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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; Ambiente e Territorio</title>
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		<title>Decisivo passo in avanti nella lotta al riciclaggio in Italia. Articolo a cura di Filippo Cucuccio</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2021 20:57:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Greta Shullazi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Magistratura e forze di Polizia sono da tempo concordi nel ritenere fondamentale l’aspetto della collaborazione tra di loro per compiere un decisivo passo in avanti sulla strada dell’efficacia nella lotta al riciclaggio in Italia . Un auspicio, che da qualche giorno non è un più soltanto un’apprezzabile dichiarazione di intenti, ma una reale possibilità. Infatti, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Magistratura e forze di Polizia sono da tempo concordi nel ritenere fondamentale l’aspetto della collaborazione tra di loro per compiere un decisivo passo in avanti sulla strada dell’efficacia nella lotta al <strong>riciclaggio</strong> in Italia .</p>
<p>Un auspicio, che da qualche giorno non è un più soltanto un’apprezzabile dichiarazione di intenti, ma una reale possibilità. Infatti, tra gli ultimi atti nella sua qualità di Capo della Polizia di Stato prima di rilevare la responsabilità dell’Autorità delegata ai servizi di informazione e sicurezza, Franco Gabrielli ha sottoscritto con Giuseppe Zafarana, Comandante Generale della Guardia di Finanza, un <strong>Protocollo.</strong> Esso è finalizzato allo scambio di informazioni finanziarie su operazioni sospette.</p>
<h2>Il Protocollo del riciclaggio</h2>
<p>Il Protocollo, ispirato alla deroga concessa in materia di segreto di ufficio  prevista  nel testo della Quinta Direttiva Europea dell’Antiriciclaggio, consente lo scambio di informazioni finanziarie, dal Nucleo di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza agli Uffici Centrali della Polizia di Stato. Questi sono inerenti profili investigativi specialistici, come quelli condotti dalla Polizia Postale e delle Telecomunicazioni, dalla Polizia Stradale e quella Ferroviaria.</p>
<p>Il trasferimento di queste informazioni, legate all’analisi delle Segnalazioni di Operazioni Sospette (SOS) pervenute dai soggetti obbligati alla segnalazione all’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia e da questa inoltrata alla Guardia di Finanza, non solo si rivela particolarmente prezioso, quale strumento indispensabile per l’approfondimento di indagini in materia di prevenzione del riciclaggio, ma anche rafforza la posizione operativa del Questore di Polizia.</p>
<p>Infatti, il Questore, che è titolare, insieme al Direttore Della Direzione Investigativa Antimafia, al Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e ai Procuratori della Repubblica, del potere di proposta di misure di prevenzione patrimoniale, potrà, d’ora in poi, elaborando le relative proposte, avvalersi dei dati delle SOS, facendone richiesta direttamente al Comandante Provinciale della GDF. Insomma, un’efficace arma in più per contrastare in modo appropriato le minacce della criminalità economica.</p>
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		<title>EURO-PIATTAFORME. Scienza, tecnologia ed economia. Recensione a cura di Filippo Cucuccio</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2021 14:08:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Greta Shullazi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[L’emergenza sanitaria da Covid-19, oltre ai suoi drammatici effetti, sta sicuramente rappresentando un elemento di spinta formidabile per il ripensamento del modello di sviluppo della nostra società nel terzo decennio di questo secolo, delineando scenari profondamente innovativi. Si tratta di un processo cognitivo di ampio respiro, in cui un ruolo cruciale va attribuito agli investimenti [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L’emergenza