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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; MIUR</title>
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		<title>MERITOCRAZIA E UNIVERSITA’.  L&#8217;ESITO È LA PRIVATIZZAZIONE DEI CANALI PER CONQUISTARSI LE POSIZIONI PROFESSIONALI PIÙ COMPETITIVE.</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Oct 2017 05:15:29 +0000</pubDate>
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<p>L&#8217;abrogazione di fatto dei meccanismi selettivi non produce affatto una democratizzazione degli accessi. Scarica su di un sistema scolastico sempre più generalista una domanda sociale di istruzione mal riposta. Dequalifica i percorsi formativi &#8211; evidenzia Adolfo Scotto di Luzio, su Il Mattino del 24 settembre 2017, alle pagine 1 e 59 &#8211; costretti ad accogliere anche gli incapaci e gli immeritevoli sulla base di una interpretazione del dettato costituzionale del tutto arbitraria. Autorizza infine le élite ad uscire dal sistema pubblico. L&#8217;esito di tutto questo è la privatizzazione dei canali per conquistarsi le posizioni professionali più competitive, la cui selezione viene di fatto affidata al potere di acquisto delle famiglie. Le borghesie meridionali mandano i propri figli nelle università private del Nord, dalla Luiss in su, le borghesie settentrionali, più ricche notoriamente, mandano i figli direttamente all&#8217;estero, a cominciare dal quarto anno di liceo. È l&#8217;altra faccia della dequalificazione dei percorsi formativi. Se non è il sistema pubblico ad esercitare la selezione, siccome nessuna società può fare a meno di competenze accertate, questa viene di fatto delegata al mercato. Vale a dire al più potente meccanismo di demolizione dell&#8217;uguaglianza che la società conosca.</p>
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		<title>MERITOCRAZIA E UNIVERSITA’.  IL QUIZ SI IMPONE PERCHÉ NESSUNO SI ASSUME LA RESPONSABILITÀ DEGLI ESITI CHE PRODUCE.</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Oct 2017 05:13:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La risposta a questa serie di domande è molto semplice. È legittimo perché trasforma il giudizio in un verdetto quantitativo. Fissata la soglia numerica, chi non la raggiunge resta fuori. Il quiz si impone &#8211; evidenzia Adolfo Scotto di Luzio, su Il Mattino del 24 settembre 2017, alle pagine 1 e 59 &#8211; perché nessuno [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/meritocrazia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6211" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/meritocrazia.jpg" alt="meritocrazia" width="290" height="174" /></a></p>
<p>La risposta a questa serie di domande è molto semplice. È legittimo perché trasforma il giudizio in un verdetto quantitativo. Fissata la soglia numerica, chi non la raggiunge resta fuori.</p>
<p>Il quiz si impone &#8211; evidenzia Adolfo Scotto di Luzio, su Il Mattino del 24 settembre 2017, alle pagine 1 e 59 &#8211; perché nessuno si assume la responsabilità degli esiti che produce, il quiz è una modalità impersonale di risolvere il problema della precedenza degli aventi diritto di cui prima si diceva.</p>
<p>Un professore, invece, che di fronte ad un candidato osasse dire «tu non sei all&#8217;altezza» verrebbe immediatamente sommerso dagli insulti più feroci. Sarebbe subito additato come nemico della democrazia e della sua proclamazione del diritto universale alla felicità.</p>
<p>Si sospetterebbe, come puntualmente è avvenuto in questi anni, del suo equilibrio, del suo senso di giustizia, della sua preparazione. Magari, in qualche caso, non senza ragione, ma quali meccanismi, eventualmente, hanno prodotto questi insegnanti? Il paradosso italiano sta tutto qui: proclamiamo retoricamente la necessità di un merito che non ha materialmente strumenti efficaci per farsi valere.</p>
<p>Il caso di medicina è in questo senso lampante. Chi resta fuori dal quiz sa che resta fuori dalla carriera di medico. Viceversa superare il test è la garanzia di laurearsi. Alla base dell&#8217;ingresso nella carriera sta dunque un meccanismo casuale di selezione che di fatto demanda ad altri fattori, di natura squisitamente sociale, la cernita dei professionisti migliori. In un Paese come il nostro con tassi di riproduzione di ceto elevatissimi, dove i figli dei medici fanno i medici, come gli avvocati e i notai, è legittimo chiedersi in che direzione operi questa dismissione collettiva della selezione meritocratica.</p>
<p>Il prezzo che paghiamo per la nostra pervicace indisponibilità a riconoscere i migliori sulla base di un percorso formativo rigoroso ed esigente è il privilegio di classe. Sta qui l&#8217;aspetto politicamente più rilevante di tutta questa vicenda italiana.</p>
