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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; Visco</title>
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		<title>Banca d&#8217;Italia: i nuovi strumenti di prevenzione e contrasto all&#8217;economia criminale</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2016 07:34:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rossana Feliciani]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Azione di governo]]></category>
		<category><![CDATA[Banca d’Italia]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità organizzata]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono 16 i miliardi di euro persi dall’Italia in termini di investimenti esteri tra il 2006 e il 2012, il 15% rispetto a quelli effettivamente attratti nel periodo. Una situazione che si sarebbe potuta evitare se le istituzioni italiane fossero state qualitativamente simili a quelle dell’area dell’euro. Queste le stime suggerite dall’Istat e presentate dal [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4888" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/01/banca-ditalia1.jpg"><img class="size-medium wp-image-4888" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/01/banca-ditalia1-300x200.jpg" alt="La sede della Banca d'Italia, Palazzo Koch, oggi 21 ottobre a Roma. ANSA/ALESSANDRO DI MEO" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">La sede della Banca d&#8217;Italia, Palazzo Koch</p></div>
<p style="text-align: justify;">Sono 16 i miliardi di euro persi dall’Italia in termini di investimenti esteri tra il 2006 e il 2012, il 15% rispetto a quelli effettivamente attratti nel periodo. Una situazione che si sarebbe potuta evitare se le istituzioni italiane fossero state qualitativamente simili a quelle dell’area dell’euro.<br />
Queste le stime suggerite dall’Istat e presentate dal Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, alla Commissione Parlamentare antimafia il 14 gennaio 2015 (<a href="http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-governatore/integov2015/visco_14012015.pdf" target="_blank">Link</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Cattiva allocazione delle risorse pubbliche, lievitazione dei costi del credito per le imprese, scarsa qualità dei funzionari pubblici locali: la criminalità organizzata inquina il sistema politico-economico di una nazione in ogni suo aspetto, ostacolandone lo sviluppo e la crescita.<br />
Visco, nel corso del suo intervento, ha identificato le politiche in grado di contrastare l’economia criminale al fine di favorire l’attività imprenditoriale lecita.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fondamentale importanza risulta l’attività preventiva svolta dalla Banca d’Italia, collocata per lo più nell’ambito della vigilanza: attraverso una serie di misure preventive – analisi, ispezioni, sanzioni, gestioni di crisi aziendali, rispetto della legalità –, il lavoro di palazzo Koch mira ad assicurare “la sana e prudente gestione dei soggetti vigilati”.<br />
Complementare al ruolo svolto dalla Banca d’Italia è la funzione di controllo esercitata dalla UIF – Unità d’Informazione Finanziaria – in materia di antiriciclaggio. &#8220;Dalla sua costituzione sono pervenute all&#8217;Unità di informazione finanziaria oltre 325.000 segnalazioni con una forte e costante crescita nel tempo: dalle 12.500 del 2007 alle oltre 70.000 del 2014&#8243; ha affermato Visco, ricordando che &#8220;la Uif riceve le segnalazioni delle operazioni sospette da intermediari finanziari, professionisti e altri operatori non finanziari e ne effettua l&#8217;analisi per l&#8217;individuazione di ipotesi di riciclaggio o finanziamento del terrorismo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">L’effetto principale di tali attività di prevenzione consiste nella possibilità per Banca d’Italia e UIF di delineare indicatori statistici di esposizione al rischio di riciclaggio, individuando eventuali anomalie nei flussi finanziari, vigilando su specifiche porzioni del territorio nazionale e monitorando particolari strumenti di pagamento. Un esempio su tutti è rappresentato dallo studio sui bonifici verso i paesi a rischio. I risultati dell’indagine frutto della collaborazione tra la UIF e il Dipartimento Economia e Statistica della Banca d’Italia mostrano che, a parità di altre condizioni, in Italia i flussi finanziari indirizzati verso i “paradisi fiscali” sono di circa il 36% più elevati di quelli diretti verso gli altri paesi.</p>
<p style="text-align: justify;">L’efficienza del sistema antiriciclaggio poggia su un’ampia rete di collaborazione, pubblica e privata, per la salvaguardia dell’economia legale dalle infiltrazioni criminali. La rete in questi anni ha dimostrato notevole capacità di interconnessioni: lo attestano le crescenti forme di cooperazione della Uif con la magistratura e con l’Agenzia delle Entrate per l’accesso all’Anagrafe Tributaria. Inoltre, sul piano delle strategie di prevenzione, nel corso del 2014 è stato sottoscritto un protocollo d’intesa tra UIF e l’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), al fine di garantire ulteriori misure di contrasto del riciclaggio dei proventi della corruzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, nonostante i buoni risultati raggiunti, il numero uno di via Nazionale non nasconde che molto altro si potrebbe ancora fare. La Uif per funzionare meglio dovrebbe avere accesso alle informazioni investigative, esattamente come avviene all’estero, e la creazione di specifici incentivi come il rating della legalità realizzerebbe un contesto più orientato alla legalità.<br />