sanitaria da Covid-19, oltre ai suoi drammatici effetti, sta sicuramente rappresentando un elemento di spinta formidabile per il ripensamento del modello di sviluppo della nostra società nel terzo decennio di questo secolo, delineando scenari profondamente innovativi. Si tratta di un processo cognitivo di ampio respiro, in cui un ruolo cruciale va attribuito agli investimenti in ricerca, portati avanti dalle singole nazioni e collettivamente da intese sovranazionali, e alle ricadute in termini di sviluppo socioeconomico. In questo panorama, spicca il tema delle infrastrutture tecnologiche, con quello, ad esse collegato, delle piattaforme tecnologiche condivise a livello di Unione Europea. Un tema che costituisce l’asse portante di questo volume.</p>
<p>Il dato di partenza, che è bene ricordare, riguarda la carta d’identità dell’Unione Europea, con una popolazione inferiore al 10% di quella mondiale, con un 20% degli investimenti globali in ricerca e sviluppo, un 25% della ricchezza mondiale e un terzo delle pubblicazioni scientifiche. Una carta d’identità che questo libro si propone di arricchire con una serie di analisi formulate da ricercatori ed economisti, per offrire al lettore un quadro complessivo dello stato dell’arte delle piattaforme tecnologiche europee, dei progetti e dei progressi italiani ed europei registrati finora.</p>
<p>Il volume è suddiviso in tre parti. Nella prima vengono trattati vari temi, spaziando dal ruolo del Consiglio europeo di ricerca nucleare (Cern) e dall’ambiziosa via che esso intende percorrere verso l’obiettivo delle alte energie a quello delle infrastrutture di ricerca in Europa e dei risultati finora conseguiti nei diversi settori; dal diffondersi delle cosiddette «isole della conoscenza» e degli strumenti innovativi negli appalti per la ricerca a sottolineature particolari legate all’ambito biomedico e a quello della biologia molecolare; dalla considerazione di quanto è stato fatto finora per l’attività spaziale da parte dell’Agenzia spaziale a quella relativa all’industria farmaceutica nei suoi aspetti innovativi. Infine, viene affermata la crucialità dell’eurosinergia, anche per modificare un’immagine che mostra un <em>gap</em>consolidato tra i Paesi dell’area centro-settentrionale dell’Europa e gli altri dell’area mediterranea, tra cui l’Italia.</p>
<p>Nella seconda parte, tra i contributi risalta quello che illustra le specificità delle reti in fibra ottica, nel quale si parla anche delle reti italiane e dei futuri sviluppi della tecnologia quantistica. Interessante, a questo riguardo, è la descrizione sia di quello che può essere considerato un pilastro fondamentale per il supercalcolo scientifico dell’intero sistema italiano di ricerca, con un’attenta analisi delle strutture di ricerca disseminate sul territorio dell’Emilia Romagna, sia dell’infrastruttura di ricerca per la <em>high performance microelectronics</em>, legata allo sviluppo del mercato mondiale dei semiconduttori.</p>
<p>Si fa riferimento anche allo <em>Human Technopole</em>, nato dalla riconversione dell’area originariamente dedicata all’Expo di Milano del 2015, all’Agenzia spaziale europea e allo <em>European Institute of Innovation &amp; Technology</em>, con le sue otto piattaforme, dedicate ciascuna a un aspetto essenziale per lo sviluppo.</p>
<p>Nella terza parte viene esaminata l’interazione tra le tecnoscienze e le euroinfrastrutture, soffermandosi sul valore strategico del programma <em>Horizon Europe</em>, che da quest’anno sostituirà il precedente <em>Horizon 2020</em>; sull’importanza determinante degli investimenti pubblici in questo settore e sulla necessità di un ulteriore impulso alla capacità di coordinamento dell’Unione Europea per favorire il progresso scientifico e il rilancio economico della nostra società dopo la pandemia.</p>
