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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; sanità</title>
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		<title>DECRETO SBLOCCACANTIERI: MA CHI LI HA BLOCCATI, DOV’E’ ORA?</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Jun 2019 07:36:01 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/burocrazia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6146" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/burocrazia.jpg" alt="burocrazia" width="640" height="380" /></a></p>
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<p>Dopo il taglialeggi e il salvaleggi, vediamo come andrà per lo sbloccacantieri, mentre resta sullo sfondo la responsabilità – ovviamente, di tutti, quindi di nessuno – che ne ha determinato il blocco.</p>
<p>Perché, se li si deve sbloccare, iniziativa più che meritevole, qualcuno e/o qualcosa li avrà pur bloccati.</p>
<p>Nessuno pare, invero, preoccuparsene, nessuno si chiede: se qualche norma è stata scritta male; se qualche misura draconiana di contrasto alla corruzione fosse inutile e sia stata utile solo nell’abituale dibattito mediatico-convegnistico dei professionisti dell’anticorruzione che guadagnano spazio – tanto più la dicono grossa o propongono misure risolutive &#8211; sul modello di quanto accaduto per la bufala dei 60 miliardi di euro del costo della corruzione; se chi doveva vigilare sulle stazioni appaltanti guardava altrove; … e si potrebbe continuare.</p>
<p>Nessuno, questo è ancora più interessante, si chiede dove sono ora le persone che sono state le protagoniste, gli attori, gli spettatori, …, degli aspetti disfunzionali prima indicati.</p>
<p>Sembrerebbe normale. Eppure non lo è. Sembrerebbe normale per una semplice constatazione: l’imprenditore, l’artigiano, … che sbaglia viene “licenziato” dal mercato; il dipendente che sbaglia viene sanzionato.</p>
<p>Se dobbiamo sbloccare i cantieri, al di là del nome evocativo ed eclatante, è possibile che chi ha prodotto – o ha concorso a produrre – il problema sia ancora lì e non venga chiamato a rispondere dei danni prodotti (alla stessa PA, al sistema economico, alle aziende, ai dipendenti queste aziende, alle famiglie di questi dipendenti, al tessuto socioeconomico delle aree dove queste aziende operavano, … e si potrebbe continuare)?</p>
<p>In 15 anni, se continua così, gli industriali stimano che perderemo investimenti per 530 miliardi. E per attuare le norme del decreto che approda in questi giorni al Senato bisognerà decidere quale «elenco» di lavori scegliere.</p>
<p>Ammonta a tanti miliardi, secondo l&#8217;osservatorio dell&#8217;Ance (associazione dei costruttori) il costo dell&#8217;inerzia dello Stato se da qui al 2035 non si faranno le opere pubbliche che sono state già programmate &#8211; come racconta Antonella Baccaro su L’Economia del Corriere della Sera, del 13 maggio 2019, a pagina 5l – mentre l&#8217;elenco dei cantieri fermi per l&#8217;immobilismo della pubblica amministrazione è stato aggiornato a 53 miliardi per un totale di 555 opere, un elenco <em>“… purtroppo, lungo e drammatico…”.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>PROF. FLICK: ITALIA INTERROTTA, IL PESO DELLA CORRUZIONE SULLA CRESCITA ECONOMICA.</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jun 2019 04:33:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si tratta di una delle molteplici osservazioni svolte dal Presidente Emerito della Corte Costituzionale nel corso dell’incontro “Italia interrotta: il peso della corruzione sulla crescita economica”, Camera dei Deputati, Roma, 12 settembre 2018, che terrà la Lectio magistralis in occasione della prossima chiusura della Terza edizione del Master Anticorruzione dell’Università di Tor Vergata (http://anticorruzione.eu/2019/05/save-the-date-06062019-cerimonia-conclusiva-del-master-anticorruzione-iii-edizione-a-a-2017-2018-universita-degli-studi-di-roma-tor-vergata/). Perché [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2019/05/6349fd90-7276-4110-aefa-95e448819552.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-7000" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2019/05/6349fd90-7276-4110-aefa-95e448819552-819x1024.jpg" alt="6349fd90-7276-4110-aefa-95e448819552" width="819" height="1024" /></a></p>
<p>Si tratta di una delle molteplici osservazioni svolte dal Presidente Emerito della Corte Costituzionale nel corso dell’incontro “Italia interrotta: il peso della corruzione sulla crescita economica”, Camera dei Deputati, Roma, 12 settembre 2018, che terrà la Lectio magistralis in occasione della prossima chiusura della Terza edizione del Master Anticorruzione dell’Università di Tor Vergata (<a href="http://anticorruzione.eu/2019/05/save-the-date-06062019-cerimonia-conclusiva-del-master-anticorruzione-iii-edizione-a-a-2017-2018-universita-degli-studi-di-roma-tor-vergata/">http://anticorruzione.eu/2019/05/save-the-date-06062019-cerimonia-conclusiva-del-master-anticorruzione-iii-edizione-a-a-2017-2018-universita-degli-studi-di-roma-tor-vergata/</a>).</p>
<p>Perché la corruzione, con la criminalità organizzata, sono<i>“… </i><i>due mali endemici (ben prima delle stragi di Capaci e di via D’Amelio e di Mani Pulite) per la vita del nostro paese, per la crisi nel suo sviluppo, per il rapporto fra diritto, economia e politica. Entrambi quei mali<span class="apple-converted-space"> </span>incidono pesantemente sulla capacità di attrarre investimenti esteri<span class="apple-converted-space"> </span>e sulla competitività; provocano ingenti aumenti dei costi e sprechi di risorse; inquinano con il denaro sporco l’economia e l’impresa legale;<span class="apple-converted-space"> </span>corrodono alla base la fiducia e il senso della legalità….”.</i></p>
