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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; informazione</title>
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		<title>#SAVE THE DATE#: 06/06/2019.Cerimonia conclusiva del Master Anticorruzione, III Edizione, a.a. 2017-2018, Università degli Studi di Roma Tor Vergata</title>
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		<pubDate>Tue, 28 May 2019 08:03:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Greta Shullazi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi aspettiamo il 6 giugno 2019, ore 10.30, alla Cerimonia conclusiva del Master Anticorruzione, III Edizione, a.a. 2017-2018, presso la Sala del Consiglio della Facoltà di Economia, Via Columbia 2. In occasione della Cerimonia, il Prof. Giovanni Maria Flick, Presidente Emerito della Corte Costituzionale, terrà la Lectio Magistralis &#8220;Prevenzione e repressione della corruzione: dal dire [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2019/05/6349fd90-7276-4110-aefa-95e448819552.jpg"><img class="  wp-image-7000 aligncenter" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2019/05/6349fd90-7276-4110-aefa-95e448819552-819x1024.jpg" alt="6349fd90-7276-4110-aefa-95e448819552" width="541" height="676" /></a>Vi aspettiamo il 6 giugno 2019, ore 10.30, alla Cerimonia conclusiva del Master Anticorruzione, III Edizione, a.a. 2017-2018, presso la Sala del Consiglio della Facoltà di Economia, Via Columbia 2. In occasione della Cerimonia, il Prof. Giovanni Maria Flick, Presidente Emerito della Corte Costituzionale, terrà la Lectio Magistralis &#8220;Prevenzione e repressione della corruzione: dal dire al fare o viceversa?&#8221;. Per informazioni: Avv. Daniela Condò &#8211; <a target="_blank">daniela.condo@uniroma2.it</a></p>
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		<title>“BUROFISCO”.  IL CONTENZIOSO LUMACA.</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Nov 2017 21:27:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Se si imbocca quella strada sono davvero guai. Per tutti. Guai per lo Stato, che si è visto dare ragione nel 2016 dalla giustizia fiscale in meno della metà delle controversie: 45,3 per cento, esattamente. Ma guai – scrive Sergio Rizzo, su La Repubblica del 10 ottobre 2017, alla pagina 11 &#8211; anche [&#8230;]]]></description>
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<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/burocrazia-4.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6149" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/burocrazia-4.jpg" alt="burocrazia-4" width="620" height="350" /></a>Se si imbocca quella strada sono davvero guai. Per tutti.</p>
<p>Guai per lo Stato, che si è visto dare ragione nel 2016 dalla giustizia fiscale in meno della metà delle controversie: 45,3 per cento, esattamente.</p>
<p>Ma guai – scrive Sergio Rizzo, su La Repubblica del 10 ottobre 2017, alla pagina 11 &#8211; anche per chi non vorrebbe perdere la testa fra le carte bollate.</p>
<p>Un documento della Confartigianato sottolinea che le commissioni tributarie regionali impiegano mediamente per una causa la bellezza di 778 giorni, vale a dire due anni e due mesi.</p>
<p>Mentre le commissioni provinciali si prendono addirittura tre giorni in più: 781.</p>
<p>E va già bene a chi non sta a Sassari, dove la media è di 1.652 giorni, oppure a Catania (1.770), Cosenza (2.007) e Crotone (2.235). Il massimo però si tocca a Siracusa, con 2.271 giorni: sei anni e poco meno di tre mesi.</p>
<p>Avvilente.</p>
<p>Non meno avvilenti, di riflesso, sono per il nostro Paese i risultati dell&#8217;indagine annuale della Banca mondiale sulla facilità di fare impresa. La classifica 2017 di Doing business colloca l&#8217;Italia alla casella numero 50 nel mondo, ben distante dalla Spagna (32), dalla Francia (29), dalla Germania (17), dagli Stati Uniti (8) e dalla Gran Bretagna (7).</p>
<p>Una graduatoria decisamente influenzata soprattutto dalla modestissima qualità del fisco.</p>
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		<title>Big data analytics nelle aziende: un nuovo strumento di anti-corruption compliance</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2017/11/compliance-bigdata-anti-corruption/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Nov 2017 11:06:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Caggiano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La direzione ormai è chiara a tutti, l’analisi dei big data può prevenire episodi corruttivi. Nel 2014 EY ha rilasciato un report, dove, è titolato: “The bar is raised: Anti-corruption compliance now requires big data analytics”. Il livello si è alzato, la compliance ha bisogno di nuovi strumenti all’avanguardia, mettendo la lotta alla corruzione al primo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La direzione ormai è chiara a tutti, l’analisi dei big data può prevenire episodi corruttivi. Nel 2014 EY ha rilasciato un report, dove, è titolato: “The bar is raised: Anti-corruption compliance now requires big data analytics”. Il livello si è alzato, la compliance ha bisogno di nuovi strumenti all’avanguardia, mettendo la lotta alla corruzione al primo posto sia in imprese pubbliche che private. Per far ciò, l’istituto Ernst &amp; Young ha notato che, grazie a nuovi metodi di analisi dati, è possibile migliorare le misure anticorruzione. Come? Integrando e unendo la varietà infinita di dati che un ente ha a disposizione; ad esempio: liste nere, text mining, controllo su e-mail e social media. Attraverso questa analisi sarà possibile isolare le aree di rischio ed eliminare quelle che vengono definite nel report “attività canaglia”. Sarà possibile, infatti, attraverso queste nuove tecniche, prevenire:<br />
