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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; ambiente</title>
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		<title>WHISTLEBLOWING.  ECOREATI, PIÙ FACILE DENUNCIARE</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Dec 2017 17:54:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Dall&#8217;inquinamento alla gestione illecita dei rifiuti: la legge sul whistlebiowing rafforza le tutele per chi segnala. La riscrittura delle norme &#8211; anche attraverso la riformulazione dell&#8217;articolo 54-bis della legge 165/2001, il Testo unico del pubblico impiego &#8211; promette, grazie all&#8217;ampliato e duplice fronte pubblico/privato, di aprire – come racconta Vincenzo Dragani, su ItaliaOggi del [&#8230;]]]></description>
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<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_5349.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6003" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_5349.jpg" alt="IMG_5349" width="640" height="480" /></a></p>
<p>Dall&#8217;inquinamento alla gestione illecita dei rifiuti: la legge sul whistlebiowing rafforza le tutele per chi segnala. La riscrittura delle norme &#8211; anche attraverso la riformulazione dell&#8217;articolo 54-bis della legge 165/2001, il Testo unico del pubblico impiego &#8211; promette, grazie all&#8217;ampliato e duplice fronte pubblico/privato, di aprire – come racconta<em> Vincenzo Dragani, su ItaliaOggi del 4 dicembre 2017, alle pagine 1 e 22 &#8211; </em>una rinnovata lotta anche agli ecoreati. La legge approvata in via definitiva dal parlamento il 15 novembre 2017:</p>
<ol>
<li>allarga la platea dei lavoratori pubblici protetti, ora comprendente i dipendenti degli enti di diritto privato sottoposti al controllo pubblico ex articolo 2359 del codice civile, così come i lavoratori e collaboratori delle imprese fornitrici di beni o servizi e che realizzano opere in favore dell&#8217;amministrazione pubblica;</li>
<li>rimodula il novero dei soggetti destinatari delle segnalazioni, prevedendo &#8211; oltre all&#8217;Autorità nazionale anticorruzione e quella giudiziaria &#8211; anche il «responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza;</li>
<li>estende la tutela dell&#8217;identità del denunciante, assicurata in tutti i procedimenti seguenti alla segnalazione, con la specificazione delle ipotesi eccezionali in cui potrà essere rivelata;</li>
<li>conferma la nullità delle condotte ritorsive a carico dei segnalanti (licenziamento, demansionamento, trasferimento e ogni altra condotta con effetti negativi diretti o indiretti determinata dalla denuncia) e introduce puntuali sanzioni – che colpiranno sia le p.a. che hanno adottato le azioni ritorsive (con sanzione amministrativa pecuniaria fino a 30 mila euro) sia i suddetti responsabili della prevenzione che non hanno analizzato le denunce pervenute (fino a 50 mila euro) &#8211; irrogabili direttamente dall&#8217;Anac.</li>
</ol>
<p>In particolare, tra i reati ambientali previsti dal dlgs 231/01 (e la cui commissione potrà essere utilmente segnalata tramite il nuovo strumento) vi sono: inquinamento e disastro ambientale; traffico o abbandono di materiale ad alta radioattività; gli illeciti su gestione rifiuti, inquinamento acque ed aria, omessa bonifica; gestione di sostanze lesive dell&#8217;ozono stratosferico; danni ad animali e vegetali; inquinamento da navi punito ex dlgs 202/2007. E questo oltre ai reati «connessi» alla gestione di risorse ambientali, anch&#8217;essi richiamati dal dlgs 231/2001, e ai quali può qui altresì aggiungersi la «corruzione tra privati» (art. 2635 C.C.).</p>
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		<title>Acqua il ciclo idro-illogico</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2017/09/acqua-il-ciclo-idro-illogico/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Sep 2017 13:14:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Clemente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[acqua bene comune]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[La cattiva gestione del territorio crea inefficienze sistemiche specie nella gestione delle risorse naturali, in particolare dell’acqua, bene spesso dato per scontato, ma mai come questa estate di siccità ci siamo resi conto invece di quanto sia fragile e prezioso e quanto difficile sia la questione legata alla sua gestione da parte della politica e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/cilento.jpg"><img class="  wp-image-6084 aligncenter" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/cilento-300x167.jpg" alt="cilento" width="533" height="297" /></a></p>
<p>La cattiva gestione del territorio crea inefficienze sistemiche specie nella gestione delle risorse naturali, in particolare dell’acqua, bene spesso dato per scontato, ma mai come questa estate di siccità ci siamo resi conto invece di quanto sia fragile e prezioso e quanto difficile sia la questione legata alla sua gestione da parte della politica e della Pubblica Amministrazione.</p>
