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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; Storia e Letteratura</title>
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		<title>L&#8217;etica aziendale attraverso il cinema: &#8220;A Most Violent Year&#8221; e &#8220;Margin Call&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2015 08:12:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michela Cignarella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia e Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[business]]></category>
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		<description><![CDATA[Come raccontato da Ilya Zlatkin, nell’articolo “Sleaze in the cinema: A Most Violent Year”, su The FCPA Blog, “A Most Violent Year” è un film in cui è possibile esplorare il Sogno Americano e il suo lato più oscuro. In partcolare sono affrontati i temi di violenza, decadenza e corruzione in una New York City degli [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2014/02/AMVY.png"><img class="alignleft  wp-image-3325" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2014/02/AMVY-213x300.png" alt="AMVY" width="139" height="195" /></a> </strong>Come raccontato da Ilya Zlatkin, nell’articolo “Sleaze in the cinema: A Most Violent Year”, su The FCPA Blog, <strong>“A Most Violent Year” </strong>è un film in cui è possibile esplorare il Sogno Americano e il suo lato più oscuro. In partcolare sono affrontati i temi di violenza, decadenza e corruzione in una New York City degli anni &#8217;80<strong>. </strong>Abele Morales (Oscar Isaac), il protagonista, è rappresentato come un uomo morale, in ascesa sociale e circondato da sfide etiche sporche. Egli tenta di sviluppare ed espandere la propria attività, sforzandosi costantemente di seguire “il percorso che è più giusto”.</p>
<p style="text-align: justify;">J. C. Chandor, scrittore e direttore dell’opera cinematografica, esamina l’etica aziendale abilmente così come ne ha dato prova in <strong>“Margin Call”</strong>, definito da The New Yorker “probabilmente il miglior film mai realizzato su Wall Street” (Ottobre 2011). Ne aveva già scritto Michael Scher, senior editor del Blog FCPA, nel suo articolo &#8220;Sleaze in the cinema: The Serpent meets compliance and doesn&#8217;t blink&#8221;, rimasto affascinato dal personaggio di John Tuld (Jeremy Irons), presidente di una banca d’investimento sull’orlo <a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2014/02/margin-call.jpg"><img class="  wp-image-3326 alignright" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2014/02/margin-call-300x205.jpg" alt="margin call" width="230" height="157" /></a>del fallimento nei primi giorni della crisi finanziaria del 2008, “brillante e seducente come un Serpente”. Egli è intenzionato a svendere tutte le azioni della società in modo da salvarla, il più velocemente possibile, a qualunque prezzo, tradendo gli investitori. I banchieri erano a conoscenza dello stato di insolvenza tecnica, eppure tutti i rischi sono stati neutralizzati da pacchetti di indennità di fine rapporto, accordi di riservatezza, promozioni, aumenti. È evidente nel film come i soldi tendono a tagliare fuori tutti gli altri valori in competizione: un vecchio problema di <em>business</em> è proprio la degradazione dell’integrità causate dall&#8217;avidità.</p>
<p style="text-align: justify;">Si rende necessario un <em>business</em> guidato dall’integrità e un più alto livello di una cultura aziendale etica. Ecco che entra in gioco l’importanza della <em>compliance</em><strong>: </strong>“non è un altro programma aziendale, ma piuttosto è parte di un complesso sistema interattivo che include <em>whistleblowers</em>, <em>stakeholders</em>, <em>media</em>, and molti altri” afferma Michael Scher. Questi due film, pur ambientati in epoche distantanti, permettono di far riflettere sulle contromisure che possono essere adottate nelle imprese, come negli USA così in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;articolo “Sleaze in the cinema: A Most Violent Year” di Ilya Zlatkin, su The FCPA Blog (20.7.15) al <a href="http://www.fcpablog.com/blog/2015/7/20/sleaze-in-the-cinema-a-most-violent-year.html" target="_blank">link </a><br />
La recensione di &#8220;A Most Violent Year&#8221; di A. O. Scott, sul NY Times (30.12.14) al <a href="http://www.nytimes.com/2014/12/31/movies/a-most-violent-year-with-oscar-isaac-and-jessica-chastain.html?_r=0" target="_blank">link</a><br />
L&#8217;articolo &#8220;Sleaze in the cinema: The Serpent meets compliance and doesn&#8217;t blink&#8221; di Michael Scherdi, su  The FCPA Blog (14.9.14) al <a href="http://www.fcpablog.com/blog/2014/9/4/sleaze-in-the-cinema-the-serpent-meets-compliance-and-doesnt.html" target="_blank">link</a><br />
La recensione di &#8220;Margin Call&#8221; di David Danby, su The New Yorker (31.10.11) al <a href="http://www.newyorker.com/magazine/2011/10/31/all-that-glitters-david-denby" target="_blank">link</a></p>
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		<title>Corruzione: troppo difficile da definire</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Aug 2015 09:07:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Frontespezi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia e Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[malacondotta]]></category>
		<category><![CDATA[processi storici]]></category>
		<category><![CDATA[tangenti]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; In un articolo dello scorso maggio pubblicato sul sito dell’Australian Broadcasting Corporation (link), il giornalista Stan Correy ha ripercorso la storia del concetto di corruzione attraverso le varie definizioni che ne sono state date da filosofi e personaggi autorevoli, non tutti d’accordo con l’attribuirle un significato negativo. La ricostruzione di questo “dilemma” avviene tramite [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft  wp-image-3435" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/08/Corruption-300x188.jpg" alt="Corruption" width="348" height="218" />In un articolo dello scorso maggio pubblicato sul sito dell’Australian Broadcasting Corporation (<a href="http://www.abc.net.au/radionational/programs/rearvision/the-struggle-to-define-corruption-through-history/6462784">link</a>), il giornalista Stan Correy ha ripercorso la storia del concetto di <strong>corruzione</strong> attraverso le varie definizioni che ne sono state date da filosofi e personaggi autorevoli, non tutti d’accordo con l’attribuirle un significato negativo.</p>
