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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; beni confiscati</title>
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		<title>COMMISSARIAMENTI E INTERDITTIVE: LE NUOVE SFIDE NEL CONTRASTO A MAFIE E CORRUZIONE</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2016 10:18:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Infiltrazioni mafiose]]></category>
		<category><![CDATA[Anticorruzione]]></category>
		<category><![CDATA[beni confiscati]]></category>
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		<description><![CDATA[Esistono altri elementi strategici nel contrasto a mafie e corruzione; il sequestro dei patrimoni illecitamente acquisiti non è l’unico rimedio esperibile. A dirlo è stato Giuseppe Pignatone, in audizione al convegno “Le ragioni dell’impresa e le ragioni dell’amministrazione della giustizia. I teatri della crisi” il 24 settembre 2015. L’intervento è integralmente consultabile sulla rivista on [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Esistono altri elementi strategici nel contrasto a mafie e corruzione; il sequestro dei patrimoni illecitamente acquisiti non è l’unico rimedio esperibile. A dirlo è stato Giuseppe Pignatone, in audizione al convegno “Le ragioni dell’impresa e le ragioni dell’amministrazione della giustizia. I teatri della crisi” il 24 settembre 2015. L’intervento è integralmente consultabile sulla rivista on line www.penalecontemporaneo.it.</p>
<p>Il procuratore della Repubblica è partito da un’analisi del ruolo svolto dalla confisca dei beni di origine criminosa e ha ricordato che, nella lotta alla criminalità organizzata, “l’aggressione ai patrimoni illecitamente acquisiti è ormai una linea strategica fondamentale del nostro ordinamento”. Specie negli ultimi anni, confisca e sequestro si sono dimostrati misure di grande efficacia, facendo registrare una crescita costante del valore dei beni confiscati, tra cui il numero delle attività imprenditoriali rivelatesi mafiose o colluse.</p>
<p>Tuttavia, accanto a questa che è l’ipotesi base del contrasto ai patrimoni illeciti delle organizzazioni mafiose, Pignatone ha voluto ricordare altre misure di carattere non ablativo, recentemente inserite nel nostro ordinamento. La necessità di una simile moltiplicazione di strumenti a disposizione trova la sua giustificazione “nella continua tensione che il diritto penale, inevitabilmente rigido, subisce quando entra in contatto con il mondo dell’economia”. In altre parole, di fronte ad aziende soltanto parzialmente colluse, per cui i contatti con le mafie riguardano soltanto alcuni settori, è preferibile adottare misure terapeutiche o di prevenzione, piuttosto che affidarsi a strumenti ablativi-acquisitivi che provocherebbe un danno economico distruttivo per l’attività imprenditoriale.</p>
<p>Il primo di questi strumenti è l’amministrazione giudiziaria, prevista dall’art. 34 del Codice Antimafia e applicata quando si riscontrano elementi sufficienti per ritenere che “il libero esercizio di attività economiche, comprese quelle imprenditoriali, agevoli l’attività delle persone nei cui confronti sia stata proposta o applicata una misura di prevenzione”, ovvero di persone sottoposte a procedimento penale per delitti quali associazione di tipo mafioso (art. 416 bis c.p.), estorsione (art. 629 c.p.), sequestro di persona a scopo di rapina o estorsione (art. 630 c.p.), usura (art. 644 c.p.), riciclaggio e autoriciclaggio (art. 648 bis e 648 ter c.p). La misura prevista dall’art. 34 non è dunque finalizzata a preparare una futura confisca – che rimane comunque una possibile soluzione –, ma mira piuttosto ad un intervento diretto sull’amministrazione dell’azienda, interrompendo ogni utilizzo illecito di beni destinati a favorire associazioni di stampo mafioso.</p>
<p>In ottica puramente preventiva-interdittiva è invece la documentazione antimafia a svolgere un ruolo di primaria importanza. Nell’eventualità in cui si attesti la sussistenza di “tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi delle società o delle imprese interessate” (art. 84 Codice Antimafia), l’informativa interdittiva prevede l’impedimento per i titolari dell’impresa “di avere rapporti giuridici per un valore complessivo superiore ai 150.000 euro con le pubbliche amministrazioni, gli enti pubblici, le aziende vigilate o comunque controllate dallo Stato o da altri enti pubblici” (art. 83 del Codice).</p>