<p>Si tratta, osservava il Prof. Flick, di due tipi di criminalità – organizzata e corruttiva – che si saldano strettamente: <i>“… dove non basta il ricorso alla violenza e all’intimidazione della prima, soccorre quello alla forza di persuasione della seconda e viceversa;<span class="apple-converted-space"> </span>presentano aspetti (l’omertà) e obiettivi (il profitto illecito) comuni.Si giustifica così l’utilizzo entro certi limiti degli stessi strumenti di contrasto nei loro confronti; non si giustifica invece la loro asserita identità e sovrapposizione, perché la criminalità organizzata si fonda sulla violenza e la corruzione sullo scambio illecito….”.</i></p>
<p>Questa differenza ha inciso sulla percezione della pericolosità delle due minacce e sulla risposta che le Istituzioni hanno dato: <i>“… solo ora – in tempi di crisi e di globalizzazione dei mercati – si guarda con preoccupazione alla corruzione,  più a quella percepita che a quella reale di cui è difficile conoscere gli effettivi costi e dimensioni. Ne è conferma lo sviluppo ben più marcato e incisivo della azione di contrasto alla criminalità organizzata nei venticinque anni trascorsi a partire dal 1992…”.</i></p>
<p>Con una constatazione del prof. Flick in relazione alle misure adottate negli ultimi anni: <i>“… ì<span class="apple-converted-space"> </span>risultati non sono stati particolarmente brillanti,a giudicare dalla reiterazione dei fatti di corruzione; i<span class="apple-converted-space"> </span>controlli burocratici<span class="apple-converted-space"> </span>rischiano di intralciare inutilmente l’attività imprenditoriale….”.</i></p>
<p>Per questo, appare utile evitare di <i>“… attendersi soluzioni miracolistiche dalle grida manzoniane o addirittura dalla scomunica di mafiosi e di corrotti …”</i></p>
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		<title>LA SPENDING REVIEW CONTINUA A SURFARE TRA LE ONDE.</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jun 2019 20:03:57 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/12/images-2.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-6449" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/12/images-2.jpeg" alt="images-2" width="219" height="230" /></a></p>
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<p>In effetti, da alcuni anni, meglio da alcuni lustri, appare e scompare, come chi fa surf.</p>
<p>Termine evocativo, eclatante, ineludibile in un programma elettorale, panacea per tutti i mali – economici – del Paese, vive oggi un momento di parziale offuscamento, perché dopo anni di “ristrutturazione dei costi”, meglio, soprattutto di “tagli lineari” che hanno finito con il penalizzare i più virtuosi nell’amministrare le risorse pubbliche, diventa sempre più difficile ipotizzare un qualche risultato di questo procedere.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Ci si riduce, così – come racconta Marco Rogari, su Il Sole 24 Ore del 29 aprile 2019, alle pagine 1 e 5 &#8211;  ad una mini spending review: a fronte di 860 miliardi di uscite correnti il Governo ipotizza entro il 2022 una mini riduzione di 8, mentre la spesa corrente  è prevista in crescita di somme estremamente  superiori (795 miliardi nel 2018, 812 nel 2019, 832 nel 2020, 848 nel 2021 e 864 nel 2022).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un&#8217;operazione – il Programma nazionale di riforma (Pnr), parte integrante del Def, prevede il  recupero di 2 miliardi già nel 2020 e di 3 l&#8217;anno nel biennio seguente &#8211; che secondo l&#8217;Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) non appare facile da realizzare, tenuto conto che appare a rischio anche il conseguimento del “misero” miliardo di euro di risparmi previsto per quest’anno perché <em>“… le amministrazioni hanno raramente proposto interventi correttivi …”, </em>come si legge neldossier del Servizio studi della Camera.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La storia della “revisione della spesa” e’ antica, ma “prende velocità” nel 2007 con il Ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa (è la cd. Commissione per la Finanza Pubblica presieduta da Gilberto Muraro, che nel giugno del 2008 consegna un rapporto con 90 &#8220;raccomandazioni&#8221;, per ridisegnare il bilancio dello Stato in 34 missioni e 168 programmi di spesa), prosegue con il DL 78/2010 del Ministro Tremonti, che la richiama, mentre inizia la sequela di Ministri e Commissari “dedicati”: Piero Giarda,  Enrico Bondi, Mario Canzio, Carlo Cottarelli, Yoram Gutgeld, Roberto Perotti,fino ad oggi con la recente nomina dei due viceministri dell&#8217;Economia, Laura Castelli e Massimo Garavaglia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Prima di loro, fu Beniamino Andreatta il pioniere della spesa intelligente, colui che tentò per primo &#8211; come si può leggere nell’articolo di Dino Pesole, su Il Sole 24 Ore del 25 aprile 2019, alle pagine 1 e 3 &#8211; di ricorrere al criterio che assegnava le risorse secondo priorità.</p>
<p>Un pioniere, un precursore della spending review, cui toccò, in questo caso, la stessa sorte delle &#8220;prediche inutili&#8221; di Giulio Einaudi.</p>