● Spese extra e non lecite grazie ai meccanismi di geo-localizzazione, nel caso di viaggi con rimborso spese.<br />
● Controllare i venditori attraverso l’uso di database e selezionare quelli con un alto rischio di frode.<br />
● Controllare email e testi attraverso l’uso di software che rilevano parole sensibili.<br />
Come sempre questo controllo però ha un costo che ricade sui lavoratori di una determinata azienda o ente pubblico che sceglierà di trattare i dati. Ovviamente, il trattamento e l’analisi dei dati ha come costo la privacy dei dipendenti che viene messa in gioco. Nel 2017, in un sondaggio dell’istituto Ernst and Young, si è indagato su questo aspetto andando a intervistare dipendenti di diverse nazioni in tutto il mondo. Dall’Europa al Medio-oriente, dall’Africa all’Asia il risultato è stato una netta tensione tra i dati che andrebbero controllati e la disponibilità dei lavoratori, come evidenziato nella figura sottostante.</p>
<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/11/fraudsruvey-cap24.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-6294" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/11/fraudsruvey-cap24-300x165.png" alt="fraudsruvey cap24" width="300" height="165" /></a></p>
<p>Come si può notare dal grafico, la parte viola evidenzia i dipendenti che considerano il monitoraggio come una violazione della privacy, la parte azzurra mette in risalto l’apertura verso il controllo di una determinata fonte di dati. Il 75% degli intervistati pensa che almeno una delle scelte proposte debba essere controllata però 89% considera questo processo una violazione della privacy. Il gap tra il beneficio percepito e il costo della rinuncia della privacy è molto difficile da colmare. “La percezione dei cittadini oggi è che si monitorizzi troppo rispetto ai risultati ottenuti in termini di accresciuta sicurezza […] è più facile vedere i danni di un attacco terroristico riuscito che i benefici di uno sventato” (Laura Brandimarte, Rivista di politica economica). Esso, infatti, ha un eco mediatico molto più grande di un pericolo scampato che, spesso, non può avere nemmeno seguito pubblico a causa di un’archiviazione segreta di stato; così è per la corruzione. Essa danneggia tutti i lavoratori, nel caso di un’azienda, e tutti i cittadini, nel caso dello Stato, ma i benefici però sono difficilmente calcolabili. Il ponte che si è costruito tra ciò che bisogna e ciò che sia considerato giusto fare va colmato attraverso la crescita in consapevolezza dei dipendenti e un utilizzo “smart” dei data.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonti:<br />
Europe, Middle East, India and Africa Fraud Survey 2017- Ernest &amp; Young</p>
<p>Board Matters Quarterly Critical insights for today’s audit committee- EY center for board matters- 2014</p>
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		<title>MERITOCRAZIA E UNIVERSITA’.  L&#8217;ESITO È LA PRIVATIZZAZIONE DEI CANALI PER CONQUISTARSI LE POSIZIONI PROFESSIONALI PIÙ COMPETITIVE.</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Oct 2017 05:15:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;abrogazione di fatto dei meccanismi selettivi non produce affatto una democratizzazione degli accessi. Scarica su di un sistema scolastico sempre più generalista una domanda sociale di istruzione mal riposta. Dequalifica i percorsi formativi &#8211; evidenzia Adolfo Scotto di Luzio, su Il Mattino del 24 settembre 2017, alle pagine 1 e 59 &#8211; costretti ad accogliere [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/meritocrazia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6211" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/meritocrazia.jpg" alt="meritocrazia" width="290" height="174" /></a></p>
<p>L&#8217;abrogazione di fatto dei meccanismi selettivi non produce affatto una democratizzazione degli accessi. Scarica su di un sistema scolastico sempre più generalista una domanda sociale di istruzione mal riposta. Dequalifica i percorsi formativi &#8211; evidenzia Adolfo Scotto di Luzio, su Il Mattino del 24 settembre 2017, alle pagine 1 e 59 &#8211; costretti ad accogliere anche gli incapaci e gli immeritevoli sulla base di una interpretazione del dettato costituzionale del tutto arbitraria. Autorizza infine le élite ad uscire dal sistema pubblico. L&#8217;esito di tutto questo è la privatizzazione dei canali per conquistarsi le posizioni professionali più competitive, la cui selezione viene di fatto affidata al potere di acquisto delle famiglie. Le borghesie meridionali mandano i propri figli nelle università private del Nord, dalla Luiss in su, le borghesie settentrionali, più ricche notoriamente, mandano i figli direttamente all&#8217;estero, a cominciare dal quarto anno di liceo. È l&#8217;altra faccia della dequalificazione dei percorsi formativi. Se non è il sistema pubblico ad esercitare la selezione, siccome nessuna società può fare a meno di competenze accertate, questa viene di fatto delegata al mercato. Vale a dire al più potente meccanismo di demolizione dell&#8217;uguaglianza che la società conosca.</p>
