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	<title>NOi contro la CORRUZIONE</title>
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		<title>Cambiare il capitalismo si può. Ecco la ricetta Fred L. Block “Capitalismo &#8211; Il futuro di un’illusione” Il Mulino. Bologna, 2021. Recensione a cura di FilippoCucuccio pubblicato su Financial Community Hub.</title>
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		<pubDate>Fri, 06 May 2022 15:12:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Greta Shullazi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La storia economica di questi ultimi tre secoli con il susseguirsi delle varie fasi del capitalismo ha sicuramente contribuito a diffondere e a rafforzare in molti la convinzione di una sua immutabilità, non scalfibile dal passare del tempo e dai cambiamenti di scenario. Tenuto conto di questa premessa a “senso unico ed obbligato”, va certamente [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La storia economica di questi ultimi tre secoli con il susseguirsi delle varie fasi del capitalismo ha sicuramente contribuito a diffondere e a rafforzare in molti la convinzione di una sua immutabilità, non scalfibile dal passare del tempo e dai cambiamenti di scenario.</p>
<p>Tenuto conto di questa premessa a “senso unico ed obbligato”, va certamente accolto con curiosità e interesse questo recente libro di Fred L. Block, sociologo statunitense di lungo corso e docente alla University of California, Davis, che si propone di “sfatare l’immagine del capitalismo, quale forza egemone priva di alternative”. Un obiettivo non semplice, per raggiungere il quale l’A., che prende a prestito da Sigmund Freud il titolo da questi utilizzato con tutt’altre finalità poco meno di un secolo fa, traccia un suggestivo percorso di decostruzione del capitalismo, partendo dal presupposto che l’economia di mercato non costituisce un sistema autonomo in grado di autoregolarsi spontaneamente; ma rappresenta un progetto di ingegneria sociale, non governato da principi immutabili nelle sue due dimensioni, nazionale e globale.</p>
<p>Per supportare questa tesi, Block ribalta innanzitutto il convincimento diffuso di una democrazia quale fonte di potenziali minacce per la crescita del mercato; mostrando, invece, come, in presenza di una democrazia più radicata, l’economia possa e potrà funzionare ancor meglio.</p>
<p>Il passaggio successivo, il rifiuto di un capitalismo che non sia né clientelare, né oligarchico e, comunque, legato a sistemi economici che incoraggiano e privilegiano comportamenti predatori individuali all’insegna di un’avidità senza controllo, costituisce la chiave d’accesso indispensabile per contestare con dati fattuali altri due convincimenti legati al capitalismo e assai diffusi nella nostra contemporaneità: la duplice illusione dell’esistenza, sia di un sistema socio – economico immutabile, sia di un ordine globale organizzato.</p>
<p>Per imboccare la strada del cambiamento, dunque, si dovrà contare su alcuni fattori cruciali: l’eliminazione del ruolo del dollaro statunitense, quale moneta centrale del sistema monetario internazionale; l’espansione del credito all’attività governata da Istituzioni internazionali no profit; l’adozione di misure specifiche per ridurre la volatilità dei tassi di cambio e dei movimenti di capitali. In definitiva, un innovativo e alternativo progetto di ingegneria socio-economica rispetto ai canoni cristallizzati del capitalismo tradizionale, spazzando via, così, le false argomentazioni  a supporto della sua presunta immutabilità, a cui sia pure involontariamente, ha contribuito lo stesso Marx.</p>
<p>Inoltre, riflettendo sulle posizioni espresse, sia dal filosofo di Treviri, sia dagli esponenti della destra economica, l’A. sottolinea come l’accettazione di un canone basato sull’impossibilità di una riforma del capitalismo, a causa della sua presunta immutabilità, spalanca la porta a pericolose forme di determinismo economico. Un risultato, che non è soltanto censurabile  ideologicamente, ma, sempre secondo Block, si traduce sul piano pratico nell’incapacità constatata a fronteggiare tempestivamente ed efficacemente i problemi cruciali, che si stanno presentando alla nostra società: dai cambiamenti climatici, al peggioramento delle condizioni economiche di vaste regioni del mondo; dall’accentuarsi dei fenomeni migratori, alla debolezza della crescita industriale post crisi finanziaria del 2008, nei Paesi maggiormente sviluppati.</p>
<p>Operata, pertanto nei termini prima ricordati, la dissezione del capitalismo nella sua visione tradizionale e, posta mano alla sua riformulazione, basata sui due pilastri di un credito all’economia controllato da istituzioni pubbliche e di un reddito garantito globale per assicurare ad ogni individuo condizioni di vita dignitosa, l’A. conclude la propria proposta, aggiungendo l’agnosticismo politico, quale elemento, ritenuto necessario per la realizzazione di un percorso alternativo.</p>
<p>Legittimo chiedersi, in definitiva, se questo libro costituisce il frutto dell’ennesima utopia, sia pure decisamente affascinante, o rappresenta la visione di una società, certamente più equa e con buone chances di concretizzazione. Un interrogativo, a cui i prossimi anni forniranno fattualmente una risposta, ancora una volta, incontrovertibile.</p>
<p><a href="https://fchub.it/cambiare-il-capitalismo-si-puo-ecco-la-ricetta/">Cambiare il capitalismo si può. Ecco la ricetta &#8211; FCHub</a></p>
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		<title>Per contrastare la corruzione c’è anche la leadership. Articolo a cura di Filippo Cucuccio sulla Tavola Rotonda conclusiva del Master Anticorruzione dell’Università di Tor Vergata.</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2022 16:44:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Greta Shullazi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra le risorse disponibili nella lotta alla corruzione si può e si deve contare sulla leadership, una preziosa arma in più. E’ quanto emerso da un dibattito, svoltosi a conclusione delle sesta edizione del Master Anticorruzione di secondo livello dell’Università di Tor Vergata. Prima del dibattito, che ha visto l’alternarsi di esponenti di diversa estrazione [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Tra le risorse disponibili nella lotta alla corruzione si può e si deve contare sulla leadership, una preziosa arma in più. E’ quanto emerso da un dibattito, svoltosi a conclusione delle sesta edizione del Master Anticorruzione di secondo livello dell’Università di Tor Vergata.</p>
<p>Prima del dibattito, che ha visto l’alternarsi di esponenti di diversa estrazione professionale, nei suoi saluti introduttivi <strong>Gustavo Piga</strong>, <strong>Ordinario di Economia Politica presso l’Università di Tor Vergata</strong> e “padre nobile” del Master Anticorruzione, ne ha brevemente ricordato le finalità con cui è stato concepito e ha sottolineato il percorso di crescita, compiuto dai docenti e partecipanti delle diverse edizioni sulla “strada einaudiana” del conoscere per poter operare in chiave anticorruzione nell’ambito della società italiana.</p>
<p>La pluralità di declinazioni operative della leadership e la centralità del suo ruolo sono state confermate dai diversi interventi, che si sono succeduti e di cui, qui di seguito, si riportano alcuni dei passaggi più significativi .</p>
<p>Il viaggio nelle diverse sfaccettature della leadership ha avuto la sua prima tappa con la testimonianza di <strong>Giuseppe Busia, Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione</strong>, che ha ricordato come “esercitare leadership in materia di anticorruzione significa affiancare il know how della conoscenza puntuale dei diversi presidi ed istituti con il know vhy, la comprensione dei fini ultimi e dei valori profondi per i quali non si può che battersi contro la corruzione”. Per il Presidente dell’ANAC “promuovere la cultura della legalità e costruire il bene comune dentro le Istituzioni e la Pubblica Amministrazione richiedono professionalità mature, preparate e motivate” E ha concluso: “nel quotidiano servono leader del bene comune impegnati a fare il proprio dovere con rettitudine e capacità di migliorare le cose, costruendo comunità contro la sfiducia e  l’indifferenza”.</p>
<p>Dal canto suo <strong>Federico Cafiero de Raho, già Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, </strong>ha illustrato le modalità operative della leadership di questa Istituzione, esercitata “favorendo e diffondendo il modello della condivisione, che ha cementato il rapporto tra polizia giudiziarie e magistratura,   in modo da generare un’unica compagine, quella <em>squadra Stato</em> che si impegna quotidianamente per cogliere l’obiettivo di sconfiggere le illegalità”. C’ è anche un secondo versante, non meno rilevante, in cui la Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo ha esercitato e continua ad esercitare una leadership funzionale, quello dei “ progetti di collaborazione con le Procure Nazionali o Generali di altri Paesi”. In particolare va ricordato l’esempio del caso, avviato in cooperazione con l’OSCE attraverso la Dichiarazione di Intenti, firmata dalla Direzione Nazionale Antimafia nel novembre del 2016 a Belgrado con i Procuratori dei Paesi dell’area Balcanica Occidentale (Serbia, Montenegro, Slovenia, Croazia, Macedonia, etc per un totale di 11 nazioni)”. Il risultato è stato quello di “”creare un autentico network finalizzato ad un’azione congiunta contro la criminalità organizzata e il terrorismo”.</p>
