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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; Magistratura</title>
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		<title>La corruzione e la politica</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Dec 2017 09:28:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Clemente]]></dc:creator>
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<p>&nbsp;</p>
<p>L’altro ieri all’Università di Roma Tor Vergata nell’ambito del decimo modulo del Master Anticorruzione intitolato <em>Economia della devianza</em> si è tenuto un interessante dibattito sul vasto tema della corruzione nel mondo della politica.</p>
<p>Il dibattito ha visto la partecipazione di due illustri ospiti, il Professore Emerito di Scienza Politica presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna Gianfranco Pasquino e l’Avvocato Generale presso la Corte di Cassazione Nello Rossi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I due ospiti con sapienza e un pizzico di ironia hanno illustrato quanto nella storia d’Italia la corruzione sia sempre esistita e abbia intessuto col mondo della politica reti e proficui scambi, pur assumendo nel tempo forme e strutture diverse, mutando il proprio DNA di riflesso con gli enormi cambiamenti sociali e politici che il nostro Paese ha attraversato negli ultimi decenni.</p>
<p>In particolare si è passati da una corruzione centralizzata, cioè strutturata e gestita direttamente dai vertici dei Partiti storici, spazzati via dagli scandali emersi negli anni di “Tangentopoli”, a una corruzione sparsa, insidiosa che coinvolge singole personalità all’interno di Partiti poco strutturati e pertanto “scalabili”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La corruzione nel mondo della politica apre dibattiti mai sopiti sul finanziamento pubblico dei partiti, sulle forme di immunità parlamentare e di come queste siano mutate nel tempo, ma soprattutto apre discussioni attualissime sui rapporti tra la politica e la Magistratura, sul confine tra ingerenza e intervento opportuno, sulla difficoltà di trovare un delicato equilibrio volto a rispettare il potere e le competenze di tutte le Istituzioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il dibattito al quale hanno contribuito tutti i presenti ha fatto emergere l’enorme complessità del problema, ma tutti gli interventi convergono su un punto: la necessità di selezionare una classe dirigente adeguata.</p>
<p>La classe dirigente è lo specchio di un Paese, e l’unica cura possibile è quella di migliorare i criteri con cui questa viene selezionata, bisogna usare strumenti legislativi in grado di responsabilizzare i nostri rappresentanti verso l’elettorato, per aumentare il livello culturale, civile e morale di una classe politica, che purtroppo anche da un punto di vista meramente tecnico negli ultimi decenni sembra essere verticalmente e trasversalmente peggiorata.</p>
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		<title>L&#8217;Educazione Anticorruzione in Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jun 2017 18:26:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Clemente]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/06/18768458_10209145757784261_5665826352364408116_o.jpg"><img class="  wp-image-5864 alignleft" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/06/18768458_10209145757784261_5665826352364408116_o-300x168.jpg" alt="18768458_10209145757784261_5665826352364408116_o" width="375" height="210" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi in una caldissima giornata di inizio estate tra il traffico dei turisti della Capitale si è tenuta a Montecitorio una bellissima conferenza sull’educazione all’anticorruzione, strumento di prevenzione e promozione della cittadinanza attiva.</p>
<p>La conferenza è iniziata con le parole dei Deputati Eleonora Cimbro e Michele Nicoletti che hanno presentato il rapporto <em>Youth Against Corruption</em> dell’assemblea del <em>Consiglio d’Europa</em> in cui emerge la necessità di una strategia a lungo termine che intervenga sull’educazione dei giovani per penetrare nella cultura di una società, facendo sviluppare quegli anticorpi fatti di etica ed educazione che possono prevenire la corruzione, e a tal fine l’istruzione riveste un ruolo fondamentale.</p>
<p>Alla conferenza ha preso parte anche Virginio Carnevali Presidente di <em>Transparency International Italia</em> che ha fatto notare quanto la corruzione sia la nuova arma delle Mafie, capace più della violenza esplicita di far ottenere risultati e alleanze, e di come purtroppo il danno pubblico prodotto dalla corruzione non venga avvertito come grave e tangibile nonostante sia qualcosa che si ripercuote negativamente su di tutti, specialmente sugli strati più deboli della popolazione, creando un danno incalcolabile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In seguito Paolo Sciascia Dirigente MIUR e Nicoletta Parisi Consigliere ANAC hanno presentato la <em>Carta d’Intenti</em> che vede la partecipazione del MIUR, dell’ANAC, del DNA e dell’ANM.</p>
