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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; Sara Landi</title>
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		<title>GIOVANI CONTRO LA CORRUZIONE: LA LEZIONE DEL KOSOVO</title>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2016 09:22:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sara Landi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Spesso i giovani sono vittime dimenticate della corruzione: non hanno opportunità di far sentire la loro voce, di esprimere le loro preoccupazioni, di dare il loro aiuto per mettere in atto cambiamenti positivi o diventare cittadini attivi. Eppure i giovani possono giocare un ruolo importante per combattere la corruzione. Tendono infatti ad essere più aperti [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Spesso i giovani sono vittime dimenticate della corruzione: non hanno opportunità di far sentire la loro voce, di esprimere le loro preoccupazioni, di dare il loro aiuto per mettere in atto cambiamenti positivi o diventare cittadini attivi.</p>
<p style="text-align: justify">Eppure i giovani possono giocare un ruolo importante per combattere la corruzione. Tendono infatti ad essere più aperti alle trasformazioni socio-politiche di larga scala e hanno meno interesse a mantenere lo status quo.</p>
<p style="text-align: justify">Come sfruttare dunque la loro energia e fornire loro il giusto supporto?</p>
<p style="text-align: justify">I recenti sforzi compiuti in Kosovo dal programma delle Nazioni Uniti per lo sviluppo (UNDP) possono fornire un esempio su come incoraggiare un movimento giovanile anticorruzione. Nella regione balcanica la corruzione è considerata un problema estremamente rilevante insieme alla povertà e alla disoccupazione. Circa metà della popolazione ha meno di trent’anni e soffre la frustrazione per la mancanza di opportunità economiche. L’ONU ha così operato affinché fossero proprio i giovani il nucleo del supporto allo sviluppo, attraverso l’uso dei social media e responsabilizzando le istituzioni sulle questioni legate a questa fascia di età.</p>
<p style="text-align: justify">Tra le iniziative di maggior successo possiamo citare:</p>
<ol style="text-align: justify">
<li><strong>Integrity Youth Camps, </strong>con lo scopo di educare ad una cultura dell’integrità e della trasparenza per modellare un buon governo democratico. Moltissime figure di rilievo delle istituzioni, giornalisti e dirigenti pubblici hanno condiviso in questi campi la loro esperienza e hanno incoraggiato i giovani a diventare soggetti del cambiamento.</li>
<li>L’educazione all’anticorruzione può far sviluppare nei ragazzi le loro capacità morali. Per far questo sono state previste lezioni e conferenze in licei e università tenute dai rappresentanti delle Autorità Anticorruzione, da procuratori, giudici e forze dell’ordine, come introduzione al ruolo e alle responsabilità delle varie istituzioni e ai diritti che gli sono riconosciuti per ricorrere alla giustizia.</li>
<li><strong>Hackathons</strong>. Competizioni fra giovani programmatori e sviluppatori di software per trovare soluzioni digitali all’esigenza di maggior trasparenza dei governi locali, dall’assunzione di personale alle voci di spesa dei bilanci.</li>
<li><strong>Social innovation camps. </strong>Questa seconda tipologia di campi mira a rafforzare i giovani nell’identificare e combattere tutte quelle pratiche che contribuiscono alla corruzione.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify">Questi sforzi, per quanto piccoli, circoscritti e limitati, hanno non solo accresciuto la consapevolezza nelle nuove generazioni, ma ancor di più hanno permesso di coltivare in questi le abilità necessarie per far parte ora e guidare poi la battaglia per una società libera dalla corruzione.</p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>Sex + Corruption = Sextortion</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2016 11:07:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sara Landi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
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		<description><![CDATA[Il manifestarsi del fenomeno corruttivo via estorsione sessuale (rinominato “sextortion” dall’ Associazione Internazionale Donne Giudici) non è così ipotetico nè raro. Un report dell’organizzazione Human Rights Watch sostiene che lo sfruttamento sessuale da parte dei soldati in Somalia è “una routine organizzata”. Nello stesso documento alcuni rifugiati in Sierra Leone raccontano che nella loro esperienza, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il manifestarsi del fenomeno corruttivo via estorsione sessuale (rinominato “sextortion” dall’ Associazione Internazionale Donne Giudici) non è così ipotetico nè raro. Un report dell’organizzazione Human Rights Watch sostiene che lo sfruttamento sessuale da parte dei soldati in Somalia è “una routine organizzata”. Nello stesso documento alcuni rifugiati in Sierra Leone raccontano che nella loro esperienza, senza una donna, una sorella o una moglie da offrire ai dipendenti delle ONG, è difficile avere accesso agli aiuti necessari. Secondo <a href="http://issuu.com/transparencyinternational/docs/2010_wp_genderinservicedelivery_en?e=2496456/2858942" target="_blank">Transparency International</a> ciò avviene quando la donna è impossibilitata a pagare mazzette e le vengono dunque richiesti favori di tipo sessuale come ricompensa.