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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; università</title>
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		<title>Roma, Univ.Tor Vergata, Master Anticorruzione, IV ed., modulo &#8220;Lo standard ISO 37001. Organizzazione della prevenzione della corruzione e sistemi di controllo interno&#8221;.</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Nov 2019 20:54:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; Il Dipartimento di Economia e Finanza dell&#8217;Università di Roma Tor Vergata nell&#8217;ambito del Master Anticorruzione, IV Edizione, a.a. 2018-2019, prevede &#8211;  dal 9 al 13 dicembre 2019  &#8211; il modulo IX &#8220;Lo standard ISO 37001. Organizzazione della prevenzione della corruzione e sistemi di controllo interno” Obiettivo del Modulo è descrivere i contenuti [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2019/04/tor-vergata-logo-new.png"><img class="alignleft size-full wp-image-6867" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2019/04/tor-vergata-logo-new.png" alt="Logo Tor Vergata" width="434" height="116" /></a></p>
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<p>Il Dipartimento di Economia e Finanza dell&#8217;Università di Roma Tor Vergata nell&#8217;ambito del Master Anticorruzione, IV Edizione, a.a. 2018-2019, prevede &#8211;  dal 9 al 13 dicembre 2019  &#8211; il modulo IX<strong> &#8220;</strong><em><strong>Lo standard ISO 37001. Organizzazione della prevenzione della corruzione e sistemi di controllo interno”</strong></em></p>
<p>Obiettivo del Modulo è descrivere i contenuti della norma ISO 37001 e fornire tutti gli strumenti pratico/metodologici per attuarla nelle organizzazioni pubbliche e private, privilegiando un focus particolare sull’integrazione degli strumenti previsti da tale norma con i Modelli di prevenzione già previsti per legge: per la prevenzione della corruzione “passiva” (i PTPC ai sensi della Legge 190/2012) e per la prevenzione della corruzione “attiva” (i Modelli 231 ai sensi del D.lgs. 231/2001). Ciò al fine di fornire uno standard condiviso a livello internazionale e trasversale a livello settoriale, in grado di definire i requisiti minimi che i sistemi di Gestione Anticorruzione (SGA) devono avere nelle organizzazioni pubbliche e private, già chiamate per legge a sviluppare i propri Modelli 231/PTPC sulla base delle Linee Guida delle Associazioni di categoria e/o dell’ANAC.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>PROGRAMMA</strong></p>
<ul>
<li>ISO 37001 nelle Imprese. Inquadramento normativo e approccio metodologico &#8211; Analisi del contesto e confronto tra modelli di prevenzione in Italia e all’estero &#8211; Descrizione metodologia con casi pratici nelle Imprese</li>
<li>ISO 37001 nella P.A. Descrizione metodologia con casi pratici nel settore pubblico</li>
<li>Dal dire al fare l’interesse aziendale. Come diffondere la cultura organizzativa del bene comune</li>
<li>Anticorruzione e controlli interni nella P.A. L’impatto sulle Imprese</li>
<li>Integrazione dei sistemi Anticorruzione e Controlli Interni. Strumenti operativi</li>
<li>L’utilizzo delle piattaforme informatiche per l’automazione dei processi di controllo e monitoraggio. Casi pratici.</li>
</ul>
<p><strong> </strong>Ogni informazione, all&#8217;indirizzo master.anticorruzione@uniroma2.it</p>
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		<title>DECRETO SBLOCCACANTIERI: MA CHI LI HA BLOCCATI, DOV’E’ ORA?</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2019/06/decreto-sblocca-cantieri-ma-chi-li-ha-bloccati-dove-ora/</link>
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		<pubDate>Sun, 09 Jun 2019 07:36:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Dopo il taglialeggi e il salvaleggi, vediamo come andrà per lo sbloccacantieri, mentre resta sullo sfondo la responsabilità – ovviamente, di tutti, quindi di nessuno – che ne ha determinato il blocco. Perché, se li si deve sbloccare, iniziativa più che meritevole, qualcuno [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/burocrazia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6146" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/burocrazia.jpg" alt="burocrazia" width="640" height="380" /></a></p>
