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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; cultura</title>
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		<title>La Corruzione Spuzza ma la passione ci salverà</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jun 2017 08:51:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Clemente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; Solo la passione ci salverà dalla corruzione, e la passione travolgente che unisce le menti verso un obiettivo comune è quella che si è vista a Foggia ieri pomeriggio durante la presentazione del libro La Corruzione Spuzza, scritto da Raffaele Cantone, Presidente ANAC e Francesco Caringella, Magistrato del Consiglio di Stato. &#160; L’evento organizzato [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/06/cantone-caringella.jpg"><img class="  wp-image-5868 aligncenter" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/06/cantone-caringella-195x300.jpg" alt="cantone-caringella" width="270" height="415" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Solo la passione ci salverà dalla corruzione, e la passione travolgente che unisce le menti verso un obiettivo comune è quella che si è vista a Foggia ieri pomeriggio durante la presentazione del libro <em>La Corruzione Spuzza</em>, scritto da Raffaele Cantone, Presidente ANAC e Francesco Caringella, Magistrato del Consiglio di Stato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’evento organizzato dalla sezione foggiana dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati (AIGA) e da Gianni Rotice, Presidente Confindustria Foggia, ha visto la partecipazione di Nichi Vendola, ex Presidente della Regione Puglia, il quale ha aperto la discussione andando alle radici del problema corruzione, risalendo fino alle distorsioni socio-economiche che hanno segnato la nascita dello Stato Italiano, in particolare la mancanza storica di una rivoluzione borghese che ci strappasse del tutto dai legami feudali in nome di un <em>interesse generale, </em>idea che infatti è molto poco sentita nel nostro paese.</p>
<p>La Corruzione prosegue Vendola col suo tipico stile che mescola citazioni e sentimenti in un intreccio capace di catturare il pubblico è il frutto e allo stesso tempo il seme della diseguaglianza, tende a consolidare rapporti di potere e di interessi precostituiti che bloccano l’ascesa sociale e il progresso di un paese. La corruzione si combatte solo ricostruendo il senso della <em>cosa pubblica</em>, il sentimento verso l’interesse generale che solo la passione per la cultura può farci sentire come primario.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Successivamente è intervenuto il coautore del libro, Francesco Caringella<em>, </em>il Magistrato ha sottolineato quanto la corruzione rispetto agli anni 90’ non sia diminuita ma si sia fatta invisibile, diffusa a più livelli, non più centralizzata e per questo più insidiosa.</p>
<p>Quindi la lotta alla corruzione non può essere solo giudiziaria ma deve partire dal modo in cui gestiamo le relazioni sociali più basilari, bisogna contrastare la desertificazione culturale, bisogna far sentire al cittadino l’interesse verso la legalità, interesse che deve essere avvertito come proprio, ed è questo uno degli obiettivi del libro.</p>
<p>Caringella aggiunge che la politica spesso e giustamente colpevolizzata, sentita troppe volte come l’espressione più lampante della corruzione e del privilegio non è il male assoluto, poiché la politica non è altro che espressione e specchio della società, pertanto si deve intervenire dal basso per risolvere il problema alla radice, e l’investimento nella ricerca, nell’istruzione è il metodo a lungo termine più efficace, in quanto persone competenti non hanno bisogno di “vendersi” o di “comprare”, perché sono consapevoli del proprio valore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’evento si è chiuso con un piccolo dibattito tra i relatori, spaziando tra le leggi sugli appalti a questioni etiche e filosofiche, ma la cosa che più emerge e colpisce è la passione civile che ha animato il dibattito, ed è proprio la passione, l’impegno civile quello che ci salverà dalla corruzione e dal malaffare.</p>
