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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; CPI</title>
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		<title>Aggiornamento CPI: giusto gridare vittoria?</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2017/03/corruption-perception-italy-index-human-development/</link>
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		<pubDate>Sat, 18 Mar 2017 08:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Caggiano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Anticorruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Corruption Perception Index]]></category>
		<category><![CDATA[CPI]]></category>
		<category><![CDATA[HDI]]></category>
		<category><![CDATA[transparency]]></category>

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		<description><![CDATA[Dando un’occhiata alla nuova classifica rilasciata da Transparency International possiamo notare che l’Italia rispetto ai dati del 2016, ha modificato la propria posizione passando dal 63esimo al 60esimo posto. La classifica si basa sul Corruption Perception Index, un indicatore statistico molto popolare il quale attraverso sondaggi d’opinione e valutazioni di esperti riesce a stimare il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dando un’occhiata alla nuova classifica rilasciata da Transparency International possiamo notare che l’Italia rispetto ai dati del 2016, ha modificato la propria posizione passando dal 63esimo al 60esimo posto.<br />
La classifica si basa sul Corruption Perception Index, un indicatore statistico molto popolare il quale attraverso sondaggi d’opinione e valutazioni di esperti riesce a stimare il livello di percezione della corruzione all’interno di una determinata nazione. Un indice statistico che negli anni (dal 1995 in poi) ha assunto una importante rilevanza nell’ambito delle scienze sociali ed economiche.<br />
La classifica ha assunto valore sia livello politico che mediatico, molte sono state le testate giornalistiche che ne hanno parlato, ancora di più sono stati i politici che hanno utilizzato la classifica come mezzo di propaganda per annunciare la “vittoria” della politica sulla corruzione. Ricordiamo che comunque il dato stilato nonostante sia positivo è comunque uno dei più bassi di Europa insieme a Grecia e Bulgaria.<br />
Ma è giusto paragonare un paese come il nostro considerato sviluppato e con molte più risorse per combattere la corruzione rispetto a Bulgaria e Nigeria?<br />
Siamo sicuri che il CPI, per quanto efficace, possa essere misura veritiera del comportamento dei governi nei confronti della corruzione?</p>
<p>Questo indice infatti comprende tutti i paesi del mondo, non considerando la situazione economico sociale e includendo esclusivamente i dati raccolti sulla corruzione. Ovviamente, per fare un esempio, possiamo affermare che nel paragonare Zimbabwe con Germania abbiamo una “lieve” discrepanza di risorse, infrastrutture e possibilità a vantaggio della seconda.<br />
Se si volesse utilizzare l’indice come indicatore dell’efficienza del governo nella lotta alla corruzione, esso andrebbe corretto in modo tale da garantire una situazione di equità che renda il paragone tra le due nazioni sopraccitate possibile.<br />
A questo punto un’altra questione è necessaria: come facciamo a capire lo sviluppo di due paesi?<br />
La soluzione sta nell’utilizzare un altro indice: HDI.<br />
HDI sta per Human Development Index il quale unisce fattori economici a fattori sociali, come l’aspettativa di vita o il tasso di alfabetizzazione, per valutare la qualità della vita negli stati membri dell’ONU.<br />
<a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/03/articolocpi.png"><img class="  alignleft wp-image-5714" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/03/articolocpi-300x218.png" alt="articolocpi" width="362" height="263" /></a><br />
Provando ad unire i due indici in un unico grafico otteniamo:<br />
i rombi blu identificano i valori attuali del corruption perception index, ovvero con un indice di sviluppo umano variabile. Mentre la linea rossa identifica il valore atteso di CPI dato un determinato HDI. Va a significare che: la distanza che c’è tra un punto e la linea evidenzia i valori stimati e rappresenta le nostre aspettative di CPI dato un HDI.<br />
Interpretando i dati potremmo dire che al di sotto della linea rossa (fitted values) ci aspetteremo un CPI più alto per le potenzialità del paese, al di sopra della linea invece abbiamo i paesi che stanno ribaltando le nostre aspettative, agendo in maniera migliore rispetto al quello che il loro indice di sviluppo umano farebbe pensare.<br />
Se prendiamo queste differenze con il fitted value e le standardizziamo otteniamo un nuovo indice che potremmo chiamare: Excess corruption perceived index. Correggendo le differenze date dallo sviluppo del paese ogni paragone potrà essere fatto in maniera più equa.<br />
<a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/03/articolohdi.jpg"><img class="  wp-image-5715 alignleft" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/03/articolohdi-300x219.jpg" alt="articolohdi" width="333" height="243" /></a><br />