<p>L’idea – per avviare un serio percorso di revisione strutturale della spesa pubblica, come racconta il presidente del Centro studi Economia Reale, Mario Baldassarri (che in quegli anni collaborò attivamente con Andreatta) nell&#8217;introduzione al volume &#8220;Quaranta anni di spending review&#8221;  – era quella di passare da una sorta di rivoluzione culturale, con l’adozione nel nostro Paese del principio utilizzato dal Congressional budget office americano, cioè il budget a base zero: superare il principio &#8220;inerziale&#8221; e &#8220;incrementale&#8221; del Bilancio impostato sui tendenziali di spesa, per adottare al contrario il criterio del sostanziale &#8220;azzeramento&#8221; ogni anno di tutte le voci di spesa e della loro riallocazione a seconda delle priorità disposte in sede politica. In sostanza, una spending review ante litteram, perché rivedere i criteri di funzionamento della spesa nell&#8217;intero perimetro pubblico vuoi dire riallocare le risorse, intervenire sui meccanismi che sovraintendono alle decisioni di spesa, in una parola &#8220;riqualificare&#8221; la spesa.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>12 ANNI DI SPENDING REVIEW: ALTRE CROCI LUNGO LA STRADA DI CHI CI HA PROVATO?</title>
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		<pubDate>Tue, 28 May 2019 09:53:18 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong> <a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/sofferenze-bancarie.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6073" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/sofferenze-bancarie.jpg" alt="sofferenze bancarie" width="752" height="450" /></a></strong></p>
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<p>Da decenni il nostro paese si misura con il tentativo di avviare una vera, incisiva e strutturale spending review, con risultati non certo all&#8217;altezza delle aspettative.</p>
<p>Se si esamina il periodo 2007-2019 il bilancio dei risparmi attribuibili in varia misura alla spending review – come si può leggere nell’articolo di Dino Pesole, su Il Sole 24 Ore del 25 aprile 2019, alle pagine 1 e 3 &#8211; non supera il 30 per cento. Per il resto ci si è affidati a tagli lineari o semi-lineari, che intervenendo sui &#8220;tendenziali&#8221; non sono altro che riduzioni degli incrementi già previsti, assai distanti dal principio del &#8220;bilancio a base zero&#8221; proposto negli anni Ottanta da Beniamino Andreatta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Che la strada sia lastricata delle croci di chi ci ha provato, lo attesta la Corte dei conti, nel giudizio di parificazione sul Rendiconto generale dello Stato del 27 giugno 2017, dove traccia questo bilancio della spending review: «<em>A consuntivo, le misure di riduzione non hanno prodotto risultati di contenimento del livello complessivo della spesa</em>».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ora il Governo rilancia con la nomina di due commissari, i Vice Ministro all’Economia Laura Castelli e Massimo Garavaglia, in vista di una manovra di bilancio che si annuncia a dir poco impegnativa, con l&#8217;ingombrante fardello di ben 23,1 miliardi di clausole Iva da disinnescare e 2 miliardi di tagli della &#8220;clausola sulla spesa&#8221; che diverranno permanenti per tutto il 2019.</p>
<p>In disparte la questione della procedura di nomina (come evidenzia G. Trovati, su Il Sole 24 Ore del 27 aprile 2019, alle pagine 1 e 3), se quella fin qui seguita – quella recata dalla legge nr. 69 del 2013, che prevede un decreto di Palazzo Chigi – o quella indicata nel Comunicato del CdM nr. 55, dove si legge che <em>“… i</em><em>l Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte, ha deliberato il … Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle attività di razionalizzazione, riqualificazione e revisione della spesa pubblica, a norma dell’articolo 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400…”,</em>che prevede la nomina con Decreto del Presidente della Repubblica, i margini per risparmiare, spendendo meglio, negli oltre 850 miliardi che compongono la nostra spesa pubblica non mancano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Finora è venuta meno la fondamentale volontà politica, perché tagliare la spesa costa in termini di consenso, e dunque si è preferito affidarsi ai &#8220;commissari&#8221; chiamati a far fronte alla &#8220;veduta corta&#8221; della politica di cui parlava Tommaso Padoa-Schioppa.</p>
<p>Nel cassetto, ad esempio, è rimasto finora anche il capitolo delle agevolazioni fiscali: 444 voci, stando al censimento condotto nel 2017 dalla Commissione presieduta da Mauro Mare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tagliare la spesa – come ricordano A. Alesina, F. Gavazzi, su il Corriere della Sera del 25 aprile 2019 alle pagine 1 e 24 &#8211;  è una questione politica, non tecnica, perché i mille interessi che difendono ciascuna voce di spesa non si vincono con i Commissari, ma, come ricordano i due Professori, ponendo concorrenza e riduzione della spesa in cima all’Agenda del Governo.</p>
<p>Invero, come sottolineano C. Goretti, L. Rizzuto, in “Spending review in Italia. Uso e abuso di un termine”, in A. Di Virgilio, C.M. Radaelli (a cura di), Politica in Italia. I fatti dell’anno e le interpretazioni, Il Mulino, Bologna, 2013 &#8211; l’ambiguità, anche semantica del termine non è stata sciolta, emergendo, invece, un potere evocativo del significante che sembra trascurare alcuni elementi di base su cui si dovrebbero fondare interventi di questo tipo.</p>
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		<title>MALADMINISTRATION E BUROCRAZIA  PROF. CASSESE: DAI TAGLI LINEARI ALLE ASSUNZIONI LINEARI.</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2019 19:16:54 +0000</pubDate>
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<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/burocrazia-744x445.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6063" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/burocrazia-744x445.jpg" alt="burocrazia-744x445" width="744" height="445" /></a></p>
