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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; donne</title>
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		<title>Corruzione e disuguaglianza di genere</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Mar 2016 08:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Frontespezi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Disuguaglianza di genere]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[GRECO]]></category>
		<category><![CDATA[Transparency International]]></category>

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		<description><![CDATA[Pensando alla corruzione, l&#8217;uguaglianza di genere sicuramente non è il primo tema che ci viene in mente. In realtà, come dimostrano numerosi studi, esiste un  legame importante tra le due questioni. Del tema si è occupata la conferenza “Gender Dimensions of Corruption”, organizzata dal Group of States against corruption (GRECO), e svoltasi nel dicembre 2013 [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: justify;"></h4>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft  wp-image-5089" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/03/Genere_18set15.jpg" alt="Genere_18set15" width="306" height="160" />Pensando alla corruzione, l&#8217;uguaglianza di genere sicuramente non è il primo tema che ci viene in mente. In realtà, come dimostrano numerosi studi, esiste un  legame importante tra le due questioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Del tema si è occupata la conferenza “Gender Dimensions of Corruption”, organizzata dal Group of States against corruption (GRECO), e svoltasi nel dicembre 2013 a Praga. Ad essa ha fatto anche seguito un incontro, nell’ambito del quarto Round di Valutazione dello stesso GRECO e tenutosi a Strasburgo nell’ottobre 2015 (per info: <a href="http://www.coe.int/t/dghl/monitoring/greco/Gender/defaultGender_en.asp">link</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso della conferenza sono stati trattati due temi particolarmente rilevanti. Per primo, ci si è occupati del diverso impatto della corruzione a seconda del genere. Risulta infatti che che le donne sono meno tolleranti nei confronti del fenomeno, ma anche più vulnerabili e, malgrado lo avversino particolarmente, quando assistono ad episodi di corruzione, sono in media meno propense degli uomini a denunciarli. Inoltre, il convegno ha affrontato il legame tra partecipazione sociale delle donne e corruzione, affermando che nei paesi in cui c’è una maggiore partecipazione femminile alla vita pubblica vi è anche un minore livello di corruzione. Questo aspetto va considerato con attenzione, e in particolar modo sarebbe errato trarre la conseguenza automatica che  basti incrementare la partecipazione femminile per ridurre la corruzione. Piuttosto, si può affermare che garantire e promuovere l’uguaglianza di genere è un prerequisito per creare certe condizioni “di contorno” utili per contrastare il fenomeno corruttivo. In questo senso,  promuovere la partecipazione delle donne può avere un impatto positivo dove la lotta alla corruzione è già attiva.</p>
<p style="text-align: justify;">In un documento di lavoro pubblicato da Transparency International nel 2010, intitolato “Corruption and Gender in Service Delivery: The Unequal Impacts” (<a href="https://www.ciaonet.org/attachments/17427/uploads">link</a> al testo), viene analizzato il fenomeno, concentrandosi sui paesi sottosviluppati, dove spesso l’erogazione di servizi presumibilmente gratuiti è teatro di episodi di corruzione. In quei contesti, le donne sono verosimilmente più coinvolte degli uomini, sia perché rappresentano la più ampia quota di persone in uno stato di povertà, sia perché la “divisione del lavoro” nelle famiglie molto spesso affida loro l&#8217;onere di accedere a tali servizi, innanzitutto per conto dei figli.</p>
<p style="text-align: justify;">A fronte di una tale maggiore esposizione a questi fenomeni di corruzione, le donne tendono ad essere sotto rappresentate negli impieghi dell&#8217;amministrazione pubblica, escluse dai processi decisionali, e difficoltate ad accedere ad un’adeguata protezione legale per correggere le disparità che subiscono nell’ambito dell’erogazione dei servizi pubblici. Questi squilibri hanno conseguenze particolarmente nefaste.</p>
