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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; Legambiente</title>
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		<title>LEGAMBIENTE, “SPORCO PETROLIO”: CORRUZIONE , INQUINAMENTO E MALAFFARE</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2016 13:13:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rossana Feliciani]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
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		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
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		<description><![CDATA[“(Petrolio), potere silenzioso ma non per questo meno prepotente, anzi!”. È una citazione di Pier Paolo Pasolini ad aprire l&#8217;ultimo dossier di  Legambiente, presentato l’8 aprile 2016 a Perugia, dal titolo Sporco Petrolio. Il rapporto, in 16 pagine, ha cercato di fare chiarezza sulle conseguenze dell’estrazione di petrolio e gas in Italia, prendendo in esame i principali scandali [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“(Petrolio), potere silenzioso ma non per questo meno prepotente, anzi!”. È una citazione di <strong>Pier Paolo Pasolini ad aprire</strong><strong> </strong>l&#8217;ultimo dossier di<strong><em>  <strong>Legambiente</strong></em></strong><em>, presentato </em>l’8 aprile 2016 a Perugia<em>, dal titolo Sporco Petrolio</em><strong><em>. </em></strong>Il rapporto, in 16 pagine, ha cercato di fare chiarezza sulle conseguenze dell’estrazione di petrolio e gas in Italia<strong>, <strong>prendendo in esame i principali</strong> </strong>scandali degli ultimi anni, tra illegalità, corruzione e inquinamento ambientale. Dal più recente caso del Centro Oli di Viggiano e dei casi collegati di Tempa Rossa (Pz) e Augusta (Sr), alla vicenda relativa alla piattaforma Vega al largo delle coste di Pozzallo (Rg), fino alla storia della Raffineria di Gela; dall’inchiesta sulla raffineria di Cremona a quella di Livorno, senza tralasciare indagini e sentenze su siti meno noti ma ugualmente coinvolti dall’illegalità che spesso caratterizza la filiera del petrolio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il settore delle estrazioni di petrolio e gas, si legge nel dossier, è in assoluto fra i più a rischio corruzione, con un tasso del 25% di corruzione percepita (dato <em>Transparency, </em>che definisce l’indice di corruzione percepita come i <em>“</em><em>livelli di corruzione determinati da valutazioni di esperti e </em><em>da </em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sondaggio_di_opinione"><em>sondaggi d&#8217;opinione</em></a>”). Petrolio, gas e risorse minerarie costituiscono tuttora i settori a maggior rischio corruzione del mondo (dati Ong Global Witness). Su un campione di 427 casi di corruzione registrati fra il 1999 e il 2014, quelli riguardanti i settori citati rappresenterebbero da soli il 19% del totale. Da quanto emerge, l’alta propensione alla corruzione nel settore delle estrazioni di gas e idrocarburi è infatti dovuta principalmente alla sproporzione fra la forza contrattuale ed economica messa in campo dai singoli operatori economici titolari e gestori degli impianti e la debolezza politica ed economica dei territori dove insistono realmente le piattaforme estrattive.</p>
<p style="text-align: justify;">La corruzione nel settore petrolifero è un micidiale strumento per aggirare leggi e processi democratici, per spostare ingenti risorse economiche in capo a pochi soggetti in grado di organizzare e gestire reti di corruttele e malaffare, per drenare a costi irrisori risorse pubbliche alle comunità locali, lasciando sul posto solo una lunga scia di problemi ambientali. Complice una normativa di tutela ambientale farraginosa, incoerente e spesso eccessivamente astratta, sostenuta da un sistema di controlli a dir poco inadeguato, la corruzione appare qui particolarmente a suo agio e in grado di piegare leggi e regolamenti dalla parte di interessi privati, leciti e illeciti, svilendo completamente il ruolo della pubblica amministrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">“ È un meccanismo che alimenta ancora di più le disuguaglianze e le ingiustizie sociali, suggellate da enormi danni ambientali” ha affermato Alessandro Ferri, presidente di Legambiente Basilicata“ in contesti sociali facilmente permeabili alle pratiche corruttive, sia per ragioni imputabili alla presenza di strutture criminali mafiose e di debolezza economica che per la scarsa ‘resistenza’ di inadeguati e vacillanti apparati politico istituzionali, i controlli risultano difficilissimi, tanto che gli stessi inquirenti raccontano la difficoltà di poter monitorare e controllare i sistemi di smaltimento.”</p>
<p style="text-align: justify;">Un lungo approfondimento nel dossier è dedicato proprio alla Basilicata, partendo dalle ultimissime vicende giudiziarie fino all’inchiesta sul Centro Oli venuta alla luce a febbraio 2014 con un primo blitz dell’Antimafia per fermare un traffico organizzato di rifiuti e la sentenza del 4 aprile del tribunale di Potenza che condanna in primo grado gli ex vertici della Total Italia relativamente a un’indagine parallela sul sito Tempa Rossa, svolta nel 2008, per tangenti sugli appalti per l’estrazione del petrolio lucano. Un lungo lavoro investigativo sembrerebbe aver scoperchiato ciò che è stato definito dalla stampa <em>Totalgate</em>, per l’alto presunto coinvolgimento di dirigenti della Total insieme a imprenditori, politici (nazionali e locali) e manager petroliferi. In totale sono state 31 le persone a vario titolo coinvolte (di cui 9 condannate in primo grado), per reati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbativa d’asta, corruzione e concussione, in attesa della decisione di secondo grado della Giustizia.</p>
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		<title>Corrotti, clan e inquinatori: il Dossier Ecomafia 2015</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Apr 2016 11:46:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rossana Feliciani]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Cantone]]></category>
		<category><![CDATA[ecomafia]]></category>
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		<description><![CDATA[A pochi giorni di distanza dall’approvazione della legge n. 68 del 22 maggio 2015, la cosiddetta Legge Ecoreati, che introduce finalmente nel Codice Penale uno specifico Titolo (VI-bis) dedicato ai delitti contro l’ambiente,  è stato pubblicato il rapporto Ecomafia 2015 di Legambiente, relativo ai dati raccolti nel corso dell&#8217;anno 2014 in Italia. Il dossier è stato [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">A pochi giorni di distanza dall’approvazione della legge n. 68 del 22 maggio 2015, la cosiddetta <em>Legge Ecoreati</em>, c<strong>he introduce finalmente nel Codice Penale uno specifico Titolo (VI-bis) dedicato ai delitti contro l’ambiente, </strong> è stato pubblicato il<strong> </strong><strong>rapporto</strong> <strong><em>Ecomafia 2015</em></strong> <strong>di Legambiente</strong>, relativo ai dati raccolti nel corso dell&#8217;anno 2014 in Italia. Il dossier è stato presentato a Roma lo scorso 30 giugno 2015, leggendo in apertura un messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: &#8220;Ricostruire un equilibrio tra territorio e società, tra sviluppo e cultura, tra ambiente e diritto della persona è la grande impresa civica a cui ciascuno di noi è chiamato con responsabilità&#8221;, recita un passaggio della missiva, “Il rispetto dell’ambiente è essenziale per la coesione sociale e per la ripresa del Paese.”</p>
<p style="text-align: justify;">Il 2014 si è chiuso con l’ennesimo e mesto bilancio di reati commessi e accertati in campo ambientale, 29.293, circa 80 al giorno, poco meno di 4 ogni ora<strong>,</strong> per un fatturato criminale che è cresciuto di 7 miliardi rispetto all’anno precedente, raggiungendo la cifra di 22 miliardi. A contribuire in maniera eclatante è stato il settore dell’agroalimentare, con un fatturato che ha superato i 4,3 miliardi di euro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il focus che Legambiente dedica alle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa racconta un Sud Italia in cui l’incidenza criminale sta crescendo: in Puglia, Sicilia, Campania e Calabria si è registrato più della metà del numero complessivo di infrazioni (ben 14.736), con 12.732 denunce, 71 arresti e 5.127 sequestri. Al calo dei reati in Campania (-21% circa), dovuto forse ai tanti riflettori accesi di recente sulla regione, risponde un aumento degli illeciti in Puglia, col 15,4% dei reati accertati (4.499), 4.159 denunce e 5 arresti.</p>
