiasi tipo, per se stesso o per terze parti, in cambio di un suo gesto (o di un mancato gesto) nell’ambito dell’esercizio delle sue funzioni. La corruzione attiva, invece, si definisce come l’azione deliberata di qualcuno che promette o dà vantaggi di qualsiasi tipo a un funzionario pubblico, in cambio di un suo gesto (o di un mancato gesto) nell’ambito dell’esercizio delle sue funzioni.<br />
È invece la UNTOC (UN Convention on Transnational Organised Crime) a fornire una chiara definizione di organizzazione criminale, intesa come un gruppo di tre o più persone che agiscono in concerto con lo scopo di commettere uno o più crimini o reati, al fine di ottenere, direttamente o indirettamente, finanziamenti o altri beni materiali.</p>
<p>La Commissione è poi passata ad analizzare il legame esistente tra criminalità organizzata e corruzione, un legame profondo e consolidato, ma per troppo tempo sottovalutato. Di fatti, si legge nel rapporto, per molti anni mafia e corruzione sono stati analizzati come due fenomeni distinti e sconnessi tra loro, un approccio scorretto che non ha permesso di considerare i vincoli esistenti tra i due mali.<br />
Soltanto nel 1994, ha ricordato la Commissione, le Nazioni Unite hanno riconosciuto nelle minacce della criminalità organizzata un’influenza corruttiva sulle istituzioni politiche, sociali ed economiche, e bisognerà attendere il 1997 prima che anche il Consiglio d’Europa riconosca l’esistenza di un legame tra i due fenomeni, sostenendo che per garantirsi il successo nella lotta alla corruzione, devono essere sempre prese in considerazione possibili connessioni con il crimine organizzato e il riciclaggio di denaro.</p>
<p>Tra le migliori ricerche accademiche recenti, la Commissione ha ricordato uno studio   realizzato nel 2005 che propone due indicatori compositi in grado di valutare entrambi i fenomeni. L’indagine, il cui campione comprende 25 dei 27 stati europei (esclude Lussemburgo e Cipro), ha evidenziato una forte correlazione tra i due indicatori, dimostrando che la relazione tra corruzione e crimine organizzato è di tipo dinamico. Lo studio ha infatti identificato cinque diversi livelli di infiltrazione della criminalità organizzata nelle istituzioni pubbliche ¬– a partire dalle sporadiche manifestazioni di corruzione fino ad arrivare al sequestro di ufficiali pubblici, figure chiave nell’approvazione di leggi o di sentenze giuridiche –, ognuno dei quali necessita di essere contrastato da specifiche misure preventive e repressive.</p>
<p>La criminalità organizzata è oramai un male comune, diffuso in tutta l’Europa; se si vuole affrontare e sconfiggere un simile fenomeno, ha concluso la Commissione, è necessario sviluppare una linea strategia, politica e legislativa, che consideri mafia e corruzione come due facce della stessa medaglia, poiché laddove il crimine organizzato acquisisce una posizione dominante, la corruzione nel settore pubblico è destinata ad aumentare.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Rossana Feliciani</em></p>
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		<title>Protection of whistleblowers</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2015 08:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Favero]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Frederic St-Martin, l’esperto di whistleblowing e consulente presso l’Autorité des marchés financiers si occupa di misurare l’efficacia dell’istituto del whistleblowing con particolare riferimento al Canada, partendo da studi sulle esperienze legislative di Gran Bretagna e Stati Uniti. Della sua attività ce ne siamo già occupati in maniera approfondita: http://anticorruzione.eu/2015/10/misurare-lefficacia-del-whistleblowing/ . Quello di cui invece ci [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Frederic St-Martin, l’esperto di whistleblowing e consulente presso l’Autorité des marchés financiers si occupa di misurare l’efficacia dell’istituto del whistleblowing con particolare riferimento al Canada, partendo da studi sulle esperienze legislative di Gran Bretagna e Stati Uniti. Della sua attività ce ne siamo già occupati in maniera approfondita: <a href="http://anticorruzione.eu/2015/10/misurare-lefficacia-del-whistleblowing/" target="_blank">http://anticorruzione.eu/2015/10/misurare-lefficacia-del-whistleblowing/</a> .</p>