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<p>Si continua a parlare di decine di migliaia di assunzioni necessarie nel pubblico impiego per evitare la paralisi di molti settori, alcuni dei quali strategici.</p>
<p>Nessuno si pone &#8211; nulla di nuovo, ma la singolarità resta &#8211; delle semplici domande, come farebbe ognuno di Noi, in modo naturale, prima di un investimento o un acquisito per casa propria: è utile? A che cosa mi serve?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Domande che pone il prof. Sabino Cassese, sul Corriere della Sera del 13 maggio 2019, alle pagine 1 e 24, concludendo come emerga molta imperizia nonostante non ce ne fosse bisogno, mentre nell&#8217;ultimo decennio si è registrata una diminuzione, in termini di dipendenti pubblici e di spesa, di circa 1&#8217;8 per cento, con il  blocco delle assunzioni che ha prodotto l&#8217;invecchiamento del personale, portando l&#8217;età media del personale sopra i 50 anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>Per migliorare la situazione dei 2 milioni e 200 mila dipendenti rimasti, le promesse e i programmi, però, sono tanto mirabolanti quanto imprecisi, come osserva il prof. Cassese: le norme che li contengono, infatti, si accavallano (legge di Bilancio 2019, legge di Semplificazione, legge denominata “concretezza”, legge sul reddito di cittadinanza e su quota 100, singoli provvedimenti, …) regolando gli argomenti più disparati (autorizzazione assunzioni straordinarie e aggiuntive; stabilizzazione precari, che sono andati aumentando negli anni del digiuno nei quali si è così sopperito alle carenze di organico; sistemazione in ruolo di 11 mila addetti ai servizi di pulizia e ausiliari; proroga dei dipendenti a tempo determinato; proroga delle graduatorie tenute aperte per assumere gli idonei; assunzione a tempo determinato dei «navigator», cioè degli orientatori dei disoccupati che fruiranno del reddito di cittadinanza), non senza rilevare che, il più delle volte, sono formulate in modo da rendere impossibile una quantificazione.</p>
<p>Un esempio: il rimpiazzo di tutti i dipendenti che cessano dal servizio, non è fatto per «teste», bensì con riferimento alla spesa, e consente quindi l&#8217;entrata di un numero di impiegati più alto di coloro che escono (perché i primi hanno livelli retributivi maggiori di quelli che entreranno), con il consequenziale ed inevitabile aumento futuro di spesa, quando i nuovi entranti avranno anche essi maggiore anzianità di carriera.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sono molti – secondo il Presidente emerito della Corte Costituzionale &#8211; gli interrogativi che questa prospettiva solleva.</p>
<p>In primo luogo, essa fa bene ed è utile, dopo il digiuno, o si  rischia solo di far lievitare nuovamente la spesa?</p>
<p>Poi, il problema delle carenze organiche c&#8217;è, ma ha intensità e gravita diverse a seconda degli uffici, e non può essere affrontato sostituendo ai tagli lineari le assunzioni lineari.</p>
<p>Ancora, alle assunzioni si procederà in via prioritaria con il cosiddetto scorrimento delle graduatorie, che vuol dire sistemare in ruolo chi non aveva vinto i concorsi precedenti ed era stato dichiarato solo idoneo (sono noti casi di concorsi banditi per un posto, con un vincitore e 39 idonei, tutti assunti).</p>
<p>Infine, nei casi residuali dove si faranno i concorsi (l&#8217;unico modo legittimo di scelta del personale pubblico), si continuerà a svolgerli nel modo consueto (sia pure con «modalità semplificate»), come prova di capacità mnemoniche, e non come prova di qualità, di equilibrio, di esperienza, di capacità di discernimento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Critica la valutazione sulla “regolazione” del reddito di cittadinanza dove dei dipendenti precari (quelli attuali dell&#8217;Agenzia nazionale politiche attive lavoro &#8211; Anpal) dovranno assumere altri precari (i «navigator»), a loro volta chiamati ad aiutare i beneficiari del reddito a trovare un lavoro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sul futuro non lontano rimane irrisolto il problema della meridionalizzazione del pubblico impiego: come ha dimostrato la vicenda della scuola, l&#8217;offerta di posti è prevalentemente al Nord, la domanda prevalentemente al Sud, ma nessuno sembra preoccuparsene per tempo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;amministrazione pubblica italiana, conclude il prof. Cassese, è già sufficientemente indebolita, impaurita, poco efficiente, per una molteplicità di cause, tante delle quali non dipendenti da essa: un simile modo di “gestire” il problema finirà per aumentarne l&#8217;inefficienza.</p>
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		<title>MALADMINISTRATION E BUROCRAZIA.  TRA RITARDI, LITI E BUROCRAZIA, L`ITALIA PERDE I FONDI EUROPEI</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2019 08:56:04 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2019/05/maladministration.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6978" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2019/05/maladministration.jpg" alt="maladministration" width="275" height="183" /></a></p>
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<p>La letteratura dei larghi fondi comunitari sfruttati al minimo dalle nostre regioni, le cinque &#8220;regioni obiettivo&#8221; del Sud specialmente, si è rinnovata con una variante tutta italiana. Per gli ultimi due blocchi considerati &#8211; fino ad ottobre 2018, come racconta Corrado Zunino, su La Repubblica del 6 maggio 2019, alla pagina 14 &#8211; si evince questo:</p>