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		<title>COMPETITIVITA&#8217; ED EFFICIENZA. WORLD ECONOMIC FORUM: L`ITALIA RISALE LIEVEMENTE.</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Oct 2017 08:16:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Italia fa un piccolo passo in avanti sulla via della competitività, ma resta in coda tra le maggiori economie e ben distanziata dal gruppo dei 67, racconta Marzio Bartoloni, su IlSole24Ore del 27 settembre 2017, alla pagina 11: il rapporto 2017 del World Economie Forum assegna infatti al nostro Paese la43esima posizione su 137 Paesi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/07/1009999_651359274937918_601403397_n.png"><img class="alignleft size-full wp-image-5913" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/07/1009999_651359274937918_601403397_n.png" alt="1009999_651359274937918_601403397_n" width="960" height="401" /></a></p>
<p>L&#8217;Italia fa un piccolo passo in avanti sulla via della competitività, ma resta in coda tra le maggiori economie e ben distanziata dal gruppo dei 67, racconta Marzio Bartoloni, su IlSole24Ore del 27 settembre 2017, alla pagina 11: il rapporto 2017 del World Economie Forum assegna infatti al nostro Paese la43esima posizione su 137 Paesi nel «Global Competitiveness Index», in miglioramento di un posto rispetto al 2016.</p>
<p>Un rapporto, quello del Wef, che quest&#8217;anno sottolinea anche come a dieci anni dalla grande crisi l&#8217;economia mondiale fa ancora i conti con il rischio di nuovi shock finanziari e bancari, ed è impreparata di fronte alla prossima ondata di innovazione e robotica che potrebbe bruciare milioni di posti di lavoro senza che sia stata messa in piedi un&#8217;adeguata protezione sociale.</p>
<p>La classifica che si basa in buona parte sulle opinioni raccolte su un campione limitato di manager e imprenditori, incorona per il nono anno consecutivo la Svizzera, davanti agli Usa che superano Singapore, in discesa al terzo posto. Si confermano nelle posizioni successive Olanda e Germania. Hong Kong migliora al sesto posto dal nono del 2016, la Svezia sale dal decimo al settimo. Scendono in classifica, perdendo ciascuno due posizioni, il Regno Unito (ottavo), Giappone (nono) e Finlandia (decima). Il Canada è 14esimo, la Francia è 22esima (da 21esima) e la Spagna 34esima (da 32esima).</p>
<p>Il piccolo avanzamento segnato dall&#8217;Italia è frutto della migliore efficienza dei suoi mercati (60esimo posto dal 67esimo) e dei passi avanti nell&#8217;istruzione superiore e nella formazione, mentre pesano in negativo altri indicatori (efficienza della spesa pubblica, del sistema legale, del peso della burocrazia, la trasparenza).</p>
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		<title>Acqua: le perdite sono inversamente proporzionali agli investimenti</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2017/09/acqua-le-perdite-sono-inversamente-proporzionali-agli-investimenti/</link>
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		<pubDate>Sun, 17 Sep 2017 09:53:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Clemente]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Continuiamo la nostra rassegna sul tema della gestione dell’acqua in particolare soffermandoci sul tema degli investimenti. &#160; «Non si riesce a spendere tutto quello che si stanzia: il tasso di realizzazione degli interventi finanziati nel 2014 è stato dell&#8217;81,5%, mentre nel 2015 è sceso al 78 per cento. Poi la morosità. Scrive Claudio Gatti, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/cilento.jpg"><img class="  wp-image-6084 aligncenter" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/cilento-300x167.jpg" alt="cilento" width="478" height="266" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Continuiamo la nostra rassegna sul tema della gestione dell’acqua in particolare soffermandoci sul tema degli investimenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Non si riesce a spendere tutto quello che si stanzia: il tasso di realizzazione degli interventi finanziati nel 2014 è stato dell&#8217;81,5%, mentre nel 2015 è sceso al 78 per cento.</p>
<p>Poi la morosità. Scrive Claudio Gatti, su Il Sole 24 ore del 7 settembre 2017, alle pagine 1 e 5, che  secondo uno studio di Utilitalia, la federazione delle aziende operanti nel settore idrico ed energetico, nel 2012 (ultimo anno disponibile) i cosiddetti &#8220;crediti scaduti&#8221;, ovvero le bollette inevase, rappresentavano il 47% del fatturato dei gestori, pari a circa tre volte gli investimenti realizzati a valere sulla tariffa nel 2on. Risultato: sempre secondo Utilitalia, «<em>il tasso annuo di rinnovo delle reti è mediamente pari a 11,8%»</em>. Ogni anno vengono cioè sostituiti mediamente 3,8 metri per ogni chilometro di rete, un ritmo che implica un ciclo di sostituzione completa della rete di ben 250 anni. «<em>Chi si intende di cambiamento climatico pronostica una frequenza sempre maggiore di situazioni come quella che abbiamo avuto quest&#8217;anno, e quindi un&#8217;alterazione permanente del ciclo dell&#8217;acqua</em>», sostiene il professor Massarutto. «<em>E chi è sempre stato abituato a usare acqua con larghezza si troverà m maggiore difficoltà nel momento in cui ce ne sarà meno del solito</em>».»</p>