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		<title>Sotto la superficie: la corruzione dipende dalla cultura?</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2017 08:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sara Saquella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[CPI]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Tesi]]></category>
		<category><![CDATA[Transparency International]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando si studia un fenomeno non ci si può non imbattere nella ricerca delle sue cause. Come oramai si sa, la corruzione ha una natura multiforme che permette di concentrarsi su aspetti diversi tra loro. Le analisi tradizionali si sono occupate di trovare spiegazioni politiche ed economiche del fenomeno. Chi studia la corruzione lo sa: [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class=" size-medium wp-image-5655 alignleft" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/01/CPI_2016_map-300x177.jpg" alt="CPI_2016_map" width="300" height="177" />Quando si studia un fenomeno non ci si può non imbattere nella ricerca delle sue cause.</p>
<p style="text-align: justify">Come oramai si sa, la corruzione ha una natura multiforme che permette di concentrarsi su aspetti diversi tra loro.</p>
<p style="text-align: justify">Le analisi tradizionali si sono occupate di trovare spiegazioni politiche ed economiche del fenomeno. Chi studia la corruzione lo sa: questa è più contenuta quando il paese considerato è più ricco, vi è democrazia, libertà di stampa ed è garantita l’uguaglianza dei sessi<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>.</p>
<p style="text-align: justify">(Per approfondimenti sulle cause tradizionali della corruzione visitate la nostra sezione “Cause ed effetti”, <a href="http://anticorruzione.eu/abc-della-corruzione/cause-ed-effetti-3/" target="_blank">qui</a>).</p>
<p style="text-align: justify">Guardando le mappe di <em>Transparency International </em>relativamente agli studi del <em>Corruption Perception Index</em><a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>, la distinzione tra paesi più e meno ricchi sembra essere confermata.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia, esistono alcuni paesi che presentano le citate caratteristiche, fanno parte dei più sviluppati al mondo, eppure allo stesso tempo registrano elevati livelli di corruzione. L’Italia è certamente uno di questi.</p>
<p style="text-align: justify">Per questo motivo, il Prof. Borra e la Prof.ssa Castelli hanno creato un nuovo indice che misura l’eccesso di corruzione “registrata” rispetto ai livelli che sarebbero considerati “normali” date le caratteristiche del Paese oggetto di analisi (EPCI).</p>
<p style="text-align: justify">L’Italia si guadagna uno dei colori più scuri, che sta a evidenziare la netta differenza tra i due valori: risultati che portano a chiedersi se le cause tradizionali collegate alla corruzione siano sufficienti per spiegare il fenomeno.</p>
<p style="text-align: justify">Molti studiosi hanno dimostrato l’esistenza di una relazione positiva tra corruzione e cultura. Per farlo, hanno utilizzato diverse caratteristiche ad essa collegabili, come ad esempio il livello di fiducia e cooperazione esistente tra gli abitanti di una determinata popolazione; il loro grado di onestà; la storia del Paese in cui vivono.</p>
<p style="text-align: justify">Io stessa ho condotto una ricerca su questo tema, che è stata il cuore della mia tesi di laurea. In particolare, mi sono concentrata sui comportamenti <em>di gruppo</em> in quanto potrebbero, nel lungo periodo, contribuire a creare proprio una sorta di <em>cultura</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Dal questionario online preparato assieme ad una collega, a cui hanno risposto volontariamente 1658 studenti da tutta l’Italia, è venuto fuori che questi sarebbero più propensi a comportarsi in maniera scorretta quando credono che anche gli altri lo farebbero (o che addirittura lo facciano già) ed hanno una percezione peggiore della loro regione/contesto di riferimento.</p>