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		<title>MERITOCRAZIA E UNIVERSITA’.  I CONCORSI VENGONO TRASFORMATI IN UNA LOTTERIA E ALLORA PERCHÉ NON TENTARLI?</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Oct 2017 05:11:39 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/meritocrazia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6211" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/meritocrazia.jpg" alt="meritocrazia" width="290" height="174" /></a></p>
<p>L&#8217;assenza di un complesso di valori socialmente condiviso da potersi mobilitare efficacemente a difesa del principio aureo del «vinca il migliore» spiega, poi, un fenomeno che a guardarlo con attenzione non può che apparire assurdo: l&#8217;uso ormai pervasivo nelle pratiche concorsuali, a qualsiasi livello e per qualsiasi posizione, di quiz generici che non misurano spesso nient&#8217;altro che la buona stella del candidato.</p>
<p>In questo modo &#8211; evidenzia Adolfo Scotto di Luzio, su Il Mattino del 24 settembre 2017, alle pagine 1 e 59 &#8211; i concorsi vengono trasformati in una lotteria e allora perché non tentarli?</p>
<p>Nessun esame, ovvio, è credibile se a superarlo è la totalità dei candidati, come ormai accade alla maturità nella scuola secondaria superiore.</p>
<p>Ma i grandi numeri che questi procedimenti meccanizzati sono chiamati a fronteggiare sono di fatto incentivati dalle procedure escogitate per gestirli. Provate ad immaginare un altro criterio di sbarramento. Perché, ad esempio, a Lettere si possono iscrivere, senza esame, gli studenti delle scuole tecniche e professionali? E perché gli studenti che provengono dai licei non hanno l&#8217;obbligo di conseguire un certo voto all&#8217;esame di maturità?</p>
<p>Nel primo caso, il tipo di preparazione scolastica autorizza, infatti, più di un dubbio sulla capacità di beneficiare degli studi universitari ai quali pure si pretende di candidarsi; nell&#8217;altro, la frequenza di un percorso a base umanistica non basta a dimostrare l&#8217; adeguatezza dello studente.</p>
<p>Ma, allora, perché il fatto di saper rispondere ad una domanda qualunque di un quiz quale che sia dovrebbe essere più legittimo dell&#8217;impegno nello studio mostrato in cinque anni di liceo?</p>
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		<title>MERITOCRAZIA E UNIVERSITA’. UN PAESE SENZA MERITO.</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Oct 2017 05:09:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A Napoli la Procura indaga sul test di medicina dello scorso 5 settembre. L&#8217;ipotesi è la corruzione: soldi in cambio di risposte. A Milano, negli stessi giorni, il rettore della Statale rinunciava a ricorrere al Consiglio di Stato contro la sentenza del TAR del Lazio che bloccava l’applicazione a Lettere del numero chiuso. Sono due [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/meritocrazia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6211" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/meritocrazia.jpg" alt="meritocrazia" width="290" height="174" /></a></p>
<p>A Napoli la Procura indaga sul test di medicina dello scorso 5 settembre. L&#8217;ipotesi è la corruzione: soldi in cambio di risposte. A Milano, negli stessi giorni, il rettore della Statale rinunciava a ricorrere al Consiglio di Stato contro la sentenza del TAR del Lazio che bloccava l’applicazione a Lettere del numero chiuso. Sono due notizie molto diverse ma ci raccontano di uno stesso problema, evidenzia Adolfo Scotto di Luzio, su Il Mattino del 24 settembre 2017, alle pagine 1 e 59.</p>
<p>Quali criteri abbiamo, se li abbiamo, per definire il diritto delle persone ad accedere al beneficio di risorse scarse? Perché una cosa è evidente: di fronte ad un numero inevitabilmente limitato di posti, l&#8217;unico procedimento legittimo in una società che non voglia ricadere nell&#8217;arbitrio è la risoluzione in termini gerarchici della ressa dei postulanti.</p>
<p>C&#8217;è chi viene prima e chi viene dopo.</p>
<p>Tre problemi si presentano a questo punto: qual è il limite dei posti disponibili? Come si costruisce l’ordine delle precedenze? E, soprattutto, come lo si mette al riparo dalle contestazioni?</p>
<p>Da molto tempo ormai lo Stato non riesce a svolgere un concorso senza che la procedura di selezione venga inficiata da una qualche forma di contestazione. Le pratiche corruttive sono poi diffusissime. Attorno ai meccanismi per mezzo dei quali l&#8217;amministrazione pubblica recluta il suo personale è così cresciuta, negli anni, una selva di associazioni di tutela dei cittadini pronte ad impugnare, di fronte al giudice, gli esiti di qualunque selezione per la più svariata serie di irregolarità.</p>
