




<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; Corruption Perception Index</title>
	<atom:link href="http://anticorruzione.eu/tag/corruption-perception-index/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://anticorruzione.eu</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Tue, 25 Mar 2025 11:58:25 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.2.38</generator>
	<item>
		<title>Aggiornamento CPI: giusto gridare vittoria?</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2017/03/corruption-perception-italy-index-human-development/</link>
		<comments>http://anticorruzione.eu/2017/03/corruption-perception-italy-index-human-development/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 18 Mar 2017 08:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Caggiano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Anticorruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Corruption Perception Index]]></category>
		<category><![CDATA[CPI]]></category>
		<category><![CDATA[HDI]]></category>
		<category><![CDATA[transparency]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://anticorruzione.eu/?p=5713</guid>
		<description><![CDATA[Dando un’occhiata alla nuova classifica rilasciata da Transparency International possiamo notare che l’Italia rispetto ai dati del 2016, ha modificato la propria posizione passando dal 63esimo al 60esimo posto. La classifica si basa sul Corruption Perception Index, un indicatore statistico molto popolare il quale attraverso sondaggi d’opinione e valutazioni di esperti riesce a stimare il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dando un’occhiata alla nuova classifica rilasciata da Transparency International possiamo notare che l’Italia rispetto ai dati del 2016, ha modificato la propria posizione passando dal 63esimo al 60esimo posto.<br />
La classifica si basa sul Corruption Perception Index, un indicatore statistico molto popolare il quale attraverso sondaggi d’opinione e valutazioni di esperti riesce a stimare il livello di percezione della corruzione all’interno di una determinata nazione. Un indice statistico che negli anni (dal 1995 in poi) ha assunto una importante rilevanza nell’ambito delle scienze sociali ed economiche.<br />
La classifica ha assunto valore sia livello politico che mediatico, molte sono state le testate giornalistiche che ne hanno parlato, ancora di più sono stati i politici che hanno utilizzato la classifica come mezzo di propaganda per annunciare la “vittoria” della politica sulla corruzione. Ricordiamo che comunque il dato stilato nonostante sia positivo è comunque uno dei più bassi di Europa insieme a Grecia e Bulgaria.<br />
Ma è giusto paragonare un paese come il nostro considerato sviluppato e con molte più risorse per combattere la corruzione rispetto a Bulgaria e Nigeria?<br />
Siamo sicuri che il CPI, per quanto efficace, possa essere misura veritiera del comportamento dei governi nei confronti della corruzione?</p>
<p>Questo indice infatti comprende tutti i paesi del mondo, non considerando la situazione economico sociale e includendo esclusivamente i dati raccolti sulla corruzione. Ovviamente, per fare un esempio, possiamo affermare che nel paragonare Zimbabwe con Germania abbiamo una “lieve” discrepanza di risorse, infrastrutture e possibilità a vantaggio della seconda.<br />
Se si volesse utilizzare l’indice come indicatore dell’efficienza del governo nella lotta alla corruzione, esso andrebbe corretto in modo tale da garantire una situazione di equità che renda il paragone tra le due nazioni sopraccitate possibile.<br />
A questo punto un’altra questione è necessaria: come facciamo a capire lo sviluppo di due paesi?<br />
La soluzione sta nell’utilizzare un altro indice: HDI.<br />
HDI sta per Human Development Index il quale unisce fattori economici a fattori sociali, come l’aspettativa di vita o il tasso di alfabetizzazione, per valutare la qualità della vita negli stati membri dell’ONU.<br />
<a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/03/articolocpi.png"><img class="  alignleft wp-image-5714" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/03/articolocpi-300x218.png" alt="articolocpi" width="362" height="263" /></a><br />
Provando ad unire i due indici in un unico grafico otteniamo:<br />
i rombi blu identificano i valori attuali del corruption perception index, ovvero con un indice di sviluppo umano variabile. Mentre la linea rossa identifica il valore atteso di CPI dato un determinato HDI. Va a significare che: la distanza che c’è tra un punto e la linea evidenzia i valori stimati e rappresenta le nostre aspettative di CPI dato un HDI.<br />
Interpretando i dati potremmo dire che al di sotto della linea rossa (fitted values) ci aspetteremo un CPI più alto per le potenzialità del paese, al di sopra della linea invece abbiamo i paesi che stanno ribaltando le nostre aspettative, agendo in maniera migliore rispetto al quello che il loro indice di sviluppo umano farebbe pensare.<br />
