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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; gestione del territorio</title>
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		<title>Acqua: le perdite sono inversamente proporzionali agli investimenti</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Sep 2017 09:53:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Clemente]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Continuiamo la nostra rassegna sul tema della gestione dell’acqua in particolare soffermandoci sul tema degli investimenti. &#160; «Non si riesce a spendere tutto quello che si stanzia: il tasso di realizzazione degli interventi finanziati nel 2014 è stato dell&#8217;81,5%, mentre nel 2015 è sceso al 78 per cento. Poi la morosità. Scrive Claudio Gatti, [&#8230;]]]></description>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Continuiamo la nostra rassegna sul tema della gestione dell’acqua in particolare soffermandoci sul tema degli investimenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Non si riesce a spendere tutto quello che si stanzia: il tasso di realizzazione degli interventi finanziati nel 2014 è stato dell&#8217;81,5%, mentre nel 2015 è sceso al 78 per cento.</p>
<p>Poi la morosità. Scrive Claudio Gatti, su Il Sole 24 ore del 7 settembre 2017, alle pagine 1 e 5, che  secondo uno studio di Utilitalia, la federazione delle aziende operanti nel settore idrico ed energetico, nel 2012 (ultimo anno disponibile) i cosiddetti &#8220;crediti scaduti&#8221;, ovvero le bollette inevase, rappresentavano il 47% del fatturato dei gestori, pari a circa tre volte gli investimenti realizzati a valere sulla tariffa nel 2on. Risultato: sempre secondo Utilitalia, «<em>il tasso annuo di rinnovo delle reti è mediamente pari a 11,8%»</em>. Ogni anno vengono cioè sostituiti mediamente 3,8 metri per ogni chilometro di rete, un ritmo che implica un ciclo di sostituzione completa della rete di ben 250 anni. «<em>Chi si intende di cambiamento climatico pronostica una frequenza sempre maggiore di situazioni come quella che abbiamo avuto quest&#8217;anno, e quindi un&#8217;alterazione permanente del ciclo dell&#8217;acqua</em>», sostiene il professor Massarutto. «<em>E chi è sempre stato abituato a usare acqua con larghezza si troverà m maggiore difficoltà nel momento in cui ce ne sarà meno del solito</em>».»</p>
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		<title>Acqua il ciclo idro-illogico</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Sep 2017 13:14:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Clemente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
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		<description><![CDATA[La cattiva gestione del territorio crea inefficienze sistemiche specie nella gestione delle risorse naturali, in particolare dell’acqua, bene spesso dato per scontato, ma mai come questa estate di siccità ci siamo resi conto invece di quanto sia fragile e prezioso e quanto difficile sia la questione legata alla sua gestione da parte della politica e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/cilento.jpg"><img class="  wp-image-6084 aligncenter" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/cilento-300x167.jpg" alt="cilento" width="533" height="297" /></a></p>
<p>La cattiva gestione del territorio crea inefficienze sistemiche specie nella gestione delle risorse naturali, in particolare dell’acqua, bene spesso dato per scontato, ma mai come questa estate di siccità ci siamo resi conto invece di quanto sia fragile e prezioso e quanto difficile sia la questione legata alla sua gestione da parte della politica e della Pubblica Amministrazione.</p>
<p>Per descrivere la situazione attuale appare vera più che ma l’incisiva metafora della gestione dell’acqua come ciclo idro-illogico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Marco Petitta, anche lui professore di Idrogeologia della Sapienza e vicepresidente dell&#8217;Associazione internazionale degli idrogeologi, concorda pienamente e parla di «<em>ciclo idro-illogico</em>». «<em>In Italia il combinato di qualità e quantità delle risorse è buono. E dalla metà dell&#8217;8oo alla metà del 900 sono stati fatti molti investimenti. Ma negli ultimi 30/40 anni, oltre a vivere di rendita, abbiamo fatto di tutto per dilapidare quel patrimonio»</em>, aggiunge Andrea Mangano, ingegnere idraulico che ha amministrato svariate aziende del settore.</p>