<p>Per descrivere la situazione attuale appare vera più che ma l’incisiva metafora della gestione dell’acqua come ciclo idro-illogico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Marco Petitta, anche lui professore di Idrogeologia della Sapienza e vicepresidente dell&#8217;Associazione internazionale degli idrogeologi, concorda pienamente e parla di «<em>ciclo idro-illogico</em>». «<em>In Italia il combinato di qualità e quantità delle risorse è buono. E dalla metà dell&#8217;8oo alla metà del 900 sono stati fatti molti investimenti. Ma negli ultimi 30/40 anni, oltre a vivere di rendita, abbiamo fatto di tutto per dilapidare quel patrimonio»</em>, aggiunge Andrea Mangano, ingegnere idraulico che ha amministrato svariate aziende del settore.</p>
<p>La demagogia – scrive Claudio Gatti, su Il Sole 24 ore del 7 settembre 2017, alle pagine 1 e 5 &#8211; paga per chi la predica e costa per chi se la beve. Come l&#8217;acqua: d<em>al &#8217;54 al &#8217;68 investito lo 0,24% del Pil, poi il crollo allo 0,15%, molto sotto il necessario.</em></p>
<p>In questi giorni si parla molto dello straordinario costo, economico e umano, che il nostro Paese sta pagando da decenni pervia del vuoto strategico in campo sismico e idrogeologico ma, pur non avendo fatto vittime, l&#8217;immobilismo demagogico sta causando gravi danni anche sul fronte idrico.</p>
<p>Per capirlo c&#8217;è voluta la siccità di quest&#8217;anno, con la richiesta dello stato di calamità da parte di molte Regioni, con la Capitale in stato di quasi-razionamento idrico. Da un&#8217;inchiesta de II Sole 24 ore emerge che questi problemi non vanno attribuiti all&#8217;eccezionalità della situazione meteorologica bensì alle scelte &#8211; o non-scelte &#8211; fatte e reiterate per decenni da politici e amministratori.</p>
<p>Lo sostengono tutti gli esperti del settore.</p>
<p>Ma soprattutto lo attestano i numeri (oltre che le sanzioni europee).</p>
<p>«<em>Bisogna lavorare in tempo di pace, per esser pronti quando scoppia la guerra. Ma se prima tè ne freghi, una volta scoppiata la guerra emergono solo scenari pericolosi o dibattiti fuorvianti e sterili polemiche politiche</em>», dice Roberto Mazza, idrogeologo dell&#8217;Università la Sapienza di Roma. »</p>
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		<title>La sete di denaro prosciuga gli acquedotti</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2017/09/la-sete-di-denaro-prosciuga-gli-acquedotti/</link>
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		<pubDate>Wed, 13 Sep 2017 19:52:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Clemente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[La gestione del territorio, la cura e lo sfruttamento responsabile delle sue risorse è un tema di vitale importanza per la politica e la Pubblica Amministrazione, ma molto spesso a causa di cattiva organizzazione, di scarsa lungimiranza si compiono sprechi e sperperi di denaro che uniti a un cattivo sfruttamento dei fondi causano enormi danni [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/cilento.jpg"><img class="  wp-image-6084 aligncenter" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/cilento-300x167.jpg" alt="cilento" width="557" height="310" /></a></p>
<p>La gestione del territorio, la cura e lo sfruttamento responsabile delle sue risorse è un tema di vitale importanza per la politica e la Pubblica Amministrazione, ma molto spesso a causa di cattiva organizzazione, di scarsa lungimiranza si compiono sprechi e sperperi di denaro che uniti a un cattivo sfruttamento dei fondi causano enormi danni che poi inevitabilmente ricadono sotto forma di disservizi e spese extra sui cittadini.</p>
<p>I fatti che hanno coinvolto Acea a Frosinone sono un caso emblematico, come si evince chiaramente dalle parole del giornalista Claudio Gatti su Il Sole 24 ore del 7 Settembre 2017.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«<em>Quella «sete» di denaro che ha prosciugato gli acquedotti.</em></p>
<p><em>Le radici dell`emergenza? Fondi per gli acquedotti nel «pozzo» della politica</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La demagogia paga per chi la predica e costa per chi se la beve. Come l&#8217;acqua.</p>
<p>Così, a Frosinone, dove per anni gli amministratori locali hanno tenuto le tariffe idriche congelate, nonostante l&#8217;impegno con il gestore ad aumentarle in concomitanza con i suoi investimenti. Poi è arrivato il conto. Con tanto di arretrati e interessi, ovviamente. E adesso gli abitanti della provincia ciociara pagano ad Acea il doppio di quanto pagano i romani per via dell&#8217;odioso conguaglio prima deciso da un commissario e poi ratificato dal Consiglio di Stato. Nel frattempo gli amministratori responsabili di questa bomba a scoppio ritardato sono passati a fare altro.</p>
<p>Le radici dell&#8217;emergenza?</p>
<p>Una volta trasferiti i costi dallo Stato alle tariffe l&#8217;adeguamento al nuovo modello è stato lento.</p>
<p>In più, non si riesce a spendere tutto quello che stanzia, nel 2015 il tasso è stato del 78%</p>
<p>Dal ‘54 al ‘68 investito lo 0,24% del Pil, poi il crollo allo 0,15%, molto sotto il necessario.</p>
<p>Solo da poco la risalita»</p>