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa forma di sfruttamento sessuale ha spesso un effetto di gran lunga più sfavorevole della corruzione via denaro. Non solo l’atto stesso è estremamente violento e costituisce una violazione della dignità e dei diritti umani, ma può portare troppo frequentemente a malattie, rifiuto sociale, perdita di prospettive matrimoniali per la vittima.Proprio in virtù di questo la “sextortion”, termine tanto intraducibile quanto efficace, deve essere riconosciuta, insieme alle altre forme di corruzione che si verificano tramite coercizione sessuale, come una forma di corruzione particolare e devastante, che merita attenzioni speciali e risposte propriamente disegnate.</p>
<p style="text-align: justify;">“La corruzione colpisce più forte le donne”, sostiene Transparency International, che denuncia la situazione del Botswana, riportando una statistica agghiacciante secondo cui il 10% delle studentesse ha avuto rapporti sessuali ottenendo voti più alti dagli insegnanti. Si aggiungono, poi, altre vie per le quali la corruzione interessa le donne attraverso sesso o violenza, spesso praticate da persone che rivestono ruoli di pubblica autorità e sfruttano la paura di denunciare della vittima. Quando si tratta di sfruttamento sessuale, sostiene un leader di rifugiati in Guinea, “le ONG hanno così tanto potere che la comunità non può sfidarli”. I funzionari fanno affidamento sui lunghi tempi di denuncia, sulla possibilità che le donne non siano credute o sulla loro fuga.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fallimento nel riconoscere e dare rilievo a questi fenomeni di esperienza della corruzione di genere rende tardivo l’inizio della lotto agli stupri e alla violenza sessuale, a cui non possono essere applicati i principi validi per la corruzione via denaro. È dunque necessario sviluppare nuovi strumenti: condurre interviste e sondaggi anonimi per creare mappe sul sistema di corruzione sessuale da parte di uffici o organizzazioni; segnalare a fondazioni e governi dove evitare donazioni e finanziamenti per incentivare i gruppi a inasprire i controlli al loro interno. L’obiettivo va raggiunto garantendo l’assistenza alle donne che hanno bisogno di servizi, identificando organizzazioni non corrotte che possano provvedere a tanto. Si potrebbe migliorare, così, la sicurezza e il benessere di molte donne e comunità.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Corruzione e Gap Salariale: una nuova storia da raccontare</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2015 08:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sara Landi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
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		<description><![CDATA[Come raccontato su Times Live nell’articolo “High public wages linked to high corruption: research”, una recente ricerca condotta da Boris Podobnik, Vuk Vukovic e H. Eugene Stanley, ha rilevato evidenze tra il livello di corruzione interna ad un paese ed il gap salariale tra settore pubblico e privato. Lo studio si sviluppa intorno ad un modello in [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Come raccontato su Times Live nell’articolo <a href="http://www.timeslive.co.za/scitech/2015/10/26/High-public-wages-linked-to-high-corruption-research">“<em>High public wages linked to high corruption: research</em>”</a>, una recente ricerca condotta da Boris Podobnik, Vuk Vukovic e H. Eugene Stanley, ha rilevato evidenze tra il livello di corruzione interna ad un paese ed il gap salariale tra settore pubblico e privato.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo <a href="http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0141211#abstract0">studio</a> si sviluppa intorno ad un modello in cui in entrambi i settori operano impiegati corrotti e non, dove i primi presentano legami più stretti tra loro e sono meno inclini a cambiare le loro abitudini. Questo atteggiamento determina la loro capacità di prevalere e diventare la maggioranza della forza lavoro, anche quando inizialmente rappresentavano la minoranza. Il meccanismo decisionale democratico preserva, così, la corruzione nel lungo periodo.</p>
<p style="text-align: justify;">A questa prima conclusione, i ricercatori accompagnano lo studio di dati sui livelli salariali nei 28 paesi dell’Unione Europea per cercare una spiegazione al paradosso che si genera nel mercato del lavoro per il quale professionisti del settore pubblico a basso rischio sono pagati più delle loro controparti private che operano in mercati rischiosi.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ipotesi formulata dagli autori parte dall’idea che un sistema altamente corrotto altera gli incentivi degli agenti che partecipano al mercato e causa enormi livelli di inefficienza: i posti di lavoro non sono più allocati sulla base del merito, ma dipendono da conoscenze politiche, nepotismi e tangenti e la ricerca di voti da parte dei politici non fa che alimentare il circolo . La promessa di salari più elevati spinge, dunque, i meno competenti e istruiti a cercare una via d’accesso al settore pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad una prima analisi, in accordo con la letteratura precedente, i dati mostrano come nei paesi a basso reddito, dove i pubblici impiegati sono sottopagati rispetto ai salari che si registrano nel privato, istituzioni deboli motivano i lavoratori a compensare gli scarsi guadagni con l’accettazione di mazzette.</p>