<p style="text-align: justify;">Crescono i reati nel ciclo dei rifiuti: +26% (quasi 20 al giorno, più di 3 milioni di tonnellate di veleni sequestrati). Mentre gli illeciti nel ciclo del cemento salgono del 4,3% e, secondo le stime sull&#8217;abusivismo edilizio del Cresme Consulting, nel 2014 sono state realizzate 18mila costruzioni fuori legge, circa il 16% del nuovo costruito, con ricavi che superano il miliardo di euro.</p>
<p style="text-align: justify;">Aumentano il giro d&#8217;affari per gli illeciti in campo alimentare (4,3 miliardi) e i delitti legati al racket degli animali: 7.846 reati, con la denuncia di 7.201 persone e il sequestro di 2.479 tra animali vivi e morti. I furti d&#8217;opere d&#8217;arte sono arrivati a quota 852. Cala il numero degli incendi dolosi, ma aumenta la superficie dei boschi devastati: dai 4.700 ettari del 2013 si sale a 22.400.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In questa edizione del dossier, Legambiente punta su un’analisi centrata sulle dinamiche più profonde e insidiose nei vari aspetti ecocriminali, in particolare sul tema della corruzione, il potente collante che mette insieme tutto, mafie incluse.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La corruzione in campo ambientale è senza dubbio la vera cifra di un agire criminale che si muove in maniera felpata ma decisa tra uffici pubblici e sedi di società private, addomesticando le leggi e, se necessario, violandole apertamente per raggiungere i propri interessi. L’esercito degli ecocriminali – clan e faccendieri, ma anche imprenditori, funzionari e colletti bianchi – moltiplica le proprie occasioni attraverso la corruzione. Il modus operandi, si legge nel rapporto, è sempre lo stesso, anche se cambia il campo d’azione: nel caso di progetti troppo ambiziosi o pratiche dichiaratamente fuori legge, presto frenati da leggi a tutela ambientali, la corruzione si rileva un ottimo strumento per ovviare a questi impedimenti, dando libero sfogo alle logiche criminali.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo quanto afferma <strong>Raffaele Cantone</strong><strong>,</strong> Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, intervistato nel rapporto da Toni Mira <em>&#8220;Gli appalti pubblici nel settore dell’ambiente sono tra quelli più esposti alla corruzione e alla criminalità organizzata&#8221;</em>. I dati in questo senso parlano da soli. Sono ben 233 le inchieste ecocriminali in cui la corruzione ha svolto un ruolo cruciale: la Lombardia è la prima regione dove il fenomeno corruttivo si è maggiormente diffuso (31 indagini penali), seguita subito dopo dalla Sicilia (28 inchieste), la Campania (27), il Lazio (26) e la Calabria (22). Dal Mose di Venezia ad alcuni cantieri dell’Alta velocità, dai Grandi eventi alle ricostruzioni post terremoto, dalla gestione dei rifiuti all’enogastronomia e alle rinnovabili, il fenomeno è purtroppo nazionale. In ballo c’è una spesa pubblica che solo nel 2011 (fonte Presidenza Consiglio dei Ministri) ha raggiunto la quota di 106 miliardi di euro, più o meno l’8% del Pil. Al Nord come al Sud, passando dal Centro, il lavoro investigativo mostra questi meccanismi corruttivi con impietosa chiarezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il successo avuto con l’approvazione della legge sugli ecoreati è certamente l’esempio fulgido di come si possano ottenere risultati concreti grazie al ruolo della società civile. Tuttavia, il vero antidoto all’ecomafia e al sistema di corruzione non è semplicemente un migliore sistema di repressione, ma prima di tutto un’effettiva bonifica culturale, vero motore di un cambiamento duraturo e nell’interesse di tutti, un traguardo quest’ultimo, ancora lontano dall’essere raggiunto in Italia.</p>