Se prendiamo queste differenze con il fitted value e le standardizziamo otteniamo un nuovo indice che potremmo chiamare: Excess corruption perceived index. Correggendo le differenze date dallo sviluppo del paese ogni paragone potrà essere fatto in maniera più equa.<br />
<a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/03/articolohdi.jpg"><img class="  wp-image-5715 alignleft" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/03/articolohdi-300x219.jpg" alt="articolohdi" width="333" height="243" /></a><br />
I paesi al livello zero agiscono secondo le proprie potenzialità. I paesi al di sotto dello zero, agiscono in maniera minore rispetto a quelle che sono le aspettative e la loro capacità.<br />
Al di sopra abbiamo i paesi che hanno comportamenti nel contrasto della corruzione maggiore rispetto a quelle che sono le proprie potenzialità. E’ il caso della Danimarca e degli altri paesi scandinavi ma anche della sorpresa Bhutan che si colloca in cima al grafico. Paragonando ECPI con Il CPI scopriamo che il Bhutan, che in questo grafico spicca notevolmente, secondo il CPI è al 65esimo posto vicinissimo all’Italia (60esimo). Occupano però due posizioni completamente opposte per quanto riguarda l’HDI: 136esimo Bhutan, 27esima Italia. Tramite questa analisi viene evidenziato ancor di più l’impegno di questo paese nella lotta alla corruzione.<br />
Risalta, infondo a destra, la posizione dell’Italia, che, nonostante l’elevato grado di sviluppo umano, si ritrova in una situazione di profonda inefficienza. Addirittura il peggiore in Europa.<br />
In conclusione il miglioramento è in linea con il trend degli anni precedenti . Ma la vittoria che tanto viene sbandierata forse andrebbe ridimensionata per evitare che diventi illusoria.</p>
<p>Si sta camminando, quando in realtà si potrebbe correre.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://anticorruzione.eu/2017/03/corruption-perception-italy-index-human-development/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Importing corruption culture from overseas: evidence from corporate tax evasion in the United States</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2016/05/importing-corruption-culture-from-overseas-evidence-from-corporate-tax-evasion-in-the-united-states/</link>
		<comments>http://anticorruzione.eu/2016/05/importing-corruption-culture-from-overseas-evidence-from-corporate-tax-evasion-in-the-united-states/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 May 2016 07:37:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carlotta Moiso]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[corruption]]></category>
		<category><![CDATA[Corruption Perception Index]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[tax evasion]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://anticorruzione.eu/?p=5381</guid>
		<description><![CDATA[Wandering in the web and looking for interesting and inspiring studies on corruption, I bumped into a paper titled “Importing Corruption Culture From Overseas: Evidence From Corporate Tax Evasion In The United States” by Jason DeBacker (Office of Tax Analysis, U.S. Department of the Treasury, United States), Bradley T. Heim, Anh Tran (School of Public [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/05/479203-Tax-1355350903-280-640x480.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5377" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/05/479203-Tax-1355350903-280-640x480-300x225.jpg" alt="479203-Tax-1355350903-280-640x480" width="300" height="225" /></a>Wandering in the web and looking for interesting and inspiring studies on corruption, I bumped into a paper titled “Importing Corruption Culture From Overseas: Evidence From Corporate Tax Evasion In The United States” by Jason DeBacker (Office of Tax Analysis, U.S. Department of the Treasury, United States), Bradley T. Heim, Anh Tran (School of Public and Environmental Affairs, Indiana University, United States), published in the <em>Journal of Financial Economic </em> in 2015.</p>
<p>They noticed that a substantial fraction of foreign-controlled corporations operating in the US pays little or no income tax (U.S. Government Accountability Office(GAO),2008). The literature suggests that this fact can be related to two different causes: legal tax avoidance and tax compliance.</p>
<p>DeBacker, Heim and Tran suggested that foreign-controlled corporations from more corrupt countries are more likely to evade U.S. taxes.</p>
<p>To test this hypothesis, they used a dataset of 25,541 Internal Revenue Service (IRS) audits of foreign-owned corporation between 1996 and 2007. Corporate tax evasion by foreign-owned corporation provides a natural experiment because firms with different home-country norms are subject to the same legal enforcement setting in the United States. This design allowed them to estimate the influence of home-country corruption norms on firms’ tax evasion behaviour in the US.</p>