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		<title>La sete di denaro prosciuga gli acquedotti</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Sep 2017 19:52:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Clemente]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La gestione del territorio, la cura e lo sfruttamento responsabile delle sue risorse è un tema di vitale importanza per la politica e la Pubblica Amministrazione, ma molto spesso a causa di cattiva organizzazione, di scarsa lungimiranza si compiono sprechi e sperperi di denaro che uniti a un cattivo sfruttamento dei fondi causano enormi danni [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/cilento.jpg"><img class="  wp-image-6084 aligncenter" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/cilento-300x167.jpg" alt="cilento" width="557" height="310" /></a></p>
<p>La gestione del territorio, la cura e lo sfruttamento responsabile delle sue risorse è un tema di vitale importanza per la politica e la Pubblica Amministrazione, ma molto spesso a causa di cattiva organizzazione, di scarsa lungimiranza si compiono sprechi e sperperi di denaro che uniti a un cattivo sfruttamento dei fondi causano enormi danni che poi inevitabilmente ricadono sotto forma di disservizi e spese extra sui cittadini.</p>
<p>I fatti che hanno coinvolto Acea a Frosinone sono un caso emblematico, come si evince chiaramente dalle parole del giornalista Claudio Gatti su Il Sole 24 ore del 7 Settembre 2017.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«<em>Quella «sete» di denaro che ha prosciugato gli acquedotti.</em></p>
<p><em>Le radici dell`emergenza? Fondi per gli acquedotti nel «pozzo» della politica</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La demagogia paga per chi la predica e costa per chi se la beve. Come l&#8217;acqua.</p>
<p>Così, a Frosinone, dove per anni gli amministratori locali hanno tenuto le tariffe idriche congelate, nonostante l&#8217;impegno con il gestore ad aumentarle in concomitanza con i suoi investimenti. Poi è arrivato il conto. Con tanto di arretrati e interessi, ovviamente. E adesso gli abitanti della provincia ciociara pagano ad Acea il doppio di quanto pagano i romani per via dell&#8217;odioso conguaglio prima deciso da un commissario e poi ratificato dal Consiglio di Stato. Nel frattempo gli amministratori responsabili di questa bomba a scoppio ritardato sono passati a fare altro.</p>
<p>Le radici dell&#8217;emergenza?</p>
<p>Una volta trasferiti i costi dallo Stato alle tariffe l&#8217;adeguamento al nuovo modello è stato lento.</p>
<p>In più, non si riesce a spendere tutto quello che stanzia, nel 2015 il tasso è stato del 78%</p>
<p>Dal ‘54 al ‘68 investito lo 0,24% del Pil, poi il crollo allo 0,15%, molto sotto il necessario.</p>
<p>Solo da poco la risalita»</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Parentopoli</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Sep 2017 15:13:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Clemente]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Il familismo amorale è il sostrato culturale che spesso dà vita a veri e propri fenomeni di corruzione. Quando la ricerca del vantaggio per sé e per la propria cerchia di amici e familiari si esplica in un sistema reticolare e strutturato di scambi e favori che contraddicono regole e leggi abbiamo a che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/statali-corruzione.jpg"><img class="  wp-image-6070 aligncenter" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/statali-corruzione-300x200.jpg" alt="statali-corruzione" width="440" height="293" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il <em>familismo amorale</em> è il sostrato culturale che spesso dà vita a veri e propri fenomeni di corruzione.</p>
<p>Quando la ricerca del vantaggio per sé e per la propria cerchia di amici e familiari si esplica in un sistema reticolare e strutturato di scambi e favori che contraddicono regole e leggi abbiamo a che fare con quello che nel gergo giornalistico viene chiamata <em>Parentopoli.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come è facile intuire si tratta di un termine composto da due parole <em>Parent</em>i e <em>Polis</em> cioè la città dei parenti in analogia con altri eventi come la famosa <em>Tangentopoli.</em></p>
<p>In particolare negli ultimi anni si è parlato di <em>Parentopoli</em> per le vicende che hanno coinvolto la Protezione Civile dopo il terremoto dell’Aquila, quelle del Comune di Roma per quanto riguarda le assunzioni di personale nelle aziende municipalizzate, e soprattutto per il dilagante nepotismo che colpisce l’Università italiana a cui è stato dedicato anche un libro dal giornalista del Corriere della Sera Nino Luca, intitolato <em>Parentopoli</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Calcolare il danno sociale legato alle <em>Parentopoli</em> sparse nel Paese è un compito assai arduo, si tratta di un fenomeno che blocca l’ascesa sociale per mezzo del merito, istituendo un sistema di caste chiuse e vere e proprie dinastie di famiglie che gestiscono pezzi importanti della società italiana creando un danno economico incalcolabile e frenando il paese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bisogna intervenire sia dall’alto, per esempio istituendo nell’Università un sistema di controllo neutro che vieti l’assunzione di parenti almeno nello stesso dipartimento, un controllo ferreo sulla regolarità dei concorsi, e criteri più oggettivi di valutazione dei candidati; e intervenire dal basso, in maniera lenta e costante per favorire un cambiamento morale a lungo termine che possa far evolvere il sentire comune, troppo spesso poco sensibile al danno che le <em>Parentopoli </em>portano.</p>