<p style="text-align: justify">Un risultato interessante per quanto riguarda le percezioni, che ha confermato precedenti studi (si rimanda al link all’inizio dell’articolo e se ne consigliano di nuovi a piè di pagina<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a>), emerge quando ai rispondenti è stato chiesto <em>cosa</em>, secondo loro, contribuisce maggiormente nel creare una “cultura della corruzione”: al primo posto, con il punteggio più alto, c’è il<em> contesto socio-istituzionale</em>, seguito dall’<em>educazione ricevuta</em> sia dalla famiglia che dal sistema scolastico, la <em>qualità della regolamentazione anticorruzione</em> e l’<em>efficienza del sistema burocratico</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Collegando i risultati si intuisce che le istituzioni potrebbero giocare, lavorando anche “semplicemente” sulle percezioni, un ruolo fondamentale ed efficace nel contrasto alla corruzione.</p>
<p style="text-align: justify">Meritano di essere approfonditi, quando si parla di cultura e Italia, gli studi di Banfield e Putnam, dei quali allego i riferimenti<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a>.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> P. Mauro, <em>Corruption and growth, </em>Quarterly Journal of Economics, 110, 1995.</p>
<ol style="text-align: justify" start="2000">
<li>Treisman, <em>The causes of corruption: a cross-national </em>study, Journal of Public Economics, 76, 2000.</li>
</ol>
<ol style="text-align: justify" start="2003">
<li>Brunetti; B. Weder, <em>A free press is bad news for corruption</em>, Journal of Public Economics, 87, 2003.</li>
</ol>
<ol style="text-align: justify" start="2005">
<li>Svensson, Eight Questions About Corruption, Journal of Economic Perspectives, 2005.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify"><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> L’ultima edizione del CPI è stata pubblicata il 25 gennaio 2017 ed è consultabile sul sito di <em>Transparency International, </em>al <em>link </em><a href="http://www.transparency.org/news/feature/corruption_perceptions_index_2016">http://www.transparency.org/news/feature/corruption_perceptions_index_2016</a> e https://www.transparency.it/cpi-2016-l-italia-guadagna-una-posizione-ma-non-basta/. L’Italia si colloca al 60° posto con un punteggio di 47/100: 3 punti in più rispetto al 2015.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> <em>Special Eurobarometer 397</em>, Corruption, Report, February 2014                                   (<a href="http://ec.europa.eu/public_opinion/index_en.htm">http://ec.europa.eu/public_opinion/index_en.htm</a>).</p>
<p style="text-align: justify"><em>Global Corruption Barometer </em>(GCB) <em>Report</em> – Transparency International website.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> E. Banfield, <em>Le basi morali di una società arretrata,</em> Il Mulino, 1976.</p>
<ol style="text-align: justify" start="1993">
<li>Putnam,<em> Making Democracy Work: Civic Tradition in Modern Italy</em>, Princeton University Press. Princeton, 1993.</li>
</ol>
<ol style="text-align: justify" start="2004">
<li>Putnam<em>, Capitale sociale e individualismo</em>, il Mulino, Bologna, 2004.</li>
</ol>
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		<title>Importare la corruzione da oltreoceano: evasione fiscale negli Stati Uniti</title>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2016 07:33:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carlotta Moiso]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Corruption Perception Index]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[evasione]]></category>
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		<category><![CDATA[USA]]></category>

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		<description><![CDATA[Girovagando per il web alla ricerca di studi interessanti e di ispirazione sul tema della corruzione, mi sono imbattuta in un paper intitolato “Importing Corruption Culture From Overseas: Evidence From Corporate Tax Evasion In The United States” di Jason DeBacker (Office of Tax Analysis, U.S. Department of the Treasury, United States), Bradley T. Heim, Anh [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/05/479203-Tax-1355350903-280-640x480.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5377" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/05/479203-Tax-1355350903-280-640x480-300x225.jpg" alt="479203-Tax-1355350903-280-640x480" width="300" height="225" /></a>Girovagando per il web alla ricerca di studi interessanti e di ispirazione sul tema della corruzione, mi sono imbattuta in un paper intitolato “<em>Importing Corruption Culture From Overseas: Evidence From Corporate Tax Evasion In The United States</em>” di Jason DeBacker (<em>Office of Tax Analysis, U.S. Department of the Treasury, United States</em>), Bradley T. Heim, Anh Tran (<em>School of Public and Environmental Affairs, Indiana University, United States</em>) pubblicato nel <em>Journal of Financial Economic </em>nel 2015.</p>