<p>As a measure for tax evasion the authors used the ratio of IRS-determined tax deficiency over total income, while corruption norms in the home-country are measured using the Corruption Perception Income (CPI) developed by Transparency International. Finally, given the importance of firms’ size, they examined the effect of corruption norms on tax evasion for firms of different sizes. They also controlled for several other elements such as country’s Gross Domestic Product (GDP) per capita, trade relations, distance from the United States, the firm’s net income, and even country fixed effects.</p>
<p>The results of the study confirmed what the author suggested.</p>
<ul>
<li>High corruption norms are strongly associated with increased tax evasion among small and medium-sized firms.</li>
<li>As the firms’ size increases, the effect of corruption culture decreases. This result supports the view that large corporations attenuate the influence of individual norms.</li>
<li>Corruption norms have a stronger effect on tax evasion when the firm is a multinational or when the owner comes from a tax heaven.</li>
<li>The enforcement efforts implemented in the period object of study, led to a significant decrease in tax evasion among foreign-controlled firms, but were less effective among firms with owners from corrupt countries.</li>
</ul>
<p>This paper supports the view that the cultural dimension is important in understaning corruption. This is extremely important for developing the right policies to fight this economic and cultural desease.</p>
<p><a href="http://anticorruzione.eu/2016/05/importare-la-corruzione-da-oltreoceano-evasione-fiscale-negli-stati-uniti/" target="_blank">Italian version</a></p>
<p>Paper:</p>
<p>DeBacker, Jason, Bradley T. Heim, and Anh Tran. &#8220;Importing corruption culture from overseas: Evidence from corporate tax evasion in the United States.&#8221;<em>Journal of Financial Economics</em> 117.1 (2015): 122-138.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://anticorruzione.eu/2016/05/importing-corruption-culture-from-overseas-evidence-from-corporate-tax-evasion-in-the-united-states/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Importare la corruzione da oltreoceano: evasione fiscale negli Stati Uniti</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2016/05/importare-la-corruzione-da-oltreoceano-evasione-fiscale-negli-stati-uniti/</link>
		<comments>http://anticorruzione.eu/2016/05/importare-la-corruzione-da-oltreoceano-evasione-fiscale-negli-stati-uniti/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 May 2016 07:33:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carlotta Moiso]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Corruption Perception Index]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[evasione]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://anticorruzione.eu/?p=5376</guid>
		<description><![CDATA[Girovagando per il web alla ricerca di studi interessanti e di ispirazione sul tema della corruzione, mi sono imbattuta in un paper intitolato “Importing Corruption Culture From Overseas: Evidence From Corporate Tax Evasion In The United States” di Jason DeBacker (Office of Tax Analysis, U.S. Department of the Treasury, United States), Bradley T. Heim, Anh [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/05/479203-Tax-1355350903-280-640x480.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5377" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/05/479203-Tax-1355350903-280-640x480-300x225.jpg" alt="479203-Tax-1355350903-280-640x480" width="300" height="225" /></a>Girovagando per il web alla ricerca di studi interessanti e di ispirazione sul tema della corruzione, mi sono imbattuta in un paper intitolato “<em>Importing Corruption Culture From Overseas: Evidence From Corporate Tax Evasion In The United States</em>” di Jason DeBacker (<em>Office of Tax Analysis, U.S. Department of the Treasury, United States</em>), Bradley T. Heim, Anh Tran (<em>School of Public and Environmental Affairs, Indiana University, United States</em>) pubblicato nel <em>Journal of Financial Economic </em>nel 2015.</p>
<p>Questi economisti hanno notato che una grande frazione di società controllate da stranieri negli Stati Uniti paga poche tasse sul reddito, se non nessuna (<em>U.S. Government Accountability Office(GAO),2008</em>). La letteratura suggerisce che questo fatto può scaturire sia da una legale evasione fiscale sia da una illegale.</p>
<p>DeBackera, Heim and Tranb hanno ipotizzato che che le società controllate da stranieri provenienti da paesi con alti livelli di corruzione evadono le tasse con maggiore probabilità</p>
