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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; Ambiente e Territorio</title>
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		<title>Sanità, Colonnello Bortoletti: &#8220;Ecco come ho risanato un buco di 1 miliardo e mezzo di euro all&#8217;ASL di Salerno&#8221;</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2020/11/sanita-colonnello-bortoletti-ecco-come-ho-risanato-un-buco-di-1-miliardo-e-mezzo-di-euro-allasl-di-salerno/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2020 09:34:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Greta Shullazi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Azione di governo]]></category>

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		<description><![CDATA[La storia del Colonnello Maurizio Bortoletti: &#8220;Ecco come ho risanato un buco di 1 miliardo e mezzo di euro all&#8217;ASL di Salerno&#8221; Il link: https://www.la7.it/nonelarena/video/sanita-colonnello-bortoletti-ecco-come-hon-risanato-un-buco-di-1-miliardo-e-mezzo-di-euro-allasl-di-22-11-2020-351634]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2020/11/1F4592FB-05A0-4033-A7BD-53F483CE73EE.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-7466" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2020/11/1F4592FB-05A0-4033-A7BD-53F483CE73EE.jpeg" alt="1F4592FB-05A0-4033-A7BD-53F483CE73EE" width="750" height="723" /></a>La storia del Colonnello Maurizio Bortoletti: &#8220;Ecco come ho risanato un buco di 1 miliardo e mezzo di euro all&#8217;ASL di Salerno&#8221;</p>
<p>Il link: https://www.la7.it/nonelarena/video/sanita-colonnello-bortoletti-ecco-come-hon-risanato-un-buco-di-1-miliardo-e-mezzo-di-euro-allasl-di-22-11-2020-351634</p>
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		<title>BIM e appalti pubblici: un ulteriore efficace strumento per la prevenzione della corruzione?</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Nov 2017 16:53:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Azione Amministrativa e Prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; A cura della Dott.ssa Sara Naldini Il Building Information Modeling (di seguito “BIM”), definito dal National Institutes of Building Science come la “rappresentazione digitale di caratteristiche fisiche e funzionali di un oggetto” nasce dall’esigenza di gestire il processo di realizzazione di una costruzione in tutte le sue fasi.  Il BIM, infatti, può essere considerato [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/11/bim-article-wordle.png"><img class=" size-full wp-image-6315 aligncenter" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/11/bim-article-wordle.png" alt="bim-article-wordle" width="660" height="378" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A cura della Dott.ssa Sara Naldini</p>
<p>Il <em>Building Information Modeling</em> (di seguito “BIM”), definito dal National Institutes of Building Science come la “<em>rappresentazione digitale di caratteristiche fisiche e funzionali di un oggetto</em>” nasce dall’esigenza di gestire il processo di realizzazione di una costruzione in tutte le sue fasi.  Il BIM, infatti, può essere considerato come un processo che si compone di quattro diverse fasi, tutte relative al ciclo di vita della costruzione stessa: la programmazione, la progettazione, la realizzazione e la manutenzione. Grazie a tale sistema si ottiene un modello virtuale e dinamico di un edificio che contiene una serie di informazioni relative allo stabile stesso riguardanti, a titolo esemplificativo, i materiali, la geometria, la struttura portante, gli impianti, i costi e così via. Caratteristica fondamentale di tale sistema è, evidentemente, la collaborazione fra le diverse figure professionali che prendono parte alla realizzazione di una costruzione (architetto, geometra, progettista ecc) che possono inserire, modificare o eliminare dal BIM le informazioni relative all’edificio. Tramite tale sistema, inoltre, tutti i dati rilevanti di una costruzione, presenti nel processo di vita della stessa, devono essere disponibili in formati digitali aperti e non proprietari, al fine di non ledere la concorrenza<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>.</p>
<p><strong>Vladimir Bazjanac</strong>, Professore emerito del Lawrence Berkeley National Laboratory, University of California ha affermato che il BIM ha cambiato radicalmente il processo di progettazione e realizzazione delle strutture per la sua “<em>intrinseca capacità di garantire la validità dei dati inseriti nel manufatto in ogni momento del suo ciclo di vita, permettendo una realizzazione integrata della commessa, impossibile fino ad ora</em>”<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>.</p>
<p>A sua volta il prof. <strong>Charles Eastman</strong>, tra i massimi esperti del BIM, nella Lectio Magistralis tenuta all’Università di Pisa il 27 aprile 2017, ha sottolineato come il metodo consenta di ridurre del 30% i costi di realizzazione di un intervento poiché riduce gli sprechi, elimina gli errori progettuali prima della fase di cantiere, limita le costose varianti e offre la certezza del controllo costante di tempi e costi<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a></p>
<p>L’utilizzo del BIM porta con sé una serie di vantaggi che si traducono in una riduzione dei tempi, degli errori e dei costi, in una maggior semplicità e, soprattutto, in una maggiore trasparenza. Su questo ultimo punto si tornerà nel prosieguo del presente articolo.</p>
<p>Ciò premesso occorre valutare quale sia il collegamento fra il BIM e la disciplina degli appalti, nonché come e perché il BIM possa costruire un utile strumento di contrasto del fenomeno corruttivo.</p>
<p>Un primo elemento utile lo si ritrova nel Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 50/ 2016, di seguito “Decreto” o “Codice”).</p>
<p>Nello specifico, l’art. 23 del Codice, rubricato “<em>Livelli della </em><em>progettazione per gli appalti, per le concessioni di lavori nonché per i servizi</em>”, al comma 13 prevede che le stazioni appaltanti dotate di personale adeguatamente formato “<em>possono richiedere per le nuove opere nonché per interventi di recupero, riqualificazione o varianti, prioritariamente per i lavori complessi, l&#8217;uso dei metodi e strumenti elettronici specifici di cui al comma 1, lettera h). Tali strumenti utilizzano piattaforme interoperabili a mezzo di formati aperti non proprietari, al fine di non limitare la concorrenza tra i fornitori di tecnologie e il coinvolgimento di specifiche progettualità tra i progettisti</em>”.</p>
<p>In altre parole il Legislatore concede la possibilità alle stazioni appaltanti &#8211; in determinate ipotesi ben delineate &#8211; di richiedere l’utilizzo di metodi e strumenti elettronici specificati fra cui rientra senza ombra di dubbio anche il BIM. In tal modo si intende definire progetti privi di errori e il più possibile lontani dalle costose varianti d’opera con l’obiettivo di rendere certi i tempi di realizzazione e i budget necessari.<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a></p>
<p>Un altro passaggio interessante della norma ora richiamata è quello concernente la necessità che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (di seguito “MIT” o “Ministero”), anche avvalendosi di una commissione istituita ad hoc al suo interno, emani un decreto che definisca “<em>le modalità e i tempi di progressiva introduzione dell&#8217;obbligatorietà dei suddetti metodi presso le stazioni appaltanti, le amministrazioni concedenti e gli operatori economici, valutata in relazione alla tipologia delle opere da affidare e della strategia di digitalizzazione delle amministrazioni pubbliche e del settore delle costruzioni</em>”.</p>
<p>Per dare attuazione a tale previsione il MIT, con il decreto 242 del 15 luglio 2016, ha istituito al suo interno la c.d. “Commissione Barotono” che prende il nome dal nome dal suo presidente, l’ing. Pietro Baratono, provveditore interregionale per le opere pubbliche.</p>
<p>La Commissione come primo step operativo ha avviato, attraverso la predisposizione di un questionario e l’audizione degli stakeholder, una fase di ascolto che ha portato alla redazione di una bozza del decreto.</p>
<p>Prima di giungere alla stesura del testo definitivo del decreto il Ministero per “<em>allargare il ventaglio dei soggetti coinvolti nel processo partecipativo […] al fine di raccogliere tutti i contributi di chi quotidianamente è coinvolto nell’utilizzo dei metodi e degli strumenti elettronici specifici, quali quelli per l’edilizia e le infrastrutture</em>” <a href="#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a> ha deciso di promuovere una consultazione pubblica on line avente come ad oggetto la bozza predisposta dalla Commissione.</p>