<p>La lettura di questo libro è utile a quanti vogliano conoscere le opportunità di crescita nella condivisione della ricerca che ci possono riservare i prossimi anni, ma anche a coloro che in questi mesi si trovano a prendere decisioni strategiche nei singoli Paesi dell’Unione Europea, mettendo mano ai diversi piani di rilancio economico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>https://www.laciviltacattolica.it/recensione/euro-piattaforme-scienza-tecnologia-ed-economia-una-connessione-cruciale-per-litalia/</p>
<p><em>Euro-piattaforme: scienza, tecnologia ed economia. Una connessione cruciale per l’Italia<br />
</em>a cura di ALBERTO QUADRIO CURZIO – MARCO FORTIS – ALBERTO SILVANI<br />
Bologna, il Mulino, 2020, 416</p>
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		<title>Apertura straordinaria di Bal Tic Tac. A cura di Daniela Condó</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2021/02/apertura-straordinaria-di-bal-tic-tac-a-cura-di-daniela-condo/</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2021 12:50:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[La Banca d’Italia, in occasione della Quadriennale d’arte 2020, effettua un’apertura straordinaria della sala che ospitava l’ingresso al Bal Tic Tac, il locale futurista decorato da Giacomo Balla e inaugurato nel 1921 in via Milano, proprio accanto al Palazzo delle Esposizioni. Nella sala è visibile il dipinto murale di Balla, scoperto nel 2017 e restaurato [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="s5">
<p class="s9"><span class="s7">L</span><span class="s7">a Banca d</span><span class="s7">’</span><span class="s7">Italia, in occasione della </span><span class="s8">Quadriennale d</span><span class="s8">’</span><span class="s8">arte 2020</span><span class="s7">, effettua un</span><span class="s7">’</span><span class="s7">apertura straordinaria della sala che ospitava l</span><span class="s7">’</span><span class="s7">ingresso al </span><span class="s8">Bal Tic Tac</span><span class="s7">, il locale futurista decorato da Giacomo Balla e inaugurato nel 1921 in via Milano, proprio accanto al Palazzo delle Esposizioni. </span></p>
<p class="s9"><span class="s7">Nella sala </span><span class="s7">è </span><span class="s7">visibile il dipinto murale di Balla, scoperto nel 2017 e restaurato con la supervisione della Soprintendenza Speciale di Roma. L</span><span class="s7">’</span><span class="s7">accesso </span><span class="s7">è </span><span class="s7">consentito esclusivamente su prenotazione ai visitatori della Quadriennale </span><a href="http://www.baltictacquadriennale.it/"><span class="s10">www.baltictacquadriennale.it</span></a><span class="s7"> e, considerate le norme di sicurezza e la ridotta capienza del locale, pu</span><span class="s7">ò </span><span class="s7">avvenire solo per piccoli gruppi di persone. </span></p>
<p class="s9"><span class="s7">Giacomo Balla venne interpellato verso la met</span><span class="s7">à </span><span class="s7">del 1921 da Ugo Paladini per concepire e realizzare gli spazi </span><span class="s7">“</span><span class="s7">totali</span><span class="s7">” </span><span class="s7">futuristi del locale notturno Bal Tic-Tac, situato a Roma in Via Milano n. 1D, tra Via Nazionale e il Traforo del Quirinale.</span></p>
<p class="s9"><span class="s7">«</span><span class="s7">Un giorno, verso l</span><span class="s7">’</span><span class="s7">estate di quel 1921, Vinicio Paladini venne per proporre a Balla, da parte di suo padre, un lavoro di decorazione completamente futurista: si trattava di decorare un locale (oggi si direbbe night-club); Balla, felice, non chiedeva altro per cui accetta di fare tutto il lavoro in quello che lui chiamera</span><span class="s7">̀ </span><span class="s7">il </span><span class="s7">«</span><span class="s7">Bal-Tik-Tak</span><span class="s7">»</span><span class="s7">, per una somma che anche a quei tempi era esigua</span><span class="s7">»</span><span class="s7">.</span></p>