<p style="text-align: justify;">La ricostruzione di questo “dilemma” avviene tramite l’analisi di due processi storici inglesi, nell’ambito dei quali si è dibattuto circa l’interpretazione del fenomeno corruttivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel primo caso i doni rappresentano la questione centrale, ossia quando questi possano essere visti in senso positivo e quando invece debbano essere intesi come tangenti; il processo descritto si svolse a Londra tra il 1787 e il 1795 e vide come protagonista Warren Hastings, capo della Compagnia delle Indie Orientali nonché governatore del Bengala. Egli era abituato a ricevere regali nel rispetto della cultura indiana, ma una volta rientrato in Inghilterra venne processato per corruzione, e alla fine dichiarato innocente perché coinvolto in un tradizionale scambio di doni lecito per un governatore indiano.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda questione riguarda l’interpretazione della cattiva condotta, e quando questa sfoci in una manifestazione di corruzione; viene analizzato un processo del 1783 in cui il soldato Charles Bemeridge venne accusato di non aver riferito alcune ingenti falle nei conti del proprio principale, e infine dichiarato colpevole di condotta corrotta.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia del significato di corruzione è influenzata non solo dalle sentenze giuridiche che offrono un importante interpretazione delle leggi, ma anche dai numerosi contributi di filosofi e pensatori, come ad esempio Aristotele e Machiavelli. In un paper accademico, la professoressa Yasmin Dawood conclude che la corruzione può essere distinta in due differenti classificazioni: la prima è quella conosciuta come abuso di potere, tipica di un pubblico ufficiale che sfrutta i propri poteri per scopi privati; la seconda è relativa al fenomeno della disuguaglianza, secondo cui un ristretto gruppo sociale diventa predominante sugli altri grazie alla propria capacità di influenza sui poteri politici.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’interessante panoramica storica circa il significato della corruzione viene offerta dal libro <em>An intellectual and political history of corruption</em> in cui si ripercorrono le principali tappe dell’evoluzione del fenomeno e della sua interpretazione. Vengono tra l’altro citati numerosi personaggi storici come Sant’Agostino, il quale si batteva contro la “corruzione terrena” ma che allo stesso tempo svolse la funzione di vescovo, amministrando una chiesa non poco spesso coinvolta in scandali corruttivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Bruce Buchan, uno dei co-autori del libro, avendo ripercorso la storia del fenomeno, ritiene che la corruzione sia fin troppo complicata per darne una definizione univoca e che nella realtà non rappresenti l’eccezione, bensì la regola.</p>
<h4></h4>
<p>&nbsp;</p>
<h6>Riferimenti di interesse:</h6>
<p>Buchan, B., &amp; Hill, L. (2014). <em>An Intellectual and Political History of Corruption.</em> Palgrave Macmillan.</p>
<p>Correy, S. (2015). The struggle to define corruption through history. <em>ABC</em>.</p>
<p>Dawood, Y. (2014). Classifying Corruption. <em>Duke Journal of Constitutional Law &amp; Public Policy </em>, 103-133.</p>
<p>Knights, M. (n.d.). <em>Corruption, now and then</em>. Retrieved from https://blogs.warwick.ac.uk/historyofcorruption/</p>
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		<title>Età Vittoriana e immaginario di corruzione.</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2015 18:21:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Piero Massotti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia e Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[dignità]]></category>
		<category><![CDATA[Etica]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel mondo britannico alla fine dell’Ottocento, nel declino della c.d. Età Vittoriana, molti autori mostrano una fervida vocazione per la denuncia sociale, in un periodo di difficile trasformazione e caratterizzato dalla grande povertà che l’industrializzazione aveva portato nei ceti più deboli. Tra questi vi è Anthony Trollope, figlio di un avvocato, che scrive, con successo, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nel mondo britannico alla fine dell’Ottocento, nel declino della c.d. Età Vittoriana, molti autori mostrano una fervida vocazione per la denuncia sociale, in un periodo di difficile trasformazione e caratterizzato dalla grande povertà che l’industrializzazione aveva portato nei ceti più deboli.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra questi vi è Anthony Trollope, figlio di un avvocato, che scrive, con successo, sulla società vittoriana e sui suoi vizi nel libro <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #000080;"><a style="color: #000080;" href="http://www.anthonytrollope.com/books/palliser_series/phineas_finn/"><em>Phineas Finn</em></a></span></span>, nome del protagonista del libro.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo mette in scena un giovane ambizioso che diventa parlamentare conquistando facilmente i favori del proprio collegio in cui: «i residenti erano così lontani dal modo reale e così disinformati del ben di Dio che il mondo li offre, da non saper nulla della corruzione».</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che ha scritto Trollope nel suo libro è puramente immaginato e riporta una storia attinente atti di corruzione del 1860. Il caso vuole che quando egli stesso si candidò al Parlamento fu superato dall’avversario conservatore, capace di soddisfare un collegio dove le classi lavoratrici giudicavano la prerogativa del voto solo come un mezzo per ottenere denaro, vivendo in un certo senso ciò che aveva pensato nel suo libro.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa esperienza è raccontata nei libri <span style="text-decoration: underline; color: #000080;"><a style="color: #000080;" href="http://www.anthonytrollope.com/books/palliser_series/prime_minister_the_/"><em>The Prime Minister</em></a></span> ed in <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #000080;"><a style="color: #000080;" href="http://www.anthonytrollope.com/books/palliser_series/duke_s_children_the_/"><em>The Duke’s Children</em></a></span></span>. In questi viene descritto l’immaginario collettivo di una cittadina, Silverbridge, dove i candidati sono obbligati a pagare 500 sterline (£) ai procuratori locali ed i voti dei cittadini sono comprabili dal miglior offerente.</p>
