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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; di vico</title>
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		<title>BUROFISCO.  IL CAOS DI LEGGI E DECRETI.</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Nov 2017 21:46:09 +0000</pubDate>
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<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/procedimento-amministrativo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6254" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/procedimento-amministrativo.jpg" alt="procedimento amministrativo" width="360" height="314" /></a></p>
<p>Nel 2016 sono state prodotte duemila pagine di nuove misure fiscali: un caos tributario che frena l&#8217;economia.</p>
<p>Sempre nello stesso anno, secondo i dati raccolti dalla Cgia di Mestre, 21 milioni di contribuenti (!) avevano una pendenza economica con la vecchia Equitalia inferiore ai mille euro. A far numero concorreranno di sicuro gli evasori del bollo auto o del canone Rai ma il resto è rappresentato da normalissimi cittadini che messi di fronte a un fisco sia ipertrofico sia arcaico avranno comprensibilmente commesso qualche piccolo errore. L&#8217;aneddotica in materia è ricca e va sicuramente ben oltre l&#8217;argomento fiscale (stiamo ancora aspettando il bando per i competence center previsti da Industria 4.0 e attesi nel febbraio scorso) ma è chiaro che la materia tributaria è politicamente incandescente. Gli artigiani devono dedicare una buona parte del tempo dei propri lunedì lavorativi proprio a cercare di dipanare la matassa degli adempimenti prima di andare dal commercialista e procedere. La complessità del sistema però non sta travolgendo solo i semplici contribuenti ma anche quelli che dovrebbero essere gli esperti della situazione come gli addetti ai Caf e gli stessi fiscalisti sono, secondo la Cgia, «disorientati». E si tratta sicuramente di un eufemismo.</p>
<p>Ieri, ultima in ordine di tempo, è stata varata una nuova versione della web tax, che cambia ancora, slitta di un anno, e scatterà dal primo gennaio del 2019. Ieri la Commissione Bilancio del Senato – racconta Darlo Di Vico, su Il Corriere della Sera del 26 novembre 2017, alle pagine 1 e 6 &#8211; ha approvato un nuova formulazione della tassa sulle transazioni digitali, ne ha esteso la portata anche a quelle con i clienti e non solo più tra imprese, ma entrerà in vigore solo tra dodici mesi. E alla manovra viene meno un pezzettino della «copertura» garantita dall&#8217;imposta, tra i cento e i duecento milioni che si prevedevano di incassare già l&#8217;anno prossimo e che erano stati già «ipotecati» per finanziare altre misure. Entro il 30 aprile del 2018, prevede la proposta presentata da Massimo Mucchetti, Pd, un decreto del ministro dell&#8217;Economia definirà gli aspetti tecnici.</p>
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		<title>BUROFISCO.  QUELLE 2 MILA PAGINE DI MISURE FISCALI PRODOTTE NEL 2016</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Nov 2017 21:41:39 +0000</pubDate>
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<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/procedimento-amministrativo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6254" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/procedimento-amministrativo.jpg" alt="procedimento amministrativo" width="360" height="314" /></a></p>
<p>Hanno stampato una maglietta di protesta («Burocrazia e fisco? Roba da matti»), l&#8217;hanno indossata a mo&#8217; di camicia di forza e hanno chiesto udienza ai prefetti. L&#8217;ultimo sarà quello di Venezia. Nei giorni scorsi le sezioni provinciali della Confartigianato veneta hanno lanciato un&#8217;offensiva contro la proliferazione delle norme fiscali che dovrebbe portare, se non a una clamorosa azione di disobbedienza tributaria, quantomeno a ritardare i pagamenti del 2017. La chiamano – racconta Dario Di Vico, su Il Corriere della Sera del 26 novembre 2017, a pagina 5 &#8211; «autodifesa del contribuente», si aspetterà fino all&#8217;ultimo per pagare o si farà ricorso al ravvedimento operoso. «<em>Lo Stato è lento a restituirci i nostri crediti e l&#8217;artigiano sarà lento a versare le tasse»</em>. I dati che la Cgia di Mestre ha messo assieme per argomentare quest&#8217;azione di protesta lasciano pochi margini alle mediazioni o ai dubbi. Nel 2016, tra leggi e decreti legge nella sola materia fiscale ne sono stati approvati 11, che a loro volta, a cascata, hanno modificato 110 normative esistenti.</p>