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<p>Dopo il taglialeggi e il salvaleggi, vediamo come andrà per lo sbloccacantieri, mentre resta sullo sfondo la responsabilità – ovviamente, di tutti, quindi di nessuno – che ne ha determinato il blocco.</p>
<p>Perché, se li si deve sbloccare, iniziativa più che meritevole, qualcuno e/o qualcosa li avrà pur bloccati.</p>
<p>Nessuno pare, invero, preoccuparsene, nessuno si chiede: se qualche norma è stata scritta male; se qualche misura draconiana di contrasto alla corruzione fosse inutile e sia stata utile solo nell’abituale dibattito mediatico-convegnistico dei professionisti dell’anticorruzione che guadagnano spazio – tanto più la dicono grossa o propongono misure risolutive &#8211; sul modello di quanto accaduto per la bufala dei 60 miliardi di euro del costo della corruzione; se chi doveva vigilare sulle stazioni appaltanti guardava altrove; … e si potrebbe continuare.</p>
<p>Nessuno, questo è ancora più interessante, si chiede dove sono ora le persone che sono state le protagoniste, gli attori, gli spettatori, …, degli aspetti disfunzionali prima indicati.</p>
<p>Sembrerebbe normale. Eppure non lo è. Sembrerebbe normale per una semplice constatazione: l’imprenditore, l’artigiano, … che sbaglia viene “licenziato” dal mercato; il dipendente che sbaglia viene sanzionato.</p>
<p>Se dobbiamo sbloccare i cantieri, al di là del nome evocativo ed eclatante, è possibile che chi ha prodotto – o ha concorso a produrre – il problema sia ancora lì e non venga chiamato a rispondere dei danni prodotti (alla stessa PA, al sistema economico, alle aziende, ai dipendenti queste aziende, alle famiglie di questi dipendenti, al tessuto socioeconomico delle aree dove queste aziende operavano, … e si potrebbe continuare)?</p>
<p>In 15 anni, se continua così, gli industriali stimano che perderemo investimenti per 530 miliardi. E per attuare le norme del decreto che approda in questi giorni al Senato bisognerà decidere quale «elenco» di lavori scegliere.</p>
<p>Ammonta a tanti miliardi, secondo l&#8217;osservatorio dell&#8217;Ance (associazione dei costruttori) il costo dell&#8217;inerzia dello Stato se da qui al 2035 non si faranno le opere pubbliche che sono state già programmate &#8211; come racconta Antonella Baccaro su L’Economia del Corriere della Sera, del 13 maggio 2019, a pagina 5l – mentre l&#8217;elenco dei cantieri fermi per l&#8217;immobilismo della pubblica amministrazione è stato aggiornato a 53 miliardi per un totale di 555 opere, un elenco <em>“… purtroppo, lungo e drammatico…”.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I patti di integrità come strumento di legalità</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2018/03/i-patti-di-integrita-come-strumento-di-legalita/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2018 08:21:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[A cura dell&#8217;Avv. Eleonora Biferali, discente Master Anticorruzione di Roma Tor Vergata &#160; Dalla cronaca alla politica si sente spesso parlare dei patti di integrità, ma cosa sono? Si tratta di accordi, la cui genesi risale agli anni Novanta ed è attribuibile a Transparency International[1], la più grande organizzazione a livello globale votata alla prevenzione [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>A cura dell&#8217;Avv. Eleonora Biferali, discente Master Anticorruzione di Roma Tor Vergata</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dalla cronaca alla politica si sente spesso parlare dei patti di integrità, ma cosa sono?</p>
<p>Si tratta di accordi, la cui genesi risale agli anni Novanta ed è attribuibile a Transparency International<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>, la più grande organizzazione a livello globale votata alla prevenzione ed al contrasto della corruzione. Utilizzabili per qualunque tipologia di appalto, tali accordi, vengono sottoscritti, dalla stazione appaltante, dagli operatori economici e da un organismo di controllo indipendente (organismo no profit qualificato ed indipendente), con lo specifico intento di prevenire condotte illecite. Con essi, stazione appaltante ed operatori economici si impegnano, infatti, ad astenersi da condotte corruttive mediante il rispetto dei principi di lealtà, trasparenza e correttezza, mentre, l’organismo di controllo assume il duplice onere di: monitorare le varie fasi della procedura, compresa l’esecuzione del contratto, segnalando alle parti eventuali irregolarità; e di elaborare delle relazioni periodiche di dominio pubblico.</p>