<ol>
<li>per i Fondi 2007-2013:
<ol>
<li>l&#8217;Italia è riuscita a non spendere soltanto 193 milioni di euro su 27,9 miliardi assegnati, il 6 per mille di spreco, un risultato inedito nella storia ventennale dei fondi strutturali;</li>
<li>questi «soli 193 milioni sprecati» sono, in realtà, fìgli di “… trucchi contabili …”, come racconta la Corte dei conti nella sua relazione annuale, perché lo Stato ha attribuito alle Regioni “in zona Cesarini” nuove risorse su progetti nazionali già chiusi, in diversi casi persino già finanziati (i cd. &#8220;progetti sponda&#8221; o &#8220;retrospettivi&#8221;, utilizzati per “gestire” la continua &#8220;riprogrammazione della spesa&#8221;);</li>
<li>a fine periodo, “…. le minori risorse nazionali effettivamente immesse a sistema possono stimarsi in quasi 15 miliardi …”, molto di più dei 193 milioni dichiarati, spiega la Corte;</li>
</ol>
</li>
<li>sulla spesa in corso, periodo di programmazione 2014-2020:
<ol>
<li>al 31 ottobre 2018, con la rendicontazione che si deve chiudere tra 18 mesi, la situazione è la solita, 32% per gli impegni di spesa e 12,62 per i pagamenti veri e propri, considerando i Fondi di sviluppo regionale (FESR) e Fondi sociali (FSE), un dato che peggiora in modo sensibile nelle Regioni del Sud  (7,69%, in Sicilia al 2%);</li>
<li>restiamo, a seconda dei fondi presi in esame, penultimi o terzultimi in Europa per utilizzo tempestivo dei denari;</li>
<li>molto è stato fatto, nonostante la mancata concessione della proroga da parte della Commissione per i 3 miliardi di euro a rischio per il 2018, vedremo come andranno i rimborsi sui 48 progetti per i quali è stata certificata la conclusione sui 51 previsti (i tre, al momento, fuori programma, e senza restituzione di denaro, sono: PON Ricerca e Innovazione, per 45 milioni non spesi per liti giudiziarie; PON Inclusione per 24,6 milioni, di &#8220;cause di forza maggiore&#8221;; POR Valle d&#8217;Aosta per spese regionali non certificate all&#8217;Unione europea per 1,4 milioni;</li>
<li>restano, entrando nel dettaglio, dei percorsi amministrativi antichi, emblematici, tutti italiani, come quello della metropolitana di Napoli, Linea 6: il tentativo di completare entro il 31 marzo la tratta San Pasquale-Municipio, un chilometro e 800 metri, con le ultime 4 fermate di 9, è fallito e non si sono riusciti a spendere i 98 milioni europei assegnati con la programmazione chiusa nel 2013. Ora, dopo il diniego a proroghe, siamo al “Vedere cammello, poi pagare moneta”: scavate, procedete, poi si vede e vi paghiamo.</li>
</ol>
</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>PROF. CASSESE:  I RIMEDI, AI MALI DELLA BUROCRAZIA DI UN PAESE BLOCCATO.</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Apr 2019 12:52:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  Tre rimedi, urgenti, sono quelli indicati dal prof. Cassese su il Corriere della Sera del 20 aprile 2019, pagina 26, ad una situazione che sta progressivamente spegnendo le migliori volontà, le più valide iniziative,  la tenacia e l’impegno dei dipendenti pubblici che non si vogliono arrendere e ai quali non possiamo chiedere di fare [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/burocrazia-2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6152" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/burocrazia-2.jpg" alt="burocrazia 2" width="990" height="659" /></a></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Tre rimedi, urgenti, sono quelli indicati dal prof. Cassese su il Corriere della Sera del 20 aprile 2019, pagina 26, ad una situazione che sta progressivamente spegnendo le migliori volontà, le più valide iniziative,  la tenacia e l’impegno dei dipendenti pubblici che non si vogliono arrendere e ai quali non possiamo chiedere di fare gli eroi.</p>
<p>Il primo riguarda quello snodo essenziale che è il rapporto tra il governo (nazionale e regionale) e i vertici amministrativi: bisogna con coraggio sopprimere gli «spoils system». Questi fanno comodo a tutti i governanti sul breve periodo, ma ne danneggiano l&#8217;azione sul lungo periodo, perché così i vertici amministrativi sono sottilmente ma potentemente politicizzati. L&#8217;interesse che muoveva il direttore generale umbro derivava dal fatto che egli stesso era stato nominato (per un durata da tré a cinque anni) dal presidente della giunta regionale, sia pure sulla base di un elenco nazionale e di una «rosa» regionale. Se non fosse stato egli stesso il prodotto del «political patronage», non si sarebbe prestato a diventare a sua volta strumento del clientelismo politico, in violazione delle norme.</p>
<p>Il secondo rimedio riguarda la distribuzione dei compiti tra Stato e Regioni. La diseguaglianza nella gestione della sanità tra Regioni del Nord e Regioni del Sud, su cui il presidente del Veneto Zaia ritorna spesso, è l&#8217;indice di un malessere che può esser curato solo riportando l&#8217;intera gestione della sanità a livello nazionale, così sottraendola all&#8217;abbraccio troppo stretto delle consorterie politiche locali. Il servizio sanitario è, infatti, nazionale e deve essere assicurato dovunque allo stesso modo.</p>
