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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; Infiltrazioni mafiose</title>
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		<title>Lotta alla criminalità organizzata e buona amministrazione per ripartire. Articolo a cura di Filippo Cucuccio.</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2020 11:22:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Greta Shullazi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per la ripartenza dopo lo shock del Coronavirus la lotta alla criminalità organizzata e la qualità dell’azione amministrativa saranno determinanti, come è emerso da una tavola rotonda organizzata da remoto all’Università Tor Vergata di Roma. In un’Italia alle prese con i tentativi di ripresa economica dopo la gravissima emergenza sanitaria del Covid-19, che ne ha drasticamente ridimensionato il PIL e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><i>Per la ripartenza dopo lo shock del Coronavirus la lotta alla criminalità organizzata e la qualità dell’azione amministrativa saranno determinanti, come è emerso da una tavola rotonda organizzata da remoto all’Università Tor Vergata di Roma.</i></p>
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<p><img class="entry-thumbnail wp-post-image lazyloaded" src="https://www.firstonline.info/wp-content/uploads/2020/05/police-2122394_1920-960x450.jpg" alt="Lotta alla criminalità organizzata e buona amministrazione per ripartire" width="960" height="450" data-lazy-src="https://www.firstonline.info/wp-content/uploads/2020/05/police-2122394_1920-960x450.jpg" data-was-processed="true" /></p>
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<p style="text-align: justify;">In un’Italia alle prese con i tentativi di ripresa economica dopo la gravissima emergenza sanitaria del Covid-19, che ne ha <strong>drasticamente ridimensionato il PIL e accentuato i già esistenti malesseri sociali</strong>, emerge in modo sempre più chiaro che il contrasto alla criminalità organizzata e la qualità dell’azione amministrativa sono i due punti obbligati da cui ripartire. Da un lato, infatti, le esperienze post catastrofali già vissute dal Paese con gli accertati accaparramenti di flussi pubblici da parte dei clan malavitosi, dall’altro un’azione amministrativa che stenta tuttora a togliersi di dosso i gravami di una burocrazia ottusa, sembrano confermare in modo fattuale gli allarmi e le preoccupazioni di quanti individuano in loro i due principali aspetti da monitorare e migliorare.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa prospettiva sarà, allora, bene tenere a mente alcuni degli spunti più interessanti su questi aspetti, emersi nel corso di una recente <strong>Tavola Rotonda “da remoto” e organizzata presso l’Università di Tor Vergata</strong> in un periodo di sospensione della normale attività didattica e convegnistica, ma resa possibile grazie alla supervisione tecnico-organizzativa di <strong>Daniela Condò, Programme Assistant del Master Anticorruzione.</strong> Un’iniziativa, quella del Master giunto alla sua quarta edizione, che ha avuto in <strong>Gustavo Piga, Ordinario di Politica economica</strong> di quell’ateneo, il suo principale ispiratore, forte anche degli esiti  delle analisi da lui svolte dell’esperienza britannica in campo amministrativo negli anni finali del secolo scorso e della sua possibilità di replicarla in Italia; un’autentica rivoluzione sviluppata all’insegna della professionalità e del suo adeguato riconoscimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Cominciando, dunque, dal tema del contrasto alla criminalità organizzata e alla sua potenza di fuoco economica, spicca per autorevolezza <a href="https://www.firstonline.info/cafiero-de-raho-la-pandemia-accresce-i-rischi-di-infiltrazioni-mafiose/">il grido d’allarme</a>, lanciato anche in quell’occasione, da<strong> Federico Cafiero de Raho, Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo</strong>, sulla pervasività silenziosa ma efficace della criminalità organizzata nel tessuto economico nazionale. Con la conseguenza di “infettare, sia il mercato, alterandone i meccanismi concorrenziali, sia i gangli delle stesse Istituzioni”. Lo Stato e le sue Istituzioni – questo sempre il pensiero di De Raho – devono, inoltre, perseguire, con determinazione e con uno spirito libero da ingessature burocratiche, l’obiettivo di “favorire realmente la restituzione dei beni sottratti alle organizzazioni criminali al circuito dell’economia legale, monitorando continuativamente questo delicato processo di trasferimento” per evitare che cadano nuovamente sotto il controllo malavitoso.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto al tema della corruzione esso chiama immediatamente in causa l’Autorità Nazionale Anticorruzione – ANAC e di riflesso gli aspetti morfologici dell’azione amministrativa del nostro Paese. In proposito <strong>Ida Nicotra</strong>, <strong>Consigliere ANAC e Ordinario di Diritto Costituzionale,</strong> sottolineato il ruolo attivo e propositivo svolto in questi anni da quell’Istituzione, anche sul piano della formazione culturale, nell’ambito della Pubblica Amministrazione, non ha avuto dubbi nel riconoscere che “il sistema ha bisogno di alcuni ripensamenti per evitare un approccio solo burocratico e dare certezze ai pubblici funzionari che soffrono un quadro normativo alluvionale e in perenne evoluzione …”. E ha aggiunto che in questo contesto purtroppo “ prendono il sopravvento la paura di decidere e l’abbandono dello spazio di discrezionalità che la Costituzione riserva all’azione amministrativa … “.</p>
<p style="text-align: justify;">Parole che portano ad affrontare senza indugi il tema dell’importanza della qualità dell’azione amministrativa, quale snodo cruciale per la ripartenza del Paese. A sostenerlo è <strong>Aristide Police, Direttore del Master Anticorruzione e Ordinario di Diritto Amministrativo,</strong> che vigorosamente ha respinto la scelta della scorciatoia delle procedure in deroga per l’azione amministrativa, nonostante alcuni recenti pareri favorevoli di esponenti politici e di altri centri di interesse economico. Oltre a un’indiscutibile opera di semplificazione normativa, per lui la via da perseguire è, invece, quella di restituire all’azione amministrativa il ruolo cardine, disegnato in ambito costituzionale, sul piano dell’aggregazione sociale e dello sviluppo economico. Saranno, pertanto, essenziali in questo contesto la formazione e l’innalzamento del livello di competenze e di cultura amministrativa complessiva di quanti sono direttamente coinvolti nelle procedure.