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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; UE</title>
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		<title>L&#8217;Unione Europea e il dibattito sull&#8217;anticorruzione</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jun 2017 07:30:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Azione di governo]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Anticorruzione]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
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		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea]]></category>

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		<description><![CDATA[A cura di &#8220;Allis&#8221; discente del Master Anticorruzione  L’Unione europea ha rafforzato la “propria” presenza in tema di prevenzione a partire dal 2010, con l’adozione del Programma di Stoccolma, la cui operatività e credibilità delle misure adottate e poi implementate è strettamente connesso a quello delle “immunità dei membri del Parlamento europeo” di cui si [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>A cura di &#8220;Allis&#8221; discente del Master Anticorruzione </em></p>
<p><b>L’Unione europea ha rafforzato la “propria” presenza in tema di prevenzione a partire dal 2010, con l’adozione del Programma di Stoccolma, la cui operatività e credibilità delle misure adottate e poi implementate è strettamente connesso a quello delle “immunità dei membri del Parlamento europeo” di cui si è recentemente discusso nel </b><b><i>Sixth experience Sharing Workshop</i></b><b>, organizzato a Vienna dalla </b><b><i>DG Immigration and Home Affairs</i></b><b> dell’UE. </b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel 2010, la Presidenza svedese dell’Unione Europea, nel presentare il “Programma di Stoccolma” ha indicato come “cruciale” la preoccupazione della popolazione dell’Unione riferita alla crescita di libertà, sicurezza e giustizia. “Cruciale” è stata, quindi,  l’esigenza di proseguire sulla strada dei Programmi di Tampere e dell’Aja con la soppressione delle frontiere nello spazio Schengen e con l’approccio “</span><i><span style="font-weight: 400;">global methodology</span></i><span style="font-weight: 400;">” nel settore della migrazione.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’ambizioso Programma di Stoccolma ha toccato, infatti, molti questioni</span> <span style="font-weight: 400;">che hanno sollecitato la sensibilità e le paure interiori dei cittadini: terrorismo, crimine organizzato, traffico di droga, razzismo, tratta degli esseri umani, traffico di armi, sfruttamento dei minori e pedopornografia, criminalità economica e corruzione</span><b>.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In realtà, l’approccio pragmatico offerto dalla Presidenza svedese ha aiutato gli Stati membri, rappresentati dai responsabili politici, al dialogo e, nei limiti di quanto possibile, ad un inizio di condivisione delle informazioni necessarie all’individuazione degli strumenti più idonei per contrastare i diversi fenomeni devianti. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Un Piano europeo per l’anti-corruzione</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per quanto concerne gli aspetti relativi alla corruzione, il Programma ha enfatizzato i seguenti argomenti di interesse:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">lo sviluppo di parametri comuni di riferimento allo scopo di misurare gli sforzi dei Paesi nella lotta alla corruzione;</span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">lo sviluppo di una politica globale sull’anti-corruzione;</span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">la lotta all’evasione fiscale ed alla corruzione nel settore privato;</span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">l’individuazione degli abusi sul mercato e sull’appropriazione indebita di fondi;</span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">le cooperazioni con gli organismi GRECO (Gruppo di Stati contro la corruzione), UNCAC (Convenzioni delle Nazioni Unite contro la corruzione) e OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico).</span></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dal punto di vista statistico, in passato, i Paesi dell’Unione non avevano mai concordato una base comune di monitoraggio e di misurazione dei rispettivi sistemi corruttivi nazionali che potevano mettere in risalto l’origine, la diffusione del fenomeno e l’adeguatezza delle normative di settore. Sotto tale profilo dopo le indicazioni contenute nel Programma di Stoccolma, l’Unione ha ribadito, con un piano mirato, l’esigenza di raccolta e di condivisione dei dati ufficiali relativi ai casi di corruzione accertati e perseguiti. Il Piano ha, altresì, previsto la predisposizione di un rapporto biennale sui risultati delle misurazioni nazionali e sull’evoluzione degli impegni assunti nel settore anticorruzione dai Paesi membri. Nel fare ciò l’Unione europea ha considerato, quali fattori di partenza per lo studio sulla corruzione in Europa, quanto stabilito, come segnalatori di rischio, dalla Convenzione sulla corruzione dell’ONU. I segnalatori sono riferiti in particolare alla corruzione dei pubblici ufficiali nazionali, a quella dei pubblici Ufficiali stranieri e funzionari di pubbliche organizzazioni internazionali, alla concussione, al peculato, alla frode, all’abuso d’ufficio e all’appropriazione indebita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La raccolta informativa nei confronti dei Paesi dell’Unione si è sviluppata attraverso la predisposizione di un Questionario per i Paesi membri, approntato, dalla Commissione Europea, che include richieste di informazioni a </span><span style="font-weight: 400;">carattere generale</span><span style="font-weight: 400;">, circa la registrazione dei dati sulla corruzione separati per ciascun tipo di reato, la prassi di indagine che individua la corruzione sotto altre fattispecie di reato e a  </span><span style="font-weight: 400;">carattere più specifico/descrittivo</span><span style="font-weight: 400;"> con la richiesta di dati precisi concernenti il numero di indagini, procedimenti aperti, rinvii a giudizio e assoluzioni finali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Al momento non tutti gli Stati, pur in presenza di una dichiarazione di consenso alla compilazione del questionario, hanno presentato lo stesso documento in modo completo. La Commissione Europea, sulla base delle risposte ricevute, nell’aggiornare l’elenco degli indicatori, per poi analizzarli con i “</span><i><span style="font-weight: 400;">crimes experts”</span></i><span style="font-weight: 400;"> e con quelli politici, ha predisposto la prima relazione sulla corruzione nell’Unione Europea (2014). Questo rapporto, nell’evidenziare la diffusione del fenomeno corruttivo in tutti gli Stati membri, mette in luce i diversi approcci di intervento sul fenomeno tra un Paese e l’altro. I Paesi meno colpiti sono quelli che storicamente hanno posto in essere politiche preventive alla corruzione, come l’adozione di codici di condotta ed etici e la possibilità di accedere alle informazioni di pubblico interesse (</span><i><span style="font-weight: 400;">Freedom of information act- FOIA</span></i><span style="font-weight: 400;">). Tra gli Stati più deboli si evidenziano quelli che hanno adottato scarse e non coordinate misure di </span><i><span style="font-weight: 400;">audit</span></i><span style="font-weight: 400;"> interno e disatteso meccanismi che regolano i conflitti di interesse.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un capitolo a parte riguarda l’integrità morale dei politici. La relazione evidenzia come lo spessore morale dei “rappresentanti del popolo” sia una vera incognita in diversi Stati dell’Unione e il ricorso all’immunità parlamentare un comportamento consolidato non sempre utilizzato in termini di legge.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Immunità dei politici – 6^</b><b><i>workshop</i></b><b> di Vienna sulla condivisione di esperienze</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il concetto di immunità parlamentare appare spesso in contrasto con la lotta alla corruzione pubblica. I parlamentari vengono “schermati” dall’attività giudiziaria anche in presenza di atti che, con mascherata azione legislativa, sono riconducibili ad attività corruttiva. Nel tempo l’immunità parlamentare ha sempre più accresciuto la percezione di privilegio e di impunità dei politici, oltre ad insidiare l’aspettativa dei popoli europei nelle rispettive assemblee legislative, con riflessi importanti anche nel Parlamento europeo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In realtà, l’immunità parlamentare dovrebbe rappresentare un alto concetto di democrazia: il parlamentare infatti non verrebbe protetto dall’azione penale in quanto tale ma dall’interferenza di altri poteri per finalità diverse.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A tal proposito, il 6^ </span><i><span style="font-weight: 400;">Workshop</span></i><span style="font-weight: 400;"> organizzato a Vienna, il 16 giugno 2016, dalla Direzione Generale Migrazione e Affari Interni della Commissione europea ha riunito i rappresentanti dei ministeri, della magistratura, del mondo politico e accademico nonché di organizzazioni non governative provenienti da 17 Stati membri, affiancati anche da esperti della Commissione europea e del Parlamento europeo per discutere delle iniziative anti-corruzione e delle prassi più seguite in ambito europeo sulle immunità dei politici.