<p>Ognuno si sente defraudato del proprio diritto e chiede protezione, perché ognuno non dubita, neanche per un momento, di essere il portatore legittimo di quel diritto.</p>
<p>Perché è bravo, perché ha più bisogno degli altri, perché aspetta da un tempo in definito, a volte semplicemente perché si ritiene il più furbo.</p>
<p>In Italia i meccanismi di selezione non funzionano perché nel più vasto corpo della nostra società è l&#8217;idea stessa di selezione ad essere profondamente delegittimata.</p>
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		<title>MERITOCRAZIA E UNIVERSITA’. OCSE, I LAUREATI ITALIANI: POCHI, IMPREPARATI E USATI MALE</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Oct 2017 12:20:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Per l’OCSE siamo agli ultimi posti: tra chi ha finito l&#8217;università, 1&#8217;11,7% trova un impiego di livello modesto per titolo di studio e per competenze. Sono pochi, non hanno un lavoro adeguato alle loro competenze e soprattutto non sono preparati come i loro colleghi stranieri. Brutta bocciatura – scrivono Lorenza Loiacono e Camilletti, su [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/pal-giustizia-36.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-6110" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/pal-giustizia-36-1024x674.jpg" alt="pal-giustizia-36" width="1024" height="674" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per l’OCSE siamo agli ultimi posti: tra chi ha finito l&#8217;università, 1&#8217;11,7% trova un impiego di livello modesto per titolo di studio e per competenze.</p>
<p>Sono pochi, non hanno un lavoro adeguato alle loro competenze e soprattutto non sono preparati come i loro colleghi stranieri. Brutta bocciatura – scrivono Lorenza Loiacono e Camilletti, su Il Messaggero del 6 ottobre 2017, alle pagine 1 e 9 &#8211; per i laureati italiani: in Italia, nella fascia d&#8217;età che va dai 24 ai 35 anni, solo il 20% ha una laurea, al di sotto della media OCSE del 30 %, con un evidente divario tra Nord e Sud (nel Meridione infatti per raggiungere la laurea occorre, in media, un anno di studio in più rispetto a quanto avviene nelle regioni settentrionali).</p>
<p>Il problema dei fuori corso va quindi ad aggravare una situazione in cui a mancare sono proprio gli studenti che arrivano a conseguire la laurea. Sono troppo pochi , quindi, ma sono anche impreparati. Dando un&#8217;occhiata alla classifica stilata per competenze (quelle in lettura e quelle in matematica) per trovare l&#8217;Italia occorre scendere fino al 26esimo posto su una classifica di 29 Paesi. Non fanno quindi una bella figura con i loro coetanei stranieri e, in ambito lavorativo, si ritrovano con mansioni inferiori a quelle che potrebbero invece assumere con il loro titolo di studio.</p>
<p>Difficile capire se sono due facce della stessa medaglia: gli studenti poco preparati vengono assunti con qualifiche inferiori perché non potrebbero fare di meglio o, invece, trovano solo lavoretti e quindi forse si impegnano meno a raggiungere la laurea visto che sanno fin troppo bene che il mercato del lavoro non offre prospettive particolari?</p>
<p>Sta di fatto che i laureati italiani, alle prese con la prima occupazione, spesso trovano un impiego che non ha nulla a che vedere con gli studi universitari. Il risultato è che 1&#8217;11,7% dei lavoratori hanno competenze superiori ma hanno mansioni che ne richiedono meno e il 18% sono sovra-qualificati. C&#8217;è addirittura un&#8217;altissima quota, pari al 35% quindi più di un lavoratore su 3, di laureati impiegati in un settore che non ha nulla a che vedere con i propri studi.</p>
<p>Il rapporto Ocse, quindi, boccia non solo le università completamente scollegate dal mondo del lavoro ma anche quella grande fetta di mercato del lavoro che non pensa a legarsi con gli atenei e le strutture formative. Probabilmente è proprio il sistema del lavoro in Italia ad abbassare la richiesta di figure qualificate, il rapporto lo spiega con le caratteristiche delle imprese italiane tra cui quelle a gestione familiare rappresentano più dell’85% del totale e il 70% dell&#8217;occupazione del Paese.</p>
<p>Che cosa comporta? «<em>I manager delle imprese a gestione familiare spesso non hanno le competenze necessarie per adottare e gestire tecnologie nuove e complesse. Inoltre, il livello dei salari in Italia è spesso correlato all&#8217;età e all&#8217;esperienza del lavoratore piuttosto che alla performance individuale, caratteristica che disincentiva nei dipendenti un uso intensivo delle competenze sul posto di lavoro</em>».</p>