I paesi al livello zero agiscono secondo le proprie potenzialità. I paesi al di sotto dello zero, agiscono in maniera minore rispetto a quelle che sono le aspettative e la loro capacità.<br />
Al di sopra abbiamo i paesi che hanno comportamenti nel contrasto della corruzione maggiore rispetto a quelle che sono le proprie potenzialità. E’ il caso della Danimarca e degli altri paesi scandinavi ma anche della sorpresa Bhutan che si colloca in cima al grafico. Paragonando ECPI con Il CPI scopriamo che il Bhutan, che in questo grafico spicca notevolmente, secondo il CPI è al 65esimo posto vicinissimo all’Italia (60esimo). Occupano però due posizioni completamente opposte per quanto riguarda l’HDI: 136esimo Bhutan, 27esima Italia. Tramite questa analisi viene evidenziato ancor di più l’impegno di questo paese nella lotta alla corruzione.<br />
Risalta, infondo a destra, la posizione dell’Italia, che, nonostante l’elevato grado di sviluppo umano, si ritrova in una situazione di profonda inefficienza. Addirittura il peggiore in Europa.<br />
In conclusione il miglioramento è in linea con il trend degli anni precedenti . Ma la vittoria che tanto viene sbandierata forse andrebbe ridimensionata per evitare che diventi illusoria.</p>
<p>Si sta camminando, quando in realtà si potrebbe correre.</p>
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		<title>Sotto la superficie: la corruzione dipende dalla cultura?</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2017/01/sotto-la-superficie-la-corruzione-dipende-dalla-cultura/</link>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2017 08:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sara Saquella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[CPI]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Tesi]]></category>
		<category><![CDATA[Transparency International]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando si studia un fenomeno non ci si può non imbattere nella ricerca delle sue cause. Come oramai si sa, la corruzione ha una natura multiforme che permette di concentrarsi su aspetti diversi tra loro. Le analisi tradizionali si sono occupate di trovare spiegazioni politiche ed economiche del fenomeno. Chi studia la corruzione lo sa: [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class=" size-medium wp-image-5655 alignleft" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/01/CPI_2016_map-300x177.jpg" alt="CPI_2016_map" width="300" height="177" />Quando si studia un fenomeno non ci si può non imbattere nella ricerca delle sue cause.</p>
<p style="text-align: justify">Come oramai si sa, la corruzione ha una natura multiforme che permette di concentrarsi su aspetti diversi tra loro.</p>
<p style="text-align: justify">Le analisi tradizionali si sono occupate di trovare spiegazioni politiche ed economiche del fenomeno. Chi studia la corruzione lo sa: questa è più contenuta quando il paese considerato è più ricco, vi è democrazia, libertà di stampa ed è garantita l’uguaglianza dei sessi<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>.</p>
<p style="text-align: justify">(Per approfondimenti sulle cause tradizionali della corruzione visitate la nostra sezione “Cause ed effetti”, <a href="http://anticorruzione.eu/abc-della-corruzione/cause-ed-effetti-3/" target="_blank">qui</a>).</p>
<p style="text-align: justify">Guardando le mappe di <em>Transparency International </em>relativamente agli studi del <em>Corruption Perception Index</em><a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>, la distinzione tra paesi più e meno ricchi sembra essere confermata.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia, esistono alcuni paesi che presentano le citate caratteristiche, fanno parte dei più sviluppati al mondo, eppure allo stesso tempo registrano elevati livelli di corruzione. L’Italia è certamente uno di questi.</p>
<p style="text-align: justify">Per questo motivo, il Prof. Borra e la Prof.ssa Castelli hanno creato un nuovo indice che misura l’eccesso di corruzione “registrata” rispetto ai livelli che sarebbero considerati “normali” date le caratteristiche del Paese oggetto di analisi (EPCI).</p>
<p style="text-align: justify">L’Italia si guadagna uno dei colori più scuri, che sta a evidenziare la netta differenza tra i due valori: risultati che portano a chiedersi se le cause tradizionali collegate alla corruzione siano sufficienti per spiegare il fenomeno.</p>
<p style="text-align: justify">Molti studiosi hanno dimostrato l’esistenza di una relazione positiva tra corruzione e cultura. Per farlo, hanno utilizzato diverse caratteristiche ad essa collegabili, come ad esempio il livello di fiducia e cooperazione esistente tra gli abitanti di una determinata popolazione; il loro grado di onestà; la storia del Paese in cui vivono.</p>