<p style="text-align: justify;">La tesi qui sostenuta, invece, si spinge oltre e mette in campo nuove variabili, osservando l’esistenza del paradosso: quando il gap salariale è favorevole al settore pubblico, i presupposti per il verificarsi dei fenomeni corruttivi aumentano.</p>
<p style="text-align: justify;">L’assunto, suffragato dai dati, viene così ribaltato: i Paesi che pagano i loro dipendenti pubblici di più rispetto ai salari correnti nel settore privato, hanno maggiore probabilità di avere più corruzione e si determina una relazione ad U rovesciata tra il livello di salario e l’indicatore messo a punto da Transparency International, il CPI.</p>
<p style="text-align: justify;">La conclusione dell’autore Vukovic lascia ben poche possibilità alla nostra azione, in quanto egli afferma che “una transizione da una situazione corrotta ad una non corrotta e viceversa può solamente avvenire in maniera casuale”.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>L’uso dei media per combattere la corruzione: il sito indiano “I paid a bribe”</title>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2015 09:20:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sara Landi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il successo iniziale del sito indiano “I paid a bribe” (ho pagato una mazzetta) supporta le speranze di chi crede che i media possano costituire una via per combattere la corruzione. Lanciato nell’Agosto 2010, il sito invita i cittadini a riempire un questionario online per dichiarare le circostanze in cui gli è stata richiesta una [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il successo iniziale del sito indiano “I paid a bribe” (ho pagato una mazzetta) supporta le speranze di chi crede che i media possano costituire una via per combattere la corruzione. Lanciato nell’Agosto 2010, il sito invita i cittadini a riempire un questionario online per dichiarare le circostanze in cui gli è stata richiesta una mazzetta, l’ammontare domandato e se infine hanno pagato o meno. La risposta in principio è stata molto positiva: chi denunciava di aver pagato 12000 rupie (circa 200€) per registrare un contratto d’affitto, chi 700 rupie (10€) per la verifica di una richiesta di passaporto. I primi sei mesi hanno registrato più di 5000 denunce, portando il sito ad ottenere ampia risonanza mediatica.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma due anni dopo il lancio, il traffico sul sito è drammaticamente precipitato e gli sponsor hanno iniziato a dubitare della sua utilità. Sebbene deprimenti, fallimenti come questo non sono così sorprendenti, date le difficoltà da affrontare per ottenere risultati nella lotta alla corruzione. La sfida più grande consiste nel persuadere le autorità a fare qualcosa quando le denunce verso un particolare luogo di lavoro sono elevate. L’assunto è che il potere della visibilità e la gogna mediatica a cui vengono sottoposti insieme alla forza delle proteste popolari costringano all’azione di governo. E infatti segnali positivi sono arrivati quando sono stati apportati alcuni cambiamenti nel settore burocratico e in quello dei trasporti pubblici.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, questi due casi appaiono gli unici esempi di interventi seguiti alle denunce online e le riforme sono state realizzate subito dopo la creazione del sito, quando l’attenzione pubblica era alta. L’esperienza di “I paid a bribe” dimostra proprio che serve un’enorme quantità di pubblicità per generare la pressione necessaria a far sì che le autorità intervengono.</p>
<p style="text-align: justify;">È la mancanza di risultati a spiegare il crollo degli utenti: perché perdere tempo ed energie per lamentarsi, se nulla cambia? Questo alimenta un circolo vizioso per cui minori riforme conducono a minori denunce, ma minori sono le denunce, meno le autorità sono spinte a prendere in mano la situazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Luoghi come questi possono aiutare a costruire una comunità anticorruzione che sia capace di applicare la pressione pubblica e politica richiesta per debellare il fenomeno: questo è più che sufficiente per giustificare lo sforzo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Un&#8217;occasione d&#8217;oro per la Grecia: crisi economica e anticorruzione</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2015 06:27:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sara Landi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Grecia è sempre stata vista come uno tra i più corrotti, se non il più corrotto, dei paesi dell’Unione Europea: nel 2014 il Corruption Perception Index di Transparency