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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; spending review</title>
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		<title>LA SPENDING REVIEW CONTINUA A SURFARE TRA LE ONDE.</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jun 2019 20:03:57 +0000</pubDate>
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<p>In effetti, da alcuni anni, meglio da alcuni lustri, appare e scompare, come chi fa surf.</p>
<p>Termine evocativo, eclatante, ineludibile in un programma elettorale, panacea per tutti i mali – economici – del Paese, vive oggi un momento di parziale offuscamento, perché dopo anni di “ristrutturazione dei costi”, meglio, soprattutto di “tagli lineari” che hanno finito con il penalizzare i più virtuosi nell’amministrare le risorse pubbliche, diventa sempre più difficile ipotizzare un qualche risultato di questo procedere.</p>
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<p>Ci si riduce, così – come racconta Marco Rogari, su Il Sole 24 Ore del 29 aprile 2019, alle pagine 1 e 5 &#8211;  ad una mini spending review: a fronte di 860 miliardi di uscite correnti il Governo ipotizza entro il 2022 una mini riduzione di 8, mentre la spesa corrente  è prevista in crescita di somme estremamente  superiori (795 miliardi nel 2018, 812 nel 2019, 832 nel 2020, 848 nel 2021 e 864 nel 2022).</p>
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<p>Un&#8217;operazione – il Programma nazionale di riforma (Pnr), parte integrante del Def, prevede il  recupero di 2 miliardi già nel 2020 e di 3 l&#8217;anno nel biennio seguente &#8211; che secondo l&#8217;Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) non appare facile da realizzare, tenuto conto che appare a rischio anche il conseguimento del “misero” miliardo di euro di risparmi previsto per quest’anno perché <em>“… le amministrazioni hanno raramente proposto interventi correttivi …”, </em>come si legge neldossier del Servizio studi della Camera.</p>
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<p>La storia della “revisione della spesa” e’ antica, ma “prende velocità” nel 2007 con il Ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa (è la cd. Commissione per la Finanza Pubblica presieduta da Gilberto Muraro, che nel giugno del 2008 consegna un rapporto con 90 &#8220;raccomandazioni&#8221;, per ridisegnare il bilancio dello Stato in 34 missioni e 168 programmi di spesa), prosegue con il DL 78/2010 del Ministro Tremonti, che la richiama, mentre inizia la sequela di Ministri e Commissari “dedicati”: Piero Giarda,  Enrico Bondi, Mario Canzio, Carlo Cottarelli, Yoram Gutgeld, Roberto Perotti,fino ad oggi con la recente nomina dei due viceministri dell&#8217;Economia, Laura Castelli e Massimo Garavaglia.</p>
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<p>Prima di loro, fu Beniamino Andreatta il pioniere della spesa intelligente, colui che tentò per primo &#8211; come si può leggere nell’articolo di Dino Pesole, su Il Sole 24 Ore del 25 aprile 2019, alle pagine 1 e 3 &#8211; di ricorrere al criterio che assegnava le risorse secondo priorità.</p>
<p>Un pioniere, un precursore della spending review, cui toccò, in questo caso, la stessa sorte delle &#8220;prediche inutili&#8221; di Giulio Einaudi.</p>
<p>L’idea – per avviare un serio percorso di revisione strutturale della spesa pubblica, come racconta il presidente del Centro studi Economia Reale, Mario Baldassarri (che in quegli anni collaborò attivamente con Andreatta) nell&#8217;introduzione al volume &#8220;Quaranta anni di spending review&#8221;  – era quella di passare da una sorta di rivoluzione culturale, con l’adozione nel nostro Paese del principio utilizzato dal Congressional budget office americano, cioè il budget a base zero: superare il principio &#8220;inerziale&#8221; e &#8220;incrementale&#8221; del Bilancio impostato sui tendenziali di spesa, per adottare al contrario il criterio del sostanziale &#8220;azzeramento&#8221; ogni anno di tutte le voci di spesa e della loro riallocazione a seconda delle priorità disposte in sede politica. In sostanza, una spending review ante litteram, perché rivedere i criteri di funzionamento della spesa nell&#8217;intero perimetro pubblico vuoi dire riallocare le risorse, intervenire sui meccanismi che sovraintendono alle decisioni di spesa, in una parola &#8220;riqualificare&#8221; la spesa.</p>
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		<title>12 ANNI DI SPENDING REVIEW: ALTRE CROCI LUNGO LA STRADA DI CHI CI HA PROVATO?</title>
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		<pubDate>Tue, 28 May 2019 09:53:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  &#160; &#160; &#160; &#160; Da decenni il nostro paese si misura con il tentativo di avviare una vera, incisiva e strutturale spending review, con risultati non certo all&#8217;altezza delle aspettative. Se si esamina il periodo 2007-2019 il bilancio dei risparmi attribuibili in varia misura alla spending review – come si può leggere nell’articolo di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong> <a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/sofferenze-bancarie.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6073" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/sofferenze-bancarie.jpg" alt="sofferenze bancarie" width="752" height="450" /></a></strong></p>