<p>Più che degli “accordi”, i patti di integrità sono dei veri e propri “contratti”, in quanto, dall’accertato (in contraddittorio) mancato rispetto degli obblighi assunti da una delle parti con la sottoscrizione del documento, derivano molteplici sanzioni tra cui: la risoluzione del contratto, qualora questa non sia pregiudizievole agli interessi pubblici; la multa; la sanzione pecuniaria o la penalità; la pubblicazione della violazione contrattuale; la segnalazione del fatto all’ANAC ed alle Autorità competenti; l’esclusione dalla procedura di appalto, quest’ultima applicabile anche prima della fase esecutiva dell’appalto, laddove il patto d’integrità non sia stato sottoscritto e presentato assieme all’offerta.</p>
<p>Tra tutte, proprio l’esclusione, di cui all’art. 1, co. 17, L. 190/2012 (che prevede: “<em>Le stazioni appaltanti possono prevedere negli avvisi, bandi di gara o lettere di invito che il mancato rispetto delle clausole contenute nei protocolli di legalità o nei patti di integrità costituisce causa di esclusione dalla gara</em>”), è quella cha ha comportato più problemi di carattere interpretativo, in particolare, circa la compatibilità con il principio di tassatività delle cause di esclusione dalla gara, ex. art. 45 della Direttiva comunitaria 2004/18/CE, problemi poi risolti dalla Corte di Giustizia dell’UE. Questa, chiamata a pronunciarsi in merito, ha difatti chiarito che è ammissibile prevedere nei bandi di gara l’esclusione automatica di un offerente per non aver depositato congiuntamente all’offerta l’accettazione degli impegni e delle dichiarazioni contenuti nel patto di integrità; tuttavia, in ottemperanza al principio generale del diritto dell’Unione, di proporzionalità, la misura in questione non deve mai eccedere quanto necessario per il raggiungimento dell’obiettivo perseguito. Occorrerà, pertanto, verificare il contenuto delle singole clausole del patto.È interessante notare come, allo stato, i patti di integrità, pur non essendo obbligatori nel nostro ordinamento, stanno avendo larga diffusione<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>, merito del loro positivo impatto sull’economia, sul mercato, sul rispetto della legalità e sui cittadini. Essi migliorano, infatti, la concorrenza, promuovono l&#8217;efficienza dei costi e il risparmio attraverso migliori acquisti, aumentano la trasparenza, la responsabilità e il buon governo negli appalti e la fiducia nelle autorità pubbliche e, più nello specifico, verso il processo decisionale pubblico.L’auspicio non può quindi che essere che l’implementazione dei patti di integrità continui a diffondersi sempre più, ricordando però, che l’utilizzo di tali strumenti risulta realmente efficiente se adeguatamente seguito da una fase di monitoraggio<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a>, monitoring process che, ad oggi, nella gran parte dei casi, non viene tuttavia effettuato, per non aggravare i costi a carico delle stazioni appaltanti.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> “<em>THE INTEGRITY PACT A powerful tool for clean bidding</em>”, 2009, Transparency International: https://www.transparency.org/files/content/tool/IntegrityPacts_Brochure_EN.pdf</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Vedi l’esempio del Comune di Milano che già dal 2002 li applica a tutte le procedure di appalto. Per dettagli sulle conseguenze derivanti da tale scelta consultare:</p>
<p>https://www.transparency.it/wp-content/uploads/2014/06/PRESENTAZIONE-PATTI-INTEGRITA.pdf</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> Secondo Trasparency International, il monitoraggio del Patto di Integrità va affidato ad un soggetto indipendente esterno.</p>