<p>Al temine di tale procedura consultiva (durata dal 19 giugno al 3 luglio 2017), il MIT, tenendo anche in considerazione quanto emerso dalla stessa, ha avviato la stesura del documento definitivo. Si è, dunque, in attesa dell’emanazione del provvedimento, che parrebbe ormai prossima.</p>
<p>Ad oggi, in attesa del testo definitivo del decreto, si può solamente procedere ad un’analisi della bozza predisposta dalla Commissione evidenziandone alcuni elementi fondamentali, in attesa di verificare se gli stessi saranno o meno confermati dal MIT nel testo definitivo:</p>
<ul>
<li>Adempimenti preliminari delle stazioni appaltanti (art. 3)</li>
<li>Cronoprogramma dell’introduzione del BIM per l’edilizia e le infrastrutture (art. 6)</li>
</ul>
<p>Con riferimento al primo punto, la bozza del decreto subordina l’utilizzo del BIM all’adozione, anche a titolo non oneroso, da parte delle stazioni appaltanti:</p>
<p>“a) <em>di un piano di formazione del personale in relazione al ruolo ricoperto: con particolare riferimento ai metodi e strumenti elettronici specifici, quali quelli di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture; </em></p>
<ol>
<li><em>b) di un piano di acquisizione o manutenzione degli strumenti di gestione digitale dei processi decisionali ed informativi, adeguati alla natura dell’opera, alla fase del processo e al tipo di procedura in cui sono adottati;</em></li>
<li><em>c) di un atto organizzativo che espliciti il processo di controllo e di gestione, il gestore del dato e la gestione dei conflitti</em>” <a href="#_ftn6" name="_ftnref6">[6]</a>.</li>
</ol>
<p>Per quel che concerne, invece, il cronoprogramma, di cui all’art. 6 della bozza, la Commissione ha previsto l’introduzione del BIM con scadenze diverse – a partire da gennaio 2019 e sino a gennaio 2025 – in base all’importo della gara, partendo dagli appalti pari o superiori a 100 milioni di euro.</p>
<p>Il decreto del MIT non sarà, tuttavia l’unico documento contenente indirizzi relativi all’utilizzazione del BIM da parte delle stazioni appaltanti. Anche l’ANAC, infatti, ha annunciato un proprio intervento in materia che, va detto, non si tradurrà in nuove Linee Guida, bensì in un’integrazione delle Linee Guida ___ sull’affidamento dei servizi di ingegneria e architettura. Il Consigliere dell’ANAC Michele Corradino, durante il suo intervento alla Conferenza degli Ordini degli Architetti tenutasi a Roma nel marzo 2017, ha specificato che il provvedimento dell’Autorità concentrandosi “<em>sulle indicazioni relative all’assegnazione degli appalti con previsione di progettazione in BIM</em>” si differenzierà dal decreto ministeriale che regolamenterà, invece, le modalità e i tempi di introduzione del BIM nella progettazione delle opere pubbliche.</p>
<p>Vi sono ulteriori elementi da considerare per valutare il collegamento fra il BIM e la prevenzione del fenomeno corruttivo nel mondo degli appalti pubblici. In primo luogo si può affrontare la questione parlando della trasparenza che, rispetto al fenomeno corruttivo, “<em>realizza […] una misura di prevenzione poiché consente il controllo da parte degli utenti dello svolgimento dell’attività ammnistrativa”<a href="#_ftn7" name="_ftnref7"><strong>[7]</strong></a>.</em></p>
<p>Come sopra evidenziato, l’utilizzo del BIM porta alla creazione di un modello tridimensionale contenente tutti i dati relativi a una specifica opera, che devono essere disponibili in formati digitali aperti. A tal proposito, la legge n. 190/2012, all’art. 35, lett. f) prevede che “<em>per formati di dati aperti si devono intendere almeno i dati resi disponibili e fruibili on line in <strong>formati non proprietari</strong>, a condizioni tali da permetterne il più̀ ampio riutilizzo anche a fini statistici e la ridistribuzione senza ulteriori restrizioni d’uso, di riuso o di diffusione diverse dall’obbligo di citare la fonte e di rispettarne l’integrità̀</em>”.</p>
<p>Alla luce di quanto sin qui esposto, è evidente l’impatto che l’utilizzo del BIM ha sulla trasparenza degli appalti: l’avere un’unica fonte d’informazioni circa un determinato progetto e il fatto che i dati relativi allo stesso siano fruibili a tutti on line consente, infatti, un ampio controllo sull’opera e sulle sue caratteristiche.</p>
<p>Un secondo profilo da considerare riguarda, invece, gli errori di progetto e le varianti in corso d’opera<a href="#_ftn8" name="_ftnref8">[8]</a>.</p>
<p>Nella gestione per così dire tradizionale dei progetti di appalto, i controlli vengono effettuati nelle fasi conclusive della progettazione e a campione. Tramite l’utilizzo della metodologia BIM, invece, le verifiche vengono condotte durante l’intero sviluppo del progetto e in maniera molto più ampia.</p>
<p>In generale può dirsi che la validazione di un modello BIM si estrinseca in tre livelli: i) verifiche formali, ii) Code checking, iii) Clash detection.</p>
<p>Per quel che concerne le verifiche formali, le stesse hanno a oggetto le informazioni veicolate dagli oggetti parametrici 3D utilizzati nella progettazione<a href="#_ftn9" name="_ftnref9">[9]</a>.</p>
<p>Il Code checking, invece, consiste nella verifica dell’aderenza dell’opera in costruzione alle richieste progettuali e normative.</p>
<p>Infine, la Clash detection si sostanzia nella ricerca di possibili interferenze fra gli oggetti presenti nei progetti provenienti dai diversi “attori del progetto” (architetto, ingegnere, impiantista ecc..) per identificare dove i progetti vanno in collisione tra loro. Tale controllo ha un impatto notevolissimo sugli errori in quanto rende possibile anticipare i problemi che altrimenti si verificherebbero in cantiere, con un maggior costo ed una maggiore difficoltà di risoluzione<a href="#_ftn10" name="_ftnref10">[10]</a>.</p>
<p>Ciò che assume un’importanza rilevante ai fini della maggior efficacia ed efficienza dei progetti gestiti tramite il BIM è la capacità di “tradurre in parametri” (anche tramite la creazione di un database) le caratteristiche degli oggetti informatici rappresentati nel modello, le indicazioni normative e quanto richiesto nel progetto. Ciò consente di poter effettuare dei controlli automatici dei requisiti di progetto e, quindi, una verifica molto più ampia.</p>
<p>L’introduzione del BIM consente, quindi, di i) eliminare gli errori progettuali prima della fase di cantiere ii) pianificare e definire meglio le sequenze dei lavori nella fase di costruzione, verificando, quindi, la quantità e l’approvvigionamento dei materiali. In questa fase, pertanto, al fine di tenere sotto controllo gli sprechi, i costi, i tempi di realizzazione e le eventuali varianti in corso d’opera, il modello può essere continuamente aggiornato anche con le informazioni di costruzione.</p>
<p>Come afferma la Prof.ssa Anna Osello, docente del Politecnico di Torino, infatti, il BIM “<em>permette di ottimizzare i processi rilevando le incongruenze tra i diversi contributi a livello di progettazione”, </em>generando una certezza dei dati che<em> “riduce al minimo la possibilità di aggiudicarsi una gara attraverso ribassi d’asta del 70% che poi si cerca di recuperare con le varianti progettuali</em><a href="#_ftn11" name="_ftnref11">[11]</a><em>”.</em></p>
<p>Da quanto sin qui brevemente esposto emergono chiaramente gli impatti positivi che l’introduzione del BIM potrebbe avere e ci si augura avrà, anche sulla prevenzione della corruzione.</p>
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<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Si ha cioè una visione olistica che dà ampio e paritario spazio a tutte le discipline e le professionalità coinvolte nel progetto.</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Sul punto si veda projects.buildingsmartalliance.org/files/?artifact_id=1533</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> http://www.pisainformaflash.it</p>
<p><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> Si tratta, secondo il delegato per l’area mediterranea della Saint Gobain – la multinazionale leader nei prodotti per costruzione – Gianni Scotti, di “uno strumento fondamentale per i professionisti del settore che si stima possa generare risparmi sino al 30%”. La Saint Gobain – forte anche dell’esperienza maturata in paesi ove il BIM è già obbligatori – ha reso disponibile sin dal 2016 la propria libreria di sistema BIM creata ad hoc per ogni singolo paese</p>
<p><a href="#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> http://commenta.formez.it/ch/CodiceAppalti</p>