<p>Il terzo rimedio sta nell&#8217;applicazione delle norme costituzionali riguardanti la scelta degli impiegati pubblici. Esse richiedono che siano rispettati due criteri: l&#8217;eguaglianza di tutti nell&#8217;accesso, il merito nella selezione. Ma se si assumono persone sistemando idonei di prove di esame compiute anni fa, si mettono in ruolo precari, si scelgono nuovi funzionari per la loro fedeltà politica, si riempiono le amministrazioni di dipendenti le cui capacità non sono state misurate con procedure neutrali e in competizione. Si lamenta ogni giorno che sia la burocrazia l&#8217;ostacolo allo sviluppo. Ma ogni giorno si fa in modo che essa peggiori. Un&#8217;amministrazione di tecnici, «riserva delle competenze», ben selezionata, autenticamente indipendente e neutrale, liberata dai troppi vincoli e condizionamenti, dotata di discrezionalità, servirebbe meglio il Paese e sarebbe nello stesso tempo più funzionale ai programmi del suo governo.</p>
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		<title>SANITA&#039;: FALSE VERITA&#8217; O VERE BUGIE?</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Apr 2019 20:12:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; La domanda viene posta al lettore, di fronte a quanto venne scritto nel 2013, cioè circa 6 anni orsono in tema di Piani di rientro dal disavanzo sanitario. Come si può leggere nel policy brief &#8220;Sanità, come spezzare il circolo vizioso&#8221; (www.actioninstitute.org&#8211; http://www.actioninstitute.org/pubblicazione/healthcare-roadmap-2030-2/), nel 2013 erano già [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
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<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/04/12552773_1690606961208560_1306683062282339484_n-550x550.png"><img class="alignleft size-full wp-image-5809" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/04/12552773_1690606961208560_1306683062282339484_n-550x550.png" alt="12552773_1690606961208560_1306683062282339484_n-550x550" width="550" height="550" /></a></p>
<p>La domanda viene posta al lettore, di fronte a quanto venne scritto nel 2013, cioè circa 6 anni orsono in tema di Piani di rientro dal disavanzo sanitario.</p>
<p>Come si può leggere nel policy brief &#8220;Sanità, come spezzare il circolo vizioso&#8221; (<a href="http://www.actioninstitute.org/">www.actioninstitute.org</a>&#8211; <a href="http://www.actioninstitute.org/pubblicazione/healthcare-roadmap-2030-2/">http://www.actioninstitute.org/pubblicazione/healthcare-roadmap-2030-2/</a>), nel 2013 erano già stati formulati, con estrema chiarezza:</p>
<ol>
<li>una constatazione fattuale, quella che i PdR, così come impostati e gestiti dalla loro nascita, non stanno funzionando come dovrebbero. Infatti, nonostante il successo dal punto di vista del contenimento contabile della spesa: (i) le Regioni ad essi sottoposte non riescono a essere adempienti in termini di garanzia dei LEA, (ii) su 10 Regioni entrate in PdR 8 non ne sono mai uscite (e 5 vi permangono da più di 6 anni), (iii) il processo di ristrutturazione industriale che avrebbe dovuto ridurre i costi diretti di produzione e riorganizzare l’erogazione dei servizi langue;</li>
<li>una convinzione, quella che, nelle condizioni attuali, le ridotte risorse a disposizione si traducano in minori prestazioni senza aumento di appropriatezza, con effetti perversi sui risultati di salute, la cui forbice tra Regioni in Piano di Rientro e non, mostra negli ultimi anni un ampliamento.</li>
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<p>Quante false verità o vere bugie, quante illusioni, sono state propinate su un tema di estrema delicatezza quale quello della salute dei cittadini? E non solo di coloro che, vivendo nelle Regioni commissariate (nel 2013, 29 milioni di Cittadini, il 47% del totale, sono residenti nelle 8 Regioni in Piano di Rientro, ossia Regioni che dal 2007 al 2010 hanno stipulato un accordo che prevede un piano di riorganizzazione, riqualificazione e potenziamento del Servizio Sanitario Regionale), hanno dapprima vissuto situazioni assistenziali devastanti e, poi, subito una ristrutturazione del settore che non sempre è riuscita ad andare oltre il semplice taglio lineare.</p>
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<p>Che cosa si poteva fare, e non si è fatto, di fronte ad una diagnosi che ne aveva rilevato, con limpidezza, le cause principali:</p>
<ol>
<li>struttura tipicamente centrata su misure di immediata applicazione e non su chiari obiettivi di performance, non solo economico-finanziaria ma anche di sistema sanitario, con un’ottica di ristrutturazione sistematica delle modalità di erogazione dei servizi e sul governo della domanda;</li>
<li>governance principalmente basata su un sistema di soft consequence management per vertici politici, tecnici e responsabili di controllo;</li>
<li>limitate capacità manageriali dotate di competenze di ristrutturazioni industriali in situazioni ad elevata complessità;</li>
<li>oneri straordinari che appesantiscono la situazione corrente attraverso interessi di mora derivanti dalle posizioni finanziarie pregresse.</li>
</ol>
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		<title>BUROCRAZIA E TRASPARENZA.  APPALTI, CACCIA ALLE ILLEGALITÀ SUL WEB</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Feb 2018 06:06:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Le ricerche su bandi e delibere superano quelle sugli stipendi dei sindaci: i cittadini possono controllare quello che fanno i loro amministratori, ormai obbligati a mettere online qualunque atto, che si tratti di stipendi, promozioni, appalti o licenze edilizie. E agli italiani – come racconta Gianluca Di Feo, su La Repubblica del 28 gennaio [&#8230;]]]></description>
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<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/12/doppialente.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6389" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/12/doppialente.jpg" alt="doppialente" width="275" height="183" /></a></p>