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		<title>WHISTLEBLOWING. GIAN ANTONIO STELLA: E ALLORA TI CHIEDI, VALE LA PENA DI FARE QUESTE DENUNCE?</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2017/10/whistleblowing-gian-antonio-stella-e-allora-ti-chiedi-vale-la-pena-di-fare-queste-denunce/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Oct 2017 05:26:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Andrea Franzoso non è stato il primo, nella storia italiana, a pagar cara la scelta della trasparenza e a sbattere contro i «padreterni», come li chiamava Luigi Einaudi. Il patriota garibaldino Cristiano Lobbia – ricorda Gian Antonio Stella, sul Corriere della sera del 12 ottobre 2017 -che, eletto deputato, denunciò al Parlamento di Firenze, il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/111.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6237" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/111.jpg" alt="111" width="134" height="115" /></a></p>
<p>Andrea Franzoso non è stato il primo, nella storia italiana, a pagar cara la scelta della trasparenza e a sbattere contro i «padreterni», come li chiamava Luigi Einaudi.</p>
<p>Il patriota garibaldino Cristiano Lobbia – ricorda Gian Antonio Stella, sul Corriere della sera del 12 ottobre 2017 -che, eletto deputato, denunciò al Parlamento di Firenze, il 5 giugno 1869, la cessione per quindici anni a faccendieri anonimi raccolti intorno al Credito Mobiliare, della Regia Tabacchi, cioè il monopolio che secondo il banchiere Rothschild era «<em>l’unica entrata sicura dello Stato</em>», in cambio di un anticipo di 180 milioni. Meno della metà di quelli offerti a condizioni migliori (…) da certi finanzieri parigini e londinesi. Fu esaltato come un eroe, sulle prime, il parlamentare garibaldino, ma poi venne annientato da una macchina del fango mai vista prima.</p>
<p>Luca Magni, l’imprenditore che aveva una ditta di pulizie e che aveva deciso di ribellarsi alle continue richieste del presidente del Pio Albergo Trivulzio, Mario Chiesa. Finì sulle prime pagine come un eroe, ma vent’anni dopo avrebbe raccontato: «<em>Rifarei tutto. Ma cercherei di tutelarmi di più. Ho denunciato il sistema delle tangenti che strozzava la mia azienda ma non potevo prevedere che in poco tempo avrei perso tutti gli appalti»</em>.</p>
<p>E potremmo andare avanti, di nome in nome, di scandalo in scandalo, per giorni.</p>
<p>E allora ti chiedi: vale la pena di fare queste denunce?</p>
<p>Se lo chiedono quanti aspettano da anni che sia varata finalmente anche in Italia una legge che tuteli il <em>whistleblower</em>, cioè «il soffiatore di fischietto» che, come l’arbitro di calcio, di rugby o di basket fischia davanti a un fallo per «fermare il gioco sporco».</p>
<p>Sì, risponde col suo libro Andrea Franzoso: valeva la pena, nonostante tutto, sì, perché, come spiegò Martin Luther King, saremo chiamati un giorno a render conto delle nostre scelte e «<em>ci pentiremo non solo per le parole e le azioni odiose delle persone cattive ma per lo spaventoso silenzio delle persone buone».</em></p>
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		<title>WHISTLEBLOWING E AGENDA ANTICORRUZIONE. CANTONE: WHISTLEBLOWING, SPERO CHE LA LEGGE POSSA ARRIVARE IN QUESTA LEGISLATURA PURCHÉ SI FACCIA BENE. TRANSPARENCY: IN ITALIA BUONE LEGGI, MA POCO OSSERVATE.</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Oct 2017 05:19:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; L’apparato normativo è buono, con un punteggio di 62/100, ma l’applicazione delle norme è insufficiente E raggiunge un punteggio di soli 45/100: è quanto rileva il rapporto «Agenda anticorruzione 2017» di Transparency International Italia che analizza in quadro della corruzione nel nostro Paese, leggi e pratiche anticorruzione nel settore pubblico, privato e nella società [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/3333333.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6229" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/3333333.jpg" alt="3333333" width="300" height="168" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’apparato normativo è buono, con un punteggio di 62/100, ma l’applicazione delle norme è insufficiente E raggiunge un punteggio di soli 45/100: è quanto rileva il rapporto «Agenda anticorruzione 2017» di Transparency International Italia che analizza in quadro della corruzione nel nostro Paese, leggi e pratiche anticorruzione nel settore pubblico, privato e nella società per valutare le capacità dell’Italia di farne fronte.</p>
<p>Il report è stato elaborato nell’ambito del progetto Business Integrity Country Agenda (BICA), elaborato da Transparency International, con diverse organizzazioni del network di Transparency International in tutto il mondo vi hanno aderito.</p>
