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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; sergio rizzo</title>
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		<title>BUROFISCO.  CONTROLLI ED EVASIONE, I RECORD DELL`ITALIA.</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Nov 2017 21:57:04 +0000</pubDate>
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<p>Nel 2016 gli accertamenti dell&#8217;Agenzia delle entrate sono calati del 33,8 per cento, passando da 301.996 a 199.990. Logico, perciò, che gli introiti siano diminuiti del 17,2 per cento, da 7,4 a 6,1 miliardi, scrive nella sua relazione a InsolvenzFest, organizzata ogni anno dall&#8217;Osservatorio sulla crisi d&#8217;impresa, il dott. Fabio Di Vizio, sostituto procuratore di Pistoia e uno dei più esperti magistrati del ramo evasione, riciclaggio &amp; affini.</p>
<p>Al netto, va precisato, della cosiddetta &#8220;voluntary disclosure&#8221;. Qui sta il bello. Perché dietro a quelle due paroline inglesi apparentemente misteriose si nasconde la spiegazione di dove sparisce una bella fetta dei soldi rubati al Paese, scrive Sergio Rizzo, su La Repubblica del 4 ottobre 2017 alle pagine 1 e 6.</p>
<p>Ma questa è un&#8217;altra storia.</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>BUROFISCO.  CONDONI ED EVASIONE, I RECORD DELL`ITALIA.</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Nov 2017 21:55:23 +0000</pubDate>
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<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/procedimento-amministrativo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6254" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/procedimento-amministrativo.jpg" alt="procedimento amministrativo" width="360" height="314" /></a></p>
<p>Il primo è del 118 dopo Cristo. Autore l&#8217;imperatore di origini iberiche Adriano, che rinunciò a riscuotere le tasse ancora non pagate dai cittadini dell&#8217;impero nei 16 anni precedenti: 900 milioni di sesterzi. Il sostituto procuratore di Pistoia Fabio Di Vizio, uno dei più esperti magistrati del ramo evasione, riciclaggio &amp; affini, in occasione di un suo intervento alla bolognese InsolvenzFest, organizzata ogni anno dall&#8217;Osservatorio sulla crisi d&#8217;impresa, ricorda che dall&#8217;unità d&#8217;Italia a oggi si possono contare 80 (ottanta) condoni fiscali sotto varie forme. Anche la rottamazione delle cartelle esattoriali, a modo suo, può rientrare in questa fattispecie. E per avere un&#8217;idea del rapporto fra gli italiani e il fisco – scrive Sergio Rizzo, su La Repubblica del 4 ottobre 2017 alle pagine 1 e 6 &#8211; basti dire che neL 2016 erano 21 milioni i residenti con una pendenza aperta a Equitalia: che, in ogni caso, per il 54 per cento di loro, non superava i mille euro.</p>
<p>Il fatto è che all&#8217;evasione contribuisce un sistema pubblico obeso e inefficiente che affoga nelle follie burocratiche. Cervellotico e strampalato al punto da imporre a chi vuol pagare le tasse rateizzandole un interesse di dilazione pari al 4,50 per cento, cioè addirittura più alto rispetto a quello di mora a carico di chi le imposte non le paga affatto: 3,50.</p>
<p>E questo semplicemente perché quei tassi sono fissati da due leggi diverse, che nessuno ha mai pensato di rendere coerenti l&#8217;una con l&#8217;altra. Troppa fatica.</p>
<p>Succede cosi, sottolinea il dott. Di Vizio nel suo studio, che in un Paese nel quale l&#8217;economia sommersa vale il 21,1 per cento del prodotto interno lordo e l&#8217;evasione fiscale incide per il 24 per cento sul gettito potenziale, siano necessarie mediamente 269 ore l&#8217;anno per adempiere a tutti gli obblighi fiscali, contro le 173 della media europea. Mentre il sistema di riscossione fa acqua da tutte le parti, con un inaccettabile balletto l&#8217;accertamento e la riscossione.</p>