<p style="text-align: justify">Io stessa ho condotto una ricerca su questo tema, che è stata il cuore della mia tesi di laurea. In particolare, mi sono concentrata sui comportamenti <em>di gruppo</em> in quanto potrebbero, nel lungo periodo, contribuire a creare proprio una sorta di <em>cultura</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Dal questionario online preparato assieme ad una collega, a cui hanno risposto volontariamente 1658 studenti da tutta l’Italia, è venuto fuori che questi sarebbero più propensi a comportarsi in maniera scorretta quando credono che anche gli altri lo farebbero (o che addirittura lo facciano già) ed hanno una percezione peggiore della loro regione/contesto di riferimento.</p>
<p style="text-align: justify">Un risultato interessante per quanto riguarda le percezioni, che ha confermato precedenti studi (si rimanda al link all’inizio dell’articolo e se ne consigliano di nuovi a piè di pagina<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a>), emerge quando ai rispondenti è stato chiesto <em>cosa</em>, secondo loro, contribuisce maggiormente nel creare una “cultura della corruzione”: al primo posto, con il punteggio più alto, c’è il<em> contesto socio-istituzionale</em>, seguito dall’<em>educazione ricevuta</em> sia dalla famiglia che dal sistema scolastico, la <em>qualità della regolamentazione anticorruzione</em> e l’<em>efficienza del sistema burocratico</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Collegando i risultati si intuisce che le istituzioni potrebbero giocare, lavorando anche “semplicemente” sulle percezioni, un ruolo fondamentale ed efficace nel contrasto alla corruzione.</p>
<p style="text-align: justify">Meritano di essere approfonditi, quando si parla di cultura e Italia, gli studi di Banfield e Putnam, dei quali allego i riferimenti<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a>.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> P. Mauro, <em>Corruption and growth, </em>Quarterly Journal of Economics, 110, 1995.</p>
<ol style="text-align: justify" start="2000">
<li>Treisman, <em>The causes of corruption: a cross-national </em>study, Journal of Public Economics, 76, 2000.</li>
</ol>
<ol style="text-align: justify" start="2003">
<li>Brunetti; B. Weder, <em>A free press is bad news for corruption</em>, Journal of Public Economics, 87, 2003.</li>
</ol>
<ol style="text-align: justify" start="2005">
<li>Svensson, Eight Questions About Corruption, Journal of Economic Perspectives, 2005.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify"><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> L’ultima edizione del CPI è stata pubblicata il 25 gennaio 2017 ed è consultabile sul sito di <em>Transparency International, </em>al <em>link </em><a href="http://www.transparency.org/news/feature/corruption_perceptions_index_2016">http://www.transparency.org/news/feature/corruption_perceptions_index_2016</a> e https://www.transparency.it/cpi-2016-l-italia-guadagna-una-posizione-ma-non-basta/. L’Italia si colloca al 60° posto con un punteggio di 47/100: 3 punti in più rispetto al 2015.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> <em>Special Eurobarometer 397</em>, Corruption, Report, February 2014                                   (<a href="http://ec.europa.eu/public_opinion/index_en.htm">http://ec.europa.eu/public_opinion/index_en.htm</a>).</p>
<p style="text-align: justify"><em>Global Corruption Barometer </em>(GCB) <em>Report</em> – Transparency International website.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> E. Banfield, <em>Le basi morali di una società arretrata,</em> Il Mulino, 1976.</p>
<ol style="text-align: justify" start="1993">
<li>Putnam,<em> Making Democracy Work: Civic Tradition in Modern Italy</em>, Princeton University Press. Princeton, 1993.</li>
</ol>
<ol style="text-align: justify" start="2004">
<li>Putnam<em>, Capitale sociale e individualismo</em>, il Mulino, Bologna, 2004.</li>
</ol>
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		<title>Analisi ed andamento del fenomeno corruttivo nell’ultimo decennio</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2016/11/analisi-ed-andamento-del-fenomeno-corruttivo-nellultimo-decennio/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2016 10:26:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[ANAC]]></category>
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		<category><![CDATA[Transparency International]]></category>

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		<description><![CDATA[Corruzione e concussione. Un’analisi del fenomeno negli ultimi 10 anni attraverso i dati oggettivi delle denunce e delle condanne giudiziarie, in sede penale, e delle citazioni a giudizio e delle condanne, in sede contabile. A cura dell&#8217;Avv. Irene D&#8217;Angeli   La corruzione è un fenomeno complesso, dinamico e multidimensionale e, proprio per questo, come è [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 1">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p style="text-align: center;"><strong><em>Corruzione e concussione. Un’analisi del fenomeno negli ultimi 10 anni attraverso i dati oggettivi delle denunce e delle condanne giudiziarie, in sede penale, e delle citazioni a giudizio e delle condanne, in sede contabile.</em></strong></p>
</div>
<p style="text-align: justify;"><strong>A cura dell&#8217;Avv. Irene D&#8217;Angeli</strong></p>
</div>