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il successo di questa operazione di ridisegno e rilancio dell’attività amministrativa in Italia e di contrasto alla criminalità organizzata vi sono, però, due altri interlocutori fondamentali, dei quali non si può non tenere conto: le forze dell’ordine e le imprese. Quanto alle prime il riferimento d’obbligo va alla Guardia di Finanza, impegnata in prima linea nel far sì che <strong>il flusso annuale di spesa pubblica pari al 50% del Pil</strong>, con 140 miliardi di euro riconducibili ad appalti di lavori, servizi e forniture e 116 miliardi a spese sanitarie, avvenga in modo legale, trovando una destinazione trasparente e corretta. <strong>Giuseppe</strong> <strong>Vicanolo, Generale Comandante Interregionale Nordovest della Guardia di Finanza</strong>, ha ricordato in proposito l’impegno probante rappresentato dall’annuale sviluppo di 10 piani operativi d’intervento per la lotta alle frodi, alla corruzione e agli sprechi di denaro pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">A parte i rilevanti risultati ottenuti in quell’importante area del Paese (in un quadriennio 3mila indagini delegate da Procure e dalla Corte dei Conti, accertamenti di frodi ed irregolarità per oltre 3 miliardi, sequestri di 440 milioni di profitti illeciti) per Vicanolo contano ancor di più, analizzate le caratteristiche delle indagini sottostanti, le lezioni che se ne possono trarre, quali esperienze utili e immediatamente applicabili contro il prevedibile aumento delle minacce e dei pericoli di illegalità: <strong>dall’importanza dell’utilizzo delle intercettazioni telefoniche ed ambientali</strong>, incluse quelle svolte con i trojan horses, ai controlli effettuati direttamente sul posto; dallo sviluppo di forme di cooperazione internazionale, alla modifica della natura delle tangenti ai Pubblici Ufficiali, non più in denaro ma sotto forma di varie utilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Passando al versante delle imprese, l’interrogativo di base è se realmente si possa fare impresa in modo legale, non sacrificando, comunque, gli obiettivi concreti della competitività e della  profittabilità. Che non si tratti solo di un’attraente utopia lo ha affermato convintamente<strong> Nicola Allocca, Direttore Governance della Acciai Speciali Terni</strong>, un’impresa che ha vissuto sulla propria pelle un cambio di indirizzo radicale nelle proprie modalità di governance e di fissazione degli obiettivi aziendali. Pur continuando ad operare in una logica di business e di profitto, questa impresa, infatti, secondo Allocca, si ispira, ormai da tempo, a una “disobbedienza visionaria consistente nel non accontentarsi a gestire il rischio della corruzione, ma a puntare alla sua eliminazione”. Il tutto si traduce in un impegno concreto e continuo di monitoraggio di dati e di comportamenti che coinvolge ciascuna componente aziendale, seguendo “un modello di conduzione e di operatività aziendali che incessantemente si alimenta e si rinnova, mantenendo, comunque, fermi i principi dell’integrità, della trasparenza e della social responsibilty”.</p>
<p style="text-align: justify;">L’auspicio, che si può trarre da queste affermazioni, è che non rimanga un esempio isolato, ma che il mondo delle imprese e quello della pubblica amministrazione riescano, nonostante le obiettive difficoltà, ad aderire non occasionalmente al percorso ben delineato da <strong>Emiliano Di Carlo, Vice Direttore Esecutivo del Master e Ordinario di Economia Aziendale</strong>: “orientare l’azienda di qualsiasi tipo a perseguire il bene comune, che significa soddisfacimento dei bisogni in un contesto di efficienza”. Ciò sul piano concreto si traduce “nell’operare con competenza e onestà, attingendo ad alcune virtù”, quali “la combattività per mitigare il gap tra ciò che si dovrebbe fare e ciò che l’azienda fa, la saggezza, l’abilità, etc.” Una ricetta ardua da applicare; una sfida improba, ma sicuramente appassionante, per chi vuole contribuire in modo legale a puntare concretamente all’obiettivo ambizioso di un secondo miracolo economico. Buona fortuna Italia!</p>
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		<title>Lotta alla corruzione e all’illegalità tra Legislazione Antimafia e Misure di Prevenzione Patrimoniali. Articolo a cura della Dr.ssa Antonietta Lauso, discente del Master Anticorruzione, IV Edizione, Università degli Studi di Roma Tor Vergata</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2020 12:11:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Greta Shullazi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Articoli Master Anticorruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Infiltrazioni mafiose]]></category>

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		<description><![CDATA[I governi hanno fatto progressi nell’affrontare la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità sia a livello nazionale che attraverso accordi internazionali quale la  Convenzione delle Nazioni Unite contro la Corruzione. In Italia per la lotta alla corruzione e all’illegalità sono stati adottati:1)per le imprese il D.lgs. n.231/2001 che prevede l’adozione di Modelli di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">I governi hanno fatto progressi nell’affrontare la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità sia a livello nazionale che attraverso accordi internazionali quale la  Convenzione delle Nazioni Unite contro la Corruzione. In Italia per la lotta alla corruzione e all’illegalità sono stati adottati:1)per le imprese il D.lgs. n.231/2001 che prevede l’adozione di Modelli di organizzazione, gestione e controllo e 2)per la Pubblica Amministrazione la Legge n. 190 del 2012 che prevede l’adozione dei Piani Triennali per la Trasparenza e la Prevenzione della Corruzione. Oltre a tali normative che prevedono una serie di misure preventive e repressive contro la corruzione e l’illegalità molto importanti sono le norme del Codice Antimafia in materia di misure di prevenzione patrimoniali (D.lgs n. 159 del 2011 e successive modifiche) ovvero le norme indirizzate alla confisca dei beni delle associazioni di tipo mafioso volte a colpire i patrimoni illecitamente costituiti che rappresentano, per tali associazioni, un bene primario per la loro stessa esistenza e importanza sociale. Infatti “la spinta all’accumulazione con ogni mezzo di risorse rappresenta la finalità principale – per non dire l’unica – che spiega le scelte strategiche delle organizzazioni criminali” (Modelli Criminali- Mafie di ieri e di oggi_ di G.Pignatone e M. Prestipino).</p>