<p style="text-align: justify;">Affermare l&#8217;esigenza di “uguaglianza di genere” può apparire persino bizzarro, dato che il principio dovrebbe già essere garantito all&#8217;interno di una società che aspiri a definirsi civile. Eppure, in molte parti del mondo neanche così lontane, non è ancora così. In contesti dove la corruzione è dilagante, questo impedisce che le donne possano essere una risorsa essenziale per combatterla.</p>
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		<title>Sex + Corruption = Sextortion</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2016 11:07:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sara Landi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[genere]]></category>

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		<description><![CDATA[Il manifestarsi del fenomeno corruttivo via estorsione sessuale (rinominato “sextortion” dall’ Associazione Internazionale Donne Giudici) non è così ipotetico nè raro. Un report dell’organizzazione Human Rights Watch sostiene che lo sfruttamento sessuale da parte dei soldati in Somalia è “una routine organizzata”. Nello stesso documento alcuni rifugiati in Sierra Leone raccontano che nella loro esperienza, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il manifestarsi del fenomeno corruttivo via estorsione sessuale (rinominato “sextortion” dall’ Associazione Internazionale Donne Giudici) non è così ipotetico nè raro. Un report dell’organizzazione Human Rights Watch sostiene che lo sfruttamento sessuale da parte dei soldati in Somalia è “una routine organizzata”. Nello stesso documento alcuni rifugiati in Sierra Leone raccontano che nella loro esperienza, senza una donna, una sorella o una moglie da offrire ai dipendenti delle ONG, è difficile avere accesso agli aiuti necessari. Secondo <a href="http://issuu.com/transparencyinternational/docs/2010_wp_genderinservicedelivery_en?e=2496456/2858942" target="_blank">Transparency International</a> ciò avviene quando la donna è impossibilitata a pagare mazzette e le vengono dunque richiesti favori di tipo sessuale come ricompensa.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa forma di sfruttamento sessuale ha spesso un effetto di gran lunga più sfavorevole della corruzione via denaro. Non solo l’atto stesso è estremamente violento e costituisce una violazione della dignità e dei diritti umani, ma può portare troppo frequentemente a malattie, rifiuto sociale, perdita di prospettive matrimoniali per la vittima.Proprio in virtù di questo la “sextortion”, termine tanto intraducibile quanto efficace, deve essere riconosciuta, insieme alle altre forme di corruzione che si verificano tramite coercizione sessuale, come una forma di corruzione particolare e devastante, che merita attenzioni speciali e risposte propriamente disegnate.</p>
<p style="text-align: justify;">“La corruzione colpisce più forte le donne”, sostiene Transparency International, che denuncia la situazione del Botswana, riportando una statistica agghiacciante secondo cui il 10% delle studentesse ha avuto rapporti sessuali ottenendo voti più alti dagli insegnanti. Si aggiungono, poi, altre vie per le quali la corruzione interessa le donne attraverso sesso o violenza, spesso praticate da persone che rivestono ruoli di pubblica autorità e sfruttano la paura di denunciare della vittima. Quando si tratta di sfruttamento sessuale, sostiene un leader di rifugiati in Guinea, “le ONG hanno così tanto potere che la comunità non può sfidarli”. I funzionari fanno affidamento sui lunghi tempi di denuncia, sulla possibilità che le donne non siano credute o sulla loro fuga.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fallimento nel riconoscere e dare rilievo a questi fenomeni di esperienza della corruzione di genere rende tardivo l’inizio della lotto agli stupri e alla violenza sessuale, a cui non possono essere applicati i principi validi per la corruzione via denaro. È dunque necessario sviluppare nuovi strumenti: condurre interviste e sondaggi anonimi per creare mappe sul sistema di corruzione sessuale da parte di uffici o organizzazioni; segnalare a fondazioni e governi dove evitare donazioni e finanziamenti per incentivare i gruppi a inasprire i controlli al loro interno. L’obiettivo va raggiunto garantendo l’assistenza alle donne che hanno bisogno di servizi, identificando organizzazioni non corrotte che possano provvedere a tanto. Si potrebbe migliorare, così, la sicurezza e il benessere di molte donne e comunità.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Women empowerment</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jan 2015 06:40:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Piero Massotti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[Etica]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Integrità]]></category>