<p>Dall’inizio dell’anno fino al primo settembre, sono stati rilevati e segnalati dai media 566 casi: 439 sono riferiti a indagini, 76 a condanne, 10 a intervenute prescrizioni, 27 ad assoluzioni e 8 a patteggiamenti.</p>
<p>In questo quadro, ci sono due importanti lacune nella normativa italiana, segnala ancora Transparency: la «mancanza di tutele per chi segnala casi di corruzione» e «l’assenza di una regolamentazione delle attività di lobbying».</p>
<p>Il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), Raffaele Cantone, intervenendo alla presentazione del Rapporto di Transparency International Italia, il 10 ottobre 2017, ha evidenziato – riporta un lancio AGENSIR <strong>– </strong>come <em>“… la politica non può fare a meno dei fondi per finanziarsi, ma deve garantire la trasparenza”</em>, auspicando con forza che, anche in assenza di norme specifiche, sia assicurato dai soggetti coinvolti “<em>il massimo di trasparenza</em>” nei finanziamenti per la campagna elettorale.</p>
<p>Per quanto riguarda il tema dei controlli finanziari sui partiti, il presidente dell’Anac ha osservato che bisogna tener conto della nuova situazione che si è creata, con l’attività di ricerca dei fondi che “<em>si è spostata dai partiti ad altri enti, come le fondazioni</em>”. Sulla legge in discussione per la tutela di chi denuncia casi di corruzione (il cosiddetto “whistleblowing”, valutata 25/100 nel report di TI Italia) Cantone è stato prudente affermando “<em>Speriamo che la legge si riesca a fare già in questa legislatura, ma purché si faccia bene. Il testo approvato dalla Camera presenta delle criticità</em>”. Sarebbe importantissima anche una legge che disciplini l’attività delle lobbies (dove TI Italia ha valutato la situazione con 29/100), ma secondo Cantone è un tema di cui “<em>si fa fatica persino a parlare, per la connotazione negativa che assunto questo termine”, </em>mentre il ministro della Giustizia <strong>Andrea Orlando ha evidenziato di aver <em>“… </em></strong><em>segnalato più volte il tema delle lobby perché se non si disciplina il modo in cui la politica si relazione con il privato, si apre una spazio interpretativo anche per la magistratura. <strong>Questo tema va affrontato, ma non dal punto di vista governativo: il tema è trasversale</strong>”.</em><br />
Quanto ai 566 casi di corruzione riportati dai media nazionali nei primi nove mesi dell’anno e censiti dal rapporto, il presidente dell’Anac ha invitato a leggere correttamente questo dato perchè “<em>Non è soltanto l’emersione della corruzione, ma anche dell’anti-corruzione. Le indagini sono la prova della capacità di reagire delle istituzioni”.</em></p>
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		<title>MERITOCRAZIA E UNIVERSITA’.  IL QUIZ SI IMPONE PERCHÉ NESSUNO SI ASSUME LA RESPONSABILITÀ DEGLI ESITI CHE PRODUCE.</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Oct 2017 05:13:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La risposta a questa serie di domande è molto semplice. È legittimo perché trasforma il giudizio in un verdetto quantitativo. Fissata la soglia numerica, chi non la raggiunge resta fuori. Il quiz si impone &#8211; evidenzia Adolfo Scotto di Luzio, su Il Mattino del 24 settembre 2017, alle pagine 1 e 59 &#8211; perché nessuno [&#8230;]]]></description>
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<p>La risposta a questa serie di domande è molto semplice. È legittimo perché trasforma il giudizio in un verdetto quantitativo. Fissata la soglia numerica, chi non la raggiunge resta fuori.</p>
<p>Il quiz si impone &#8211; evidenzia Adolfo Scotto di Luzio, su Il Mattino del 24 settembre 2017, alle pagine 1 e 59 &#8211; perché nessuno si assume la responsabilità degli esiti che produce, il quiz è una modalità impersonale di risolvere il problema della precedenza degli aventi diritto di cui prima si diceva.</p>
<p>Un professore, invece, che di fronte ad un candidato osasse dire «tu non sei all&#8217;altezza» verrebbe immediatamente sommerso dagli insulti più feroci. Sarebbe subito additato come nemico della democrazia e della sua proclamazione del diritto universale alla felicità.</p>