<p>Per far si che questa evoluzione avvenga, in affinità con l’evoluzione biologica c’è bisogno di tempo, di un agire a volte anche oscuro ma costante, una vera e propria <em> lunga pazienza cieca</em> come ci insegna il grande biologo Giulio Barsanti.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La prevenzione della corruzione e delle infiltrazioni mafiose nei contratti pubblici: i commissariamenti per i presidi di legalità nelle imprese</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jul 2017 09:51:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Maladministration e sprechi]]></category>
		<category><![CDATA[Anticorruzione]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
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		<description><![CDATA[A cura di Giuseppe Romeo  La cronaca giudiziaria degli ultimi anni ha fatto emergere numerosissimi episodi di maladministration. Gli appalti pubblici, in particolare, rappresentano il settore di elezione per piccoli e grandi “agevolatori” del malaffare corruttivo, in chiave sia affaristica, sia criminale. In entrambi i casi la corruzione rappresenta il mezzo attraverso il quale imprese [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>A cura di Giuseppe Romeo </em></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La cronaca giudiziaria degli ultimi anni ha fatto emergere numerosissimi episodi di </span><i><span style="font-weight: 400;">maladministration</span></i><span style="font-weight: 400;">. Gli appalti pubblici, in particolare, rappresentano il settore di elezione per piccoli e grandi “agevolatori” del malaffare corruttivo, in chiave sia affaristica, sia criminale. In entrambi i casi la corruzione rappresenta il mezzo attraverso il quale imprese spregiudicate si accaparrano le commesse pubbliche quale frutto patologico di un’imprenditoria malata ovvero esercizio di </span><i><span style="font-weight: 400;">soft power</span></i><span style="font-weight: 400;"> da parte di organizzazioni mafiose.   </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tale vulnerabilità sistemica, tuttavia, non è un male solo italiano, da anni, infatti, il settore degli appalti pubblici è al centro delle iniziative degli organismi internazionali che si occupano della materia. La Convenzione delle N.U. contro la corruzione, nello specifico, ha stabilito l’obbligo per gli Stati di dotarsi di “</span><i><span style="font-weight: 400;">ogni misura utile a garantire trasparenza, concorrenza e criteri obiettivi nella gestione dei pubblici appalti</span></i><span style="font-weight: 400;">”</span><span style="font-weight: 400;">. Anche l’Unione Europea, nell’ambito della tutela del mercato interno, ha analizzato le dinamiche corruttive per individuare quali norme siano in grado di prevenire condotte illecite di </span><i><span style="font-weight: 400;">maladministration</span></i><span style="font-weight: 400;">. In numerosi rapporti della Commissione, si evidenzia come il settore degli appalti pubblici sia particolarmente esposto alla corruzione, a causa, soprattutto, delle inefficienze nei meccanismi di controllo e di gestione del rischio. Per arginare tali fenomeni gli Stati Membri sono stati invitati a garantire adeguati livelli di trasparenza negli appalti pubblici, sia in fase di aggiudicazione, sia in fase di esecuzione, rendendo pubblicamente accessibili a chiunque, anche </span><i><span style="font-weight: 400;">on line</span></i><span style="font-weight: 400;">, tutte le informazioni concernenti  opere, forniture e servizi</span><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La “pressione internazionale”, da un lato, e il ripetersi di episodi corruttivi, dall’altro, hanno indotto il legislatore ad adottare, negli ultimi 15 anni, un’articolata disciplina anticorruzione, affiancando al momento repressivo previsto dal codice penale, un’intensa attività di prevenzione e gestione del rischio. Da ultimo, la L. n. 114/2014 e il D.Lgs. n. 50/2016 (codice dei contratti pubblici), hanno introdotto nel nostro ordinamento innovativi strumenti normativi in grado di conciliare, da un lato, l’ultimazione delle opere appaltate e, dall’altro, la sottrazione alla morsa della corruzione o dell’infiltrazione criminale nell’esecuzione dei lavori. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le nuove misure sono rivolte alle imprese, la cui affidabilità risulta compromessa dal coinvolgimento in vicende di corruzione, al fine di proseguire nell’esecuzione del contratto stipulato e soddisfare un superiore interesse pubblico, impedendo che il profitto generato finisca nelle tasche dell’operatore coinvolto nell’indagine della magistratura. Si tratta di provvedimenti amministrativi di gestione, sostegno e monitoraggio, di carattere straordinario e temporaneo in grado di realizzare un funzionale sistema di prevenzione del reato e di corretta esecuzione dell’opera. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I soggetti in capo ai quali la legge fa ricadere gli oneri di corretta esecuzione dell’appalto “sospetto” sono il Presidente dell’Anac e il Prefetto competente del luogo in cui ha sede la stazione appaltante, creando in tal modo un raccordo tra l’attività amministrativa antimafia (Prefetto) e la prevenzione della corruzione (Anac). </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il nuovo sistema di prevenzione, disciplinato dall’art. 32, 1° comma, della L. 114/2014, prevede sostanzialmente tre ipotesi di intervento tra loro alternative:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">l’estromissione dalla </span><i><span style="font-weight: 400;">governance</span></i><span style="font-weight: 400;"> societaria dei soggetti coinvolti nei fatti illeciti oggetto