<p style="text-align: justify;">Quello di cui invece ci occuperemo ora riguarda ciò che non viene preso in considerazione nel suo progetto di ricerca “<strong>Measuring the Effectiveness of Canadian Whistleblowing Law</strong>”, (consultabile al link: <a href="http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=2635641" target="_blank">http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=2635641</a>) ma che è un elemento importante. Nello studio non ci sono analisi riguardanti l’efficace protezione del whistleblower, poiché St-Martin crede che essa rimanga una variabile separata dal meccanismo proprio di efficacia dell’atto di whistleblowing.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel paper “<strong>Protection of whistleblowers</strong>” del Consiglio d’Europa (Qui il link: <a href="http://www.coe.int/t/dghl/standardsetting/cdcj/CDCJ%20Recommendations/CMRec%282014%297E.pdf" target="_blank">http://www.coe.int/t/dghl/standardsetting/cdcj/CDCJ%20Recommendations/CMRec%282014%297E.pdf</a>) viene sottolineata ed analizzata l’importanza del whistleblowing e della sua protezione in Europa. Il whistleblowing è un fondamentale aspetto della libertà di espressione e di coscienza ed è importante nella lotta contro la corruzione. Esso deve agire per prevenire danni e scoprire illeciti che altrimenti rimarrebbero nascosti.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni Stati membri europei hanno già leggi che proteggono i whistleblowers e forniscono supporto. E’ importantissimo che i segnalatori siano legalmente protetti quando riportano informazioni alle autorità appropriate. Se le persone di un’azienda si sentissero potenziali whistleblowers, allora, all’interno dell’organizzazione prevarrebbe una cultura in cui è normale segnalare atti illeciti, quindi una cultura dell’integrità ed una gestione dei rischi più responsabile. Riportare l’illegalità non produce solo un effetto positivo per l’organizzazione, ma un effetto positivo per tutta la comunità, ed è anche per questo che la protezione dei segnalatori deve essere garantita. Con la tutela si aumenta l’efficacia dello strumento whistleblowing. Nel paper si afferma che ancora in molti sistemi legali c’è una insufficiente, o del tutto assente, protezione per chi segnala ad un’autorità pubblica. Molte volte capitano anche segnalazioni anonime che, essendo senza nome del segnalante, non vengono prese in considerazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Una legge che protegge i whistleblowers offre una più sicura alternativa al silenzio e rinforza il valore che si cela dietro al canale di reporting dell’illecito.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la Corte Europea dei diritti umani si è espressa a favore del whistleblowing riguardo il diritto della libertà di espressione racchiusa nell’articolo 10 della Convenzione. Nel 2009 la Commissione degli affari legali e dei diritti umani all’Assemblea parlamentare del Consiglio europeo emanò un report in cui veniva richiesto ai singoli paesi membri di fare di più in ambito legislativo. Nel 2010, l’Assemblea adottò la Resolution 1729 invitando gli Stati membri a rivedere le loro leggi in materia di protezione dei whistleblowers, tenendo in mente alcuni principi guida. Allo stesso tempo l’Assemblea dei ministri si occupò di scrivere delle linee guida per quanto riguarda la protezione tenendo conto dei principi dell’Assemblea. Nel 2014 l’Assemblea dei ministri redigeva la Reccomendation CM/Rec 7 per collocare fermamente la protezione dei whistleblowers all’interno della sfera dei principi democratici e salvaguardare il pubblico interesse. Lo scopo era quello di aiutare gli Stati membri a disegnare e sviluppare una struttura che proteggesse i segnalatori attraverso la legge, cucita per ogni sistema nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">La Reccomendation è stata adottata il 30 Aprile 2014. Essa non è solo una dichiarazione di principi (che potete consultarli all’interno del paper “Protection the whistleblower), ma aspira ad essere un pratico uso per i governi, le società civili e gli organi di regolazione.</p>
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		<title>Scandalo Volkswagen. Confronto tra America ed Europa</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2015 07:12:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Favero]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Il tema del whistleblowing riguarda anche, e forse soprattutto, lo scandalo Volkswagen. Non perché qualcuno ha denunciato l’illegalità che si stava compiendo da molto tempo, ma perché nessuno ha detto niente. Come è possibile che nessuno sapeva niente? La mancanza di un whistleblower all’interno di questo grande gruppo lascia, diciamo, sbalorditi. Ma perché il tutto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il tema del <a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/10/images.jpe"><img class="alignleft size-full wp-image-4176" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/10/images.jpe" alt="images" width="225" height="225" /></a>whistleblowing riguarda anche, e forse soprattutto, lo scandalo Volkswagen. Non perché qualcuno ha denunciato l’illegalità che si stava compiendo da molto tempo, ma perché <strong>nessuno ha detto niente</strong>. Come è possibile che <strong>nessuno</strong> sapeva niente? La mancanza di un whistleblower all’interno di questo grande gruppo lascia, diciamo, sbalorditi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma perché il tutto è scoppiato in America e non in Europa? Perché i controlli su consumi dichiarati ed emissioni sono più serrati. Uno dei problemi riguarda la diversità che c’è tra il consumo dichiarato e quello reale, tra le emissioni dichiarate e quelle reali.