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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; leggi anticorruzione</title>
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		<title>Piani triennali di prevenzione della corruzione: molta strada da fare per i Ministeri</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2016 07:16:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Azione di governo]]></category>
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		<description><![CDATA[Riguardo l’analisi sullo stato d’attuazione della Legge n. 190 del 2012 – con particolare riferimento all’adozione dei Piani Triennali di Prevenzione della Corruzione (PTPC) da parte delle amministrazioni pubbliche – continua l’approfondimento del report redatto dall’Autorità Nazionale Anticorruzione e pubblicato lo scorso 16 dicembre 2015. Con lo scopo di “orientare la strategia nazionale di prevenzione [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Riguardo l’analisi sullo stato d’attuazione della Legge n. 190 del 2012 – con particolare riferimento all’adozione dei Piani Triennali di Prevenzione della Corruzione (PTPC) da parte delle amministrazioni pubbliche – continua l’approfondimento del report redatto dall’Autorità Nazionale Anticorruzione e pubblicato lo scorso 16 dicembre 2015.<br />
Con lo scopo di “orientare la strategia nazionale di prevenzione della corruzione”  – così come ha specificato il Presidente dell’Anac Raffaele Cantone – oltre allo stato delle Asl, già affrontato nel precedente articolo(http://anticorruzione.eu/2016/01/piani-triennali-di-prevenzione-della-corruzione-le-asl-sono-sulla-buona-strada/),si può analizzare anche l’impatto dell’adozione dei PTPC su altri enti pubblici, come per esempio i Ministeri.<br />
Il report a riguardo certifica che alcune misure di contrasto e prevenzione della corruzione sono state implementate benché nessun PTPC specifico le prevedesse.Tutti i ministeri hanno pubblicato sul proprio sito istituzionale il Piano di Prevenzione della Corruzione 2014-2016, ma solo il 46% di essi al momento del report aveva proceduto ad aggiornarlo all’ultima annualità (2015-2017) .<br />
Verificando oggi la percentuale relativa ai 13 ministeri del governo Renzi (escludendo quelli senza portafoglio) ci accorgiamo che la percentuale è più alta. Il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale ha pubblicato il proprio PTPC 2015-2017 , così come il ministero della Difesa , il ministero dell’Economia e delle Finanze , quello dello Sviluppo Economico , quello delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, il ministero delle Infrastrutture e Trasporti , quello del Lavoro e delle Politiche Sociali  e quello dell’Istruzione Università e Ricerca . Il ministero della Giustizia ha pubblicato lo scorso 13 febbraio 2015 un avviso  con cui si annunciava un’integrazione del piano 2014-2017, ma dal sito non risultano poi aggiornamenti effettivi al 2015 .Il ministero della Salute presenta un aggiornamento al 2015 del piano 2013-2016, mentre i tre restanti non hanno né nuovi piani né aggiornamenti, ma solamente il piano relativo al periodo 2014-2016; questi tre ministeri sono quello dell’Interno , quello dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo , e infine quello dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare .<br />
Tornando al report, si evince come, in linea generale, le amministrazioni abbiano sollecitato la struttura d’appartenenza per la stesura del PTPC, spesso costituendo gruppi di lavoro o task force specifiche. Tuttavia non si riscontra “un pieno coinvolgimento sul piano funzionale dell’organizzazione nel suo complesso attraverso adeguate iniziative di comunicazione e sensibilizzazione, anche nei confronti dei referenti” . Ancor meno diffuso risulta inoltre il coinvolgimento dell’“ambiente esterno”, che si è principalmente concentrato sul saltuario quanto occasionale processo di consultazione pubblica. In particolare il report evidenzia la totale assenza di comunicazione tra amministrazioni e tra Ministeri stessi.<br />
Quasi tutti i piani presentano quindi mancanze: dalla lenta applicazione del processo di gestione del rischio, alla qualità spesso non omogena delle analisi dei processi organizzativi , oltre i già citati problemi di comunicazione verso l’interno e verso l’esterno. Insomma, eccezion fatta per qualche notevole PTPC presentato da alcuni Ministeri, resta molta strada da fare verso la consapevolezza e la condivisione degli obiettivi della lotta alla corruzione e delle misure organizzative necessarie.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Daniele Rizzo</em></p>
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		<title>Le leggi anticorruzione più severe serviranno?</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Jun 2015 12:39:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Piero Massotti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Azione di governo]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[leggi anticorruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Stato]]></category>
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		<description><![CDATA[Per combattere la corruzione, le leggi e la minaccia delle sanzioni rappresentano l’unica alternativa? L’etica e il cosiddetto capitale sociale forniscono una risposta. A tal proposito mi ha colpito una frase del libro del 1993 di Robert Putman, La tradizione civica nelle regioni italiane: «Più un comune, una regione o un’area sono civili o legati [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/06/map.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2527" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/06/map-300x212.jpg" alt="map" width="300" height="212" /></a>Per combattere la corruzione, le leggi e la minaccia delle sanzioni rappresentano l’unica alternativa? L’etica e il cosiddetto capitale sociale forniscono una risposta. A tal proposito mi ha colpito una frase del libro del 1993 di Robert Putman, <em>La tradizione civica nelle regioni italiane</em>: «Più un comune, una regione o un’area sono civili o legati a tradizioni democratiche più si produce ricchezza». E dovremmo interpretare il ruolo dello Stato sotto questa luce: una comunità di cittadini, una cosa pubblica, e non un soggetto terzo estraneo e ostile. Le leggi, le buone leggi, sicuramente giocano un ruolo importante, ma non certo esclusivo.</p>
<p style="text-align: justify;"> Esse, del resto, dipendono da un’abitudine affermata nel tempo e consolidata nei costumi.  Per questo motivo con le leggi si può far poco, perché derivano dal modo di comportarsi di una comunità. <a href="http://it.wikiquote.org/wiki/Publio_Cornelio_Tacito">Publio Cornelio Tacito</a> scrisse che «In uno stato totalmente corrotto si fanno leggi a non finire». Tutte queste leggi alla fine imbrigliano chi vuole fare le cose a modo e creano spazi per chi sa – e può- infrangerle. E del resto la maggior parte delle relazioni sociali <em>non</em> sono regolate da leggi, contratti o altra fonte legale. Ecco allora che per combattere la corruzione è necessario il coinvolgimento di tutti, e ritenere, da parte della società civile, che il problema stia soltanto nella qualità delle leggi, equivale a lavarsi le mani di una propria responsabilità.</p>
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