<p>Non è finita qui: sempre lo scorso anno sono stati emanati ben 36 decreti ministeriali &#8211; tre ogni mese &#8211; composti complessivamente da 138 articoli. Dal canto suo il direttore dell&#8217;Agenzia delle entrate ha apposto la sua firma su 72 provvedimenti mentre gli uffici competenti del ministero delle Finanze e della stessa Agenzia delle entrate hanno pubblicato 50 circolari e 122 risoluzioni che, messe tutte assieme, equivalgono quasi a 2 mila pagine di testo.</p>
<p>La denuncia che viene dal Veneto merita di entrare nel Guinness degli orrori e dimostra come purtroppo nonostante centinaia di convegni e autorevoli prese di posizione dell&#8217;accademia prima e della politica poi, la burocrazia si erga a vero potere forte dell&#8217;Italia.</p>
<p>A parole la politica ha cercato sempre di venir a capo del rompicapo burocratico.</p>
<p>Il 24 marzo del 2010 l&#8217;allora ministro della Semplificazione, il leghista Roberto Calderoli, fece molto di più e da uomo d&#8217;azione quale si considerava si armò di ascia, piccone e fiamma ossidrica dando fuoco ad un enorme muro di scatoloni &#8211; raccontano le cronache dell&#8217;epoca &#8211; che contenevano i tabulati delle norme abrogate dal suo ministero. Google trabocca di progetti dei vari partiti che si sono nel tempo proposti di liberare le imprese dal giogo burocratico e non c&#8217;è iniziativa politica anche di questi giorni che non preveda il canonico «tavolo sulla semplificazione», come uno dei piatti forti del menù politico che si intende cucinare per le prossime elezioni politiche.</p>
<p>Ma tra il dire e il fare c&#8217;è la famosa implementazione, l&#8217;imbuto che chiude la strada alle riforme.</p>
<p>È difficile prevedere se l&#8217;iniziativa della Confartigianato veneta riuscirà davvero a smuovere le acque, loro sono convinti di sì e citano come provvedimento-mostro lo spesometro. Ufficialmente si chiama «comunicazione polivalente», è una misura fiscale giustificata con lo scopo di combattere l&#8217;evasione dell&#8217;Iva e che non è presente in nessun altro ordinamento giuridico-fiscale di Paesi che siano comparabili al nostro. Una volta lo spesometro era a scadenza annuale, poi è passato al rango di trimestrale e ora dovrebbe tramutarsi in semestrale. Polivalenti o meno che siano le comunicazioni l&#8217;overdose di adempimenti burocratici si ripercuote inevitabilmente (e pesantemente) sull&#8217;economia reale ed è anche all&#8217;origine di quel particolare fenomeno rappresentato dalle sliding doors delle partite Iva. Ogni anno in Italia se ne apre una cifra vicina alle 500 mila unità (nel 2016 arrivarono a 502 mila, nel 2017 saranno di più) nel frattempo però se ne chiudono tra le 350 e le 400 mila l&#8217;anno. Un marziano direbbe che siamo tutti dei matti.</p>
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		<title>BUROCRAZIA.  UNA VIA CRUCIS LUNGA ALMENO 8 MESI E DI CUI NON SI VEDE ANCORA LA CONCLUSIONE.</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Nov 2017 21:33:02 +0000</pubDate>
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<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/burocrazia_3671.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6060" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/burocrazia_3671.jpg" alt="burocrazia_3671" width="367" height="250" /></a></p>
<p>Il Piano Industria 4.0 approvato dalla legge di Stabilità dello scorso anno – racconta Dario di Vico, su L’Economia de Il Corriere della Sera, del 2 ottobre 2017, alla pagina 4 &#8211; prevedeva la creazione di alcuni «<em>centri di competenza ad alta specializzazione»</em> che dovrebbero avere il compito di far dialogare università e imprese e organizzare di conseguenza il trasferimento tecnologico dalla ricerca alla produzione sull&#8217;esempio dei mitici Fraunhofer tedeschi.</p>