<p><a href="#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a> Per un approfondimento sull’impatto economico che l’adozione del BIM avrà sulla PA, si vedano “Codice appalti, conto salato per la PA per adottare il BIM: 450 milioni di euro”, di Giuseppe Latour, pubblicato su Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio del 25 settembre 2017 e “Bim, Occhiuto (ANCI): bene il decreto ma ai Comuni serve un aiuto per la formazione e gli investimenti” , di Giuseppe Latour, pubblicato su Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio del 22 giugno 2017 .</p>
<p><a href="#_ftnref7" name="_ftn7">[7]</a> Circolare n. 1/2013 del Dipartimento della Funzione Pubblica.</p>
<p><a href="#_ftnref8" name="_ftn8">[8]</a> Sull’argomento si può vedere Miconi, Le modifiche del contratto e le varianti in corso d’opera nel d.lgs. 50/2016 tra vecchie e nuove criticità, nonché Caruocciolo, L’istituto delle varianti in corso d’opera e la sorte del contenuto contrattuale: profili di responsabilità anche alla luce della normativa in tema di prevenzione della corruzione, in Appalti e Contratti, 18 gennaio 2016. L’ANAC ha pubblicato già nel novembre 2014 il risultato di una profonda analisi su un campione di 90 varianti in corso d’opera che ha evidenziato un enorme spreco di risorse pubbliche e una grande opacità che favorisce i comportamenti corruttivi</p>
<p><a href="#_ftnref9" name="_ftn9">[9]</a> Un esempio di verifica formale è il confronto fra i Level of Development richiesto dai documenti contrattuali nelle varie fasi del progetto e la tipologia di informazioni contenute negli oggetti 3D costituenti il modello virtuale.</p>
<p><a href="#_ftnref10" name="_ftn10">[10]</a> I due parametri principali da verificare in sede di Clash Detenction sono la gravità e la tolleranza dell’interferenza. Comprendere la gravità delle interferenze rilevate consente di poter predisporre una gerarchia delle stesse in modo da rendere più efficace ed efficiente la verifica stessa. Quanto alla tolleranza, bisogna tener presente che spesso nei cantieri per esigenze legate alla riuscita dell’opera stessa possono verificarsi delle collisioni fra elementi di progetto. Comprendere, quindi, quali interferenze possono essere tollerate e quali no consente di ridurre il numero delle istanze segnalate e di agire solamente su quelle effettivamente significative.  E‘evidente l’impatto che una corretta identificazione e gestione delle interferenze, anche alla luce dei criteri appena esposti, ha sui costi del progetto, sugli errori e sulle possibili varianti.</p>
<p><a href="#_ftnref11" name="_ftn11">[11]</a> “Appalti puliti, c’è un metodo: “La Regione lo sperimenti per il Parco della Salute”, di Maurizio Tropeano, pubblicato su La Stampa del 25 febbraio 2016.</p>
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		<title>Corruzione internazionale e diritti umani. Il fenomeno dei rifugiati ambientali</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2017 09:33:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
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		<description><![CDATA[In occasione dell’Udienza Generale di mercoledì 7 dicembre 2016, Papa Francesco ha lanciato un appello per ricordare due importanti Giornate promosse dalle Nazioni Unite: quella del 9 dicembre contro la corruzione, e la giornata mondiale per i diritti umani del 10 dicembre. Il Papa ha sollecitato l’attenzione verso ciò che egli stesso ha definito “due [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 1">
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<div class="column">
<p style="text-align: justify;">In occasione dell’Udienza Generale di mercoledì 7 dicembre 2016, Papa Francesco ha lanciato un appello per ricordare due importanti Giornate promosse dalle Nazioni Unite: quella del 9 dicembre contro la corruzione, e la giornata mondiale per i diritti umani del 10 dicembre. Il Papa ha sollecitato l’attenzione verso ciò che egli stesso ha definito “due realtà strettamente collegate: la corruzione è l’aspetto negativo da combattere, incominciando dalla coscienza personale e vigilando sugli ambiti della vita civile, specialmente su quelli più a rischio; i diritti umani sono l’aspetto positivo, da promuovere con decisione sempre rinnovata, perché nessuno sia escluso dall’effettivo riconoscimento dei diritti fondamentali della persona umana.”</p>
<p style="text-align: justify;">Degli episodi di violazioni dei diritti umani diffusi su tutto il globo ne abbiamo purtroppo quotidiana notizia; in uno scenario allarmante, il Pontefice lancia un appello nel quale la preoccupazione per la difesa dei diritti umani si unisce a quella per la lotta contro la corruzione. I due fenomeni, infatti, sono tra loro profondamente connessi. <strong>La corruzione cancella i diritti umani</strong>, essa lascia attorno a sé soltanto lande di terra bruciata. La metafora non è casuale.</p>
<p style="text-align: justify;">La corruzione è un fenomeno multiforme, che sfrutta la complessità della società e si insinua nell’articolata architettura dei rapporti tra i diversi attori sulla scena globale. Tra questi figurano certamente le imprese multinazionali, protagoniste del fenomeno della <strong>globalizzazione</strong> e detentrici di una fetta consistente di potere decisionale, che troviamo, ormai sottratto alla esclusiva titolarità degli Stati, frammentato su più livelli tra politica ed economia. Parallelamente, nel corso degli anni le multinazionali sono diventate destinatarie di numerose pressioni prima economiche, e poi anche sociali ed ambientali.</p>
<p style="text-align: justify;">La società civile pretende dalle imprese che esse esercitino la loro attività economica realizzando, nel contempo, l’<strong>allineamento di interessi privati e pubblici</strong>: le imprese, infatti, possono rappresentare un fattore di sviluppo dei mercati e dei sistemi economici, attirando investimenti, investendo in attività di ricerca e innovazione, trasferendo conoscenze e stimolando le iniziative imprenditoriali locali. Al contrario, un esercizio dell’attività d’impresa orientato esclusivamente al raggiungimento dell’extra-profitto, conduce allo sfruttamento del paese ospite, al suo impoverimento, con esternalità negative che si riverberano sull’intera collettività.</p>
<p style="text-align: justify;">In virtù di tali dinamiche macro- economiche, la <strong>Responsabilità Sociale di Impresa (RSI)</strong> chiama le imprese alla realizzazione di uno <strong>sviluppo sostenibile</strong>, verso una “integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate ”1.</p>
<p style="text-align: justify;">Per orientare le proprie multinazionali verso un esercizio socialmente responsabile dell’attività d’impresa, i Paesi dell’area OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) hanno elaborato Linee Guida (LG) (<strong>OECD Guidelines for multinational enterprises, 1976</strong>) al fine di stimolare il contributo positivo che esse sono in grado di apportare ai paesi ospiti. Tra i profili toccati dalle LG, che trovano il proprio punto cardine nel concetto della RSI, compaiono la difesa dei diritti umani, la tutela dell’ambiente e la lotta alla corruzione. Le prassi corruttive portate avanti dalle multinazionali estere nei paesi ospiti, che trovano la compiacenza dei pubblici ufficiali locali, mirano al raggiungimento di un vantaggio realizzato attraverso la violazione delle normative in materia di diritto ambientale e tutela dei diritti soggettivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando le condotte corruttive diventano prassi, e non trovano un apparato preventivo e repressivo che le intercetti e punisca, si crea una situazione di <strong>“sospensione” della legalità</strong>, nella quale, cioè, pur essendo formalmente presenti negli ordinamenti giuridici ospiti normative che prevedono obblighi in capo alle multinazionali estere in materia di tutela dei diritti umani e dell’ambiente, queste vengono di fatto eluse o violate grazie alle c.d. “bustarelle” che le imprese si preoccupano di far pervenire ai pubblici ufficiali locali per beneficiare di corsie preferenziali.</p>
<p style="text-align: justify;">Atti di corruzione internazionale diventano, così, gli strumenti prediletti per la commissione di illeciti ambientali e inerenti alla tutela dei diritti umani. Un caso emblematico del connubio “<strong>corruzione internazionale-violazioni dei diritti umani-disastri naturali</strong>” è rappresentato dal fenomeno dei c.d. <strong>rifugiati ambientali</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) ha definito i rifugiati ambientali come “persone o gruppi di persone che, a causa di cambiamenti improvvisi o progressivi dell’ambiente che influiscono negativamente sulle loro vite o sulle loro condizioni di vita, sono obbligati a lasciare le loro abituali abitazioni, o scelgono di farlo, sia in maniera temporanea che permanente, e che devono spostarsi all’interno del loro paese o all’estero”. Tra i disastri ambientali che inducono alle migrazioni vi sono gli stravolgimenti climatici causati dagli impianti delle multinazionali straniere. L’esercizio illegale e irresponsabile delle attività produttive o estrattive delle multinazionali dà vita ad alterazioni negli ecosistemi locali, che rendono invivibili per le popolazioni autoctone le loro terre e li costringono a fuggire. Ignorare le responsabilità dei soggetti coinvolti, significa ignorare il fenomeno stesso dei rifugiati ambientali, i quali non soltanto non vengono tutelati nei loro diritti fondamentali nei loro paesi d’origine, ma, sprovvisti del riconoscimento del proprio status da parte del diritto internazionale, vengono abbandonati in situazioni di gravi violazioni dei diritti umani anche nei paesi nei quali emigrano.</p>