<p>La Carta della durata di tre anni, partita nel 2015, intende proporsi l’obiettivo di sviluppare una sinergia tra le istituzioni per diffondere l’arma della prevenzione, sempre più consapevoli di quanto questa sia più efficace della semplice repressione e dell’azione di una Magistratura satura oltre ogni limite di lavoro.</p>
<p>La prevenzione parte soprattutto dall’istruzione e proprio per questo alla conferenza hanno preso parte i dirigenti e gli insegnanti di istituti scolastici che da Nord a Sud si sono contraddistinti per pratiche di educazione all’anticorruzione innovative e lungimiranti come il <em>Progetto Erasmus+</em>, pratiche che mostrano quanto davvero la scuola possa e debba essere la forgiatrice di buone coscienze.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La conferenza si è conclusa con una tavola rotonda tenuta da Edoardo Clienti Segretario Generale <em>Associazione Nazionale Magistrati</em>, Gherardo Colombo ex Magistrato ed esperto di educazione alle regole per bambini e ragazzi e la Giornalista di <em>Repubblica</em> Federica Angeli.</p>
<p>Ancora una volta è emersa l’esigenza di un sistema che non si affidi alla sola difesa prodotta dalla repressione ma che sappia intaccare alla radice il problema, diffondendo modelli culturali virtuosi che partano dalla scuola fino all’educazione dei futuri politici, consapevoli che la corruzione toglie cittadinanza a tutti, ci rende sudditi creando una società verticale dove i diritti e soprattutto i doveri costituzionali che garantiscono la nostra uguaglianza vengono costantemente calpestati.</p>
<p>In conclusione è la cultura, lo sviluppo di un’etica della legalità che parta dal basso, dai cittadini comuni, dalle piccole cose, l’unica arma che col tempo può dare risultati. Certo tutto questo è molto lento ma è l’unico modo a lungo termine per vincere questa logorante battaglia legale e soprattutto culturale in cui è in gioco il nostro vivere civile.</p>
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		<title>Tra definizione e applicazione</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Jun 2015 06:27:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Adriano Aquilini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Azione di governo]]></category>
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		<description><![CDATA[Di fronte agli incessanti sviluppi giudiziari dell’inchiesta «Mafia Capitale», molti cittadini si sono fatti sempre meno fiduciosi circa la possibilità che si possa estirpare l’intreccio tra politica e malaffare. È uno stato d’animo condiviso e forse comprensibile ma assolutamente da superare: occorre chiedersi se non c’era qualcosa che si potesse fare prima, e se c&#8217;è [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Di fronte agli incessanti sviluppi giudiziari dell’inchiesta «Mafia Capitale», molti cittadini si sono fatti sempre meno fiduciosi circa la possibilità che si possa estirpare l’intreccio tra politica e malaffare.</p>
<p style="text-align: justify;">È uno stato d’animo condiviso e forse comprensibile ma assolutamente da superare: occorre chiedersi se non c’era qualcosa che si potesse fare prima, e se c&#8217;è ancora qualcosa che si possa fare oggi, invece di evocare solamente, quando la situazione appare ormai compromessa, la tanto sospirata questione morale.</p>
<p style="text-align: justify;">L’appello all’onestà, ripetuto fi<img class="alignleft  wp-image-2732" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/06/Unknown.jpeg" alt="Unknown" width="353" height="223" />no allo sfinimento da magistrati e cittadini non basta infatti di per sé a risolvere i mali della politica: e il sentimento «anti casta», rea di curare gli interessi privati a discapito di quelli pubblici, pur animato da giustificato sdegno, ha diffuso nel Paese l’idea che la politica e i partiti siano ingranaggi di una grande macchina per fare soldi. Una delle soluzioni più auspicate è allora quella di affidarsi alle inchieste della magistratura, che però nei fatti rimane un tampone momentaneo incapace di interrompere il flusso d&#8217;illegalità dilagante.</p>
