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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; criminalità organizzata</title>
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		<title>“IL MONDO DI MEZZO ESISTE, MAFIA CAPITALE NO”.  ORGANIZZAZIONE DIVERSA DALLE ASSOCIAZIONI MAFIOSE TRADIZIONALI. NO ALLA GERARCHIA E ALLA SUBORDINAZIONE.</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2017/08/il-mondo-di-mezzo-esiste-mafia-capitale-no-organizzazione-diversa-dalle-associazioni-mafiose-tradizionali-no-alla-gerarchia-e-alla-subordinazione/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Aug 2017 09:57:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Che si dice in giro]]></category>
		<category><![CDATA[attività criminali]]></category>
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		<description><![CDATA[Il modello organizzativo delle mafie tradizionali è incompatibile con quello della criminalità organizzata romana. Roberto Galullo su Il Sole 24 Ore commenta la vicenda, spiegando come sia ormai chiaro che “mafia capitale” fosse un’organizzazione criminale con logiche organizzative completamente diverse da quelle tradizionali. A tal proposito, la realtà romana è sempre stata caratterizzata dall’assenza di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_5336.jpg"><img class=" size-full wp-image-5999 aligncenter" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_5336.jpg" alt="IMG_5336" width="640" height="360" /></a></p>
<p>Il modello organizzativo delle mafie tradizionali è incompatibile con quello della criminalità organizzata romana. <strong>Roberto Galullo</strong> su Il Sole 24 Ore commenta la vicenda, spiegando come sia ormai chiaro che “mafia capitale” fosse un’organizzazione criminale con logiche organizzative completamente diverse da quelle tradizionali. A tal proposito, la realtà romana è sempre stata caratterizzata dall’<strong>assenza di gerarchia </strong>ma contraddistinta da figure di spicco come Ernesto Diotallevi, Michele Senese e Massimo Carminati. Lo scopo finale di “mafia capitale” erano quelli descritti dall’articolo 416 bis ma anche l’infiltrazione nel tessuto sociale e istituzionale capitolino. “Mafia capitale” si contraddistingueva per la <strong>struttura reticolare </strong>e<strong> capillare</strong> che la faceva percepire nelle aree soggiogate alla sua azione, preservando il potere intimidatorio delle tradizionali organizzazioni criminali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: Roberto Galullo, <em>LA «CIFRA ROMANA» DELLA CRIMINALITÀ. RAPPORTI FLUIDI E STRUTTURA RETICOLARE</em>, su “Il Sole 24Ore”, 21 luglio 2017, pagine 1 e 8.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>IL FENOMENO DELLA CORRUZIONE IN EUROPA: GLI OBIETTIVI DEL CRIMINE ORGANIZZATO</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2016 08:40:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rossana Feliciani]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[clientelismo politico]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità organizzata]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Examining the link between organized crime and corruption]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
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		<description><![CDATA[“In tutta l&#8217;UE vi è una disparità di comprensione su come il crimine organizzato utilizzi la corruzione. Solo una manciata di governi hanno prestato attenzione al problema e lo hanno analizzato in profondità (si veda ad esempio Regno Unito). Alcuni Paesi negano la presenza della criminalità organizzata (Cipro) o della corruzione (Lussemburgo) all’interno dei loro [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“In tutta l&#8217;UE vi è una disparità di comprensione su come il crimine organizzato utilizzi la corruzione. Solo una manciata di governi hanno prestato attenzione al problema e lo hanno analizzato in profondità (si veda ad esempio Regno Unito). Alcuni Paesi negano la presenza della criminalità organizzata (Cipro) o della corruzione (Lussemburgo) all’interno dei loro confini; altri mancano di studi empirici sul crimine organizzato (Cipro, Malta e Portogallo); in molti altri ancora, tale ricerca è, stata nel migliore dei casi, irregolare e incompleta.” È quanto si legge nel rapporto della Commissione Europea <strong><em>Examining the link between organized crime and corruption</em></strong> (2010), pubblicato <em>dal Center for the Study of Democracy</em>. Lo studio, attraverso l’analisi di dati empirici sulla portata dei due fenomeni negli Stati membri dell&#8217;UE, ha individuato i principali obiettivi delle pratiche corruttive messe in atto dalla criminalità organizzata.</p>