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<div class="page" title="Page 3">
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<div class="column">
<p>Le raccomandazioni volontarie che i Paesi OCSE hanno elaborato per le proprie multinazionali, le pressioni della società civile nei confronti della responsabilità sociale d’impresa e la crescente attenzione politica e mediatica verso il problema della corruzione, non sono bastate a fermare le prassi corruttive ad opera delle multinazionali nei paesi ospiti, prassi che hanno portato a gravi <strong>violazioni dei diritti umani</strong> e a <strong>disastri ambientali</strong>.</p>
<p>Un importante passo in avanti sul piano normativo è stato compiuto in ambito regionale con l’adozione della <strong>Direttiva europea 95/2014</strong>, che impone, a partire dal 2017, alle imprese europee con più di 500 dipendenti l’obbligo di fornire informazioni su temi ambientali, sociali, inerenti al rispetto dei diritti umani e relativi alle policy in materia di lotta alla corruzione sia attiva che passiva. Un obbligo di tale genere, qualora le legislazioni nazionali riuscissero ad assicurarne l’osservanza, imporrebbe alle imprese di rendicontare l’impatto delle proprie attività non solo sull’ambiente e sui diritti umani, ma anche sulle procedure di due diligence, nelle quali rientrano quelle in tema di anticorruzione.</p>
<p>Ci auspichiamo, allora, che per il 2017 i legislatori nazionali sviluppino discipline interne che prevedano meccanismi di effettiva applicazione e di monitoraggio per assicurare che le imprese rispettino i propri obblighi. Inoltre, è fondamentale promuovere tra le imprese che operano all’estero la cultura della RSI, perché “essere socialmente responsabili significa non solo soddisfare pienamente gli obblighi giuridici applicabili, ma anche andare al di là investendo “di più” nel capitale umano, nell’ambiente e nei rapporti con le altre parti interessate”2.</p>
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<div class="column">
<p>A cura di Daniela Mancini</p>
<p>&nbsp;</p>
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<div class="layoutArea">
<div class="column">
<hr />
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">1 Commissione delle Comunità Europee, Libro verde, promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese, Bruxelles, 2001.</p>
<p style="text-align: justify;">2 Vedi nota precedente.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>L’iniziativa per la trasparenza nel settore delle industrie estrattive</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2016/06/liniziativa-per-la-trasparenza-nel-settore-delle-industrie-estrattive/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2016 07:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Frontespezi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[EITI]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[risorse naturali]]></category>
		<category><![CDATA[trasparenza]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Come già analizzato in un nostro precedente articolo (link) il settore energetico e delle risorse naturali è spesso terreno fertile per la corruzione, capace di annidarsi nei meccanismi di estrazione e sfruttamento di risorse poco trasparenti, favorendo l’accumulazione di ricchezza nelle mani di pochi e ostacolando lo sviluppo dell’intero paese a cui le risorse [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1></h1>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/06/eiti-74885e60.jpg"><img class="alignleft  wp-image-5436" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/06/eiti-74885e60-300x176.jpg" alt="eiti-74885e60" width="353" height="207" /></a>Come già analizzato in un nostro precedente articolo (</span><span style="color: #0000ff;"><span lang="zxx"><u><a href="http://anticorruzione.eu/2016/05/fare-luce-sui-processi-di-sfruttamento-delle-risorse-naturali/"><span style="font-size: medium;">link</span></a></u></span></span><span style="font-size: medium;">) il settore energetico e delle risorse naturali è spesso terreno fertile per la corruzione, capace di annidarsi nei meccanismi di estrazione e sfruttamento di risorse poco trasparenti, favorendo l’accumulazione di ricchezza nelle mani di pochi e ostacolando lo sviluppo dell’intero paese a cui le risorse appartengono. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">L’</span><strong><span style="font-size: medium;">Extractive Industries Transparency Initiative</span></strong><span style="font-size: medium;"> (EITI) nasce dalla convinzione che un utilizzo responsabile delle risorse naturali possa contribuire ad una crescita economica sostenibile e alla riduzione della povertà, e che al contrario una gestione inadeguata comporti pesanti impatti negativi sia economici che sociali. Il principale obiettivo di questa iniziativa è di promuovere la trasparenza nel settore delle industrie estrattive, tramite un sistema di gestione e contabilità centralizzato ed integro, in modo che la disponibilità di risorse costituisca una fonte di ricchezza per l’intero paese a cui appartengono, e non siano invece oggetto di speculazioni e fenomeni corruttivi. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">L’iniziativa, nata nel 2003, è rivolta a tutti i paesi che vogliono migliorare la propria gestione delle risorse naturali, rendondone trasparenti i processi e i proventi derivanti dal loro sfruttamento.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">A tal fine, l’EITI promuove uno standard internazionale composto da diversi requisiti a cui i singoli paesi possono richiedere la conformità, che viene eventualmente approvata dopo una valutazione, la quale si ripete periodicamente anche dopo l’approvazione e che può, in caso di mancato rispetto dello standard nel tempo, revocare il precedente stato di conformità.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">I requisiti richiesti sono molteplici: la supervisione del settore da parte di un gruppo multi-stakeholder, il quale deve includere le autorità governative, le aziende operanti nel settore e una rappresentanza della società civile; rendere pubblico il contesto legale, contrattuale e regolatorio dell’intero settore estrattivo, incluse le responsabilità statali; la trasparenza sulle attività esplorative dei giacimenti, sui livelli di produzione ed export; fornire informazioni sui pagamenti e proventi del governo e delle società operanti nel settore; dimostrare in che modo i profitti vengono redistribuiti o investiti; comunicare l’entità di spesa pubblica destinata al settore e il suo impatto sull’intera economia.</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Il rispetto di questi requisiti garantisce la conformità allo standard. In questo modo viene garantita un’informazione trasparente, e si favorisce una maggiore consapevolezza dei cittadini e quindi più ampi partecipazione e dibattito pubblici. </span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">A livello delle singole imprese, è stato reso obbligatorio comunicare i cosidetti “beneficial owners” di ogni azienda operante nel settore estrattivo, cioè coloro che non sono i proprietari di diritto ma che beneficiano indirettamente dei proventi aziendali; è quindi necessario che ciascun paese lavori adeguatamente per soddisfare quest’ulteriore requisito.</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Come scritto nell’EITI Progress Report di quest’anno, i principali obiettivi per il futuro sovo volti ad una maggiore integrazione dell’iniziativa nell’attività dei singoli e dei governi, in modo che ogni paese sviluppi autonomamente il proprio sistema di divulgazione di informazioni, attraverso report e database nazionali. </span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">L’iniziativa è attualmente implementata in 51 paesi, e ci auguriamo che lo diventi in tutti i paesi coinvolti nel settore.</span></p>