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		<title>Profondo Nero</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Apr 2016 06:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Flavio Luciani]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
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		<description><![CDATA[Lo scorso 8 Aprile è stato presentato a Pescara l’ultimo report di Legambiente circa la relazione fra estrazione di petrolio e corruzione in Italia. Lo scenario descritto, come immaginabile, è tutto fuorché roseo…da qui il nome del report “Sporco Petrolio”. Negli ultimi anni, come nota lo stesso documento, i casi di corruzione in questo settore [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/04/Oil-pollution-in-Nigeria-007.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5223" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/04/Oil-pollution-in-Nigeria-007-300x180.jpg" alt="Oil-pollution-in-Nigeria-007" width="300" height="180" /></a>Lo scorso 8 Aprile è stato presentato a Pescara l’ultimo report di Legambiente circa la relazione fra estrazione di petrolio e corruzione in Italia. Lo scenario descritto, come immaginabile, è tutto fuorché roseo…da qui il nome del report “Sporco Petrolio”.</p>
<p style="text-align: left;">Negli ultimi anni, come nota lo stesso documento, i casi di corruzione in questo settore sono diventati sempre più numerosi, dimostrazione ne sono i notevoli scandali trattati dalla cronaca italiana. Fra questi possiamo ricordare quello del Centro Oli di Viggiano con la Dda di Potenza che ha emesso 37 avvisi di garanzia per traffico organizzato di rifiuti e per lo sforamento dei limiti di emissione di sostanze tossiche in atmosfera, ad esso sono stati collegati anche i casi di Tempa Rossa (Pz) e del porto di Augusta (Sr). In particolare il caso di Tempa Rossa, per chi se lo fosse già scordato, è quello che ha avuto il più grande impatto mediatico, portando alle dimissioni del ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi (lo scorso 31 marzo) a seguito delle numerose intercettazioni telefoniche pubblicate in seguito. In una di queste conversazioni, infatti, l’ex ministro annunciava al suo compagno Gianluca Gemelli, imprenditore di Augusta (Sr), il via libera all’emendamento del governo, che sarebbe stato approvato nella legge di Stabilità, col quale si sbloccavano interventi strutturali legati alle estrazioni petrolifere in Val d’Agri, favorendo indirettamente lo stesso Gemelli e le sue società. Come se non bastasse potremmo anche aggiungere casi meno noti, ma non meno gravi, come quello della raffineria di Gela e Livorno o i danni subiti per l’inquinamento dall’area archeologica di Thapos, in Sicilia, risalente al Tredicesimo secolo a.C.<br />
In questo scenario il report di Legambiente sottolinea proprio come “se si prende in esame solo i principali scandali che hanno caratterizzato gli ultimi due anni e mezzo, in Italia sono state almeno 97 le persone sotto indagine (in alcuni casi già condannati) per reati ambientali e sanitari e 92 per reati legati a corruzione, truffa e frode fiscale, per un totale di 189 soggetti.”</p>
<p style="text-align: left;">I motivi di questi dati? Secondo la stessa Legambiente l’alta propensione alla corruzione nel settore delle estrazioni di gas e idrocarburi è principalmente dovuta proprio alla “sproporzione fra la forza contrattuale ed economica messa in campo dai singoli operatori economici titolari e/o gestori degli impianti e la debolezza politica ed economica dei territori dove insistono realmente le piattaforme estrattive”.<br />