<div class="page" title="Page 1">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p style="text-align: justify;">  La corruzione è un fenomeno complesso, dinamico e multidimensionale e, proprio per questo, come è stato ben sottolineato in una circolare del Dipartimento della Funzione Pubblica (circolare n. 1 del 25.01.2013), la parola “corruzione” possiede un carattere polisemico.<br />
La stessa Legge n. 190/2012, da un lato, quando fa riferimento all’attività di prevenzione utilizza un concetto di corruzione in senso lato, <em>“comprensivo delle svariate situazioni in cui, nel corso dell’attività amministrativa, si riscontra l’abuso da parte di un soggetto del potere a lui affidato al fine di ottenere vantaggi privati”</em> mentre, dall’altro, quando si riferisce alle condotte di corruzione penalmente rilevanti rinvia alle qualificazioni tecniche contenute nel Codice penale.</p>
<div class="page" title="Page 1">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p style="text-align: justify;">  Le situazioni rilevanti sono, quindi, evidentemente più ampie di quelle rientranti nella nozione penalistica e sono tali da comprendere non solo l’intera gamma dei delitti contro la Pubblica Amministrazione disciplinati nel titolo II, capo I del Codice penale, ma anche le situazioni in cui, a prescindere dalla rilevanza penale, venga in evidenza un malfunzionamento della Pubblica Amministrazione a causa dell’uso a fini privati delle funzioni attribuite (c.d. <strong><em>maladministration</em></strong>).</p>
<p style="text-align: justify;">  Alle difficoltà ed ambiguità semantiche del termine “corruzione” corrispondono altrettante difficoltà di misurazione del complesso fenomeno in esame.<br />
Il <strong>fenomeno corruttivo</strong>, per sua stessa natura, <strong>è difficilmente misurabile</strong>, soprattutto in termini di costi. Infatti, l’utilizzo esclusivo di tecniche “econometriche”, funzionali a quantificare i costi economici della corruzione, si riduce ad un approccio limitato e parziale in quanto non considera gli elevati costi indiretti che produce il fenomeno. L’unico approccio possibile, pertanto, è quello di un’ “<strong>analisi multivariata</strong>”.</p>
<div class="page" title="Page 1">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p style="text-align: justify;">  In questo senso, sono riscontrabili, nel panorama nazionale ed internazionale, numerosi strumenti e tecniche di misurazione della corruzione che possono, rispettivamente, produrre degli indicatori soggettivi od oggettivi della corruzione.<br />
Rientrano nella prima categoria degli <span style="text-decoration: underline;">indicatori soggettivi</span> i criteri basati sulle statistiche giudiziarie, i criteri di percezione come il “<strong>Corruption Perception Index</strong>” (CPI) elaborato da Trasparency International o il “<strong>Corruption Control Indicator</strong>” elaborato dalla World Bank ed i criteri basati sulle misure di vittimizzazione come il “<strong>Global Corruption Barometer</strong>”.<br />
Fanno parte, invece, della categoria degli <span style="text-decoration: underline;">indicatori oggettivi</span>, per esempio, il metodo sviluppato da <strong>Golden</strong> e <strong>Picci</strong> e le misure giudiziarie. Quest’ultime, nella loro duplice forma di denunce/citazioni e delle condanne/sentenze vengono di frequente utilizzate per “fotografare” ed analizzare l’evoluzione dei reati di corruzione nel tempo ed a livello territoriale.</p>
<div class="page" title="Page 1">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p style="text-align: justify;">  L’analisi dell’andamento del fenomeno corruttivo contenuta in questo articolo, con specifico riferimento ai reati di corruzione e di concussione, prenderà le mosse proprio dai dati oggettivi contenuti nelle denunce e nelle condanne, in sede penale, estrapolati dalle 165 Procure e dal Casellario Giudiziale Centrale e dai dati oggettivi contenuti nelle citazioni a giudizio e nelle condanne, in sede contabile, riepilogate nelle appendici alle Relazioni annuali estese dal Procuratore Generale della Corte dei Conti in occasione della cerimonia di Inaugurazione dell&#8217;Anno Giudiziario e prendono come lasso temporale di riferimento l&#8217;ultimo decennio.</p>
<div class="page" title="Page 1">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p style="text-align: justify;">  L’obiettivo di chi scrive è quello di tratteggiare l’andamento del fenomeno corruttivo, grossomodo negli ultimi dieci anni, utilizzando dei dati oggettivi e non soltanto percepiti e prendendo come campione gli specifici reati di concussione e di corruzione.</p>
<p style="text-align: justify;">  Le fonti giudiziarie che verranno prese in esame comprenderanno:</p>
<div class="page" title="Page 2">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<ul>
<li>i dati relativi alle denunce ed alle sentenze passate in giudicato dei reati di corruzione e concussione, forniti, rispettivamente, dalle 165 Procure e dal Casellario Giudiziale Centrale, registrati tra il 2006 ed il 2011, elaborati poi dall’ANAC;</li>
<li>i dati relativi alle denunce ed alle condanne per i reati di corruzione e concussione, contenuti nelle Relazioni del SAeT al Parlamento, raccolti per mezzo dello SDI e riferibili al periodo 2004-2010;</li>