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		<title>Il sistema si cambia dal basso</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2015/03/il-sistema-si-cambia-dal-basso/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2015 08:22:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Frontespezi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Crediamo fermamente che il ribaltamento del sistema corrotto in cui viviamo possa avvenire tramite una presa di coscienza da parte di chi costituirà la società civile del futuro, di chi è di mente aperta e non ancora radicato nei meccanismi inerti del nostro sistema: i giovani. E siamo contenti di sapere di non essere gli [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/03/progetti-ecosostenibili-scuola-candidature-premio-non-sprecare-2014-2-420x390.jpg"><img class="alignleft  wp-image-1819" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/03/progetti-ecosostenibili-scuola-candidature-premio-non-sprecare-2014-2-420x390-300x278.jpg" alt="progetti-ecosostenibili-scuola-candidature-premio-non-sprecare-2014-2-420x390" width="216" height="200" /></a>Crediamo fermamente che il ribaltamento del sistema corrotto in cui viviamo possa avvenire tramite una presa di coscienza da parte di chi costituirà la società civile del futuro, di chi è di mente aperta e non ancora radicato nei meccanismi inerti del nostro sistema: i <strong>giovani</strong>.</p>
<p>E siamo contenti di sapere di non essere gli unici.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2013 l’associazione Libertà e Giustizia ha ideato l’iniziativa <a href="http://www.piccoloatlantedellacorruzione.it/wordpress/">Piccolo atlante della corruzione</a>, in collaborazione con il Miur, l’Anac, l’Anm, l’Università di Pisa e Repubblica.it. Il progetto è indirizzato alle scuole secondarie di 2° grado, che scelgono di aderire volontariamente partecipando con una o più classi. Al termine della prima edizione, nella quale sono stati coinvolti 5 licei del Lazio, è stata deliberata l’estensione del progetto a livello nazionale, ricevendo l’adesione per la seconda edizione di 15 scuole superiori provenienti da Lazio, Lombardia e Campania.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni classe partecipante segue un percorso di approfondimento e di analisi delle tematiche relative alla corruzione al termine del quale realizza il “piccolo atlante”, interamente a cura degli studenti, affiancati nel lavoro non solo dai propri docenti ma anche da un team di esperti in materia.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima fase del lavoro, dopo un ampio indottrinamento sui principali aspetti del fenomeno corruttivo, consiste nel formulare un questionario che viene successivamente somministrato in forma anonima ai cittadini che risiedono o lavorano nel quartiere della scuola, con lo scopo di indagare la generale percezione del fenomeno e di mapparne le eventuali manifestazioni nella zona circoscritta.</p>
<p style="text-align: justify;">In un secondo momento vengono analizzati casi concreti avvenuti nel territorio di riferimento della scuola con il sostegno di un magistrato e un giornalista e si redige una relazione corredata dei relativi atti giudiziari e rassegna stampa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tutto viene infine inserito nell’Atlante, arricchito dei commenti, racconti e pensieri personali degli studenti, e infine pubblicato.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto mira quindi non solo ad avvicinare i ragazzi al tema della corruzione, ma anche alla sensibilizzazione dell’intero contesto sociale in cui la scuola si inserisce; in questo modo si apre un dibattito sul fenomeno da cui scaturisce una maggiore comprensione e, partendo dagli studenti, dalle loro famiglie, dagli insegnanti, si arriva a coinvolgere l’intera società civile, creando così un circolo potenzialmente virtuoso che porta alla consapevolezza del problema e magari alla sua risoluzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo motivo accanto alle consuete lezioni seguite tra i banchi di scuola è importante che gli studenti siano guidati nella comprensione del fenomeno corruttivo attraverso questo tipo di esperienze, meno didattiche ma che sicuramente arricchiscono più di qualsiasi nozione imparata a memoria, perché insegnano a confrontarsi con un problema reale e soprattutto a riconoscerlo come tale capendo l’importanza di sconfiggerlo, in modo che i cittadini del domani siano fermamente schierati tra gli onesti che contrastano la corruzione.</p>