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<p>Da decenni il nostro paese si misura con il tentativo di avviare una vera, incisiva e strutturale spending review, con risultati non certo all&#8217;altezza delle aspettative.</p>
<p>Se si esamina il periodo 2007-2019 il bilancio dei risparmi attribuibili in varia misura alla spending review – come si può leggere nell’articolo di Dino Pesole, su Il Sole 24 Ore del 25 aprile 2019, alle pagine 1 e 3 &#8211; non supera il 30 per cento. Per il resto ci si è affidati a tagli lineari o semi-lineari, che intervenendo sui &#8220;tendenziali&#8221; non sono altro che riduzioni degli incrementi già previsti, assai distanti dal principio del &#8220;bilancio a base zero&#8221; proposto negli anni Ottanta da Beniamino Andreatta.</p>
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<p>Che la strada sia lastricata delle croci di chi ci ha provato, lo attesta la Corte dei conti, nel giudizio di parificazione sul Rendiconto generale dello Stato del 27 giugno 2017, dove traccia questo bilancio della spending review: «<em>A consuntivo, le misure di riduzione non hanno prodotto risultati di contenimento del livello complessivo della spesa</em>».</p>
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<p>Ora il Governo rilancia con la nomina di due commissari, i Vice Ministro all’Economia Laura Castelli e Massimo Garavaglia, in vista di una manovra di bilancio che si annuncia a dir poco impegnativa, con l&#8217;ingombrante fardello di ben 23,1 miliardi di clausole Iva da disinnescare e 2 miliardi di tagli della &#8220;clausola sulla spesa&#8221; che diverranno permanenti per tutto il 2019.</p>
<p>In disparte la questione della procedura di nomina (come evidenzia G. Trovati, su Il Sole 24 Ore del 27 aprile 2019, alle pagine 1 e 3), se quella fin qui seguita – quella recata dalla legge nr. 69 del 2013, che prevede un decreto di Palazzo Chigi – o quella indicata nel Comunicato del CdM nr. 55, dove si legge che <em>“… i</em><em>l Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte, ha deliberato il … Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle attività di razionalizzazione, riqualificazione e revisione della spesa pubblica, a norma dell’articolo 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400…”,</em>che prevede la nomina con Decreto del Presidente della Repubblica, i margini per risparmiare, spendendo meglio, negli oltre 850 miliardi che compongono la nostra spesa pubblica non mancano.</p>
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<p>Finora è venuta meno la fondamentale volontà politica, perché tagliare la spesa costa in termini di consenso, e dunque si è preferito affidarsi ai &#8220;commissari&#8221; chiamati a far fronte alla &#8220;veduta corta&#8221; della politica di cui parlava Tommaso Padoa-Schioppa.</p>
<p>Nel cassetto, ad esempio, è rimasto finora anche il capitolo delle agevolazioni fiscali: 444 voci, stando al censimento condotto nel 2017 dalla Commissione presieduta da Mauro Mare.</p>
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<p>Tagliare la spesa – come ricordano A. Alesina, F. Gavazzi, su il Corriere della Sera del 25 aprile 2019 alle pagine 1 e 24 &#8211;  è una questione politica, non tecnica, perché i mille interessi che difendono ciascuna voce di spesa non si vincono con i Commissari, ma, come ricordano i due Professori, ponendo concorrenza e riduzione della spesa in cima all’Agenda del Governo.</p>
<p>Invero, come sottolineano C. Goretti, L. Rizzuto, in “Spending review in Italia. Uso e abuso di un termine”, in A. Di Virgilio, C.M. Radaelli (a cura di), Politica in Italia. I fatti dell’anno e le interpretazioni, Il Mulino, Bologna, 2013 &#8211; l’ambiguità, anche semantica del termine non è stata sciolta, emergendo, invece, un potere evocativo del significante che sembra trascurare alcuni elementi di base su cui si dovrebbero fondare interventi di questo tipo.</p>
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		<title>Nuove sfide per l&#8217;ANAC</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jan 2015 09:13:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sara Landi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Da 63 a 47 milioni di euro. È questo il ridimensionamento previsto nel piano di riordino dell&#8217;Autorità nazionale Anticorruzione che Raffaele Cantone, in qualità di presidente, ha presentato al premier Matteo Renzi. Oltre alle stime sui bilanci futuri, il documento contiene una rassegna dei progetti già avviati e degli interventi messi in atto dall&#8217;Authority negli [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> Da 63 a 47 milioni di euro. È questo il ridimensionamento previsto nel piano di riordino dell&#8217;Autorità nazionale Anticorruzione che Raffaele Cantone, in qualità di presidente, ha presentato al premier Matteo Renzi. Oltre alle stime sui bilanci futuri, il documento contiene una rassegna dei progetti già avviati e degli interventi messi in atto dall&#8217;Authority negli ultimi mesi sul fronte della prevenzione anticorruzione e sul piano dei rapporti con le altri istituzioni e gli organismi internazionali.<br />