<p>Questi economisti hanno notato che una grande frazione di società controllate da stranieri negli Stati Uniti paga poche tasse sul reddito, se non nessuna (<em>U.S. Government Accountability Office(GAO),2008</em>). La letteratura suggerisce che questo fatto può scaturire sia da una legale evasione fiscale sia da una illegale.</p>
<p>DeBackera, Heim and Tranb hanno ipotizzato che che le società controllate da stranieri provenienti da paesi con alti livelli di corruzione evadono le tasse con maggiore probabilità</p>
<p>Per verificare una tale ipotesi, si sono avvalsi di dati riguardanti più di 25 mila verifiche dei conti condotte <em>dall’ </em><em>Internal Revenue Service</em> (IRS) su società possedute da stranieri tra il 1996 e il 2007. L&#8217;evasione fiscale di società di proprietà straniera costituisce un esperimento naturale in quanto riguarda imprese con diverse norme culturali che condividono il medesimo <em>framework</em> legale. Ciò ha permesso loro di stimare l’influenza di norme culturali sulla corruzione del paese di provenienza del proprietario dell’azienda sul comportamento di evasione fiscale.</p>
<p>Come misura dell’evasione fiscale è stato usato il rapporto tra il deficit di tasse sul reddito aziendale totale, mentre le norme di corruzione del paese di provenienza del proprietario dell’azienda sono state rappresentate tramite il <em>Corruption Perception Index</em> (CPI) di <em>Transparency International</em>. Data la rilevanza della dimensione aziendale, lo studio è stato condotto su campioni di imprese con dimensioni diverse. Sono infine stati usati controlli per altri elementi rilevanti come, ad esempio, il Prodotto Interno Lordo pro-capite del paese di provenienza, le relazioni di commercio, la distanza dagli Stati Uniti, il reddito netto aziendale ed effetti paese fissi.</p>
<p>I risultati dello studio hanno portato alla conferma di quanto gli autori suggerivano:</p>
<ul>
<li>Le norme culturali di paesi con alto livello di corruzione sono fortemente associate con una maggiore evasione fiscale tra le piccole e medie imprese.</li>
<li>All’aumentare della dimensione aziendale, l’effetto delle norme culturali si attenua, a supporto della teoria che imprese più grandi attenuano l’influenza di abitudini individuali.</li>
<li>Le norme di corruzione hanno un effetto particolarmente forte sull’evasione fiscale quando l’impresa è una multinazionale oppure il proprietario proviene da un paradiso fiscale.</li>
<li>Le nuove norme in tema di evasione fiscale implementate nel periodo in considerazione hanno portato ad un significativo decremento dell’evasione fiscale tra le imprese a controllo straniero, ma sono state meno efficaci tra le imprese il cui proprietario proviene da paesi ad alto livello di corruzione.</li>
</ul>
<p>Questo articolo è un’ulteriore dimostrazione dell’importanza di aspetti culturali per la comprensione del fenomeno della corruzione. Tale consapevolezza è estremamente importante al fine dello sviluppo di efficaci ed efficienti politiche mirate a combattere questo male.</p>
<p><a href="http://anticorruzione.eu/2016/05/importing-corruption-culture-from-overseas-evidence-from-corporate-tax-evasion-in-the-united-states/" target="_blank">Versione in lingua inglese</a></p>
<p>Paper:</p>
<p>DeBacker, Jason, Bradley T. Heim, and Anh Tran. &#8220;Importing corruption culture from overseas: Evidence from corporate tax evasion in the United States.&#8221;<em>Journal of Financial Economics</em> 117.1 (2015): 122-138.</p>
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		<title>Intervista al Procuratore Francesco Dall&#8217;Olio</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2016/04/intervista-al-procuratore-francesco-dallolio/</link>
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		<pubDate>Wed, 13 Apr 2016 14:02:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Etica]]></category>
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		<category><![CDATA[Francesco Dall'Olio]]></category>