<h1 align="JUSTIFY"></h1>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Per approfondimenti:</span></p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Sito web dell’EITI: </span><span style="color: #0000ff;"><span lang="zxx"><u><a href="https://beta.eiti.org/"><span style="font-size: medium;">https://beta.eiti.org/</span></a></u></span></span></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">EITI Standard: </span><span style="color: #0000ff;"><span lang="zxx"><u><a href="https://eiti.org/files/english-eiti-standard_0.pdf"><span style="font-size: medium;">https://eiti.org/files/english-eiti-standard_0.pdf</span></a></u></span></span></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">EITI Progress Report 2016: </span><span style="font-size: medium;">https://eiti.org/files/progressreport.pdf</span></p>
</li>
</ul>
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		<title>Fare luce sui processi di sfruttamento delle risorse naturali</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2016/05/fare-luce-sui-processi-di-sfruttamento-delle-risorse-naturali/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2016 07:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Frontespezi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[EITI]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[industrie estrattive]]></category>
		<category><![CDATA[risorse naturali]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; La maledizione delle risorse è il fenomeno per cui i paesi particolarmente ricchi di risorse naturali spesso sono sorprendentemente poveri. Esemplare è il caso di molti paesi africani, spesso molto ricchi di  risorse naturali, ma il cui sfruttamento spesso non è andato a vantaggio dell’intero paese ma di cerchie ristrette legate al potere centrale. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h4></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft  wp-image-5352" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/05/petrolio-300x200.jpg" alt="petrolio" width="371" height="247" />La maledizione delle risorse è il fenomeno per cui i paesi particolarmente ricchi di risorse naturali spesso sono sorprendentemente poveri. Esemplare è il caso di molti paesi africani, spesso molto ricchi di  risorse naturali, ma il cui sfruttamento spesso non è andato a vantaggio dell’intero paese ma di cerchie ristrette legate al potere centrale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel saggio “Perché le nazioni falliscono” di Acemoglu e Robinson (2012), gli autori affrontano tale questione considerando come variabile chiave le istituzioni prevalenti in un paese, affermando che sono le istituzioni di tipo estrattivo, ossia quelle che agiscono per l’interesse dell’elite, conferendole le intere disponibilità di risorse e i loro proventi, la causa del fallimento di un paese. Ed è quindi nei paesi in cui prevalgono queste istituzioni, spesso anche sprovvisti di una regolamentazione adeguata, che la corruzione trova spazio nell’ambito di privatizzazioni o di conferimento di licenze per l’utilizzo di risorse.</p>
<p style="text-align: justify;">Come nella maggior parte dei casi, il fattore determinante che viene troppo spesso a mancare è la trasparenza, in questi casi la trasparenza dei diritti di proprietà dei giacimenti, la trasparenza nei procedimenti di estrazione e distribuzione delle risorse, la trasparenza riguardo i compensi per ogni impresa che interviene nell’intero processo di sfruttamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Tenta di affrontare questo problema l’Iniziativa per la Trasparenza delle Industrie Estrattive (in inglese <strong>Extractive Industries Transparency Initiative</strong>, EITI), un’organizzazione internazionale che promuove la trasparenza nella gestione delle risorse naturali, affinché il loro sfruttamento vada a beneficio di tutti i cittadini dello stato di appartenenza. L’EITI ha definito a tale scopo uno standard globale attualmente adottato in 48 paesi, come mostra la mappa sottostante, che prevede il rispetto di determinati criteri che governi ed imprese devono impegnarsi a rispettare per poter essere prima “candidati” e poi eventualmente “conformi” allo standard.</p>
<h4 style="text-align: justify;"></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/05/Cattura.png"><img class="  wp-image-5353 aligncenter" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/05/Cattura-300x166.png" alt="Cattura" width="446" height="247" /></a></p>
<h4 style="text-align: justify;"></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Il motore dell’iniziativa è la divulgazione di tutte le informazioni relative allo sfruttamento delle risorse (licenze, contratti, tasse, ecc.), che sono poi raccolte in un rapporto annuale, attraverso il quale tutti i cittadini possono rendersi consapevoli del funzionamento del settore e dei guadagni che esso genera.</p>
<p style="text-align: justify;">Come si evince dalla mappa ,numerosi tra i  paesi  africani sono conformi allo standard dell’EITI. E’ un segnale incoraggiante, ma il percorso in questa direzione deve essere continuato, se si desidera togliere terreno alla corruzione, e ottenere una distribuzione equa dei proventi delle risorse naturali.</p>
<h4 style="text-align: justify;"></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Link di approfondimento:</p>
<p style="text-align: justify;">EITI &#8211; Extractive Industries Transparency Initiative (<a href="https://eiti.org/">website</a>)</p>
<p>Acemoglu, Robinson (2012), Perché le nazioni falliscono (<a href="https://books.google.be/books/about/Perch%C3%A9_le_nazioni_falliscono_Alle_origi.html?id=k_hT8FgmqRkC&amp;redir_esc=y">info</a>)</p>
<h4></h4>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>LE GRANDI INCOMPIUTE D’ITALIA. CAPITOLO 11, IL FRIULI VENEZIA GIULIA</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2016 07:52:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rizzo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Appalti]]></category>
		<category><![CDATA[appalti pubblici]]></category>
		<category><![CDATA[controlli]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[friuli venezia giulia]]></category>
		<category><![CDATA[grandi opere]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblica amministrazione]]></category>
		<category><![CDATA[SIMOI]]></category>

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		<description><![CDATA[Da qualche settimana noi di anticorruzione.eu abbiamo iniziato un viaggio alla ricerca delle opere incompiute più costose d’Italia. Regione dopo regione stiamo cercando di capire quali siano le più virtuose, quelle con meno spreco di denaro pubblico, e quali le più impreparate a gestire i fondi pubblici per la realizzazione di infrastrutture più o meno [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da qualche settimana noi di anticorruzione.eu abbiamo iniziato un viaggio alla ricerca delle opere incompiute più costose d’Italia. Regione dopo regione stiamo cercando di capire quali siano le più virtuose, quelle con meno spreco di denaro pubblico, e quali le più impreparate a gestire i fondi pubblici per la realizzazione di infrastrutture più o meno grandi.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie al <strong>Sistema Informativo di Monitoraggio delle Opere Incompiute</strong> (SIMOI)<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> è possibile ottenere gli elenchi anagrafici di tutte le opere censite dalle amministrazioni in tutte le regioni d’Italia. Quest’oggi analizzeremo il Friuli Venezia Giulia<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>, che al 30 giugno 2015 aveva dodici opere incompiute.</p>
<p style="text-align: justify;">L’opera della regione per cui sono stati stanziati più finanziamenti è il Palasport Primo Carnera di Udine, che è stato inaugurato nel 1970 ma oggi richiede lavori di ampliamento e ristrutturazione per l’ottenimento del Certificato Prevenzione Incendi (CPI) e l’agibilità da parte della Commissione Provinciale di Vigilanza sui Locali di Pubblico Spettacolo (CPVLPS). Nonostante il 5 maggio 2015 il sindaco abbia consegnato i lavori per la ristrutturazione, auspicando una fine degli stessi entro il 31 dicembre dello stesso anno<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a>, questi non sono ancora terminati. Un sopralluogo a metà ottobre 2015 ha infatti rilevato alcune coperture d’amianto da smantellare che hanno allungato i tempi dei lavori<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a>. L’assessore ai lavori pubblici ha dichiarato che in data del suddetto sopralluogo i lavori erano completati al 40%<a href="#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a> (cifra ben diversa dal 4,71% del SIMOI, che però è censita al giugno scorso, come detto in precedenza). Il totale dell’intervento aggiornato all’ultimo quadro economico<a href="#_ftn6" name="_ftnref6">[6]</a> parla di € 3.282.000 necessari a completare la ristrutturazione della struttura.</p>
