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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; puglia</title>
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		<title>Un&#8217;analisi dei dati presenti nell&#8217;anagrafe delle opere incompiute nella Regione Puglia relative al 2015</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2016 11:43:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Anticorruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Corte dei Conti]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">  In occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2016, avvenuta lo scorso 18 febbraio, il Procuratore Generale della Corte dei Conti Martino Colella, riguardo al tema della gestione dei finanziamenti pubblici – di provenienza comunitaria, nazionale o regionale – ha citato la Procura regionale per la Puglia come una delle Procure maggiormente impegnata in tale settore. In modo generale, il Procuratore ha fatto riferimento a frodi, irregolare percezione ed illecita utilizzazione di risorse pubbliche erogate nell’ambito di programmi di intervento infrastrutturale. Ciò, unito ad un sistema generale lacunoso di gestione e controllo non fa che aumentare il clima di sfiducia che mina un possibile uso corretto delle risorse pubbliche, nonché un reale sviluppo economico e sociale della regione. L’entità dei danni oggetto delle contestazioni pervenute nell’anno 2015 risulta rilevante.</p>
<p style="text-align: justify;">  La Corte si è espressa anche relativamente agli appalti pubblici di forniture e servizi, dove, a fronte di diverse tipologie di responsabilità, la Procura della regione Puglia si è trovata a gestire numerose citazioni nel corso dell’anno. Tra queste, per il rilievo ricoperto e per l’ammontare del danno patrimoniale, la Corte ricorda la vicenda dei cosiddetti “treni d’oro delle Ferrovie del Sud-Est”, società partecipata interamente dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e quella dell’illecito affidamento e della irregolare gestione, da parte del comune di Taranto, di due diversi contratti di forniture, rispettivamente di materiale vario di cancelleria ed attrezzature di ufficio e di modulistica e stampati, con conseguente danno patrimoniale di circa 1 milione e 900 mila euro, nel primo caso, e di circa 1 milione di euro, nel secondo. Le indagini relative alle due ultime vicende citate hanno portato alla luce condotte gravemente colpose e, in alcuni casi dolose, poste in essere da funzionari ed ex dirigenti comunali, finalizzate a recare un ingiusto vantaggio nei confronti delle imprese affidatarie dei due servizi.</p>
<p style="text-align: justify;">  Il 30 giugno 2016 è stato pubblicato, da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, l’elenco – anagrafe delle Opere incompiute relativo alla Regione Puglia e facente riferimento all’anno 2015.</p>
<p style="text-align: justify;">  L’elenco viene pubblicato ai sensi dell’art. 44 bis del D.l. n. 201 del 6 dicembre 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, nonché ai sensi del corrispettivo Regolamento di cui al D.M. 13 marzo 2013, n. 42. In base a tale normativa, per <em>opera pubblica incompiuta</em> si intende “ogni opera pubblica che risulta non completata per una o più delle seguenti cause: a) mancanza di fondi; b) cause tecniche; c) sopravvenute nuove norme tecniche o disposizioni di legge; d) fallimento, liquidazione coatta e concordato preventivo dell’impresa appaltatrice, risoluzione del contratto ai sensi degli artt. 135 e 136 del D.Lgs. 163/2006 <em>[oggi sostituiti dall’art. 108 del nuovo Codice dei Contratti di cui al D.Lgs. 50/2016]</em>, o di recesso dal contratto ai sensi delle vigenti disposizioni in materia di antimafia; e) mancato interesse al completamento da parte della stazione appaltante, dell’ente aggiudicatore o di altro soggetto aggiudicatore.”</p>
<p style="text-align: justify;">  Si considera, invece, <em>non completata</em>, “un’opera non fruibile dalla collettività, caratterizzata da uno dei seguenti stati di esecuzione: a) i lavori di realizzazione, avviati, risultano interrotti oltre il termine contrattualmente previsto per l’ultimazione; b) i lavori di realizzazione, avviati, risultano interrotti entro il termine contrattualmente previsto per l’ultimazione, non sussistendo, allo stato, le condizioni di riavvio degli stessi; c) i lavori di realizzazione, ultimati, non sono stati collaudati nel termine previsto in quanto l’opera non risulta rispondente a tutti i requisiti previsti dal capitolato e dal relativo progetto esecutivo, come accertato nel corso delle operazioni di collaudo.</p>