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		<description><![CDATA[A cura di Alexandra Komocz e Letizia Pittiglio Francesco Dall’Olio, sostituto Procuratore della Repubblica, è stato tra i docenti che hanno aperto la prima settimana di lezioni del neonato Master in Anticorruzione dell’Università di Tor Vergata. Il tema sul quale questo primo modulo di lezioni è stato incentrato è quello del quadro normativo ed economico [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>A cura di Alexandra Komocz e Letizia Pittiglio</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Francesco Dall’Olio, sostituto Procuratore della Repubblica, è stato tra i docenti che hanno aperto la prima settimana di lezioni del neonato <a href="http://www.masteranticorruzione.it" target="_blank">Master in Anticorruzione</a> dell’Università di Tor Vergata. Il tema sul quale questo primo modulo di lezioni è stato incentrato è quello del quadro normativo ed economico italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Dall’Olio si è soffermato sul contesto penale, sulla funzione preventiva della legge 231/2001 e dell’ANAC, sulla funzione repressiva delle nuove ipotesi di reato introdotte dalla legge 190/2012, ma in particolar modo sull’assenza e l’esigenza di una funzione formativa per l’affermazione del concetto di “interesse nazionale”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Procuratore Dall’Olio, si è reso disponibile a rispondere ad alcune questioni che gli abbiamo posto. Di seguito l’intervista.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Spesso si parla di cambiamento culturale come necessità per formare una cultura della prevenzione. Secondo lei, in Italia, quanto siamo lontani da questo cambiamento?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tanto. Siamo ancora lontani. Il mio è un punto di vista patologico: quando mi occupo di questi fenomeni sono già successi. La mia visione è pessimistica però oggettivamente siamo lontani. D&#8217;altra parte se a distanza di 25 anni da “Mani pulite” si verifica un fenomeno della portata di “Mafia capitale”, beh, insomma, non so quanti passi avanti abbiamo fatto oggettivamente.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Nessuna legge penale ha mai sconfitto un reato, dunque il livello di prevenzione non sembra essere sufficiente. Quali potrebbero essere gli strumenti da adottare per aumentare tale livello affinché si raggiunga qualcosa di concreto?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Durante la lezione del Master ho fatto il parallelo tra la prevenzione a livello giudiziario, normativo, repressivo, che è una prevenzione, a dire il vero, solo apparente e che in realtà , il più delle volte, è una repressione anticipata.</p>
<p style="text-align: justify;">Per far luce sul concetto di prevenzione, bisogna fare un parallelo con la medicina: quello che fa il Ministero della Salute o gli stessi medici in tema di prevenzione, è informare un soggetto sano, non ancora malato. Al soggetto malato proponi una terapia, una cura ex post. La prevenzione, invece, deve essere adottata sul soggetto sano al fine di evitare la malattia e dunque lo informi mettendolo in guardia sul tipo di patologie in cui può incorrere se non prende alcune precauzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Se si trasla questo concetto nel campo della socialità, delle PA e della corruzione, ci si trova di fronte alla necessità di un cambiamento di mentalità delle persone. Da una parte tramite l&#8217;esempio della &#8220;repressione&#8221; giudiziaria, tale per cui si vede che i processi si fanno, che le condanne arrivano, che la gente sconta le pene, e quindi ci si rende effettivamente conto che le cose possono portare a delle conseguenze serie. Dall&#8217;altra parte, bisogna fare in modo che le azioni che un soggetto commette, siano viste dagli altri in maniera negativa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è qui che si pone la necessità di introdurre una <strong><em>shame culture</em>, </strong>cioè una<strong> cultura della vergogna</strong>. È quello che avviene nei paesi anglosassoni, in tema di pagamento delle imposte; in un paese come l&#8217;America, tanto per fare un esempio che sia alla portata di tutti, colui che evade le tasse è visto come un attentatore, come colui che va contro l&#8217;interesse nazionale. Questo concetto di<strong> interesse nazionale</strong> è nel nostro paese totalmente sconosciuto. Per cui bisognerebbe instaurare, più che una cultura della legalità, una cultura della responsabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>A questo proposito, avevo letto recentemente, un articolo che diceva: <em>&#8220;Io sono responsabile, e voglio esserlo. Questo dovrebbe annunciare un manifesto di intenti contro la corruzione”.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">E così dovrebbe essere! Le responsabilità non se le vuole prendere quasi mai nessuno.<br />