<p style="text-align: justify;">Quasi 2 milioni di euro sono invece i fondi che sarebbero necessari per il recupero dell’edificio ex consorzio agrario di Via Aldo Moro ad uso polifunzionale scolastico, nel comune di Casarsa della Delizia. La struttura, di proprietà comunale, dovrebbe diventare un edificio a disposizione delle scuole, con sala convegni, la mensa e uffici a servizio dei due istituti vicini. I lavori erano cominciati nel 2008, portando la percentuale d’avanzamento dei lavori al 7,17%, ma un errore nella progettazione ha causato una serie di controversie anche burocratiche<a href="#_ftn7" name="_ftnref7">[7]</a>. Di fatto il cantiere non è mai decollato veramente. Il 28 dicembre 2015 è stato presentato il nuovo bando per l’ottenimento dei lavori<a href="#_ftn8" name="_ftnref8">[8]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La terza opera interrotta più costosa del Friuli Venezia Giulia è il Centro Intermodale del Comune di San Giorgio a Nogaro. “Per l’amministrazione comunale di San Giorgio di Nogaro, il completamento del centro intermodale è considerato prioritario, e abbiamo gli spazi finanziari per farlo, per cui non risulta vero quanto apparso sugli organi di stampa che per quest’opera «non sussistono le condizioni per il riavvio»”. Così dichiarava l’assessore ai lavori pubblici il primo agosto 2014; da allora però l’autostazione a servizio del trasporto pubblico non è ancora stata terminata, nonostante nel 2012 si parlasse di 8 mesi necessari alla realizzazione dell’opera<a href="#_ftn9" name="_ftnref9">[9]</a>. I lavori, che prevedono un costo di 775 mila euro, sono fermi al 78,59%.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> https://www.serviziocontrattipubblici.it/simoi.aspx</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> https://www.serviziocontrattipubblici.it/informazioni/doc/FVG.pdf</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> http://www.udinetoday.it/cronaca/riapre-cantiere-lavori-palasport-carnera-udine.html</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> http://www.ilfriuli.it/articolo/Cronaca/Carnera-points-_slitta_la_fine_dei_lavori/2/148142</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> Ibidem</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a> Si veda la nota 2.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref7" name="_ftn7">[7]</a> http://messaggeroveneto.gelocal.it/pordenone/cronaca/2015/12/29/news/ex-consorzio-agrario-c-e-il-bando-di-gara-1.12694068</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref8" name="_ftn8">[8]</a>http://www.gazzettaufficiale.it/atto/contratti/caricaDettaglioAtto/originario;jsessionid=cjk9kOOdSVknpTO8OlqlJA__.ntc-as1-guri2b?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2015-12-28&amp;atto.codiceRedazionale=T15BFF21992</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref9" name="_ftn9">[9]</a> http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2012/05/20/news/san-giorgio-partiti-i-lavori-per-il-centro-intermodale-1.4820728</p>
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		<title>LEGAMBIENTE, “SPORCO PETROLIO”: CORRUZIONE , INQUINAMENTO E MALAFFARE</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2016/04/legambiente-sporco-petrolio-corruzione-inquinamento-e-malaffare/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2016 13:13:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rossana Feliciani]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>

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		<description><![CDATA[“(Petrolio), potere silenzioso ma non per questo meno prepotente, anzi!”. È una citazione di Pier Paolo Pasolini ad aprire l&#8217;ultimo dossier di  Legambiente, presentato l’8 aprile 2016 a Perugia, dal titolo Sporco Petrolio. Il rapporto, in 16 pagine, ha cercato di fare chiarezza sulle conseguenze dell’estrazione di petrolio e gas in Italia, prendendo in esame i principali scandali [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“(Petrolio), potere silenzioso ma non per questo meno prepotente, anzi!”. È una citazione di <strong>Pier Paolo Pasolini ad aprire</strong><strong> </strong>l&#8217;ultimo dossier di<strong><em>  <strong>Legambiente</strong></em></strong><em>, presentato </em>l’8 aprile 2016 a Perugia<em>, dal titolo Sporco Petrolio</em><strong><em>. </em></strong>Il rapporto, in 16 pagine, ha cercato di fare chiarezza sulle conseguenze dell’estrazione di petrolio e gas in Italia<strong>, <strong>prendendo in esame i principali</strong> </strong>scandali degli ultimi anni, tra illegalità, corruzione e inquinamento ambientale. Dal più recente caso del Centro Oli di Viggiano e dei casi collegati di Tempa Rossa (Pz) e Augusta (Sr), alla vicenda relativa alla piattaforma Vega al largo delle coste di Pozzallo (Rg), fino alla storia della Raffineria di Gela; dall’inchiesta sulla raffineria di Cremona a quella di Livorno, senza tralasciare indagini e sentenze su siti meno noti ma ugualmente coinvolti dall’illegalità che spesso caratterizza la filiera del petrolio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il settore delle estrazioni di petrolio e gas, si legge nel dossier, è in assoluto fra i più a rischio corruzione, con un tasso del 25% di corruzione percepita (dato <em>Transparency, </em>che definisce l’indice di corruzione percepita come i <em>“</em><em>livelli di corruzione determinati da valutazioni di esperti e </em><em>da </em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sondaggio_di_opinione"><em>sondaggi d&#8217;opinione</em></a>”). Petrolio, gas e risorse minerarie costituiscono tuttora i settori a maggior rischio corruzione del mondo (dati Ong Global Witness). Su un campione di 427 casi di corruzione registrati fra il 1999 e il 2014, quelli riguardanti i settori citati rappresenterebbero da soli il 19% del totale. Da quanto emerge, l’alta propensione alla corruzione nel settore delle estrazioni di gas e idrocarburi è infatti dovuta principalmente alla sproporzione fra la forza contrattuale ed economica messa in campo dai singoli operatori economici titolari e gestori degli impianti e la debolezza politica ed economica dei territori dove insistono realmente le piattaforme estrattive.</p>
<p style="text-align: justify;">La corruzione nel settore petrolifero è un micidiale strumento per aggirare leggi e processi democratici, per spostare ingenti risorse economiche in capo a pochi soggetti in grado di organizzare e gestire reti di corruttele e malaffare, per drenare a costi irrisori risorse pubbliche alle comunità locali, lasciando sul posto solo una lunga scia di problemi ambientali. Complice una normativa di tutela ambientale farraginosa, incoerente e spesso eccessivamente astratta, sostenuta da un sistema di controlli a dir poco inadeguato, la corruzione appare qui particolarmente a suo agio e in grado di piegare leggi e regolamenti dalla parte di interessi privati, leciti e illeciti, svilendo completamente il ruolo della pubblica amministrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">“ È un meccanismo che alimenta ancora di più le disuguaglianze e le ingiustizie sociali, suggellate da enormi danni ambientali” ha affermato Alessandro Ferri, presidente di Legambiente Basilicata“ in contesti sociali facilmente permeabili alle pratiche corruttive, sia per ragioni imputabili alla presenza di strutture criminali mafiose e di debolezza economica che per la scarsa ‘resistenza’ di inadeguati e vacillanti apparati politico istituzionali, i controlli risultano difficilissimi, tanto che gli stessi inquirenti raccontano la difficoltà di poter monitorare e controllare i sistemi di smaltimento.”</p>
<p style="text-align: justify;">Un lungo approfondimento nel dossier è dedicato proprio alla Basilicata, partendo dalle ultimissime vicende giudiziarie fino all’inchiesta sul Centro Oli venuta alla luce a febbraio 2014 con un primo blitz dell’Antimafia per fermare un traffico organizzato di rifiuti e la sentenza del 4 aprile del tribunale di Potenza che condanna in primo grado gli ex vertici della Total Italia relativamente a un’indagine parallela sul sito Tempa Rossa, svolta nel 2008, per tangenti sugli appalti per l’estrazione del petrolio lucano. Un lungo lavoro investigativo sembrerebbe aver scoperchiato ciò che è stato definito dalla stampa <em>Totalgate</em>, per l’alto presunto coinvolgimento di dirigenti della Total insieme a imprenditori, politici (nazionali e locali) e manager petroliferi. In totale sono state 31 le persone a vario titolo coinvolte (di cui 9 condannate in primo grado), per reati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbativa d’asta, corruzione e concussione, in attesa della decisione di secondo grado della Giustizia.</p>