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo ciò accade grazie al ciclo di omologazione <strong>NEDC</strong> (New European Driving Cycle) che risale agli anni 70 e l’ultimo aggiornamento al 1997. Come funziona? Vengono ripetuti 4 cicli “urbani” (ECE-15 Driving cycle) ad una velocità massima di 50Km/h; ed uno extraurbano (Extra-Urban Driving cycle) alla velocità massima di 120Km/h. A cosa servono questi test? Per valutare i consumi, ma anche le emissioni inquinanti di un autoveicolo. Il ciclo dura 1181 secondi. Prima del test il veicolo viene bagnato per almeno 6 ore ad una temperatura di 20-30°C. Fino al 2000 si permetteva al motore di girare al minimo per almeno 40 secondi e dopo questo lasso di tempo si iniziava il test; ora quando il motore si accende vengono subito effettuati i test e preso il campionamento per le emissioni inquinanti. Il test si esegue su banco a rulli dove la macchina sta ferma e si muove il tapis roulant. Le critiche al sistema riguardano il fatto che sia un modello poco realistico a causa di accelerazioni deboli che cercano di simulare il ciclo urbano ed extraurbano. Dura poco, circa 11Km ed ha una normativa troppo permissiva. Viene visto piuttosto utile per confrontare consumi ed emissioni di diverse vetture (<a href="http://www.unep.org/transport/gfei/autotool/approaches/information/test_cycles.asp" target="_blank">http://www.unep.org/transport/gfei/autotool/approaches/information/test_cycles.asp</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">In America vige l’<strong>FTP-75 </strong>(Federal Test Procedure) che è un sistema più complesso, ferreo, vicino alla realtà, dura di più, vengono percorsi più chilometri ed è più particolareggiato. Vengono fatti 5 test differenti: guida urbana (FTP-75 proper), autostrada (HWFET), alta velocità (SFTP US06), con aria condizionata accesa (SFTP SC03), a basse temperature. Chi certifica i risultati all’Epa (<em>Environmental Protection Agency</em>) sono gli stessi produttori. Può sembrare strano, ma in realtà a sua volta l’Epa analizza nei suoi laboratori alcuni campioni per capire se qualcuno ha dichiarato il falso.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti è stata proprio l’Epa a scoprire il software che permetteva di allineare i parametri richiesti per i veicoli a gasolio solo nel corso dei test, mentre nella realtà le emissioni potevano superare fino a 40 volte quelli dichiarati. (<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/21/volkswagen-maxifrode-sulle-emissioni-ambientali-rischia-multa-da-18-miliardi-di-dollari/2053328/" target="_blank">http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/21/volkswagen-maxifrode-sulle-emissioni-ambientali-rischia-multa-da-18-miliardi-di-dollari/2053328/</a>) In America ci sono molte restrizioni sulle emissioni inquinanti e soprattutto su quelle di ossidi d’azoto (NOx). Fregare il sistema non è semplice, ma quello che il software faceva era proprio riconoscere quando venivano effettuati i controlli, dalle accelerate e dai rilasci, abbattendo proprio le emissioni di ossidi d’azoto. Quello che c’è da dire è che mentre la Volkswagen ha truffato il mercato americano illegalmente; in Europa vengono usate le scorciatoie, o meglio, i buchi derivanti da una normativa non pienamente efficace a favore delle case automobilistiche, ma non proprio dell’ambiente.</p>
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		<title>Commissione Europea e lobby meetings: arriva EU Integrity Watch</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2015/07/commissione-europea-e-lobby-meetings-arriva-eu-integrity-watch/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2015 07:52:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michela Cignarella]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<category><![CDATA[Transparency International]]></category>