<li>ed, infine, i dati relativi alle citazioni a giudizio ed alle condanne della Magistratura contabile, dal 2007 al 2016, riepilogate nelle varie appendici annuali alle Relazioni estese dal Procuratore Generale della Corte dei Conti in occasione della cerimonia di Inaugurazione dell’Anno giudiziario.</li>
</ul>
</div>
<div class="page" title="Page 2">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p style="text-align: justify;">  A tale stregua, ed aprendo l’analisi considerando le denunce e le condanne penali per i reati di corruzione e concussione, si può sostenere che, <strong>tra il 2006 ed il 2011, il fenomeno corruttivo in Italia era, in buona sostanza, stabile</strong>. Infatti, il numero dei reati di concussione denunciati è aumentato dallo 0.43% nel 2006 allo 0.72% nel 2011, registrando il valore più alto nel 2009. Quanto, invece, ai reati di corruzione denunciati si è registrata una diminuzione, dall’1.59% nel 2006 all’1,24% nel 2011, con un picco di 2.01% nel 2009.<br />
E’ interessante segnalare come l’analisi della corruzione e della concussione in Italia conduca a riscontrare una differente <strong>distribuzione del fenomeno tra le varie Regioni italiane</strong> che risulta più grave al Centro-Sud e nelle Isole.<br />
Per ciò che concerne, invece, il numero dei condannati per corruzione esso è diminuito notevolmente dal 2007 al 2011 (da 749 a 458), mentre quello dei condannati per concussione si è triplicato (passando da 134 a 344).<br />
Anche con riferimento a questi ultimi dati, è interessante notare la differente distribuzione delle condanne tra le diverse Regioni italiane. Il numero dei condannati per concussione è raddoppiato dal 2007 al 2011 nelle regioni del Nord, ha registrato un andamento oscillante nel Centro ed è aumentato considerevolmente nel Sud e nelle Isole dove ha assunto i valori più elevati.<br />
Il numero dei condannati per corruzione, invece, è diminuito in tutte le macro-aree.</p>
</div>
</div>
</div>
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</div>
</div>
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<div class="page" title="Page 2">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p style="text-align: justify;">  Passiamo, ora, in rassegna i dati contenuti nelle Relazioni al Parlamento che il <strong>“Servizio Anticorruzione e Trasparenza” (SAeT)</strong>, operativo presso il Dipartimento della Funzione Pubblica, ha presentato, nel 2009 e nel 2010, per tentare di misurare parte del fenomeno della “corruzione scoperta”, prendendo in esame il periodo che va dal 2004 al 2008.<br />
Il sistema principale di rilevazione della “corruzione scoperta”, e di cui si è servito il SAeT per l’elaborazione dei suoi report, è lo SDI, <strong>sistema d’indagine del Ministero dell’Interno</strong> entrato a regime nel 2004. Tale sistema è alimentato da tutte le denunce presentate presso la totalità degli uffici di polizia giudiziaria: Carabinieri e Polizia, Direzione Investigativa Antimafia (DIA), Guardia di Finanza, Corpo Forestale dello Stato, Corpi di polizia locali e Capitanerie di porto.<br />
Purtroppo lo SDI non cattura le diverse dimensioni della “corruzione scoperta”, ma solo quella parte del fenomeno che si traduce in una denuncia alle Forze di polizia.<br />
Esistono, infatti, altre fonti che non confluiscono nello SDI come, per esempio, le fattispecie rilevate dalla Corte dei conti che non vengono denunciate alla Polizia giudiziaria e che verranno analizzate nel prosieguo.<br />
Anche la prima Relazione del SAeT, così come la differente analisi svolta sopra ed avente ad oggetto le denunce e le condanne in sede penale tra il 2006 ed il 2011, ha messo in luce il dato dell’<strong>omogeneità del fenomeno corruttivo</strong> nell’arco temporale preso in esame (2004-2008).</p>
</div>
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</div>
<div class="layoutArea" style="text-align: justify;">
<div class="page" title="Page 3">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>  Le <strong>denunce</strong> complessive <strong>di reati contro la P.A.</strong> si sono, di fatti, mantenute pressoché costanti, ad eccezione di un picco nell’anno 2006.<br />
Le tipologie di denunce di reati contro la P.A. più significative avevano ad oggetto il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (32%) e quello di abuso d’ufficio (27%), mentre le denunce relative ai reati di corruzione e concussione costituivano una percentuale molto ridotta rispetto al totale e rinvenibile nel 12%, forse dovuta anche ad una scarsa propensione alla denuncia.</p>
</div>
</div>
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>  Per quanto riguarda l’individuazione delle Regioni con il maggior tasso di denunce di reati collegati alla corruzione anche il SAeT ha constatato una maggiore concentrazione del numero delle denunce al Sud, in particolare in Sicilia, Campania,Puglia e Calabria. Mentre il Nord-Italia registrava il minor numero di denunce, in particolare in Valle d’Aosta, Liguria, Friuli e Trentino.</p>
</div>
</div>