Ma soprattutto “È indispensabile – ha ribadito Visco – che alla presenza di efficaci presidi specifici si accompagni la diffusione nella cultura di cittadini e imprese dei valori della legalità e della correttezza.” “L’istruzione – ha concluso – svolge sotto questo profilo un ruolo essenziale.”</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Quanto vale l&#8217;economia criminale: l&#8217;audizione del governatore Visco</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2016 07:59:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rossana Feliciani]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<category><![CDATA[criminalità organizzata]]></category>
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		<description><![CDATA[Quanto incide la criminalità organizzata sull’economia del nostro paese? Molto, moltissimo. Lo ha detto a chiare lettere il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in audizione alla Commissione antimafia il 14 gennaio 2015. Corruzione, mercati illegali, fuga degli investimenti esteri, cattiva allocazione della spesa pubblica. Visco ha individuato i malanni del sistema economico italiano legati [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2014/02/Judge-money-bribe-gavel.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4393" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2014/02/Judge-money-bribe-gavel-300x190.jpg" alt="Judge+money+bribe+gavel" width="300" height="190" /></a>Quanto incide la criminalità organizzata sull’economia del nostro paese? Molto, moltissimo. Lo ha detto a chiare lettere il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in audizione alla Commissione antimafia il 14 gennaio 2015. Corruzione, mercati illegali, fuga degli investimenti esteri, cattiva allocazione della spesa pubblica. Visco ha individuato i malanni del sistema economico italiano legati alle pesanti infiltrazioni di mafie e criminalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il numero uno della Banca d’Italia è partito da una misurazione quantitativa delle attività economiche illegali. Pur ricordando che l’analisi di fenomeni tipicamente “sommersi” è assai complessa, ha elencato una serie di stime riguardanti il valore effettivo delle attività criminali. Quelle più preoccupanti vengono dall’Istat, secondo cui l’economia illegale, intesa come commercio di sostanze stupefacenti, attività di prostituzione e contrabbando di tabacchi ha pesato complessivamente dello 0,9% sul PIL nazionale, una cifra superiore ai 150 miliardi di euro. Secondo stime che si basano sulla quantità di moneta in circolazione, invece, l&#8217;Istituto di statistica nel quadriennio 2005-08, ha quantificato il sommerso criminale in Italia superiore del 10% del PIL; ancora, il centro di ricerca Transcrime dell&#8217;Università Cattolica di Milano, che considera droga, traffico di armi e tabacco, contraffazione, gioco e frodi fiscali, ha valutato questi mercati in circa 110 miliardi di euro all&#8217;anno in Europa, di cui poco meno di 16 in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma ancor più significative appaiono le conclusioni emerse da una misurazione qualitativa del fenomeno, che mira a valutare gli effetti delle attività illegali sul funzionamento del nostro sistema economico. “L’impatto economico più significativo della criminalità” – ha spiegato Visco sul punto – “non consiste tanto nel valore di quanto prodotto attraverso attività criminali, ma, con effetti di ben più lungo periodo, nel valore di quanto non prodotto a causa delle distorsioni generate dalla diffusione della criminalità”.</p>
<p style="text-align: justify;">Utilizzando i dati di Doing Business, un indicatore che fornisce una sintesi della qualità dell’ambiente istituzionale, il governatore ha calcolato che “a parità di altre condizioni, se le istituzioni italiane fossero state qualitativamente simili a quelle dell’area dell’euro, tra il 2006 e il 2012, i flussi di investimento estero in Italia sarebbero risultati superiori del 15 per cento – quasi 16 miliardi di euro – agli investimenti diretti effettivamente attratti nel periodo”.</p>
<p style="text-align: justify;">E se, da un lato, la percezione di un alto tasso di criminalità provoca una massiccia fuga di investimenti esteri, dall’altro, la presenza della criminalità organizzata è causa di una cattiva allocazione delle risorse pubbliche. Si è infatti evidenziato come specialmente nelle regioni meridionali, territori caratterizzati da una più alta densità criminale, le amministrazioni pubbliche tendono a ricevere, a parità di altre condizioni, maggiori incentivi pubblici. Un esempio su tutti: il confronto di quanto accaduto in Friuli Venezia Giulia e in Irpinia dopo i terremoti del 1976 e del 1980, in seguito all’afflusso di fondi pubblici: “nel corso dei trenta anni successivi” – si legge nel testo dell’audizione –, “in Friuli Venezia Giulia, dove la criminalità organizzata non era presente, la crescita del PIL pro capite è stata superiore di circa 20 punti percentuali a quella osservata in una regione controfattuale, mentre in Irpinia, dove la criminalità organizzata era fortemente radicata, la crescita del PIL pro capite è stata inferiore di circa 12 punti percentuali rispetto a quella della regione di controllo”.</p>
<p style="text-align: justify;">
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