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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; India</title>
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		<title>Denunciare online: la nuova frontiera dell’anticorruzione</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2016 07:55:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Caggiano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Whistleblowing]]></category>
		<category><![CDATA[Anticorruzione]]></category>
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		<category><![CDATA[India]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/01/articolo1.png"><img class="alignleft  wp-image-4940" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/01/articolo1-300x161.png" alt="articolo1" width="454" height="243" /></a></p>
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<p>L’ India detiene nella classifica del “Corruption Perceptions Index”, pubblicata da Transparency International, il 76esimo posto. Per combattere questo fenomeno i paladini di Janaagraha, un’associazione no profit molto importante a livello nazionale, hanno creato “Ipaidabribe” una piattaforma online dove i cittadini possono denunciare atti di corruzione scoperti o di cui si è stati vittime. Il sito è composto di tre sezioni: “Ho pagato una tangente”, “Mi sono rifiutato di pagare” e “Ho incontrato un dipendente onesto”. In queste tre sezioni si ritrovano 70 mila storie di cittadini che in totale denunciano di aver elargito 35 milioni di dollari a funzionari pubblici corrotti. L’obbiettivo di questa iniziativa era sensibilizzare il governo a prendere misure contro la corruzione. Primo obiettivo raggiunto: il governo indiano nel 2011 ha approvato il WhistleBlowersProtectionAct e nel 2013 ha instituito la ”Lokpal” (un ente specializzato nella lotta alla corruzione). Ma con il passare del tempo è accaduta una cosa ancora più inaspettata: le segnalazioni su “Mi sono rifiutato di pagare” sono sensibilmente aumentate di pari passo con quelle su “Ho incontrato un dipendente onesto”. Cosa effettivamente è successo?<br />
Da sola l’autodenuncia può risultare sterile, ma 70 mila autodenunce online non sono un caso. Soprattutto in un paese come l’India dove, secondo una recente stima, 920 milioni di persone non possiedono un accesso ad internet. Quindi una denuncia così difficile da attuare e così ricercata rappresenta una forte voglia di cambiamento. Infatti denunciando un dipendente corrotto i cittadini hanno iniziato ad evitarlo a vantaggio del dipendente onesto che non chiede tangenti. Tutte queste informazioni condivise sul sito, tutte queste storie raccontate hanno aiutato altri cittadini. Una rivoluzione “silenziosa”, partita dal basso, grazie alla volontà di cittadini indiani coraggiosi e stufi di pagare tangenti a funzionari approfittatori. Tangenti assurde, che vengono pagate ogni giorno dalla popolazione indiana anche per le cose più semplici e pertanto più inaccettabili. Scorrendo il sito si può notare che molte, moltissime persone pagano tangenti per una registrazione del contratto matrimoniale, per un trattamento ospedaliero, per un passaporto e soprattutto alla polizia. Sì, strano ma vero, la polizia indiana, che di solito dovrebbe proteggere i cittadini, risulta non solo essere all’interno dell’elenco, ma prima della classe con il 15% di segnalazioni che la riguardano. Segno fortissimo questo di uno stato debole, non in grado di proteggere i cittadini e non in grado di proteggersi. Non bisogna dimenticare infatti che l’atteggiamento permissivo dei governi ha portato a creare un sommerso economico considerevole che danneggia in maniera sostanziale l’economia indiana. Questo non va assolutamente sottovalutato per il bene dell’economia ma soprattutto per il bene dei cittadini che ogni giorno vedono i propri risparmi volare via nel portafoglio di funzionari disonesti.</p>
<p>Per approfondire:</p>
<p>www.bbc.com/news/world-south-asia-13616123</p>
<p>www.ipaidabribe.com/</p>
<p>en.wikipedia.org/wiki/Janaagraha</p>
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		<title>L’uso dei media per combattere la corruzione: il sito indiano “I paid a bribe”</title>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2015 09:20:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sara Landi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Estero]]></category>
		<category><![CDATA[Anticorruzione]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[tangenti]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>

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		<description><![CDATA[Il successo iniziale del sito indiano “I paid a bribe” (ho pagato una mazzetta) supporta le speranze di chi crede che i media possano costituire una via per combattere la corruzione. Lanciato nell’Agosto 2010, il sito invita i cittadini a riempire un questionario online per dichiarare le circostanze in cui gli è stata richiesta una [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il successo iniziale del sito indiano “I paid a bribe” (ho pagato una mazzetta) supporta le speranze di chi crede che i media possano costituire una via per combattere la corruzione. Lanciato nell’Agosto 2010, il sito invita i cittadini a riempire un questionario online per dichiarare le circostanze in cui gli è stata richiesta una mazzetta, l’ammontare domandato e se infine hanno pagato o meno. La risposta in principio è stata molto positiva: chi denunciava di aver pagato 12000 rupie (circa 200€) per registrare un contratto d’affitto, chi 700 rupie (10€) per la verifica di una richiesta di passaporto. I primi sei mesi hanno registrato più di 5000 denunce, portando il sito ad ottenere ampia risonanza mediatica.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma due anni dopo il lancio, il traffico sul sito è drammaticamente precipitato e gli sponsor hanno iniziato a dubitare della sua utilità. Sebbene deprimenti, fallimenti come questo non sono così sorprendenti, date le difficoltà da affrontare per ottenere risultati nella lotta alla corruzione. La sfida più grande consiste nel persuadere le autorità a fare qualcosa quando le denunce verso un particolare luogo di lavoro sono elevate. L’assunto è che il potere della visibilità e la gogna mediatica a cui vengono sottoposti insieme alla forza delle proteste popolari costringano all’azione di governo. E infatti segnali positivi sono arrivati quando sono stati apportati alcuni cambiamenti nel settore burocratico e in quello dei trasporti pubblici.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, questi due casi appaiono gli unici esempi di interventi seguiti alle denunce online e le riforme sono state realizzate subito dopo la creazione del sito, quando l’attenzione pubblica era alta. L’esperienza di “I paid a bribe” dimostra proprio che serve un’enorme quantità di pubblicità per generare la pressione necessaria a far sì che le autorità intervengono.</p>
<p style="text-align: justify;">È la mancanza di risultati a spiegare il crollo degli utenti: perché perdere tempo ed energie per lamentarsi, se nulla cambia? Questo alimenta un circolo vizioso per cui minori riforme conducono a minori denunce, ma minori sono le denunce, meno le autorità sono spinte a prendere in mano la situazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Luoghi come questi possono aiutare a costruire una comunità anticorruzione che sia capace di applicare la pressione pubblica e politica richiesta per debellare il fenomeno: questo è più che sufficiente per giustificare lo sforzo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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