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<p>  Il dato della stabilità ed omogeneità delle denunce per corruzione e concussione viene ribadito, altresì, dalla <strong>seconda Relazione del SAeT</strong>, presentata al Parlamento nel 2010, dove viene letteralmente affermato che “<em><strong>le denunce per corruzione e concussione sono stabili da 7 anni”</strong></em>.<br />
Onde evitare di incorrere in errori grossolani od in equivoci dovuti, come si è voluto specificare in premessa, alle oggettive difficoltà di misurazione del complesso fenomeno della corruzione si desidera sottolineare che molti <strong>dati</strong> circolanti in tema di dimensione quantitativa del fenomeno sono completamente <strong>inesatti</strong>, come l’asserita percentuale delle denunce per corruzione e concussione che sarebbero vertiginosamente aumentate nel 2009 toccando, rispettivamente, il 226% ed il 153%.</p>
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<p>  Gli unici dati disponibili, secondo il SAeT sono quelli resi disponibili dallo <strong>SDI</strong> che, segnalano, al contrario, un <strong>andamento stazionario dal 2004 al 2010</strong>. Equivoco paragonabile a quello, poi smentito, del costo della corruzione in Italia che era stato stimato in 60 miliardi di euro!</p>
<p>La Relazione del SAeT del 2010, al pari di quella del 2009, conferma un universo criminale completamente diverso da quello che viene continuamente ed erroneamente propinato. Infatti, anche la seconda Relazione del SAeT conferma l’esiguità delle denunce per corruzione e concussione, già messa in luce dalla Relazione precedente, che continuano ad essere estremamente contenute rispetto al totale annuale dei reati contro la P.A. registrati.<br />
La percentuale complessiva delle denunce per corruzione e concussione, nel periodo 2004-2010, era del 7% con 1.820 denunce per corruzione e concussione sui 25.537 reati contro la P.A. Questa prospettiva rimane immutata anche se si prendono in considerazione i dati relativi alle persone effettivamente denunciate per i reati di corruzione e concussione nel periodo 2004-2010: 2.005 denunciati, ossia l’1.9 % del totale dei denuncianti per reati contro la P.A., per una media annua pari a 280 pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio ritenuti responsabili della violazione dell<strong>’art. 317 c.p.</strong>, in pratica un dipendete pubblico denunciato ogni 12.500 dipendenti.</p>
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<p>  Alle stesse conclusioni si perviene se si analizzano i dati relativi ai delitti consumati di <strong>corruzione e concussione</strong> nel periodo 2004-2010.<br />
Procedendo con il confrontare, anno per anno, i dati relativi alla corruzione ed alla concussione, osserviamo che nel 2004 i delitti consumati di corruzione e concussione, registrati dal “Sistema di Indagine della Direzione Centrale della Polizia Criminale &#8211; Servizio di Analisi Criminale del Ministero dell’Interno”, sono stati, rispettivamente, 158 per la corruzione e 138 per la concussione su un totale di 3.403 reati contro la P.A.<br />
Addirittura, tra il <strong>2005</strong> ed il <strong>2006</strong>, si registra una <strong>diminuzione dei reati consumati di corruzione e concussione</strong> passando, rispettivamente, da 126 reati consumati di corruzione nel 2005 (su un totale di reati contro la P.A. pari a 3.550) a 112 nel 2006 (su un totale di reati contro la P.A. pari a 5.498!) e da 115 reati consumati di concussione nel 2005 (sempre su un totale di reati contro la P.A. pari a 3.550) ad 86 nel 2006 (di nuovo su un totale di reati contro la P.A. pari a 5.498).</p>
<p>Tra il 2007 ed il 2009 si è registrato un lieve aumento, pressoché costante nei 3 anni, passando dai 128 reati consumati di corruzione e dai 130 reati consumati di concussione nel 2007 (su un totale di reati contro la P.A. pari a 3.367) ai 171 reati consumati di corruzione ed ai 140 reati consumati di concussione nel 2009 (su un totale di reati contro la P.A. pari a 3.230).<br />
Nel 2010, infine, si è registrato un ulteriore calo che ha rilevato solo 96 delitti consumati di corruzione e 127 di concussione su un totale di reati consumati contro la P.A. pari a 3.076. Effettuando, infine, un’ulteriore analisi ed un ulteriore studio sui dati sopra riportati, notiamo che il totale dei reati consumati di corruzione, tra il 2004 ed il 2010, ammonta a 939 e quello dei reati consumati di concussione addirittura a soli 881, su un totale di 25.537 reati consumati contro la P.A.<br />
Ciò conferma ancora una volta che le due violazioni di cui sopra costituiscono annualmente soltanto una parte estremamente contenuta rispetto al totale dei reati registrati contro la P.A.</p>
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<p>  I dati elaborati poc’anzi e provenienti dal Ministero dell’Interno grazie al Sistema di Indagine (SDI) e quelli forniti dal Ministero della Giustizia, trattati all’inizio dell’analisi de qua, non presentano alcuna significativa differenza: i soggetti per i quali il Pubblico Ministero ha richiesto l’esercizio dell’azione penale sono, di fatto, identici a quelli dei denunciati dalle Forze di Polizia. Trattasi di lievi differenze.</p>