d’indagine</span><span style="font-weight: 400;">. All’impresa vengono concessi 30 giorni di tempo per sostituire i soggetti indagati, trascorso inutilmente tale termine il Prefetto, entro 10 giorni, adotta la misura (vedi successiva alinea) della straordinaria e temporanea gestione di cui alla lettera b), comma 1, dell’art. 32;</span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">la straordinaria e temporanea gestione dell’impresa, limitatamente alla completa esecuzione del contratto di appalto o concessione</span><span style="font-weight: 400;">. Si tratta di una misura estremamente invasiva nella gestione di un’impresa, attivabile solo davanti all’inottemperanza dell’ordine impartito dal Prefetto di sostituzione di soggetti coinvolti nelle indagini, con precisi limiti applicativi (circoscritto al singolo appalto oggetto d’indagine) e temporali (la durata deve essere fissata in relazione all’esecuzione dell’opera o espletamento del servizio e non può in ogni caso protrarsi oltre il collaudo). Il decreto prefettizio comporterà il </span><b>“commissariamento”</b><span style="font-weight: 400;"> dell’appalto specifico e la nomina dei nuovi amministratori (massimo 3) che andranno a sostituire gli organi di amministrazione dell’impresa nella gestione di tutta l’attività legata all’esecuzione contrattuale. La misura, infatti, non incide sulla </span><i><span style="font-weight: 400;">governance </span></i><span style="font-weight: 400;">complessiva dell’impresa, che resta in carica per la gestione dell’attività residuale;</span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">il sostegno e monitoraggio dell’impresa</span><span style="font-weight: 400;">. Tale misura trova applicazione nelle ipotesi meno gravi, nelle quali l’ingerenza di fenomeni corruttivi o di infiltrazione criminale è di minore intensità e il livello degli illeciti contestati all’impresa non è tale da richiedere misure incisive sugli assetti societari. Essa consiste nell’affiancare, con esperti di nomina prefettizia, gli organi sociali in una sorta di “consulenza forzosa”, in grado di indurre l’impresa ad una revisione organizzativa e gestionale che sia in grado di garantire trasparenza e legalità.</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">L’applicazione di una delle misure sopra elencate, nei casi di corruzione, è frutto di un procedimento valutativo articolato in più fasi che, sulla base della gravità dei fatti accertati e tenuto conto di elementi di contesto (ruolo e comportamento dell’autore dell’illecito, pervasività del sistema corruttivo, coinvolgimento della compagine societaria nella gestione dell’appalto, presenza nella </span><i><span style="font-weight: 400;">governance</span></i><span style="font-weight: 400;"> aziendale di soggetti capaci di influenzare le scelte gestionali dell’impresa, ecc) porta il Prefetto all’adozione del provvedimento ritenuto più idoneo al perseguimento dell’interesse pubblico.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’</span><span style="font-weight: 400;">iter procedimentale</span><span style="font-weight: 400;"> fissato per l’applicazione delle misure straordinarie prevede due fasi autonome, anche se integrate, che fanno capo, la prima, al Presidente dell’Anac, al quale è attribuito un potere di impulso e proposta in ordine alla misura ritenuta più idonea e, la seconda, al Prefetto, competente del luogo ove ha sede la stazione appaltante, al quale spetta la decisione finale sulla misura da adottare nei confronti dell’impresa. Sebbene la proposta “Anac” non abbia valore vincolante nei confronti del Prefetto, che ha poteri istruttori autonomi, l’avvio del procedimento nei casi di corruzione è di esclusiva competenza del Presidente dell’Anac. In altri termini, qualora all’esito della procedura valutativa si ritengano insussistenti i presupposti per la formulazione di una proposta, il Prefetto non ha un potere di avvio autonomo</span><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I </span><span style="font-weight: 400;">presupposti</span><span style="font-weight: 400;"> che legittimano l’adozione delle suddette misure straordinarie (ex art. 32, comma 1, L. 114/2014) sono la presenza di un appalto o di una concessione di natura pubblica</span><span style="font-weight: 400;"> per i quali  l’Autorità Giudiziaria procede per una delle fattispecie di reato di matrice corruttiva ovvero vi siano “</span><i><span style="font-weight: 400;">situazioni anomale</span></i><span style="font-weight: 400;">” e “</span><i><span style="font-weight: 400;">sintomatiche</span></i><span style="font-weight: 400;">” di condotte illecite, attribuibili all’impresa aggiudicataria della commessa.  La fase valutativa della proposta di adozione della “</span><i><span style="font-weight: 400;">misura straordinaria</span></i><span style="font-weight: 400;">” è perciò preordinata ad accertare la sussistenza di un contratto di natura pubblica in corso di esecuzione  (appalto o concessione) per il quale esista la presenza di elementi concreti in ordine all’illiceità dell’appalto o della concessione</span><span style="font-weight: 400;">.  