<p style="text-align: justify;">  Dall’elenco si rileva che sono 91 le opere pugliesi rimaste incompiute al 31/12/2015, ossia 10 in più rispetto all’anno precedente, per un importo complessivo di € 176.658.145. Il dato colloca la Regione al secondo posto, dopo la Sicilia, per numero di cantieri bloccati. Tutte le opere presenti in elenco sono di interesse regionale e non nazionale, mentre la causa più ricorrente dell’interruzione dei lavori, valida per ben 39 appalti, è dovuta al fatto che i lavori di realizzazione, avviati, risultano interrotti entro il termine contrattualmente previsto per l&#8217;ultimazione, non sussistendo, allo stato, le condizioni di riavvio degli stessi, ai sensi dell’art. 1, commi 1 e 2 del D.M. 42/2013. 35 delle 91 opere restano incompiute perché i lavori di realizzazione, avviati, risultano interrotti oltre il termine contrattualmente previsto per l&#8217;ultimazione; mentre per le restanti 17 i lavori di realizzazione, seppur ultimati, non sono stati collaudati nel termine previsto in quanto l&#8217;opera non risulta rispondente a tutti i requisiti previsti dal capitolato e dal relativo progetto esecutivo, come accertato nel corso delle operazioni di collaudo.</p>
<p style="text-align: justify;">  La provincia più colpita dal fenomeno è quella di Foggia con 25 opere incompiute; a seguire troviamo la provincia di Lecce con 17 cantieri interrotti; in terza posizione le provincie di Taranto e Brindisi che contano entrambe 14 pubblici lavori bloccati; nella provincia di Bari se ne registrano 9, mentre la provincia più virtuosa risulta essere quella di Barletta-Andria-Trani con solo 5 opere incompiute.</p>
<p style="text-align: justify;">  Guardando all’importo complessivo dell’opera da realizzare, spiccano i lavori di sistemazione idraulica del bacino imbrifero negli agri di Gravina in Puglia e Poggiorsini del Consorzio di bonifica “Terre d’Apulia” (€ 34.602.612,00), la concessione della progettazione, esecuzione e realizzazione del funzionamento del Palazzo degli Uffici di Taranto (€ 33.200.000,00) ed i lavori per lo sbarramento del torrente Saglioccia nell’agro di Altamura, nuovamente imputabili al Consorzio di bonifica “Terre d’Apulia” (€ 30.290.197,00).</p>
<p style="text-align: justify;">  Infine, un ulteriore dato da riportare è che soltanto 19 delle opere presenti nell’anagrafe, alla data del 31 dicembre 2015, godono di fruibilità; per 39 opere, invece si ipotizza che possa essere possibile un uso ridimensionato delle stesse.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Ottavia Trecca </strong></p>
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		<title>LE GRANDI INCOMPIUTE D’ITALIA. CAPITOLO 15, LA PUGLIA</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jun 2016 08:30:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rizzo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Appalti]]></category>
		<category><![CDATA[appalti pubblici]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
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		<category><![CDATA[Pubblica amministrazione]]></category>
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		<category><![CDATA[SIMOI]]></category>

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		<description><![CDATA[Si avvia verso la conclusione questo viaggio itinerante di anticorruzione.eu all’interno delle opere incompiute più costose d’Italia. A poche puntate dalla fine di questa rubrica ci spostiamo verso il sud della penisola, e più precisamente in Puglia, dove a quanto risulta dall’elenco anagrafico messo a disposizione dal SIMOI (Sistema Informativo di Monitoraggio delle Opere Incompiute)[1] [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Si avvia verso la conclusione questo viaggio itinerante di anticorruzione.eu all’interno delle opere incompiute più costose d’Italia. A poche puntate dalla fine di questa rubrica ci spostiamo verso il sud della penisola, e più precisamente in Puglia, dove a quanto risulta dall’elenco anagrafico messo a disposizione dal SIMOI (Sistema Informativo di Monitoraggio delle Opere Incompiute)<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> ci sarebbero <strong>81 opere incompiute</strong> (di cui due di interessa nazionale). L’elenco, che fa riferimento ai dati raccolti per l’anno 2014, è stato pubblicato il 30 giugno 2015. Vediamo ora quali sono le opere con i costi più alti della regione.