<p style="text-align: justify;"> A causa delle grandi differenze tra le Istituzioni degli Stati membri, le strutture criminali in Europa possono ricorrere a pratiche corruttive in diversi modi. In alcuni paesi (come Italia, Bulgaria e Romania), è il clientelismo politico a creare un sistema verticale di corruzione che investe, dall’alto in basso, tutte le Istituzioni pubbliche: apparati amministrativi, magistratura e forze dell&#8217;ordine. In altri casi invece, sono i politici, i magistrati e i colletti bianchi a formare fitte reti di corruzione, che non si presentano in maniera sistematica ma che sono comuni, a vari gradi di intensità, a quasi tutti gli Stati membri.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel settore pubblico, le forme più diffuse e sistematiche di corruzione mirano principalmente ai politici e ai dipendenti di livello inferiore della polizia e della pubblica amministrazione, sebbene la criminalità organizzata si rivolga anche ad amministrazioni fiscali, regolatori finanziari e ad ogni altro organismo di regolamentazione che possa agevolare le attività criminali.</p>
<p style="text-align: justify;">Riguardo la corruzione nelle Istituzioni politiche, si legge nel rapporto, è soprattutto a livello locale che la corruzione amministrativa e politica colpisce. Episodi di sindaci o consiglieri comunali condannati per reati di mafia e corruzione sono stati riscontrati in tutta Europa. La corruzione politica locale è particolarmente diffusa in regioni economicamente dipendenti dai mercati illegali (ad esempio lungo le frontiere orientali dell&#8217;UE) e dal sommerso (zone turistiche o a forte espansione immobiliare, come Costa del Sol in Spagna).</p>
<p style="text-align: justify;">L’Istituzione più direttamente esposta alla criminalità è la polizia. L’acquisizione di informazioni su indagini, operazioni o concorrenti e l’ottenimento di protezione per le continue attività illegali costituiscono le principali ragioni che spingono il crimine organizzato a corrompere i poliziotti. Inoltre, non sono mancati i casi in cui i poliziotti corrotti diventano direttamente impegnati in attività criminali, specie nella distribuzione di droga e nella prostituzione.</p>
<p style="text-align: justify;">La corruzione non risparmia neanche i funzionari doganali, corrotti dai gruppi criminali per evitare le indagini o per facilitare le frodi doganali. In particolare, la possibilità di ridurre il costo dei dazi si rivela una grande opportunità per i gruppi criminali, soprattutto per il contrabbando di prodotti soggetti ad accisa, come sigarette, alcol, olio e prodotti petroliferi . Sebbene in alcuni Stati membri dell’UE la presenza delle forze dell&#8217;ordine nei dazi doganali (come la Guardia Civile in Spagna, e la Guardia di Finanza in Italia) riduca le possibilità di corruzione dei funzionari doganali, in molti altri Paesi le agenzie doganali sono del tutto sprovviste di reparti interni di indagine, un dato che influenza negativamente le rilevazione di fenomeni corruttivi.</p>
<p style="text-align: justify;">
Oltre alle Istituzioni pubbliche, le reti criminali hanno un interesse particolare anche per il settore privato. Il rapporto ha fornito una lunga lista di pratiche corruttive relative alla produzione e l&#8217;approvvigionamento di merci illegali, dal contrabbando di sigarette da parte dei direttori di fabbrica, alla vendita di veicoli rubati da parte di concessionari di automobili. Attraverso la corruzione di dipendenti di aziende privati, i gruppi criminali hanno l’opportunità di ottenere ricavi significativi, praticare liberamente il riciclaggio di denaro sporco e facilitare le operazioni di mercati illegali.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
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		<title>CORRUZIONE E CRIMINALITA&#8217; ORGANIZZATA IN EUROPA</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2016/02/5009/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2016 11:20:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giorno dopo giorno, in ogni paese dell’Unione Europea, scandali legati alle attività del crimine organizzato occupano le prime pagine dei giornali; tuttavia, sono pochi gli Stati in grado di contrastare efficacemente l’impatto corrosivo della corruzione nel loro sistema politico ed economico. La relazione della Commissione Europea An examination of the link between organized crime and [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Giorno dopo giorno, in ogni paese dell’Unione Europea, scandali legati alle attività del crimine organizzato occupano le prime pagine dei giornali; tuttavia, sono pochi gli Stati in grado di contrastare efficacemente l’impatto corrosivo della corruzione nel loro sistema politico ed economico.<br />
