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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; evasione</title>
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		<title>Importare la corruzione da oltreoceano: evasione fiscale negli Stati Uniti</title>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2016 07:33:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carlotta Moiso]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Corruption Perception Index]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[evasione]]></category>
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		<category><![CDATA[USA]]></category>

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		<description><![CDATA[Girovagando per il web alla ricerca di studi interessanti e di ispirazione sul tema della corruzione, mi sono imbattuta in un paper intitolato “Importing Corruption Culture From Overseas: Evidence From Corporate Tax Evasion In The United States” di Jason DeBacker (Office of Tax Analysis, U.S. Department of the Treasury, United States), Bradley T. Heim, Anh [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/05/479203-Tax-1355350903-280-640x480.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5377" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/05/479203-Tax-1355350903-280-640x480-300x225.jpg" alt="479203-Tax-1355350903-280-640x480" width="300" height="225" /></a>Girovagando per il web alla ricerca di studi interessanti e di ispirazione sul tema della corruzione, mi sono imbattuta in un paper intitolato “<em>Importing Corruption Culture From Overseas: Evidence From Corporate Tax Evasion In The United States</em>” di Jason DeBacker (<em>Office of Tax Analysis, U.S. Department of the Treasury, United States</em>), Bradley T. Heim, Anh Tran (<em>School of Public and Environmental Affairs, Indiana University, United States</em>) pubblicato nel <em>Journal of Financial Economic </em>nel 2015.</p>
<p>Questi economisti hanno notato che una grande frazione di società controllate da stranieri negli Stati Uniti paga poche tasse sul reddito, se non nessuna (<em>U.S. Government Accountability Office(GAO),2008</em>). La letteratura suggerisce che questo fatto può scaturire sia da una legale evasione fiscale sia da una illegale.</p>
<p>DeBackera, Heim and Tranb hanno ipotizzato che che le società controllate da stranieri provenienti da paesi con alti livelli di corruzione evadono le tasse con maggiore probabilità</p>
<p>Per verificare una tale ipotesi, si sono avvalsi di dati riguardanti più di 25 mila verifiche dei conti condotte <em>dall’ </em><em>Internal Revenue Service</em> (IRS) su società possedute da stranieri tra il 1996 e il 2007. L&#8217;evasione fiscale di società di proprietà straniera costituisce un esperimento naturale in quanto riguarda imprese con diverse norme culturali che condividono il medesimo <em>framework</em> legale. Ciò ha permesso loro di stimare l’influenza di norme culturali sulla corruzione del paese di provenienza del proprietario dell’azienda sul comportamento di evasione fiscale.</p>
<p>Come misura dell’evasione fiscale è stato usato il rapporto tra il deficit di tasse sul reddito aziendale totale, mentre le norme di corruzione del paese di provenienza del proprietario dell’azienda sono state rappresentate tramite il <em>Corruption Perception Index</em> (CPI) di <em>Transparency International</em>. Data la rilevanza della dimensione aziendale, lo studio è stato condotto su campioni di imprese con dimensioni diverse. Sono infine stati usati controlli per altri elementi rilevanti come, ad esempio, il Prodotto Interno Lordo pro-capite del paese di provenienza, le relazioni di commercio, la distanza dagli Stati Uniti, il reddito netto aziendale ed effetti paese fissi.</p>
<p>I risultati dello studio hanno portato alla conferma di quanto gli autori suggerivano:</p>
<ul>
<li>Le norme culturali di paesi con alto livello di corruzione sono fortemente associate con una maggiore evasione fiscale tra le piccole e medie imprese.</li>
<li>All’aumentare della dimensione aziendale, l’effetto delle norme culturali si attenua, a supporto della teoria che imprese più grandi attenuano l’influenza di abitudini individuali.</li>
<li>Le norme di corruzione hanno un effetto particolarmente forte sull’evasione fiscale quando l’impresa è una multinazionale oppure il proprietario proviene da un paradiso fiscale.</li>
<li>Le nuove norme in tema di evasione fiscale implementate nel periodo in considerazione hanno portato ad un significativo decremento dell’evasione fiscale tra le imprese a controllo straniero, ma sono state meno efficaci tra le imprese il cui proprietario proviene da paesi ad alto livello di corruzione.</li>
</ul>
<p>Questo articolo è un’ulteriore dimostrazione dell’importanza di aspetti culturali per la comprensione del fenomeno della corruzione. Tale consapevolezza è estremamente importante al fine dello sviluppo di efficaci ed efficienti politiche mirate a combattere questo male.</p>