International la collocava agli ultimi posti insieme a Romania e Italia. Recentemente, tuttavia, sono aumentati i segnali della continua battaglia contro la corruzione grazie a due [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La Grecia è sempre stata vista come uno tra i più corrotti, se non il più corrotto, dei paesi dell’Unione Europea: nel 2014 il Corruption Perception Index di Transparency International la collocava agli ultimi posti insieme a Romania e Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Recentemente, tuttavia, sono aumentati i segnali della continua battaglia contro la corruzione grazie a due fattori, tra loro correlati: la vittoria nelle elezioni politiche di Syriza, che non aveva mai governato in precedenza, e i negoziati con gli altri stati membri dell’UE per ricevere ulteriori fondi.</p>
<p style="text-align: justify;">Transparency International e altri commentatori sperano vivamente che l’elezione di Syriza rinnovi l’attenzione del governo greco sulla lotta alla corruzione, definendo la sua campagna “musica per le nostre orecchie” e sottolineando come il nuovo governo sembri seriamente intenzionato al raggiungimento dell’obiettivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni primi indicatori sono promettenti. Un esempio è l’annuncio della nuova autorità anticorruzione di voler investigare 80mila tra i più benestanti greci che si ritiene detengano conti in banche straniere per evadere le tasse.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciononostante, è già rilevabile qualche avvisaglia di malcontento da parte di attivisti anticorruzione e della comunità internazionale che accusano il governo di sprecare tempo prezioso nell’istituire efficaci misure anticorruzione, perché troppo poco è stato fatto finora rispetto a quanto promesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Se può risultare prematuro giudicare l’operato di Syriza, le sue intenzioni o le sue effettive capacità, è tuttavia utile porre la nostra attenzione su come la crisi economica possa costituire un’importante e rara opportunità per fare significativi passi avanti in questo ambito,non solo per la Grecia, ma per una più ampia platea di paesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono, infatti, almeno due vie attraverso cui una così drammatica situazione economica può rivelarsi benefica nel ridurre il devastante impatto della corruzione in Grecia.</p>
<p style="text-align: justify;">In primo luogo, per quanto riguarda ciò che viene identificato come una “cultura della corruzione”, un simile shock offre la possibilità di apportare cambiamenti radicali alle norme sociali che hanno favorito lo sviluppo di questa cultura. È plausibile che un evento così drammatico dia ai politici argomenti necessari per tentare di aggredire alla radice questo orientamento culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondariamente, gli importanti prestiti che la Grecia è stata costretta ad accettare hanno creato l’occasione per i creditori di fare pressione affinché la Grecia prenda posizioni più decise contro la corruzione. Fino ad ora, sotto questo ultimo aspetto, sia l’UE che il FMI, hanno fallito nel cogliere tale opportunità, ma l’atteggiamento potrebbe migliorare nel prosieguo delle negoziazioni. Le iniziative anticorruzione, infatti, devono iniziare a giocare un ruolo di primo piano nelle condizioni imposte alla Grecia per beneficiare delle somme messe a disposizione. Risulterebbe, infatti, efficace promuovere azioni e sforzi per una buona governance per rimuovere altri tipi di condizionalità che rischiano di lasciare il governo greco senza adeguati fondi.</p>
<p style="text-align: justify;">È stata fornita al governo di Syriza e alla comunità internazionale un’occasione unica per affrontare a viso aperto la corruzione: sarebbe un peccato vedere che un potenziale risvolto positivo venga così sprecato.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Altro giro, altra corsa: tangenti e raccomandazioni, la storia continua.</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2015 08:02:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sara Landi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[È di pochi giorni fa la notizia che, primo cittadino del comune di Marino (RM), nell&#8217;area dei Castelli Romani, è stato raggiunto da provvedimenti di custodia cautelare ai domiciliari per aver chiuso uno scambio economico-elettorale. Insieme a lui altri quattro indagati: un dipendente comunale e tre imprenditori, accusati a vario titolo di corruzione e peculato. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">È di pochi giorni fa la notizia che, primo cittadino del comune di Marino (RM), nell&#8217;area dei Castelli Romani, è stato raggiunto da provvedimenti di custodia cautelare ai domiciliari per aver chiuso uno scambio economico-elettorale. Insieme a lui altri quattro indagati: un dipendente comunale e tre imprenditori, accusati a vario titolo di corruzione e peculato.<br />