La relazione della Commissione Europea An examination of the link between organized crime and corruption (Bruxelles 2008), si è interrogata sui possibili legami esistenti tra crimine organizzato e corruzione, tentando di individuare i casi in cui la mafia sceglie la corruzione, piuttosto che altri strumenti a sua disposizione – come violenza e minacce –, per raggiungere i suoi obiettivi.</p>
<p>La Commissione ha aperto l’udienza fornendo una definizione esaustiva dei due fenomeni. Corruzione, si legge nel rapporto, è un termine molto ampio usato per descrivere una vasta gamma di comportamenti criminosi. È bene dunque distinguere un’accezione passiva del termine corruzione da un’accezione attiva. La corruzione passiva è definita come l’azione deliberata di un funzionario pubblico che richiede o riceve vantaggi di qualsiasi tipo, per se stesso o per terze parti, in cambio di un suo gesto (o di un mancato gesto) nell’ambito dell’esercizio delle sue funzioni. La corruzione attiva, invece, si definisce come l’azione deliberata di qualcuno che promette o dà vantaggi di qualsiasi tipo a un funzionario pubblico, in cambio di un suo gesto (o di un mancato gesto) nell’ambito dell’esercizio delle sue funzioni.<br />
È invece la UNTOC (UN Convention on Transnational Organised Crime) a fornire una chiara definizione di organizzazione criminale, intesa come un gruppo di tre o più persone che agiscono in concerto con lo scopo di commettere uno o più crimini o reati, al fine di ottenere, direttamente o indirettamente, finanziamenti o altri beni materiali.</p>
<p>La Commissione è poi passata ad analizzare il legame esistente tra criminalità organizzata e corruzione, un legame profondo e consolidato, ma per troppo tempo sottovalutato. Di fatti, si legge nel rapporto, per molti anni mafia e corruzione sono stati analizzati come due fenomeni distinti e sconnessi tra loro, un approccio scorretto che non ha permesso di considerare i vincoli esistenti tra i due mali.<br />
Soltanto nel 1994, ha ricordato la Commissione, le Nazioni Unite hanno riconosciuto nelle minacce della criminalità organizzata un’influenza corruttiva sulle istituzioni politiche, sociali ed economiche, e bisognerà attendere il 1997 prima che anche il Consiglio d’Europa riconosca l’esistenza di un legame tra i due fenomeni, sostenendo che per garantirsi il successo nella lotta alla corruzione, devono essere sempre prese in considerazione possibili connessioni con il crimine organizzato e il riciclaggio di denaro.</p>
<p>Tra le migliori ricerche accademiche recenti, la Commissione ha ricordato uno studio   realizzato nel 2005 che propone due indicatori compositi in grado di valutare entrambi i fenomeni. L’indagine, il cui campione comprende 25 dei 27 stati europei (esclude Lussemburgo e Cipro), ha evidenziato una forte correlazione tra i due indicatori, dimostrando che la relazione tra corruzione e crimine organizzato è di tipo dinamico. Lo studio ha infatti identificato cinque diversi livelli di infiltrazione della criminalità organizzata nelle istituzioni pubbliche ¬– a partire dalle sporadiche manifestazioni di corruzione fino ad arrivare al sequestro di ufficiali pubblici, figure chiave nell’approvazione di leggi o di sentenze giuridiche –, ognuno dei quali necessita di essere contrastato da specifiche misure preventive e repressive.</p>
<p>La criminalità organizzata è oramai un male comune, diffuso in tutta l’Europa; se si vuole affrontare e sconfiggere un simile fenomeno, ha concluso la Commissione, è necessario sviluppare una linea strategia, politica e legislativa, che consideri mafia e corruzione come due facce della stessa medaglia, poiché laddove il crimine organizzato acquisisce una posizione dominante, la corruzione nel settore pubblico è destinata ad aumentare.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Rossana Feliciani</em></p>
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		<title>‘NDRANGHETA IN AUSTRALIA: L’INCHIESTA DEL SUNDAY MORNING HERALD</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2016 11:41:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel corso degli ultimi anni la ‘ndrangheta calabrese è riuscita ad ampliare la sua sfera d’influenza in Australia, anche corrompendo, sia a livello centrale che periferico. Ad agevolare l’infiltrazione vi sarebbero state della “falle” presenti nella normativa che riguarda il finanziamento dei comitati elettorali che fanno capo ai singoli politici. È quanto emerso da un’indagine [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso degli ultimi anni la ‘ndrangheta calabrese è riuscita ad ampliare la sua sfera d’influenza in Australia, anche corrompendo, sia a livello centrale che periferico. Ad agevolare l’infiltrazione vi sarebbero state della “falle” presenti nella normativa che riguarda il finanziamento dei comitati elettorali che fanno capo ai singoli politici. È quanto emerso da un’indagine  realizzata congiuntamente dal programma della Abc TV <em>Four Corners</em> e dal quotidiano <em><a href="http://www.abc.net.au/4corners/stories/2015/06/29/4261876.htm">Sunday Morning Herald</a>.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>L’inchiesta, durata oltre un anno, ha messo in luce inquietanti legami tra la criminalità organizzata e importanti personaggi politici delle due maggiori formazioni del paese, Laburisti e Liberali. Il reporter Nick Mckenzie, autore dell’indagine, ha parlato di mafia Calabrese come “uno dei più potenti gruppi criminali del mondo” che opera in Australia ricorrendo agli stessi mezzi usati nel nostro paese.</p>