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I lavori del </span><i><span style="font-weight: 400;">workshop</span></i><span style="font-weight: 400;"> hanno affrontato la tematica delle immunità parlamentari in Europa e le diversità tra le legislazioni nazionali rispetto a quelle europee. Di particolare interesse, il </span><i><span style="font-weight: 400;">briefing</span></i><span style="font-weight: 400;"> curato da James Hamiltons, che ha introdotto i concetti di “non responsabilità” e di “inviolabilità”: tradizionale distinzione tra il modello inglese e quello francese. Il modello di “non responsabilità” protegge le azioni del parlamentare avendo riguardo all’esercizio del dovere legislativo, quello di “inviolabilità”  tutela le azioni del parlamentare al di fuori del Parlamento anche per le azioni non correlate all’esercizio dei doveri legislativi. Sinteticamente sono stati affrontati i criteri e le linee guida per valutare le due tipologie di immunità. Sebbene non tutte le legislazioni nazionali si approccino al concetto di immunità prevedendo un modello di “inviolabilità” o di “non responsabilità”, ad una attenta analisi, i due archetipi di immunità individuano in quali Paesi sarebbe più opportuno applicare uno anziché l’altro. I risultati hanno messo in evidenza come il modello di “non responsabilità” possa essere introdotto in quelle democrazie ben sviluppate e in possesso di una forte libertà di espressione e di accesso alle informazioni da parte dei cittadini. Al contrario il modello della “inviolabilità” ben si adatta a quei Paesi di “giovane democrazia” le cui istituzioni governative e i partiti necessitano di più protezione (immunità) per acquisire, nel tempo, ampi spazi di crescita culturale e politica. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In relazione all’immunità di cui beneficia il parlamentare europeo emerge che lo stesso è garantito nella sua azione indipendente nell’ambito delle attività del Parlamento dell’Unione. Questa immunità si basa su un doppio sistema: quella assoluta e quella personale. La prima, sancita con norma europea, considera il parlamentare nell’esercizio delle sue funzioni e tutela la sua libertà di espressione e di voto, la seconda invece lo tutela contro l’arresto o la detenzione ma è basata sulle regole dei rispettivi parlamenti nazionali ed è quindi non uniforme in tutti i Paesi membri. Concludendo, dagli esiti del workshop è emerso come la normativa e le linee guida del Parlamento europeo sull’immunità devono considerarsi innovative e all’avanguardia e comunque migliori rispetto a quelle esistenti, a livello nazionale, in Europa. Esse sono di facile applicazione e interpretazione e hanno trovato  un alto livello di consenso su come gestire l’inviolabilità del Parlamentare.</span></p>
<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/05/depositphotos_3280333-stock-photo-ethics-and-principles-word-cloud.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-5831" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/05/depositphotos_3280333-stock-photo-ethics-and-principles-word-cloud-1024x537.jpg" alt="depositphotos_3280333-stock-photo-ethics-and-principles-word-cloud" width="1024" height="537" /></a></p>
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		<title>Studio EU28: il gap salariale tra settore pubblico e settore privato corrisponde ad una maggiore corruzione?</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2016 16:26:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michela Cignarella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[salario]]></category>
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		<description><![CDATA[Una crescente disparità tra gli stipendi del settore pubblico e quelli del settore privato corrisponde ad una maggiore corruzione? Come raccontato su Times Live nell’articolo “High public wages linked to high corruption: research”, una ricerca è stata condotta da Boris Podobnik, Vuk Vukovic e H. Eugene Stanley, studiando i dati provenienti da 28 Paesi dell’Ue e pubblicata su [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2014/02/Judge-money-bribe-gavel.