<p style="text-align: justify;">I ricavi della criminalità organizzata sono stati quantificati da Eurispes in diversi miliardi di euro e nella relazione 6° rapporto agromafie del 2019 si parla di “mafia 3.0 di organizzazioni che abbandonano l’abito “militare” per vestire il “doppiopetto” e il “colletto bianco” riuscendo così a scoprire e meglio gestire i vantaggi della globalizzazione, delle nuove tecnologie, dell’economia e della finanza. Le nuove leve mafiose in parte provengono dalle tradizionali “famiglie” che hanno indirizzato i propri componenti, figli e parenti, agli studi in prestigiose università italiane e internazionali e in parte sono il prodotto di un “arruolamento” riccamente retribuito di operatori sulle diverse piazze finanziarie del mondo al servizio del business mafioso<em>”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto, quindi, hanno particolare rilievo le misure di prevenzione patrimoniali volte ad “aggredire” i patrimoni illeciti che costituiscono una minaccia alla democrazia e alla vita dei cittadini con conseguenze dannose sulla vita quotidiana, sui rapporti sociali e sull’economia: dato che falsano la concorrenza ed i valori dei beni.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto esplicativo a tal riguardo è l’intervento del Procuratore Generale della Corte Suprema di Cassazione &#8211; del 31 gennaio 2020- nell’Assemblea generale della Corte  sull’amministrazione della giustizia nell’anno 2019 che  sulle mafie interne, tra l’altro, ha evidenziato che: &#8211; “Cosa Nostra sta manifestando la propria capacità di resistenza rispetto all’attività di repressione da parte degli organi dello Stato. In tale contesto, va rilevata la perdurante capacità dell’associazione criminale di condizionare le scelte amministrative e politiche degli enti territoriali” e ancora</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; “uomini della Ndrangheta, i quali, anche grazie alla capacità di intessere rapporti, fondati più sulla corruttela che sull’intimidazione, con la politica e la pubblica amministrazione locale, garantiscono all’organizzazione lauti profitti” e infine</p>
<p style="text-align: justify;">-“sodalizi di tipo mafioso che traggono origine dall’organizzazione sacra corona unita e che, sfruttando la forza di intimidazione e la conseguente condizione associativa, continuano a manifestare, attraverso la capillare suddivisione delle aree su cui esercitare le attività illecite e la sempre più frequente infiltrazione all’interno della pubblica amministrazione, un allarmante capacità di controllare il territorio” .</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, quindi, viene riscontrato un crescente utilizzo sistematico dei metodi corruttivi e collusivi verso la Pubblica Amministrazione, soprattutto nell’ambito degli appalti pubblici, da parte della mafia che costituisce, prima di tutto, un modo di vivere, e un “comune sentire, costituito dalla condivisa consapevolezza dell’appartenenza di ciascuno di essi ad una stessa organizzazione, vista innanzitutto come un organismo unitario. Questo fattore identitario, costituito dal senso di appartenenza a una stessa organizzazione unitaria, per il cui &lt;bene comune&gt;, sia pure criminale, tutti i suoi componenti sono impegnati” (Modelli Criminali- Mafie di ieri e di oggi_ di G.Pignatone e M. Prestipino).</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna, comunque, sempre tenere presente che il “Bene Comune” criminale delle associazioni mafiose per definizione esclude il rispetto dei principi fondamentali e i diritti inviolabili della persona alla base di una vita dignitosa (caratterizzata soprattutto dalla libertà di scelte e dalla libera manifestazione del proprio pensiero). A tal proposito nel libro “Ho incontrato Caino. Pentiti. Storie e tormenti di vite confiscate alle mafie” edit. Melampo di M.Cozzi si legge che: “In Cosa Nostra è tutto fasullo: soldi, onore e rispetto. Tutto fasullo. Una Cosa inutile” “Per entrare in Cosa nostra …. Devono capire il tuo temperamento, come la pensi, come ti comporti, se sai parlare, se sai mantenere i segreti…ti danno degli appuntamenti ma solo per vedere se sei preciso, se rispetti le regole…La verità è che i mafiosi si creano un Dio che li giustifica sempre su tutto”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il legislatore a partire dal 1982 per rispondere all’esigenza di contrastare l’attività delle organizzazioni criminali ha indirizzato la propria strategia verso l’aggressione dei patrimoni illeciti attraverso l’adozione della Legge n. 646 del 1982 (c.d. Legge Rognoni-La Torre)– alcuni giorni dopo la strage del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa -introducendo l’innovativo istituto delle misure di prevenzione patrimoniali – sequestro e confisca- diretto a sottrarre i beni illecitamente acquisiti dai soggetti destinatari delle misure di prevenzione personali previste dalla L. n. 575 del 1965 ( tale norma ampliava l’istituto delle misure di prevenzione personali nei confronti dei soggetti c.d. “pericolosi semplici”).</p>
<p style="text-align: justify;">La suddetta legge scaturisce dal disegno di legge che era stato presentato tempo prima dall’onorevole Pio La Torre: aveva proposto con altri una legge che introduceva il reato di associazione mafiosa art. 416 bis c.p. e la conseguente previsione di misure patrimoniali applicabili all’accumulazione illecita di capitali-  ovvero una normativa che prevedeva il sequestro e la confisca dei beni ai mafiosi.</p>
<p style="text-align: justify;">A partite dalla legge “Rognoni-La Torre”, dalle successive norme in materia di sicurezza pubblica c.d. “pacchetto sicurezza” (D.L. n. 92 del 2008 convertito dalla Legge n. 125 del 2008) e dal recente “Codice Antimafia” (D.lgs n. 159 del 2011 e successive modifiche) che riordina la normativa in materia vediamo che si sono susseguiti diversi interventi legislativi volti ad ampliare gli strumenti di aggressione ai patrimoni illeciti e di  contrasto alle organizzazioni criminali; da questo punto di vista possiamo affermare che si ha costantemente presente quanto diceva Falcone: “bisogna seguire il denaro” per individuare le organizzazioni criminali.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la legislazione voluta da Pio La Torre è possibile espropriare i patrimoni dei mafiosi illecitamenti acquisiti perché nel processo di prevenzione a differenza del normale processo penale colui che è indiziato di appartenere alla mafia deve dimostrare la liceità dell’accumulo dei patrimoni in sequestro.  La disciplina in tema di prevenzione autorizza la confisca su indizi inerenti la sproporzione fra i patrimoni accumulati e l’effettiva potenzialità reddituale del soggetto sospettato di appartenere ad una organizzazione criminale.</p>