<p style="text-align: justify;">La questione malaffare-politica in Italia si abbattè come un ciclone più di vent&#8217;anni fa con lo scandalo di “tangentopoli” e, da quel lontano 1994 la qualità del ceto dirigente, locale e nazionale, si sta dimostrando evidentemente ogni giorno più scadente, tanto da destabilizzare l&#8217;opinione pubblica, sempre più sfiduciata nei confronti di un&#8217;istituzione che non sente più vicina ai bisogni delle persone.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che possiamo affermare con tranquillità è che il tema dell’onestà personale non è, né sarà sufficiente a risolvere un problema come questo di grave inadeguatezza politica. “L&#8217;occasione fa l&#8217;uomo ladro” afferma un detto popolare che può indurci a pensare come l&#8217;appello all&#8217;onestà sia insufficiente a risolvere i mali della politica, che ha per prima cosa bisogno di rimedi soprattutto politici. Affidarsi alle inchieste e ai controlli della sola magistratura per estirpare la corruzione, le malefatte e i privilegi della casta può rischiare di rivelarsi un&#8217;operazione inadeguata. L&#8217;inasprimento delle pene inoltre, ha incontrato pochi favori in quanti non ne riconoscono un&#8217;effettiva capacità dissuasiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo più di vent&#8217;anni di indagini e condanne la situazione non sembra dunque migliorata: ogni giorno leggiamo di fatti di corruzione, poltrone che vanno e che vengono, appalti in cambio di favori, clientelismi, soldi dei cittadini inghiottiti da cooperative private, tutto in nome del «dio denaro».</p>
<p style="text-align: justify;">Nel caso specifico di Buzzi e Carminati, in un sistema come quello del comune di Roma in cui la politica ha il predominio sull’economia, esistono meno anticorpi per evitare gli sprechi e per razionalizzare le risorse pubbliche, ed è qui che dovrebbe entrare in gioco la Politica, ponendo dei limiti e dei controlli che siano in grado di dare un taglio netto ai comportamenti illeciti.</p>
<p style="text-align: justify;">Dissipare il denaro pubblico oltre ad essere un&#8217;offesa a chi quel denaro l&#8217;ha investito per il bene comune, è soprattutto un chiaro sintomo di fragilità strutturale delle istituzioni politiche locali, come ci rivela uno studio della Banca d’Italia firmato nel 2014 da De Angelis, De Blasio e Rizzica, “The effects of EU funding on corruption”: “la corruzione, associata allo stanziamento di fondi strutturali europei, è stata minore nei comuni con amministrazioni particolarmente efficienti nella produzione di beni e servizi e in quelli in cui è più alta la partecipazione dei cittadini alla vita politica e più intenso il controllo sugli amministratori locali”.</p>
<p style="text-align: justify;">Da questo punto di vista, volendo fare un discorso più generale, in Italia l’intreccio tra comuni e municipalizzate è spesso uno specchio fedele di un sistema dove la corruzione può aumentare: il 97% degli 8.058 comuni italiani detiene quote del capitale sociale di una o più imprese e come ricordato lo scorso anno dall’ex commissario alla spesa pubblica Carlo Cottarelli: “la banca dati del dipartimento del Tesoro del ministero dell’Economia ha censito 7.726 partecipate locali al 31 dicembre 2012, anche se non si conosce il numero esatto delle partecipate perché non tutte le amministrazioni locali forniscono le informazioni richieste e perché le banche dati esistenti si fermano a un certo livello di partecipazione…”.</p>
<p style="text-align: justify;">Un elemento utile a completare la nostra riflessione è offerto da un intervento interessante fatto alla fine del 2014 dal presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Giovanni Pitruzzella sui recenti sviluppi dell&#8217;inchiesta che riguarda i fatti di Roma, fa risalire all&#8217;ipertrofia della burocrazia le cause della corruzione si è espresso nel seguente modo: ”in ordinamenti in cui le regole sono poche, chiare e piuttosto stabili nel tempo sono tendenzialmente minori gli spazi per comportamenti illeciti, e contemporaneamente maggiore è lo sviluppo economico. Regole poco chiare e stratificazioni normative che rendono difficile l’individuazione della norma concretamente applicabile aumentano, di contro, la discrezionalità creando un terreno fertile per il proliferare di comportamenti elusivi della legge e per l’aumento delle occasioni di corruzione”.</p>
<p style="text-align: justify;">Se in Italia la corruzione è un fenomeno che non si riesce a sradicare, e se la via giudiziaria alla legalità non è riuscita a restituirci un Paese che funziona, è anche perché è innegabile che esista una parte del paese che qualche volta vede nella corruzione una via alternativa al malfunzionamento dello Stato. Di fondamentale importanza sarà allora sostenere la magistratura nelle sue inchieste, sensibilizzare i cittadini ma soprattutto far muovere la politica nella direzione desiderata.</p>
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