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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; Guido Stazi</title>
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		<title>La cultura del Whistleblowing – Parte 2</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2015 08:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Favero]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Come promesso lo scorso lunedì, riporto la seconda parte dei temi sviluppati dagli altri ospiti dell’evento: <em>La cultura del whistleblowing – “Un impegno civile ed etico per un’efficace lotta alla corruzione”</em><em>, che si è tenuto il 22 Ottobre 2015 </em>a Roma, più precisamente nella sede della Rai in Viale Mazzini, <em>(se vi siete persi la prima parte questo è il link: </em><a href="http://anticorruzione.eu/2015/10/la-cultura-del-whistleblowing-parte-1/" target="_blank">http://anticorruzione.eu/2015/10/la-cultura-del-whistleblowing-parte-1/</a><em>).</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dopo l’intervento di Salvatore Lo Giudice, è stato il turno dell’Avv. <strong>Francesca Palisi </strong>(Responsabile Ufficio Ordinamento Finanziario ABI) che ha esposto il punto di vista dell’Associazione Bancaria Italiana a proposito della regolamentazione della Banca d’Italia nel sistema di contrasto al crimine, con particolare riferimento allo strumento del whistleblowing. </em>La dott.ssa Palisi ha ricordato che, nel sistema bancario, le attività di whistleblowing sono parte del cosiddetto “sistema interno di segnalazione delle violazioni”. <em>Esso non mira solo a scovare fatti corruttivi, ma anche a segnalare all’interno dell’azienda qualsiasi violazione di norme a disciplina dell’attività bancaria. </em>La dott.ssa Palisi ha ricordato il “principio di proporzionalità”, in base al quale <em>non tutti i sistemi di segnalazione delle violazioni devono essere identici e standardizzati per tutte le realtà aziendali che decidono di dotarsi di questi sistemi, ma devono essere modellati in base alla concreta operatività, alle dimensioni, al business aziendali. Il canale di comunicazione delle segnalazioni deve essere specifico, autonomo ed indipendente. Ma quanto è affidabile la procedura? Si deve garantire la riservatezza e la protezione del segnalante. Il tutto si deve svolgere in maniera tempestiva e non è detto che alla chiusura delle indagini, il segnalante debba essere avvisato dell’operazione. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ultimo elemento importante è l’informazione e la formazione delle persone all’interno dell’azienda affinché siano in grado di capire cosa e come segnalare atti illeciti. Molte sono le banche che hanno al loro interno moduli di segnalazione, ma dal 1 Gennaio lo dovranno avere tutte per legge.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Intervento interessante è stato quello di <strong>Aristide Police</strong>, professore ordinario di diritto amministrativo e direttore master in anticorruzione all’Università di Roma Tor Vergata, </em>che ha riferito dell&#8217;impatto delle attività di whistleblowing sugli appalti pubblici. Una prima variabile rilevante riguarda l&#8217;autore della segnalazione, e il modo in cui questa viene effettuata, se in modo anonimo oppure no. Poi, rileva chi sia il destinatario della comunicazione<em>. </em>Per ultimo, vi è l’oggetto della comunicazione, che può riferirsi a una condotta che è illecito penale, oppure un illecito erariale, oppure amministrativo, o altro. <em>E per questo occorre individuare un elemento o trovare una chiave di lettura in un fenomeno cosi frammentato. Qual è questa chiave? Per Police, essa è la ratio di questo istituto, ovvero la trasparenza dei processi decisionali. Il whistleblowing non è una denuncia, non è una spiata, ma una forma di testimonianza di un processo decisionale, la cui visibilità non è consegnata a documenti scritti, ed è l’alto braccio della trasparenza.