<p>Quanto ad <strong>Alessandra Perrazzelli, Vice Direttore Generale della Banca d’Italia,</strong>  è stato messo in evidenza come “la Banca d’Italia promuove la leadership etica al proprio interno e ne segnala l’importanza al sistema bancario e finanziario“. Aggiungendo, poi, che “ la regolamentazione di Vigilanza della Banca d’Italia prevede una precisa responsabilizzazione degli organi di vertice delle banche nella diffusione di una cultura della legalità, seguendo una prospettiva <em>tone from the top</em>, fondamentale per assicurare l’adesione ad essa dell’intera organizzazione aziendale. Inoltre, la valutazione della leadership, intesa come capacità di ispirare le strategie aziendali e di mantenere salda la coesione della compagine organizzativa nel perseguimento delle stesse, è parte integrante dell’analisi dei modelli di governance degli intermediari vigilati”.</p>
<p>Il viaggio nel mondo della leadership è, poi,  continuato con due  testimonianze di tipo operativo – societario. Nella prima di <strong>Nicola Allocca, Direttore Risk Compliance and Quality di Autostrade per l’Italia</strong>, si è ricordato che “nell’ambito del piano di trasformazione del Gruppo è stata previsto uno specifico programma <em>Next to legality</em>, che riflette l’attenzione dell’azienda alla cultura della legalità”; un programma all’avanguardia, che è finalizzato ad “implementare soluzioni innovative ispirate a linee guida, a strumenti e standard di monitoraggio OCSE, BIAC, B20 e G20” Inoltre, ha sottolineato Allocca, “la nostra partecipazione a tavoli istituzionali, nazionali ed internazionali, consente di confrontarci con le esperienze più innovative, stimolandoci a proseguire su questa strada, confortati anche da significativi riconoscimenti, quali l’attribuzione  della Presidenza del Comitato Anticorruzione del Business all’OCSE e l’ammissione al Business Integrity Forum di Transparency International Italia”.</p>
<p>Nel secondo intervento societario <strong>Vincenzo Sanasi d’Arpe, Amministratore</strong> <strong>Delegato di Consap,</strong> ha, innanzitutto, ricordato che in quella realtà aziendale sono presenti “appropriate misure organizzative per la gestione del rischio di corruzione, in particolare, avendo individuato la figura  del Responsabile dell’attività di prevenzione della corruzione e della trasparenza, che tra l’altro provvede annualmente ad elaborare il Piano triennale della prevenzione della corruzione”. Inoltre, è certamente importante richiamare l’attenzione sul “modello di leadership democratica e partecipativa scelto all’interno di Consap: richiedendosi, da un lato a tutti gli stakeholders esterni di adottare comportamenti di contrasto alla corruzione; dall’altro, in ambito aziendale, diffondendo il valore  dell’impegno ad agire in modo responsabile e promuovendo comportamenti etici e trasparenti di ogni singolo dipendente per rafforzare la reputazione aziendale”.</p>
<p>Infine, nell’ultima tappa di questo viaggio nella leadership,<strong> Gaetano Scazzeri, Comandante Regionale per la Basilicata della Guardia di Finanza,</strong> ha illustrato come vada intesa la leadership militare,  sottolineando che, anche in questo specifico contesto, “i migliori risultati derivano dalla capacità di coinvolgere, di infondere passione nel proprio team, in modo che i relativi compiti risultino piacevoli e costruttivi”. Dalla pluralità di esperienze professionali vissute in prima persona, tra cui quella di Responsabile del Nucleo Anticorruzione della Guardia di Finanza, Scazzeri ha tratto alcuni convincimenti sulle caratteristiche della leadership, utili anche in chiave di contrasto alla corruzione. Illustrati i profili patologici di una leadership votata all’illegalità, o, comunque da essa seriamente condizionata, ci si è, quindi, soffermati sui suoi aspetti fisiologici: “la capacità di dialogo, la chiarezza nello spiegare i riscontri anche negativi, evitando, i due estremi della deriva verso il compiacimento narcisistico autoreferenziale e di una sua interpretazione in modo assente, distaccato, procrastinante, non decisionale, o, peggio tollerante”.</p>
<p>Il dibattito è, poi, proseguito con numerose, interessanti domande, poste dal pubblico e coordinate da <strong>Daniela Condò</strong>, <strong>Segretario del Master Anticorruzione</strong>, concludendosi, infine, con l’intervento di <strong>Emiliano Di Carlo</strong>,<strong> Ordinario di Economia Aziendale</strong> <strong>presso l’Università di Tor Vergata</strong> e <strong>Direttore del Master</strong>.</p>
<p>Dopo aver ricordato la centralità della leadership nel disegno complessivo dello stesso Master, Di Carlo ne ha sottolineato il ruolo cruciale sul piano aziendale con riferimento alle imprese e alla Pubblica Amministrazione “per il perseguimento del reale obiettivo vincente, il bene comune, principale fattore di cambiamento culturale e di prevenzione della corruzione”. Inoltre, detto che “la leadership richiede tre abilità: tecnica, emotiva ed economico-aziendale”, Di Carlo ha tratteggiato la figura del leader responsabile, che “non è solo colui che non danneggia l’organizzazione e/o mitiga il rischio che altri possano danneggiarla, ma colui che orienta i propri collaboratori a prendersi cura delle persone e dell’organizzazione”. Un autentico modello di leadership da adottare concretamente nella nostra realtà per contribuire ad un’effettiva e virtuosa crescita socio &#8211; economica del Paese.</p>
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		<title>Recensione a cura dell&#8217; Avv. Daniela Condo, pubblicata nel nuovo numero di Tempo Finanziario, del libro del Prof. Carlo Trigilia, Ordinario di Sociologia Economica all&#8217;Università di Firenze, &#8220;Capitalismi e democrazie. Si possono conciliare crescita e uguaglianza?&#8221; 📖</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Mar 2022 13:37:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Greta Shullazi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; Recensione, pubblicata nel nuovo numero di Tempo Finanziario, del libro del Prof. Carlo Trigilia, Ordinario di Sociologia Economica all&#8217;Università di Firenze, &#8220;Capitalismi e democrazie. Si possono conciliare crescita e uguaglianza?&#8221; 📖]]></description>
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<p><em>Recensione, pubblicata nel nuovo numero di Tempo Finanziario, del libro del Prof. Carlo Trigilia, Ordinario di Sociologia Economica all&#8217;Università di Firenze, &#8220;Capitalismi e democrazie. Si possono conciliare crescita e uguaglianza?&#8221; </em><em><img src="http://s.w.org/images/core/emoji/72x72/1f4d6.png" alt="📖" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></em><br />
<a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2022/03/RecensioneDaniela.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-7593" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2022/03/RecensioneDaniela.jpeg" alt="RecensioneDaniela" width="720" height="974" /></a></p>
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		<title>Dal Consiglio dell’Unione Europea nuova bocciatura per 9 Paesi in tema di cooperazione fiscale. Di Filippo Cucuccio</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Mar 2022 13:32:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Greta Shullazi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>

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		<description><![CDATA[Le difficoltà economiche legate alla diffusione della Pandemia da Covid’19, gli strappi inflazionistici registrati negli ultimi mesi, le possibili ripercussioni economiche del conflitto russo – ucraino stanno facendo da sfondo alla riconsiderazione della politica economica dell’Unione Europea. Uno scenario, in cui andranno ad iscriversi anche la fissazione di un nuovo Patto di Stabilità e un’attenzione [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Le difficoltà economiche legate alla diffusione della Pandemia da Covid’19, gli strappi inflazionistici registrati negli ultimi mesi, le possibili ripercussioni economiche del conflitto russo – ucraino stanno facendo da sfondo alla riconsiderazione della politica economica dell’Unione Europea.</p>
<p>Uno scenario, in cui andranno ad iscriversi anche la fissazione di un nuovo Patto di Stabilità e un’attenzione maggiore agli aspetti di armonizzazione finanziaria e fiscale per tentare di sanare, o, comunque, contenere diseguaglianze normative e regolamentari in grado di favorire indesiderati comportamenti di operatori alla ricerca di opportunità di investimento.</p>