E in tale senso voglio evidenziare che, la responsabilità di cui parliamo, non è quella successiva all&#8217;atto, non è la conseguenza: si è responsabili penalmente, civilmente o in via amministrativa. Ma in questo caso parlo di <strong>responsabilità come principio informatore dell&#8217;azione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma nel nostro sistema esistono degli strumenti giuridici capaci di far leva su questa responsabilità di cui parliamo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Gli strumenti giuridici ovviamente ci sono. Per le società c&#8217;è la legge 231 che un po&#8217; l&#8217;antesignano di questa riforma della legge 190 del 2012. La 231 del 2001 prevede i modelli organizzativi, prevede l&#8217;illecito amministrativo come reato (se l&#8217;amministratore della società commette uno di questi reati, tra cui quello di corruzione e la società non dimostra di aver messo in piedi un modello organizzativo che tenda ad impedire questi eventi, allora ne risponde a livello di illecito amministrativo). Per le persone fisiche, ci sono le norme del codice penale, ma ancor prima vi era la legge 150 del 2009 e la legge Brunetta in tema di trasparenza. Gli strumenti per responsabilizzare ci sono, solo che è una responsabilità dell&#8217;evento, nel senso che sei responsabile di questo, una volta accaduto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il concetto che noi dovremmo cercare di far passare, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni, è un concetto di responsabilità intesa in senso soggettivistico. &#8220;Io sono responsabile&#8221; e cioè mi faccio carico <em>ex ante</em>, non <em>ex post</em>, di un risultato. Me ne faccio carico perchè interessa anche me.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel nostro paese, tendiamo a guardare al nostro fazzoletto di terra, senza preoccuparci degli altri. Mi pare ci sia un determina dell&#8217;ANAC che prevede l&#8217;estensione di tutti gli adempimenti sulla trasparenza anche a soggetti privati che, però, hanno a che fare col pubblico. Una serie di adempimenti spaventosi per certi versi, che però sono sempre tesi ad impedire il verificarsi dell&#8217;evento. Invece quello che noi vorremmo riuscire a fare, è far si che si modifichi l&#8217;atteggiamento culturale a tal punto che nemmeno l&#8217;azione diventi possibile. L&#8217;evento è una conseguenza. Se modifichi il modo di pensare delle persone si può fare in modo che ci sia l&#8217;impossibilità di pensare di porre in essere una determinata azione che poi, necessariamente, conduce all&#8217;evento correttivo e al danno.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci vuole un&#8217;azione quotidiana ma non soltanto teorica, bensì pratica. La gente deve vedere, ad esempio, che i propri miti prendano le distanze se fai delle azioni vergognose. Purtroppo questo tipo di rivoluzioni passano necessariamente, anche, attraverso persone che hanno una certa visibilità ed un certo seguito. Forse avere un esempio valido può essere molto utile, altrimenti è difficile andare in giro porta a porta a vendere il concetto di responsabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Fino a non tanto tempo fa, sin dalle scuole elementari veniva insegnata l’educazione civica, che ora invece è stata soppressa. Pensa che questo sia un cambiamento negativo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong>Questa è una cosa incredibile, perché benché tu sia molto più giovane di me, siamo accomunati dal fatto che nel corso degli studi abbiamo fatto educazione civica. I principi che venivano evidenziati ed insegnati erano considerati come principi di cui andare orgogliosi. Ma il fatto che un ragazzino di 7-8 anni li conosca lo mette nella posizione di conoscere i propri diritti. Se tu gli dici che la libertà personale è inviolabile, anche se a casa ha un padre violento capirà ciò che è giusto e ciò che non lo è. Essere fin troppo tolleranti anche nei confronti della violazione di certi principi è sbagliato. La nostra Costituzione è basata sui valori della resistenza e dell&#8217;antifascismo; se conosci questi valori, di contro, saprai riconoscere che gli altri sono dei controvalori.