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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; giovani</title>
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		<title>NOi contro la corruzione torna a scuola</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Mar 2018 15:14:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Clemente]]></dc:creator>
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<p style="text-align: center"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2018/03/AAEAAQAAAAAAAA2HAAAAJDczMTE1MzQyLTQ5MzctNGYxYS05ZTczLTVhODMxOTVhZTg1Nw.jpg"><img class="alignnone  wp-image-6543" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2018/03/AAEAAQAAAAAAAA2HAAAAJDczMTE1MzQyLTQ5MzctNGYxYS05ZTczLTVhODMxOTVhZTg1Nw-300x161.jpg" alt="AAEAAQAAAAAAAA2HAAAAJDczMTE1MzQyLTQ5MzctNGYxYS05ZTczLTVhODMxOTVhZTg1Nw" width="399" height="214" /></a></p>
<p>Venerdì 9 marzo torniamo a scuola, nel senso reale del termine NOi contro la corruzione saremo a Torino insieme a Transparency Italia presso l’Istituto di Istruzione Superiore “Avogadro” in Corso S. Maurizio 8 per presentare un nuovo progetto,  cioè la sezione junior del nostro sito, aperto a studenti, professori e dirigenti scolastici.</p>
<p>La lotta alla corruzione parte dalla formazione e soprattutto dalla partecipazione di chi con le proprie mani vuole costruire il proprio futuro, restate aggiornati con noi.</p>
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		<title>L&#8217;Educazione Anticorruzione in Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jun 2017 18:26:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Clemente]]></dc:creator>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi in una caldissima giornata di inizio estate tra il traffico dei turisti della Capitale si è tenuta a Montecitorio una bellissima conferenza sull’educazione all’anticorruzione, strumento di prevenzione e promozione della cittadinanza attiva.</p>
<p>La conferenza è iniziata con le parole dei Deputati Eleonora Cimbro e Michele Nicoletti che hanno presentato il rapporto <em>Youth Against Corruption</em> dell’assemblea del <em>Consiglio d’Europa</em> in cui emerge la necessità di una strategia a lungo termine che intervenga sull’educazione dei giovani per penetrare nella cultura di una società, facendo sviluppare quegli anticorpi fatti di etica ed educazione che possono prevenire la corruzione, e a tal fine l’istruzione riveste un ruolo fondamentale.</p>
<p>Alla conferenza ha preso parte anche Virginio Carnevali Presidente di <em>Transparency International Italia</em> che ha fatto notare quanto la corruzione sia la nuova arma delle Mafie, capace più della violenza esplicita di far ottenere risultati e alleanze, e di come purtroppo il danno pubblico prodotto dalla corruzione non venga avvertito come grave e tangibile nonostante sia qualcosa che si ripercuote negativamente su di tutti, specialmente sugli strati più deboli della popolazione, creando un danno incalcolabile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In seguito Paolo Sciascia Dirigente MIUR e Nicoletta Parisi Consigliere ANAC hanno presentato la <em>Carta d’Intenti</em> che vede la partecipazione del MIUR, dell’ANAC, del DNA e dell’ANM.</p>
<p>La Carta della durata di tre anni, partita nel 2015, intende proporsi l’obiettivo di sviluppare una sinergia tra le istituzioni per diffondere l’arma della prevenzione, sempre più consapevoli di quanto questa sia più efficace della semplice repressione e dell’azione di una Magistratura satura oltre ogni limite di lavoro.</p>
<p>La prevenzione parte soprattutto dall’istruzione e proprio per questo alla conferenza hanno preso parte i dirigenti e gli insegnanti di istituti scolastici che da Nord a Sud si sono contraddistinti per pratiche di educazione all’anticorruzione innovative e lungimiranti come il <em>Progetto Erasmus+</em>, pratiche che mostrano quanto davvero la scuola possa e debba essere la forgiatrice di buone coscienze.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La conferenza si è conclusa con una tavola rotonda tenuta da Edoardo Clienti Segretario Generale <em>Associazione Nazionale Magistrati</em>, Gherardo Colombo ex Magistrato ed esperto di educazione alle regole per bambini e ragazzi e la Giornalista di <em>Repubblica</em> Federica Angeli.</p>