<p>Rientra a pieno titolo in questa prospettiva la politica di cooperazione fiscale, ormai, da tempo avviata anche all’interno dell’Unione Europea e che presta particolare attenzione alle prassi adottare in campo tributario, sia all’interno del perimetro dell’Unione, sia al suo esterno.</p>
<p>Su questo secondo versante, frutto di questa attenzione è la pubblicazione periodica di una lista di Paesi che non ottemperano alle richieste di aprire dei canali di dialogo permanenti, indispensabili per risolvere le problematiche in campo fiscale. Una lista, compilata a cura del Consiglio dell’Unione Europea, la prima volta è stata nel 2017 e che prevede aggiornamenti periodici due volte l’anno. Nella sua ultima versione questa lista annovera 9 Stati: Samoa americane, Figi, Guam, Palau, Panama, Samoa, Trinidad e</p>
<p>Tobago, Isole Vergini degli Stati Uniti e Vanuatu.</p>
<p>Ciò che accomuna queste realtà nazionali è, come si diceva, la mancanza di dialogo con l’Unione Europea in materia di governance fiscale e il mancato rispetto di impegni finalizzati a realizzare le riforme frutto di una adeguata compliance tributaria: dalla buona governance fiscale, alla trasparenza fiscale, all’equa imposizione tributaria, alle misure per prevenire l’erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili realizzati.</p>
<p>Detto che la “black list” europea in campo fiscale si aggiunge a quella analoga stilata in sede OCSE, a completamento di questo quadro e con particolare riferimento al nostro Paese, va ricordato che in Italia, oltre a questi due strumenti internazionali, sono previste altre due liste: la prima è un elenco delle giurisdizioni nazionali collaborative, quindi considerate virtuose, istituita già da alcuni anni (nel 1996); l’altra, che risale alla fine del secolo scorso è una “black list” di persone fisiche, che inverte l’onere della prova fiscale per chi risiede in giurisdizioni giudicate “opache”, secondo i parametri della compliance tributaria.</p>
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<p><a href="https://tfnews.it/dal-consiglio-dellunione-europea-nuova-bocciatura-per-9-paesi-in-tema-di-cooperazione-fiscale/">Unione Europea nuova bocciatura per 9 Paesi (tfnews.it)</a></p>
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		<title>La crisi russo-ucraina e il ruolo delle Nazioni Unite tra realtà e rappresentazione. A cura di GIOVANNI TARTAGLIA POLCINI.</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Mar 2022 13:19:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Greta Shullazi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>

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		<description><![CDATA[Che cosa ci dice la Carta delle Nazioni Unite La Carta delle Nazioni Unite è fondata, essenzialmente, su tre princìpi e strumenti caratterizzanti: il divieto della minaccia e dell’uso della forza contenuto nell’articolo 2 paragrafo 4; la legittima difesa individuale e collettiva in caso di attacco armato, di cui all’articolo 51; il sistema di sicurezza [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>Che cosa ci dice la Carta delle Nazioni Unite</h2>
<p>La Carta delle Nazioni Unite è fondata, essenzialmente, su tre princìpi e strumenti caratterizzanti:</p>
<ul>
<li>il divieto della minaccia e dell’uso della forza contenuto nell’articolo 2 paragrafo 4;</li>
<li>la legittima difesa individuale e collettiva in caso di attacco armato, di cui all’articolo 51;</li>
<li>il sistema di sicurezza collettivo di competenza del Consiglio di Sicurezza, di cui al Capitolo VII.</li>
</ul>
<p>Più in generale, il divieto della minaccia e dell’uso della forza nelle relazioni internazionali costituisce un principio cardine del diritto internazionale contemporaneo.</p>
<p>Le azioni intraprese dalla Federazione Russa, a partire dal 24 febbraio, integrano una violazione dell’articolo 2(4) della Carta, che recita «[…] I Membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite»<a href="https://www.leurispes.it/la-crisi-russo-ucraina-e-il-ruolo-delle-nazioni-unite-tra-realta-e-rappresentazione/#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>. Le principali questioni che sorgono per qualificare giuridicamente le azioni russe riguardano sia la sfera dello <em>jus ad bellum</em>, sia quella dello <em>jus in bello</em>.</p>
<ol>
<li>Quali argomentazioni legali sono state invocate per giustificare l’impiego della forza da parte della Repubblica Federale Russa?</li>
<li>Come si inquadra la situazione attuale dal punto di vista del diritto internazionale umanitario?</li>
</ol>
<h2><strong>La prima questione</strong></h2>
<p>In relazione alla prima questione, diverse sono le giustificazioni invocate dalle autorità russe.</p>
<h4><strong>A) La cosiddetta autodifesa preventiva</strong></h4>
<p>Una piena eccezione al divieto assoluto dell’uso della forza è rappresentata dal diritto alla legittima difesa, disciplinato dall’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, in caso di attacco armato. Tale articolo prevede che nessuna disposizione della Carta (compreso dunque il divieto ex articolo 2(4)) possa pregiudicare il diritto naturale di autotutela individuale o collettiva, nel caso di «attacco armato contro un Membro delle Nazioni Unite». Le autorità russe hanno fatto riferimento al diritto di legittima difesa, appellandosi tuttavia ad una <em>nuance</em> ben precisa di tale prerogativa, ovvero al cd. diritto all’autodifesa preventiva<a href="https://www.leurispes.it/la-crisi-russo-ucraina-e-il-ruolo-delle-nazioni-unite-tra-realta-e-rappresentazione/#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>.</p>
<p>Quest’ultimo non integra però un’argomentazione accettata a livello internazionale, poiché non presenta alcuna delle precondizioni del diritto alla legittima difesa<a href="https://www.leurispes.it/la-crisi-russo-ucraina-e-il-ruolo-delle-nazioni-unite-tra-realta-e-rappresentazione/#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a>:</p>
<ul>
<li>l’immediatezza della minaccia (la legittima difesa è in risposta ad un attacco armato in corso);</li>
<li>la necessità della reazione (l’azione deve essere intrapresa assolutamente come <em>extrema ratio</em> per poter resistere e respingere l’attacco armato);</li>
<li>la proporzionalità: l’azione deve essere commisurata non solo all’attacco subìto, ma soprattutto al fine che persegue (difesa proporzionata all’offesa), che è quello di ripristinare la situazione precedente l’attacco.</li>
</ul>
<p>Inoltre, l’esercizio di questo diritto deve costituire la risposta ad un attacco armato e non può, di conseguenza, essere una misura preventiva atta ad evitare un futuro, quantunque presentato come imminente, attacco armato altrui.</p>
<p>Il principio della legittima difesa preventiva è d’altronde stato condannato proprio dalla Russia in occasione dell’intervento degli Stati Uniti in Iraq nel 2003<a href="https://www.leurispes.it/la-crisi-russo-ucraina-e-il-ruolo-delle-nazioni-unite-tra-realta-e-rappresentazione/#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a>.</p>
<h4><strong>B) La Difesa Legittima Collettiva</strong></h4>
<p>Se l’addotto ontologico motivo dell’esercizio di un diritto all’autodifesa preventiva non è accettabile, anche l’argomentazione della difesa legittima collettiva non si addice al caso in esame: la Federazione Russa ha dichiarato di aver agito in difesa collettiva su richiesta delle Repubbliche Popolari di Donets’k e Luhans’k, due entità -non statali- riconosciute come indipendenti unilateralmente dalla stessa Russia<a href="https://www.leurispes.it/la-crisi-russo-ucraina-e-il-ruolo-delle-nazioni-unite-tra-realta-e-rappresentazione/#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a>. Detti territori, tuttavia, costituiscono ancora regioni dell’Ucraina e non Stati dal punto di vista del diritto internazionale.</p>
<p>In sintesi, l’argomentazione della legittima difesa, preventiva o collettiva, non risulta invero accettabile.</p>
<h4><strong>C) L’addotto intervento di Peacekeeping e l’Autodeterminazione dei Popoli</strong></h4>
<p>Un’altra argomentazione invocata dalla Repubblica Federale Russa per derogare al divieto assoluto ex articolo 2(4) è quella dell’intervento umanitario. La Federazione Russa ha infatti anche qualificato l’azione in corso come un’operazione di <em>peacekeeping</em>, accusando il governo ucraino di persecuzione e atti di genocidio perpetrati nei confronti delle minoranze russe del Donbass<a href="https://www.leurispes.it/la-crisi-russo-ucraina-e-il-ruolo-delle-nazioni-unite-tra-realta-e-rappresentazione/#_ftn6" name="_ftnref6">[6]</a>.</p>