La stesura del piano, facilmente accessibile tramite il sito istituzionale dell&#8217;Autorità, è prevista dal decreto 90/2014 sulla pubblica amministrazione, insieme ad una revisione delle competenze e dei poteri dell&#8217;ANAC e alla soppressione dell&#8217;Autorità di vigilanza sui contratti pubblici (AVCP).<br />
È dall’analisi di quest’ultima che si parte e dai suoi errori di funzionamento per progettare la razionalizzazione. La precedente strutturazione viene definita, nel documento stesso,“molto gerarchizzata, appiattita verso l’alto, con un numero di dirigenti eccessivo, non proporzionato né alla missione istituzionale né al numero complessivo di personale, un personale non sempre reclutato con criteri coerenti, caratterizzato da picchi di elevata professionalità ma anche da forte conflittualità interna che ha alimentato un contenzioso di dimensioni preoccupanti.”<br />
Da un rapido sguardo ai risultati del sondaggio sottoposto alle Autorità Anti-corruzione nazionali da parte dell’ Anti-Corruption Authorities Agency (ACA), subito si evidenziano due notevoli differenze tra la “nostra” ANAC e i suoi corrispettivi esteri: numero di dipendenti e previsioni di bilancio. Se l’autorità italiana è di fatto composta da soli 5 dipendenti (presidente compreso) e da una camera arbitrale che ne conta 7, nel Regno Unito vi lavorano in 22, per non parlare dei 56 funzionari spagnoli. E mentre le spese di questi ultimi si aggirano intorno ai 5 milioni e mezzo di euro, i colleghi inglesi spendono poco più di un milione di sterline per il suo funzionamento.<br />
La nuova ANAC, dunque , si vuole dotare di poche regole ma chiare, calate sulla propria realtà e volte a migliorare le relazioni con il mondo esterno per favorire l’esercizio delle proprie funzioni di regolazione e vigilanza.<br />
In adempimento di quanto previsto dall’art. 22 del d.l. n. 90 del 2014, che ha imposto specifiche misure di razionalizzazione con il duplice obiettivo di garantire un maggior grado di indipendenza, imparzialità e trasparenza nell’esercizio delle funzioni istituzionali e di conseguire significativi risparmi di spesa nella gestione degli organismi di vigilanza, le Autorità indipendenti sono tenute all’adozione in tempi brevi di cinque adempimenti:<br />
1) la stipula di una convenzione fra tutte le autorità primo luogo per la gestione unitaria di procedure concorsuali per il reclutamento del personale (comma 4);<br />
2) la riduzione non inferiore al 20% del trattamento economico dei dipendenti compresi i dirigenti (comma 5);<br />
3) la riduzione della spesa in misura non inferiore al 50% per incarichi, consulenze, studi e ricerche (comma 6);<br />
4) la gestione comune fra più autorità di servizi strumentali in modo che derivi un risparmio di almeno il 10% (comma 7);<br />
5) l’utilizzo per la sede di un edificio in proprietà pubblica o ad uso gratuito o in locazione a condizioni più favorevoli rispetto agli edifici demaniali disponibili.<br />
Nel dettaglio, le spese di funzionamento per il 2015 sono calcolate in 47.210.598 euro complessivi, contro i 62.965.600 euro del 2014, dovuti per 57,9 milioni all&#8217;ex Autorità Appalti e per 4,9 milioni all&#8217;ANAC. Il risparmio è del 25%, pari a 15.759.002 euro. Solo per gli organi istituzionali si profila un calo dei costi del 53%, accompagnato da una riduzione del 18% delle voci di costo legate al personale. L’autorità riporta, inoltre, i dati relativi a risparmi già attuati, come ad esempio i € 2.713.000 per l’acquisto di beni e servizi, o la riduzione di oltre 1,5 milioni di euro per il canone di affitto della sede istituzionale.<br />
La nuova ANAC ha orientato la sua azione, specifica il documento, articolandola nelle seguenti linee: “delineare, integrando e innovando competenze e funzioni, un nuovo modello di governance e di organizzazione costruendo una rinnovata identità istituzionale, che renda ogni azione, nell’ambito della regolazione e della vigilanza, riconoscibile ed efficace; ridurre le spese di funzionamento con atti di ingegneria organizzativa, evitando tagli lineari che non realizzano un cambiamento reale, ma solo un temporaneo equilibrio contabile-finanziario; definire il nuovo ordinamento del personale e la dotazione, passando per una sperimentazione organizzativa, coinvolgendo nelle scelte il personale medesimo e le organizzazioni sindacali, al fine di testare il modello e conoscere il fabbisogno concreto di professionalità e competenze necessarie per realizzare la missione istituzionale”ed entro il 31 gennaio 2015, sarà anche adottato il piano triennale per la prevenzione della corruzione integrato con il piano delle performance o con uno strumento di programmazione di obiettivi strategici.<br />
Siamo solo all’inizio. La sfida continua!</p>
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