<p style="text-align: justify;">La Corte europea ha ritenuto che la confisca italiana dei patrimoni mafiosi prevista dalla normativa sulle misure di prevenzione (spesso criticata dalla dottrina) con la valorizzazione dell’elemento della sproporzione tra redditi dichiarati e patrimonio di cui si abbia l’effettiva disponibilità è necessaria per contrastare le organizzazioni criminali mafiose che risultano ramificate in vaste zone del territorio nazionale e che grazie alla disponibilità di ingenti somme di denaro potrebbero anche mettere in pericolo lo stato di diritto (tratto da “Modelli Criminali- Mafie di ieri e di oggi_ di G.Pignatone e M. Prestipino).</p>
<p style="text-align: justify;">Il Codice Antimafia art. 24 in parte così testualmente recita in merito alla confisca: “Il tribunale dispone la confisca dei beni sequestrati di cui la persona nei cui confronti è instaurato il procedimento non possa giustificare la legittima provenienza e di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, risulti essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al proprio reddito, dichiarato ai fini delle imposte sul reddito, o alla propria attività economica, nonché dei beni che risultino essere frutto di attività illecite o ne costituiscono il reimpiego”.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, quindi, possiamo evidenziare che le misure di prevenzione patrimoniali costituiscono uno degli strumenti privilegiati per aggredire il patrimonio illecito e per cercare di condurlo su “binari leciti”;  possiamo dire che viene effettuato il “processo al patrimonio” per verificarne l’effettiva provenienza; “si è passati dal colpire la pericolosità della persona a quella del bene in sé e in questo modo si è anche giustificata la possibilità di sequestrare e confiscare i beni di persone addirittura dopo la morte” (Modelli Criminali- Mafie di ieri e di oggi_ di G.Pignatone e M. Prestipino). Le misure di prevenzione patrimoniali-sequestro e confisca- in caso di morte possono essere applicate anche nei confronti degli eredi o aventi causa (art. 18 Codice Antimafia) aspetto molto importante per la tutela dell’economia legale.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, bisogna considerare che sono confiscabili non soltanto i beni acquistati nel periodo in cui si è manifestata la pericolosità del soggetto, ma anche quelli entrati nel suo patrimonio in un momento successivo, purchè risulti che tali acquisti siano stati effettuati con la “provvista” accumulata grazie all’attività delittuosa. Altrimenti afferma la Corte Suprema di Cassazione “si determinerebbe di fatto una sorta di “condono” per tutte le condotte di acquisizione che, pur effettuate attraverso la provvista creata mediante la condotta illecita, si siano poi estrinsecate, come momento perfezionativo, in una fase temporale successiva alla perdita di quella condizione soggettiva di pericolosità. Il che a ben guardare, evocherebbe ciò che l’ordinamento ha legislativamente inteso “scardinare”: vale a dire la sovrapposizione tra condizione di soggetto socialmente pericoloso e la applicabilità nei suoi confronti della misura di prevenzione patrimoniale” (Corte Suprema di Cassazione Sez.II, sent. n. 14165 del 2018).</p>
<p style="text-align: justify;">I beni dopo la confisca definitiva di prevenzione sono acquisiti al patrimonio dello Stato liberi da oneri e pesi (art. 45 Codice Antimafia) per il riutilizzo sociale per finalità di giustizia, ordine pubblico e protezione civile o per essere utilizzati da altre pubbliche amministrazioni. Le aziende sono mantenute nel patrimonio dello Stato: possono essere destinate dall’Agenzia (nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati) all’affitto a titolo oneroso o gratuito (ad esempio a cooperative di lavoratori dipendenti dell’azienda confiscata)- privilegiando, comunque, le soluzioni che garantiscono il mantenimento dei livelli occupazionali- alla vendita o alla liquidazione quando le altre due possibilità risultino inapplicabili o qualora vi sia una maggiore utilità per l’interesse pubblico ( art. 48  codice Antimafia).</p>
<p style="text-align: justify;">E’ stata snellita la procedura volta a consentire la prosecuzione dell’attività di impresa sequestrata o confiscata, mediante la sospensione degli effetti della documentazione antimafia interdittiva dalla nomina dell’amministratore giudiziario (art. 34 bis codice antimafia). La confisca sopra indicata ha delineato uno spartiacque verso la conversione alla legalità di patrimoni illeciti; in presenza di aziende economicamente recuperabili nel mercato, in condizioni di legalità, bisogna impegnarsi nella ricerca di nuove modalità idonee a garantire la continuità dell’azienda (come l’individuazione di specifiche agevolazioni fiscali e di credito) al fine di salvaguardarne sia la ricchezza economica che i posti di lavoro (eliminando ogni possibile riferimento al modo di dire che: la mafia- criminalità organizzata-crea lavoro e lo Stato fa fallire le aziende confiscate). La confisca dei “beni” illecitamente costituiti rappresenta uno strumento efficace nel contrasto alle pratiche mafiose corruttive perché è uno strumento che mira ad indebolire le organizzazioni criminali colpendoli nel loro bene primario ed essenziale per la loro stessa esistenza: il patrimonio. E’ importante, in tal senso, non solo la confisca dei “beni” ma anche la confisca degli “uomini” appartenenti alle organizzazioni criminali in quanto ogni vita sostenuta durante la lenta e difficile risalita alla vita legale “è un bene confiscato alle mafie. Anzi, il più prezioso”. (M.Cozzi “Ho incontrato Caino” edit. Melampo).</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni contesto di produzione per il mercato o di produzione per l’erogazione è necessario impegnarsi nel perseguimento dei rispettivi interessi primari tenendo sempre presente ed applicando, prima di tutto, le misure di prevenzione della corruzione costituendo in tal modo ab origine un blocco a possibili infiltrazioni mafiose –ad infiltrazioni della c.d. mafia 3.0 che vede la corruzione come uno strumento privilegiato per inserirsi nell’economia legale -al fine di garantire l’effettivo perseguimento e valorizzazione del “Bene comune”.</p>