<p>Tuttavia, per agire attraverso lo strumento dell’intervento umanitario deve essere evidente una <em>gross and systemic violation of human rights</em>, ovvero una violazione sistematica e su larga scala da parte di uno stato che <em>è unwilling or unable to protect its people<a href="https://www.leurispes.it/la-crisi-russo-ucraina-e-il-ruolo-delle-nazioni-unite-tra-realta-e-rappresentazione/#_ftn7" name="_ftnref7"><strong>[7]</strong></a></em>. Il trattamento che il governo ucraino riserva alla minoranza russa nella regione del Donbass non sembra oggettivamente qualificabile in termini di persecuzione o genocidio, come invece proposto dalla Russia. La narrazione della difesa delle minoranze russe non giustifica, peraltro, un legittimo <em>casus belli</em>, neanche in nome del principio di autodeterminazione dei popoli. Nel diritto internazionale il richiamo a tale principio è ammesso, infatti, solo in tre circostanze, ovvero quando risulta acclarato che i popoli siano sottoposti a dominazione coloniale, occupazione straniera o regimi razzisti (si veda l’articolo 1(4) del I Protocollo addizionale del 1977 alle Convenzioni di Ginevra<a href="https://www.leurispes.it/la-crisi-russo-ucraina-e-il-ruolo-delle-nazioni-unite-tra-realta-e-rappresentazione/#_ftn8" name="_ftnref8">[8]</a> e l’articolo 1 del Patto sui diritti civili e politici del 1996<a href="https://www.leurispes.it/la-crisi-russo-ucraina-e-il-ruolo-delle-nazioni-unite-tra-realta-e-rappresentazione/#_ftn9" name="_ftnref9">[9]</a>). Dunque, salvo i tre casi specifici citati, il principio della sovranità e della integrità territoriale degli Stati è inviolabile e non può declinarsi alcun “diritto alla secessione” derivante dall’autodeterminazione dei popoli.</p>
<h4><strong>D) La cosiddetta remedial secession</strong></h4>
<p>L’altro aspetto dell’autodeterminazione è di natura interna e riguarda il diritto delle minoranze di scegliere liberamente il proprio status politico e di perseguire lo sviluppo economico, sociale e culturale all’interno dello stato – come gli accordi di Minsk avevano tentato di garantire ai territori di Donets’k e Luhans’k<a href="https://www.leurispes.it/la-crisi-russo-ucraina-e-il-ruolo-delle-nazioni-unite-tra-realta-e-rappresentazione/#_ftn10" name="_ftnref10">[10]</a>.</p>
<p>Una parte della dottrina riconosce un diritto alla <em>remedial secession</em> nel diritto internazionale positivo solo in caso di intollerabili discriminazioni e di oppressione sistematica. La secessione sarebbe un estremo rimedio di cui disporrebbe la minoranza nel caso in cui le fosse sistematicamente preclusa la partecipazione alle scelte politiche, economiche e sociali dello Stato madre (si veda sul punto <em>Reference re Secession of Quebec 1998 2 S.C.R. 217</em>), circostanze assenti nel caso di specie. Né la Missione speciale di osservazione in Ucraina dell’OSCE<a href="https://www.leurispes.it/la-crisi-russo-ucraina-e-il-ruolo-delle-nazioni-unite-tra-realta-e-rappresentazione/#_ftn11" name="_ftnref11">[11]</a>, né la Missione di monitoraggio dei diritti umani dell’ONU in Ucraina<a href="https://www.leurispes.it/la-crisi-russo-ucraina-e-il-ruolo-delle-nazioni-unite-tra-realta-e-rappresentazione/#_ftn12" name="_ftnref12">[12]</a>, avvalorano tali supposizioni nei loro rapporti di valutazione.</p>
<p>Va anche evidenziato che, sebbene la legge sulla lingua dell’Ucraina sia stata oggetto di critiche, ciò non può legittimare le accuse della Russia e l’applicazione della cosiddetta <em>remedial secession</em>.</p>
<p>Questa teoria è stata appoggiata in passato da alcuni paesi presso la Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) in relazione alla dichiarazione di indipendenza del Kosovo dalla Serbia<a href="https://www.leurispes.it/la-crisi-russo-ucraina-e-il-ruolo-delle-nazioni-unite-tra-realta-e-rappresentazione/#_ftn13" name="_ftnref13">[13]</a>. Tuttavia, va rilevato che la stessa Federazione Russa ha dichiarato, in quella occasione, che il diritto alla <em>remedial secession</em> è limitato a circostanze estreme, come un vero e proprio attacco armato da parte dello Stato madre, che minaccia l’esistenza del popolo in questione<a href="https://www.leurispes.it/la-crisi-russo-ucraina-e-il-ruolo-delle-nazioni-unite-tra-realta-e-rappresentazione/#_ftn14" name="_ftnref14">[14]</a> (si vedano le osservazioni della Russia sottoposte alla ICJ nel <em>Kosovo Case</em>, paragrafo 88).</p>
<h4><strong>In sintesi</strong></h4>
<p>Tutto ciò considerato, la condotta della Repubblica Federale Russa in Ucraina costituisce un atto di aggressione che viola il <em>noyau dur</em> dell’articolo 2(4) della Carta delle Nazioni Unite, norma di diritto cogente.</p>
<p>La parte di <em>jus cogens </em>prevista da tale articolo fa riferimento, in particolare, ad un impiego massivo della forza: le azioni russe rientrano nella definizione di attacco armato/aggressione nelle relazioni internazionali ex articolo 3 Risoluzione 3314 (XXIX) dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite<a href="https://www.leurispes.it/la-crisi-russo-ucraina-e-il-ruolo-delle-nazioni-unite-tra-realta-e-rappresentazione/#_ftn15" name="_ftnref15">[15]</a>, aggressione che può essere definita tale anche indipendentemente dall’esistenza di una dichiarazione di guerra.</p>
<h2><strong>La seconda questione</strong></h2>
<p>Passando ad esaminare la seconda questione, dal punto di vista dello <em>jus in bello</em>, la situazione delineata tra Federazione Russa ed Ucraina può essere qualificata come conflitto armato internazionale. Si deve discorrere di conflitto armato internazionale anche per quanto riguarda le operazioni militari tra l’Ucraina e le entità di Donets’k e Luhans’k, non potendosi qualificare il conflitto in parte qua come guerra civile, poiché le repubbliche separatiste sono sotto l’effettivo controllo russo. È anche importante sottolineare – in detto quadro – come la Bielorussia possa essere considerata un co-aggressore: secondo l’articolo 3 ex Risoluzione 3314 (XXIX) dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, è considerata infatti aggressione l’azione di uno Stato che permette che il suo territorio, che ha messo a disposizione di un altro Stato, sia utilizzato da questo altro Stato per perpetrare un atto di aggressione contro un terzo Stato.</p>
<p>Gli strumenti che la comunità internazionale ha nelle sue mani per rispondere a tali violazioni sono numerosi.</p>
<h4><strong>A) Il diritto alla difesa legittima</strong></h4>
<p>La prima opzione possibile sarebbe quella di invocare il sopracitato diritto alla difesa legittima ex articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Chiaramente già esercitato dall’Ucraina sotto attacco, tale diritto potrebbe, in astratto, tradursi in autodifesa collettiva se applicato da Stati terzi. Questi potrebbero infatti, con il consenso ucraino, decidere di avvalersi di tale diritto, senza necessità di richiedere la previa autorizzazione da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (CdS).</p>
<p>Il meccanismo ex articolo 51 prevede, però, che l’azione di legittima difesa individuale e collettiva sia immediatamente comunicata al CdS, per poi cessare nel momento in cui quest’organo adotti le misure necessarie per il mantenimento ed il ristabilimento della pace e della sicurezza internazionale<a href="https://www.leurispes.it/la-crisi-russo-ucraina-e-il-ruolo-delle-nazioni-unite-tra-realta-e-rappresentazione/#_ftn16" name="_ftnref16">[16]</a>. Nessun Paese ha però inteso, ed intende, agire allo stato in tal senso.</p>
<h4><strong>B) Il sistema di sicurezza collettivo delle Nazioni Unite</strong></h4>
<p>La seconda via percorribile è quella ricorrere al sistema di sicurezza collettivo delle Nazioni Unite, che prevede azioni del Consiglio di Sicurezza attivabili in caso di minaccia alla pace, violazione della pace o atti di aggressione (Capitolo VII della Carta).</p>
<p>Il CdS, allo scopo di prevenire un aggravarsi della situazione, potrebbe infatti rispondere con uno spettro di misure provvisorie ex articolo 40 della Carta (come ad esempio un invito al cessate il fuoco, un appello al ritiro delle truppe, un <em>last warning</em>), per poi passare a raccomandazioni o misure non implicanti l’impiego della forza armata (interruzione totale o parziale delle relazioni economiche e delle comunicazioni ferroviarie, marittime, aeree, postali, telegrafiche, radio ed altre, e la rottura delle relazioni diplomatiche ex articolo 41 della Carta) o al limite misure implicanti l’impiego di forza armata<a href="https://www.leurispes.it/la-crisi-russo-ucraina-e-il-ruolo-delle-nazioni-unite-tra-realta-e-rappresentazione/#_ftn17" name="_ftnref17">[17]</a> (<em>peace enforcing operations</em> ex articolo 42 della Carta). Il diritto di veto esercitato dalla Federazione Russa in qualità di Membro permanente in seno al CdS rende impossibile passare attraverso questo organo.</p>
<p>È sintomatico, a tale riguardo, il fatto che l’attacco all’Ucraina sia iniziato proprio mentre era in corso una riunione del CdS su sollecitazione ucraina<a href="https://www.leurispes.it/la-crisi-russo-ucraina-e-il-ruolo-delle-nazioni-unite-tra-realta-e-rappresentazione/#_ftn18" name="_ftnref18">[18]</a>. La Russia ha già votato contro una risoluzione del CdS che avrebbe “deplorato nella maniera più assoluta” l’invasione dell’Ucraina<a href="https://www.leurispes.it/la-crisi-russo-ucraina-e-il-ruolo-delle-nazioni-unite-tra-realta-e-rappresentazione/#_ftn19" name="_ftnref19">[19]</a>. La Cina, inoltre, ha deciso di astenersi.</p>