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei, nelle lezioni tenute presso il Master, ha anche parlato di autoriciclaggio, un </strong><strong>reato introdotto da poco nel nostro ordinamento e che suscita un po&#8217; di critiche. Quali sono da un punto di vista più esperto i punti critici?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;autoriciclaggio è il riciclaggio di denaro di provenienza illecita, compiuto dalla stessa persona che ha ottenuto tale denaro in maniera illecita.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;<strong>articolo 648-ter.1,</strong> introdotto dalla <strong>legge 186/2014</strong>, incrimina chiunque <em>&#8220;avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo, impiega, sostituisce, trasferisce, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dalla commissione di tale delitto, in modo da ostacolare concretamente l&#8217;identificazione della loro provenienza delittuosa.&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;">Dico la franca verità, da quando è stato introdotto, non mi è mai capitato di contestarlo. Certo, è una norma che nasce sull&#8217;onda della necessità di andare a colpire anche questa attività che era oggetto della precedente norma sul riciclaggio. Soltanto che nel riciclaggio, il presupposto era il non aver concorso a commettere il reato, per cui c&#8217;era un vuoto normativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Le norme sono strumenti, più le si adoperano e più ci si rende conto se funzionano bene o se ci sono dei punti da cambiare. Non avendo un’esperienza diretta con questa norma in particolare, non posso dire se, per come è stata formulata, essa abbia dei punti di debolezza. Bisognerebbe rifarsi alla dottrina, vedere se c’è una giurisprudenza e approfondire lo studio a livello statistico a seconda dei casi.<br />
Per ora, non c’è molto riscontro nella pratica riguardo questo tema.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;">Non ci resta che concludere ringraziando il procuratore Dall’Olio per la sua disponibilità e ricordando che una cultura della legalità sia fondamentale per innescare un processo di cambiamento culturale.</p>
<p style="text-align: center;">Come diceva Giovanni Falcone:<br />
<strong>“Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri”.</strong></p>
<p style="text-align: center;">
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Scandalo Volkswagen: &#8220;mele marce&#8221; o corporate culture?</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Oct 2015 09:52:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgia Filippucci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Controlli, audit e compliance]]></category>
		<category><![CDATA[Berlino]]></category>
		<category><![CDATA[business]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Etica]]></category>
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		<category><![CDATA[Integrità]]></category>
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		<category><![CDATA[trasparenza]]></category>
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		<description><![CDATA[Berlino. 23 Settembre 2015. L’aria è tesa per via dello scandalo appena dilagato della Volksvagen. Come tutti i mercoledì, vado alla lezione di Human Resources nell’università che sto frequentando qui a Berlino. È una delle prime lezioni per cui devo ancora cogliere il senso della materia. E sono molto sorpresa quando, all’inizio della lezione, il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Berlino. 23 Settembre 2015. L’aria è tesa per via dello scandalo appena dilagato della Volksvagen. Come tutti i mercoledì, vado alla lezione di Human Resources nell’università che sto frequentando qui a Berlino. È una delle prime lezioni per cui devo ancora cogliere il senso della materia. E sono molto sorpresa quando, all’inizio della lezione, il Professore proietta il video di scuse dell’amministratore delegato della Volkswagen, Martin Winterkorn.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel mentre, prendo qualche appunto random sul mio quaderno:</p>