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4393" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2014/02/Judge-money-bribe-gavel-300x190.jpg" alt="Judge+money+bribe+gavel" width="300" height="190" /></a>Una crescente disparità tra gli stipendi del settore pubblico e quelli del settore privato corrisponde ad una maggiore corruzione? Come raccontato su Times Live nell’articolo “High public wages linked to high corruption: research”, una ricerca è stata condotta da Boris Podobnik<a class="author-name" style="line-height: 1.5;" data-author-id="0">, </a>Vuk Vukovic e H. Eugene Stanley<a class="author-name" data-author-id="2">,</a> studiando i dati provenienti da 28 Paesi dell’Ue e pubblicata su PLOS ONE. I ricercatori hanno confermato la loro ipotesi: i Paesi che pagano i loro dipendenti pubblici di più rispetto ai salari correnti nel settore privato, hanno maggiore probabilità di avere più corruzione. “Sebbene la teoria economica indica che gli investimenti a più alto rischio dovrebbero portare a premi più grandi, in molti Paesi industrializzati e in via di sviluppo i lavoratori nel settore pubblico a basso rischio sono più pagati dei lavoratori nel settore privato ad alto rischio” hanno scritto i ricercatori. La ricerca va più a fondo. Alla base è stato progettato un modello di reti di corruzione nelle democrazie per scoprire come le reti dei corrotti possano sostenersi in un contesto democratico. Dallo studio emerge che i dipendenti corrotti, oltre ad essere meno disposti a cambiare i propri atteggiamenti in materia di corruzione, sono anche più collegati tra di loro rispetto ai dipendenti non corrotti. Dall’essere una minoranza i dipendenti corrotti possono così prevalere e rappresentare una maggioranza. “Nel modello, la democrazia – intesa come principio della regola di maggioranza- non crea corruzione, ma serve come meccanismo che preserva la corruzione nel lungo termine”.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;articolo “High public wages linked to high corruption: research” su Times Live (26.10.15) al <a href="http://www.timeslive.co.za/scitech/2015/10/26/High-public-wages-linked-to-high-corruption-research" target="_blank">link</a>.<br />
La ricerca &#8220;Does the Wage Gap between Private and Public Sectors Encourage Political Corruption?&#8221; su PLOSE ONE (23.10.15) è consultabile al <a href="http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0141211#abstract0" target="_blank">link</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per un maggiore approfondiemnto continua a leggere l&#8217;articolo &#8220;Corruzione e Gap Salariale: una nuova storia da raccontare&#8221; su anticorruzione.eu (20.11.15) al <a href="http://anticorruzione.eu/2015/11/corruzione-e-gap-salariale-una-nuova-storia-da-raccontare/" target="_blank">link</a>.</p>
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		<title>Eulex, intimidazione dei potenziali whistleblowers</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Nov 2015 08:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Mendola]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Whistleblowing]]></category>
		<category><![CDATA[Eulex]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Kosovo]]></category>
		<category><![CDATA[Transparency International]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[whistleblowers]]></category>
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		<description><![CDATA[Come raccontato da Andrew Rettman nel suo articolo &#8220;EU accused of &#8216;intimidating&#8217; whistleblowers&#8221; su Euobserver, secondo Transparency International l’UE potrebbe creare un precedente storico di intimidazione dei potenziali whistleblowers.  Il procuratore inglese Maria Bamieth l’anno scorso ha perso il lavoro dopo aver accusato di corruzione Eulex, la missione europea volta alla creazione di uno stato [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2014/02/images-1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4212" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2014/02/images-1.jpg" alt="images (1)" width="280" height="175" /></a>Come raccontato da Andrew Rettman nel suo articolo &#8220;EU accused of &#8216;intimidating&#8217; whistleblowers&#8221; su Euobserver, secondo Transparency International l’UE potrebbe creare un precedente storico di intimidazione dei potenziali <em>whistleblowers</em>.<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il procuratore inglese Maria Bamieth l’anno scorso ha perso il lavoro dopo aver accusato di corruzione Eulex, la missione europea volta alla creazione di uno stato di diritto nel Kosovo, la più costosa delle operazioni di questo tipo organizzate dall’Unione Europea. Anche Transparency International si è interessata a questa vicenda, sottolineando quanto sia paradossale che un organismo comunitario volto a promuovere la legalità, stia rischiando di veicolare l’idea che chi denuncia fatti di corruzione, rischia gravi conseguenze dal punto di vista lavorativo, anziché godere delle tutele che sono per legge riservate ai whistleblowers.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Eulex dovrebbe dare esempio di come un <em>whistleblower</em> dovrebbe essere trattato per migliorare la situazione attuale, piuttosto che inviare il messaggio che chiunque parli apertamente di corruzione corra il rischio di accusa&#8221; ha dichiarato Transparency International.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;articolo &#8220;EU accused of &#8216;intimidating&#8217; whistleblowers&#8221; su Euobserver (13.08.15) al <a href="https://euobserver.com/institutional/129879" target="_blank">link</a>.</p>