<p>Si sospetterebbe, come puntualmente è avvenuto in questi anni, del suo equilibrio, del suo senso di giustizia, della sua preparazione. Magari, in qualche caso, non senza ragione, ma quali meccanismi, eventualmente, hanno prodotto questi insegnanti? Il paradosso italiano sta tutto qui: proclamiamo retoricamente la necessità di un merito che non ha materialmente strumenti efficaci per farsi valere.</p>
<p>Il caso di medicina è in questo senso lampante. Chi resta fuori dal quiz sa che resta fuori dalla carriera di medico. Viceversa superare il test è la garanzia di laurearsi. Alla base dell&#8217;ingresso nella carriera sta dunque un meccanismo casuale di selezione che di fatto demanda ad altri fattori, di natura squisitamente sociale, la cernita dei professionisti migliori. In un Paese come il nostro con tassi di riproduzione di ceto elevatissimi, dove i figli dei medici fanno i medici, come gli avvocati e i notai, è legittimo chiedersi in che direzione operi questa dismissione collettiva della selezione meritocratica.</p>
<p>Il prezzo che paghiamo per la nostra pervicace indisponibilità a riconoscere i migliori sulla base di un percorso formativo rigoroso ed esigente è il privilegio di classe. Sta qui l&#8217;aspetto politicamente più rilevante di tutta questa vicenda italiana.</p>
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		<title>MERITOCRAZIA E UNIVERSITA’.  I CONCORSI VENGONO TRASFORMATI IN UNA LOTTERIA E ALLORA PERCHÉ NON TENTARLI?</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Oct 2017 05:11:39 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/meritocrazia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6211" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/meritocrazia.jpg" alt="meritocrazia" width="290" height="174" /></a></p>
<p>L&#8217;assenza di un complesso di valori socialmente condiviso da potersi mobilitare efficacemente a difesa del principio aureo del «vinca il migliore» spiega, poi, un fenomeno che a guardarlo con attenzione non può che apparire assurdo: l&#8217;uso ormai pervasivo nelle pratiche concorsuali, a qualsiasi livello e per qualsiasi posizione, di quiz generici che non misurano spesso nient&#8217;altro che la buona stella del candidato.</p>
<p>In questo modo &#8211; evidenzia Adolfo Scotto di Luzio, su Il Mattino del 24 settembre 2017, alle pagine 1 e 59 &#8211; i concorsi vengono trasformati in una lotteria e allora perché non tentarli?</p>
<p>Nessun esame, ovvio, è credibile se a superarlo è la totalità dei candidati, come ormai accade alla maturità nella scuola secondaria superiore.</p>
<p>Ma i grandi numeri che questi procedimenti meccanizzati sono chiamati a fronteggiare sono di fatto incentivati dalle procedure escogitate per gestirli. Provate ad immaginare un altro criterio di sbarramento. Perché, ad esempio, a Lettere si possono iscrivere, senza esame, gli studenti delle scuole tecniche e professionali? E perché gli studenti che provengono dai licei non hanno l&#8217;obbligo di conseguire un certo voto all&#8217;esame di maturità?</p>
<p>Nel primo caso, il tipo di preparazione scolastica autorizza, infatti, più di un dubbio sulla capacità di beneficiare degli studi universitari ai quali pure si pretende di candidarsi; nell&#8217;altro, la frequenza di un percorso a base umanistica non basta a dimostrare l&#8217; adeguatezza dello studente.</p>
<p>Ma, allora, perché il fatto di saper rispondere ad una domanda qualunque di un quiz quale che sia dovrebbe essere più legittimo dell&#8217;impegno nello studio mostrato in cinque anni di liceo?</p>
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		<title>MERITOCRAZIA E UNIVERSITA’. UN PAESE SENZA MERITO.</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Oct 2017 05:09:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A Napoli la Procura indaga sul test di medicina dello scorso 5 settembre. L&#8217;ipotesi è la corruzione: soldi in cambio di risposte. A Milano, negli stessi giorni, il rettore della Statale rinunciava a ricorrere al Consiglio di Stato contro la sentenza del TAR del Lazio che bloccava l’applicazione a Lettere del numero chiuso. Sono due [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/meritocrazia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6211" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/meritocrazia.jpg" alt="meritocrazia" width="290" height="174" /></a></p>