<h4><strong>C) L’iniziativa della Assemblea Generale delle Nazioni Unite</strong></h4>
<p>In assenza di riposta in difesa legittima da parte di Stati terzi o in mancanza di iniziativa del CdS, altre sono le vie percorribili. Si potrebbe fare ricorso ad iniziative a livello dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Ad esempio, l’impiego della risoluzione 377 A (V), “Uniting for peace”, adottata dall’Assemblea Generale il 3 novembre 1950, in caso di impasse a livello del Consiglio di Sicurezza conferirebbe i poteri ex Capitolo VII e VIII all’Assemblea. Tale pratica non sembra ancora essersi affermata come consuetudine a livello internazionale, mancando sia l’elemento della <em>diuturnitas</em> (vi è stata, per ora, una limitata prassi) che quello della <em>opinio iuris ac necessitatis</em> (visibile dalla persistente opposizione di parte della comunità internazionale). Ciononostante, gli Stati Uniti hanno annunciato la volontà di trasferire la risoluzione di condanna dell’aggressione militare nei confronti dell’Ucraina all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dove la Federazione Russa non ha diritto di veto<a href="https://www.leurispes.it/la-crisi-russo-ucraina-e-il-ruolo-delle-nazioni-unite-tra-realta-e-rappresentazione/#_ftn20" name="_ftnref20">[20]</a>. In data 28 febbraio l’Assemblea Generale si è riunita in una rara sessione di emergenza<a href="https://www.leurispes.it/la-crisi-russo-ucraina-e-il-ruolo-delle-nazioni-unite-tra-realta-e-rappresentazione/#_ftn21" name="_ftnref21">[21]</a> (l’undicesima della storia) convocata dal Consiglio di Sicurezza.</p>
<p>Secondo la risoluzione “Uniting for peace”, una “emergency special session” può essere convocata dal CdS entro 24 ore «[…] se il Consiglio di sicurezza, in mancanza di unanimità dei membri permanenti, non dovesse adempiere al suo compito primario di mantenere la pace e la sicurezza internazionali, qualora si profilasse una qualsiasi minaccia per la pace, violazione della pace o atto di aggressione». Sotto tali circostanze, «l’Assemblea Generale dovrà occuparsi, immediatamente, della questione e indirizzare le opportune raccomandazioni ai Membri per deliberare misure collettive da adottare, incluso, se necessario, nel caso di una violazione della pace o di atti di aggressione, l’uso di forze armate, per mantenere o ripristinare la pace e la sicurezza internazionali»<a href="https://www.leurispes.it/la-crisi-russo-ucraina-e-il-ruolo-delle-nazioni-unite-tra-realta-e-rappresentazione/#_ftn22" name="_ftnref22">[22]</a><em>.</em></p>
<p>La sessione si è tenuta tra il 28 febbraio ed il 2 marzo. Ieri si è tenuta la votazione di una risoluzione nella quale la comunità internazionale:</p>
<ul>
<li>condanna fermamente l’aggressione russa come violazione dell’articolo 2(4) della Carta;</li>
<li>chiede che la Federazione Russa cessi, immediatamente, l’uso della forza contro l’Ucraina e si astenga da qualsiasi ulteriore minaccia o uso illegale della forza contro qualsiasi Stato membro;</li>
<li>chiede che la Federazione Russa ritiri immediatamente, completamente e incondizionatamente, tutte le sue forze militari dal territorio dell’Ucraina entro i suoi confini internazionalmente riconosciuti;</li>
<li>deplora la decisione del 21 febbraio 2022 della Federazione Russa relativa allo status di alcune aree delle regioni di Donets’k e Luhans’k dell’Ucraina come una violazione dell’integrità territoriale e della sovranità dell’Ucraina non conforme ai princìpi della Carta.</li>
</ul>
<p>La risoluzione, sostenuta da 141 dei 193 membri dell’Assemblea, ha ricevuto la votazione contraria soltanto di Russia, Bielorussia, Eritrea, Corea del Nord e Siria. Trentacinque membri, tra cui la Cina e l’India, si sono astenuti. Il testo della Risoluzione riafferma, inoltre, l’obbligo degli Stati membri di non riconoscere alcuna acquisizione territoriale illegittima risultante da minaccia o uso della forza, con particolare riferimento alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina. Sebbene le risoluzioni dell’Assemblea Generale non siano vincolanti, hanno un peso politico non indifferente, ed il voto di mercoledì contribuirà ad aumentare l’isolamento internazionale della Russia.</p>
<p><a href="https://www.leurispes.it/la-crisi-russo-ucraina-e-il-ruolo-delle-nazioni-unite-tra-realta-e-rappresentazione/">Russia-Ucraina: il ruolo delle Nazioni Unite &#8211; L&#8217;Eurispes (leurispes.it)</a></p>
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		<title>Recensione del libro di Caselli &#8211; Lo Forte, a cura di Filippo Cucuccio.</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2022 09:22:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Greta Shullazi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gian Carlo Caselli – Guido Lo Forte “La giustizia conviene- Il valore delle regole raccontato ai ragazzi di ogni età”, Piemme, Milano, 2021, pagg. 221, Euro 16,50 Sembra particolarmente appropriato il sottotitolo di questo bel libro scritto a quattro mani da due ex magistrati, Gian Carlo Caselli e Guido Lo Forte, che, nel rappresentare nella loro vita professionale [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Gian Carlo Caselli – Guido Lo Forte “La giustizia conviene- Il valore delle regole raccontato ai ragazzi di ogni età”, Piemme, Milano, 2021, pagg. 221, Euro 16,50</p>
<p>Sembra particolarmente appropriato il sottotitolo di questo bel libro scritto a quattro mani da due ex magistrati, Gian Carlo Caselli e Guido Lo Forte, che, nel rappresentare nella loro vita professionale un presidio della legalità, l’hanno consacrata a spendersi nel perseguimento non solo di un formale rispetto delle regole, ma,anche e soprattutto, nel più ambizioso obiettivo di puntare al valore della giustizia.</p>
<p>Si diceva di appropriato sottotitolo &#8211; Il valore delle regole raccontato ai ragazzi di ogni età-, in quanto questa opera è, inizialmente, nata, forse,d<wbr />al desiderio di spiegare ai più giovani, perché evitare le tentazioni di imboccare le strade dei facili guadagni legati ai comportamenti contrari alle regole e perché, viceversa, si può essere felici nel percorrere il sentiero della legalità; per, poi,peraltro, proporsi a una platea di potenziali ascoltatori/lettori ben più ampia, contenendo una serie di importanti messaggi destinati alla totalità della società civile.</p>
<p>Scritto con uno stile agile e decisamente godibile,questo libro si articola in 18 capitoli, che disegnano nel loro complesso un percorso, in cui il lettore viene accompagnato ed assistito nel comprendere il reale significato e il valore, sia di alcuni principi della nostra Carta Costituzionale, sia del ruolo dei principali organi costituzionali di cui è composto il nostro sistema, senza,comunque, disdegnare la citazione di riferimenti teorici indispensabili per una loro soddisfacente comprensione.</p>
<p>Naturalmente, un “occhio di riguardo” è dedicato ai temi della giustizia, dei suoi operatori, del suo funzionamento, delle sue criticità con una narrazione, che si arricchisce di ricordi personali e di testimonianze probanti di chi, come i due AA., le ha vissute in prima persona sul campo.</p>
<p>C’è, anche, spazio per la trattazione di argomenti normalmente considerati “scomodi”: come,quando si affronta il tema della mafia e non ci si sottrae a soffermarsi a sottolineare la sorprendente e malaugurata connivenza con insospettabili esponenti della classe politica locale e nazionale, di quella imprenditoriale e finanziaria e, persino, di quella ecclesiastica; o,come negli ultimi tre capitoli del libro, si affrontano, sia i conflitti storici tra legalità e giustizia, sia il tema della sicurezza e il potenziale conflitto che determina nell’endiadi legalità giustizia. Sia, infine, la questione morale con lasua crisi d’importanza,  che si sta registrando nella nostra contemporaneità nei diversi ambiti, magistratura inclusa.</p>
<p>Il libro si chiude con un decalogo di comportamenti, proposto dai due AA., con cui si dettano le linee guida per una società civile migliore, in cui le singole individualità risultino adeguatamente valorizzate, in un contesto complessivo di elevata dignità morale;presupposto indispensabile per la realizzazione degli obiettivi socio &#8211; economici di uno stato e di una società civile, che vogliano ispirarsi ai principi di tutela della legalità, nel segno di una giustizia, comunque, perfettib<wbr />ile. Una sfida appassionante, ma, certamente, non utopistica!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Mafia, Governale: “Sapevamo già tutto. Perché la mafia resiste e dovevamo combatterla prima”. Articolo a cura di Filippo Cucuccio.</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2022 17:02:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Greta Shullazi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ex direttore della Dia spiega come e perché ha prevalso per troppo tempo nella classe dirigente il fenomeno mafioso. Una ricerca utile a coglierne e valutarne il reale significato Quando ci si accosta a un libro che tratta il tema della mafia la prima domanda spontanea è: cosa aggiunge alla considerevole quantità delle relazioni delle Commissioni Parlamentari, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><i>L’ex direttore della Dia spiega come e perché ha prevalso per troppo tempo nella classe dirigente il fenomeno mafioso. Una ricerca utile a coglierne e valutarne il reale significato</i></p>