<p>La ’ndrangheta “ricorre a minacce e violenza, sia in mercati economici leciti, come la distribuzione di frutta e verdura, sia in mercati economici illeciti, come la droga”, si legge nel report, e “utilizza denaro per ingraziarsi funzionari pubblici, inclusi politici e poliziotti”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Uno dei casi riportati riguarda un uomo, direttamente legato alla mafia calabrese, che nei primi anni Duemila avrebbe incontrato l’allora primo ministro austrialiano, John Howard, e altre figure di spicco del partito Liberale, nel corso di eventi organizzati per la raccolta fondi. Tuttavia, ha sottolineato Mckenzie, non esistono prove che dimostrino che Howard fosse a conoscenza dell’identità dell’uomo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nessun riscontro anche sul fatto che Amanda Vandstone, all’epoca ambasciatrice di Australia in Italia, fosse a conoscenza del fatto che il figlio di un boss mafioso lavorasse presso l’ambasciata australiana a Roma.</p>
<p>Tutto questo accadeva nonostante le autorità italiane avessero condiviso con l’ambasciata australiana le informazioni che avevano sul boss, e sul suo coinvolgimento nel traffico di stupefacienti.</p>
<p>L’esperienza lavorativa del giovane non ebbe conseguenze negative sul piano delle violazioni di sicurezza; tuttavia, si legge nell’inchiesta, l’episodio rimane una grave lacuna da parte del governo australiano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In un altro caso, una campagna di donazioni e lobbying mirava ad assicurarsi un visto per il boss mafioso, Frank Madafferi, che stava per essere espulso dall’Australia a causa del suo passato criminale in Italia.</p>
<p>Infatti nel 2005, il visto del boss mafioso venne rinnovato da Amanda Vandstone, all’epoca dei fatti Ministro dell’Immigrazione, per <em>ragioni umanitarie</em>. Frank Madafferi, che riuscì a farsi annullare il decreto di espulsione dall’Australia grazie al suo cattivo stato di salute mentale, nel 2007 venne arrestato per il più grande sequestro di ecstasy del mondo (4,4 tonnellate di droga provenienti dalla Calabria) e nel 2009 fu implicato in un assassinio.</p>
<p>Secondo quanto emerso dall’indagine, nel 2004 – appena un anno prima l’approvazione del visto – Tony Madafferi, fratello dell’imputato Frank, avrebbe elargito una cospicua somma di denaro al Partito Liberale, nelle cui fila militava proprio la Vandstone.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Clan criminali che finanziano campagne elettorali, potenti uomini legati alla mafia che incontrano capi di stato, figli di boss che lavorano in ambasciata: il legame perverso mafia-politica, un copione certamente già visto in Italia, ha però una lunga storia in Australia: come ricorda il <em>Sunday Morning Herald</em>, l’ingresso di elementi ‘ndraghetistici in terra australiana, già ebbe luogo nel lontano 1922, quando con il piroscafo Re d’Italia tre affiliati approdarono al porto di Melbourne.</p>
<p><em>Rossana Feliciani</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Banca d&#8217;Italia: i nuovi strumenti di prevenzione e contrasto all&#8217;economia criminale</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2016 07:34:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rossana Feliciani]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Azione di governo]]></category>
		<category><![CDATA[Banca d’Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono 16 i miliardi di euro persi dall’Italia in termini di investimenti esteri tra il 2006 e il 2012, il 15% rispetto a quelli effettivamente attratti nel periodo. Una situazione che si sarebbe potuta evitare se le istituzioni italiane fossero state qualitativamente simili a quelle dell’area dell’euro. Queste le stime suggerite dall’Istat e presentate dal [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4888" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/01/banca-ditalia1.jpg"><img class="size-medium wp-image-4888" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/01/banca-ditalia1-300x200.jpg" alt="La sede della Banca d'Italia, Palazzo Koch, oggi 21 ottobre a Roma. ANSA/ALESSANDRO DI MEO" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">La sede della Banca d&#8217;Italia, Palazzo Koch</p></div>