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		<title>Migliorare la protezione dei wistleblowers</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2015/06/migliorare-la-protezione-dei-wistleblowers/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2015 16:46:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Estero]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea]]></category>
		<category><![CDATA[whistleblowing]]></category>

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		<description><![CDATA[Migliorare la protezione dei whistle-blowers, cioè degli informatori contro la corruzione, anche con la stipula di apposite convenzioni internazionali. Questo è l&#8217;invito dell’Assemblea parlamentare rivolto al Consiglio d&#8217;Europa, con la risoluzione 2060 (2015), approvata nella seduta del 23 giugno 2015. In particolare l&#8217;Assemblea ha richiamato le proprie risoluzioni 1729 (2010) e la Raccomandazione 1916 (2010) [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Migliorare la protezione dei whistle-blowers, cioè degli informatori contro la corruzione, anche con la stipula di apposite convenzioni internazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è l&#8217;invito dell’Assemblea parlamentare rivolto al Consiglio d&#8217;Europa, con la <a href="http://assembly.coe.int/nw/xml/XRef/X2H-Xref-ViewPDF.asp?FileID=21931&amp;lang=en" target="_blank">risoluzione 2060</a> (2015), approvata nella seduta del 23 giugno 2015.</p>
<p style="text-align: justify;">In particolare l&#8217;Assemblea ha richiamato le proprie risoluzioni 1729 (2010) e la Raccomandazione 1916 (2010) sulla protezione dei whistleblowers, con cui già allora si raccomandava di migliorare la protezione degli informatori, al fine di rafforzare la lotta contro la corruzione e i casi di &#8220;mala-amministrazione&#8221;, sia nel settore pubblico che privato.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Assemblea ha inoltre sottolineato l&#8217;importanza della giurisprudenza della Corte Europea dei diritti umani, che cerca di bilanciare il diritto alla privacy, la libertà di parola e la protezione dei whistle-blower, anche nei campi della sicurezza nazionale e delle attività di &#8220;intelligence&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Con riguardo al caso &#8220;Snowden&#8221;, che ha portato alla luce la sorveglianza di massa e l&#8217;intrusione nella sfera della privacy da parte della National Security Agency (NSA) degli Stati Uniti, e che ha riguardato la comunicazione di numerose persone non sospettate di qualche reato, l&#8217;Assemblea ha rilevato con rammarico che la rivelazione di informazioni riguardanti la sicurezza nazionale, sono generalmente escluse dalla protezione riconoscibile agli informatori.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Assemblea ha quindi invitato gli Stati membri del Consiglio d&#8217;Europa, gli Stati osservatori (tra cui gli USA), e l&#8217;Unione Europea, ad attuare la protezione dei whistle-blower anche nei confronti degli impiegati del settore della sicurezza nazionale e dell'&#8221;intelligence&#8221;, e a stipulare una convenzione sulla protezione del whistleblower.</p>
<p style="text-align: justify;">Ha infine chiesto agli Stati Uniti di permettere a Snowden di rientrare in patria senza paura di un&#8217;incriminazione penale, permettendogli di eccepire il carattere di &#8220;pubblico interesse&#8221; delle informazioni rivelate.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Dario Di Maria </strong></em><br />
<em> Pubblico impiegato in un&#8217;azienda sanitaria, mi occupo di c.d. &#8220;anticorruzione&#8221; per lavoro, ma il diritto e il rispetto della legalità sono una passione da sempre, fin da quando studiavo a Palermo con lo striscione di Falcone e Borsellino alle spalle. Gli studi teologico-filosofici, la laurea in giurisprudenza e i master, non sono riusciti a farmi passare la voglia di approfondire e applicare le norme, con lo stesso spirito di un cercatore d&#8217;oro che spera sempre di trovare la pepita che gli cambierà la vita.</em></p>
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		<title>Esiste un modello ideale di confisca dei beni illeciti?</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2015/05/esiste-un-modello-ideale-di-confisca-dei-beni-illeciti/</link>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2015 08:05:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alexandra Komocz]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[beni confiscati]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Integrità]]></category>