<div class="clearfix"></div>
<p><img class="entry-thumbnail wp-post-image" src="https://www.firstonline.info/wp-content/uploads/2022/02/Giuseppe-Governale-480x270.jpg" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" srcset="https://www.firstonline.info/wp-content/uploads/2022/02/Giuseppe-Governale-480x270.jpg 480w, https://www.firstonline.info/wp-content/uploads/2022/02/Giuseppe-Governale-300x169.jpg 300w, https://www.firstonline.info/wp-content/uploads/2022/02/Giuseppe-Governale-1024x576.jpg 1024w, https://www.firstonline.info/wp-content/uploads/2022/02/Giuseppe-Governale-768x432.jpg 768w, https://www.firstonline.info/wp-content/uploads/2022/02/Giuseppe-Governale.jpg 1200w" alt="Mafia, Governale: “Sapevamo già tutto. Perché la mafia resiste e dovevamo combatterla prima”" width="480" height="270" /></p>
<div class="entry-content">
<p>Quando ci si accosta a un libro che tratta il tema della <strong>mafia</strong> la prima domanda spontanea è: cosa aggiunge alla considerevole quantità delle relazioni delle Commissioni Parlamentari, dei libri e articoli già pubblicati, dei film e dei dibattiti che si sono andati moltiplicando e stratificando negli ultimi decenni del secolo scorso e nei primi tre di quello attuale?</p>
<div id="first-989065600" class="first-inread-desktop-outstream"> Per rispondere, credo sia opportuno mettersi alla ricerca del filo conduttore del libro scritto dal Generale di Corpo d’Armata dei Carabinieri, <strong>Giuseppe Governale</strong>, una vita professionale interamente spesa in quell’Arma con responsabilità operative crescenti, tra cui la direzione del ROS – Raggruppamento Operativo Speciale e della DIA – Direzione Investigativa Antimafia. Una ricerca, utile a coglierne e a valutarne adeguatamente il reale significato e, soprattutto, la valenza del messaggio che da esso si può desumere.</div>
<div id="first-2135405417" class="first-contenuto_6"></div>
<p>In effetti, in questo caso, a mio avviso, come poi si vedrà, i fili conduttori sembrano essere due. Il primo, già individuato nel titolo del libro (“Sapevamo già tutto”) è indicativo di una convinzione dell’autore, secondo cui il tema della mafia non è certamente inedito, pur con tutti suoi aspetti evolutivi ed innovativi, e la sua valutazione è stata e (forse) continua ad oscillare tra quella di tipo estetico, che si può far risalire al letterato <strong>Giuseppe Pitrè</strong>, vissuto a cavallo tra il secolo XIX e il successivo, e l’altra di tipo funzionale, legata essenzialmente a un feroce esercizio del potere. Interpretazione, quest’ultima, puntualmente avvalorata da documenti di un passato relativamente lontano (XIX secolo) e successivamente più volte riconfermata in tempi recenti da altri scritti, di cui si dà conto nel libro.</p>
</div>
<p>Lo stile, agile e decisamente gradevole, facilita la lettura, resa ancor più godibile dall’inserimento di numerosi ricordi personali dell’autore, che non solo riportano episodi della propria vita professionale, ma toccano anche momenti della vita privata dell’adolescenza e della prima gioventù sotto il profilo dell’educazione ricevuta e, più in generale, della formazione.</p>
<h2 id="i-ruoli-controversi-della-classe-dirigente-nella-lotta-contro-la-mafia">I ruoli controversi della classe dirigente nella lotta contro la mafia</h2>
<p>Il testo è anche arricchito da significativi riferimenti a documenti storici e/o a vicende in taluni casi tragicamente note, che bene fanno capire al lettore come l’opinione pubblica, la classe dirigente e quella politica siciliane nell’inquadramento del fenomeno mafioso abbiano oscillato tra i due aspetti valutativi prima ricordati. L’esito di questo atteggiamento alternativo si è concretizzato nel contrasto, ben documentato in questo libro, tra l’impegno, il rigore e il sacrificio di alcuni politici, sacerdoti, imprenditori e singoli cittadini nell’espletamento delle proprie attività, contrapposti al senso di rassegnazione, di acquiescenza, di connivenza e, in taluni casi, di ammirazione mostrati verso gli esponenti mafiosi.</p>
<h2 id="l-impegno-della-sicilia-e-dei-suoi-cittadini-contro-la-criminalita">L’impegno della Sicilia e dei suoi cittadini contro la criminalità</h2>
<p>Vi è, poi, un secondo filo conduttore, che emerge in modo prepotente da questa narrazione interessante e per certi versi avvincente e di cui ci si rende conto solo dopo aver letto il libro: l’amore profondo dell’autore per la terra siciliana e per la popolazione che vi è insediata. Un sentimento, che fa da supporto all’obiettivo di riscatto da cogliere e realizzare nella nostra storia contemporanea per provare ad affrancare la realtà siciliana e del Paese dai gravami socioeconomici e culturali della mafia; segnando, così un decisivo salto di qualità nella valorizzazione del territorio e delle risorse fisiche e umane che in esso potenzialmente abbondano.</p>
<p>Due fili conduttori, in definitiva, che giustificano ampiamente la realizzazione di questa opera e ne stimolano la lettura, lasciando a coloro che vi si immergono un vigoroso e appassionato messaggio di virtù civili, di cui la <strong>Sicilia</strong> e l’intero Paese certamente necessitano in questo periodo contrassegnato, purtroppo, anche dal fiaccamento morale e dall’impoverimento spirituale, frutto della crisi pandemica da Covid-19.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.firstonline.info/mafia-governale-sapevamo-gia-tutto-perche-la-mafia-resiste-e-dovevamo-combatterla-prima/">Mafia, Governale: &#8220;Sapevamo già tutto. Perché la mafia resiste e dovevamo combatterla prima&#8221; &#8211; FIRSTonline</a></p>
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		<title>Il governo dell’impresa, i cda e le assemblee: un libro di Bianchi. Di Filippo Cucuccio</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jan 2022 11:13:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Greta Shullazi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>

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		<description><![CDATA[Il libro di Luigi A. Bianchi “La gestione dell’impresa – I consigli d’amministrazione tra regole e modelli organizzativi”, edito dal Mulino, non è solo per addetti ai lavori ma rivela i misteri della governance anche al grande pubblico. Alcune recenti vicende societarie italiane hanno riportato prepotentemente alla ribalta il tema, più generale e decisamente cruciale, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><i>Il libro di Luigi A. Bianchi “La gestione dell’impresa – I consigli d’amministrazione tra regole e modelli organizzativi”, edito dal Mulino, non è solo per addetti ai lavori ma rivela i misteri della governance anche al grande pubblico.</i></p>
<p>Alcune recenti vicende societarie italiane hanno riportato prepotentemente alla ribalta il tema, più generale e decisamente cruciale, del <strong>governo delle imprese</strong>, dopo un periodo in cui l’attenzione sembrava essersi prevalentemente concentrata sugli altri due elementi, Environmental e Social, dell’acronimo ESG.</p>
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<div id="first-488d54e2baf46d8df56b1d4f992c75c7" class="first-488d54e2baf46d8df56b1d4f992c75c7 first-contenuto"></div>
<p>Anche per questo motivo contingente di stretta attualità va accolto con interesse il nuovo libro di Luigi. A. Bianchi <strong>“La gestione dell’impresa – I consigli d’amministrazione tra regole e modelli organizzativi”</strong>, edito dal Mulino (pagg. 312, euro 22,00). Una materia, quella della governance societaria, considerata, generalmente, riserva di esercitazioni intellettuali di una cerchia ristretta di specialisti, e che, invece, merita di essere diffusa non solo a fini di un generico ampliamento conoscitivo, ma, anche e soprattutto, per acquisire una maggiore consapevolezza del suo reale impatto nel contesto del nostro Paese.</p>
<p>Un primo merito non banale che va riconosciuto a <strong>Luigi Arturo Bianchi</strong>, docente di Diritto Commerciale all’Università Bocconi di Milano e con una esperienza maturata sul campo nella sua veste di consigliere di amministrazione e di membro di organismi di controllo e di vigilanza in grandi imprese, è l’aver delineato un quadro sistematizzante di una materia, tanto complessa quanto affascinante, offrendo al lettore un valido supporto cognitivo, arricchito dagli esiti del proprio vissuto professionale. Un’operazione condotta – ed è questo un secondo importante merito del libro – con un linguaggio chiaro e accessibile, che, senza intaccarne il rigore scientifico, rende la lettura del testo, decisamente, agevole ed attraente.</p>