<p style="text-align: justify;">Penso sia importante riportare questo semplice esercizio mentale di immaginazione, dove si dà per giusta consuetudine pagare ai procuratori o alle istituzioni somme di denaro solamente per partecipare alle elezioni, perché – ahimé &#8211; alle volte ciò non è molto diverso dalla realtà che si scopre dai fatti riportati dai giornali.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Roben P. Warren e le tre regole di Willie</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2015/06/roben-p-warren-e-le-tre-regole-di-willie/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2015 07:17:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Piero Massotti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia e Letteratura]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel 1946 Roben Penn Warren dà alle stampe un romanzo destinato ad avere un notevole successo (seguirà l’omonimo film, prima nel 1947 e successivamente nel 2006): Tutti gli uomini del re. È la storia dell’ascesa e del declino di un boss politico americano del profondo Sud degli Stati Uniti.  Questo è Willie Stark, che da [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/06/tutti_gli_uomini_del_re_broderick_crawford_robert_rossen_012_jpg_zehc.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2766" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/06/tutti_gli_uomini_del_re_broderick_crawford_robert_rossen_012_jpg_zehc-300x210.jpg" alt="tutti_gli_uomini_del_re_broderick_crawford_robert_rossen_012_jpg_zehc" width="300" height="210" /></a>Nel 1946 Roben Penn Warren dà alle stampe un romanzo destinato ad avere un notevole successo (seguirà l’omonimo film, prima nel 1947 e successivamente nel 2006): <em>Tutti gli uomini del re</em>. È la storia dell’ascesa e del declino di un boss politico americano del profondo Sud degli Stati Uniti.  Questo è Willie Stark, che da incorruttibile tesoriere di una comunità rurale della Luoisiana diventa in breve tempo politico scettico e disilluso, disposto ad ogni ricatto morale e pronto a qualsiasi compromesso in vista del conseguimento dei suoi obiettivi e di quelli della propria azione di governo. Warren offre tre argomenti a giustificazione del comportamento di Willie Stark: anzitutto, ogni giudizio sui fatti di corruzione è relativo alla classe sociale di appartenenza, e quindi l’élite dei governanti trova la propria giustificazione, prevalentemente, presso quella classe politica e dirigente che accetta di buon grado la <em>logica della reciprocità</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">     In secondo luogo, la corruzione è una necessità. Lo è per la carriera di Willie Stark, che giudica con disprezzo un amministratore che si è dimesso per paura di sporcarsi le mani.  «L’amministratore voleva i mattoni ma non sapeva che qualcuno ha da rimestrare  nel fango per farli» afferma il protagonista.</p>
<p style="text-align: justify;">      La terza regola, è che la corruttibilità è universale e senza eccezioni, nelle grandi città come nelle piccole, nei consigli scolastici come negli uffici del governatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Romanzi come questi fanno pensare perché collegano il fenomeno corruttivo allo scontro delle classi sociali ed al degrado ecologico. Le persone raffigurate hanno da tempo perso la propria innocenza e che, soprattutto, sono disillusi riguardo alla loro capacità di riprendersi da tali mali. È uno delle numerose testimonianze letterarie in cui emerge un’efficace descrizione della realtà corruttiva della società contemporanea nel Nuovo Continente. Personalmente spero che qualcosa possa cambiare, e mi riferisco alla disillusione. Tener duro a scrivere articoli in questo blog serve anche far rinascere qualcosa. La speranza ad esempio.</p>
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		<title>La responsabilità dell&#8217;agire pratico come rimedio alla corruzione</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2015 23:40:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Turi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia e Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Etica]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[Oltre alle leggi che regolano le azioni e disciplinano, qualora siano efficaci, le condotte delle persone, c&#8217;è spazio per l&#8217;agire pratico come argine al dilagare della corruzione? Per rispondere a questa domanda ci può aiutare un filosofo come Roberta De Monticelli, autrice del libro &#8220;La questione morale&#8221;, Milano, 2010, questione oggi più che mai attuale [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/06/questione_morale.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2710" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/06/questione_morale-300x205.jpg" alt="questione_morale" width="300" height="205" /></a>Oltre alle leggi che regolano le azioni e disciplinano, qualora siano efficaci, le condotte delle persone, c&#8217;è spazio per l&#8217;agire pratico come argine al dilagare della corruzione?</p>