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		<description><![CDATA[Transparency International ha lanciato EU Integrity Watch, strumento di monitoraggio che offre una paronamica su incontri con gruppi di interessi della Commissione Europea dal Dicembre 2014. Da come si può leggere oggi su il sito di TI, nell’articolo “Lobby meetings with EU policy-makers dominated by corporate interests” pubblicato da Transparency International Liaison Office to the [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="tw-data-text vk_txt tw-ta tw-text-small" dir="ltr" style="text-align: justify;" data-placeholder="Traduzione"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2014/02/Lobby.jpg"><img class=" size-full wp-image-2781 alignleft" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2014/02/Lobby.jpg" alt="Lobby" width="251" height="187" /></a>Transparency International ha lanciato <strong>EU Integrity Watch</strong>, strumento di monitoraggio che offre una paronamica su incontri con gruppi di interessi della Commissione Europea dal Dicembre 2014. Da come si può leggere oggi su il sito di TI, nell’articolo <strong>“Lobby meetings with EU policy-makers dominated by corporate interests”</strong> pubblicato da Transparency International Liaison Office to the European Union, su 4.318 “lobby meeting” dichiarati più del <strong>75%</strong> sono avvenuti con imprenditori lobbisti, a fronte del: 18%  <span lang="it">con ONG, 4% con gruppi di esperti e 2% con autorità locali. “</span><span lang="it">Le prove degli ultimi sei mesi suggeriscono che esiste un forte legame tra la quantità di denaro speso e il numero di riunioni ottenute” – commenta Daniel Freund di Transparency International UE – “Le organizzazioni con i più grandi ‘lobby budget’ ottengono molti accessi, in particolare sui portafogli finanziari, digitali ed energetici.”</span> I funzionari sono influenzati a tutti i livelli, non solo a quelli alti, e per garantire <span lang="it">l’integrità del processo decisionale dell’UE non basta un registro “volontario” di lobbisti UE, bensì si rende necessario un più accurato archivio pubblico di tutte le riunioni con gruppi di pressione e altri fattori che influenzano le politiche e la legislazione.</span> Infatti, nello studio comparato europeo condotto da TI nel 2014 – <strong>“Lobbying in Europe: Hidden Influence, Privileged Access”</strong>– la Commissione Europea si presenta con un punteggio debole del <strong>53%</strong> riguardo la trasparenza nell’ambito del lobbying, ma al secondo posto rispetto i 19 Paesi EU e le 3 istituzioni (Consiglio dell’Unione europea, Commissione europea e Parlamento europeo) presi in esami.<br />
<strong>L’articolo su TI 24.6.15 al <a href="http://www.transparency.org/news/pressrelease/lobby_meetings_with_eu_policy_makers_dominated_by_corporate_interests" target="_blank">link </a></strong><br />
<strong>Il progetto EU Integrity Watch al <a href="http://www.integritywatch.eu/" target="_blank">link</a></strong><br />
<b>Il report  </b><strong>“Lobbying in Europe: Hidden Influence, Privileged Access” (15.4.15) al <a href="http://www.transparencyinternational.eu/wp-content/uploads/2015/04/Lobbying_web.pdf" target="_blank">link</a> e a riguardo l’articolo su anticorruzione.eu al <a href="http://anticorruzione.eu/2015/04/lattivita-di-lobbying-in-europa/" target="_blank">link </a></strong></p>
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		<title>Ddl Anticorruzione: dall&#8217;Italia all&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Apr 2015 18:21:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Adriano Aquilini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Azione di governo]]></category>
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		<category><![CDATA[Pietro Grasso]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo quasi due anni dall’assegnazione del disegno di legge a firma Pietro Grasso in commissione Giustizia al Senato, il tanto discusso DDL Anticorruzione è stato approvato dall’assemblea di palazzo Madama. Tra le norme previste dal provvedimento ci sarebbero pene più alte in materia di falso in bilancio (differenziate per società quotate e non) e più [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dopo quasi due anni dall’assegnazione del disegno di legge a firma Pietro Grasso in commissione Giustizia al Senato, il tanto discusso DDL Anticorruzione è stato approvato dall’assemblea di palazzo Madama. Tra le norme previste dal provvedimento ci sarebbero pene più alte in materia di falso in bilancio (differenziate per società quotate e non) e più poteri per l’autorità anticorruzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel passaggio in commissione sono state inasprite anche le pene per alcune fattispecie di corruzione: in ambito giudiziario, per induzione, peculato (appropriazione illecita di denaro pubblico) e corruzione propria (corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio). Un emendamento del governo ha portato alla reclusione fino a 26 anni se c&#8217;è l&#8217;aggravante di associazione mafiosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Per i collaboratori di giustizia aumenterà invece lo sconto della pena: da un terzo a due terzi; prevista anche -per chi commette reati di corruzione- l’interdizione da rapporti con la pubblica amministrazione per 5 anni, come nel caso degli appalti pubblici.<br />