<p class="s9"><span class="s7">Con queste parole Elica Balla, figlia di Giacomo, ha raccontato l</span><span class="s7">’</span><span class="s7">inizio dell</span><span class="s7">’</span><span class="s7">avventura del Bal Tic Tac, il primo cabaret futurista. L</span><span class="s7">’</span><span class="s7">edificio dove sarebbe sorto era nuovo, costruito fra la seconda meta</span><span class="s7">̀ </span><span class="s7">del 1920 e la prima del 1921, sottraendo una porzione di terreno al giardino di Villa Hu</span><span class="s7">̈</span><span class="s7">ffer.</span></p>
<p class="s9"><span class="s7">Il palazzetto che avrebbe ospitato il locale era stato costruito l</span><span class="s7">’</span><span class="s7">anno precedente, secondo un banale classicismo eclettico umbertino, dall</span><span class="s7">’</span><span class="s7">architetto Francesco Speranzini per la famiglia Grabau, che possedeva quel lotto di terreno ed altri edifici circostanti, inclusa l</span><span class="s7">’</span><span class="s7">abitazione personale, una villa urbana decisamente sontuosa, costruita nello stile di un </span><span class="s8">h</span><span class="s8">ô</span><span class="s8">tel particulier </span><span class="s7">parigino.</span></p>
<p class="s9"><span class="s7">Destinato a uso commerciale dai proprietari, grazie alla sua posizione l</span><span class="s7">’</span><span class="s7">edificio venne ritenuto da Paladini, imprenditore alberghiero a Roma e Bolzano, adatto ad ospitare un locale notturno </span><span class="s7">“</span><span class="s7">d</span><span class="s7">’</span><span class="s7">avanguardia</span><span class="s7">”</span><span class="s7">.</span> <span class="s7">Il progetto originario a un solo piano, destinato a negozi, venne modificato con l</span><span class="s7">’</span><span class="s7">aggiunta del mezzanino quando il Comune per concedere l</span><span class="s7">’</span><span class="s7">autorizzazione, richiese che la costruzione fosse </span><span class="s7">«</span><span class="s7">eseguita in travertino presentando un progetto piu</span><span class="s7">̀ </span><span class="s7">consono all</span><span class="s7">’</span><span class="s7">ambiente</span><span class="s7">»</span><span class="s7">, ovvero ai fasti della area vicina alla via che portava il nome di Nazionale.</span></p>
<p class="s9"><span class="s7">Dunque Giacomo Balla si trovo</span><span class="s7">̀ </span><span class="s7">a operare in ambienti appena realizzati, ancora vergini, ed ebbe mani libere per ideare e realizzare l</span><span class="s7">’</span><span class="s7">intera decorazione seguendo le istanze teoriche del manifesto Ricostruzione futurista dell</span><span class="s7">’</span><span class="s7">Universo, pubblicato l</span><span class="s7">’</span><span class="s7">11 marzo 1915 e firmato da lui stesso insieme a Fortunato Depero. Dalle carte della famiglia Balla, come riportato dalla figlia Elica, sappiamo che il compenso per la realizzazione del lavoro fu di 4000 lire. ll locale apr</span><span class="s7">ì </span><span class="s7">ufficialmente i battenti la sera del 30 novembre 1921, non senza un certo scandalo, visto che l</span><span class="s7">’</span><span class="s7">insegna con lettera luminose (probabilmente intermittenti), ideata da Balla fu proprio in quel giorno rimossa dai vigili del fuoco per questioni di decoro e di ordine pubblico (pare che i bagliori luminosi dessero l</span><span class="s7">’</span><span class="s7">impressione di un incendio in corso).</span></p>
<p class="s9"><span class="s7">Il locale venne consacrato da Filippo Tommaso Marinetti. La rivista milanese Il Futurismo, nel suo secondo numero, ne da</span><span class="s7">̀ </span><span class="s7">trionfale notizia: </span><span class="s7">«</span><span class="s7">Marinetti inauguro</span><span class="s7">̀ </span><span class="s7">a Roma, con un discorso, il Bal Tic-Tac, grandioso locale per balli notturni, futuristicamente decorato da Balla. Per la prima volta, appar</span><span class="s7">ve realizzata la nuova arte decorativa futurista. Forza, dinamismo, giocondita</span><span class="s7">̀</span><span class="s7">, italianita</span><span class="s7">̀</span><span class="s7">, originalita</span><span class="s7">̀»</span><span class="s7">.</span></p>