<p>Ancora una volta è emersa l’esigenza di un sistema che non si affidi alla sola difesa prodotta dalla repressione ma che sappia intaccare alla radice il problema, diffondendo modelli culturali virtuosi che partano dalla scuola fino all’educazione dei futuri politici, consapevoli che la corruzione toglie cittadinanza a tutti, ci rende sudditi creando una società verticale dove i diritti e soprattutto i doveri costituzionali che garantiscono la nostra uguaglianza vengono costantemente calpestati.</p>
<p>In conclusione è la cultura, lo sviluppo di un’etica della legalità che parta dal basso, dai cittadini comuni, dalle piccole cose, l’unica arma che col tempo può dare risultati. Certo tutto questo è molto lento ma è l’unico modo a lungo termine per vincere questa logorante battaglia legale e soprattutto culturale in cui è in gioco il nostro vivere civile.</p>
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		<title>Le regole del gioco</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2015 06:49:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgia Filippucci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Maggio 2012. Primo anno di università, primi esami. Nuovo modo di vedere i libri, i corsi, gli insegnanti. Diversa percezione della propria formazione e della propria crescita. L’università ti fa rendere conto di tante cose. Innanzitutto, rispetto al liceo, tutto acquisisce una dimensione più individualistica. Inizi a percepire davvero di essere solamente un pesciolino in [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Maggio 2012. Primo anno di università, primi esami. Nuovo modo di vedere i libri, i corsi, gli insegnanti. Diversa percezione della propria formazione e della propria crescita. L’università ti fa rendere conto di tante cose. Innanzitutto, rispetto al liceo, tutto acquisisce una dimensione più individualistica. Inizi a percepire davvero di essere solamente un pesciolino in un mare di altri pesci e, con intensità più o meno grande,inizi a prendere coscienza di chi sei ma soprattutto di chi vuoi essere. Inoltre, quando uno studente esce dalla scuola secondaria, necessariamente si trova a doversi staccare da tutto ciò che la scuola di per sé rappresenta. Infanzia, adolescenza, spensieratezza, mancanza di responsabilità, leggerezza, non considerazione delle conseguenze. Ma “è giusto”? (non amo l’aggettivo in questione. Il suo uso implica una serie di premesse e assunzioni che complicherebbero il discorso). “Giusto” si, fino ad un certo punto.</p>
<p style="text-align: justify;">Maggio 2012. Primo anno di università. Primi esami. A Tor Vergata, gli esami sostenuti da un numero molto elevato di studenti si svolgono nelle aule più grandi. L’esame di microeconomia era uno di quelli. Aula Magna, nello specifico. Il professore prima di farci entrare ci chiede il libretto universitario, dove sono indicati tutti i nostri dati, nonché la nostra foto. Verifica attentamente la corrispondenza dei nostri volti con quelli sul libretto con fare autoritario. Ricordo ancora lo stato di ansia che qualcosa potesse andare storto, nonostante fosse assolutamente irreale: insomma, il nome ed il cognome erano quelli per forza! L’assistente del professore ci fa sedere a due posti di distanza l’uno dall’altro, a file alternate in modo da stare abbastanza lontani. L’aula si riempie. Il Professore, con calma e una solennità mai vista prima, forte del rispetto e dell’attenzione dei suoi studenti, prende il microfono in mano.</p>
<p style="text-align: justify;">“Bene ragazzi. Le regole del gioco”.</p>
<p style="text-align: justify;">10 minuti, se non di più, che non scorderò mai. Gli occhi degli studenti fissi sul professore con la stessa intensità delle lezioni. Orecchie <em>appizzate</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Etica. Integrità. Trasparenza. Onestà</em>. Come è possibile immaginare, il fil rouge e il messaggio erano “Non copiate”. Ma a differenza degli altri moniti a non copiare, questa volta il professore puntava alla nostra intelligenza. E un po’ sicuramente ai nostri sensi di colpa. Copiare, far copiare è ingannare. Ingannare il professore, gli altri studenti, se stesso e alla fine dei conti, il sistema. Noi siamo cittadini del mondo e in primis della società. Miriamo a far funzionare le cose; ci aspettiamo di trovare un buon lavoro e magari ben retribuito. Vogliamo rispetto, gratificazioni, senso di appartenenza; vogliamo avere ciò che pensiamo di meritarci e, a tal fine, tutto deve funzionare in modo adeguato. E fin qui tutto ok. Le cose cambiano quando siamo i primi a far si che le cose non vadano nel verso giusto. “Ma che sarà mai? È solo un esame!” si certo.. con la stessa logica con cui si ruba “una cosa di poco valore alla fine” oppure quando si truffa qualcuno pensando: “per una volta che sarà mai”. Quella volta non sarà la sola, però.</p>