L’Autorità nazionale anticorruzione verrà inoltre investita di maggiori poteri e responsabilità e potrà vigilare in modalità indipendente sui contratti degli appalti segretati, al fine di prevenire irregolarità ed eventuali fenomeni corruttivi. Non resta dunque che aspettare la convalida definitiva e l’attuazione delle nuove norme per valutarne la concreta efficacia. È chiaro come l’Italia abbia intrapreso, almeno in linea di principio, la strada della legalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Proviamo dunque ad analizzare sotto il profilo storico contemporaneo e legislativo quali sono stati i principali orientamenti degli altri stati dell’UE. La maggioranza delle nazioni europee hanno da tempo aderito -in materia di trasparenza e corruzione- a due iniziative internazionali, volte a equilibrare e coordinare gli assetti delle varie nazioni: la Convenzione Onu contro la corruzione e il Foia (<em><span style="color: #000000;">Freedom Of Information Act</span></em>), in materia di trasparenza. Il primo è vigente a livello comunitario e funziona come un trattato vincolante multilaterale; il secondo invece, sotto la giurisdizione delle singole nazioni, non è ancora stato adottato dall’Italia nonostante le pressioni dell’opinione pubblica. Esistono anche organi comunitari, come il GRECO (Gruppo di Stati Contro la Corruzione), che si adopera per il rispetto di queste norme ma soprattutto di migliorare la capacità dei suoi componenti di lottare contro la corruzione.</p>
<p style="text-align: justify;">In Europa tale dibattito è da anni al centro di una discussione tanto accesa da incoraggiare i partiti politici a prendere dei provvedimenti. Nel corso degli anni Novanta sono state varate una serie di riforme con l’intento di arginare il fenomeno in modo risolutivo. Le nazioni europee con la legislazione più avanzata da questo punto di vista sono certamente Gran Bretagna, Germania e Danimarca, mentre la maglia nera va ai paesi dell’ex blocco orientale come Bulgaria e Croazia; una felice eccezione alla regola è rappresentata dall’Estonia e dalla Polonia, in netta crescita dal punto di vista della sensibilizzazione su temi come l’anticorruzione e la trasparenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Regno Unito è dotato fin dal diciannovesimo secolo di un codice di condotta per i dipendenti pubblici, nel solco delle tradizioni di <em>open government</em> e <em>rule of law</em>; codice che venne aggiornato -dopo i tagli al settore dell’era Thatcher- nel 1995, grazie alla istituzione del <em>Commitee on Standards in Public Life</em>. La legge anticorruzione, già attiva dal 1906, prevedeva una pena massima per i reati di corruzione (nel settore pubblico) di 2 anni di reclusione, portati a 7 nel 1916.</p>
<p style="text-align: justify;">Recentemente è stato introdotto anche il <em>Bribery Act</em> (in vigore dal 2011), che punta al contrasto strutturale dei fenomeni di corruzione non solo nei casi inerenti agli organismi al servizio del Regno Unito, e che dunque può essere utilizzato anche contro privati cittadini. Questo ordinamento, oltre ad essere stato accolto con favore dalle istituzioni internazionali, riscontra i favori dell’opinione pubblica: nel sondaggio dell’Eurobarometro, la Gran Bretagna risulta essere il quinto paese per la percezione minore del fenomeno corruzione nell’ambito pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">La Germania in quanto Repubblica Federale ha una legislazione che agisce su più livelli. Emblematico in questo senso il percorso del Foia, adottato dal governo tedesco nel 2005 ma già presente in alcuni länder già dalla fine degli anni novanta (ad esempio il Brandeburgo).</p>
<p style="text-align: justify;">La Germania ha istituito l’Ufficio Federale di Polizia per reati economici e di corruzione, che collabora con numerosi soggetti privati, tra cui le Camere di Commercio e Industria e la Camera di Commercio Internazionale. Esiste anche una legislazione specifica (sui “voti espressi”), volta a regolamentare e monitorare eventuali azioni di appoggio parlamentare o di assemblee elettive a frodi fiscali o finanziarie. Secondo il già citato sondaggio di Eurobarometro, la Germania sarebbe dietro di una sola posizione rispetto alla Gran Bretagna.</p>
