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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; Filosofia</title>
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		<title>Moral man and immoral society</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2015 08:11:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marilisa Castellano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia e Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Etica]]></category>
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		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/03/moralimmoral.jpg"><img class="alignleft wp-image-2007 size-full" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/03/moralimmoral.jpg" alt="moralimmoral" width="183" height="276" /></a>L&#8217;idea che l&#8217;uomo fosse scisso in mente e corpo ha attraversato tutto il pensiero moderno a partire da Cartesio, sino ad arrivare ai più recenti studi scientifici. In maniera più radicale, questo presunto dualismo si è allargato anche al piano delle azioni e della coscienza, o per meglio dire, ha influenzato quella tesi secondo cui è possibile che il muovente sia di natura diversa dall&#8217;azione finale. Cioè, il più delle volte, ciò che muove l&#8217;uomo a scegliere un determinato comportamento da attuare, si mostra alla fine più o meno adeguato alla morale corrente, più o meno corretto. Di conseguenza, ciò non riguarda solo la sfera personale, bensì sfocia anche sul piano politico-sociale.</p>
<p>E&#8217; davvero possibile che l&#8217;uomo scelga il meglio nella propria sfera personale, puramente privata e acconsenta a qualunque cosa che riguardi la sfera sociale?</p>
<p>Lo studioso americano di filosofia delle religioni, Reinhold Niebuhr, propone esattamente questa tesi attraverso la formula <em>moral man and immoral society.</em>  Tutto questo è evidentemente il culmine delle teorie individualiste e soggettivistiche tipiche del secolo scorso, e probabilmente anche del nostro secolo.  Quando il bene personale è anteposto a quello della comunità e della società, allora forse non è in realtà una società totalmente giusta. Il bene in sé non è autonomo dalla vita: solo partecipando alla realtà partecipiamo al bene. Per tanto, non che prima la persona e poi l&#8217;opera siano buone, bensì solo ambedue insieme vanno viste come buone o cattive, entrambe come unità radicate nella dimensione reale e storica. Diversamente, la realtà che si intende sarebbe solo un&#8217;illusione dentro la quale molto spesso ci nascondiamo. Che senso avrebbe &#8220;sentirsi in pace&#8221; con se stessi cercando di soddisfare e raggiungere solo le proprie prerogative individuali?</p>
<p>Tuttavia, la storia e l&#8217;esperienza ci insegnano che, troppo spesso, la logica del fare qualcosa &#8220;a tutti i costi&#8221; rende l&#8217;uomo cieco.</p>
<p>Ora, è evidente che alla base di ogni riflessione critica sulla condotta dell&#8217;uomo all&#8217;interno della sfera pubblica, ci debba essere un riferimento alla politica e all&#8217;esercizio del potere: dunque, la sfera politica &#8211; di principio &#8211; non deve entrare in conflitto con la sfera morale. Non sono ammesse dicotomie comportamentali. Eppure, ciò che in linea teorica e preliminare ha la sua fondatezza e la sua logica, non viene declinato in azioni concrete. Da qui, prende avvio la genesi del meccanismo della corruzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tale non-aderenza della morale alla politica, crea come suo modello negativo il &#8220;<em>moralista politico&#8221;</em> &#8211; espressione che prendiamo in prestito dalla riflessione kantiana &#8211; : egli servendosi degli strumenti che gli sono messi a disposizione, articola una serie di dinamiche che hanno come unica finalità il raggiungimento di utilità personali. E&#8217; palesemente un abuso di potere. In questo meccanismo, privo di una logica oggettivamente da tutti condivisa, si ha un&#8217;assoluta assenza di limiti: anzi, proprio in virtù del ruolo che si occupa nella gerarchia pubblica, ci si sente legittimati a commettere qualche &#8220;leggera forzatura del sistema&#8221; (come spesso viene semplificato l&#8217;atto illecito). Urge dunque, che tali limiti siano messi in atto, che la stessa regolamentazione giuridica sia da prendere sul serio: gli argini sono bene delineati dalla legge.</p>
<p>Solo in tal modo, il moralista politico può essere sostituito da un <em>&#8220;politico morale&#8221;</em>, avente un più alto profilo etico che gli permetterà di agire guidato unicamente dalla prudenza politica.</p>
<p>Cambiare segno al sistema è possibile, sebbene la difficoltà che si incontra nel provarci possa far sembrare il tutto un&#8217;impresa priva di successo &#8211; tanto da doverci arrendere al fatto che la &#8220;leggera forzatura del sistema&#8221; abbia la meglio -.</p>
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