<p style="text-align: justify;">Per rispondere a questa domanda ci può aiutare un filosofo come Roberta De Monticelli, autrice del libro &#8220;La questione morale&#8221;, Milano, 2010, questione oggi più che mai attuale proprio per le vicende politico-giudiziarie che stiamo vivendo in questo periodo. La filosofa, riferendosi all&#8217;Italia, fotografa la situazione di una &#8220;corruzione a tutti i livelli della vita economica, civile e politica, la pratica endemica degli scambi di favori, lo sfruttamento di risorse pubbliche a vantaggio di interessi privati, la diffusa mafiosità dei comportamenti. E una sorprendente maggioranza di italiani che approva e nutre questa impresa. &#8211; E quindi la domanda  &#8211; come siamo giunti alla misera situazione nella quale ci troviamo?&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è in Italia una &#8220;questione morale&#8221; perché si è ormai persa la&#8221; bussola morale&#8221; che guida i comportamenti, non ci sono più riferimenti a cui aggrapparsi, e la conseguenza di ciò è nel sempre più diffuso individualismo, soggettivismo, particolarismo degli interessi. Questo è il male antico, secondo l&#8217;autrice che affligge il nostro paese.</p>
<p style="text-align: justify;">La De Monticelli propone però anche una soluzione a questo stato di cose e lo rintraccia, filosoficamente, nella &#8220;fondazione razionale del pensiero pratico&#8221;. La ricerca di un siffatto fondamento esige che ci si interroghi sull&#8217;attuale concezione morale, la stessa che è alla base dell&#8217;agire morale e che prescrive di ri-prendere in mano considerazioni morali attuali, &#8220;disvalori e valori&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è il nocciolo della questione, l&#8217;essenza: se c&#8217;è una &#8220;questione morale&#8221; è perché non ci si fida più del giudizio di valore nei confronti dell&#8217;agire morale, e quindi &#8220;chiedersi se sia possibile una rifondazione razionale del pensiero pratico equivale a chiedersi, infine, se c&#8217;è verità e falsità nel giudizio di valore. Se la conoscenza nelle questioni di valore è possibile»</p>
<p style="text-align: justify;">Al diffuso, pernicioso ed antico scetticismo morale, che è causa di comportamenti corruttivi, più o meno gravi, bisogna «difendere la serietà della nostra esperienza morale», difendere il fatto reale che la nostra esperienza è aperta ai giudizi di verità e falsità, perché questo è l&#8217;unico modo per diventare responsabili del nostro agire morale.</p>
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		<title>Destinazione universale dei beni  contro i tesaurizzatori</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2015/06/destinazione-universale-dei-beni-contro-i-tesaurizzatori/</link>
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		<pubDate>Sat, 13 Jun 2015 08:15:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marilisa Castellano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia e Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[bene comune]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Integrità]]></category>

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		<description><![CDATA[Parliamo di “beni comuni&#8221;. Non è un tema così ovvio come potrebbe sembrare, e non perché non si sappia di cosa si tratti, quanto piuttosto perché si è quasi persa l&#8217;abitudine a ragionarci sopra. Eppure, persino la chiesa cattolica ne offre una definizione, dalla quale, a prescindere dall&#8217;orientamento religioso di ciascuno, è utile partire. Questa [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Parliamo di “beni comuni&#8221;. Non è un tema così ovvio come potrebbe sembrare, e non perché non si sappia di cosa si tratti, quanto piuttosto<a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/06/foto.jpg"><img class="alignright wp-image-2511" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/06/foto.jpg" alt="foto" width="244" height="224" /></a> perché si è quasi persa l&#8217;abitudine a ragionarci sopra. Eppure, persino la chiesa cattolica ne offre una definizione, dalla quale, a prescindere dall&#8217;orientamento religioso di ciascuno, è utile partire. Questa la definizione di “bene comune” proposta dal Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa:</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em><em>&#8220;Il bene comune non consiste nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo sociale. Essendo di tutti e di ciascuno è e rimane comune, perché indivisibile e perché soltanto insieme è possibile raggiungerlo, accrescerlo e custodirlo, anche in vista del futuro. Come l&#8217;agire morale del singolo si realizza nel compiere il bene, così l&#8217;agire sociale giunge a pienezza realizzando il bene comune. Il bene comune, infatti, può essere inteso come la dimensione sociale e comunitaria del bene morale.&#8221;</em></p>
<p>Risalta, per prima, la concretezza del concetto di bene comune: esso non rappresenta un&#8217;entità ideale a cui progressivamente avvicinarsi, come fosse un ideale regolativo. Nel punto di vista della chiesa, è invece un bene che nasce e si accresce dal senso di comunità,  per questo ha tutte le caratterizzazioni di un bene effettivo. Malgrado questi nobili principi,  molto spesso si tende ad attuare il concetto inverso: l&#8217;accumulazione di beni destinati al proprio beneficio individuale, in quel che è un uso privato della ricchezza. Colui che si distacca da una visione di un bene inteso in senso comunitario assume le sembianze di un Sisifo, impegnato in uno sforzo di accumulazione incessante che oltrepassa i limiti del buon senso. Tale sforzo spinge il soggetto a sovvertire il sistema pur di raggiungere una fetta sempre maggiore di patrimoni; o qualora fosse necessario si adopera per mettere in atto strategie non contemplate dalla legge. Ma la corruzione non ha alcun freno, anzi aumenta di potenza quanto più si tiene vivo il desiderio di accumulare (che per giustificarsi assume le illusorie vesti del bisogno). In tal modo, si giunge ad una deriva dove vengono meno la dignità,  l&#8217;uguaglianza e l&#8217;unità: viene dunque meno il bene comune.