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		<title>I giovani? Tollerano la corruzione ma non gli illeciti sportivi</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2015 06:41:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alexandra Komocz]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[ANAC]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[MIUR]]></category>

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		<description><![CDATA[Due ragazzi su tre “tollerano” la corruzione. Quest’affermazione è il risultato di una serie di questionari sulla percezione della corruzione somministrati in alcuni licei milanesi. La notizia, che ha creato stupore e qualche imbarazzo, è stata annunciata dal Presidente della Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti lombarda ,Claudio Galtieri, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone  wp-image-1810" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/03/corruzione-italia-300x200.jpg" alt="corruzione-italia" width="254" height="169" /><br />
Due ragazzi su tre “tollerano” la corruzione. Quest’affermazione è il risultato di una serie di questionari sulla percezione della corruzione somministrati in alcuni licei milanesi.<a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/03/corruzione-italia.jpg"><br />
</a><br />
La notizia, che ha creato stupore e qualche imbarazzo, è stata annunciata dal Presidente della Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti lombarda ,<strong>Claudio Galtieri</strong>, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario che si è svolta venerdì 6 marzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dai test è emerso che gli adolescenti dimostrano maggiore sensibilità e sdegno quando si parla di illeciti nel campo dello sport, mentre in casi di corruzione nei rapporti tra imprenditori e poteri pubblici, si dimostrano più tolleranti e comprensivi.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Questo è un segnale di osmosi di certi comportamenti cattivi&#8221;</em> tollerati dalle famiglie e dalle scuole, ha commentato Galtieri.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ evidente come l’educazione possa giocare un ruolo cruciale nel formare le giovani menti, per far capire loro come dietro ad un gesto di illegalità, che può all’apparenza sembrare isolato, si nasconda una catena di effetti negativi che si ripercuotono su tutti gli individui.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è proprio sull’educazione che bisogna puntare, per far emergere nei giovani, e non solo, un sentimento di legalità e correttezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Fortunatamente una risposta positiva in questo senso la stiamo avendo proprio in questo periodo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 5 febbraio, infatti, il ministro dell&#8217;Istruzione, <strong>Stefania Giannini</strong>, il procuratore nazionale antimafia, <strong>Franco Roberti</strong>, il presidente dell&#8217;Autorità nazionale anticorruzione, <strong>Raffaele Cantone</strong>, e il presidente dell&#8217;Associazione nazionale magistrati, <strong>Rodolfo Sabelli</strong>, hanno firmato una <a title="Carta d'Intenti" href="http://www.associazionemagistrati.it/allegati/miur_carta-d_x27_intenti.pdf" target="_blank">Carta d’Intenti </a>per la promozione della legalità nelle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">Il documento ha validità triennale e prevede attività che si realizzano nell’ambito dell’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione”. Attività che sono finalizzate all’informazione, per poter così riconoscere i fenomeni di illegalità ed avere degli strumenti per affrontarli. Questo verrà fatto attraverso seminari ed attività, ma anche per mezzo di piattaforme digitali e social media, che coinvolgeranno non solo docenti e studenti, ma anche le famiglie.</p>
<p style="text-align: justify;">Per realizzare questi obiettivi , inoltre, il MIUR istituirà un <strong>comitato tecnico-scientifico paritetico</strong>, che avrà il compito di predisporre, curare e approvare il piano annuale delle attività, monitorare le iniziative realizzate, ed in generale, adempiere ad ogni attività utile per il conseguimento degli obiettivi presenti nella Carta d’Intenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Contro le mafie e la corruzione il nemico da combattere è comune, cioè l&#8217;ignoranza</em> &#8211; ha affermato Giannini &#8211; <em>la Buona scuola va nella direzione della conoscenza e della coscienza etica&#8221;.</em></p>
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