<p>Le ricerche su bandi e delibere superano quelle sugli stipendi dei sindaci: i cittadini possono controllare quello che fanno i loro amministratori, ormai obbligati a mettere online qualunque atto, che si tratti di stipendi, promozioni, appalti o licenze edilizie. E agli italiani – come racconta Gianluca Di Feo, su La Repubblica del 28 gennaio 2018, alle pagine 1,6 e 7 &#8211; la trasparenza dei municipi sembra piacere, come emerge dal primo studio sugli accessi ai siti di venti dei comuni più grandi.</p>
<p>A dispetto di chi temeva che la glasnost amministrativa sarebbe servita solo ad alimentare un voyeurismo digitale, con la ricerca di gossip sulle retribuzioni dei sindaci o i patrimoni degli assessori, il monitoraggio realizzato dall&#8217;Autorità nazionale anticorruzione invece mostra una maturità civica nell&#8217;attingere direttamente a quelle informazioni che prima venivano occultate da una selva oscura di autorizzazioni, timbri e carte bollate.</p>
<p>Adesso sono a portata di clic e in venti mesi dall&#8217;inizio di gennaio 2016 a fine agosto 2017 &#8211; oltre 3 milioni e 800 mila volte la sezione trasparenza su questi venti siti comunali è stata consultata. L&#8217;attenzione si è concentrata sulla sostanza, senza cedere alla tentazione del pettegolezzo: il 56 per cento delle visualizzazioni si è diretto sui provvedimenti, sulle gare e sui contratti ossia sul cuore dell&#8217;attività comunale. Solo il 24 per cento invece ha sbirciato nelle pagine &#8220;Organizzazione&#8221; dove sono registrati compensi, spese e rimborsi dei primi cittadini, degli assessori e dei consiglieri: un interesse forte soprattutto dove si sono insediate nuove giunte, come nella Torino di Appendino (ben 321 mila visualizzazioni) o nella Milano di Sala (più di 400 mila). A Roma invece gli accessi a questa sezione del sito del sindaco Virginia Raggi sono stati solo 588, a fronte di oltre 4 milioni e mezzo di abitanti. Roma è la metropoli in cui i cittadini trascurano di più le informazioni sulla vita comunale offerte su Internet: un record di apatia civica che, nella maggiore città amministrata dal Movimento Cinque Stelle che aveva fatto della trasparenza online la sua bandiera di buongoverno, è l&#8217;ulteriore segnale di allarme sulla disillusione collettiva nei confronti della gestione municipale. In tema di trasparenza si contano globalmente nell&#8217;Urbe meno di 100 mila visualizzazioni, mentre Torino e Milano superano il mezzo milione e Cagliari arriva a sfiorare il milione e mezzo. Una situazione peggiore c&#8217;è solo a Venezia &#8211; 4.315 in tutto, poco più di venti al mese &#8211; dove le motivazioni forse sono diverse e il disinteresse web per l&#8217;attività del Comune probabilmente testimonia la trasformazione dei residenti, sempre più assediati dal turismo e sempre meno comunità attiva.</p>
<p>Male anche Napoli, con soli 46 mila accessi, con un solo picco nazionale che riguarda le ricerche sui pagamenti di fatture da parte del municipio partenope, sempre in ritardo. A parte questi tre esempi, il resto dello scenario è positivo, con una crescita della cittadinanza attiva: l&#8217;analisi condotta dall&#8217;Anac &#8211; che ha anche il compito di vigilare sul rispetto degli obblighi di trasparenza &#8211; mostra gli italiani estremamente attenti alla vita dei Comuni, con quasi 200 mila visualizzazioni al mese. Una rivoluzione nel costume nazionale che sta funzionando e marca una nuova frontiera nella partecipazione civica e nel controllo democratico dei governi locali.</p>
<p>Le ricerche su bandi e delibere superano quelle sugli stipendi dei sindaci: i cittadini possono controllare quello che fanno i loro amministratori, ormai obbligati a mettere online qualunque atto, che si tratti di stipendi, promozioni, appalti o licenze edilizie. E agli italiani – come racconta Gianluca Di Feo, su La Repubblica del 28 gennaio 2018, alle pagine 1,6 e 7 &#8211; la trasparenza dei municipi sembra piacere, come emerge dal primo studio sugli accessi ai siti di venti dei comuni più grandi.</p>
<p>A dispetto di chi temeva che la glasnost amministrativa sarebbe servita solo ad alimentare un voyeurismo digitale, con la ricerca di gossip sulle retribuzioni dei sindaci o i patrimoni degli assessori, il monitoraggio realizzato dall&#8217;Autorità nazionale anticorruzione invece mostra una maturità civica nell&#8217;attingere direttamente a quelle informazioni che prima venivano occultate da una selva oscura di autorizzazioni, timbri e carte bollate.</p>
<p>Adesso sono a portata di clic e in venti mesi dall&#8217;inizio di gennaio 2016 a fine agosto 2017 &#8211; oltre 3 milioni e 800 mila volte la sezione trasparenza su questi venti siti comunali è stata consultata. L&#8217;attenzione si è concentrata sulla sostanza, senza cedere alla tentazione del pettegolezzo: il 56 per cento delle visualizzazioni si è diretto sui provvedimenti, sulle gare e sui contratti ossia sul cuore dell&#8217;attività comunale. Solo il 24 per cento invece ha sbirciato nelle pagine &#8220;Organizzazione&#8221; dove sono registrati compensi, spese e rimborsi dei primi cittadini, degli assessori e dei consiglieri: un interesse forte soprattutto dove si sono insediate nuove giunte, come nella Torino di Appendino (ben 321 mila visualizzazioni) o nella Milano di Sala (più di 400 mila). A Roma invece gli accessi a questa sezione del sito del sindaco Virginia Raggi sono stati solo 588, a fronte di oltre 4 milioni e mezzo di abitanti. Roma è la metropoli in cui i cittadini trascurano