Il sindaco, eletto nel 2014 con una coalizione di centrodestra, sarà temporaneamente sostituito dal vicesindaco, mentre rimangono in carica la giunta e il consiglio comunale, che procederanno nella regolare e piena amministrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne dà notizia la  Procura di Velletri, che ha disposto le misure cautelari nell’ambito di un&#8217;inchiesta sulla costruzione di un centro commerciale, lungo la via Nettunense.<br />
Secondo una nota della Procura stessa &#8220;le indagini iniziate nello scorso mese di giugno hanno, tra l&#8217;altro, riguardato la realizzazione di un punto vendita di una nota catena commerciale, del valore di circa  3 milioni di euro, per il quale il primo cittadino avrebbe rilasciato illecitamente le necessarie autorizzazioni in cambio dell&#8217;assunzione di persone da lui indicate per garantirsi così un ritorno politico ed elettorale&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta in particolare di permessi sveltiti per far aprire alcuni ristoranti a condizioni favorevoli, in cambio di assunzioni di dipendenti raccomandati dallo stesso sindaco, sicuri votanti alle prossime elezioni.<br />
L’indagato avrebbe segnalato una trentina di persone da impiegare negli esercizi commerciali, gli stessi costruiti in tempi record, riuscendo ad ottenere autorizzazioniper mutare la destinazione d’uso catastale di alcuni immobili, da artigianale a commerciale. Il quotidiano <a href="http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/corruzione_peculato_arrestato_sindaco_marino/notizie/1286103.shtml">Il Messaggero </a>ha pubblicato estratti delle intercettazioni telefoniche che hanno permesso i provvedimenti.<br />
Anche in questo caso si rimane sconcertati dai dialoghi intercettati. «<em>Famo piglià qualcosa pure a lui</em>», diceva il Sindacoin ufficio riferendosi al suo impiegato fidato, ignaro della presenza di microspie, aggiornando giorno dopo giorno gli inquirenti sulla “prassi” del malaffare. Non si risparmiano neanche i suoi corruttori, un imprenditore eunpoliziotto, quest’ultimo ,messosi in malattia per fare il manager ed aprire rapidamente i cinque ristoranti, a Genzano, Latina, Roma, Salerno e appunto a Marino, dove le illegittimità si sono rese manifeste.<br />
«<em>Noi vi facciamo aprire</em>», aveva detto il Sindaco all’imprenditore, «<em>e voi assumete trenta persone, venti segnalate da noi</em>». Così avevacommentato l’imprenditore al telefono: «<em>tu considera trenta posti di lavoro sono millecinquecento voti e in un comune fanno la differenza… Stamo sempre là, questo è il mondo in cui viviamo</em>».<br />
Il caso scoppia quando nonostante i cambiamenti di destinazione d’uso lampo, le carte non sono in regola, e l’imprenditoreinizia a capire che l’affarenon è poi così conveniente.<br />
Dopo l’inaugurazione a dicembre, prima viene frenato il progetto per il parco giochi vicino al ristorante e poi per il ristorante stesso: l’imprenditoresi infuria.Sfogandosi con il poliziotto dice &#8211; «<em>Il sindaco intanto i posti li ha voluti…Io stamattina ho chiamato e gli ho detto “Se mi fate qualche cosa io ve li caccio tutti quelli che mi avete mannato…”</em>»-  replica perentorio: «<em>Basta, minacciali proprio</em>».<br />
Fra gli intercettati c’è anche chi cerca di opporsi e solleva la questione sull’operazione urbanistica: Stefano Petrini, dirigente del dipartimento urbanistica del comune.<br />
Criticando col sindaco una collega anticipa lo scandalo: «<em>Ma tu che ne sai della normativa urbanistica?, te metti a fa la scienziata?…Pensasse al Burger King che tra poco gli scoppia una bomba sotto il culo…</em>». «<em>Di questa questione non ho mai saputo un c…, sindaco. All’improvviso salta fuori pure il parco giochi per farci saltare i ragazzini. E che è un deposito artigianale quello? Ce mettono in galera tutti quanti…</em>». Il sindaco imperterrito: «<em>E per farlo sta a posto che tocca fa?</em>». Petrini: «<em>Da un punto di vista urbanistico sta cosa non sta in piedi</em>» taglia corto l’ingegnere.</p>
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		<title>Insegnare a far bene: la Dichiarazione di Poznan</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Mar 2015 09:26:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sara Landi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Etica]]></category>
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		<description><![CDATA[L’evidente e dannoso legame  fra corruzione, sfiducia sociale e crisi economica è stato rilanciato nei mesi scorsi dalla Dichiarazione di Poznan, un appello alle università di tutto il mondo a proporre programmi di studio incentrati su etica, trasparenza e lotta alla corruzione. La Dichiarazione, firmata il 26 settembre dell’ anno passato dalle università membre del [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’evidente e dannoso legame  fra corruzione, sfiducia sociale e crisi economica è stato rilanciato nei mesi scorsi dalla <a href="http://revistas.usc.es/export/sites/default/gcompostela/en/descargas/Dichiarazione_di_Poznan.pdf">Dichiarazione di Poznan</a>, un appello alle università di tutto il mondo a proporre programmi di studio incentrati su etica, trasparenza e lotta alla corruzione.<br />