<p style="text-align: justify;">Sono 16 i miliardi di euro persi dall’Italia in termini di investimenti esteri tra il 2006 e il 2012, il 15% rispetto a quelli effettivamente attratti nel periodo. Una situazione che si sarebbe potuta evitare se le istituzioni italiane fossero state qualitativamente simili a quelle dell’area dell’euro.<br />
Queste le stime suggerite dall’Istat e presentate dal Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, alla Commissione Parlamentare antimafia il 14 gennaio 2015 (<a href="http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-governatore/integov2015/visco_14012015.pdf" target="_blank">Link</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Cattiva allocazione delle risorse pubbliche, lievitazione dei costi del credito per le imprese, scarsa qualità dei funzionari pubblici locali: la criminalità organizzata inquina il sistema politico-economico di una nazione in ogni suo aspetto, ostacolandone lo sviluppo e la crescita.<br />
Visco, nel corso del suo intervento, ha identificato le politiche in grado di contrastare l’economia criminale al fine di favorire l’attività imprenditoriale lecita.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fondamentale importanza risulta l’attività preventiva svolta dalla Banca d’Italia, collocata per lo più nell’ambito della vigilanza: attraverso una serie di misure preventive – analisi, ispezioni, sanzioni, gestioni di crisi aziendali, rispetto della legalità –, il lavoro di palazzo Koch mira ad assicurare “la sana e prudente gestione dei soggetti vigilati”.<br />
Complementare al ruolo svolto dalla Banca d’Italia è la funzione di controllo esercitata dalla UIF – Unità d’Informazione Finanziaria – in materia di antiriciclaggio. &#8220;Dalla sua costituzione sono pervenute all&#8217;Unità di informazione finanziaria oltre 325.000 segnalazioni con una forte e costante crescita nel tempo: dalle 12.500 del 2007 alle oltre 70.000 del 2014&#8243; ha affermato Visco, ricordando che &#8220;la Uif riceve le segnalazioni delle operazioni sospette da intermediari finanziari, professionisti e altri operatori non finanziari e ne effettua l&#8217;analisi per l&#8217;individuazione di ipotesi di riciclaggio o finanziamento del terrorismo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">L’effetto principale di tali attività di prevenzione consiste nella possibilità per Banca d’Italia e UIF di delineare indicatori statistici di esposizione al rischio di riciclaggio, individuando eventuali anomalie nei flussi finanziari, vigilando su specifiche porzioni del territorio nazionale e monitorando particolari strumenti di pagamento. Un esempio su tutti è rappresentato dallo studio sui bonifici verso i paesi a rischio. I risultati dell’indagine frutto della collaborazione tra la UIF e il Dipartimento Economia e Statistica della Banca d’Italia mostrano che, a parità di altre condizioni, in Italia i flussi finanziari indirizzati verso i “paradisi fiscali” sono di circa il 36% più elevati di quelli diretti verso gli altri paesi.</p>
<p style="text-align: justify;">L’efficienza del sistema antiriciclaggio poggia su un’ampia rete di collaborazione, pubblica e privata, per la salvaguardia dell’economia legale dalle infiltrazioni criminali. La rete in questi anni ha dimostrato notevole capacità di interconnessioni: lo attestano le crescenti forme di cooperazione della Uif con la magistratura e con l’Agenzia delle Entrate per l’accesso all’Anagrafe Tributaria. Inoltre, sul piano delle strategie di prevenzione, nel corso del 2014 è stato sottoscritto un protocollo d’intesa tra UIF e l’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), al fine di garantire ulteriori misure di contrasto del riciclaggio dei proventi della corruzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, nonostante i buoni risultati raggiunti, il numero uno di via Nazionale non nasconde che molto altro si potrebbe ancora fare. La Uif per funzionare meglio dovrebbe avere accesso alle informazioni investigative, esattamente come avviene all’estero, e la creazione di specifici incentivi come il rating della legalità realizzerebbe un contesto più orientato alla legalità.<br />