<p>Confrontando le due norme, Pignatone ha inoltre voluto sottolineare un aspetto importante: sebbene la situazione che giustifica un’applicazione dell’art. 84 – in quanto tutela anticipata – sia meno grave rispetto a quella che legittima l’applicazione dell’art. 34, tuttavia, gli effetti dell’interdittiva, che paralizzano il soggetto economico, si rivelano de facto molto più gravi e devastanti rispetto a quelli dell’amministrazione giudiziaria che, invece, consente la persecuzione dell’attività dell’impresa. “Diventa quindi di fondamentale importanza” ha commentato Pignatone “valutare con estrema attenzione la situazione di fatto per poter decidere se essa rientri nella previsione dell’art. 34 del Codice antimafia, o in quella dell’art. 84”.</p>
<p>“Questa pluralità di strumenti presenta, a volte, zone di confine e incerta definizione e zone di sovrapposizione vera e propria, con esiti a volte paradossali” ha concluso il procuratore Pignatone, auspicando un miglior coordinamento delle misure esistenti “tuttavia non compiutamente realizzabile in questo momento di continui cambiamenti normativi”.</p>
<p><em>Rossana Feliciani</em></p>
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		<title>Esiste un modello ideale di confisca dei beni illeciti?</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2015 08:05:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alexandra Komocz]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[beni confiscati]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Integrità]]></category>
		<category><![CDATA[Trasparency International]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Al fine di contrastare le attività della criminalità organizzata è essenziale privare i criminali dei proventi del reato. […] Il sequestro e la confisca dei beni criminali o illeciti costituiscono un modo molto efficace per contrastare la criminalità organizzata, e permettono di recuperare fondi da reinvestire in attività delle forze dell’ordine o in altre iniziative [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Al fine di contrastare le attività della criminalità organizzata è essenziale privare i criminali dei proventi del reato. […] Il sequestro e la confisca dei beni criminali o illeciti costituiscono un modo molto efficace per contrastare la criminalità organizzata, e permettono di recuperare fondi da reinvestire in attività delle forze dell’ordine o in altre iniziative di prevenzione dei reati.&#8221; (<a href="https://www.transparency.it/wp-content/uploads/2015/04/Final_Report_ITA_bc.pdf" target="_blank">report</a>)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Esiste un modello ideale per la confisca dei beni di provenienza illecita?<br />
Si pone questa domanda il progetto “<a href="http://www.confiscation.eu/il-progetto?lang=it" target="_blank"><strong>Enhancing Integrity and Effectiveness of Illegal Assets Confiscation</strong></a>”, finanziato dalla Commissione Europea (DG Home Affairs) attraverso il programma “Prevention of and Fight against Crime”, il cui obiettivo quello di migliorare la trasparenza e l&#8217;efficacia dei sistemi di confisca dei beni illeciti.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;attività di ricerca, iniziata nel giugno 2013 e durata 2 anni, vede protagonisti tre paesi: Italia, Romania e Bulgaria, i cui sistemi di gestione di confisca sono stati analizzati a fondo, sia dal punto di vista legale che sociologico.<br />
In Europa, ogni stato membro, in conformità con il proprio ordinamento giuridico, decide le proprie norme per combattere il crimine organizzato e la corruzione, nonché il proprio sistema di gestione delle confische.<br />
Questo ha portato gli studiosi a chiedersi se, in un contesto moderno e globale come quello in cui ci troviamo a vivere, dove il crimine è diventato transnazionale, potrebbe essere conveniente trovare un sistema di norme e procedure comuni, che aiutino a sviluppare una maggiore e più efficiente collaborazione inter-statale.<br />
<img class="aligncenter wp-image-2265" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/05/Schermata-05-2457148-alle-18.45.57.png" alt="Schermata 05-2457148 alle 18.45.57" width="465" height="321" /><br />
Il modello proposto si basa su 7 pilastri:</p>
<p><strong>1-</strong> Necessità di <strong>rafforzamento delle autorità nazionali</strong>, le quali dovrebbero godere di una maggiore autonomia e indipendenza durante lo svolgimento del loro operato. Esse dovrebbero, inoltre, essere specializzate e competenti nel settore della confisca, nonché intraprendere una <strong>maggiore cooperazione</strong> con le autorità degli altri stati membri.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2-</strong> Adozione di <strong>misure di garanzia</strong> nelle leggi, per garantire la trasparenza, l&#8217;integrità, l&#8217;efficienza e la responsabilità delle autorità e delle procedure di confisca da esse adottate.<br />
Proprio per il ruolo svolto da queste autorità nazionali, la trasparenza in ogni campo della loro azione risulta di fondamentale importanza, come d&#8217;altronde lo sono anche l&#8217;accessibilità e la visibilità dei dati, grazie all&#8217;istituzione di appositi registri dei beni confiscati, aggiornati costantemente, contenenti dati completi e dettagliati, che permetterebbero ai cittadini di essere più consapevoli e partecipi del processo di confisca.</p>