La Dichiarazione, firmata il 26 settembre dell’ anno passato dalle università membre del <a href="http://revistas.usc.es/gcompostela/en/index.html">Compostela University Group</a> (CGU) e successivamente appoggiata dal World Academy of Art and Science (WAAS) e dal World University Consortium (WUC)., si pone il difficile obiettivo di disegnare i tratti di un possibile curriculum universitario che preveda l’introduzione di tali questioni. Il curriculum “potrebbe comprendere approcci educativi complementari, come ad esempio la diffusione di dati tangibili, seminari che trattano valori ed etica, e casi di studio” e si suggerisce più specificamente:</p>
<p style="text-align: justify;">1.    La presentazione di  dati sulla “forte correlazione tra i livelli di corruzione, la fiducia sociale da un lato e la salute e lo sviluppo dall’altro”;<br />
2.    L’aumento della consapevolezza della legislazione in materia di anticorruzione sia interna sia nei trattati internazionali;<br />
3.    L’organizzazione di “seminari di discussione riguardanti quali valori e quali norme vogliamo che governino le nostre interazioni sociali, e che cosa significano in particolari situazioni”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://revistas.usc.es/gcompostela/en/activities/PoznanDeclaration.html">Il portale online della Dichiarazione</a> contiene link ai vari casi studio, a documenti e a strumenti di “e-learning” per facilitare il raggiungimento dei suoi scopi.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla base della stesura della Dichiarazione, l’idea che se la maggioranza dei laureati “ha ricevuto una formazione orientata ai concetti di anti-corruzione, etica e di imparzialità, è possibile che la fiducia sociale e il capitale sociale siano promossi, portando ad un circolo virtuoso, da cui la salute e lo sviluppo nazionale si troverebbe a trarre beneficio”. A questo proposito, occorre però porre l’attenzione su un fondamentale aspetto: è sì necessario insegnare valori comunemente ritenuti “giusti”, ma allo stesso tempo è ancor più necessario insegnare ai giovani ad affinare le loro capacità di pensiero critico, essendo questa una parte essenziale dell’istruzione universitaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Accanto agli strumenti più squisitamente didattici, il documento sostiene la necessità e l’urgenza di agire più aggressivamente per sradicare la corruzione all’interno delle università stesse. Queste ultime devono, per dirla all’inglese,  “talk the talk and walk the walk” (più fatti, meno parole), “garantendo l’imparzialità nella didattica, nella valutazione degli studenti, nella ricerca e le questioni riguardanti il conferimento<br />
delle lauree, dell’occupazione e delle promozioni si devono basare su criteri legittimi, trasparenti e obiettivi”.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli studenti, specialmente quelli universitari, emergono come i più sensibili a queste forme di ipocrisia. Risulterebbe dunque controproducente l’offerta di un certo curriculum in ambienti in cui l’imbroglio e il plagio sono all’ordine del giorno o sono diffuse altre forme di disonestà.</p>
<p style="text-align: justify;">È questo solo un buon punto di partenza che può portare al coinvolgimento di altri stakeholders, organizzazioni e associazioni di giovani che già combattono quotidianamente la corruzione, per una più efficace collaborazione con le istituzioni scolastiche. Se l’istruzione è l’arma più potente, usiamola!</p>
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		<title>L&#8217;Agenzia delle Entrate contro la corruzione</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Mar 2015 07:40:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sara Landi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8221;Se intendiamo perseguire davvero la lotta all&#8217;illegalità fiscale NOI per primi dobbiamo essere l&#8217;emblema della legalità e dell&#8217;onestà&#8221;. Con queste parole il direttore dell’Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi, nell’ambito dell’attuazione del Piano Triennale Anticorruzione, comunica l’avvio di una nuova procedura. I dipendenti dell’Agenzia, per primi nella P.A., potranno denunciare condotte illecite (whistleblowing) godendo di strumenti [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8221;Se intendiamo perseguire davvero la lotta all&#8217;illegalità fiscale NOI per primi dobbiamo essere l&#8217;emblema della legalità e dell&#8217;onestà&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Con queste parole il direttore dell’Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi, nell’ambito dell’attuazione del Piano Triennale Anticorruzione, comunica l’avvio di una nuova procedura. I dipendenti dell’Agenzia, per primi nella P.A., potranno denunciare condotte illecite (whistleblowing) godendo di strumenti di tutela.</p>
<p style="text-align: justify;">Il provvedimento nasce dal recepimento della legge 190/2012 che prevede la tutela dell’anonimato e il divieto di discriminazione del dipendente segnalante. Vigile e garante è il Responsabile della prevenzione della corruzione, Roberto Egidi, diretto interlocutore dell’autorità giudiziaria competente. Al fine di assicurare la massima riservatezza alle segnalazioni dei dipendenti, verranno istituite, inoltre, apposite caselle funzionali.<br />