Queste sono proprio le condizioni favorevoli per lo sviluppo della corruzione che in questo caso è “un micidiale strumento per aggirare leggi e processi democratici, per spostare ingenti risorse economiche in capo a pochi soggetti”, tutto ciò a spese dei cittadini e soprattutto dell’ambiente. Un secondo elemento che spiega la proliferazione dei fenomeni corruttivi, sarebbe poi l’esistenza di una normativa di tutela ambientale definita “farraginosa, incoerente e spesso eccessivamente astratta, sostenuta da un sistema di controlli a dir poco inadeguati” che faciliterebbe appunto lo sviamento da parte dei corrotti e corruttori delle leggi e dei ruoli delle pubbliche amministrazioni.<br />
Come si legge nel report, poi, esistono delle “ragioni di mercato” che in questo settore è contraddistinto da una forte volatilità dei prezzi e un aumento della domanda globale. In questa economia i sistemi produttivi sono caratterizzati da poca trasparenza nei controlli causata, a volte, dalla difficile esecuzione dell’audit. Nel report si fa l’esempio dello smaltimento delle ‘acque di risulta nelle profondità geologiche tramite gli appositi pozzi’: in questo caso i controlli risulterebbero cosi difficili che gli stessi inquirenti sottolineano la difficoltà, a quelle profondità, di poter monitorare e controllar e i sistemi di smaltimento e quindi la presenza o meno di irregolarità, segnale di eventuali accordi e malaffari.</p>
<p style="text-align: left;">Come il petrolio inquina i mari, la corruzione sporca la nostra società, sta a noi pulirla con la spugna dell’integrità.</p>
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		<title>Abusivismo, mafia e corruzione: il rapporto Legambiente</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Apr 2016 09:18:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rossana Feliciani]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
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		<description><![CDATA[Il rapporto tra mafia, abusivismo e corruzione è un fenomeno che ormai non risparmia nessun lembo d’Italia. Tra il 2006 e il 2010, le regioni del Nord, con 7.139 infrazioni, 9.476 persone denunciate, 1.198 sequestri e 9 arresti, hanno fatto registrare dati allarmanti, che indicano come questi fenomeni non siano più una prerogativa solo del [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/04/ecomafia-2015-cover-680x365.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5215" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/04/ecomafia-2015-cover-680x365-300x161.jpg" alt="ecomafia-2015-cover-680x365" width="300" height="161" /></a>Il rapporto tra mafia, abusivismo e corruzione è un fenomeno che ormai non risparmia nessun lembo d’Italia. Tra il 2006 e il 2010, le regioni del Nord, con 7.139 infrazioni, 9.476 persone denunciate, 1.198 sequestri e 9 arresti, hanno fatto registrare dati allarmanti, che indicano come questi fenomeni non siano più una prerogativa solo del Sud del paese. Questa la sintesi di <em>Cemento spa</em>, dossier di Legambiente presentato a Genova nel marzo 2012, in occasione della XVII Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, organizzata dall’associazione <em>Libera</em>. Il rapporto scatta un’inquietante fotografia del malaffare che si annida nel ciclo del cemento, una panoramica macroregionale utile per comprendere quanto l’illegalità sia radicata e quanto sia importante estirparla.</p>
<p style="text-align: justify;"> Il ciclo illegale del cemento raggiunge in assoluto i valori più elevati nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Calabria, Sicilia e Puglia) e nel Lazio. Ma, come già accennato, registra numeri sorprendenti anche al Nord Italia. La Liguria è la prima regione del Nord come numero di illeciti accertati dalle forze dell’ordine, con 1.797 infrazioni, 2.641 persone denunciate e 337 sequestri, seguita dalla Lombardia (1.606 infrazioni) e dall’Emilia Romagna (1.078). Un dato ancora più allarmante se lo si rapporta con l’estensione del territorio ligure: l’incidenza è di 33 reati ogni 100 chilometri quadrati (quella di Lombardia, sempre per avere un dato di riferimento, è di 6,7). È Imperia la provincia con il maggior numero di reati accertati, 453, seguita da Genova (401), Savona (398), Sondrio (398), Trento (326) e così via. Ragionando per macro-aree, dunque, il maggior numero di infrazioni si concentra nell’Italia Nord occidentale: 4.473 gli illeciti registrati, rispetto