<p>A Napoli la Procura indaga sul test di medicina dello scorso 5 settembre. L&#8217;ipotesi è la corruzione: soldi in cambio di risposte. A Milano, negli stessi giorni, il rettore della Statale rinunciava a ricorrere al Consiglio di Stato contro la sentenza del TAR del Lazio che bloccava l’applicazione a Lettere del numero chiuso. Sono due notizie molto diverse ma ci raccontano di uno stesso problema, evidenzia Adolfo Scotto di Luzio, su Il Mattino del 24 settembre 2017, alle pagine 1 e 59.</p>
<p>Quali criteri abbiamo, se li abbiamo, per definire il diritto delle persone ad accedere al beneficio di risorse scarse? Perché una cosa è evidente: di fronte ad un numero inevitabilmente limitato di posti, l&#8217;unico procedimento legittimo in una società che non voglia ricadere nell&#8217;arbitrio è la risoluzione in termini gerarchici della ressa dei postulanti.</p>
<p>C&#8217;è chi viene prima e chi viene dopo.</p>
<p>Tre problemi si presentano a questo punto: qual è il limite dei posti disponibili? Come si costruisce l’ordine delle precedenze? E, soprattutto, come lo si mette al riparo dalle contestazioni?</p>
<p>Da molto tempo ormai lo Stato non riesce a svolgere un concorso senza che la procedura di selezione venga inficiata da una qualche forma di contestazione. Le pratiche corruttive sono poi diffusissime. Attorno ai meccanismi per mezzo dei quali l&#8217;amministrazione pubblica recluta il suo personale è così cresciuta, negli anni, una selva di associazioni di tutela dei cittadini pronte ad impugnare, di fronte al giudice, gli esiti di qualunque selezione per la più svariata serie di irregolarità.</p>
<p>Ognuno si sente defraudato del proprio diritto e chiede protezione, perché ognuno non dubita, neanche per un momento, di essere il portatore legittimo di quel diritto.</p>
<p>Perché è bravo, perché ha più bisogno degli altri, perché aspetta da un tempo in definito, a volte semplicemente perché si ritiene il più furbo.</p>
<p>In Italia i meccanismi di selezione non funzionano perché nel più vasto corpo della nostra società è l&#8217;idea stessa di selezione ad essere profondamente delegittimata.</p>
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		<title>MERITOCRAZIA E UNIVERSITA’. OCSE, I LAUREATI ITALIANI: POCHI, IMPREPARATI E USATI MALE</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Oct 2017 12:20:47 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/pal-giustizia-36.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-6110" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/pal-giustizia-36-1024x674.jpg" alt="pal-giustizia-36" width="1024" height="674" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per l’OCSE siamo agli ultimi posti: tra chi ha finito l&#8217;università, 1&#8217;11,7% trova un impiego di livello modesto per titolo di studio e per competenze.</p>
<p>Sono pochi, non hanno un lavoro adeguato alle loro competenze e soprattutto non sono preparati come i loro colleghi stranieri. Brutta bocciatura – scrivono Lorenza Loiacono e Camilletti, su Il Messaggero del 6 ottobre 2017, alle pagine 1 e 9 &#8211; per i laureati italiani: in Italia, nella fascia d&#8217;età che va dai 24 ai 35 anni, solo il 20% ha una laurea, al di sotto della media OCSE del 30 %, con un evidente divario tra Nord e Sud (nel Meridione infatti per raggiungere la laurea occorre, in media, un anno di studio in più rispetto a quanto avviene nelle regioni settentrionali).</p>
<p>Il problema dei fuori corso va quindi ad aggravare una situazione in cui a mancare sono proprio gli studenti che arrivano a conseguire la laurea. Sono troppo pochi , quindi, ma sono anche impreparati. Dando un&#8217;occhiata alla classifica stilata per competenze (quelle in lettura e quelle in matematica) per trovare l&#8217;Italia occorre scendere fino al 26esimo posto su una classifica di 29 Paesi. Non fanno quindi una bella figura con i loro coetanei stranieri e, in ambito lavorativo, si ritrovano con mansioni inferiori a quelle che potrebbero invece assumere con il loro titolo di studio.</p>
<p>Difficile capire se sono due facce della stessa medaglia: gli studenti poco preparati vengono assunti con qualifiche inferiori perché non potrebbero fare di meglio o, invece, trovano solo lavoretti e quindi forse si impegnano meno a raggiungere la laurea visto che sanno fin troppo bene che il mercato del lavoro non offre prospettive particolari?</p>