Ma soprattutto “È indispensabile – ha ribadito Visco – che alla presenza di efficaci presidi specifici si accompagni la diffusione nella cultura di cittadini e imprese dei valori della legalità e della correttezza.” “L’istruzione – ha concluso – svolge sotto questo profilo un ruolo essenziale.”</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Quanto vale l&#8217;economia criminale: l&#8217;audizione del governatore Visco</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2016 07:59:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rossana Feliciani]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quanto incide la criminalità organizzata sull’economia del nostro paese? Molto, moltissimo. Lo ha detto a chiare lettere il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in audizione alla Commissione antimafia il 14 gennaio 2015. Corruzione, mercati illegali, fuga degli investimenti esteri, cattiva allocazione della spesa pubblica. Visco ha individuato i malanni del sistema economico italiano legati [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2014/02/Judge-money-bribe-gavel.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4393" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2014/02/Judge-money-bribe-gavel-300x190.jpg" alt="Judge+money+bribe+gavel" width="300" height="190" /></a>Quanto incide la criminalità organizzata sull’economia del nostro paese? Molto, moltissimo. Lo ha detto a chiare lettere il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in audizione alla Commissione antimafia il 14 gennaio 2015. Corruzione, mercati illegali, fuga degli investimenti esteri, cattiva allocazione della spesa pubblica. Visco ha individuato i malanni del sistema economico italiano legati alle pesanti infiltrazioni di mafie e criminalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il numero uno della Banca d’Italia è partito da una misurazione quantitativa delle attività economiche illegali. Pur ricordando che l’analisi di fenomeni tipicamente “sommersi” è assai complessa, ha elencato una serie di stime riguardanti il valore effettivo delle attività criminali. Quelle più preoccupanti vengono dall’Istat, secondo cui l’economia illegale, intesa come commercio di sostanze stupefacenti, attività di prostituzione e contrabbando di tabacchi ha pesato complessivamente dello 0,9% sul PIL nazionale, una cifra superiore ai 150 miliardi di euro. Secondo stime che si basano sulla quantità di moneta in circolazione, invece, l&#8217;Istituto di statistica nel quadriennio 2005-08, ha quantificato il sommerso criminale in Italia superiore del 10% del PIL; ancora, il centro di ricerca Transcrime dell&#8217;Università Cattolica di Milano, che considera droga, traffico di armi e tabacco, contraffazione, gioco e frodi fiscali, ha valutato questi mercati in circa 110 miliardi di euro all&#8217;anno in Europa, di cui poco meno di 16 in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma ancor più significative appaiono le conclusioni emerse da una misurazione qualitativa del fenomeno, che mira a valutare gli effetti delle attività illegali sul funzionamento del nostro sistema economico. “L’impatto economico più significativo della criminalità” – ha spiegato Visco sul punto – “non consiste tanto nel valore di quanto prodotto attraverso attività criminali, ma, con effetti di ben più lungo periodo, nel valore di quanto non prodotto a causa delle distorsioni generate dalla diffusione della criminalità”.</p>
<p style="text-align: justify;">Utilizzando i dati di Doing Business, un indicatore che fornisce una sintesi della qualità dell’ambiente istituzionale, il governatore ha calcolato che “a parità di altre condizioni, se le istituzioni italiane fossero state qualitativamente simili a quelle dell’area dell’euro, tra il 2006 e il 2012, i flussi di investimento estero in Italia sarebbero risultati superiori del 15 per cento – quasi 16 miliardi di euro – agli investimenti diretti effettivamente attratti nel periodo”.</p>
<p style="text-align: justify;">E se, da un lato, la percezione di un alto tasso di criminalità provoca una massiccia fuga di investimenti esteri, dall’altro, la presenza della criminalità organizzata è causa di una cattiva allocazione delle risorse pubbliche. Si è infatti evidenziato come specialmente nelle regioni meridionali, territori caratterizzati da una più alta densità criminale, le amministrazioni pubbliche tendono a ricevere, a parità di altre condizioni, maggiori incentivi pubblici. Un esempio su tutti: il confronto di quanto accaduto in Friuli Venezia Giulia e in Irpinia dopo i terremoti del 1976 e del 1980, in seguito all’afflusso di fondi pubblici: “nel corso dei trenta anni successivi” – si legge nel testo dell’audizione –, “in Friuli Venezia Giulia, dove la criminalità organizzata non era presente, la crescita del PIL pro capite è stata superiore di circa 20 punti percentuali a quella osservata in una regione controfattuale, mentre in Irpinia, dove la criminalità organizzata era fortemente radicata, la crescita del PIL pro capite è stata inferiore di circa 12 punti percentuali rispetto a quella della regione di controllo”.</p>
<p style="text-align: justify;">
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