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel brano citato dal “Compendio” si afferma invece il principio inverso. E cioè che accumulare beni non paga: essi sono a disposizione del singolo, ma in vista dello sviluppo dell&#8217;intera società. Un bene immediato,  infatti,  ha vita breve,  dal momento che non si può propriamente parlare di &#8220;bene&#8221; prescindendo dalla dimensione &#8220;per&#8221; e &#8220;con&#8221; gli altri.  Inoltre, precisa il Compendio, &#8220;<em>la responsabilità di conseguire il bene comune compete, oltre che alle singole persone, anche allo Stato, poiché il bene comune è la ragion d&#8217;essere dell&#8217;autorità politica. Lo Stato, infatti, deve garantire coesione, unitarietà e organizzazione alla società civile di cui è espressione, in modo che il bene comune possa essere conseguito con il contributo di tutti i cittadini. L&#8217;uomo singolo, la famiglia, i corpi intermedi non sono in grado di pervenire da se stessi al loro pieno sviluppo; da ciò deriva la necessità di istituzioni politiche, la cui finalità è quella di rendere accessibili alle persone i beni necessari — materiali, culturali, morali, spirituali — per condurre una vita veramente umana. Il fine della vita sociale è il bene comune storicamente realizzabile&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il presupposto di tutta l&#8217;argomentazione è da rinvenirsi nella destinazione universale dei beni:  destinazione ed uso universale non significano che tutto sia a disposizione di ognuno o di tutti, e neppure che la stessa cosa serva o appartenga ad ognuno o a tutti. Ma, se è vero che tutti nascono con il diritto all&#8217;uso dei beni, ecco allora che per assicurarne un esercizio equo e ordinato sono necessari interventi opportuni, frutto di accordi nazionali e internazionali, ed un ordinamento giuridico adeguato.</p>
<p style="text-align: justify;">In una comunità protesa alla costruzione del bene comune, non può esservi un Sisifo, un tesaurizzatore, che tenga i suoi beni inoperosi.</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Il senso del denaro à la Émile Zola</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2015 18:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Piero Massotti]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[denaro]]></category>
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		<description><![CDATA[Come si legge nel romanzo, Il denaro di Émile Zola del 1904, uno dei personaggi, «Madame Caroline ebbe un’improvvisa illuminazione: capì che il denaro era il concime con cui cresceva l’umanità del futuro. (……) Se laggiù suo fratello era felice, se cantava vittoria in mezzo ai cantieri che si organizzavano, alle costruzioni che sorgevano dal [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/06/zola_chiffonnier2.jpg"><img class="alignleft  wp-image-2470" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/06/zola_chiffonnier2-247x300.jpg" alt="zola_chiffonnier2" width="171" height="208" /></a>Come si legge nel romanzo, Il denaro di Émile Zola del 1904, uno dei personaggi, «Madame Caroline ebbe un’improvvisa illuminazione: capì che il denaro era il concime con cui cresceva l’umanità del futuro. (……) Se laggiù suo fratello era felice, se cantava vittoria in mezzo ai cantieri che si organizzavano, alle costruzioni che sorgevano dal suolo, era perché a Parigi il denaro scorreva a fiumi e corrompeva tutto, nella febbre del gioco e della speculazione».  Il protagonista del romanzo di Zola, Aristide Saccard, è un truffatore di prima grandezza, che approda a Parigi deciso a rivalersi delle disavventure patite in passato architettando una grande speculazione finanziaria: conquista subito la Borsa, fondando niente meno che una Banca universale e seduce uomini e donne grazie alle promesse di espandere i propri affari in Occidente e in Oriente.  È una rincorsa alle altalenanti speculazioni di Borsa, agli aumenti e ribassi di capitale fasulli e di fondi neri.<br />
Sarà proprio Caroline a cedere al fascino del truffatore, fino all’inevitabile bancarotta che investirà Saccard, alla fine della vicenda. La vicenda sembrerebbe molto simile al recente film The Wolf of  wall street perché mette in evidenza il lato &#8220;stupefacente’’ del denaro. Tuttavia, a mio avviso, sarebbe sbagliato interpretare tale questione in questo modo. Il denaro è mezzo di scambio, e di per se non è detto che generi corruzione. Ciò che potrebbe farlo è il senso di ricchezza che ogni persona pensa che potrà avere in futuro, dopo aver pagato la &#8220;mazzetta’’. Il senso del denaro potrebbe essere ben diverso da quello della ricchezza e molto più etico di quanto si creda perché permette, banalmente, l’acquisto e la vendita di beni. Non è lo strumento in se il problema, ma come lo si usa.</p>
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		<title>La giovane America a braccetto con il crimine e la corruzione.</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Jun 2015 09:28:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Piero Massotti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia e Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[vizi]]></category>

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		<description><![CDATA[A partire dalla metà dell’Ottocento, l’ascesa del continente americano e della sua impresa del crimine vanno a braccetto: l’America doveva ancora conoscere sia gli enormi problemi legati al tentativo d’integrazione di una smisurata e continua ondata migratoria, sia gli anni successivi del gangsterismo e della mafia italoamericana. William Riley Burnett, autore del Piccolo Cesare descrisse [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/06/usa.