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>L’Avv. Generale <strong>Nello Rossi </strong>ci parla di come il tema del whistleblowing si inserisca nel nostro ordinamento.</em> Per farlo utilizza una metafora “agricola”, affermando che ci vorrebbe un agronomo, perché il whistleblowing è una “pianta” nata in un altro clima e sotto un altro cielo, che ora stiamo tentando d’ innestare sul tronco del nostro ordinamento. <em>Gli innesti sono operazioni delicate, e nel caso in questione vi sono 3 fattori di difficoltà: il regime delle denunce consegnato dal diritto penale classico; il nostro ordinamento esibisce un netto sfavore contro le denunce anonime ed il grado in cui è possibile cautelare la riservatezza del denunciante. L’articolo 333 comma 3 del codice penale (Link all’articolo: </em><a href="http://www.brocardi.it/codice-di-procedura-penale/libro-quinto/titolo-ii/art333.html" target="_blank">http://www.brocardi.it/codice-di-procedura-penale/libro-quinto/titolo-ii/art333.html</a><em>) afferma che delle denunce anonime non può essere fatto alcun uso in sede penale. Certamente poi la giurisprudenza ha mitigato il rigore di questa affermazione andando a considerare coloro che producono informazioni specifiche e che possono essere uno stimolo per attività di ricerca. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Sergio Sottani</strong></em><em> (Procuratore Capo Procura della Repubblica di Forlì) analizza le modalità di denuncia per il whistleblower, avendo molta esperienza soprattutto pratica, sul campo. Il whistleblowing è una nuova forma per introdurre più notizie di reato? Se inteso in questo modo allora sarebbe una norma sbagliata. Come sappiamo, la norma vale solo per soggetti di ente pubblico e non per privati. Deve essere esteso. Ma anche senza questo istituto c’è trasparenza nelle imprese? Certamente sì.</em></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultimo a prendere la parola è il <em>Dottor <strong>Guido Stazi</strong> (Segretario Generale Consob). Considera l’impatto dell’evoluzione normativa in tema di prevenzione e contrasto alla corruzione, anche in questo caso con particolare riferimento all’istituto del whistleblowing. Già nel diritto romano c’era l’idea che “colui che agisce nell’interesse dello Stato, agisce anche per se stesso”. Nel periodo della guerra di secessione americana (la cosiddetta Guerra Civile), c’era il problema del dilagare della corruzione nelle forniture militari, quindi chi denunciava veniva premiato con una quota che andava tra il 15% ed il 25% delle somme che si riuscivano a recuperare dal sanzionamento. </em>Il whistleblowing, in altri termini, ha radici antiche. Infine, il Dottor Stazi <em>conclude affermando che in Italia, come sappiamo, ancora non è prevista l’incentivazione economica per il whistleblowing rispetto invece all’America ed Inghilterra che già l’adottano. Ci dobbiamo adeguare. (qui potete trovare i vari premi economici assegnati in America: </em>http://anticorruzione.eu/2015/10/lamerica-premia-i-whistleblowers/<em>).</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Chiudo l’articolo dell’evento ringraziando l’Avv. <strong>Daniela Condò</strong>, organizzatrice del convegno e Tutor Master in Anticorruzione all’Università di Roma Tor Vergata.</em></p>
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		<title>La cultura del whistleblowing &#8211; Parte 1</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2015 09:08:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Favero]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/10/IMG_2863.