<p>Sta di fatto che i laureati italiani, alle prese con la prima occupazione, spesso trovano un impiego che non ha nulla a che vedere con gli studi universitari. Il risultato è che 1&#8217;11,7% dei lavoratori hanno competenze superiori ma hanno mansioni che ne richiedono meno e il 18% sono sovra-qualificati. C&#8217;è addirittura un&#8217;altissima quota, pari al 35% quindi più di un lavoratore su 3, di laureati impiegati in un settore che non ha nulla a che vedere con i propri studi.</p>
<p>Il rapporto Ocse, quindi, boccia non solo le università completamente scollegate dal mondo del lavoro ma anche quella grande fetta di mercato del lavoro che non pensa a legarsi con gli atenei e le strutture formative. Probabilmente è proprio il sistema del lavoro in Italia ad abbassare la richiesta di figure qualificate, il rapporto lo spiega con le caratteristiche delle imprese italiane tra cui quelle a gestione familiare rappresentano più dell’85% del totale e il 70% dell&#8217;occupazione del Paese.</p>
<p>Che cosa comporta? «<em>I manager delle imprese a gestione familiare spesso non hanno le competenze necessarie per adottare e gestire tecnologie nuove e complesse. Inoltre, il livello dei salari in Italia è spesso correlato all&#8217;età e all&#8217;esperienza del lavoratore piuttosto che alla performance individuale, caratteristica che disincentiva nei dipendenti un uso intensivo delle competenze sul posto di lavoro</em>».</p>
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		<title>MERITOCRAZIA. ROGER ABRAVANEL: “IL VERO COSTO NON SONO LE RETTE, È L’INVESTIMENTO IN ANNI DI STUDIO IN UNA UNIVERSITÁ MEDIOCRE</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Oct 2017 10:56:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Clemente]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli studenti italiani sono vittime di un sistema che non garantisce loro un futuro e delle prospettive adeguate a causa soprattutto della distanza tra le esigenze del mondo del lavoro e l’Università totalmente chiusa su sé stessa. Roger Abravanel su Il Corriere della Sera del 4 Ottobre 2017, analizzando i problemi che affliggono l’università italiana [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/università-studenti.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-6192" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/università-studenti-300x168.jpg" alt="università-studenti" width="300" height="168" /></a></p>
<p style="text-align: center">
<p>Gli studenti italiani sono vittime di un sistema che non garantisce loro un futuro e delle prospettive adeguate a causa soprattutto della distanza tra le esigenze del mondo del lavoro e l’Università totalmente chiusa su sé stessa.</p>
<p>Roger Abravanel su Il Corriere della Sera del 4 Ottobre 2017, analizzando i problemi che affliggono l’università italiana e che la rendono scarsamente competitiva sulla scena internazionale, indica come soluzione una maggiore autonomia unita a una maggiore responsabilizzazione, a un sistema che premi il merito e punisca le inefficienze.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Secondo lo Scrittore gli studenti italiani sono vittime di questo sistema malsano ma non perché paghino troppo, ma perché l’investimento in anni di studio in Università mediocri non ripaga l’impegno espresso.</p>
<p>Bisognerebbe passare dal “diritto allo studio” al “diritto al lavoro” creando un sistema universitario nel quale finanziamento pubblico e autonomia dalle regole dello Stato convivano, un sistema più aperto alla concorrenza e alle regole di mercato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un sistema simile a quello americano o europeo nel quale anche il privato investe nell’Università e dove la flessibilità del sistema capace di erogare anche prestiti agli studenti garantisce davvero un futuro lavorativo, facendo avanzare e concedendo più spazio e autonomia alle Università davvero meritevoli, secondo una logica concorrenziale capace di stimolare al miglioramento e non alla spartizione statica del potere secondo logiche clientelari o familistiche.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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