<p><strong>3-</strong> Meccanismi di <strong>controllo sul lavoro delle autorità</strong>.<br />
Onde evitare che la maggiore autonomia concessa alle autorità nazionali porti ad abusi di potere, è necessario creare un sistema capace di controllare la legalità del loro operato. Si pone necessario, quindi, un assoggettamento di tali autorità ad un controllo istituzionale ma anche della società civile.</p>
<p><strong>4-</strong> Il sequestro e la confisca dei beni devono sempre essere riconducibili ad un a sentenza, penale o civile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>5-</strong> <strong>Meccanismi più efficienti</strong> e adeguati per la gestione e il riutilizzo dei beni confiscati. Su questo fronte, l&#8217;Italia vanta maggiore esperienza rispetto a Romania e Bulgaria.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>6-</strong> Aumentare la visibilità della supremazia dello Stato sulla criminalità e <strong>introdurre misure obbligatorie per la trasparenza</strong>.<br />
Ciò vuol dire che le misure e i risultati raggiunti dalle autorità dovrebbero essere resi pubblici, ad esempio attraverso la creazione di un registro ufficiale dei beni confiscati consultabile on-line. Inoltre, è necessario rendere evidente all&#8217;esterno il potere dello Stato, rendendo ben visibili i beni confiscati, ad esempio con l&#8217;apposizione di manifesti, targhe o adesivi facilmente distinguibili e riconoscibili.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>7-</strong> <strong>Maggiore cooperazione inter-statale</strong> a livello europeo grazie all&#8217;adozione di parametri comuni, che consentano il rapido accesso a banche dati di altri paesi per uno scambio di informazioni più veloce ed efficace, o al reciproco riconoscimento degli atti giudiziari di condanna.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi 7 pilastri, per poter stare in piedi, devono poggiare su una base solida formata da <strong>standard comuni</strong> che i paesi dell&#8217;unione dovrebbero adottare per una maggiore armonizzazione di diversi sistemi nazionali, così da poter garantire un&#8217;efficiente collaborazione tra paesi; e dal <strong>principio di protezione e garanzia dei diritti umani fondamentali: </strong>le procedure di sequestro e confisca sono molto delicate, e spesso, nella loro esecuzione, è facile incorrere in violazioni di diritti fondamentali.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo i responsabili del progetto, l’azione congiunta di tutti questi elementi aiuterebbe a creare un sistema in grado di garantire l’integrità, la trasparenza, la responsabilità e l’efficienza dei processi.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Di fronte alla corruzione dilagante, basta confiscare solo i beni ai mafiosi?</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2015 14:48:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michela Cignarella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Infiltrazioni mafiose]]></category>
		<category><![CDATA[beni confiscati]]></category>
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		<category><![CDATA[La Torre]]></category>
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		<description><![CDATA[La corruzione così come la mafia, che non è più quella della lupara ma quella dei colletti bianchi, è un fenomeno sia sociale e culturale che finanziario ed economico, e come tale va affrontato in tutti i campi. Nella lotta alle mafie seguire e colpire i patrimoni frutto dell’attività criminosa è di essenziale importanza per [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/04/ekjdfn.jpg"><img class="alignleft  wp-image-2188" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/04/ekjdfn-300x191.jpg" alt="ekjdfn" width="275" height="175" /></a>La corruzione così come la mafia, che non è più quella della lupara ma quella dei colletti bianchi, è un fenomeno sia sociale e culturale che finanziario ed economico, e come tale va affrontato in tutti i campi. Nella lotta alle mafie seguire e colpire i patrimoni frutto dell’attività criminosa è di essenziale importanza per colpire al cuore il sistema mafioso.</p>
<p style="text-align: justify;">Si confiscano i beni dei mafiosi, perché non confiscare anche i beni dei corrotti?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.piolatorre.it/page/la-marcia-di-pio.asp" target="_blank">Pio La Torre</a></strong>, che fu ucciso (Palermo, 30 Aprile) quattro mesi prima di vedere la sua legge, la legge che nel 1982 ha decretato in Italia cos’è la mafia, ebbe per primo l’intuizione, quell’idea di sottrarre i beni ai mafiosi: “Occorre spezzare il legame esistente tra il bene posseduto ed i gruppi mafiosi, intaccandone il potere economico e marcando il confine tra l’economia legale e quella illegale”.</p>