Mail ad hoc e denunce criptate sono dunque gli strumenti previsti dalla guida inviata ai lavoratori che spiega come &#8221;il dipendente che segnala non può essere assimilato ad un delatore&#8221; ma è un &#8221;prezioso collaboratore spontaneo&#8221;. L’indicazione delle generalità di chi denuncia non è obbligatoria, ma il vademecum “auspica il ricorso a segnalazioni nominative”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ulteriore e fondamentale passo avanti nella lotta alla corruzione è l’istituzione di una formazione specifica per i dirigenti sui temi della legalità, dell’etica e della trasparenza. L’Agenzia ritiene, infatti, che la conoscenza del fenomeno sia fondamentale per i soggetti che rivestono ruoli di responsabilità. Per questo, sulla scia dello stesso decreto legge, sono previsti corsi di formazione e attività di sensibilizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">In particolare, la programmazione didattica sarà strutturata in modo da trattare in maniera più specifica le tematiche connesse alle attività a maggior rischio di corruzione, ai presidi di controllo, ai soggetti che li attuano e alle sanzioni previste per il mancato rispetto delle misure di prevenzione. Attenzione maggiore sarà posta al tema dell’etica professionale e verrà dato spazio a momenti di confronto nell’ambito degli incontri tra Direttori Regionali e strutture periferiche.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il sonno dell&#8217;etica”, precisa il direttore, “non ci è consentito e nemmeno il sentimento di onestà a intermittenza&#8221;.</p>
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		<title>Il modello Sudafricano per la lotta alla corruzione</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Feb 2015 08:28:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sara Landi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Estero]]></category>
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		<category><![CDATA[corte costituzionale]]></category>
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		<description><![CDATA[ La Corte Costituzionale sudafricana ha recentemente assunto un ruolo importante nella lotta alla corruzione. Sebbene la legislatura sia ancora imperfetta in materia, e questo potrebbe impedire la piena messa a punto delle decisioni prese dalla Corte, la sua storia nella battaglia alla corruzione ha tutte le premesse per evolversi al meglio. È un chiaro esempio, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> La <a href="http://www.constitutionalcourt.org.za/site/home.htm">Corte Costituzionale sudafricana</a> ha recentemente assunto un ruolo importante nella lotta alla corruzione. Sebbene la legislatura sia ancora imperfetta in materia, e questo potrebbe impedire la piena messa a punto delle decisioni prese dalla Corte, la sua storia nella battaglia alla corruzione ha tutte le premesse per evolversi al meglio.</p>
<p style="text-align: justify;">È un chiaro esempio, infatti, di come una corte costituzionale possa costituire uno strumento importante persino in un ambiente politico ostile.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo primo successo può essere considerato la sentenza <a href="http://www.saflii.org/za/cases/ZACC/2011/6.html">Glenister contro Presidente del Sudafrica</a>: un caso del 2011, nel quale la corte rinvenne come la costituzione preveda un obbligo governativo alla creazione di un effettiva unità anticorruzione. Nel 2013, inoltre, due giudici della Corte si rifiutarono di sottostare alle richieste di un giudice di primo grado che chiedeva venissero emesse sentenze favorevoli al presidente della Repubblica Sudafricana Jacob Zuma, che aveva già nominato sei degli undici giudici, minandone così l’indipendenza. Fu proprio lo scandalo a facilitare un cambio di atteggiamento da parte del parlamento verso la corte stessa. Questi significativi episodi suggeriscono che in aree sistematicamente corrotte è proprio questa istituzione a poter raccogliere le speranze dei riformisti che cercano un baluardo e uno strumento di cambiamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il modello non è però facilmente esportabile per l’unicità delle circostanze in cui opera. Mentre la scena politica, dall’apartheid in poi, è sempre stato dominata dalla presenza dell’African National Congress (ANC), i cui estesi interessi politici avrebbero facilmente potuto intaccare l’indipendenza della corte rendendola mero strumento per la persecuzione di nemici politici, è l’insolita cultura del sistema giudiziario sudafricano ad aver preservato l’autonomia dell’organismo. I primi avvocati della corte hanno adottato un atteggiamento tale da rendere la pratica della giurisprudenza un processo apolitico di deduzione logica. Il loro interesse in una società più equa e democratica ha creato un terreno fertile per portare al successo gli sforzi anticorruzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Hanno contribuito alla causa anche altri fattori: la totale assenza di casi di corruzione interni alla corte, il conferimento di ampi poteri da parte della costituzione, il riconoscimento della legislazione internazionale come principio guida. Le peculiarità dell’ambiente, della costituzione che rispetta e della sua storia, rendono il caso sudafricano un unicuum. Difficilmente quindi, questo può costituire un modello utile per gli altri paesi, ma può senz’altro essere fonte di grande ispirazione.</p>