<p><a href="http://anticorruzione.eu/2016/05/importing-corruption-culture-from-overseas-evidence-from-corporate-tax-evasion-in-the-united-states/" target="_blank">Versione in lingua inglese</a></p>
<p>Paper:</p>
<p>DeBacker, Jason, Bradley T. Heim, and Anh Tran. &#8220;Importing corruption culture from overseas: Evidence from corporate tax evasion in the United States.&#8221;<em>Journal of Financial Economics</em> 117.1 (2015): 122-138.</p>
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		<title>Panama Papers</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2016/04/panama-papers/</link>
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		<pubDate>Fri, 22 Apr 2016 07:32:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Martinelli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[controlli]]></category>
		<category><![CDATA[elusione]]></category>
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		<category><![CDATA[evasione]]></category>
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		<description><![CDATA[E’ sulla bocca di tutti. E non se ne parla solo con i colleghi di lavoro o  tra le alte sfere della politica. Due signore poco fa ne parlavano mentre erano in fila alle Poste. E ieri ha detto la sua persino mia nonna: “Hanno fatto la scoperta dell’acqua calda. Queste cose si fanno da [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E’ sulla bocca di tutti. E non se ne parla solo con i colleghi di lavoro o  tra le alte sfere della politica. Due signore poco fa ne parlavano mentre erano in fila alle Poste. E ieri ha detto la sua persino mia nonna: <em>“Hanno fatto la scoperta dell’acqua calda. Queste cose si fanno da sempre,si sa.. tutto viene a galla prima o poi”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Di cosa stiamo parlando? Dei Panama Papers ovviamente. Se volete informarvi su come tutto sia iniziato potete andare a leggere <a href="http://www.ilpost.it/2016/04/11/come-iniziato-il-caso-panama-papers/">l’articolo de Il Post</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Le notizie le abbiamo sentite. Ma siamo sicuri di aver capito di cosa si tratta?</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="  wp-image-5258 alignleft" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/04/mossackfonseca-300x200.jpg" alt="mossackfonseca" width="401" height="267" /></p>
<p style="text-align: justify;">Stiamo parlando di milioni di file segreti  che hanno rivelato una serie di conti esteri segreti in diversi paradisi fiscali &#8211; in primis Panama, da cui il nome dell’inchiesta – collegati a più di 200mila società offshore, includendo le identità degli azionisti e dei manager tra cui capi stato, politici, imprenditori e vip. Per conoscere i nomi degli italiani coinvolti può essere consultata, ad esempio, <a href="http://espresso.repubblica.it/inchieste/2016/04/05/news/panama-papers-database-tutti-i-nomi-italiani-coinvolti-1.257090">pubblicata da l’Espresso</a>:</p>
<p style="text-align: justify;">Ma ora procediamo un passo alla volta.</p>
<p style="text-align: justify;">Da dove vengono i papers?</p>
<p style="text-align: justify;">I leaks vengono da Mossack Fonseca, uno studio legale di base a Panama che lavora per migliaia di aziende, tra i cui servizi si annovera l’amministrazione di società offshore dietro pagamento di una tassa annuale. Per maggiori informazioni su Mossack Fonseca si veda <a href="http://www.ilpost.it/2016/04/04/mossack-fonseca/">qui</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi li ha resi pubblici?</p>
<p style="text-align: justify;">I papers sono stati pubblicati da un team di giornalisti di inchiesta che hanno dato vita ad una collaborazione giornalistica internazionale senza precedenti. Per più di un anno circa 300 giornalisti, di testate normalmente rivali, hanno unito le forze scambiandosi informazioni e portando avanti l’analisi dei documenti, volti ad unico obiettivo: ottenere il maggior impatto mediatico possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma cosa si voleva ottenere realmente con la pubblicazione di questi papers, dato che di per sé non è reato aprire un conto corrente all’estero e trasferirvi denaro?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Rientrare in questa lista non significa nulla, dal momento che possedere una società offshore è perfettamente legale. Illegale, semmai, può essere l&#8217;origine dei soldi e dei beni custoditi nelle società – e quindi il loro uso successivo &#8211; ma questo i Panama Papers non ce lo dicono. </em>(Luca Veronese &#8211; Il Sole 24 Ore)</p>