<p style="text-align: justify;">Fermo restando che mafia e corruzione sono due cose diverse, importanti sono le parole di Papa Francesco sulla corruzione: “diventa decisivo opporsi in ogni modo al grave problema della corruzione che, nel disprezzo dell’interesse generale, rappresenta il terreno fertile nel quale le mafie attecchiscono e si sviluppano” e ancora che “la corruzione avvilisce la dignità della persona e frantuma tutti gli ideali buoni e belli. Tutta la società è chiamata ad impegnarsi concretamente per contrastare il cancro della corruzione che, con l’illusione di guadagni rapidi e facili, in realtà impoverisce tutti”. Le organizzazioni criminali si possono vincere come diceva Falcone “non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni” ed anche della società.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>IL PREMIO AMBROSOLI.  LE DIFFICOLTÀ DI FARE IL PROPRIO DOVERE.</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jun 2019 20:55:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Azione Amministrativa e Prevenzione]]></category>
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		<category><![CDATA[Infiltrazioni mafiose]]></category>
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<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2019/06/5.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7099" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2019/06/5.jpg" alt="5" width="628" height="382" /></a></p>
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<p>Era il 25 febbraio 1975, in una lettera alla moglie l’avvocato Giorgio Ambrosoli scriveva: “…  <em>ho sempre operato &#8211; ne ho la piena coscienza &#8211; solo nell&#8217;interesse del paese, creandomi ovviamente solo nemici perché tutti quelli che hanno per mio merito avuto quanto loro spettava non sono certo riconoscenti perché credono di aver avuto solo quello che a loro spettava: ed hanno ragione, anche se, non fossi stato io, avrebbero recuperato i loro averi parecchi mesi dopo …  i nemici comunque non aiutano, e cercheranno in ogni modo di farmi scivolare su qualche fesseria, e purtroppo, quando devi firmare centinaia di lettere al giorno, puoi anche firmare fesserie….”.</em></p>
<p>Come ricordato nel corso della cerimonia <strong>il senso del dovere, l’etica del lavoro, la partecipazione non devono essere eccezioni, perché r</strong>ivendicare diritti non basta, ci vogliono i doveri.</p>
<p>Anche perché se la normalità è diventata eroica, ciò presuppone che l’anormalità sia diventa normale: quella tra cittadino e legalità appare, quindi, come una relazionein parte sofferta. È sufficiente fermarsi a riflettere su come il normalesenso civico, se e dove esiste, finisca con il venir descritto e vissuto comeuna «virtù eroica», un calvario che adduce al martirio e alla successivabeatificazione laica, quasi che il fare il proprio dovere di cittadino,di lavoratore, di padre di famiglia, non sia più la normalità.</p>
<p>E che, giunti a questo punto, sia superfluo. Dimenticando, magari, come «la disperazione più grave che possa impadronirsi d’una società – ricordava Corrado Alvaro – è il dubbio che vivere rettamente sia inutile».</p>
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		<title>IL PRESIDENTE MATTARELLA AL PREMIO AMBROSOLI.  AMBROSOLI: &#8220;È STATA UN&#8217;OCCASIONE UNICA DI FARE QUALCOSA PER IL PAESE&#8221;.</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jun 2019 20:52:51 +0000</pubDate>
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<p>Era il 25 febbraio 1975, in una lettera alla moglie l’avvocato Giorgio Ambrosoli scriveva: “…  <em>È indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l&#8217;incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un&#8217;occasione unica di fare qualcosa per il paese…”.</em></p>
<p>Frase ripetuta, qualche tempo dopo, quando consegna alla Banca d’Italia il primo frutto del suo lavoro, lo stato passivo della Banca Privata (che tra l’altro taglia fuori lo IOR), acclude un biglietto per il governatore: <em>«Con i migliori sentimenti di devozione per avermi dato modo di servire in qualche modo il Paese».</em></p>
<p>Come ricordato nel corso della cerimonia, <strong>se solo gli eroi fanno il loro dovere, cosa fanno gli altri?</strong> In paesi con più alto senso civico, il valore della legalità e il rispetto delle regole sono presupposti di cittadinanza. Chi ha senso del dovere non è considerato un eroe, bensì un cittadino che, consapevole delle proprie responsabilità, si prende l’onere di essere “normale” e fa il suo mestiere, con professionalità. In paesi meno sviluppati, il mito dell’eroe – attribuendo solo a pochi il dovere di rispettare lo Stato e la legge – permette di ignorare i propri obblighi.</p>
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		<title>PREMIO AMBROSOLI. PRESIDENTE MATTARELLA: &#8220;UN ESEMPIO DI VIRTU’ CIVICHE”.</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jun 2019 20:49:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Da solo, contro un potere criminale mafioso, fu «un esempio di virtù civiche. È stato insignito, difatti, della medaglia d&#8217;oro al valor civile, massimo riconoscimento della Repubblica. Come per altre figure di riferimento del nostro Paese, credo che, alla base del suo comportamento, vi [&#8230;]]]></description>
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<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2019/06/3.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-7093" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2019/06/3-1024x347.jpg" alt="3" width="1024" height="347" /></a></p>
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<p>Da solo, contro un potere criminale mafioso, fu «<em>un esempio di virtù civiche. È stato insignito, difatti, della medaglia d&#8217;oro al valor civile, massimo riconoscimento della Repubblica. Come per altre figure di riferimento del nostro Paese, credo che, alla base del suo comportamento, vi fosse la coscienza della propria dignità personale, e di quella del proprio ruolo, professionale e di responsabile di una funzione affidatagli dalla Repubblica. Questi aspetti hanno alimentato il suo coraggio, malgrado le intimidazioni e le minacce sempre più aggressive, di fronte alle quali ha impersonato la superiorità della legge dell&#8217;onestà</em>».</p>
<p>«<em>Il premio</em>&#8211; dice Mattarella, dopo aver rivolto un saluto alla vedova Annalori Gorla e ai figli Francesca e Umberto &#8211; <em>rappresenta un messaggio e un&#8217;occasione di riflessione. È di grande efficacia l&#8217;idea di legare il ricordo dell&#8217;avvocato Ambrosolia un riconoscimento che premia integrità, senso di responsabilità e qualificazione professionale: questa scelta contribuisce a collocarlo come riferimento dei tanti nostri concittadini che agiscono seguendo la propria coscienza, il senso del dovere e un&#8217;alta tensione morale</em>».</p>