<p class="s9"><span class="s7">In futuro le decorazioni di Balla per il &#8220;Bal Tic-Tac&#8221; saranno pienamente valorizzate e visitabili dal pubblico all&#8217;interno dello spazio espositivo permanente sulla moneta e sulla finanza in corso di progettazione nell&#8217;ambito del &#8220;Centro per l&#8217;educazione monetaria e finanziaria&#8221; intitolato a Carlo Azeglio Ciampi.</span></p>
<p class="s9"><span class="s7">Con questa iniziativa speciale dedicata a Balla, che fu grande protagonista di tante Quadriennali, la Banca d&#8217;Italia conferma, in una prospettiva di responsabilit</span><span class="s7">à </span><span class="s7">sociale, il suo impegno per la valorizzazione del patrimonio storico-artistico.</span></p>
<p class="s11">
<p class="s3">
<p class="s3">
<p class="s9"><span class="s7">Daniela Cond</span><span class="s7">ò</span><span class="s7">, 11 febbraio 2021</span></p>
<p class="s3">
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		<title>Articolo a cura dell’avvocato Daniela Condó” Evento Internazionale Anticorruzione”</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2021 11:59:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Greta Shullazi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche quest’anno la Farnesina ha celebrato la Giornata Internazionale Anticorruzione, rinnovando il proprio impegno istituzionale in questa area tematica, al servizio della partecipazione del Paese ai principali fori multilaterali competenti. Infatti, ieri ha avuto luogo in video-teleconferenza l’evento promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, dal titolo “La Presidenza italiana del G20: [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="s5"><span class="s2">Anche quest</span><span class="s4">’</span><span class="s2">anno la Farnesina ha celebrato la Giornata Internazionale Anticorruzione, rinnovando il proprio impegno istituzionale in questa area tematica, al servizio della partecipazione del Paese ai principali fori multilaterali competenti. Infatti, ieri ha avuto luogo in video-teleconferenza l</span><span class="s4">’</span><span class="s2">evento promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, dal titolo </span><span class="s4">“</span><span class="s2">La Presidenza italiana del G20: la lotta alla corruzione nel nuovo scenario internazionale segnato dalla crisi pandemica</span><span class="s4">”</span></p>
<p class="s3">
<p class="s5"><span class="s2">L</span><span class="s4">’</span><span class="s2">Incontro si </span><span class="s4">è </span><span class="s2">articolato in una sessione istituzionale, introdotta dal Direttore Generale per la Mondializzazione e le Questioni Globali, Luca Sabbatucci, in cui sono intervenuti il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Di Maio e la Rappresentante Speciale della Presidenza OSCE per la lotta alla corruzione, Paola Severino. E</span><span class="s4">’ </span><span class="s2">seguita una tavola, moderata dal Coordinatore per le Attivit</span><span class="s4">à </span><span class="s2">Internazionali Anticorruzione MAECI, Alfredo Durante Mangoni e dal Consigliere Giuridico MAECI, Giovanni Tartaglia Polcini, con la partecipazione del  Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Federico Cafiero de Raho, del Presidente dell</span><span class="s4">’</span><span class="s2">Autorit</span><span class="s4">à </span><span class="s2">Nazionale Anticorruzione, Giuseppe Busia, e del Capo di Gabinetto del Ministro della Giustizia, Raffaele Piccirillo.</span></p>
<p class="s3">
<p class="s5"><span class="s2">L</span><span class="s4">’</span><span class="s2">evento assume particolare rilievo, coincidendo con l</span><span class="s4">’</span><span class="s2">avvio della Presidenza italiana del G20. Esso ha inteso propiziare un dialogo tra le principali istituzioni nazionali coinvolte nella prevenzione e contrasto della corruzione, confermando quanto siano necessarie le sinergie tra istituzioni pubbliche, settore privato e societ</span><span class="s4">à </span><span class="s2">civile, in un percorso di edificazione dell</span><span class="s4">’</span><span class="s2">ambiente socio-economico legalmente orientato, improntato a trasparenza, integrit</span><span class="s4">à </span><span class="s2">e concorrenza leale.</span></p>