<p style="text-align: justify;">La linea di confine tra lecito ed illecito, già troppo spesso troppo sottile,  sembra quindi assottigliarsi ancora di più. Ci dà un mano Christine Lagarde (direttore operativo FMI) a non fare confusione distinguendo  <strong>«elusione fiscale» </strong>ed<strong> «evasione fiscale»:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La prima è una forma legittima di «ottimizzazione»:  le aziende e i privati cercano di pagare meno tasse possibile navigando tra i sistemi di imposizione di mezzo mondo. Gli altri sono «i criminali»: gli evasori, i riciclatori di denaro, i tesorieri dei trafficanti di droga. Il problema, come dimostrano i «Panama Papers» è che sia gli uni che gli altri usano lo stesso circuito, sono clienti degli stessi avvocati, delle stesse banche, e probabilmente degli stessi consulenti fiscali.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Quello che si voleva realmente mettere in luce con quest’inchiesta non erano semplicemente i nomi, più o meno conosciuti, delle persone coinvolte nei papers, quanto piuttosto la <strong>mancanza di efficaci controlli sui flussi finanziari internazionali verso Panama e gli altri paradisi fiscali e sull’origine di tali flussi</strong>.  Infatti, numerosi fondi sono stati collegati a traffici d’armi, di droga e ad altri traffici illegali.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Le accuse secondo cui forniamo strutture presumibilmente progettate per nascondere l&#8217;identità dei proprietari reali sono completamente false e non supportate&#8221;, </em>afferma Mossack Fonseca, che spiega<em>: &#8220;Se notiamo attività sospette o condotte poco chiare, siamo rapidi nel denunciarle alle autorità. Nello stesso modo, quando le autorità ci mostrano prove di possibili illeciti, noi cooperiamo pienamente&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il Fondo Monetario Internazionale ha le idee chiare al riguardo: dopo lo scandalo dei Panama Papers c’è la necessità di nuove regole comuni  e prevede il lancio di una nuova piattaforma sulla tassazione che metterà insieme Onu, Banca Mondiale, Ocse e Fmi intorno ad uno stesso tavolo.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è chi invece la pensa diversamente e rilancia:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«C’è un sistema di complicità indirette — </em>osserva l’economista Joseph Stiglitz<em> — e la soluzione sarebbe quella di chiudere semplicemente i paradisi fiscali»</em></p>
<p style="text-align: justify;">E voi, cosa ne pensate?</p>
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		<title>Il premier romeno, indagato per corruzione, rifiuta di dimettersi</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jun 2015 09:37:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carlotta Moiso]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[abuso d'ufficio]]></category>
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		<description><![CDATA[Il premier romeno Victor Ponta è indagato dalla procura anti-corruzione del paese sia per attività svolte in qualità di premier, sia per reati relativi alla sua attività di avvocato tra il 2007 e il 2008. Le accuse a suo carico sono quelle di complicità in evasione fiscale, conflitto di interesse, riciclaggio di denaro e abuso [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/06/Victor-Ponta.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2474" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/06/Victor-Ponta-300x200.jpg" alt="Victor-Ponta" width="300" height="200" /></a>Il premier romeno Victor Ponta è indagato dalla procura anti-corruzione del paese sia per attività svolte in qualità di premier, sia per reati relativi alla sua attività di avvocato tra il 2007 e il 2008. Le accuse a suo carico sono quelle di complicità in evasione fiscale, conflitto di interesse, riciclaggio di denaro e abuso d’ufficio.<br />
Il presidente della Romania Klaus Iohannis, il 5 giugno, ha richiesto al premier indagato di dimettersi, affermando che “Non è sostenibile nel Paese una situazione che veda il capo del governo accusato di corruzione” e che le dimissioni sono necessarie per evitare una crisi politica.<br />
Il premier Ponta, dal canto suo, sostiene che l’unico organo in grado di decidere circa le sue dimissioni è lo stesso che lo ha eletto, ovvero il parlamento.<br />
Il parere dell’esperta anti corruzione Laura Stefan è che, in ogni caso, né l’indagine, né tantomeno una condanna equivarrebbero alla morte politica di Ponta. In Romania, infatti, la condanna per corruzione non ha impedito in passato ad altri politici di proseguire la loro carriera.<br />
Questi avvenimenti si verificano proprio in un momento in cui l’impegno della Romania nella lotta alla corruzione si sta intensificando: nel 2014 ci sono state ben 1138 condanne per corruzione che hanno investito, tra gli altri, politici, giudici e pubblici ministeri.<br />
Fonti e per approfondire:<br />
• <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2015/06/05/news/romania_il_premier_ponta_indagato_dall_anti-corruzione_il_presidente_chiede_le_dimissioni-116118634/?refresh_ce" target="_blank">http://www.repubblica.it/esteri/2015/06/05/news/romania_il_premier_ponta_indagato_dall_anti-corruzione_il_presidente_chiede_le_dimissioni-116118634/?refresh_ce</a><br />