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2441" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/06/usa.jpg" alt="usa" width="300" height="168" /></a>A partire dalla metà dell’Ottocento, l’ascesa del continente americano e della sua impresa del crimine vanno a braccetto: l’America doveva ancora conoscere sia gli enormi problemi legati al tentativo d’integrazione di una smisurata e continua ondata migratoria, sia gli anni successivi del gangsterismo e della mafia italoamericana. William Riley Burnett, autore del <em>Piccolo Cesare</em> descrisse la Chicago degli anni Trenta: «La corruzione regnava dappertutto! I gangster si sparavano a vicenda per tutta la città». Corruzione che si ritrova sullo sfondo e che dà sostanza a infiniti copioni hollywoodiani e di una altrettanta sconfinata letteratura che dagli inizi del Novecento ha raccontato il Paese da una costa all’altra. Dalla corrotta polizia di <em>Serpico</em> alle trame mafiose del <em>Padrino</em> di Mario Puzo. Dalle parole dello scrittore Hans Magnus Enzensberger, in <em>Politica e Crimine</em> del 1998, si ha una descrizione dei luoghi e delle persone immischiate in questi affari che passano sulle strade di Chicago su Cadillac nere e blindate, con criminali che offrono  banchetti in onore dell’amministrazione comunale.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il grande Gatsby</em>, nato dalla mano di Francis Scott Fitzgerald, riassume nella propria figura un’intera generazione di americani restia a riconoscere l’origine della propria ricchezza. A trentadue anni Jay Gatsby è un misterioso ed elegante milionario con una casa favolosa, animata da feste goliardiche. Ma a diciassette anni era James Gatsby, figlio di un povero contadino senza risorse nella provincia americana. Sotto la corrotta partita che deve giocare, vive ancora in lui l’innocenza del sogno. Tale sogno però fù raccolto dall’America intera, in cui il crimine e la corruzione non hanno frenato il sogno di crescita del paese.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>L&#8217;incorruttibile che terrorizzò la Francia</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2015 11:25:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Adriano Aquilini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia e Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[14 Luglio 1789]]></category>
		<category><![CDATA[ghigliottina]]></category>
		<category><![CDATA[girondini]]></category>
		<category><![CDATA[montagnardi]]></category>
		<category><![CDATA[rivoluzione francese]]></category>
		<category><![CDATA[Robespierre]]></category>

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		<description><![CDATA[“I giudizi umani non sono mai abbastanza certi, perché la società possa condannare a morte un uomo”. Ergo, la pena di morte è sostanzialmente ingiusta. Parola di Maximilian De Robespierre, protagonista della rivoluzione francese che così parlò nella primavera del 1791. Neanche tre anni dopo però affermerà che la forza di un governo rivoluzionario “è [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>“I giudizi umani non sono mai abbastanza certi, perché la società possa condannare a morte un uomo”. Ergo, la pena di morte è sostanzialmente ingiusta. Parola di Maximilian De Robespierre, protagonista della rivoluzione francese che così parlò nella primavera del 1791. Neanche tre anni dopo però affermerà che la forza di un governo rivoluzionario “è a un tempo la virtù e il terrore”.</p>
<p>In tale contesto, dato il fatto che il termine Terrore era da intendersi principalmente, come “condanna a morte di ogni avversario politico”, è evidente come il pensiero di Robespierre fosse radicalmente cambiato, e proprio in tale mutazione di rotta sta il senso del periodo più sanguinoso della<img class="alignleft size-full wp-image-2312" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/05/images-11.jpeg" alt="images-1" width="199" height="253" /> rivoluzione, passato alle cronache come “il Terrore”, condensato in una caricatura dell’epoca in cui Robespierre ghigliottina il boia, ultimo uomo rimasto in vista, dopo che lo stesso rivoluzionario ha fatto giustiziare mezza Francia.</p>
<p>Dopo i recenti fatti di cronaca, che hanno avuto come protagonista l&#8217;ex ministro cinese per le ferrovie, Liu Zhijun, condannato a morte per corruzione e abuso d&#8217;ufficio, il tema della pena di morte è tornato a far discutere. Emergerebbe dall&#8217;oriente un dato allarmante: più del 70% dei cittadini cinesi è convinto che la pena di morte per i reati di corruzione sia adeguata e non vada abolita.</p>
<p>In virtù dell&#8217;inasprimento delle pene previsto dal disegno di legge anticorruzione italiano, è evidente come la giustizia italiana interpreti la pena per corruzione come una possibilità di riscatto per il condannato che va riabilitato, rieducato in funzione sociale, con il fine ultimo di reinserirlo nella società con una coscienza  rinnovata.</p>
<p>In Cina invece si è mandati al patibolo per reati ordinari o per opposizione al potere, ma siamo sicuri che la pena capitale nel 2015 sia uno strumento davvero efficace che rispetti la dignità delle persone? analizziamo allora un periodo storico in cui la pena di morte era inflazionata: la rivoluzione francese.</p>
<p>Identificata dal motto liberté, egalité, fraternité, ed entrata nel mito con la presa della Bastiglia (14 Luglio 1789), la Rivoluzione Francese aveva portato, nel Settembre 1792, alla fine della Monarchia e alla definitiva proclamazione della Repubblica.</p>
<p>È noto come la Francia pre-rivoluzionaria fosse un Paese proveniente dall&#8217;assolutismo di Re Luigi XIV, il Re Sole, a cui si attribuisce la famosa frase “lo Stato sono io”: uno Stato ricco e unito, imperialista e coloniale, al cui interno stridevano, in realtà, le condizioni di vita della popolazione, messe in crisi dalla disuguaglianza sociale, dagli abusi delle classi più elevate e dalla corruzione dei governanti.</p>
<p>Se la società era divisa in tre ceti: nobiltà, clero e terzo stato, il potere monarchico era però talmente pervasivo da essere in grado di reprimere il minimo sintomo di dissenso. La vita dei ceti più poveri era infatti condizionata da continue e profonde crisi economiche, e il carico fiscale gravava interamente sulle loro spalle, dal momento che aristocrazia e clero ne erano esenti.</p>
<p>Dopo il 1792, l&#8217;agenda politica venne dettata dalla Convenzione Nazionale, assemblea incaricata di estendere una nuova costituzione, ma divisa al suo interno in tre fazioni: a destra i girondini, rappresentanti dell&#8217;alta borghesia liberale; al centro un gruppo eterogeneo detto “palude”; a sinistra i montagnardi, deputati democratici il cui obiettivo era l&#8217;uguaglianza sociale e l&#8217;ascesa del popolo.</p>