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		<title>Scandalo Volkswagen. Confronto tra America ed Europa</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2015/10/scandalo-volkswagen-confronto-tra-america-ed-europa/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2015 07:12:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Favero]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Whistleblowing]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[America]]></category>
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		<description><![CDATA[Il tema del whistleblowing riguarda anche, e forse soprattutto, lo scandalo Volkswagen. Non perché qualcuno ha denunciato l’illegalità che si stava compiendo da molto tempo, ma perché nessuno ha detto niente. Come è possibile che nessuno sapeva niente? La mancanza di un whistleblower all’interno di questo grande gruppo lascia, diciamo, sbalorditi. Ma perché il tutto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il tema del <a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/10/images.jpe"><img class="alignleft size-full wp-image-4176" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/10/images.jpe" alt="images" width="225" height="225" /></a>whistleblowing riguarda anche, e forse soprattutto, lo scandalo Volkswagen. Non perché qualcuno ha denunciato l’illegalità che si stava compiendo da molto tempo, ma perché <strong>nessuno ha detto niente</strong>. Come è possibile che <strong>nessuno</strong> sapeva niente? La mancanza di un whistleblower all’interno di questo grande gruppo lascia, diciamo, sbalorditi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma perché il tutto è scoppiato in America e non in Europa? Perché i controlli su consumi dichiarati ed emissioni sono più serrati. Uno dei problemi riguarda la diversità che c’è tra il consumo dichiarato e quello reale, tra le emissioni dichiarate e quelle reali.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo ciò accade grazie al ciclo di omologazione <strong>NEDC</strong> (New European Driving Cycle) che risale agli anni 70 e l’ultimo aggiornamento al 1997. Come funziona? Vengono ripetuti 4 cicli “urbani” (ECE-15 Driving cycle) ad una velocità massima di 50Km/h; ed uno extraurbano (Extra-Urban Driving cycle) alla velocità massima di 120Km/h. A cosa servono questi test? Per valutare i consumi, ma anche le emissioni inquinanti di un autoveicolo. Il ciclo dura 1181 secondi. Prima del test il veicolo viene bagnato per almeno 6 ore ad una temperatura di 20-30°C. Fino al 2000 si permetteva al motore di girare al minimo per almeno 40 secondi e dopo questo lasso di tempo si iniziava il test; ora quando il motore si accende vengono subito effettuati i test e preso il campionamento per le emissioni inquinanti. Il test si esegue su banco a rulli dove la macchina sta ferma e si muove il tapis roulant. Le critiche al sistema riguardano il fatto che sia un modello poco realistico a causa di accelerazioni deboli che cercano di simulare il ciclo urbano ed extraurbano. Dura poco, circa 11Km ed ha una normativa troppo permissiva. Viene visto piuttosto utile per confrontare consumi ed emissioni di diverse vetture (<a href="http://www.unep.org/transport/gfei/autotool/approaches/information/test_cycles.asp" target="_blank">http://www.unep.org/transport/gfei/autotool/approaches/information/test_cycles.asp</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">In America vige l’<strong>FTP-75 </strong>(Federal Test Procedure) che è un sistema più complesso, ferreo, vicino alla realtà, dura di più, vengono percorsi più chilometri ed è più particolareggiato. Vengono fatti 5 test differenti: guida urbana (FTP-75 proper), autostrada (HWFET), alta velocità (SFTP US06), con aria condizionata accesa (SFTP SC03), a basse temperature. Chi certifica i risultati all’Epa (<em>Environmental Protection Agency</em>) sono gli stessi produttori. Può sembrare strano, ma in realtà a sua volta l’Epa analizza nei suoi laboratori alcuni campioni per capire se qualcuno ha dichiarato il falso.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti è stata proprio l’Epa a scoprire il software che permetteva di allineare i parametri richiesti per i veicoli a gasolio solo nel corso dei test, mentre nella realtà le emissioni potevano superare fino a 40 volte quelli dichiarati. (<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/21/volkswagen-maxifrode-sulle-emissioni-ambientali-rischia-multa-da-18-miliardi-di-dollari/2053328/" target="_blank">http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/21/volkswagen-maxifrode-sulle-emissioni-ambientali-rischia-multa-da-18-miliardi-di-dollari/2053328/</a>) In America ci sono molte restrizioni sulle emissioni inquinanti e soprattutto su quelle di ossidi d’azoto (NOx). Fregare il sistema non è semplice, ma quello che il software faceva era proprio riconoscere quando venivano effettuati i controlli, dalle accelerate e dai rilasci, abbattendo proprio le emissioni di ossidi d’azoto. Quello che c’è da dire è che mentre la Volkswagen ha truffato il mercato americano illegalmente; in Europa vengono usate le scorciatoie, o meglio, i buchi derivanti da una normativa non pienamente efficace a favore delle case automobilistiche, ma non proprio dell’ambiente.</p>
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