<p>Per verificare una tale ipotesi, si sono avvalsi di dati riguardanti più di 25 mila verifiche dei conti condotte <em>dall’ </em><em>Internal Revenue Service</em> (IRS) su società possedute da stranieri tra il 1996 e il 2007. L&#8217;evasione fiscale di società di proprietà straniera costituisce un esperimento naturale in quanto riguarda imprese con diverse norme culturali che condividono il medesimo <em>framework</em> legale. Ciò ha permesso loro di stimare l’influenza di norme culturali sulla corruzione del paese di provenienza del proprietario dell’azienda sul comportamento di evasione fiscale.</p>
<p>Come misura dell’evasione fiscale è stato usato il rapporto tra il deficit di tasse sul reddito aziendale totale, mentre le norme di corruzione del paese di provenienza del proprietario dell’azienda sono state rappresentate tramite il <em>Corruption Perception Index</em> (CPI) di <em>Transparency International</em>. Data la rilevanza della dimensione aziendale, lo studio è stato condotto su campioni di imprese con dimensioni diverse. Sono infine stati usati controlli per altri elementi rilevanti come, ad esempio, il Prodotto Interno Lordo pro-capite del paese di provenienza, le relazioni di commercio, la distanza dagli Stati Uniti, il reddito netto aziendale ed effetti paese fissi.</p>
<p>I risultati dello studio hanno portato alla conferma di quanto gli autori suggerivano:</p>
<ul>
<li>Le norme culturali di paesi con alto livello di corruzione sono fortemente associate con una maggiore evasione fiscale tra le piccole e medie imprese.</li>
<li>All’aumentare della dimensione aziendale, l’effetto delle norme culturali si attenua, a supporto della teoria che imprese più grandi attenuano l’influenza di abitudini individuali.</li>
<li>Le norme di corruzione hanno un effetto particolarmente forte sull’evasione fiscale quando l’impresa è una multinazionale oppure il proprietario proviene da un paradiso fiscale.</li>
<li>Le nuove norme in tema di evasione fiscale implementate nel periodo in considerazione hanno portato ad un significativo decremento dell’evasione fiscale tra le imprese a controllo straniero, ma sono state meno efficaci tra le imprese il cui proprietario proviene da paesi ad alto livello di corruzione.</li>
</ul>
<p>Questo articolo è un’ulteriore dimostrazione dell’importanza di aspetti culturali per la comprensione del fenomeno della corruzione. Tale consapevolezza è estremamente importante al fine dello sviluppo di efficaci ed efficienti politiche mirate a combattere questo male.</p>
<p><a href="http://anticorruzione.eu/2016/05/importing-corruption-culture-from-overseas-evidence-from-corporate-tax-evasion-in-the-united-states/" target="_blank">Versione in lingua inglese</a></p>
<p>Paper:</p>
<p>DeBacker, Jason, Bradley T. Heim, and Anh Tran. &#8220;Importing corruption culture from overseas: Evidence from corporate tax evasion in the United States.&#8221;<em>Journal of Financial Economics</em> 117.1 (2015): 122-138.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://anticorruzione.eu/2016/05/importare-la-corruzione-da-oltreoceano-evasione-fiscale-negli-stati-uniti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un paese corrotto è anche poco competitivo</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2016/02/un-paese-corrotto-e-anche-poco-competitivo/</link>
		<comments>http://anticorruzione.eu/2016/02/un-paese-corrotto-e-anche-poco-competitivo/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 13 Feb 2016 08:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Frontespezi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Competitività]]></category>
		<category><![CDATA[Corruption Perception Index]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Global Competitiveness Index]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://anticorruzione.eu/?p=4984</guid>
		<description><![CDATA[&#160; Forse non è la prima conseguenza negativa a cui si pensa quando si analizza la condizione di un paese con un modesto livello di corruzione, ma è facilmente dimostrabile che i paesi meno integri sono anche quelli che risultano meno competitivi sul mercato internazionale. È innegabile che quando la corruzione si annida nell’economia di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: justify;"></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">F<img class="alignleft size-medium wp-image-4988" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/02/competitività-300x180.jpg" alt="competitività" width="300" height="180" />orse non è la prima conseguenza negativa a cui si pensa quando si analizza la condizione di un paese con un modesto livello di corruzione, ma è facilmente dimostrabile che i paesi meno integri sono anche quelli che risultano meno competitivi sul mercato internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">È innegabile che quando la corruzione si annida nell’economia di un paese quest’ultima viene allontanata dalla