<p>La demagogia – scrive Claudio Gatti, su Il Sole 24 ore del 7 settembre 2017, alle pagine 1 e 5 &#8211; paga per chi la predica e costa per chi se la beve. Come l&#8217;acqua: d<em>al &#8217;54 al &#8217;68 investito lo 0,24% del Pil, poi il crollo allo 0,15%, molto sotto il necessario.</em></p>
<p>In questi giorni si parla molto dello straordinario costo, economico e umano, che il nostro Paese sta pagando da decenni pervia del vuoto strategico in campo sismico e idrogeologico ma, pur non avendo fatto vittime, l&#8217;immobilismo demagogico sta causando gravi danni anche sul fronte idrico.</p>
<p>Per capirlo c&#8217;è voluta la siccità di quest&#8217;anno, con la richiesta dello stato di calamità da parte di molte Regioni, con la Capitale in stato di quasi-razionamento idrico. Da un&#8217;inchiesta de II Sole 24 ore emerge che questi problemi non vanno attribuiti all&#8217;eccezionalità della situazione meteorologica bensì alle scelte &#8211; o non-scelte &#8211; fatte e reiterate per decenni da politici e amministratori.</p>
<p>Lo sostengono tutti gli esperti del settore.</p>
<p>Ma soprattutto lo attestano i numeri (oltre che le sanzioni europee).</p>
<p>«<em>Bisogna lavorare in tempo di pace, per esser pronti quando scoppia la guerra. Ma se prima tè ne freghi, una volta scoppiata la guerra emergono solo scenari pericolosi o dibattiti fuorvianti e sterili polemiche politiche</em>», dice Roberto Mazza, idrogeologo dell&#8217;Università la Sapienza di Roma. »</p>
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		<title>La sete di denaro prosciuga gli acquedotti</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Sep 2017 19:52:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Clemente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
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		<description><![CDATA[La gestione del territorio, la cura e lo sfruttamento responsabile delle sue risorse è un tema di vitale importanza per la politica e la Pubblica Amministrazione, ma molto spesso a causa di cattiva organizzazione, di scarsa lungimiranza si compiono sprechi e sperperi di denaro che uniti a un cattivo sfruttamento dei fondi causano enormi danni [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/cilento.jpg"><img class="  wp-image-6084 aligncenter" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/cilento-300x167.jpg" alt="cilento" width="557" height="310" /></a></p>
<p>La gestione del territorio, la cura e lo sfruttamento responsabile delle sue risorse è un tema di vitale importanza per la politica e la Pubblica Amministrazione, ma molto spesso a causa di cattiva organizzazione, di scarsa lungimiranza si compiono sprechi e sperperi di denaro che uniti a un cattivo sfruttamento dei fondi causano enormi danni che poi inevitabilmente ricadono sotto forma di disservizi e spese extra sui cittadini.</p>
<p>I fatti che hanno coinvolto Acea a Frosinone sono un caso emblematico, come si evince chiaramente dalle parole del giornalista Claudio Gatti su Il Sole 24 ore del 7 Settembre 2017.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«<em>Quella «sete» di denaro che ha prosciugato gli acquedotti.</em></p>
<p><em>Le radici dell`emergenza? Fondi per gli acquedotti nel «pozzo» della politica</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La demagogia paga per chi la predica e costa per chi se la beve. Come l&#8217;acqua.</p>
<p>Così, a Frosinone, dove per anni gli amministratori locali hanno tenuto le tariffe idriche congelate, nonostante l&#8217;impegno con il gestore ad aumentarle in concomitanza con i suoi investimenti. Poi è arrivato il conto. Con tanto di arretrati e interessi, ovviamente. E adesso gli abitanti della provincia ciociara pagano ad Acea il doppio di quanto pagano i romani per via dell&#8217;odioso conguaglio prima deciso da un commissario e poi ratificato dal Consiglio di Stato. Nel frattempo gli amministratori responsabili di questa bomba a scoppio ritardato sono passati a fare altro.</p>
<p>Le radici dell&#8217;emergenza?</p>
<p>Una volta trasferiti i costi dallo Stato alle tariffe l&#8217;adeguamento al nuovo modello è stato lento.</p>
<p>In più, non si riesce a spendere tutto quello che stanzia, nel 2015 il tasso è stato del 78%</p>
<p>Dal ‘54 al ‘68 investito lo 0,24% del Pil, poi il crollo allo 0,15%, molto sotto il necessario.</p>
<p>Solo da poco la risalita»</p>
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