<p>Dal 2000 al 2016 gli enti creditori hanno affidato a Equitalia 1.135 miliardi di euro da riscuotere: una cifra pari alla metà dell&#8217;attuale debito pubblico. Di questi, una parte è stata annullata dagli stessi creditori e una piccola fetta riscossa negli anni, con un residuo contabile che oggi ammonta a 817 miliardi. Ma 147,4 riguardano soggetti falliti, 85 i morti, 95 i presunti nullatenenti, 348 posizioni per cui si è già tentato invano il recupero, 26,2 sono oggetto di rateizzazioni e 32,7 non sono riscuotibili a causa di norme favorevoli ai debitori. Di quella enorme massa, grazie anche al contributo dei ricorsi tributari che hanno visto nel 2016 l&#8217;amministrazione soccombente in terzo grado nel 62 per cento dei casi, restano cosi aggredibili 51,9 miliardi, con una previsione di concreto realizzo che si riduce a 29 miliardi. Nella migliore delle ipotesi potrebbe rientrare il 3,5 per cento.</p>
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		<title>BUROFISCO.  EVASIONE, I RECORD DELL`ITALIA IN FUGA DAL FISCO</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Nov 2017 21:53:44 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Coprire le spese sanitarie della nazione per un anno intero. Oppure mettere in sicurezza tutto il patrimonio edilizio italiano. O ancora, tagliare almeno un quinto delle tasse. Lasciamo alla fantasia ciò che si potrebbe fare con più di cento miliardi. Quei soldi appartengono solo alla sfera dell&#8217;immaginario, scrive Sergio Rizzo, su La Repubblica del 4 ottobre 2017 alle pagine 1 e 6, perché il Paese ha deciso che la lealtà nel pagare le tasse non è un valore.</p>
<p>I soldi sottratti all&#8217;erario, 111 miliardi l&#8217;anno, secondo i calcoli della commissione governativa sull&#8217;economia sommersa, sono sottratti alla collettività da un esercito di evasori: quel che è più grave, senza colpo ferire. Perché qui lottare contro i furbetti è come svuotare il mare con il colapasta.</p>
<p>In Italia si riscuote appena 1&#8217;1,13 per cento del carico fiscale affidato all&#8217;esattore, contro una media Ocse del 17,1 per cento. Anno dopo anno, infatti, il maltolto aumenta: 107,6 miliardi nel 2012, 109,7 nel 2013, 111,7 nel 2014. E sia pure in diminuzione i dati provvisori del 2015, contenuti nella nota di aggiornamento al Def, non fanno presagire un cambio sostanziale di rotta.</p>
<p>Il calo risulterebbe infatti di 3,9 miliardi e non c&#8217;è ancora una valutazione esatta del mancato introito Irpef dei lavoratori dipendenti irregolari, pari nel 2014 a 5,1 miliardi.</p>
<p>Ben che vada, si tornerebbe quindi ai livelli del 2012.</p>
<p>Una situazione tale da far dire al presidente dell&#8217;Istat Giorgio Alleva che la lotta all&#8217;evasione «è strategica».</p>
<p>Ovvio, il problema è come farla.</p>
<p>Perché il sostegno al conseguimento del risultato è corale, come fa capire una relazione del sostituto procuratore di Pistoia Fabio Di Vizio, uno dei più esperti magistrati del ramo evasione, riciclaggio &amp; affini, in occasione di un suo intervento alla bolognese InsolvenzFest, organizzata ogni anno dall&#8217;Osservatorio sulla crisi d&#8217;impresa.</p>
<p>Per non parlare dell&#8217;Iva. Qualche giorno fa da Bruxelles è arrivata la brutta notizia che l&#8217;Italia è il Paese europeo che detiene il record dell&#8217;evasione di questa imposta. Ma purtroppo non è una notizia nuova, perché è così da sempre. Il differenziale fra l&#8217;Iva dovuta e quella effettivamente pagata sfiora il 30 per cento: 29,7, esattamente. Altri 40,1 miliardi sfumati. Cinque anni prima erano 37,4. È colpa della crisi, deduzione ovvia. Ma fino a un certo punto. Perché la crisi da sola non spiega il fatto che l&#8217;Italia rappresenti quasi un quarto dell&#8217;evasione Iva dell&#8217;Unione europea, contro il 15,3 per cento della Francia e il 3,9 per cento della Spagna, che dalla stessa crisi non sono state certo risparmiate.</p>