<p>In un tale contesto di estremo cambiamento sociale, economico e non ultimo, culturale, azioni di personaggi rilevanti e discussi, capaci di imprimere un cambiamento epocale e segnare definitivamente la storia, come Jacques Danton, Jean Paul Marat e, su tutti Robespierre, agirono per la creazione di un nuovo governo, fondato su nuove leggi e soprattutto attento e quasi ossessionato dal virtuosismo che detenesse un primato tra le fila dei suoi uomini.</p>
<p>Il gruppo dei montagnardi timorosi che il deposto Re Luigi XVI stesse ordendo una congiura antirivoluzionaria, iniziarono a chiederne la testa. Peraltro già sul finire dell&#8217;estate 1792 la psicosi da complotto aveva indotto il popolo parigino ad assassinare in via preventiva centinaia di detenuti politici e numerosi uomini di chiesa nei cosiddetti “massacri di Settembre”.<br />
Dopo l&#8217;uccisione del Re la Convenzione diede vita al Comitato di Salute Pubblica, organo con poteri eccezionali, a cui spettava il compito di proteggere la Repubblica da tutti i nemici, sia interni che esterni, e volto dunque ad un’azione di vigilanza all’interno stesso del nuovo governo in via di formazione in funzione anticorruttiva.</p>
<p>Robespierre, Entrato nelle file del comitato di salute pubblica, si rese presto conto della delicata situazione sociale del nuovo paese: l&#8217;obbligo di leva &#8211; introdotto per resistere ai nemici esterni, circa la guerra con l&#8217;Austria e la Prussia – e la poca partecipazione del Terzo Stato alle decisioni di carattere pubblico, lo portarono a mutare idea circa la pena di morte. Tale strumento infatti risultava ora utile ad eliminare chiunque potesse tramare contro la rivoluzione.</p>
<p>Entrato nelle file del Comitato di Salute Pubblica, il giacobino non tardò ad affermare che “il terrore non è altro che la giustizia”, e tale idea fu sostenuta anche in ambito civile dai Sanculotti, rivoluzionari proletari, chiamati così perché non indossavano pantaloni fino al ginocchio in voga tra nobiltà e alta borghesia.</p>
<p>Il Terrore si affermò dunque come una misura di emergenza temporanea, finalizzata a garantire la “salute pubblica” del Paese, mettendo in naftalina i principi della dichiarazione dei diritti dell&#8217;uomo e del cittadino, già emanata nel 1789. Allo slogan “libertà, uguaglianza e fratellanza” furono non a caso aggiunte tre parole: “o la morte”.</p>
<p>Simbolo del terrore divenne in poco tempo la ghigliottina, macchina di morte “rapida e sicura” adottata dal 1792 come strumento per tutte le esecuzioni capitali, perché anche davanti la morte tutti i cittadini dovevano essere uguali.</p>
<p>Fin dalla decapitazione di Luigi XVI, fu predisposto un particolare rituale per lo svolgimento dell&#8217;esecuzione, con le vittime trasportate al patibolo sopra un carro che passava in mezzo a una folla di spettatori eccitati che insultavano e lanciavano ortaggi al condannato.</p>
<p>In base alle legge dei sospetti del 1793, la legge della ghigliottina si scagliò su tutti coloro che per la loro condotta, per le loro relazioni, propositi o scritti si fossero mostrati nemici della libertà e che in qualche modo risultassero corruttibili ai principi di cui si faceva – idealmente – portatrice la Francia post rivoluzionaria.</p>
<p>Il comitato poteva perseguitare così praticamente chiunque fosse anche solo sospettato di avere in antipatia la Repubblica e i primi a farne le spese furono i nobili, il clero, i capi rivolta della Vandea e parecchi girondini.</p>
<p>La repressione prese di mira anche la religione, tanto che nel Novembre 1793, presso la Cattedrale di Notre-Dame, fu allestita una festa della libertà, nella quale si celebrò la dea Ragione mentre in parallelo venivano chiuse le chiese di Parigi. Fu inoltre introdotto un nuovo calendario e l&#8217;anno seguente furono abolite le feste cattoliche. Robespierre promosse infine il cosiddetto “culto dell&#8217;essere Supremo”, sorta di religione laica che concepiva una divinità “non interagente” con le umane vicende.</p>
<p>Se l’idea era quella di favorire la pacificazione del Paese in vista di una prossima fine del periodo del Terrore, la ghigliottina continuava però, per il momento, a lavorare senza sosta.</p>
<p>I giacobini sapevano che senza tale radicalismo la Rivoluzione non sarebbe sopravvissuta alle forze ostili: essa fu di fatti “inscindibile” dal terrore. Anche per questo si registrò un inasprimento della violenza, grazie a una legge del Giugno 1794, che privò di difesa giuridica gli imputati nei processi per tradimento.<br />
Proprio la Convenzione si rivelò però la peggiore nemica di Robespierre: lo accusò di volersi imporre come nuovo tiranno della Francia, facendolo così arrestare insieme a i suoi fedelissimi.<br />
La congiura si trasformò in un colpo di Stato che culminò il 28 Luglio con la salita al patibolo. Di colpo, con la morte dell&#8217;incorruttibile, tramontò un&#8217;epoca segnata sì dalla violenza, ma anche da importanti interventi nell&#8217;assistenza pubblica, nel monitoraggio di anticorruzione all’interno dell’area della governabilità e svolte per favorire l&#8217;ascesa delle classi più povere.</p>
<p>Finito il terrore, il paese conoscerà la violenta reazione dei monarchici a danno dei rivoluzionari estremisti e, soprattutto, la straordinaria ascesa di un ambizioso generale: Napoleone Bonaparte.</p>
<p>La ghigliottina – e dunque la pena di morte &#8211; rimase nell’immaginario comune, lo strumento di punizione e di penitenza per tutti coloro che agivano scorrettamente rispetto al nuovo potere rivoluzionario.<br />
Il primato, per quel che riguarda l&#8217;abolizione della pena di morte, spetta all&#8217;Italia e in particolare a uno dei vari staterelli che occupavano la penisola italiana: il Granducato di Toscana, primo a eliminare le condanne a morte capitali.</p>