<p style="text-align: justify;">E così, la scuola diventa la prima maestra di disonestà. Perché è vero, a scuola è normale copiare! Due studenti su tre copiano e l’83% degli adolescenti non li condanna (Marcello Dei, 2011).</p>
<p style="text-align: justify;">Immediata è l’associazione con gli inganni tra i banchi di scuola e la corruzione nelle grandi opere. Chi copia passa avanti ai colleghi onesti esattamente come chi vince un appalto grazie alle mazzette. Chi fa copiare, lo fa per non essere emarginato dagli altri, per non essere additato come il “secchione” di turno. E anche qui, chi passa il compito, lo dovrebbe passare a tutti in modo da essere corretto, non solo al gruppetto di amici. Il passo all’assegnazione di appalti ad amici e parenti è breve.</p>
<p style="text-align: justify;">Nasciamo, cresciamo, apparteniamo ad una collettività. Partiamo dai banchi di scuola e si presuppone che prima o poi occuperemo le fila e saremo parte attiva della società.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho apprezzato molto il discorso di quel professore, il giorno dell’esame. Noi siamo ragazzi, è vero. Ma siamo ormai grandi per avere delle idee e per essere portatori di valori. Quel professore sapeva che, in quel contesto, nonostante universitario, c’era la concreta possibilità e tentazione di copiare. Ed in questo c’è sicuramente qualcosa di sbagliato.</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Poniamo come massima incontestabile che i primi impulsi naturali sono sempre buoni: non esiste alcuna forma di perversità originaria nel cuore umano; non vi si trova un sol vizio di cui non si possa dire come e perché vi sia penetrato. La sola passione naturale nell’uomo è l’amore di sé o amor proprio in senso lato. Questo amor proprio […] è per natura eticamente neutro, ma diventa buono o cattivo per i modi e per le circostanze in cui viene applicato.</em>”</p>
<p style="text-align: justify;">Russeau (Emilio, 1762) già al suo tempo ci suggeriva una cosa molto importante: l’uomo è naturalmente buono ma la società lo corrompe. Inoltre Rousseau ritiene impossibile un’educazione pubblica che si rispetti, all’interno di una società corrotta. E sono queste le basi al suo trattato di pedagogia. Un trattato in cui spiega a chiare parole al suo allievo che “l’ignoranza non ha mai fatto del male. Che solo l’errore è funesto. Che l’uomo non si smarrisce per ciò che non sa, ma per ciò che crede di sapere”(Emilio, p.210, 1762).</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente dobbiamo considerare il fatto che le critiche di Rousseau erano indirizzate all’organizzazione della società del suo tempo, nei suoi valori dominanti: assenza di libertà, disuguaglianza economica, sociale e morale.</p>
<p style="text-align: justify;">Permettetemi di dire che non trovo molte differenze con l’attuale situazione della società in cui viviamo. E i ragazzi vivono e crescono con questi valori. Non trovano nessun male nel copiare, nell’ingannare, nel truffare. La scuola è ormai arresa alla cultura del consumo, allo sprezzo delle regole e il tutto in un clima di tolleranza che smentisce il principio di autorità, svuota il senso della cittadinanza, mina il rispetto della legalità. Con la benedizione di tutti: genitori, insegnanti ed intellettuali. “Copiare per diventare cattivi cittadini”. (Marcello Dei, 2011)</p>
<p style="text-align: justify;">Seguendo il ragionamento di Rousseau, quando nasciamo l’educazione ci viene impartita da tre maestri di vita: dalla natura, dagli uomini,dalle cose. Quella della natura consiste nello sviluppo interno delle nostre facoltà e dei nostri organi; quella degli uomini c’insegna a fare un certo uso di facoltà e organi così sviluppati; l’acquisto di una nostra personale esperienza mediante gli oggetti da cui riceviamo impressioni è l’educazione delle cose. Tra queste tre, solo l’educazione degli uomini può essere controllata. Ma “chi mai può sperare di controllare interamente discorsi ed azioni di tutti coloro che vivono intorno a un fanciullo?” (p. 9)</p>
<p style="text-align: justify;">L’ideale sarebbe che gli insegnamenti vertessero tutti sugli stessi punti e tendessero agli stessi fini. Ma, per l’appunto, è una situazione ideale.</p>