situazione di concorrenza perfetta, che rende ugualmente competitive le varie imprese presenti su un mercato; un’economia pervasa dalla corruzione infatti è quella in cui va avanti chi attua pratiche corruttive, chi vince appalti in modo scorretto, chi minaccia i propri dipendenti per evitare che essi denuncino le attività illecite della propria azienda. Inevitabilmente questo è un sistema in cui non viene premiata l’impresa efficiente, quella che offre un buon rapporto qualità-prezzo; e anzi quest’ultima impresa si vede spesso privata della sua quota di mercato da chi raggiunge il successo con le suddette pratiche scorrette. In questo modo si scoraggiano le aziende virtuose e si perde competitività agli occhi degli investitori internazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo discorso può essere facilmente compreso mettendo a confronto due noti indici internazionali: il Global Competitiveness Index, realizzato dal World Economic Forum (<a href="http://reports.weforum.org/global-competitiveness-report-2014-2015/">link</a>), e il Corruption Perception Index, ideato da Trasparency International (<a href="http://www.transparency.org/cpi2015#results-table">link</a>): come mostra la tabella sottostante confrontando le prime 20 posizioni dei due indici, circa nello stesso periodo di riferimento, è possibile notare che 17 paesi sono tra i primi 20 in entrambe le classifiche, anche se in differenti posizioni.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Global Competitiveness Index (2014-15)                </strong><strong>Corruption Perception Index (2015)</strong></p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td width="309">
<table width="295">
<tbody>
<tr>
<td width="82">Position</td>
<td width="213">Country</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">1</td>
<td width="213">Switzerland</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">2</td>
<td width="213">Singapore</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">3</td>
<td width="213">United States</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">4</td>
<td width="213">Finland</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">5</td>
<td width="213">Germany</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">6</td>
<td width="213">Japan</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">7</td>
<td width="213">Hong Kong</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">8</td>
<td width="213">Netherlands</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">9</td>
<td width="213">United Kingdom</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">10</td>
<td width="213">Sweden</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">11</td>
<td width="213">Norway</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">12</td>
<td width="213">United Arab Emirates</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">13</td>
<td width="213">Denmark</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">14</td>
<td width="213">Taiwan, China</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">15</td>
<td width="213">Canada</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">16</td>
<td width="213">Qatar</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">17</td>
<td width="213">New Zealand</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">18</td>
<td width="213">Belgium</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">19</td>
<td width="213">Luxembourg</td>
</tr>
<tr>
<td width="82">20</td>
<td width="213">Malaysia</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
<td width="293">
<table width="273">
<tbody>
<tr>
<td width="64">Position</td>
<td width="209">   Country</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">1</td>
<td width="209">   Denmark</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">2</td>
<td width="209">   Finland</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">3</td>
<td width="209">   Sweden</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">4</td>
<td width="209">   New Zealand</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">5</td>
<td width="209">   Netherlands</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">5</td>
<td width="209">   Norway</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">7</td>
<td width="209">   Switzerland</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">8</td>
<td width="209">   Singapore</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">9</td>
<td width="209">   Canada</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">10</td>
<td width="209">   Germany</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">10</td>
<td width="209">   Luxembourg</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">10</td>
<td width="209">   United Kingdom</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">13</td>