		<category><![CDATA[Trasparency International]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://anticorruzione.eu/?p=2264</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;Al fine di contrastare le attività della criminalità organizzata è essenziale privare i criminali dei proventi del reato. […] Il sequestro e la confisca dei beni criminali o illeciti costituiscono un modo molto efficace per contrastare la criminalità organizzata, e permettono di recuperare fondi da reinvestire in attività delle forze dell’ordine o in altre iniziative [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Al fine di contrastare le attività della criminalità organizzata è essenziale privare i criminali dei proventi del reato. […] Il sequestro e la confisca dei beni criminali o illeciti costituiscono un modo molto efficace per contrastare la criminalità organizzata, e permettono di recuperare fondi da reinvestire in attività delle forze dell’ordine o in altre iniziative di prevenzione dei reati.&#8221; (<a href="https://www.transparency.it/wp-content/uploads/2015/04/Final_Report_ITA_bc.pdf" target="_blank">report</a>)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Esiste un modello ideale per la confisca dei beni di provenienza illecita?<br />
Si pone questa domanda il progetto “<a href="http://www.confiscation.eu/il-progetto?lang=it" target="_blank"><strong>Enhancing Integrity and Effectiveness of Illegal Assets Confiscation</strong></a>”, finanziato dalla Commissione Europea (DG Home Affairs) attraverso il programma “Prevention of and Fight against Crime”, il cui obiettivo quello di migliorare la trasparenza e l&#8217;efficacia dei sistemi di confisca dei beni illeciti.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;attività di ricerca, iniziata nel giugno 2013 e durata 2 anni, vede protagonisti tre paesi: Italia, Romania e Bulgaria, i cui sistemi di gestione di confisca sono stati analizzati a fondo, sia dal punto di vista legale che sociologico.<br />
In Europa, ogni stato membro, in conformità con il proprio ordinamento giuridico, decide le proprie norme per combattere il crimine organizzato e la corruzione, nonché il proprio sistema di gestione delle confische.<br />
Questo ha portato gli studiosi a chiedersi se, in un contesto moderno e globale come quello in cui ci troviamo a vivere, dove il crimine è diventato transnazionale, potrebbe essere conveniente trovare un sistema di norme e procedure comuni, che aiutino a sviluppare una maggiore e più efficiente collaborazione inter-statale.<br />
<img class="aligncenter wp-image-2265" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/05/Schermata-05-2457148-alle-18.45.57.png" alt="Schermata 05-2457148 alle 18.45.57" width="465" height="321" /><br />
Il modello proposto si basa su 7 pilastri:</p>
<p><strong>1-</strong> Necessità di <strong>rafforzamento delle autorità nazionali</strong>, le quali dovrebbero godere di una maggiore autonomia e indipendenza durante lo svolgimento del loro operato. Esse dovrebbero, inoltre, essere specializzate e competenti nel settore della confisca, nonché intraprendere una <strong>maggiore cooperazione</strong> con le autorità degli altri stati membri.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2-</strong> Adozione di <strong>misure di garanzia</strong> nelle leggi, per garantire la trasparenza, l&#8217;integrità, l&#8217;efficienza e la responsabilità delle autorità e delle procedure di confisca da esse adottate.<br />
Proprio per il ruolo svolto da queste autorità nazionali, la trasparenza in ogni campo della loro azione risulta di fondamentale importanza, come d&#8217;altronde lo sono anche l&#8217;accessibilità e la visibilità dei dati, grazie all&#8217;istituzione di appositi registri dei beni confiscati, aggiornati costantemente, contenenti dati completi e dettagliati, che permetterebbero ai cittadini di essere più consapevoli e partecipi del processo di confisca.</p>
<p><strong>3-</strong> Meccanismi di <strong>controllo sul lavoro delle autorità</strong>.<br />
Onde evitare che la maggiore autonomia concessa alle autorità nazionali porti ad abusi di potere, è necessario creare un sistema capace di controllare la legalità del loro operato. Si pone necessario, quindi, un assoggettamento di tali autorità ad un controllo istituzionale ma anche della società civile.</p>
<p><strong>4-</strong> Il sequestro e la confisca dei beni devono sempre essere riconducibili ad un a sentenza, penale o civile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>5-</strong> <strong>Meccanismi più efficienti</strong> e adeguati per la gestione e il riutilizzo dei beni confiscati. Su questo fronte, l&#8217;Italia vanta maggiore esperienza rispetto a Romania e Bulgaria.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>6-</strong> Aumentare la visibilità della supremazia dello Stato sulla criminalità e <strong>introdurre misure obbligatorie per la trasparenza</strong>.<br />