<p>Passando all’impianto del libro, complessivamente articolato in 12 capitoli, dopo una descrizione accurata della specifica situazione italiana e del relativo quadro di riferimento normativo, si esaminano nel dettaglio <strong>le caratteristiche distintive del governo societario italiano</strong>, cogliendone le differenze più rilevanti rispetto al modello adottato negli Stati Uniti definito “board centric”, in particolare, per quanto concerne il ruolo ancora determinante nel nostro Paese dell’Assemblea degli azionisti.</p>
<p>Dopo essersi soffermato ad analizzare accuratamente <strong>i principali obblighi gestionali degli amministratori</strong>, Bianchi affronta il tema della <strong>direzione d’impresa</strong>, descrivendone gli aspetti organizzativi e strategici ad esso correlati, nonché il suo impatto concreto sugli stessi amministratori, sia sotto il profilo della gestione corrente, che delle operazioni straordinarie.</p>
<p>La trattazione della materia del governo societario risulta completata, poi, dai capitoli dedicati agli <strong>obblighi di controllo</strong>, che fanno capo agli amministratori e dalle specificità che li contraddistinguono nello svolgimento della loro “mission” in una società di emittenti. Un profilo analitico, quest’ultimo, che si allarga opportunamente all’illustrazione delle figure degli amministratori indipendenti e di quanti sono nominati dalle minoranze societarie.</p>
<p>Il libro si chiude con uno spazio limitato (ma di notevole importanza) dedicato al<strong> ruolo del dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili</strong>, una figura introdotta nel nostro ordinamento giuridico dalla cosiddetta Legge sul Risparmio del 2005. Di questa figura, di grande rilievo aziendale, vengono esaminati, in particolare, i livelli di autonomia operativa, indispensabili per uno svolgimento soddisfacente dei propri compiti, nonché i complessi e delicati aspetti di interrelazione con gli organi delegati della società.</p>
<div data-google-query-id="CKuV_6bIqfUCFRkJiwod85EIJA">In definitiva, questo è un libro, come esplicitamente affermato dallo stesso autore nella sua Presentazione, che si propone di contribuire a colmare un’evidente e seria lacuna nella letteratura in materia di governo societario. Un obiettivo, sicuramente sfidante, perseguito con un’originalità di approccio, che consente una reale ed efficace fruibilità di questa opera anche al grande pubblico.</div>
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<div data-google-query-id="CKuV_6bIqfUCFRkJiwod85EIJA"><img class="avatar avatar-50 photo" src="https://www.firstonline.info/wp-content/uploads/2019/01/Filippo-Cucuccio.jpg" alt="" width="150" /></p>
<div class="description">
<h3 class="author-title name"><a class="author-name url fn n" href="https://www.firstonline.info/author/filippo-cucuccio/" rel="author">Filippo Cucuccio</a></h3>
<p class="bio">Dopo la laurea in Giurisprudenza, conseguita a pieni voti nel 1970 presso l’Università Sapienza di Roma con una tesi innovativa sul modello del costo del capitale di Modigliani &#8211; Miller, Filippo Cucuccio entra nel Gruppo Banca Nazionale del Lavoro, dove percorre tutti i gradini della carriera manageriale, assumendo incarichi di importanza via via crescente, tra cui si ricordano: Responsabile della Comunicazione, Responsabile della Formazione Professionale e dell’Addestramento Tecnico dell’intero Gruppo BNL, Amministratore Delegato di Società del Gruppo. Parallelamente Filippo Cucuccio matura esperienze in campo giornalistico (è iscritto all’Ordine Nazionale dal 1984) collaborando con le principali testate economiche nazionali e assumendo la direzione di periodici specialistici, quali Parabancaria, Finanza &amp; Mercati, ecc. Attualmente collabora con numerose testate di quotidiani e periodici ed è membro dell’Editorial Board del periodico Tempo Finanziario. Arricchiscono il profilo formativo di Filippo Cucuccio il conseguimento nel 2010, sempre a pieni voti e con lode, di una seconda laurea in Scienze dell’Amministrazione presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Sapienza di Roma con una tesi in Diritto del Lavoro, nonché un’approfondita conoscenza delle lingue e delle culture francese e inglese, certificata rispettivamente dal DALF, rilasciato dal Centre Saint Louis de France e dal Certificate of Proficiency dell’Università di Cambridge. Completano, infine, il quadro professionale di Filippo Cucuccio le esperienze di Segretario Coordinatore della Commissione Regionale del Lazio presso l’Associazione Bancaria Italiana (2010/12), l’attuale incarico di Direttore Generale dell’ Associazione Nazionale per lo Studio dei Problemi del Credito (dal 2013); nonché le qualificate collaborazioni con le cattedre di Diritto dell’Economia della Facoltà di Economia dell’Università Sapienza di Roma, con la cattedra di Economia Aziendale della Facoltà di Economia dell’Università Tor Vergata di Roma, con la Scuola di Polizia Economica della Guardia di Finanza di Ostia e con la Scuola Superiore della Magistratura.</p>
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		<title>Whistleblowing e normative correlate</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Dec 2021 10:28:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Greta Shullazi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[WHISTLEBLOWING E NORMATIVE CORRELATE RICONOSCIUTI TRE CREDITI FORMATIVI ORDINARI AI PARTECIPANTI ISCRITTI PRESSO L’ALBO TENUTO DAL CONSIGLIO DELL’ORDINE DEGLI AVVOCATI DI ROMA (DELIBERA CONSILIARE 02.12.2021) PER ACCEDERE ALL’ESTRATTO DEL REGOLAMENTO TECNICO F.A.D. CLICCARE QUI Cliccare qui per la registrazoione del evento: WHISTLEBLOWING E NORMATIVE CORRELATE &#8211; 17.12.2021 &#8211; YouTube &#160; &#160; &#160; &#160;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 class="tribe-events-single-event-title">WHISTLEBLOWING E NORMATIVE CORRELATE</h1>
<div id="post-435431" class="post-435431 tribe_events type-tribe_events status-publish hentry tribe_events_cat-centro-studi cat_centro-studi">
<div class="tribe-events-single-event-description tribe-events-content">
<p>RICONOSCIUTI <strong>TRE CREDITI FORMATIVI ORDINARI</strong> AI PARTECIPANTI ISCRITTI PRESSO L’ALBO TENUTO DAL CONSIGLIO DELL’ORDINE DEGLI AVVOCATI DI ROMA (DELIBERA CONSILIARE 02.12.2021)</p>
<p>PER ACCEDERE ALL’ESTRATTO DEL REGOLAMENTO TECNICO F.A.D. CLICCARE <strong><a href="https://www.ordineavvocatiroma.it/wp-content/uploads/2021/05/REGOLAMENTO-F.A.D-GESTIOLEX.pdf">QUI</a></strong></p>
<p>Cliccare qui per la registrazoione del evento: <a href="https://www.youtube.com/watch?v=2Wn6Ccydb7A">WHISTLEBLOWING E NORMATIVE CORRELATE &#8211; 17.12.2021 &#8211; YouTube</a><br />
<img class="alignleft size-full wp-image-7573" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2021/12/WhatsApp-Image-2021-12-07-at-16.51.00.jpeg" alt="WhatsApp Image 2021-12-07 at 16.51.00" width="720" height="900" /></p>
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		<title>Arbitro Finanziario: oltre 8.500 ricorsi e 111 milioni di risarcimenti. Articolo a cura di Filippo Cucuccio</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Nov 2021 16:28:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Greta Shullazi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; il bilancio dell’attività quinquennale dell’Arbitro per le controversie finanziarie (ACF) istituito dalla Consob come è emerso da un recente convegno tenutosi all’Università La Sapienza di Roma Oltre 8.500 ricorsi ricevuti, di cui più di 7.100 ammessi con decisioni che hanno comportato il riconoscimento di risarcimenti per una cifra complessiva superiore ai 111 milioni di euro. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; <i>il bilancio dell’attività quinquennale dell’Arbitro per le controversie finanziarie (ACF) istituito dalla Consob come è emerso da un recente convegno tenutosi all’Università La Sapienza di Roma</i></p>
<div class="clearfix"></div>
<p><img class="entry-thumbnail wp-post-image" src="https://www.firstonline.info/wp-content/uploads/2020/07/Arbitro-Bancario-Finanziario-480x270.png" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" srcset="https://www.firstonline.info/wp-content/uploads/2020/07/Arbitro-Bancario-Finanziario-480x270.png 480w, https://www.firstonline.info/wp-content/uploads/2020/07/Arbitro-Bancario-Finanziario-300x169.png 300w, https://www.firstonline.info/wp-content/uploads/2020/07/Arbitro-Bancario-Finanziario-1024x576.png 1024w, https://www.firstonline.info/wp-content/uploads/2020/07/Arbitro-Bancario-Finanziario-768x432.png 768w, https://www.firstonline.info/wp-content/uploads/2020/07/Arbitro-Bancario-Finanziario.png 1200w" alt="Arbitro Finanziario: oltre 8.500 ricorsi e 111 milioni di risarcimenti" width="480" height="270" /></p>
<div class="entry-content">