<td width="209">   Australia</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">14</td>
<td width="209">   Iceland</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">15</td>
<td width="209">   Belgium</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">16</td>
<td width="209">   Austria</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">16</td>
<td width="209">   United States</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">18</td>
<td width="209">   Hong Kong</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">18</td>
<td width="209">   Ireland</td>
</tr>
<tr>
<td width="64">18</td>
<td width="209">   Japan</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;">Non è certo una novità il fatto che la corruzione rappresenti un ostacolo allo sviluppo di un paese. Quelle riportati nella tabella sono invece esempi di esperienze in cui il contrasto al fenomeno corruttivo ha innescato dei meccanismi virtuosi che portano i paese ad avere una corretta economia concorrenziale, in cui hanno successo solo le imprese che sono veramente efficienti. Questo genera innanzitutto incentivi interni, che attraverso la competitività stimolano le aziende a puntare sempre verso un continuo miglioramento delle proprie performance; inoltre si crea una spirale positiva che fa emergere i mercati nazionali anche nel più ampio mercato internazionale, perché è dove c’è maggiore efficienza che si investe e si compra.</p>
<p style="text-align: justify;">Niente di nuovo, ma è quindi evidente che un paese non può avere un buon successo economico stimato a livello internazionale fino a quando non conduce e porta a termine una convincente lotta contro il male della corruzione.</p>
<h4 style="text-align: justify;"></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Per un giudizio più autorevole in materia, consiglio la lettura dell&#8217;intervento di Roberto Provera in occasione della Giornata Mondiale contro la Corruzione del 2005.</p>
<p style="text-align: justify;">Provera, R. (22/11/2005).  La corruzione come ostacolo allo sviluppo: politiche, strumenti e strategie per combatterla. (<a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/02/la-corruzione-come-ostacolo-allo-sviluppo.pdf">testo</a>)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://anticorruzione.eu/2016/02/un-paese-corrotto-e-anche-poco-competitivo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La prevenzione è più efficiente, più economica ed incisiva della repressione</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2015/05/la-prevenzione-e-piu-efficiente-piu-economica-ed-incisiva-della-repressione/</link>
		<comments>http://anticorruzione.eu/2015/05/la-prevenzione-e-piu-efficiente-piu-economica-ed-incisiva-della-repressione/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 18 May 2015 06:40:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Corruption Perception Index]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[CPI]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblica amministrazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://anticorruzione.eu/?p=2321</guid>
		<description><![CDATA[            Nel dicembre 2014, ovvero, pochi mesi or sono, l’Italia è risultata essere ancora al 69° posto nella graduatoria mondiale circa il triste fenomeno della presenza della corruzione negli stati, conservando stessa posizione e punteggio dell’anno precedente. Sullo stesso gradino dell’Italia, con un voto di 43 su 100, troviamo la Romania e altri due paesi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: left;">            Nel dicembre 2014, ovvero, pochi mesi or sono, l’Italia è risultata essere ancora al 69° posto nella graduatoria mondiale circa il triste fenomeno della presenza della corruzione negli stati, conservando stessa posizione e punteggio dell’anno precedente.</p>
<p style="text-align: left;">Sullo stesso gradino dell’Italia, con un <strong>voto di 43 su 100</strong>, troviamo la Romania e altri due paesi europei in risalita rispetto allo scorso anno: Grecia e Bulgaria. A livello globale si distinguono in negativo Francia (69), Cina (36) e Turchia (45) che perdono diverse posizioni rispetto all’anno scorso, mentre rimangono in cima alla classifica dei paesi più virtuosi Danimarca, Nuova Zelanda e Finlandia.</p>
<p style="text-align: left;">            Secondo  <em>Transparency International Italia</em>, in occasione della ventesima edizione della manifestazione, l’i<strong>ndice di Percezione della Corruzione (CPI) </strong> “<em>affligge tuttora in maniera endemica il nostro sistema economico, sottraendo allo stato risorse preziose, peggiorando la qualità dei servizi e contribuendo ad aumentare la povertà. I cittadini sono i primi a subirne le conseguenze, per questo non devono più rimanere in silenzio, ma prendere posizione con determinazione”.</em></p>