<p style="text-align: justify;">Troppi esempi sbagliati, troppe persone sbagliate ed ecco che la società è marcia.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure c’è ancora qualcuno che ci spera; c’è ancora qualche insegnante che  prova a imprimere nella mente e nell’animo degli studenti una coscienza etica e personale più profonda. Ma questa dovrebbe essere la normalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Ringrazierò sempre quel discorso e quel professore. Eticità, trasparenza, onesta. Sono questi i valori di cui mi faccio portatrice e che auspico alle nuove generazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Il sistema si cambia dal basso</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2015 08:22:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Frontespezi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/03/progetti-ecosostenibili-scuola-candidature-premio-non-sprecare-2014-2-420x390.jpg"><img class="alignleft  wp-image-1819" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/03/progetti-ecosostenibili-scuola-candidature-premio-non-sprecare-2014-2-420x390-300x278.jpg" alt="progetti-ecosostenibili-scuola-candidature-premio-non-sprecare-2014-2-420x390" width="216" height="200" /></a>Crediamo fermamente che il ribaltamento del sistema corrotto in cui viviamo possa avvenire tramite una presa di coscienza da parte di chi costituirà la società civile del futuro, di chi è di mente aperta e non ancora radicato nei meccanismi inerti del nostro sistema: i <strong>giovani</strong>.</p>
<p>E siamo contenti di sapere di non essere gli unici.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2013 l’associazione Libertà e Giustizia ha ideato l’iniziativa <a href="http://www.piccoloatlantedellacorruzione.it/wordpress/">Piccolo atlante della corruzione</a>, in collaborazione con il Miur, l’Anac, l’Anm, l’Università di Pisa e Repubblica.it. Il progetto è indirizzato alle scuole secondarie di 2° grado, che scelgono di aderire volontariamente partecipando con una o più classi. Al termine della prima edizione, nella quale sono stati coinvolti 5 licei del Lazio, è stata deliberata l’estensione del progetto a livello nazionale, ricevendo l’adesione per la seconda edizione di 15 scuole superiori provenienti da Lazio, Lombardia e Campania.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni classe partecipante segue un percorso di approfondimento e di analisi delle tematiche relative alla corruzione al termine del quale realizza il “piccolo atlante”, interamente a cura degli studenti, affiancati nel lavoro non solo dai propri docenti ma anche da un team di esperti in materia.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima fase del lavoro, dopo un ampio indottrinamento sui principali aspetti del fenomeno corruttivo, consiste nel formulare un questionario che viene successivamente somministrato in forma anonima ai cittadini che risiedono o lavorano nel quartiere della scuola, con lo scopo di indagare la generale percezione del fenomeno e di mapparne le eventuali manifestazioni nella zona circoscritta.</p>
<p style="text-align: justify;">In un secondo momento vengono analizzati casi concreti avvenuti nel territorio di riferimento della scuola con il sostegno di un magistrato e un giornalista e si redige una relazione corredata dei relativi atti giudiziari e rassegna stampa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tutto viene infine inserito nell’Atlante, arricchito dei commenti, racconti e pensieri personali degli studenti, e infine pubblicato.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto mira quindi non solo ad avvicinare i ragazzi al tema della corruzione, ma anche alla sensibilizzazione dell’intero contesto sociale in cui la scuola si inserisce; in questo modo si apre un dibattito sul fenomeno da cui scaturisce una maggiore comprensione e, partendo dagli studenti, dalle loro famiglie, dagli insegnanti, si arriva a coinvolgere l’intera società civile, creando così un circolo potenzialmente virtuoso che porta alla consapevolezza del problema e magari alla sua risoluzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo motivo accanto alle consuete lezioni seguite tra i banchi di scuola è importante che gli studenti siano guidati nella comprensione del fenomeno corruttivo attraverso questo tipo di esperienze, meno didattiche ma che sicuramente arricchiscono più di qualsiasi nozione imparata a memoria, perché insegnano a confrontarsi con un problema reale e soprattutto a riconoscerlo come tale capendo l’importanza di sconfiggerlo, in modo che i cittadini del domani siano fermamente schierati tra gli onesti che contrastano la corruzione.</p>
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