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		<title>Roma: è di nuovo scandalo</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Feb 2015 13:15:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sara Landi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Maladministration e sprechi]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>

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		<description><![CDATA[Proprio nel giorno in cui in Senato viene bocciata la proposta del Movimento 5 Stelle il M5S di riesamine del Pacchetto Anticorruzione, fermo al Senato da 9 mesi, arriva la notizia di nuovi arresti nella capitale. La Guardia di finanza ha, infatti, eseguito le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del Tribunale di Roma, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/02/comune_roma1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1526" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/02/comune_roma1-300x225.jpg" alt="comune_roma1" width="300" height="225" /></a>Proprio nel giorno in cui in Senato viene bocciata la proposta del Movimento 5 Stelle il M5S di riesamine del Pacchetto Anticorruzione, fermo al Senato da 9 mesi, arriva la notizia di nuovi arresti nella capitale. La Guardia di finanza ha, infatti, eseguito le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del Tribunale di Roma, Anna Maria Gavoni, che hanno riguardato questa volta tecnici in servizio al IX dipartimento di Roma Capitale (programmazione e attuazione urbanistica), preposti a rilascio delle concessioni edilizie.<br />
L’accusa riguarda la richiesta di tangenti per l’autorizzazione di lavori edilizi e per evitare la denuncia degli illeciti commessi nei cantieri.</p>
<p style="text-align: justify;">In particolare si tratta di cinque funzionari pubblici, tre tecnici del Comune (un tecnico del XIV municipio e due funzionari del IX dipartimento) che, insieme a due ispettori della Spresal (servizio prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro), sono finiti in carcere, mentre a sei imprenditori è stato imposto l&#8217;obbligo di presentazione davanti all&#8217;autorità giudiziaria.<br />
L&#8217;operazione di oggi si ricollega a quella dello scorso 8 Gennaio, soprannominata &#8216;Vitruvio&#8217;, quando furono compiute 28 misure cautelari (di cui 22 arresti) per funzionari pubblici, imprenditori e professionisti che chiedevano tangenti da 1.000-1.500 euro per non rilevare abusi edilizi.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;inchiesta è nata dalla denuncia di due costruttori romani, impegnati nelle realizzazioni di unità abitative nella zona Casalotti-Boccea, &#8220;esasperati dalle continue richieste di denaro&#8221;.<br />
Dalle indagini è risultato che alcuni costruttori, per velocizzare l&#8217;approvazione dei progetti edilizi, si vedevano obbligati a soddisfare le richieste illecite dei responsabili dell’iter burocratico.<br />
È venuta a galla, inoltre, l’esistenza un vero e proprio tariffario per le tangenti: 6mila euro per la dichiarazione di inizio dei lavori, 3mila per le pratiche di sanatoria, 8mila per le varianti e 10 mila per la dichiarazione di fine lavori, 100 euro per evadere i controlli sulle misure di sicurezza. Tramite le intercettazioni è emersa la pratica dell&#8217;utilizzo di una valuta fittizia, la &#8216;latta&#8217;, corrispondente a 100 euro. &#8220;In alcuni casi &#8211; ha affermato il generale Gennaro Vecchione, comandante delle Unità speciali della Finanza &#8211; abbiamo scoperto una sorta di corruzione preventiva con tangenti pagate addirittura prima che partissero i controlli&#8221;. La cosiddetta corruzione “preventiva”, ossia pagamento di tangenti per aggirare i controlli ancora prima che venissero pianificati, aveva assunto forme notevoli anche tra gli ispettori della Spresal, portando all&#8217;arresto di altri funzionari.</p>
<p style="text-align: justify;">Si apre così uno squarcio preoccupante sul sistema di malaffare e corruzione adottato dai pubblici ufficiali indagati. Gli episodi di corruzione, infatti, interessano sia la fase preliminare, il momento in cui venivano presentati i progetti a chi era incaricato del rilascio del titolo autorizzativo, sia la fase operativa, quando venivano effettuati i controlli nei cantieri dai tecnici dell’ispettorato edilizio che non denunciavano gli abusi.</p>
<p style="text-align: justify;">A pochi giorni dal discorso del neo-eletto Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, le sue parole di insediamento risuonano ancora più forte come monito per le istituzioni: “la corruzione ha raggiunto un livello inaccettabile […] divora risorse che potrebbero essere destinate ai cittadini, impedisce la corretta esplicazione delle regole del mercato, favorisce le consorterie e penalizza gli onesti e i capaci». Occorre, ora più che mai, “una dirigenza politica e amministrativa capace di compiere il proprio dovere”.</p>
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