<p>Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto al Piccolo Teatro di Milano in occasione della settima edizione del premio Giorgio Ambrosoli, quest&#8217;anno «speciale» in occasione della quarantesima ricorrenza dell&#8217;omicidio del commissario liquidatore dell&#8217;impero fallito di Michele Sindona, il bancarottiere che, di fronte all&#8217;onestà e intransigenza dell&#8217;«Eroe Borghese», lo ha fatto uccidere da un sicario nella notte dell’11 luglio 1979.</p>
<p>Tuttavia, Mattarella ci tiene anche a dire che «<em>il nostro è un Paese sano, malgrado le zone d&#8217;ombra, i suoi tanti problemi. Milano esprime, in alto grado, queste capacità positive della società civile. Ambrosolisi era formato in questa cultura e ne rappresenta una figura emblematica</em>».</p>
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		<title>PREMIO AMBROSOLI.  PRESIDENTE MATTARELLA: &#8220;IL CONTRIBUTO CHE PROVIENE DALLA DIFFUSIONE DELLA CULTURA DELLA RESPONSABILITÀ È DECISIVO”.</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jun 2019 20:46:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Il tributo del Capo dello Stato è a «un eroe», «un eroe borghese» è il titolo del libro che vi dedicò Corrado Stajano. «Assicurare il rispetto della legalità è certamente compito dell&#8217;ordinamento dello Stato e delle sue istituzioni, ma il contributo che proviene dalla diffusione della cultura della responsabilità [&#8230;]]]></description>
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<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2019/06/2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7090" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2019/06/2.jpg" alt="2" width="224" height="160" /></a></p>
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<p>Il tributo del Capo dello Stato è a «un eroe», «un eroe borghese» è il titolo del libro che vi dedicò Corrado Stajano.</p>
<p><em>«Assicurare il rispetto della legalità è certamente compito dell&#8217;ordinamento dello Stato e delle sue istituzioni, ma il contributo che proviene dalla diffusione della cultura della responsabilità è decisivo»,</em>ha ricordato il Presidente Mattarella., perché «<em>… il coinvolgimento attivo della società produce una rete di protezione essenziale in aggiunta, naturalmente, a quella che lo Stato deve assicurare: quella rete di protezione che Giorgio Ambrosoli non incontrò</em>».</p>
<p>L&#8217;avvocato Giorgio Ambrosoli, nel 1974, venne nominato dal governatore della Banca d&#8217;Italia Carli commissario liquidatore della Banca Privata Italiana e delle attività finanziarie del banchiere siciliano Michele Sindona. Ricevette molte minacce. L&#8217;11 luglio 1979 venne assassinato da un sicario ingaggiato da Sindona.</p>
<p>Come ha confidato Gherardo Colombo, il magistrato che con Giuliano Turone indagò sull’omicidio, ad Umberto: «<em>Gli sarebbe bastato un sì talmente piccolo che nessuno se ne sarebbe accorto. E se qualcuno lo avesse notato, non avrebbe potuto opporre argomenti al fatto che si era trattato di un atto dovuto».</em></p>
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		<title>PREMIO AMBROSOLI, ELOGIO DEL CORAGGIO CIVILE.  PRESIDENTE MATTARELLA: &#8220;FINGERE DI NON VEDERE AIUTA L`ILLEGALITÀ&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jun 2019 20:42:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; «Ritrarsi dalle proprie responsabilità e fìngere di non vedere non è un comportamento neutrale: al contrario costituisce un obiettivo e un concreto aiuto all&#8217;illegalità e a chi la coltiva». Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, onora così [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2019/06/7.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-7104" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2019/06/7-1024x683.jpg" alt="7" width="1024" height="683" /></a><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2019/06/7.jpg"><img class="alignright wp-image-7104 size-large" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2019/06/7-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" /></a></p>
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<p>«<em>Ritrarsi dalle proprie responsabilità e fìngere di non vedere non è un comportamento neutrale: al contrario costituisce un obiettivo e un concreto aiuto all&#8217;illegalità e a chi la coltiva</em>». Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, onora così la figura di Giorgio Ambrosoli, l&#8217;avvocato che non finse di non vedere e che da commissario liquidatore della Banca privata italiana si oppose in totale solitudine al faccendiere siciliano Michele Sindona, pagando con la vita il suo coraggio.</p>
<p>Era il luglio di 40 anni fa, l&#8217;Italia infestata dal terrorismo e dalle trame. E l’avvocato Ambrosoli – come evidenzia Antonio Castaldo, su Il Corriere della Sera del 10 luglio 2016, “Ambrosoli, l’eroe borghese che l’Italia non ha dimenticato” – famolto più di quanto in realtà gli era umanamente chiesto: se si fosse limitato all’ordinario, se avesse portato a termine la liquidazione senza infastidire i potenti, nessuno lo avrebbe biasimato, anzi, per lui si sarebbero spalancate le porte di una luminosa carriera.</p>
<p>Non solo: come scrisse l’avvocato Ambrosoli <em>“… la sanzione penale quindi colpirà i responsabili di alcuni fatti, ma rimarrà di tutti l’amarezza che dissesti come quello della Banca Privata, che determineranno per la collettività nazionale gravi squilibri e comunque costi, possano verificarsi malgrado il sistema dei controlli in essere …</em>”.</p>
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		<title>NUOVO CODICE ANTIMAFIA.  APPALTI, PATTO ANTICORRUZIONE TRA DNA E ANAC.</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Nov 2017 06:26:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160;   Un sempre più stretto collegamento e scambio di informazioni fra Autorità nazionale anticorruzione e Direzione nazionale antimafia per il controllo dell&#8217;infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici. È questo l&#8217;obiettivo centrale del protocollo siglato ieri dal presidente dell&#8217;ANAC Raffaele Cantone e dal procuratore Franco Roberti. Un protocollo – come racconta Andrea Mascolino, su Italia Oggi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><em><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/anac-120515-cop.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6097" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/anac-120515-cop.jpg" alt="anac-120515-cop" width="470" height="246" /></a> </em></p>