ai 2.666 di quella Nord orientale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mercato del calcestruzzo, legale e illegale, è storicamente un settore prediletto dalle mafie, che possono contare da sempre su un ben collaudato sistema di connivenze e complicità. Ma se all’inizio i clan hanno mosso le betoniere principalmente al Sud, da qualche decennio sono ben strutturati ovunque nel territorio. Un dato che sintetizza la gravità della penetrazione mafiosa al Nord è quello relativo ai beni confiscati alle mafie: al 1 febbraio 2012 hanno raggiunto quota 1.431, di cui 1.176 immobili e 255 aziende. Secondo l’analisi della Direzione nazionale antimafia (Dna), sarebbero almeno 26 i clan mafiosi consolidati nelle regioni settentrionali e la Lombardia, come aziende confiscate (205), è la terza regione d’Italia, dopo Sicilia (561) e Campania (317). Strettamente legata alla criminalità organizzata è poi il fenomeno della corruzione, come dimostrano le stime della Corte dei Conti (2012), secondo cui buona parte dei 60 miliardi di euro “fatturati” ogni anno nel nostro Paese dalla corruzione può essere ricondotta proprio al sistema degli appalti pubblici e alla “valorizzazione” immobiliare del territorio. Soltanto nel 2010, rivela Legambiente, il mattone illegale ha fatturato almeno 1,8 miliardi di euro.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro capitolo, seppur spesso correlato a fenomeni quali abusivismo e corruzione, riguarda l’infiltrazione delle mafie nell’industria delle costruzioni operante al Nord. I momenti maggiormente critici per il rischio penetrazione delle mafie, a detta del dossier, sopraggiungono più spesso nella fase di esecuzione che in quella di aggiudicazione degli appalti: è infatti attraverso la pratica del sub-appalto o tramite le attività di fornitura di merci e servizi locali che imprese legate a cosche e clan riescono a entrare in affari con gli enti pubblici. Secondo la Dia di Milano, giusto per citare un esempio, in Lombardia il 30% degli appalti pubblici è a rischio di infiltrazione mafiosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Tre le proposte rilanciate da Legambiente per combattere gli illeciti, progetti semplici, spesso in linea con quanto indicato dalla Commissione Europea o da altri organismi sovranazionali. Per prima cosa si auspica che venga approvato un serio ed efficace <strong>sistema sanzionatorio</strong> <strong>contro la corruzione</strong>, a cominciare dalla ratifica della convenzione di Strasburgo del 1999, che prevede l’introduzione nel nostro codice di delitti come il traffico di influenze illecite, la corruzione tra privati, l’autoriciclaggio; poi, Legambiente propone l’introduzione nel codice penale di <strong>reati contro l’ambiente</strong> (come l’Unione Europea ha indicato nella direttiva 2008/99/CE); in ultimo, la stesura di un <strong>piano nazionale contro il fenomeno dell’abusivismo edilizio</strong>, una pratica ben lungi dall’essere stata sconfitta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad oggi, il nostro ordinamento ha compiuto dei passi in avanti, colmando, in parte, le lacune normative evidenziate dal rapporto Legambiente. Nel maggio 2015, infatti, l’aula del Senato ha approvato a larga maggioranza il disegno di legge contro gli ecoreati che prevede l’introduzione nel Codice Penale di un nuovo titolo dedicato ai <em>Delitti contro l’ambiente</em> al cui interno sono contemplati quattro nuovi reati: disastro ambientale, inquinamento ambientale, traffico di rifiuti ad alta radioattività e impedimento dei controlli.</p>
<p style="text-align: justify;">L’introduzione dei reati ambientali nel codice di rito è senza dubbio una tappa fondamentale all’interno del percorso giuridico di accentuazione della tutela ambientale nel nostro Paese, ma la strada da percorrere è ancora molto lunga e il compimento di un’effettiva bonifica culturale, vero motore di un cambiamento duraturo e nell’interesse di tutti, è un traguardo ancora lontano dall’essere raggiunto.</p>
<p style="text-align: justify;">
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