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		<title>LE GRANDI INCOMPIUTE D’ITALIA. CAPITOLO 10, LA LOMBARDIA</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Apr 2016 07:06:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rizzo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Appalti]]></category>
		<category><![CDATA[appalti pubblici]]></category>
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		<category><![CDATA[grandi opere]]></category>
		<category><![CDATA[Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[SIMOI]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo che il nono capitolo del nostro viaggio all’interno delle più grandi incompiute d’Italia ci aveva portato in Campania[1], con questa nuova puntata torniamo al nord, e più precisamente in Lombardia. In questa regione, grazie al Sistema Informativo di Monitoraggio delle Opere Incompiute (SIMOI)[2], sono state censite 35 opere incompiute, le quali hanno un costo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dopo che il nono capitolo del nostro viaggio all’interno delle più grandi incompiute d’Italia ci aveva portato in Campania<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>, con questa nuova puntata torniamo al nord, e più precisamente in Lombardia. In questa regione, grazie al Sistema Informativo di Monitoraggio delle Opere Incompiute (<strong>SIMOI</strong>)<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>, sono state censite <strong>35 opere incompiute</strong>, le quali hanno un costo variabile tra i 18mila euro e i 33 milioni di euro; dal sito della regione Lombardia è possibile ottenere l’elenco anagrafico di queste incompiute aggiornato al 30 giugno 2015<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a>. Vediamo quali sono le più onerose.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 29 aprile 1987 il Consiglio Comunale di Cantù approvava un progetto per la realizzazione di un nuovo palazzetto dello sport, con un costo previsto che già nel 1993 si aggirava intorno ai 20 miliardi di lire. Nel 2006, con i lavori erano fermi da anni, a causa di furti, vandalismo e degrado si decise per la demolizione del palazzetto prima che questo fosse finito. Tuttavia, dal momento che il finanziamento del “Credito sportivo” che era stato erogato per i lavori avrebbe dovuto essere restituito in mancanza del palazzetto, negli anni a venire si decise di riappaltare i lavori e continuare con un nuovo progetto. Tramite Project Financing si cominciò quindi la ricerca di un nuovo partner finanziario che potesse contribuire alla costruzione del “Palasport/Ex Stecav/Via Spluga”. Una serie di imprevisti burocratici rimandano i lavori del progetto, che nel 2014 vede un nuovo stop quando l’amministrazione comunale si trova costretta a dover rescindere il contratto con la società appaltatrice.<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a> Al momento la percentuale d’avanzamento dei lavori è del 10%; l’importo totale dell’intervento supera i 33 milioni di euro, a cui devono aggiungersi quasi altri 30 milioni per il completamento. Secondo l’elenco anagrafico del SIMOI i lavori sono al momento fermi a causa del “mancato interesse al completamento da parte della stazione appaltante, dell&#8217;ente aggiudicatore o di altro soggetto aggiudicatore”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel Comune di Milano era previsto un grosso intervento nel settore delle infrastrutture di trasporto che sarebbe andato a modificare l’impianto viario delle strade comunali (tra Piazza Zavattari e Piazza Brescia) e il piano dei trasporti riguardo la linea circolare 90-91. Il costo previsto era di 16 milioni di euro, a cui andavano ad aggiungersi altri € 6.634.376,48 per il completamento. I lavori non sono tuttavia mai iniziati, e come si legge dal documento del SIMOI al momento sono fermi a causa del “fallimento, liquidazione coatta e concordato preventivo dell&#8217;impresa appaltatrice, risoluzione del contratto ai sensi degli articoli 135 e 136 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, o di recesso dal contratto ai sensi delle vigenti disposizioni in materia di antimafia”.</p>
<p style="text-align: justify;">In provincia di Mantova da circa sei anni si ragiona riguardo la costruzione di una bretella di collegamento tra il casello autostradale di Mantova Nord e la zona produttiva di Valdaro. L’intervento prevede la modifica ed ampliamento della rotatoria esistente limitrofa al casello autostradale e la realizzazione di un nuovo asse stradale che si diparte dalla rotatoria, supera la linea ferroviaria Mantova – Monselice, mediante un sovrappasso, e raggiunge la zona del comparto produttivo Valdaro con una nuova rotatoria d’innesto sulla Strada Provinciale 30. Iniziati nel 2010<a href="#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a>, i lavori sono oggi fermi al 35%, secondo il sito della Provincia<a href="#_ftn6" name="_ftnref6">[6]</a>, all’8,30%, secondo l’elenco SIMOI (che però ricordiamo essere aggiornato al 30 giugno dello scorso anno). In ogni caso parliamo di lavori per 17 milioni di euro, come risulta dall’ultimo quadro economico aggiornato, a cui dovranno aggiungersene altri 7 per l’ultimazione. Il ritardo nella realizzazione della bretella sta inoltre condizionando lo sviluppo dell’intera area, e per questo più voci stanno chiedendo una soluzione al problema<a href="#_ftn7" name="_ftnref7">[7]</a>. Corruzione e/o incompetenza? Dalla banca dati non è dato sapere.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> http://anticorruzione.eu/2016/04/le-grandi-incompiute-ditalia-capitolo-9-la-campania/</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> https://www.serviziocontrattipubblici.it/simoi.aspx</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a>http://www.territorio.regione.lombardia.it/cs/Satellite?c=Page&amp;childpagename=DG_Territorio%2FDGLayout&amp;cid=1213779695504&amp;p=1213779695504&amp;pagename=DG_TERRWrapper</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> http://www.canturino.com/cantu/palasport-il-testo-dellesposto-pd-alla-corte-dei-conti</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> http://www.provincia.mantova.it/context_list.jsp?area=7&amp;ID_LINK=456&amp;page=3&amp;IDCTX=1243&amp;id_context=1243</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a> Ibidem</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref7" name="_ftn7">[7]</a> http://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/cronaca/2015/10/31/news/rossetto-vuole-la-bretella-si-con-riserva-a-valdaro-1.12363983</p>
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		<title>LE GRANDI INCOMPIUTE D’ITALIA. CAPITOLO 9, LA CAMPANIA</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Apr 2016 11:03:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rizzo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Appalti]]></category>
		<category><![CDATA[appalti pubblici]]></category>
		<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[opere incompiute]]></category>

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		<description><![CDATA[Con il nono capitolo del nostro viaggio in Italia attraverso le più grandi opere incompiute – regione per regione – vogliamo analizzare quelli che sono i progetti più costosi ma interrotti della Regione Campania. Torniamo dunque al sud Italia dopo che la lente si era soffermata a lungo sul centro e sul nord, con gli [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Con il nono capitolo del nostro viaggio in Italia attraverso le più grandi opere incompiute – regione per regione – vogliamo analizzare quelli che sono i progetti più costosi ma interrotti della Regione Campania. Torniamo dunque al sud Italia dopo che la lente si era soffermata a lungo sul centro e sul nord, con gli approfondimenti su Marche<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>, Molise<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a> e Veneto.</p>
<p style="text-align: justify;">I dati presi a riferimento sono stati pubblicati il 12 maggio dello scorso anno, ma risalgono al 2014; il censimento è condotto dal SIMOI (Sistema Informativo di Monitoraggio delle Opere Incompiute) con la partecipazione degli enti amministrativi regionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo il documento pubblicato<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a> in Campania ci sarebbero 11 opere incompiute, tutte di ambito d’interesse regionale. Ciascuna di queste opere ha un costo che si aggira sotto i 3 milioni di euro, eccezion fatta per un progetto che supera gli 11 milioni di euro e di cui parleremo qui di seguito.</p>