<p>Era il 30 Novembre 1786 quando il granduca Pietro Leopoldo d&#8217;Asburgo-Lorena sposò la scelta illuminata, influenzato da pensatori come Cesare Beccaria e i fratelli Verri, che fecero del rifiuto della pena di morte, uno dei fondamenti delle proprie opere. L&#8217;abolizione totale durò però solo quattro anni, poichè fu poi ripristinata per crimini “eccezionali”, proprio durante la rivoluzione francese.</p>
<p>Nell&#8217;Italia unita furono abolite le condanne capitali nel 1889, per essere nuovamente introdotte durante il fascismo. Bisognerà aspettare il 1948 per l&#8217;eliminazione definitiva della pena capitale dalle nostre leggi. Oggi secondo Amnesty International, ben 58 paesi continuano a prevedere la pena di morte in caso di reati gravi.</p>
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Bibliografia:</p>
<p>Maximilien de Robespierre, Scritti rivoluzionari, Milano, M&amp;B Publishing, 1996</p>
<p>Fonti:</p>
<p>Alberto Moro “La Crisi dell&#8217;Antico Regime”</p>
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		<title>L&#8217;uomo, misura di tutte le cose</title>
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		<pubDate>Sat, 02 May 2015 09:47:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marilisa Castellano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia e Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[ethos]]></category>
		<category><![CDATA[Etica]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;L&#8217;uomo è misura di tutte le cose&#8221;, affermava Protagora[1]. E&#8217; evidente quanto in questa espressione sia posto in primo piano l&#8217;uomo, con tutta la sua sapienza e quelle capacità tali che lo contraddistinguono da ogni altro essere vivente. Senza dubbio, a lui spetta una posizione privilegiata: ha la possibilità di modificare la natura che lo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;L&#8217;uomo è misura di tutte le cose&#8221;, affermava Protagora<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>. E&#8217; evidente quanto in questa espressione sia posto in primo piano l&#8217;uomo, con tutta la sua sapienza e quelle capacità tali che lo contraddistinguono da ogni altro essere vivente. Senza dubbio, a lui spetta una posizione privilegiata: ha la possibilità di modificare la natura che lo circonda, assoggettandola ai propri bisogni. Viene però spontaneo domandarsi, quanto questi bisogni incidano sui comportamenti e quanto peso rivestano nelle scelte del singolo. In altri termini, c&#8217;è il rischio che l&#8217;uomo renda le sue prerogative paradigma non solo personale, bensì accampando pretese universali?</p>
<p style="text-align: justify;">Partiamo da un presupposto evidente, e cioè che l&#8217;uomo non agisce mai in un contesto in cui si trova da solo, ma è sempre in rapporto con gli altri. David Miller<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a> distingue tre forme fondamentali di tale relazione: la comunità solidaristica, l&#8217;associazione strumentale e la cittadinanza. Soffermiamoci sulla prima. Una comunità solidaristica ha luogo fra uomini, i quali come membri di un gruppo stabile dotato di un ethos comune, hanno un&#8217;identità comune. Essa è la forma originaria della comunità in tutte le società premoderne: ne sono esempi una comunità di villaggio, o nella società moderna, la famiglia. La rappresentazione della giustizia, in una comunità solidaristica, è la distribuzione corrispondente ai bisogni. L&#8217;ethos della comunità stabilisce ciò che fa parte di una vita degna dell&#8217;uomo e traccia così i confini fra bisogni e meri desideri. Tuttavia, il problema che si pone è che molto spesso, tale confine non separa così nettamente, un reale bisogno da un desiderio. Da qui si nasce la conflittualità: sacrificare un interesse privato in nome del bene per la comunità?</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, un volere puramente razionale potrebbe scegliere solamente il bene (in senso lato, ciò che in è giusto); ma il volere umano non è puramente razionale: esso, infatti,  può essere affetto da inclinazioni. Proprio l&#8217;inclinazione, può contraddire l&#8217;intuizione che una determinata modalità d&#8217;azione sia praticamente necessaria. In tal modo, la necessità pratica, viene soppiantata dallo scopo dell&#8217;agente. Così, da una prospettiva di giustizia comune, si scivola in una prospettiva di giustizia privata. Di conseguenza, la formula kantiana &#8220;agisci come se la massima della tua azione dovesse, per tua volontà, divenire una legge universale della natura&#8221;, viene meno.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;uomo etico, sarebbe disposto a sacrificare se stesso sull&#8217;altare dell&#8217;universalità: non c&#8217;è alcun primato del personale. L&#8217;ego si ritrae lasciando il posto al &#8220;noi&#8221; della comunità. Per tanto, la norma non è osservata con un atteggiamento penitenziale o per vile servilismo; bensì nella norma è racchiuso tutto ciò che l&#8217;ethos della rappresenta. C&#8217;è alla base una salda fede nell&#8217;apparato giuridico, non semplicemente un&#8217;assunzione passiva di esso. Infatti, il passaggio all&#8217;attuazione della norma sarebbe impossibile senza questa esigenza morale. Gioca un ruolo decisivo anche il concetto di responsabilità: prendere coscienza che si è portatori non solo del proprio destino, ma soprattutto del destino degli altri. Morale, noma, responsabilità: esse muovono l&#8217;azione dell&#8217;uomo etico.</p>
<p>Quanti sarebbero disposti a sacrificare se stessi sull&#8217;altare dell&#8217;universalità?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Filosofo greco del secondo decennio del V secolo. E&#8217; considerato uno dei massimi sofisti antichi. Per sofistica intendiamo quel fenomeno culturale manifestatosi ad Atene: i sofisti erano professionisti che mettevano in vendita il loro sapere. Solo successivamente furono connotati negativamente ad opera di Platone e Senofonte: essi infatti li consideravano dei mistificatori della sapienza.</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Filosofo britannico, allievo di Karl Popper, attualmente professore all&#8217;Università di Warwich. Si interessa di giustizia sociale e teoria politica.</p>
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