<p>Un sempre più stretto collegamento e scambio di informazioni fra Autorità nazionale anticorruzione e Direzione nazionale antimafia per il controllo dell&#8217;infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici. È questo l&#8217;obiettivo centrale del protocollo siglato ieri dal presidente dell&#8217;ANAC Raffaele Cantone e dal procuratore Franco Roberti. Un protocollo – come racconta Andrea Mascolino, su Italia Oggi del 14 novembre 2017, alle pagine 1 e 25 &#8211; che punta anche alla creazione di una banca dati in comune, con alert mirati in caso di intimidazioni. Il protocollo parte dal presupposto che «<em>la corruzione rappresenta uno degli strumenti fondamentali per le associazioni con fini delinquenzial</em>i» e che <em>«l&#8217;infiltrazione della criminalità mafiosa nell&#8217;economia, ed in particolare nel settore degli appalti pubblici, è un dato sempre più frequentemente riscontrato nei procedimenti giudiziari»</em>. L&#8217;obiettivo è quindi quello di rendere più efficiente ed efficace la sinergia fra l&#8217;Autorità e la Direzione antimafia nella lotta alla corruzione negli appalti pubblici <em>«una delle aree più esposte al rischio di infiltrazioni criminali ed in particolare delle organizzazioni mafiose»</em>. Fra i diversi strumenti individuati vi è innanzitutto la partecipazione della DNA ad iniziative formative congiunte in favore di magistrati, del personale dipendente da ANAC o da altre amministrazioni pubbliche, o anche nei confronti di soggetti pubblici stranieri. La parte più rilevante del protocollo riguarda però lo scambio di informazioni fra Autorità e Direzione nazionale antimafia: ad esempio l&#8217;ANAC comunicherà, al momento dell&#8217;inserimento dell&#8217;annotazione nel Casellario delle imprese, gli operatori economici ed i soggetti coinvolti segnalati dalle direzioni distrettuali antimafia che, pur essendo stati vittime di estorsione e concussione, non abbiano denunciato i fatti all&#8217;autorità giudiziaria. Su base trimestrale l&#8217;ANAC informerà la DNA delle comunicazioni ricevute dalle Procure in caso di avvio dell&#8217;azione penale per reati di concussione, corruzione, turbativa d&#8217;asta, e altri reati contro la Pubblica amministrazione. Sui soggetti che siano stati segnalati, la DNA svolgerà gli opportuni approfondimenti attraverso l&#8217;utilizzo della banca dati di cui dispone: l&#8217;obiettivo è accertare se si tratti di persone contigue o comunque collegate ad organizzazioni mafiose. Successivamente l&#8217;esito degli accertamenti verrà comunicato dalla DNA all&#8217;Ufficio giudiziario competente, rendendone partecipe l&#8217;ANAC. La DNA potrà accedere alle informazioni disponibili presso il Casellario delle Imprese e la Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici, gestite dall&#8217;ANAC, per svolgere approfondimenti sugli operatori economici vincitori di appalti e accertare eventuali collegamenti con organizzazione mafiose. Infine nei casi di indizi sufficienti per ritenere la sussistenza di condizioni di intimidazione o assoggettamento da parte di associazioni di stampo manoso, l&#8217;ANAC comunicherà inoltre l&#8217;esito degli accertamenti compiuti nell&#8217;ambito di istruttorie o ispezioni affinché la DNA possa valutare, qualora ne ricorrano i presupposti, la possibilità di proporre l&#8217;amministrazione giudiziaria dell&#8217;azienda. Il protocollo stabilisce anche che, in attesa che ANAC si doti di un&#8217;autonoma banca dati relativa ai soggetti per i quali è stata esercitata l&#8217;azione penale per un delitto contro la Pubblica amministrazione, la Direzione antimafia restituirà all&#8217;Autorità, con periodicità trimestrale, un tracciato record contenente i dati anagrafici e i riferimenti dell&#8217;atto estratti dalle comunicazioni delle Procure.</p>
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		<title>NUOVO CODICE ANTIMAFIA.  CARLO NORDIO: L`ANTIMAFIA E LA NOTTE DELLA RAGIONE.</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Nov 2017 05:52:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lo scettico Senofane scriveva che i Traci immaginano gli dei con i capelli biondi e gli occhi azzurri, mentre gli etiopi li dipingono ricci e con la pelle nera; e se un triangolo potesse, pensare, concludeva il filosofo, immaginerebbe Dio fatto a triangolo: questo per dire che ognuno di noi – evidenzia Carlo Nordio, su [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/pal-giustizia-36.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-6110" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/pal-giustizia-36-1024x674.jpg" alt="pal-giustizia-36" width="1024" height="674" /></a></p>
<p>Lo scettico Senofane scriveva che i Traci immaginano gli dei con i capelli biondi e gli occhi azzurri, mentre gli etiopi li dipingono ricci e con la pelle nera; e se un triangolo potesse, pensare, concludeva il filosofo, immaginerebbe Dio fatto a triangolo: questo per dire che ognuno di noi – evidenzia Carlo Nordio, su Il Mattino, del 2 ottobre 2017, alle pagine 1 e 50 &#8211; tende a vedere la realtà secondo i condizionamenti dei propri pregiudizi.</p>
<p>Alcune affermazioni dovrebbero essere traguardate in questa prospettiva e, quindi, far riflettere i loro autori, perché esprimono questa incapacità di svincolarsi dalla limitata prospettiva della propria funzione e di accostarsi al diritto in modo razionale.</p>
<p>In relazione al Codice Antimafia, il dott. Nordio pone due osservazioni, una di natura tecnica, l&#8217;altra di ordine empirico.</p>
<p>La prima. Acquistando &#8211; e leggendo &#8211; un codice di procedura penale, chiunque constaterebbe che esso è stato sottoposto a una tale serie di integrazioni, soppressioni, e modifiche, da rendere problematica la sua applicazione e impossibile la certezza di quel diritto che esso dovrebbe invece garantire. Per rendercene conto non occorre nemmeno essere esperti giuristi. Basta confrontare, «<em>visum visu</em>» i caratteri italici degli articoli (che rappresentano la versione originale) con quelli in corsivo che ne contengono le dissonanti variazioni. Si vedrà che dell&#8217;originario codice Vassalli resta poco o niente, che la stessa Corte Costituzionale ha ripetutamente demolito le sue improvvisate novazioni, e che lo stesso legislatore ha smentito ripetutamente se stesso cambiando le norme adottate magari poco prima. Peggio andrebbe con un modico supplemento di spesa &#8211; e un impegnativo supplemento di lettura – acquistando un codice commentato: su uno stesso argomento si sono espressi in modo opposto procure, tribunali, corti d&#8217;appello e le stesse sezioni della Cassazione. Colpa dei magistrati impazziti, si chiede il dott. Nordio? No, colpa delle leggi, che sempre più spesso, essendo dettate più dalla vana speranza di raccattar voti che da un efficace indirizzo di tutela, sono costruite in modo tecnicamente improbabile, e spesso atrocemente contraddittorio. Finché non interviene, appunto, la Corte, abrogandole perché «manifestamente irragionevoli». È&#8217; quanto sta accadendo e accadrà con questo codice antimafia, che, equiparando la corruzione al reato associativo, manifesta l’incapacità di equilibrare quello che si chiama «il disvalore del reato», cioè la gravita dei comportamenti da punire. Si disperdono energie, e la mafia si sentirà sollevata.</p>