<p class="s3">
<p class="s5"><span class="s2">Nel corso dei lavori sono stati inoltre illustrati gli obiettivi e l</span><span class="s4">’</span><span class="s2">agenda della Presidenza italiana del G20 Anti-Corruption Working Group.</span></p>
<p class="s3">
<p class="s5"><span class="s6">La corruzione </span><span class="s7">è </span><span class="s6">un fenomeno sociale, politico ed economico che colpisce tutti i paesi, minando le istituzioni e lo stato di diritto, distorcendo i mercati e i processi elettorali. In definitiva, questo fenomeno priva i cittadini di diritti fondamentali e rallenta lo sviluppo economico. La corruzione crea un circolo vizioso che impoverisce sempre pi</span><span class="s7">ù </span><span class="s6">i paesi dove il problema </span><span class="s7">è </span><span class="s6">endemico. Tra le sue conseguenze pi</span><span class="s7">ù </span><span class="s6">rilevanti si ricorda come gli investimenti stranieri leciti vengono scoraggiati e le piccole imprese nazionali non riescono a superare l</span><span class="s7">’</span><span class="s6">ostacolo dei cosiddetti </span><span class="s7">“</span><span class="s6">costi di avviamento</span><span class="s7">”</span><span class="s6">.</span></p>
<p class="s5"><span class="s2">La lotta alla corruzione </span><span class="s4">è </span><span class="s2">una priorit</span><span class="s4">à </span><span class="s2">del</span><span class="s2"> Governo </span><span class="s2">italiano </span><span class="s2">ed </span><span class="s4">è </span><span class="s2">divenuta sempre pi</span><span class="s4">ù </span><span class="s2">strumento di diplomazia giuridica e politica estera, definendo in sede multilaterale strategie comuni di integrit</span><span class="s4">à </span><span class="s2">pubblica e di prevenzione e contrasto alla corruzione. </span></p>
<p class="s5"><span class="s2">La Farnesina </span><span class="s4">è </span><span class="s2">impegnata nell</span><span class="s4">’</span><span class="s2">attuazione dell</span><span class="s4">’</span><span class="s2">Agenda 2030 dello Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, il cui obiettivo 16 mira proprio a ridurre la corruzione e gli abusi di potere, promuovere lo Stato di diritto e creare istituzioni efficaci, trasparenti e responsabili. Oggi, di fronte alla pandemia e al suo impatto economico-sociale e sociale vanno aumentati gli sforzi per una ripresa in sicurezza verso una societ</span><span class="s4">à </span><span class="s2">pi</span><span class="s4">ù </span><span class="s2">prospera, con meno disuguaglianze; per farlo occorre l</span><span class="s4">’</span><span class="s2">etica della responsabilit</span><span class="s4">à</span><span class="s2">, regole di trasparenza, prevenzione delle devianze. </span></p>
<p class="s3">
<p class="s3">
<p class="s5"><span class="s2">Dicembre 2020                            Daniela Cond</span><span class="s4">ò</span></p>
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		<item>
		<title>Sanità, Colonnello Bortoletti: &#8220;Ecco come ho risanato un buco di 1 miliardo e mezzo di euro all&#8217;ASL di Salerno&#8221;</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2020/11/sanita-colonnello-bortoletti-ecco-come-ho-risanato-un-buco-di-1-miliardo-e-mezzo-di-euro-allasl-di-salerno/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2020 09:34:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Greta Shullazi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Azione di governo]]></category>