<p>Per quanto concerne la lettura su base geografica della fenomenologia criminale non vengono alla luce profili di particolare rilevanza, se non una accentuazione del fenomeno, quanto al delitto di corruzione nel corso del 2009, in Campania, Sicilia e Veneto. Emergono, comunque, alcuni aspetti interessanti: tra questi, i numeri esigui di Valle d’Aosta, Basilicata, Friuli, Trentino e Marche in tema di corruzione e concussione.</p>
<p>In conclusione, in materia penale, su 3.000 reati all’anno consumati in media contro la P.A. negli ultimi 7-10 anni, meno del 10% fanno riferimento ad episodi di corruzione e concussione.<br />
Numericamente, 300 reati all’anno registrati per corruzione e concussione significano 1 delitto ogni 12mila dipendenti pubblici.<br />
Circa il 40% fa riferimento al reato di abuso d’ufficio mentre un ulteriore 40% ad illeciti commessi da soggetti privati che “hanno scambiato la P.A. per il proprio conto corrente con fido illimitato”.</p>
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<p>  L’analisi si conclude trattando i dati estrapolati dall’ultima fonte giudiziaria che si è presa in considerazione per la redazione del presente articolo: il numero o le percentuali delle citazioni e delle sentenze emesse dalle Sezioni giurisdizionali della Corte dei conti in materia di danno erariale, nelle ipotesi di reato di corruzione e concussione, riepilogate nelle varie appendici annuali alle Relazioni estese dal Procuratore Generale della Corte dei Conti in occasione della cerimonia di Inaugurazione dell&#8217;Anno giudiziario.</p>
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<p>  Analizzando le <strong>appendici alle Relazioni annuali del P.G. della Corte dei Conti,</strong> dall’anno 2007 al 2016, si può constatare e, sostanzialmente confermare, quanto sostenuto analizzando le altre fonti giudiziarie trattate sopra.</p>
<p>Infatti, avuto riferimento alle citazioni emesse in materia di danno da reato di corruzione e concussione e quindi al relativo rapporto percentuale tra reato ed il totale delle sentenze, si può rilevare addirittura una diminuzione: si è passati da 197 citazioni (10,3%) nel 2007 a 47 citazioni (12,2%) nel 2016.<br />
Identica conclusione per quanto concerne il numero delle sentenze di condanna ed il relativo rapporto percentuale tra reato ed il totale delle citazioni: si è passati da 170 sentenze di condanna per corruzione e concussione (14,9%) nel 2007 a 36 sentenze di condanna (12,4%) nel 2016.</p>
<p>Nell’arco dei dieci anni considerati, ovviamente, si sono registrate delle oscillazioni date da leggeri aumenti o da leggere diminuzioni del numero delle citazioni e delle sentenze ma che sono rimasti pressoché stabili nell’ottica dello studio dell’andamento del fenomeno corruttivo.<br />
Nel decennio, infatti, le percentuali tra il numero dei reati di corruzione e di concussione ed il totale delle sentenze di condanna si sono sempre aggirati tra il 9% ed il 18%, così come le percentuali tra il numero dei reati ed il totale delle citazioni non ha mai superato il 22%.<br />
Prendendo in considerazione, ad esempio, i dati contenuti nell’appendice dell’ultima Relazione annuale del 2016, per quanto riguarda le citazioni emesse in materia di danno da reato, se ne trae che nel corso di  tutto l’anno 2015 il totale delle citazioni per corruzione e concussione ammonta a 47 (soltanto il 12% del totale delle citazioni), mentre le citazioni per truffa e falso sono ben 165 (il 43%), quelle per peculato ed appropriazione indebita 93 (il 24,2%), quelle per abuso d’ufficio 14 (il 3,6% ) ed, infine, quelle per altri reati 65 (il 16,9%).<br />
Per ciò che attiene, invece, alle sentenze in materia di danno da reato riferibili a tutto l’anno 2015, quelle per corruzione e concussione rappresentano il 12,4% del totale, ossia soltanto 36.<br />
Le sentenze per truffa e falso ammontano a ben 112 (il 38,5%), quelle per peculato ed appropriazione indebita a 54 (il 18,6%), quelle per abuso d’ufficio a 13 (il 4,5%) e gli altri reati contro la P.A. a 76 (il 26,1%).</p>
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<p>  A conclusione di questo excursus analitico, si può certamente affermare che <strong>il livello di corruzione percepito è assai distante dall’effettivo numero di denunce, citazioni e sentenze realmente registrate</strong>, sia in sede penale che contabile.</p>
<p>Desidero terminare il mio articolo con una frase che racchiude e rispecchia il focus di tutta l’analisi da me svolta:<br />
<em><strong>“la corruzione è un male vecchio quanto l’uomo. Anche nel più bello dei paradisi terrestri c’è sempre un serpente pronto a corrompere e qualcuno disponibile a farsi corrompere.</strong></em><br />
<em><strong> Il nostro non è un paradiso terrestre e ci sono tremilioni e seicentocinquantamila dipendenti pubblici, per la stragrande maggioranza onesti e corretti, che per colpa di alcuni vedono rovinare l’immagine del proprio ambiente di lavoro”.</strong></em></p>
<p>Alla luce di tutte le sopra menzionate argomentazioni, <strong>la lotta alla corruzione dovrebbe ambire a diventare una vera e propria “cultura da indossare”</strong> non solo nel campo della Pubbliche Amministrazioni ma anche in quello dell’opinione pubblica.</p>