<p>La Corte dei conti certifica un dato mostruoso che era stato già calcolato da Confartigianato: su un&#8217;impresa di medie dimensioni grava un carico fiscale complessivo del 64,8 per cento, superiore di quasi 25 punti alla media europea (40,6). Né le cose vanno meglio per il cuneo fiscale, che con il 49 per cento oltrepassa di dieci punti il valore medio continentale (39). E se la pressione del fisco, che statisticamente si è aggirata negli anni più recenti intorno al 43 per cento (decimale più, decimale meno), risulta inferiore a quella di Danimarca, Francia, Belgio, Finlandia e Austria, non si può non considerare che a sostenerla è una platea di contribuenti in proporzione nettamente più ridotta.</p>
<p>Per non parlare della qualità dei servizi offerti con quel costo ai cittadini italiani.</p>
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		<title>BUROCRAZIA E SPRECHI.  MEZZO MILIONE DI EURO PER DUEMILA BUSTE.</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Nov 2017 21:38:14 +0000</pubDate>
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<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/procedimento-amministrativo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6254" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/procedimento-amministrativo.jpg" alt="procedimento amministrativo" width="360" height="314" /></a></p>
<p>Baciata due volte dalla fortuna, la signora Sara Zagaria. Nel Paese dove i fornitori della pubblica amministrazione aspettano mesi (e qualcuno anni) per vedere i soldi, la pagano sull&#8217;unghia. Il mandato di pagamento del Ministero dell&#8217;Istruzione precede addirittura di cinque giorni la fattura – come racconta Sergio Rizzo, su La Repubblica del 22 novembre 2017, a pagina 26 &#8211; per la fornitura da parte della sua tipografia Grafiche Serenissima sas di buste e carta con l&#8217;intestazione &#8220;Ufficio scolastico regionale per il Veneto&#8221;.</p>
<p>Chi poi lo compila decide di fare un viaggio a ritroso nel tempo, quando la moneta unica non esisteva e i 253 euro e 68 centesimi della fattura corrispondevano a 491.192 lire.</p>
<p>Magari facessero tutti il calcolo all&#8217;indietro, deve pensare: chissà quanti sprechi si eviterebbero. Soltanto che gli scappa la penna e accanto a quel numero strabiliante, 491.192, anziché &#8220;lire&#8221;, scrive &#8220;euro&#8221;.</p>
<p>Mezzo milione per duemila buste di carta da lettera forse è un conto che dovrebbe saltare agli occhi, invece nessuno se ne accorge.</p>
<p>Dopo qualche giorno il tipografo va all&#8217;Unicredit e ritira 491.192 euro: guardandosi bene dal segnalare l&#8217;errore.</p>
<p>La vita scorre felice per quasi due anni, prima che il ministero realizzi e chieda i soldi indietro. La signora risponde che sa bene di aver incassato qualcosina in più del dovuto. Restituirebbe anche volentieri la differenza, se non ci fosse la crisi e non si trovasse momentaneamente in difficoltà. Allora provano a chiederli alla banca, che risponde ovviamente picche. Non resta a quel punto che Equitalia. Ma la ditta risulta insolvente e ogni tentativo di recuperare i quattrini va a vuoto. Così si mette in moto prima la Procura della repubblica e dopo la Corte dei conti, che imbastisce un procedimento per danno erariale a carico dei funzionari pubblici responsabili del pasticcio.</p>
<p>L&#8217;istruttoria va avanti per mesi: vengono ricostruiti i fatti, formulate le accuse, esaminate le controdeduzioni. Finisce con un dirigente condannato a pagare 98 mila euro: uno solo, perché due suoi colleghi vengono graziati e un terzo prosciolto per prescrizione.</p>
<p>Ma c&#8217;era da aspettarselo, visto che sono passati sette anni.</p>
<p>Quanto all&#8217;unico chiamato a rispondere, c&#8217;è ancora l&#8217;appello e non se ne può prevedere l&#8217;esito. Altrettanto impossibile è fare il conto esatto di quanto sia costata ai contribuenti la stangatina all&#8217;Ufficio scolastico del Veneto, fra annessi e connessi.</p>
<p>Ma poche storie come questa danno l&#8217;idea di come funzioni (male) un Paese nel quale la burocrazia aiuta i furbetti. E una cosa si può affermare con certezza: sono state le buste da lettera più care del mondo.</p>
<p><strong> </strong></p>
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