• <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2015/06/05/romania-il-presidente-chiede-le-dimissioni-del-premier-accusato-di-corruzione_ffcf4c0d-b3e6-4bc4-930f-2cabb2e98ae5.html" target="_blank">http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2015/06/05/romania-il-presidente-chiede-le-dimissioni-del-premier-accusato-di-corruzione_ffcf4c0d-b3e6-4bc4-930f-2cabb2e98ae5.html</a><br />
• <a href="http://www.nytimes.com/2015/06/06/world/europe/romanian-president-calls-for-premier-to-resign-amid-graft-inquiry.html?_r=0" target="_blank">http://www.nytimes.com/2015/06/06/world/europe/romanian-president-calls-for-premier-to-resign-amid-graft-inquiry.html?_r=0</a></p>
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		<title>L’UE mette sotto accusa Amazon e il Lussemburgo.</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2015/01/lue-mette-sotto-accusa-amazon-e-il-lussemburgo-2/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2015 07:16:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Fazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Estero]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto di interessi]]></category>
		<category><![CDATA[evasione]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
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		<category><![CDATA[Unione europea]]></category>

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		<description><![CDATA[Amazon, la multinazionale a stelle e strisce che negli ultimi anni ha preso il dominio del commercio online, è accusata dalla UE di aver ricevuto aiuti di Stato, con la concessione di privilegi fiscali, da parte del piccolo paese del Lussemburgo. L’Unione Europea risulta essere sempre molto accorta sulla questione dei cosiddetti “aiuti di Stato” [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/01/Amazon_tassa_indagine_commissione_ue_unione_europea_e-commerce_lussemburgo-800x500_c.jpg"><img class="alignleft  wp-image-1435" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/01/Amazon_tassa_indagine_commissione_ue_unione_europea_e-commerce_lussemburgo-800x500_c-300x187.jpg" alt="Amazon_tassa_indagine_commissione_ue_unione_europea_e-commerce_lussemburgo-800x500_c" width="268" height="167" /></a>Amazon, la multinazionale a stelle e strisce che negli ultimi anni ha preso il dominio del commercio online, è accusata dalla UE di aver ricevuto aiuti di Stato, con la concessione di privilegi fiscali, da parte del piccolo paese del Lussemburgo. L’Unione Europea risulta essere sempre molto accorta sulla questione dei cosiddetti “aiuti di Stato” che, infatti, generalmente, sono vietati all’interno dell’area europea, in quanto si considerano dannosi per il mercato, che ne subisce delle distorsioni. Naturalmente possono esserci delle deroghe a tale divieto, nel caso in cui vi sia un interesse comune per l’intera comunità europea, ma secondo la Commissione UE, non è questo il caso. La società di Seattle, però ha immediatamente respinto le accuse, sostenendo di avvalersi delle norme fiscali che vengono applicate alla concorrenza, e di non ricevere alcun favoritismo in termini fiscali.</p>
<p>Evidentemente, l’esecutivo UE, non è dello stesso parere, avendo reso nota, la lettera inviata alle autorità del Granducato, riguardo al regime fiscale di cui, il colosso made USA, avrebbe beneficiato.</p>
<p>L’importante decisione di aprire un’inchiesta su questi fatti poco chiari, è stata presa tra i mesi di settembre ed ottobre, durante i quali, però, si è deciso di non divulgare i dettagli della posizione della Commissione Europea per svolgere l’attività di indagine nel miglior modo possibile.</p>
<p>Nel mirino dell&#8217;accusa c’è la cosiddetta “tax rulling”, una pratica legale che serve per chiarire in anticipo il trattamento fiscale che alla società verrà imposto, in modo che sia possibile fare un’oculata scelta e considerazione su quale sia il modo più conveniente di operare. Il sospetto, però, è che questa volta si sia andati ben oltre una semplice previsione del trattamento fiscale migliore, ma che ci sia stato un vantaggio che ha condotto ad una vera e propria elusione fiscale; se così fosse per Amazon sarà un brutto colpo, visto che, oltre a dover pagare una multa di dimensioni non certo trascurabili, dovrà fare i conti con una notevole pubblicità negativa.</p>
<p>Non è la prima volta che le istituzioni Europee si trovano a dover fronteggiare una situazione di questo tipo. Infatti la procedura seguita è stata la stessa già utilizzata in passato per altre inchieste aperte contro l’Olanda per la catena Starbucks e per la Apple e lo stesso Lussemburgo.</p>
<p>Sembra proprio che con queste indagini andremo incontro ad un periodo turbolento, che avrà non poche ripercussioni anche sul profilo politico, visto che l’attuale presidente della Commissione Europea è Jean Claude Juncker, il quale ha ricoperto, la carica di primo ministro dal 1995 al recente 2013, e quella di ministro delle finanze dal 1989 al 2009, proprio del Lussemburgo. Casualità o no, è certo che si potrebbe profilarsi un caso di conflitto d’interessi di non facile gestione.</p>
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