Successivamente il Presidente dell’Anac dovrà verificare il livello di accertamento dei fatti da porre a fondamento della proposta: i fatti contestati all’impresa devono essere “</span><i><span style="font-weight: 400;">gravi e accertati</span></i><span style="font-weight: 400;">”, non essendo sufficiente una mera </span><i><span style="font-weight: 400;">notizia criminis. È </span></i><span style="font-weight: 400;">richiesto, infatti, uno spessore probatorio tale da far ritenere, con un qualificato livello di probabilità, l’illecito affidamento della commessa pubblica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La fase valutativa si conclude con una stima sulla gravità dei fatti accertati in modo da proporre l’adozione della misura più adeguata, in termini di proporzionalità, rispetto alle tre previste dalla legge.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’iter procedurale si conclude con l’emanazione di un decreto prefettizio che dispone la misura straordinaria, stabilendo la durata (in funzione delle esigenze funzionali dell’opera, del servizio o della fornitura), la designazione e la retribuzione degli amministratori incaricati di gestire l’impresa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’ipotesi di applicazione delle “misure straordinarie” per fenomeni corruttivi (ex art. 32, comma 1, L. 114/2014) sopra descritta, è arricchita da un’ulteriore possibilità nel caso di infiltrazione della criminalità organizzata nell’appalto. Il legislatore, infatti, ha previsto una disposizione </span><i><span style="font-weight: 400;">ad hoc</span></i><span style="font-weight: 400;"> nel caso in cui l’impresa aggiudicataria o concessionaria venga raggiunta da un’informazione interdittiva antimafia</span><span style="font-weight: 400;">. In tali circostanze, il Prefetto, cui compete in questo caso l’avvio del procedimento, valuta l’esistenza dei presupposti per l’applicazione di misure straordinarie. La </span><i><span style="font-weight: 400;">ratio legis</span></i><span style="font-weight: 400;"> è, da un lato, di privare l’impresa interdetta della possibilità di contrarre con la P.A. e, dall’altro, di mettere in condizione la stazione appaltante di recedere dai contratti in itinere, salvo si tratti di opere in corso di ultimazione ovvero di servizi essenziali di interesse pubblico, per le quali non sussitono condizioni oggettive per una rapida sostituzione dl contraente. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Con tale previsione, il legislatore intende contrastare il pericolo di inquinamento mafioso dell’economia attraverso l’estromissione dalla contrattazione pubblica di tutte le imprese colluse, collegate o semplicemente infiltrate dalla criminalità organizzata. Va da se che tale esigenza deve essere controbilanciata con quella di salvaguardare opere in corso di realizzazione e servizi indifferibili. In tali casi, perciò, la prosecuzione del contratto pubblico viene salvaguardata attraverso un provvedimento di carattere straordinario e temporaneo previsto dall’art. 32, comma 10, della Legge 114/2014. Nelle more delle decisioni del Prefetto il contratto si troverà sospeso, in una sorta di limbo, con l’impossibilità da parte della stazione appaltante di recedere o di proseguire nell’esecuzione dello stesso. Alla fine di una fase ricognitiva condotta in collaborazione con l’Anac, la stazione appaltante e le altre istituzioni eventualmente coinvolte, il Prefetto definirà la tipologia di misura gestionale ritenuta più idonea. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il “commissariamento” per finalità antimafia, sebbene sia uno strumento invasivo e complesso che presenta evidenti difficoltà gestionali</span><span style="font-weight: 400;">, ha il merito di impedire la paralisi aziendale che conseguirebbe alla semplice interdittiva antimafia, soprattutto nel caso la maggioranza dei contratti eseguiti dall’azienda siano di matrice pubblica. Ovviamente, occorre tenere presente che, sotto un profilo meramente temporale, la persistenza della misura è legata, oltre che all’esecuzione del contratto, alla vigenza del provvedimento interdittivo, dal cui esito (annullamento, accoglimento in via definitiva o aggiornamento) derivano conseguenze sullo stesso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I rimedi ideati dal legislatore, sopra brevemente descritti, hanno incontrato numerose problematiche applicative, frutto anche di una formulazione non sempre coerente con il nostro sistema giuridico nel suo complesso, ma lo sforzo congiunto di degli organi preposti e la collaborazione fattiva con la Magistratura ed il Ministero dell’Interno hanno consentito di dirimere dubbi interpretativi circa la portata della previsione normativa ed adottare soluzioni (soprattutto per l’ipotesi di straordinaria e temporanea gestione) in grado di garantire un’applicazione uniforme su tutto il territorio nazionale. Specialmente l’istituto del “sostegno e monitoraggio dell’impresa”, che verosimilmente nelle intenzioni del legislatore doveva costituire una mera formula residuale, si sta rivelando di grande efficacia nella prassi applicativa, in una sorta di </span><i><span style="font-weight: 400;">moral suasion </span></i><span style="font-weight: 400;">aziendale: l’Anac, infatti, si è fatta promotrice di un’interpretazione estensiva della norma, che ne ha consentito l’applicazione a casi nei quali sono stati coinvolti sia meri dirigenti aziendali, sia organi di amministrazione dell’impresa, sfruttando la maggiore flessibilità offerta dallo strumento giuridico rispetto alle altre ipotesi molto più incisive. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il “commissariamento”, quale presidio di legalità nelle imprese, rappresenta un significativo passo in avanti nella nuova stagione di contrasto alla corruzione inaugurata dalla legge Severino (L. 190/2012), proseguita con il D.Lgs. n. 33/2013 ed affinata, da ultimo, con il D.Lgs, n. 97/2016. Lo strumento, sebbene non si inserisca a pieno titolo tra quelli considerati di prevenzione, si pone a metà strada tra questi ultimi e le norme repressive previste dal codice penale. In tal senso i “commissariamenti” consentono un’anticipazione e un’alternativa alla risposta repressiva, consentendo che le condotte illecite non vengano portate ad ulteriori conseguenze, che sia salvaguardata l’occupazione e che il profitto non finisca nelle tasche dei rei.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lungi dal rappresentare la cura per tutte le distorsioni della </span><i><span style="font-weight: 400;">maladministration</span></i><span style="font-weight: 400;">, il nuovo istituto giuridico necessita di affinamento, sotto il profilo strettamente giuridico, e sperimentazione, sotto il profilo sostanziale. In tal senso occorre riconoscere la meritoria opera dell’Anac che in sinergia con il Ministero dell’interno, attraverso l’emanazione di linee guida, si è fatta garante di un’interpretazione uniforme e coerente col sistema giuridico nel suo complesso, a vantaggio di tutti gli attori coinvolti. La buona riuscita dell’operazione, come spesso accade nel nostro sistema, sarà frutto soprattutto dell’impegno degli operatori sul campo che con le loro azioni potranno consentire il ritorno “</span><i><span style="font-weight: 400;">in bonis</span></i><span style="font-weight: 400;">” delle aziende coinvolte e la salvaguardia dei posti di lavoro interessati dai provvedimenti.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;"><img class="alignnone" src="http://www.pmi.it/wp-content/uploads/2014/11/Responsabilita%CC%80-solidale-appalti.jpg" alt="" width="600" height="420" /> </span></p>
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		<title>La mappa della corruzione</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2017/07/la-mappa-della-corruzione/</link>
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		<pubDate>Fri, 07 Jul 2017 15:26:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Clemente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Anticorruzione]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinanza attiva]]></category>
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		<description><![CDATA[Le mappe non sono oggettive riproposizioni di un territorio, non sono copie della realtà, se fosse così le fotografie sarebbero il sistema migliore per orientarci, invece abbiamo bisogno di semplificare, di stilizzare, di scegliere alcuni dati geografici escludendone altri, dando rilievo a seconda dei nostri scopi a determinati particolari e non ad altri. &#160; Il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/07/mappe_monde_1755_lg.jpg"><img class="alignnone  wp-image-5901 aligncenter" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/07/mappe_monde_1755_lg-300x200.jpg" alt="mappe_monde_1755_lg" width="389" height="259" /></a></p>
<p>Le mappe non sono oggettive riproposizioni di un territorio, non sono copie della realtà, se fosse così le fotografie sarebbero il sistema migliore per orientarci, invece abbiamo bisogno di semplificare, di stilizzare, di scegliere alcuni dati geografici escludendone altri, dando rilievo a seconda dei nostri scopi a determinati particolari e non ad altri.</p>
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<p>Il sistema delle relazioni sociali ed economiche che governano le nostre vite è complesso almeno quanto il paesaggio naturale, se non di più, e orientarsi, capirne almeno a grandi linee i flussi principali è molto difficoltoso, come per le mappe geografiche anche qui c’è bisogno di semplificare, di scegliere una categoria significativa rispetto ai nostri scopi, evidenziando alcune parti e lasciando il resto come sfondo.</p>
<p>Questo è quello che ha fatto <em>Transparency International Italia</em> pubblicando una sorta di mappa interattiva del territorio italiano per monitorare e raccogliere i casi di corruzione apparsi sui media locali e nazionali segnalati dai cittadini.</p>
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<p>Questo ambizioso progetto chiamato <em><a href="https://www.transparency.it/monitoriamo/">Monitora</a> </em>risponde a due principali esigenze, la prima quella di sollecitare la partecipazione dei cittadini che possono segnalare notizie di cui sono venuti a conoscenza, la seconda assegnare un luogo preciso agli eventi di corruzione.</p>
<p><em>Monitora</em> per raggiungere e selezionare i suoi obiettivi utilizza un’interfaccia semplice e stilizzata, di immediata comprensione, non pretendendo certo di poter sviscerare la profondità e la rete implicata e dislocata a volte in tantissime parti del mondo che contraddistingue la corruzione.</p>
<p><em>Monitora </em>raggiunge velocemente il suo scopo riuscendo a fermare parte di quel flusso enorme di notizie fugaci e volatili che investono con la loro quantità e velocità la nostra attenzione che non può contenerle e memorizzarle tutte, e di conseguenza è utile dare loro un luogo ed un nome, un segno simbolico tangibile. Questo sistema rende la corruzione qualcosa di visibile e localizzato, e soprattutto trasforma i cittadini in sentinelle attive sul proprio territorio, responsabili e partecipi, uniti nell’intento comune di costruire una mappa utile per combattere il male endemico della corruzione.</p>
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<p>E si sa in battaglia le mappe sono importantissime.</p>
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