di più le informazioni sulla vita comunale offerte su Internet: un record di apatia civica che, nella maggiore città amministrata dal Movimento Cinque Stelle che aveva fatto della trasparenza online la sua bandiera di buongoverno, è l&#8217;ulteriore segnale di allarme sulla disillusione collettiva nei confronti della gestione municipale. In tema di trasparenza si contano globalmente nell&#8217;Urbe meno di 100 mila visualizzazioni, mentre Torino e Milano superano il mezzo milione e Cagliari arriva a sfiorare il milione e mezzo. Una situazione peggiore c&#8217;è solo a Venezia &#8211; 4.315 in tutto, poco più di venti al mese &#8211; dove le motivazioni forse sono diverse e il disinteresse web per l&#8217;attività del Comune probabilmente testimonia la trasformazione dei residenti, sempre più assediati dal turismo e sempre meno comunità attiva.</p>
<p>Male anche Napoli, con soli 46 mila accessi, con un solo picco nazionale che riguarda le ricerche sui pagamenti di fatture da parte del municipio partenope, sempre in ritardo. A parte questi tre esempi, il resto dello scenario è positivo, con una crescita della cittadinanza attiva: l&#8217;analisi condotta dall&#8217;Anac &#8211; che ha anche il compito di vigilare sul rispetto degli obblighi di trasparenza &#8211; mostra gli italiani estremamente attenti alla vita dei Comuni, con quasi 200 mila visualizzazioni al mese. Una rivoluzione nel costume nazionale che sta funzionando e marca una nuova frontiera nella partecipazione civica e nel controllo democratico dei governi locali.</p>
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		<title>BUROCRAZIA E TRASPARENZA.  SE LA BUROCRAZIA APRE LE PORTE: ACCESSO AGLI ATTI SEMPRE PIÙ DIFFUSO.</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Feb 2018 08:22:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; Dalla pubblica amministrazione arrivano segnali chiari circa il non vivere più con fastidio la richiesta dei cittadini di voler essere informati sul funzionamento della macchina burocratica. L&#8217;ultimo monitoraggio sull&#8217;applicazione del cd. FOIA, approvato sulla falsariga del Freedom of Information Act americano, cioè l&#8217;accesso allargato ai documenti pubblici previsto dalla riforma Madia della PA, segnala [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/12/doppialente.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6389" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/12/doppialente.jpg" alt="doppialente" width="275" height="183" /></a></p>
<p>Dalla pubblica amministrazione arrivano segnali chiari circa il non vivere più con fastidio la richiesta dei cittadini di voler essere informati sul funzionamento della macchina burocratica.</p>
<p>L&#8217;ultimo monitoraggio sull&#8217;applicazione del cd. FOIA, approvato sulla falsariga del Freedom of Information Act americano, cioè l&#8217;accesso allargato ai documenti pubblici previsto dalla riforma Madia della PA, segnala la crescita sia delle domande di visione degli atti amministrativi sia le istanze trattate dagli uffici interessati.</p>
<p>La PA sembra, dunque, iniziare – evidenzia Antonello Cherchi, su Il Sole 24 Ore del 20 novembre 2017, alle pagine 1 e 10 &#8211; a mettersi al passo con le esigenze di trasparenza pretese dal Legislatore, prima con la legge 190/2012, poi con il decreto 33/2013 e da ultimo con il decreto 97/2016, che ha dato attuazione alla riforma Madia nella parte in cui, introducendo la versione italiana del FOIA, ha allargato il perimetro degli atti pubblici accessibili ai cittadini.</p>
<p>Maggiore trasparenza significa anche minori spazi per i fenomeni di corruzione, fronte su cui è intervenuta nei giorni scorsi la novità della legge sul whistleblowing.</p>
<p>Nei nove mesi di operatività del FOIA, che, di fatto, ha debuttato a inizio anno, i ministeri hanno ricevuto 792 istanze di accesso agli atti e hanno risposto a 666. Di queste, la maggior parte (511) sono state accolte, di cui 449 totalmente e 62 parzialmente. Il monitoraggio, effettuato dal Ministero della Pubblica amministrazione per capire come viene tradotta in pratica la riforma della PA, evidenzia la crescita sia delle richieste di accesso, che a fine settembre erano aumentate del 654% rispetto ai primi tre mesi dell&#8217;anno, sia delle istanze trattate, lievitate del 94,7% rispetto al primo trimestre. Numeri più consistenti sul versante delle amministrazioni locali. In questo caso l&#8217;indagine è stata condotta su un campione di 132 enti, tra regioni, città metropolitane e comuni capoluogo. A fine settembre le richieste di accesso erano 2.068 e quelle definite 1.971, con una crescita rispetto a fine maggio &#8211; data dell&#8217;ultima rilevazione sulle realtà periferiche &#8211; rispettivamente del 18 e 21 per cento.</p>
<p>Quali informazioni i cittadini chiedono attraverso il Foia? Le più varie. Per esempio: alla Marina militare è stato chiesto di conoscere il numero delle navi impegnate nel Mediterraneo; a diverse case circondariali le condizioni igienico-sanitarie delle strutture; alla Polizia l&#8217;addestramento e gli equipaggiamenti utilizzati nel corso delle manifestazioni di protesta; a varie regioni la mappa dei siti contaminati; al ministero dell&#8217;Istruzione i verbali degli incontri sulla riforma della scuola.</p>
<p>Va ricordato che la richiesta non deve essere motivata &#8211; non si deve, cioè, possedere un interesse particolare riguardo ai documenti che si chiede di acquisire, come invece è per la legge 241 del 1990 sul diritto di accesso &#8211; e che la procedura è gratuita e senza spese.</p>
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