Ciò vuol dire che le misure e i risultati raggiunti dalle autorità dovrebbero essere resi pubblici, ad esempio attraverso la creazione di un registro ufficiale dei beni confiscati consultabile on-line. Inoltre, è necessario rendere evidente all&#8217;esterno il potere dello Stato, rendendo ben visibili i beni confiscati, ad esempio con l&#8217;apposizione di manifesti, targhe o adesivi facilmente distinguibili e riconoscibili.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>7-</strong> <strong>Maggiore cooperazione inter-statale</strong> a livello europeo grazie all&#8217;adozione di parametri comuni, che consentano il rapido accesso a banche dati di altri paesi per uno scambio di informazioni più veloce ed efficace, o al reciproco riconoscimento degli atti giudiziari di condanna.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi 7 pilastri, per poter stare in piedi, devono poggiare su una base solida formata da <strong>standard comuni</strong> che i paesi dell&#8217;unione dovrebbero adottare per una maggiore armonizzazione di diversi sistemi nazionali, così da poter garantire un&#8217;efficiente collaborazione tra paesi; e dal <strong>principio di protezione e garanzia dei diritti umani fondamentali: </strong>le procedure di sequestro e confisca sono molto delicate, e spesso, nella loro esecuzione, è facile incorrere in violazioni di diritti fondamentali.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo i responsabili del progetto, l’azione congiunta di tutti questi elementi aiuterebbe a creare un sistema in grado di garantire l’integrità, la trasparenza, la responsabilità e l’efficienza dei processi.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>L’UE mette sotto accusa Amazon e il Lussemburgo.</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2015/01/lue-mette-sotto-accusa-amazon-e-il-lussemburgo-2/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2015 07:16:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Fazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Estero]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto di interessi]]></category>
		<category><![CDATA[evasione]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[trasparenza]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea]]></category>

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		<description><![CDATA[Amazon, la multinazionale a stelle e strisce che negli ultimi anni ha preso il dominio del commercio online, è accusata dalla UE di aver ricevuto aiuti di Stato, con la concessione di privilegi fiscali, da parte del piccolo paese del Lussemburgo. L’Unione Europea risulta essere sempre molto accorta sulla questione dei cosiddetti “aiuti di Stato” [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/01/Amazon_tassa_indagine_commissione_ue_unione_europea_e-commerce_lussemburgo-800x500_c.jpg"><img class="alignleft  wp-image-1435" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/01/Amazon_tassa_indagine_commissione_ue_unione_europea_e-commerce_lussemburgo-800x500_c-300x187.jpg" alt="Amazon_tassa_indagine_commissione_ue_unione_europea_e-commerce_lussemburgo-800x500_c" width="268" height="167" /></a>Amazon, la multinazionale a stelle e strisce che negli ultimi anni ha preso il dominio del commercio online, è accusata dalla UE di aver ricevuto aiuti di Stato, con la concessione di privilegi fiscali, da parte del piccolo paese del Lussemburgo. L’Unione Europea risulta essere sempre molto accorta sulla questione dei cosiddetti “aiuti di Stato” che, infatti, generalmente, sono vietati all’interno dell’area europea, in quanto si considerano dannosi per il mercato, che ne subisce delle distorsioni. Naturalmente possono esserci delle deroghe a tale divieto, nel caso in cui vi sia un interesse comune per l’intera comunità europea, ma secondo la Commissione UE, non è questo il caso. La società di Seattle, però ha immediatamente respinto le accuse, sostenendo di avvalersi delle norme fiscali che vengono applicate alla concorrenza, e di non ricevere alcun favoritismo in termini fiscali.</p>
<p>Evidentemente, l’esecutivo UE, non è dello stesso parere, avendo reso nota, la lettera inviata alle autorità del Granducato, riguardo al regime fiscale di cui, il colosso made USA, avrebbe beneficiato.</p>
<p>L’importante decisione di aprire un’inchiesta su questi fatti poco chiari, è stata presa tra i mesi di settembre ed ottobre, durante i quali, però, si è deciso di non divulgare i dettagli della posizione della Commissione Europea per svolgere l’attività di indagine nel miglior modo possibile.</p>