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		<description><![CDATA[La storia del Colonnello Maurizio Bortoletti: &#8220;Ecco come ho risanato un buco di 1 miliardo e mezzo di euro all&#8217;ASL di Salerno&#8221; Il link: https://www.la7.it/nonelarena/video/sanita-colonnello-bortoletti-ecco-come-hon-risanato-un-buco-di-1-miliardo-e-mezzo-di-euro-allasl-di-22-11-2020-351634]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2020/11/1F4592FB-05A0-4033-A7BD-53F483CE73EE.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-7466" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2020/11/1F4592FB-05A0-4033-A7BD-53F483CE73EE.jpeg" alt="1F4592FB-05A0-4033-A7BD-53F483CE73EE" width="750" height="723" /></a>La storia del Colonnello Maurizio Bortoletti: &#8220;Ecco come ho risanato un buco di 1 miliardo e mezzo di euro all&#8217;ASL di Salerno&#8221;</p>
<p>Il link: https://www.la7.it/nonelarena/video/sanita-colonnello-bortoletti-ecco-come-hon-risanato-un-buco-di-1-miliardo-e-mezzo-di-euro-allasl-di-22-11-2020-351634</p>
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		<title>BIM e appalti pubblici: un ulteriore efficace strumento per la prevenzione della corruzione?</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Nov 2017 16:53:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Azione Amministrativa e Prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; A cura della Dott.ssa Sara Naldini Il Building Information Modeling (di seguito “BIM”), definito dal National Institutes of Building Science come la “rappresentazione digitale di caratteristiche fisiche e funzionali di un oggetto” nasce dall’esigenza di gestire il processo di realizzazione di una costruzione in tutte le sue fasi.  Il BIM, infatti, può essere considerato [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/11/bim-article-wordle.png"><img class=" size-full wp-image-6315 aligncenter" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/11/bim-article-wordle.png" alt="bim-article-wordle" width="660" height="378" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A cura della Dott.ssa Sara Naldini</p>
<p>Il <em>Building Information Modeling</em> (di seguito “BIM”), definito dal National Institutes of Building Science come la “<em>rappresentazione digitale di caratteristiche fisiche e funzionali di un oggetto</em>” nasce dall’esigenza di gestire il processo di realizzazione di una costruzione in tutte le sue fasi.  Il BIM, infatti, può essere considerato come un processo che si compone di quattro diverse fasi, tutte relative al ciclo di vita della costruzione stessa: la programmazione, la progettazione, la realizzazione e la manutenzione. Grazie a tale sistema si ottiene un modello virtuale e dinamico di un edificio che contiene una serie di informazioni relative allo stabile stesso riguardanti, a titolo esemplificativo, i materiali, la geometria, la struttura portante, gli impianti, i costi e così via. Caratteristica fondamentale di tale sistema è, evidentemente, la collaborazione fra le diverse figure professionali che prendono parte alla realizzazione di una costruzione (architetto, geometra, progettista ecc) che possono inserire, modificare o eliminare dal BIM le informazioni relative all’edificio. Tramite tale sistema, inoltre, tutti i dati rilevanti di una costruzione, presenti nel processo di vita della stessa, devono essere disponibili in formati digitali aperti e non proprietari, al fine di non ledere la concorrenza<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>.</p>
<p><strong>Vladimir Bazjanac</strong>, Professore emerito del Lawrence Berkeley National Laboratory, University of California ha affermato che il BIM ha cambiato radicalmente il processo di progettazione e realizzazione delle strutture per la sua “<em>intrinseca capacità di garantire la validità dei dati inseriti nel manufatto in ogni momento del suo ciclo di vita, permettendo una realizzazione integrata della commessa, impossibile fino ad ora</em>”<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>.</p>