<p style="text-align: justify;">La Danimarca presenta una situazione ancora diversa: qui il sistema pubblico è straordinariamente ramificato ed efficiente. Secondo la classifica stilata da “<em>Trasparency International</em>”, la Danimarca è la detentrice del primato per integrità morale nel settore pubblico e trasparenza nei confronti della cittadinanza. Nonostante la legislazione appaia molto fragile (secondo lo studio Formez per la PA) e venga spesso implementata con strumenti “rimediali”. Il sistema, basato su principi “generali di mera condotta”, ha dovuto far fronte a specifiche esigenze, che non hanno però minato la sostenibilità del cosiddetto “modello scandinavo” del quale la Danimarca è portatrice.</p>
<p style="text-align: justify;">A occuparsi dei problemi di corruzione sono i soggetti pubblici, come il <em>Rigrevisionen</em>, che collabora quotidianamente con il parlamento danese, e il DANIDA (<em>Danish international development agency</em>) che ha attivato una politica di tolleranza zero per i reati di corruzione: attivando servizi di interazione con la cittadinanza per la segnalazione di situazioni a rischio. L’Agenzia ha inoltre applicato anche una specifica condizione detta di “Inclusione-esclusione” per bloccare qualunque attività intrattenuta con o per mezzo della DANIDA, da soggetti coinvolti in attività di corruzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel sondaggio di Eurobarometro la Danimarca occupa il secondo posto, dietro al Belgio. Anche nel piccolo stato delle Fiandre, sede delle principali istituzioni continentali, vige una legge molto antica (il codice penale risale al 1867), implementato poche volte ma con effetti decisivi: nel 1999 è stata introdotta la Legge 37/1999 (articoli dal 237 al 247), con pene che mutano da sanzioni amministrative a reclusione massima di 10 anni (corruzione attiva di pubblico funzionario). Le attività di controllo sono regolate dall’OCRC (<em>Office central pour la repression de la corruption</em>), che coordina le operazioni dei 27 servizi di polizia giudiziaria dislocati nel paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Da questa breve descrizione sui sistemi e gli organismi anti corruzione messi in campo dai paesi europei più virtuosi, si può evincere come, la lotta alla corruzione sia direttamente connessa a una cultura dell’integrità, presente storicamente nei paesi considerati. E’ per questo che, anche nel nostro paese, si potrà ostacolare il nascere e il proliferarsi di azioni illecite, solo quando faremo nostra la cultura dell’anticorruzione come strumento di progresso civile.</p>
<p style="text-align: left;">Fonti:</p>
<p style="text-align: left;">Il Fatto Quotidiano, Repubblica, Corriere della Sera</p>
<p style="text-align: left;">Convenzione Onu: <a href="http://europa.eu/legislation_summaries/fight_against_fraud/fight_against_corruption/l33300_it.htm"><span style="text-decoration: underline; color: #3366ff;">http://europa.eu/legislation_summaries/fight_against_fraud/fight_against_corruption/l33300_it.htm</span></a></p>
<p style="text-align: left;">Rapporto Formez/PA (fonte per articoli dei vari codici penali tradotti in italiano): <a href="http://focus.formez.it/sites/all/files/volume_2.pdf" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #3366ff; text-decoration: underline;">http://focus.formez.it/sites/all/files/volume_2.pdf</span></span></a></p>
<p style="text-align: left;">Relazione della Commissione Europea dell’unione sulla lotta alla corruzione (include i dati sul sondaggio di eurobarometro): <a href="http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/e-library/documents/policies/organized-crime-and-human-trafficking/corruption/docs/acr_2014_it.pdf" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #3366ff; text-decoration: underline;">http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/e-library/documents/policies/organized-crime-and-human-trafficking/corruption/docs/acr_2014_it.pdf</span></span></a></p>
<p style="text-align: left;">Sul Bribery Act: <a href="http://www.diritto24.ilsole24ore.com/avvocatoAffari/mercatiImpresa/2012/04/bribery-act-2010-corruzione-privata-e-dlgs-n-2312001-.php" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #3366ff; text-decoration: underline;">http://www.diritto24.ilsole24ore.com/avvocatoAffari/mercatiImpresa/2012/04/bribery-act-2010-corruzione-privata-e-dlgs-n-2312001-.php</span></span></a></p>
<p style="text-align: left;">Sul GRECO (in inglese): <a href="http://www.rpcoe.esteri.it/RPCOE/Menu/Accordi+Parziali/Gruppo_Stati_contro_Corruzione_GRECO/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #3366ff; text-decoration: underline;">http://www.rpcoe.esteri.it/RPCOE/Menu/Accordi+Parziali/Gruppo_Stati_contro_Corruzione_GRECO/</span></span></a></p>
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