<p style="text-align: left;">            Ciò ovviamente non significa, almeno con un automatismo di valutazione, che la normativa italiana (e non solo la legge 190/2012 e il Dlgs 33/2013) sia di per sé stessa inefficace, ma che probabilmente le norme si innestano su di una organizzazione amministrativa “non perfetta” che certamente necessita di riforme e semplificazione.</p>
<p style="text-align: left;">            Si è spesso argomentato circa la sussistenza in Italia (e non solo più al Sud) del “substrato culturale fertile” per il generarsi dei fenomeni corruttivi; ciò ritengo sia parzialmente vero come è reale il pericolo che la disorganizzazione amministrativa e soprattutto la incertezza circa le regole da applicare accrescano enormemente il triste fenomeno.</p>
<p style="text-align: left;">            Ancora oggi assistiamo a timidi approcci da parte del legislatore di inasprimento delle pene per i corrotti, scelte criticate dalla stessa associazione nazionale dei magistrati e dal CSM, che ritengono non sufficienti le nuove norme che affermano essere frutto di scelte di compromesso tra le forze politiche che sostengono la maggioranza di governo.</p>
<p style="text-align: left;">            Ma dette norme si incentrano ancora sul momento della “repressione”, tralasciando quella della prevenzione che, a mio giudizio, riveste una rilevante importanza per la oggettiva e reale lotta al fenomeno corruttivo.</p>
<p style="text-align: left;">            Mi spiego: la c.d. legge Madia (la legge delega di riforma della pubblica amministrazione, allo stato all’esame della Camera) potrebbe appunto incidere sul ricordato “substrato culturale fertile”, eliminando in radice la attuale possibilità che gli amministratori (locali e non) possano “scegliersi” il dirigente e chi lo controlla (l’OIV).</p>
<p style="text-align: left;">            Infatti la riforma Madia prevede, tra l’altro,  tre distinti albi nazionali rispettivamente per la dirigenza statale, regionale e degli enti locali, con tre distinte organizzazioni di interpelli su base nazionale (per le nomine dei dirigenti), di <em>performance</em> con unicità di criteri nazionali e soprattutto con un organismo di valutazione indipendente nazionale, nonché con la fissazione dei parametri retributivi e di risultato predeterminati nel minimo e nel massimo.</p>
<p style="text-align: left;">Ciò permetterà, se approvata, di avere in Italia la più ampia mobilità della dirigenza! E soprattutto cancellerà il ricorrente alibi della dirigenza circa la sua attuale e potenziale stretta collegabilità con il livello politico.</p>
<p style="text-align: left;">Da ciò potrà realmente conseguire un “distacco” netto tra l’esercizio della competenza di gestione e quella di indirizzo politico, finalità perseguita dal lontano 1993 con le norme Bassanini, ma mai  sinora effettivamente realizzata.</p>
<p><em> </em></p>
<p>Giovanni Corporente</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://anticorruzione.eu/2015/05/la-prevenzione-e-piu-efficiente-piu-economica-ed-incisiva-della-repressione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Italia vince il &#8220;Premio Corruzione&#8221; in Europa. Ecco cosa rivela il CPI.</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2015/02/litalia-vince-il-premio-corruzione-in-europa-ecco-cosa-rivela-il-cpi-2/</link>
		<comments>http://anticorruzione.eu/2015/02/litalia-vince-il-premio-corruzione-in-europa-ecco-cosa-rivela-il-cpi-2/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Feb 2015 08:17:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgia Filippucci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Corruption Perception Index]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Excess Perceived Corruption Index]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://anticorruzione.eu/?p=1645</guid>
		<description><![CDATA[Ebbene sì. Anche quest’anno l’Italia conclude il 2014 in bellezza ritrovandosi al 69esimo posto della classifica stilata secondo il Corruption Perception Index.Stessa posizione e punteggio (43 su 100) dell’anno precedente. Probabilmente questi risultati non ci stupiscono neanche più di tanto, visti i recenti svolgimenti che hanno visto Roma nel mirino delle inchieste per la ormai [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ebbene sì. Anche quest’anno l’Italia conclude il 2014 in bellezza ritrovandosi al 69esimo posto della classifica stilata secondo il Corruption Perception Index.Stessa posizione e punteggio (43 su 100) dell’anno precedente.</p>
<p style="text-align: justify;">Probabilmente questi risultati non ci stupiscono neanche più di tanto, visti i recenti svolgimenti che hanno visto Roma nel mirino delle inchieste per la ormai nota organizzazione criminale Mafia Capitale.</p>
<p style="text-align: justify;">Insieme in graduatoria troviamo Romania, Grecia e Bulgaria. Queste ultime due in particolare, in posizioni ancora inferiori gli anni precedenti, hanno raggiunto quest’anno l’Italia e sembrano voler tendere alle virtuose (ma ancora lontane) Danimarca, Nuova Zelanda e Finlandia, prima, seconda e terza rispettivamente (http://www.transparency.org/cpi2014/results).</p>