<p style="text-align: justify;">“Trasparenza – dobbiamo spiegazioni  ai consumatori, al pubblico, agli impiegati ed agli stakeholders – fiducia nel marchio, nelle macchine, nella tecnologia – riconquistare la fiducia passo dopo passo – <em>il team non se lo merita</em> – apertura e trasparenza”;<br />
e ancora: “l’onestà e il lavoro duro di molti sono messi in discussione da una terribile condotta di pochi”.<br />
Benissimo. “Pare che HR mi darà spunti interessanti su cui riflettere in tema di trasparenza ed integrità” penso.</p>
<p style="text-align: justify;">Come è possibile che avvengano certe cose?<br />
È socialmente accettabile? Sicuramente no.<br />
E all’interno dell’impresa? Dipende.<br />
Da cosa? Questo è il punto.</p>
<p style="text-align: justify;">È davvero possibile che uno scandalo del genere dipenda da “poche mele marce”? Se anche cosi fosse, è possibile che nessuno abbia esternato la cosa all’autorità o abbia impedito l’azione di questi pochi da subito?</p>
<p style="text-align: justify;">No. Non credo la colpa possa essere attribuita ad un numero ristretto di persone. Per essere chiari, può anche essere che siano state le “mele marce” a manomettere i test. Ma il verme non sta tanto nelle persone quanto nella cultura dell’organizzazione, nella <em>corporate culture</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">La cultura di un’organizzazione influenza il <em>come</em> e il <em>perché</em> i lavoratori fanno ciò che fanno. Gli individui tipicamente si adattano e conformano le proprie azioni rispetto ai valori messi in evidenza dalla cultura. Trovano legittimazione e giustificazione in essa. La usano come scudo e protezione. Un po’ per paura, un po’ per inclinazione. E l’integrità dove va a finire?</p>
<p style="text-align: justify;">Respirare aria malsana fa comportare in modo sporco. Respirare aria salubre fa comportare in modo etico.</p>
<p style="text-align: justify;">E la cultura è a sua volta influenzata dalla cultura nazionale, dalla cultura dell’industria e del settore, dalla cultura dei top managers.</p>
<p style="text-align: justify;">Diciamo anche che non mi sarebbe piaciuto essere a capo dell’HR della Volkswagen in quei giorni.<br />
Al momento della selezione e del reclutamento, è possibile riconoscere una persona etica da una che invece non lo è? Come si può avere la certezza di trovarsi di fronte ad una persona che può effettivamente rispecchiare gli interessi dell’azienda, nei comportamenti, nei pensieri, nelle responsabilità, facendosi portatore dei valori di impresa? Si può trasmettere efficacemente l’insegnamento per cui il concetto di <em>Triple Bottom Line ( </em>non solo <em>Profitti</em> ma anche <em>Persone</em> e <em>Pianeta</em>) non è solo un qualcosa di astratto ma va davvero tenuto in considerazione?</p>
<p style="text-align: justify;">Interviste più specifiche e dettagliate; analisi psicologiche; proposizione di casi aziendali per valutare e misurare il grado di reazione a casi di corruzione, in assenza di trasparenza; la creazione di un codice di condotta alla base di tutto; l’introduzione di un sistema di ricompense e punizioni; un’<em>hotline</em> anonima per potenziali <em>whistlebowers</em>; l’introduzione di un sistema di formazione ed educazione per i nuovi entrati ma anche per coloro che già fanno parte dell’impresa, in modo da essere certi che non si scordino mai quali sono i valori trainanti della stessa: tutti devono avere chiara la visione della cultura che è stata costruita nel tempo e gli standard di eticità che dovrebbero modellare i loro comportamenti <em>per </em>l’organizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste tra le mie risposte.</p>
<p style="text-align: justify;">No, le Risorse Umane non hanno un ruolo da poco in questi casi. Ed era una cosa a cui non avevo mai veramente pensato. Può l’HR essere un primo effettivo filtro, una protezione per le “mele marce”?</p>
<p style="text-align: justify;">È una sfida che mi piacerebbe molto intraprendere: cultura, etica, business.</p>
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