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		<description><![CDATA[  Dopo la lieta notizia della consegna dell&#8217;Integrity Award, di Transparency International, all&#8217;avvocatessa Thuli Madonsela,   vale la pena chiedersi se questo fatto rilevi, proprio perché conferito ad una donna. Non è un argomento di poco conto se si pensa, ad esempio, alle numerose leggi sulle quote rosa italiane. Il ragionamento parte dallo spunto di autori [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> <a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/01/9gen2015.pdf" target="_blank"><img class="wp-image-1180" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2014/12/pdf-300x200.png" alt="pdf" width="63" height="42" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la lieta notizia della consegna dell&#8217;<a href="http://anticorruzione.eu/2015/01/e-una-donna-sudafricana-il-simbolo-dellintegrita-del-2014/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;">Integrity Award</span></span></a>, di Transparency International, all&#8217;avvocatessa Thuli Madonsela,   vale la pena chiedersi se questo fatto rilevi, proprio perché conferito ad una donna. Non è un argomento di poco conto se si pensa, ad esempio, alle numerose leggi sulle quote rosa italiane. Il ragionamento parte dallo spunto di autori come Dollar et al. [2001] che in «Are women really the &#8220;fairer&#8221; sex?» rilevano che le donne, e soprattutto, i parlamentari donna siano più affidabili ed integre dei loro colleghi maschi in situazioni di potenziale corruzione. Quindi la presenza femminile nei più alti gradi delle strutture gerarchiche ha un&#8217;influenza estremamente positiva, anche sul comportamento dei colleghi maschi perché riescono a trattenerli, disciplinandoli. A questo punto l&#8217;idea degli autori è quella di verificare se ad un incremento della partecipazione femminile è seguita una riduzione della corruzione percepita. Essi suggeriscono che le donne si attestano su standard di comportamenti etici più alti e che siano più attente a ciò che attiene i beni pubblici. Ebbene com&#8217;è la situazione italiana? Essa è composta (<span style="text-decoration: underline; color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.ipu.org/wmn-e/classif.htm" target="_blank">vedi l&#8217;Italia, a riga 30</a></span>) da una componente femminile del 31,43% alla Camera dei deputati ed del 29% al Senato e si classifica trentesima per numero decrescenti di partecipazione femminile nelle istituzioni parlamentari a livello mondiale.  Più recentemente Mungiu-Pippidi [2013], in &#8220;Controlling corruption in the european union&#8221; ,    per le discussioni del Parlamento europeo, hanno interpretato il fatto che: «<em>paesi più corrotti non tendono a pagare meno le donne ma, piuttosto, ne restringono l&#8217;accesso alle posizione di potere</em>». Questi trovano che laddove il privilegio ed il potere sono concentrati nelle mani di pochi, all&#8217;interno di gruppi che gestiscono il controllo agli incarichi pubblici, e ciò fa sì che la società è dominata da favoritismi e corruzione, i gruppi deboli tendono ad essere esclusi, traendone le conclusioni che una bassa presenza femminile in parlamento indichi la presenza di favoritismi. Alla luce del nuovo anno sarebbe di buon auspicio augurarsi un nuovo Presidente della Repubblica che sappia gestire questo argomento, e, perché no, che sia proprio una donna.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Riferimenti bibliografici</strong></p>
<ol>
<li style="text-align: justify;">David Dollar, Raymond Fisman, and Roberta Gatti. Are women really the &#8220;fairer&#8221; sex? corruption and women in government. <em>Journal of Economic Behavior &amp; Organization</em>, 46(4):423-429, 2001.</li>
<li style="text-align: justify;"> Alina Mungiu-Pippidi. The good, the bad and the ugly: Controlling corruption in the european union. <em>Hertie School of Government Policy, Paper for Discussion in the European Parliament</em>. 2013-9 April-63 p, 2013. 1</li>