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4275" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/10/IMG_2863-300x224.jpg" alt="IMG_2863" width="300" height="224" /></a>Il 22 Ottobre 2015, a Roma, più precisamente nella sede della Rai in Viale Mazzini, si è svolto l’evento: <em>La cultura del whistleblowing – “Un impegno civile ed etico per un&#8217;efficace lotta alla corruzione”</em> (<a href="http://anticorruzione.eu/2015/10/4094/" target="_blank">http://anticorruzione.eu/2015/10/4094/</a>) al quale abbiamo partecipato. L’incontro si è svolto in questo modo: i saluti iniziali di <strong>Monica Maggioni</strong> (Presidente Rai) e del Rettore dell’Università Tor Vergata <strong>Giuseppe Novelli</strong>. Successivamente <strong>Raffaele Cantone</strong> (Presidente ANAC) ha fatto una breve relazione. Dopodiché è iniziato il dibattito alla tavola rotonda con una moltitudine di ospiti: <strong>Giuseppe Bottillo</strong> (Comandante Nucleo Speciale Polizia Valutaria Guardia di Finanza); <strong>Gianfranco Cariola</strong> (Direttore internal auditing e Responsabile Anticorruzione e Trasparenza Rai); <strong>Claudio Clemente</strong> (Direttore Unità di Informazione Finanziaria Banca d’Italia<strong>); Salvatore Lo Giudice</strong> (Direttore Affari Legali e Societari Rai); <strong>Francesca Palisi</strong> (Responsabile Ufficio Ordinamento Finanziario ABI); <strong>Aristide Police</strong> (Professore Ordinario di Diritto Amministrativo e Direttore Master in Anticorruzione Università degli studi di Roma Tor Vergata); <strong>Nello Rossi</strong> (Avvocato Generale presso la Corte di Cassazione); <strong>Sergio Sottani</strong> (Procuratore Capo Procura della Repubblica di Forlì) ed infine <strong>Guido Stazi</strong> (Segretario Generale Consob). Le considerazioni conclusive di tutto l’evento sono state affidate al Professore Ordinario di Economia Politica e Direttore del Master in Procurement Management all’Università di Roma Tor Vergata <strong>Gustavo Piga</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie al grande numero di onorevoli ospiti possiamo dire che sono usciti fuori concetti in tema whistleblowing molto interessanti ed alcune domande in merito che cercano ancora risposta, come ad esempio: è giusto ricompensare i whistleblowers o essendo un dovere quello della segnalazione non ha bisogno di nessun premio? Si devono prendere in considerazione i segnalatori anonimi oppure si scartano già in partenza?</p>
<p style="text-align: justify;">Del discorso di Monica Maggioni e Raffaele Cantone potete leggere su questo link (<a href="http://www.regione.vda.it/notizieansa/details_i.asp?id=227970" target="_blank">http://www.regione.vda.it/notizieansa/details_i.asp?id=227970</a>)</p>
<p style="text-align: justify;">Mi vorrei soffermare di più su tutti gli altri ospiti. Il moderatore della tavola rotonda, <strong>Cucuccio Filippo</strong> (Direttore Generale ANSPC – Associazione Nazionale per lo studio dei Problemi di Credito) prima di iniziare il dibattito ha tirato fuori alcuni dati sconfortanti che ci servono a capire in che contesto viviamo. L’Italia si classifica, secondo il Word Economic Forum, al 106esimo posto su 144 Nazioni considerate per quanto riguarda l’indice di competitività globale e gli aspetti della legalità. Transparency International ci ricorda che siamo quasi in cima classifica della corruzione in Europa, veniamo dopo Grecia e Bulgaria. Siamo al terzo posto. Per quanto riguarda la percezione della criminalità organizzata, secondo studi condotti dalla Banca d’Italia, risulta che la percezione del rischio di criminalità economica per le imprese è pari al 30%. Cioè il 30% delle imprese sente come motivo inibitorio della propria attività, sviluppo, la presenza di una criminalità organizzata sul proprio territorio. Al sud la percentuale sale al 40%.</p>