<p>La seconda. Sin dal suo apparire, ricorda il dott. Nordio, questa legge è stata criticata da persone particolarmente attente al fenomeno della corruzione e qualificate nella sua analisi: il primo è stato proprio Cantone, seguito a ruota dal Presidente della Cassazione, Canzio, e dall&#8217;Avvocato Generale, il dottor Nello Rossi, notissimo tra i giudici per esser un autorevole esponente di Magistratura Democratica ed ex segretario dell&#8217;Anm. Poi sono arrivare le critiche di Luciano Violante, e degli ex presidenti della Corte Costituzionale Annibale Marini e Giovanni M.Flick. Qui ci fermiamo, perché l&#8217;elenco sarebbe chilometrico, e comprenderebbe anche politici di destra e di sinistra. Gli argomenti sono sempre gli stessi: equiparare corruzione e mafia è dogmaticamente e tecnicamente uno sbaglio: il pasticcio procedurale che ne deriverà comprometterà la lotta alla mafia e la prevenzione della corruzione perché entrambe solleveranno tanti e tali cavilli che gli avvocati ne andranno a nozze, dilatando i tempi e rallentando i processi.</p>
<p><strong>Ai lettori del Sito, come nei precedenti articoli, lasciamo, come sempre, o, almeno, tentiamo di farlo, una fotografia completa, con i soli virgolettati.</strong></p>
<p><strong>Su argomenti come questo, di estrema delicatezza, è normale vi siano posizioni differenziate, a volte anche in modo significativo.</strong></p>
<p><strong>Come sempre, sarà l’applicazione pratica delle scelte e delle decisioni, soprattutto di quelle controverse, a dire chi aveva ragione.</strong></p>
<p><strong>Ci auguriamo di essere stati utili.</strong></p>
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		<title>NUOVO CODICE ANTIMAFIA.  IL MALAFFARE SI FERMA LIMITANDO LA DISCREZIONALITÀ.</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Nov 2017 05:48:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Senza entrare nel merito del cosiddetto codice antimafia, di cui peraltro tutti apprezzano le finalità, e senza soffermarsi sulla congruità o meno (meglio, sulla nocività o meno) delle misure in questione, allorché vengano adottate sulla base di una presunta responsabilità penale non ancora accertata, va posto in rilievo come l&#8217;affermazione dei valori della leale [&#8230;]]]></description>
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<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/pal-giustizia-36.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-6110" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/pal-giustizia-36-1024x674.jpg" alt="pal-giustizia-36" width="1024" height="674" /></a></p>
<p>Senza entrare nel merito del cosiddetto codice antimafia, di cui peraltro tutti apprezzano le finalità, e senza soffermarsi sulla congruità o meno (meglio, sulla nocività o meno) delle misure in questione, allorché vengano adottate sulla base di una presunta responsabilità penale non ancora accertata, va posto in rilievo come l&#8217;affermazione dei valori della leale concorrenza in una società liberale – scrive Ambrogio Prezioso, Presidente Unione industriali di Napoli, su Il Mattino del 12 ottobre 2017, alla pagina 47 – implica necessariamente una ferma battaglia per contrastare qualsiasi infiltrazione del malaffare, qualsiasi comportamento scorretto nell&#8217;ambito del libero mercato.</p>
<p>Che non è di certo libero, se si è costretti a competere con pseudo aziende nate dal riciclaggio o gestite da personaggi che non hanno alcuno scrupolo di violare regole mettendosi in combutta con la delinquenza.</p>
<p>Ma l&#8217;indubbia necessità di combattere alleanze equivoche tra malfattori e pseudo imprenditori non può far venir meno l&#8217;esigenza di sottolineare il rischio di misure inopportune, che tendono a equiparare corruzione e interferenze della criminalità organizzata. Per contrastare la corruzione il Codice non restringe sufficientemente gli ambiti di discrezionalità dell&#8217;amministratore, ma estende la previsione dell&#8217;applicazione delle misure preventive così ampiamente da dare origine ad effetti sproporzionati rispetto a diritti e valori che si intende salvaguardare: sul piano economico sociale, oltre che sul piano fondamentale della sussistenza di un sistema liberale, di uno stato di diritto.</p>
<p>La strada delle previsioni generiche di «pericolosità sociale» è azzardata e, non a caso, è stata censurata dalla Corte di Giustizia europea, si corre il rischio di sollevare polveroni che impediscono di distinguere i buoni dai cattivi a tutto vantaggio dei cattivi e di penalizzare l&#8217;iniziativa economica e quello che ne consegue, in termini di ricchezza per il territorio, solo sulla base di semplici indizi.</p>
<p>La corruzione è un male gravissimo, che danneggia l&#8217;economia sana. Va combattuta, anche con strumenti speciali, ma vien da chiedersi se è questo il modo. Noi le piante cattive vogliamo sradicarle, ma vogliamo anche rendere attrattivo il territorio, creando sviluppo e occupazione, in un contesto che sappia rispettare le garanzie di diritto di una società libera e democratica, e tra le condizioni di attrattività del territorio vi è anche e soprattutto la certezza del diritto. Con una burocrazia che si ponga al servizio dell&#8217;iniziativa economica sana e non la ostacoli, con regole chiare e trasparenti, snellezza ed efficacia di procedure, tempi e costi definibili, riducendo la discrezionalità dei pubblici amministratori.</p>
<p><strong>Ai lettori del Sito, come nei precedenti articoli, lasciamo, come sempre, o, almeno, tentiamo di farlo, una fotografia completa, con i soli virgolettati.</strong></p>
<p><strong>Su argomenti come questo, di estrema delicatezza, è normale vi siano posizioni differenziate, a volte anche in modo significativo.</strong></p>
<p><strong>Come sempre, sarà l’applicazione pratica delle scelte e delle decisioni, soprattutto di quelle controverse, a dire chi aveva ragione.</strong></p>
<p><strong>Ci auguriamo di essere stati utili.</strong></p>
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