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre 34 milioni di euro sono stati preventivati per i lavori di sistemazione idraulica del bacino imbrifero del Capodacqua con utilizzazione irrigua delle acque alte negli agri di Gravina in Puglia e Poggiorsini. Posto che un bacino imbrifero è quella zona che raccoglie le acque piovane che andranno poi a confluire nel fiume, in questo caso il Capodacqua è l’affluente destro del Bradano. I lavori sono fermi al 56,36% e, proprio di fine novembre scorso sono le parole del commissario straordinario del “Consorzio di bonifica Terre d’Apulia” che hanno confermato l’imprevedibilità della ripresa dei lavori<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>. L’imponente progetto di bonifica, che nasce già nel 1985<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a> ma che ha avuto un’esistenza lunga e tormentata da imprevisti burocratici, prevede la necessità di altri 15 milioni di euro oltre ai fondi già stanziati.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre il “Consorzio di bonifica Terre d’Apulia” è la stazione appaltante i lavori di costruzioni per scopi irrigui mediante lo sbarramento del torrente Saglioccia, in località Tempa Bianca, in agro di Altamura. Per la diga in questione i lavori sono iniziati nel 1977<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a>, due anni dopo la consegna dell’appalto, ma ancora sono fermi al 56,20% benché siano stati impegnati oltre 30 milioni di euro. Dal documento del SIMOI risulta che altri 15 sono i milioni che servirebbero per completare l’opera, i cui lavori sono al momento fermi nonostante il Consorzio spenda circa 200mila euro l’anno in custodia, vigilanza, energia elettrica, telefono, manutenzioni<a href="#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2002 la giunta comunale di Taranto decide di avviare un “<em>project financing</em>” per ristrutturare lo storico Palazzo degli Uffici, con un investimento minimo previsto di oltre 30 milioni di euro<a href="#_ftn6" name="_ftnref6">[6]</a>. Il primo stop ai lavori si registra però già nel 2005 a causa del dissesto economico dichiarato dal Comune. Nel 2009, in seguito a un cambio di azienda appaltante, riprendevano i lavori (che però su carta sarebbero dovuti essere terminati entro il 2010). Alcuni imprevisti all’interno delle aziende appaltatrici che si sono alternate dal 2009 (come ad esempio l’indagine della DIA per infiltrazione mafiosa all’interno del Consorzio Aedars, ditta subentrata all’appalto) hanno però di fatto rallentato i lavori che sono ancora fermi al 6,13%. In altri 30 milioni di euro circa è stata valutata la cifra che servirebbe per riprendere e completare una volta per tutte la ristrutturazione del palazzo d’epoca. Recentemente sembra che la situazione si stia sbloccando, dopo che il Palazzo degli Uffici è stato inserito all’interno del Contratto Istituzionale di Sviluppo per Taranto, un atto negoziale sottoscritto dal Ministro per la Coesione Territoriale, d&#8217;intesa con il Ministro dell&#8217;Economia e Finanze e da altre amministrazioni competenti, con l’obiettivo di eseguire interventi prioritari di sviluppo, soprattutto nelle aree svantaggiate e nel Mezzogiorno.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> https://www.serviziocontrattipubblici.it/simoi.aspx</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> http://www.statoquotidiano.it/15/12/2015/la-strana-vicenda-del-sistema-capodacqua-pugliese/413719/</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> Ibidem</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> http://www.statoquotidiano.it/05/10/2015/la-diga-piu-inutile-e-costosa-della-puglia/385261/</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> Ibidem</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a> http://www.laringhiera.net/palazzo-degli-uffici-odissea-di-un-appalto/</p>
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