<p style="text-align: justify;">Il Corruption Perception Index (o Indice di Percezione della corruzione – CPI) è stato introdotto nel 1995 da Transparency International e viene stilato ogni anno in modo da dare uno spaccato sempre più attendibile dei progressi (o peggioramenti) dei livelli di corruzione globale. Oramai è divenuto uno degli strumenti cui si fa più riferimento nel parlare di corruzione. Sia per il suo continuo aggiornamento, sia per l’uso di strumenti statistici che hanno permesso la sua elaborazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Stiamo attenti. Questo non vuol dire che sia uno strumento assoluto, su cui è possibile fondare ogni argomentazione in tema di corruzione. Ogni indice ha le sue debolezze e imperfezioni. Ma andiamo con ordine.</p>
<p style="text-align: justify;">L’indice di Percezione della Corruzione è un indice che varia da 0 a 100, dove il primo indica una situazione di massima corruzione, mentre il secondo indica l’assenza del fenomeno. Va da sé che a punteggi più alti corrispondano situazioni migliori.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nome ci svela qualcosa in più in merito. Il CPI è, infatti, basato su interviste e ricerche somministrate ad esperti del mondo degli affari, nonché a prestigiose istituzioni al fine di misurare il livello PERCEPIBILE di corruzione all’interno del settore pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché parliamo di <em>percezioni?</em></p>
<p style="text-align: justify;">La corruzione comprende attività illegali che sono deliberatamente nascoste e vengono alla luce solo tramite scandali, investigazioni o accuse. Purtroppo sono ancora pochi i metodi alternativi  per valutare i livelli assoluti di corruzione nei paesi o nei territori sulla base di rigorosi dati empirici, né tantomeno possiamo considerare le tangenti registrate, i casi giudiziari o il numero di accuse portate avanti quali validi strumenti a tal fine. Al contrario, catturare le percezioni di coloro che si trovano in una posizione effettivamente idonea ad accertare la presenza o meno di corruzione all’interno del settore pubblico è da molti considerato lo strumento più affidabile, soprattutto nel mettere a paragone diversi Paesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio rispetto a quest’ultimo aspetto, il CPI non trova invece consenso in altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ho già detto, l’indice si basa su percezioni, non su esperienze dirette. Da ciò deriva un’inattendibilità dei dati, rafforzata dal fatto che le percezioni, poiché tali, possono cambiare con il tempo ed essere condizionate da fattori esterni. Altro però è il limite che ha portato ad una sua più completa formulazione: l’Excess Perceived Corruption Index (ECPI).</p>
<p style="text-align: justify;">Il CPI, nel stilare la classifica e quindi nel mettere a confronto i diversi paesi, non considera il dislivello di reddito che li caratterizza, ponendo cosi sullo stesso piano realtà che nel concreto sono molto differenti. Maggiore ricchezza è, infatti, sinonimo di maggiori strumenti per combattere la corruzione.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ECPI (elaborato dall’economista Castelli e lo statistico Borra), al contrario, è basato sulla relazione esistente tra reddito pro capite e indice di sviluppo umano (Human Perception Index- HPI), comparando paesi con stessi livelli di ricchezza e mostrando i discostamenti dai livelli di corruzione attesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un indice sicuramente più realistico ed equo che sicuramente non risparmia l’Italia. Nel 2012, l’ECPI rivelava come l’Italia non fosse affatto al 60° posto in termini di corruzione (rispetto alla classifica del CPI), bensì penultima, preceduta da Grecia.  E questo dovrebbe far riflettere.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda la situazione attuale, aspettiamo la nuova elaborazione dell’ECPI. Certo è che se da una parte le nuove misure e leggi anticorruzione potrebbero giocare in nostro favore e farci salire di posizione, sull’altro lato della bilancia abbiamo il peso di Mafia Capitale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non siamo pessimisti. L’Italia ci sta provando. È sdegnata (come è giusto che sia) e vuole cambiare. Vuole cambiare l’immagine che tutti hanno di lei e vuole togliersi quella maglia nera che la distingue da qualche anno. Non sarà sufficiente l’intenzione, ma sicuramente è un buon punto di partenza. Su Italia!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://anticorruzione.eu/2015/02/litalia-vince-il-premio-corruzione-in-europa-ecco-cosa-rivela-il-cpi-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