<p>Nel mirino dell&#8217;accusa c’è la cosiddetta “tax rulling”, una pratica legale che serve per chiarire in anticipo il trattamento fiscale che alla società verrà imposto, in modo che sia possibile fare un’oculata scelta e considerazione su quale sia il modo più conveniente di operare. Il sospetto, però, è che questa volta si sia andati ben oltre una semplice previsione del trattamento fiscale migliore, ma che ci sia stato un vantaggio che ha condotto ad una vera e propria elusione fiscale; se così fosse per Amazon sarà un brutto colpo, visto che, oltre a dover pagare una multa di dimensioni non certo trascurabili, dovrà fare i conti con una notevole pubblicità negativa.</p>
<p>Non è la prima volta che le istituzioni Europee si trovano a dover fronteggiare una situazione di questo tipo. Infatti la procedura seguita è stata la stessa già utilizzata in passato per altre inchieste aperte contro l’Olanda per la catena Starbucks e per la Apple e lo stesso Lussemburgo.</p>
<p>Sembra proprio che con queste indagini andremo incontro ad un periodo turbolento, che avrà non poche ripercussioni anche sul profilo politico, visto che l’attuale presidente della Commissione Europea è Jean Claude Juncker, il quale ha ricoperto, la carica di primo ministro dal 1995 al recente 2013, e quella di ministro delle finanze dal 1989 al 2009, proprio del Lussemburgo. Casualità o no, è certo che si potrebbe profilarsi un caso di conflitto d’interessi di non facile gestione.</p>
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		<title>Sfida alla Corruzione</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Feb 2014 09:53:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Azione di governo]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[report anti-corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>

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		<description><![CDATA[Pur apprezzando gli sforzi legislativi che il nostro Paese sta compiendo, la Commissione Europea nel suo recente Report definisce la corruzione “una seria sfida per l’Italia”, soprattutto guardando ai più recenti casi di finanziamenti illeciti di campagne elettorali e partiti politici a livello regionale e locale. Le note dolenti che la Commissione evidenzia riguardano, oltre [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Pur apprezzando gli sforzi legislativi che il nostro Paese sta compiendo, la Commissione Europea nel suo recente Report definisce la corruzione “una seria sfida per l’Italia”, soprattutto guardando ai più recenti casi di finanziamenti illeciti di campagne elettorali e partiti politici a livello regionale e locale. Le note dolenti che la Commissione evidenzia riguardano, oltre al finanziamento ai partiti, la mancanza di una legge sul conflitto di interessi e la vulnerabilità di alcuni settori (privato e del public procurement), malgrado discrete misure già prese.</p>
<p>Quello su cui l’Europa, dunque, insiste è il monitoraggio e l’implementazione del sistema legislativo di riferimento per assicurarne un impatto effettivo ed efficace. Viene sottolineata, inoltre, la necessità di mettere in atto le raccomandazioni disposte a luglio 2013 nell’ambito del semestre europeo e di accordare la legislazione nazionale alla disposizione del Consiglio 2003/568/JHA sulla lotta alla corruzione nel settore privato.<br />
Dopo aver individuato le caratteristiche di contesto, è lo stesso report ad individuare alcuni snodi cruciali:<br />
&#8211; Rafforzamento di codici etici e strumenti di accountability, con specifico riguardo a dipendenti pubblici e cittadini eletti;<br />
&#8211; Coordinamento e supervisione di finanziamenti e donazioni ai partiti politici, prevedendo anche l’applicazione di severe sanzioni;<br />
&#8211; Trattamento specifico e più flessibile in materia di sospensione o interruzione di giudizio nei casi di corruzione a rischio di prescrizione;<br />
&#8211; Potenziamento dell’ Autorità Nazionale Anti-Corruzione (ANAC) nelle sue funzioni di supervisione e ispezione;<br />
&#8211; Uniformazione dei controlli interni a livello regionale e locale in tema di spesa, appalti e contratti pubblici;<br />
&#8211; Previsione di un sistema indipendente e uniforme di verifica del conflitto d’interessi nel settore pubblico e di un corrispondente sistema sanzionatorio deterrente;<br />
&#8211; Aumento della trasparenza attraverso la pubblicazione online, da parte di tutte le strutture amministrative, dei relativi bilanci;<br />
&#8211; Sviluppo di sistemi di prevenzione anti-corruzione per le compagnie che operano in settori maggiormente vulnerabili perché in contatto con la corruzione estera (difesa ed energia).<br />
SFIDA ACCETTATA!</p>
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