<p>Oltre 8.500 ricorsi ricevuti, di cui più di 7.100 ammessi con decisioni che hanno comportato il riconoscimento di risarcimenti per una cifra complessiva superiore ai 111 milioni di euro. È questa in estrema sintesi la fotografia dell’operatività dell’<strong>Arbitro per le Controversie Finanziarie</strong> – ACF, giunto alla soglia del traguardo quinquennale di attività. Una fotografia, presentata e illustrata, anche con il supporto di interessanti considerazioni qualitative, dal suo <strong>Presidente GianPaolo Barbuzzi</strong> durante il Convegno di Studi “Il primo quinquennio di operatività dell’ACF – Per un rinnovato ruolo delle ADR nei mercati finanziari”, promosso e organizzato dallo stesso Arbitro, in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma e con l’Associazione Nazionale per lo Studio dei Problemi del Credito – ANSPC.</p>
<div id="first-311938838" class="first-inread-desktop-outstream"> Un’occasione, dunque, utile per un consuntivo da cui, stando alle parole di Barbuzzi, sono emersi, sia motivi di legittima soddisfazione: “l’ACF è stato il primo organismo che ha consentito <strong>un effettivo ristoro ai tanti risparmiatori</strong> vittime di misselling che si sono trovati coinvolti nelle vicende delle due banche venete finite in liquidazione coatta amministrativa nel giugno del 2017”; sia il riconoscimento di criticità, in particolare, quelle legate “alle <strong>dinamiche relazionali </strong>tra intermediari e piccoli risparmiatori” con i primi che “spesso si limitano ad un adempimento essenzialmente formale degli obblighi previsti dalla normativa in tema di prestazione di servizi di investimento, concentrando la loro attenzione più sugli obblighi legali che sull’effettiva messa a disposizione di <strong>un set informativo di agevole </strong>e immediata comprensibilità, su cui fondare scelte di investimento effettivamente consapevoli”.</div>
<div class="first-inread-desktop-outstream">Ma, anche, un’occasione, tenendo conto delle recenti modifiche regolamentari dell’ACF, per guardare in prospettiva e per annunciare per il prossimo futuro iniziative comunicazionali, coinvolgendo le associazioni dei consumatori e quelle rappresentative degli intermediari. Conseguenza logica – secondo Barbuzzi – del convincimento che “molti nostri orientamenti sono utili anche per <strong>migliorare il livello di cultura finanziaria</strong> tra i cittadini coerentemente al ruolo svolto dalle ADR nell’ambito della riforma della giustizia civile”.</div>
<div class="first-inread-desktop-outstream">
<p>Un aspetto quest’ultimo, ripreso nella sua ampia relazione da <strong>Domenico Siclari,</strong> Ordinario di Diritto dell’Economia all’Università Sapienza di Roma, che, analizzando la funzione delle ADR nei suoi molteplici profili funzionali, dal giustiziale all’amministrativo a quello di supervisione, ha sottolineato come “questi sistemi di composizione stragiudiziale delle liti nel settore bancario e finanziario, quali strumenti preordinati alla tutela della clientela e al buon funzionamento del mercato ai sensi dell’articolo 47 della Costituzione, possono ben inquadrarsi nell’ambito dell’esplicazione del principio di sussidiarietà orizzontale come previsto dall’articolo 118 u.c. della Costituzione, con uno Stato che deve favorire l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale. Si può registrare in questo senso una sussunzione legislativa di regole e prassi formate dai privati operatori del mercato, quali <strong>l’Ombusdam-Giurì bancario</strong>, primo modello di ADR nel settore bancario”.</p>
<p>L’allargamento del perimetro di analisi ha costituito la premessa per immergersi nel composito mondo arbitrale, attraverso gli interventi degli ospiti della Tavola Rotonda, che ha animato la seconda parte del Convegno.</p>
<p><strong>Magda Bianco</strong>, Capo Dipartimento Tutela della clientela ed educazione Finanziaria della Banca d’Italia e nel cui perimetro di competenze ricade l’Arbitro Bancario Finanziario, ne ha ricordato i tratti essenziali di un’esperienza ultradecennale, che ha rappresentato un modello operativo di riferimento anche per lo stesso ACF, ribadendo, sia quanto, in un’ottica di elevata qualità professionale, è importante la stretta ed efficace collaborazione con l’ ACF e con il futuro l’Arbitro Assicurativo AAS per la tutela dei consumatori e per il buon funzionamento del mercato finanziario; sia la necessità di affrontare con determinazione da parte di ABF le sfide del prossimo futuro, percorrendo strade innovative di sperimentazione, tra cui, il <strong>ricorso al rito monocratico</strong> e l’utilizzo di soluzioni tecnologiche avanzate.</p>
<p>E, in tema di AAS, <strong>Stefano De Polis</strong>, Segretario Generale dell’IVASS, parlando di questa nuova figura arbitrale, il cui debutto operativo dovrebbe avvenire nella prima parte del prossimo anno, ne ha messo in evidenza da un lato, i tratti distintivi, tra i quali “la modalità di adesione automatica ad esso per il fatto stesso di essere iscritti all’Albo delle Imprese e al Registro degli Intermediari” ; dall’altro, la diversa nozione di consumatore di prodotto assicurativo, in quanto legittimati a presentare ricorso “non sono solo il contraente e l’assicurato, ma anche<strong> il danneggiato,</strong> nei casi in cui l’ordinamento gli riconosce azione diretta nei confronti dell’impresa, come nel caso della r.c. auto”.</p>
<p>E, a proposito di consumatori, <strong>Antonio Pinto</strong>, nella sua veste di Presidente per la Puglia di Confconsumatori, ha sottolineato l’utilità dell’ACF riscontrabile su un duplice livello: per i risparmiatori, in quanto “strumento che consente ai cittadini di recuperare fiducia in un sistema del mercato finanziario spesso percepito come truccato a beneficio di pochi o comunque troppo rischioso; per l’intero mercato finanziario, in quanto “strumento che fornisce indirizzi concreti e chiari di condotta da parte degli intermediari quando vendono o gestiscono i prodotti finanziari dei clienti”.</p>
<p>A completare l’analisi del mondo arbitrale, <strong>Rinaldo Sali,</strong> Vice Direttore Generale della Camera Arbitrale di Milano – CAM, che ne ha innanzitutto messo in evidenza i tratti operativi generalistici con un’applicazione a tutte le tipologie, comprese quelle dell’ABF e dell’ACF, spaziando dalla materia societaria,  agli appalti, ai contratti di distribuzione commerciale. Con un’avvertenza: “le controversie finanziarie della CAM non riguardano strettamente il rapporto risparmiatore investitore, bensì normalmente rapporti contrattuali più ampi, o contratti professionali e consulenziali stipulati tra società commerciali e banche”. Da non dimenticare, poi, le altre peculiarità dell’operato della CAM in tema di nomine degli arbitri, di procedura arbitrale, di caratteristiche del lodo e di forte controllo dei tempi e dei costi procedurali.</p>
<p>Interessante anche il profilo di <strong>carenze normative </strong>del nostro ordinamento da sanare, evocato dal Magistrato <strong>Giovanni Tartaglia </strong>Polcini, Presidente del Gruppo di lavoro anticorruzione del G20, un organismo istituito nel 2010 e che ha generato 21 assets di principi e standard, di linee guida e compendi. Egli ha, infatti, ricordato come, nonostante quanto approvato nel giugno 2018 in sede di Greco (Gruppo di Stati contro la Corruzione), in Italia non venga “assegnata rilevanza penale alle condotte corruttive degli arbitri, siano essi interni o stranieri”. Ed, inoltre, con riferimento all’articolo 813 c.p.c., va ricordato il mancato riconoscimento all’arbitro della qualifica di pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio, in contrasto con gli articoli 2,3 e 4 del Protocollo Addizionale alla Convenzione penale sulla corruzione del Consiglio d’Europa.</p>
<p>Dal canto suo <strong>Gianfranco Torriero</strong>, Vice Direttore Generale dell’Associazione Bancaria Italiana – ABI, ricordato il contributo collaborativo dell’Associazione per un’efficace operatività del mondo arbitrale ed espressa una valutazione positiva nei confronti di ABF e ACF, ha sottolineato l’importanza di “apportare alcuni miglioramenti alla procedura finalizzati a garantire una maggiore omogeneità e ponderatezza delle decisioni con l’obiettivo di una maggiore tenuta dell’intero sistema , ferma restando l’assoluta contrarietà dell’ABI a quelle proposte di legge che vorrebbero trasformare le decisioni di ABF e ACF in titoli esecutivi”.</p>
<p><strong>Guido Alpa</strong>, Emerito di Diritto Civile presso la Sapienza, chiamato a fornire le conclusioni del dibattito, ha valutato positivamente il contributo del sistema di ADR nel settore bancario finanziario, in quanto “si instaura un ciclo virtuoso che dai collegi di ACF e ABF si espande alle aule giudiziarie e poi da queste ritorna ai collegi sotto forma di giurisprudenza interpretativa delle disposizioni di legge”. Rilevata, peraltro, anche una certa maggiore lentezza in settori in cui il procedimento di mediazione è obbligatorio, Alpa  ha, infine, auspicato che “il sistema di ADR debba essere utilizzato per assicurare una maggiore giustizia piuttosto che per scoraggiare l’accesso alla giustizia”.</p>
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<p><a href="https://www.firstonline.info/arbitro-finanziario-oltre-8-500-ricorsi-e-111-milioni-di-risarcimenti/">Arbitro Finanziario: oltre 8.500 ricorsi e 111 milioni di risarcimenti &#8211; FIRSTonline</a></p>
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