<p>Se gli incentivi agli investimenti sono stati finora il focus della via italiana al 4.0, la scelta di creare i Competence center contiene una visione di medio periodo perché punta a creare una sorta di infrastruttura dell&#8217;innovazione che, secondo molti, manca al nostro Paese.</p>
<p>Il decreto istitutivo dei centri è nato snello (quattro articoli) ed è stato emanato dal ministero dello Sviluppo economico (Mise) nell&#8217;ormai lontano 2 febbraio, ma da allora più che una volata finale è iniziata quella Via Crucis di cui parlavamo.</p>
<p>Un mese e mezzo dopo la stesura del decreto, infatti, il ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze ha messo nero su bianco alcune obiezioni: sull&#8217;omogeneità delle procedure di selezione con quelle europee, sulle modalità di erogazione dei finanziamenti e su quelle di eventuale restituzione in caso di non conseguimento degli obiettivi.</p>
<p>Sei giorni dopo l&#8217;ufficio legislativo del MiSE aveva già provveduto a scrivere un nuovo testo che faceva sue le obiezioni ricevute.</p>
<p>Sulla nuova stesura si tiene due giorni dopo un&#8217;apposita riunione con il MEF e solo 20 giorni dopo il dicastero di Via XX Settembre rende noto il suo semaforo verde al nuovo testo.</p>
<p>Siamo al 18 aprile e sono passati già più di due mesi.</p>
<p>Il 28 aprile il Mise invia il testo corretto del decreto al Consiglio di Stato.</p>
<p>Che si riunisce il 18 maggio ed esprime «parere favorevole con riserve». Riserve e ripensamenti In sintesi ecco le riserve: le forme di finanziamento non sono ben definite, non sono previste forme di pubblicizzazione dei finanziamenti stessi, manca una «compiuta disciplina della natura e composizione dei soggetti preposti ad attuare i programmi», non sono chiare le modalità di costituzione del partenariato pubblico-privato.</p>
<p>Di fronte a queste nuove richieste il MiSE si sente in dovere di consultare il ministero dell&#8217;Istruzione e la Ragioneria generale dello Stato che inviano le loro valutazioni rispettivamente il 6 giugno e il 28 dello stesso mese.</p>
<p>Con le indicazioni ricevute il ministero può compilare un nuovo decreto che cresce significativamente di taglia: da 4 a 10 articoli.</p>
<p>Il 5 luglio il nuovo testo, pur appesantito, viaggia dal MiSE al MEF e il 12 luglio fa il percorso inverso recando con sé il prezioso «via libera» da parte del dicastero di Via XX Settembre (in burocratese si chiama «formale concerto»).</p>
<p>Lo stesso giorno il decreto si rimette in cammino per le strade di Roma e questa volta si dirige alla presidenza del Consiglio dei ministri.</p>
<p>Otto giorni dopo da palazzo Chigi arriva una doccia scozzese perché l&#8217;ufficio «<em>rappresenta di aver rilevato la persistenza di alcune criticità che erano state segnalate dal Consiglio di Stato e suggerisce di inviare nuovamente il testo all&#8217;esame dello stesso organi per ottenere un nuovo parere</em>».</p>
<p>L&#8217;ufficio legislativo del MiSE non ci sta a rimettere mano per la terza volta allo stesso testo e il 24 luglio fa sapere alla presidenza del Consiglio dei ministri che il nuovo decreto «è pienamente ossequioso delle prescrizioni dettate» in precedenza dal Consiglio di Stato e quindi non c&#8217;è motivo di un nuovo esame. Anche perché ormai «c&#8217;è l&#8217;urgenza di emanare i bandi».</p>
<p>A questo punto il MiSE la spunta e può trasmettere il decreto firmato dal ministro Carlo Calenda al MEF per acquisire la firma del ministro dell&#8217;Economia Pier Carlo Padoan.</p>
<p>C&#8217;è l&#8217;estate di mezzo e il decreto torna controfirmato il 12 settembre.</p>
<p>Siamo già a sette mesi dalla nascita del «bambino». Il giorno dopo il decreto rinfrancato dall&#8217;ottenimento delle firme giuste viene inoltrato alla Corte dei Conti e alla Gazzetta Ufficiale, che però successivamente chiede una precisazione inerente la formula esecutiva.</p>
<p>La richiesta viene accolta e il 20 settembre il testo definitivo viene inoltrato di nuova per la registrazione.</p>
<p>Da quel giorno, almeno fino alla data del 2 ottobre quando scrive Di Vico, non ci è rimasto che attenderne la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.</p>
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