<p style="text-align: justify;">La <a href="http://liberaterra.it/it/mondo-libera-terra/pdf/legge-7-marzo-1996.pdf" target="_blank">legge 109/96</a> ha migliorato in seguito la <a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1982-09-13;646" target="_blank">416-bis</a>, detta Rognoni-La Torre per i suoi promotori, nella parte riguardante la confisca dei beni mafiosi e il suo riutilizzo sociale, il quale riutilizzo dona in particolare una maggiore forza nel togliere potere alla mafia riportandolo alla gente.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la corruzione ha come fine illecito l’arricchimento ed è lì che bisogna mettere i riflettori. Stimolante è l’intervento su <a href="http://www.antimafiaduemila.com/azione-civile/confischiamo-i-beni-dei-corrotti-come-si-fa-per-la-mafia.html" target="_blank">Il Fatto Quotidiano</a> (11 aprile 2015) dell’ex magistrato Antonio Ingroia, che afferma: “Giovanni Falcone diceva che se vuoi sconfiggere la mafia devi colpirla sul piano finanziario. Per questo la confisca dei beni è stata la misura più efficace, vera spina nel fianco delle cosche, che ha innescato processi virtuosi anche nella società, come dimostra l`esempio delle cooperative che oggi gestiscono i beni confiscati. Con la corruzione si deve fare esattamente la stessa cosa: il sequestro preventivo dei beni è fondamentale per colpire al cuore il sistema della corruzione.”</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che può fare la differenza nella guerra alla corruzione è la confisca dei patrimoni dei corrotti come si fa per i beni mafiosi e l’istituzione di un Alto commissariato per l’acquisizione di beni di provenienza criminale che dia la caccia ai patrimoni illeciti di mafie e corruzione. Questa è la proposta. “Esiste già un articolato normativo &#8211; prosegue l’ex pm &#8211; che giace nel dimenticatoio collettivo di questo paese della rimozione ed è stato scritto da giuristi come me ed altri, e da militanti dell`antimafia come Franco La Torre, figlio di Pio. Una legge che potremmo chiamare <strong>“La</strong> <strong>Torre-bis”</strong>, perché estende ai corrotti la confisca dei beni mafiosi introdotta grazie a Pio La Torre, e al suo sacrificio assieme a quello del prefetto Dalla Chiesa. Di fronte a gravi indizi di corruzione partono gli accertamenti finanziari e patrimoniali, e se esiste sproporzione tra il valore del patrimonio e il reddito dichiarato si sequestrano i beni dell`indiziato corrotto. Chi non riesce a dimostrare la provenienza lecita delle ricchezze subisce la confisca dei beni e la loro destinazione, a sentenza definitiva, a finalità di interesse pubblico e sociale.”</p>
<p style="text-align: justify;">Colpire negli interessi economici della corruzione può essere una misura forte per affrontare questo fenomeno dilagante.</p>
<p style="text-align: justify;">I beni confiscati in Italia alla criminalità organizzata: <em>Quanti sono? Dove sono? Quanto valgono? Come vengono riutilizzati?</em> A queste domande risponde <strong>Confiscati Bene,</strong> “un progetto partecipativo per favorire la trasparenza, il riuso e la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie, attraverso la raccolta, l’analisi dei dati e il monitoraggio dei beni stessi” &#8211; da come si legge sul sito stesso &#8211; al quale partecipano giornalisti, attivisti e tecnologi. Di seguito, dal sito confiscatibene.it, la mappa interattiva basata sui dati ufficiali dell’ANBSC (Agenzia per i beni confiscati alla criminalità organizzata) che mostra <a href="http://www.confiscatibene.it/it/i-beni-confiscati-italia" target="_blank">i beni confiscati in Italia</a>.</p>
<p><iframe src="http://viz.confiscatibene.it/cbit/?&#038;ls%5B0%5D=regioni&#038;ls%5B1%5D=province&#038;ls%5B2%5D=comuni&#038;ml=regioni&#038;dl=regioni" frameborder="0" allowtransparency="true" allowfullscreen webkitallowfullscreen mozallowfullscreen oallowfullscreen msallowfullscreen width="100%" height="700"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;">Come si può notare attraverso l’intensità del colore rosso, che aumenta all’aumentare dei beni confiscati presenti sul territorio, la criminalità organizzata si dirama non solo nel Meridione, ma lungo l’intera penisola fino ad arrivare al Nord. Questa mappa può anche non essere letta con connotazione negativa per quanto riguarda la diffusione di tale fenomeno, può essere vista in chiave di rivendicazione dei diritti e di opportunità di futuro per la società civile: delle sconfitte per la mafia che si traducono in vittorie per la legalità.</p>
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