<p style="text-align: justify;">Intervento interessante è stato quello del Generale <strong>Giuseppe Bottillo</strong>, il quale ci ha ricordato che il tema della corruzione è una questione culturale. Ha completamente ragione. Il Rettore dell’Università Tor Vergata <strong>Giuseppe Novelli</strong> raccontava che Hong Kong era, fino a poco tempo fa, un luogo con altissimo tasso di corruzione. Il problema si è completamente, o quasi, risolto grazie ad un intervento proprio sulla cultura, partendo dalle scuole. Il primo fenomeno di whistleblowing, afferma poi il Generale, è avvenuto in America durante la guerra d’indipendenza a proposito della corruzione che avveniva nella fornitura delle armi. Le forniture militari sono un classico caso in cui c’è un livello di segretezza altissimo, quindi diventa difficile poter verificare se c’è qualcuno che gestisce delle rendite illecite. La corruzione aumenta all’aumentare del grado di monopolio, di segretezza, discrezionalità e diminuisce in relazione al grado di accountability, la capacità di rendere conto.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel suo intervento di <strong>Gianfranco Cariola</strong> ci ha spiegato che il whistleblowing viene usato come strumento fondamentale di gestione e controllo interno in Rai. Il management deve usarlo per poter gestire in maniera corretta le attività. La segnalazione deve essere vista non come uno strumento repressivo, ma di gestione interna. Il whistleblowing diventa, quindi, un’informazione utile ai managers. Ci ha raccontato che mentre camminava per Milano, guardando la facciata di un palazzo in ristrutturazione, c’era un grande cartello con un numero telefonico impresso. S’invitavano i passanti a contattare quel numero nell’ipotesi in cui un operaio lavorasse in assenza di dispositivi di sicurezza. Ecco un esempio pratico che permette a chiunque di trasformarsi in controllori interni all’azienda. Ma qui però nasce un problema. Questo sistema di chiamata telefonica, probabilmente, permette al segnalatore di rimanere anonimo. Lo possiamo accettare? Credo che facilmente la segnalazione può essere strumentalizzata e per questo non può essere presa in considerazione se fatta da anonimi, ma probabilmente si dovrebbe analizzare caso per caso. Cioè se abbiamo di fronte una segnalazione anonima ma che dà informazioni precise, verificabili e concordanti, come dice Gianfranco Cariola, allora ha senso che su questa segnalazione si faccia un’istruttoria. Inoltre Cariola ci dice che la segnalazione, in alcuni casi, fa scattare anche degli obblighi verso l’autorità giudiziaria se a riceverla è un soggetto che riveste la qualifica di incaricato di pubblico servizio.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’intervento di <strong>Claudio Clemente</strong> si è analizzato come lo strumento del whistleblowing si inserisce nel sistema delle s.o.s. (segnalazioni ed operazioni sospette) e nel sistema del riciclaggio economico. Uno degli strumenti dell’anticorruzione è la segnalazione all’interno della Pubblica Amministrazione ed uno dei reati più comuni è legato proprio alla corruzione. Contrastando il riciclaggio, cioè il flusso di denaro che serve a corrompere i soggetti pubblici, si aiuta a contrastare la corruzione. La quarta direttiva antiriciclaggio aggiunge alle s.o.s. anche segnalazioni da parte di operatori interni, pubblici o privati, di comportamenti che violano le norme di antiriciclaggio (<a href="http://www.compliancenet.it/iv-direttiva-europea-antiriciclaggio-e-contro-il-finanziamento-del-terrorismo-testo-definitivo-in-italiano-e-inglese-6-giugno-2015" target="_blank">http://www.compliancenet.it/iv-direttiva-europea-antiriciclaggio-e-contro-il-finanziamento-del-terrorismo-testo-definitivo-in-italiano-e-inglese-6-giugno-2015</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">L’Avvocato <strong>Salvatore Lo Giudice</strong> ha trattato il momento in cui un’azienda viene colpita da indagini giudiziarie. L’azienda deve certamente collaborare con le autorità giudiziarie, le quali hanno comunque i mezzi per fare tutto quanto in loro potere, ma deve inoltre prevenire, rilevare e porre rimedio. Il legislatore deve disciplinare la fase più complessa, il rapporto tra impresa ed autorità giudiziaria nel momento in cui l’indagine giudiziaria ha inizio. La segnalazione dove incide? Proprio nel momento del rilevare.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel prossimo articolo tratteremo i temi sviluppati dagli altri ospiti.</p>
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