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		<title>E’ una donna sudafricana il simbolo dell’integrità del 2014</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jan 2015 23:56:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Frontespezi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Estero]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Trasparency International]]></category>

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		<description><![CDATA[L’avvocatessa Thuli Madonsela, public protector del Sud Africa, ha ricevuto lo scorso ottobre l’Integrity Award di Trasparency International, il premio ideato per elogiare la determinazione e il coraggio di chi è impegnato ogni giorno con il proprio lavoro nella lotta alla corruzione, correndo spesso rischi per la propria persona. Tale riconoscimento è stato attribuito, per [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/01/Transparency-International_Gordon-Welters_250-233x3001.jpg"><img class="alignleft  wp-image-1185" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/01/Transparency-International_Gordon-Welters_250-233x3001.jpg" alt="Transparency-International_Gordon-Welters_250-233x300" width="216" height="278" /></a>L’avvocatessa Thuli Madonsela, public protector del Sud Africa, ha ricevuto lo scorso ottobre l’Integrity Award di Trasparency International, il premio ideato per elogiare la determinazione e il coraggio di chi è impegnato ogni giorno con il proprio lavoro nella lotta alla corruzione, correndo spesso rischi per la propria persona. Tale riconoscimento è stato attribuito, per l’anno appena concluso, alla donna che si è rivelata essere la prima combattente del fenomeno corruttivo nel suo paese, avendone indagato tutte le possibili manifestazioni riscontrate ai vari livelli del governo sudafricano, così come scritto da Trasparency International (“She went on to become the country’s top corruption fighter”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il public protector è una delle cariche previste dalla costituzione sudafricana con il compito di difendere la democrazia; la persona che ricopre tale ruolo ha la facoltà di investigare, sulla base di denunce ricevute o di propria iniziativa, in tutti i livelli governativi.<br />
Tra le varie operazioni condotte, Madonsela e il suo team hanno investigato sul presunto abuso di denaro pubblico nella misura di milioni di dollari da parte del presidente sudafricano Zuma per lavori di ristrutturazione della propria residenza personale a Nkandla, invitando lo stesso a restituire gran parte del denaro utilizzato.<br />
Nell’esercizio della sua funzione Madonsela si è rivelata un modello e una fonte di ispirazione, giudicando in modo imparziale e senza timori per la proprio incolumità, nonostante le molteplici pressioni a cui è facilmente soggetto un incarico di tale rilievo, guadagnandosi così il rispetto e l’ammirazione dell’intera società civile.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel discorso che ha tenuto in occasione della tavola rotonda promossa dalla Helen Zuman Foundation nel 2012 (link del report: <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://hsf.org.za/resource-centre/roundtable-series/QRS24Sep_WEB.pdf">http://hsf.org.za/resource-centre/roundtable-series/QRS24Sep_WEB.pdf</a></span></span>),   Madonsela ha sottolineato un punto cruciale dell’analisi dei soggetti coinvolti nell’ambito del fenomeno corruttivo, che non deve tenere in conto solo la posizione del soggetto dotato di potere e che ne abusa per interessi personali; nella forma più diffusa di corruzione, la cosiddetta “mazzetta” sono infatti due le persone ugualmente coinvolte, chi la paga e chi la riceve. E questo tipo di situazione non è tipica solo dei livelli di autorità “elevati”, ma è osservabile quotidianamente in qualsiasi contesto entrino in gioco degli interessi privati. Forte di questa definizione estensiva della dimensione del problema, Madonsela ha condotto il proprio incarico di oppositrice alla corruzione con grande vigore ed in modo radicale, contrastandone ogni tipo di manifestazione ad ogni livello di governo.<br />
Ed è quello che ci auguriamo possano fare tutte le persone che portano avanti questa battaglia.</p>
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