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		<title>La prevenzione è più efficiente, più economica ed incisiva della repressione</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2015 06:40:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Corruption Perception Index]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[CPI]]></category>
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		<description><![CDATA[            Nel dicembre 2014, ovvero, pochi mesi or sono, l’Italia è risultata essere ancora al 69° posto nella graduatoria mondiale circa il triste fenomeno della presenza della corruzione negli stati, conservando stessa posizione e punteggio dell’anno precedente. Sullo stesso gradino dell’Italia, con un voto di 43 su 100, troviamo la Romania e altri due paesi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: left;">            Nel dicembre 2014, ovvero, pochi mesi or sono, l’Italia è risultata essere ancora al 69° posto nella graduatoria mondiale circa il triste fenomeno della presenza della corruzione negli stati, conservando stessa posizione e punteggio dell’anno precedente.</p>
<p style="text-align: left;">Sullo stesso gradino dell’Italia, con un <strong>voto di 43 su 100</strong>, troviamo la Romania e altri due paesi europei in risalita rispetto allo scorso anno: Grecia e Bulgaria. A livello globale si distinguono in negativo Francia (69), Cina (36) e Turchia (45) che perdono diverse posizioni rispetto all’anno scorso, mentre rimangono in cima alla classifica dei paesi più virtuosi Danimarca, Nuova Zelanda e Finlandia.</p>
<p style="text-align: left;">            Secondo  <em>Transparency International Italia</em>, in occasione della ventesima edizione della manifestazione, l’i<strong>ndice di Percezione della Corruzione (CPI) </strong> “<em>affligge tuttora in maniera endemica il nostro sistema economico, sottraendo allo stato risorse preziose, peggiorando la qualità dei servizi e contribuendo ad aumentare la povertà. I cittadini sono i primi a subirne le conseguenze, per questo non devono più rimanere in silenzio, ma prendere posizione con determinazione”.</em></p>
<p style="text-align: left;">            Ciò ovviamente non significa, almeno con un automatismo di valutazione, che la normativa italiana (e non solo la legge 190/2012 e il Dlgs 33/2013) sia di per sé stessa inefficace, ma che probabilmente le norme si innestano su di una organizzazione amministrativa “non perfetta” che certamente necessita di riforme e semplificazione.</p>
<p style="text-align: left;">            Si è spesso argomentato circa la sussistenza in Italia (e non solo più al Sud) del “substrato culturale fertile” per il generarsi dei fenomeni corruttivi; ciò ritengo sia parzialmente vero come è reale il pericolo che la disorganizzazione amministrativa e soprattutto la incertezza circa le regole da applicare accrescano enormemente il triste fenomeno.</p>
<p style="text-align: left;">            Ancora oggi assistiamo a timidi approcci da parte del legislatore di inasprimento delle pene per i corrotti, scelte criticate dalla stessa associazione nazionale dei magistrati e dal CSM, che ritengono non sufficienti le nuove norme che affermano essere frutto di scelte di compromesso tra le forze politiche che sostengono la maggioranza di governo.</p>
<p style="text-align: left;">            Ma dette norme si incentrano ancora sul momento della “repressione”, tralasciando quella della prevenzione che, a mio giudizio, riveste una rilevante importanza per la oggettiva e reale lotta al fenomeno corruttivo.</p>
<p style="text-align: left;">            Mi spiego: la c.d. legge Madia (la legge delega di riforma della pubblica amministrazione, allo stato all’esame della Camera) potrebbe appunto incidere sul ricordato “substrato culturale fertile”, eliminando in radice la attuale possibilità che gli amministratori (locali e non) possano “scegliersi” il dirigente e chi lo controlla (l’OIV).</p>
<p style="text-align: left;">            Infatti la riforma Madia prevede, tra l’altro,  tre distinti albi nazionali rispettivamente per la dirigenza statale, regionale e degli enti locali, con tre distinte organizzazioni di interpelli su base nazionale (per le nomine dei dirigenti), di <em>performance</em> con unicità di criteri nazionali e soprattutto con un organismo di valutazione indipendente nazionale, nonché con la fissazione dei parametri retributivi e di risultato predeterminati nel minimo e nel massimo.</p>
<p style="text-align: left;">Ciò permetterà, se approvata, di avere in Italia la più ampia mobilità della dirigenza! E soprattutto cancellerà il ricorrente alibi della dirigenza circa la sua attuale e potenziale stretta collegabilità con il livello politico.</p>
<p style="text-align: left;">Da ciò potrà realmente conseguire un “distacco” netto tra l’esercizio della competenza di gestione e quella di indirizzo politico, finalità perseguita dal lontano 1993 con le norme Bassanini, ma mai  sinora effettivamente realizzata.</p>
<p><em> </em></p>
<p>Giovanni Corporente</p>
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