<p style="text-align: justify;">L’autostazione di Avellino è un progetto datato al 1993, i cui lavori sono iniziati però dieci anni dopo. Nel 2003 la struttura è stata realizzata e venduta dal comune alla Autoservizi Irpinia (Air) – ancora oggi detentrice dell’appalto – per 12 milioni e 635mila euro<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a>. I lavori di completamento relativi al secondo e al terzo lotto si sarebbero dovuti concludere entro il 2010<a href="#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a>, ma di fatto non sono mai stati ultimati: attualmente sono fermi al 64% del totale. Oltre ai 25 milioni di euro già spesi<a href="#_ftn6" name="_ftnref6">[6]</a>, servirebbero, secondo l’ultimo quadro economico, € 11.236.332,19 per completare i lavori di rimodulazione funzionale e redistributiva dell’autostazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ben più indietro sono i lavori per la realizzazione di un nodo di scambio intermodale presso la stazione ferroviaria di Sparanise (Caserta) con terminal bus, parcheggi coperti e scoperti per auto private: i lavori sono infatti fermi a circa il 7% del totale. Nonostante tutto l’opera è parzialmente fruibile, dal momento che le è stato assegnato un uso ridimensionato. La spesa prevista è di € 2.970.000 a cui si aggiungono altri € 2.400.000 per l’ultimazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il comune di Montoro (Avellino) e in particolare la sua frazione Banzano, rientra nell’elenco dei circa 1200 interventi che verranno attuati nell’annuale piano di edilizia scolastica promosso dal Ministero della Pubblica Istruzione<a href="#_ftn7" name="_ftnref7">[7]</a>. Per la messa in sicurezza delle strutture scolastiche della frazione e per il completamento del nuovo polo scolastico lo Stato ha finanziato lavori per oltre 2 milioni e mezzo di euro. Tuttavia il SIMOI stima che per la sola messa in sicurezza serviranno quasi 3 milioni di euro, oltre ai € 2.515.000 per l’ultimazione dei lavori; questi sono infatti fermi a meno dell’8% del totale, in quanto “l&#8217;opera non risulta rispondente a tutti i requisiti previsti dal capitolato e dal relativo progetto esecutivo, come accertato nel corso delle operazioni di collaudo”<a href="#_ftn8" name="_ftnref8">[8]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> http://anticorruzione.eu/2016/03/le-grandi-incompiute-ditalia-capitolo-6-le-marche/</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> http://anticorruzione.eu/2016/03/le-grandi-incompiute-ditalia-capitolo-7-il-molise/</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> https://www.serviziocontrattipubblici.it/informazioni/doc/campania.pdf</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> http://www.contattolab.it/avellinoun-cantiere-apertolautostazione/</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> http://www.orticalab.it/Autostazione-la-nota-della-Uil</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a> <a href="http://www.contattolab.it/avellinoun-cantiere-apertolautostazione/">http://www.contattolab.it/avellinoun-cantiere-apertolautostazione/</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref7" name="_ftn7">[7]</a> http://www.lanostravoce.info/2015/07/c50-avellino/edilizia-scolastica-tutti-i-progetti-finanziati-in-irpinia/26829</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref8" name="_ftn8">[8]</a> https://www.serviziocontrattipubblici.it/informazioni/doc/campania.pdf</p>
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		<title>Profondo Nero</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2016/04/profondo-nero/</link>
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		<pubDate>Thu, 14 Apr 2016 06:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Flavio Luciani]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto Legambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo scorso 8 Aprile è stato presentato a Pescara l’ultimo report di Legambiente circa la relazione fra estrazione di petrolio e corruzione in Italia. Lo scenario descritto, come immaginabile, è tutto fuorché roseo…da qui il nome del report “Sporco Petrolio”. Negli ultimi anni, come nota lo stesso documento, i casi di corruzione in questo settore [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/04/Oil-pollution-in-Nigeria-007.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5223" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/04/Oil-pollution-in-Nigeria-007-300x180.jpg" alt="Oil-pollution-in-Nigeria-007" width="300" height="180" /></a>Lo scorso 8 Aprile è stato presentato a Pescara l’ultimo report di Legambiente circa la relazione fra estrazione di petrolio e corruzione in Italia. Lo scenario descritto, come immaginabile, è tutto fuorché roseo…da qui il nome del report “Sporco Petrolio”.</p>
<p style="text-align: left;">Negli ultimi anni, come nota lo stesso documento, i casi di corruzione in questo settore sono diventati sempre più numerosi, dimostrazione ne sono i notevoli scandali trattati dalla cronaca italiana. Fra questi possiamo ricordare quello del Centro Oli di Viggiano con la Dda di Potenza che ha emesso 37 avvisi di garanzia per traffico organizzato di rifiuti e per lo sforamento dei limiti di emissione di sostanze tossiche in atmosfera, ad esso sono stati collegati anche i casi di Tempa Rossa (Pz) e del porto di Augusta (Sr). In particolare il caso di Tempa Rossa, per chi se lo fosse già scordato, è quello che ha avuto il più grande impatto mediatico, portando alle dimissioni del ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi (lo scorso 31 marzo) a seguito delle numerose intercettazioni telefoniche pubblicate in seguito. In una di queste conversazioni, infatti, l’ex ministro annunciava al suo compagno Gianluca Gemelli, imprenditore di Augusta (Sr), il via libera all’emendamento del governo, che sarebbe stato approvato nella legge di Stabilità, col quale si sbloccavano interventi strutturali legati alle estrazioni petrolifere in Val d’Agri, favorendo indirettamente lo stesso Gemelli e le sue società. Come se non bastasse potremmo anche aggiungere casi meno noti, ma non meno gravi, come quello della raffineria di Gela e Livorno o i danni subiti per l’inquinamento dall’area archeologica di Thapos, in Sicilia, risalente al Tredicesimo secolo a.C.<br />
In questo scenario il report di Legambiente sottolinea proprio come “se si prende in esame solo i principali scandali che hanno caratterizzato gli ultimi due anni e mezzo, in Italia sono state almeno 97 le persone sotto indagine (in alcuni casi già condannati) per reati ambientali e sanitari e 92 per reati legati a corruzione, truffa e frode fiscale, per un totale di 189 soggetti.”</p>
<p style="text-align: left;">I motivi di questi dati? Secondo la stessa Legambiente l’alta propensione alla corruzione nel settore delle estrazioni di gas e idrocarburi è principalmente dovuta proprio alla “sproporzione fra la forza contrattuale ed economica messa in campo dai singoli operatori economici titolari e/o gestori degli impianti e la debolezza politica ed economica dei territori dove insistono realmente le piattaforme estrattive”.<br />
Queste sono proprio le condizioni favorevoli per lo sviluppo della corruzione che in questo caso è “un micidiale strumento per aggirare leggi e processi democratici, per spostare ingenti risorse economiche in capo a pochi soggetti”, tutto ciò a spese dei cittadini e soprattutto dell’ambiente. Un secondo elemento che spiega la proliferazione dei fenomeni corruttivi, sarebbe poi l’esistenza di una normativa di tutela ambientale definita “farraginosa, incoerente e spesso eccessivamente astratta, sostenuta da un sistema di controlli a dir poco inadeguati” che faciliterebbe appunto lo sviamento da parte dei corrotti e corruttori delle leggi e dei ruoli delle pubbliche amministrazioni.<br />
Come si legge nel report, poi, esistono delle “ragioni di mercato” che in questo settore è contraddistinto da una forte volatilità dei prezzi e un aumento della domanda globale. In questa economia i sistemi produttivi sono caratterizzati da poca trasparenza nei controlli causata, a volte, dalla difficile esecuzione dell’audit. Nel report si fa l’esempio dello smaltimento delle ‘acque di risulta nelle profondità geologiche tramite gli appositi pozzi’: in questo caso i controlli risulterebbero cosi difficili che gli stessi inquirenti sottolineano la difficoltà, a quelle profondità, di poter monitorare e controllar e i sistemi di smaltimento e quindi la presenza o meno di irregolarità, segnale di eventuali accordi e malaffari.</p>
<p style="text-align: left;">Come il petrolio inquina i mari, la corruzione sporca la nostra società, sta a noi pulirla con la spugna dell’integrità.</p>
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