<p>A sua volta il prof. <strong>Charles Eastman</strong>, tra i massimi esperti del BIM, nella Lectio Magistralis tenuta all’Università di Pisa il 27 aprile 2017, ha sottolineato come il metodo consenta di ridurre del 30% i costi di realizzazione di un intervento poiché riduce gli sprechi, elimina gli errori progettuali prima della fase di cantiere, limita le costose varianti e offre la certezza del controllo costante di tempi e costi<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a></p>
<p>L’utilizzo del BIM porta con sé una serie di vantaggi che si traducono in una riduzione dei tempi, degli errori e dei costi, in una maggior semplicità e, soprattutto, in una maggiore trasparenza. Su questo ultimo punto si tornerà nel prosieguo del presente articolo.</p>
<p>Ciò premesso occorre valutare quale sia il collegamento fra il BIM e la disciplina degli appalti, nonché come e perché il BIM possa costruire un utile strumento di contrasto del fenomeno corruttivo.</p>
<p>Un primo elemento utile lo si ritrova nel Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 50/ 2016, di seguito “Decreto” o “Codice”).</p>
<p>Nello specifico, l’art. 23 del Codice, rubricato “<em>Livelli della </em><em>progettazione per gli appalti, per le concessioni di lavori nonché per i servizi</em>”, al comma 13 prevede che le stazioni appaltanti dotate di personale adeguatamente formato “<em>possono richiedere per le nuove opere nonché per interventi di recupero, riqualificazione o varianti, prioritariamente per i lavori complessi, l&#8217;uso dei metodi e strumenti elettronici specifici di cui al comma 1, lettera h). Tali strumenti utilizzano piattaforme interoperabili a mezzo di formati aperti non proprietari, al fine di non limitare la concorrenza tra i fornitori di tecnologie e il coinvolgimento di specifiche progettualità tra i progettisti</em>”.</p>
<p>In altre parole il Legislatore concede la possibilità alle stazioni appaltanti &#8211; in determinate ipotesi ben delineate &#8211; di richiedere l’utilizzo di metodi e strumenti elettronici specificati fra cui rientra senza ombra di dubbio anche il BIM. In tal modo si intende definire progetti privi di errori e il più possibile lontani dalle costose varianti d’opera con l’obiettivo di rendere certi i tempi di realizzazione e i budget necessari.<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a></p>
<p>Un altro passaggio interessante della norma ora richiamata è quello concernente la necessità che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (di seguito “MIT” o “Ministero”), anche avvalendosi di una commissione istituita ad hoc al suo interno, emani un decreto che definisca “<em>le modalità e i tempi di progressiva introduzione dell&#8217;obbligatorietà dei suddetti metodi presso le stazioni appaltanti, le amministrazioni concedenti e gli operatori economici, valutata in relazione alla tipologia delle opere da affidare e della strategia di digitalizzazione delle amministrazioni pubbliche e del settore delle costruzioni</em>”.</p>
<p>Per dare attuazione a tale previsione il MIT, con il decreto 242 del 15 luglio 2016, ha istituito al suo interno la c.d. “Commissione Barotono” che prende il nome dal nome dal suo presidente, l’ing. Pietro Baratono, provveditore interregionale per le opere pubbliche.</p>
<p>La Commissione come primo step operativo ha avviato, attraverso la predisposizione di un questionario e l’audizione degli stakeholder, una fase di ascolto che ha portato alla redazione di una bozza del decreto.</p>
<p>Prima di giungere alla stesura del testo definitivo del decreto il Ministero per “<em>allargare il ventaglio dei soggetti coinvolti nel processo partecipativo […] al fine di raccogliere tutti i contributi di chi quotidianamente è coinvolto nell’utilizzo dei metodi e degli strumenti elettronici specifici, quali quelli per l’edilizia e le infrastrutture</em>” <a href="#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a> ha deciso di promuovere una consultazione pubblica on line avente come ad oggetto la bozza predisposta dalla Commissione.</p>
<p>Al temine di tale procedura consultiva (durata dal 19 giugno al 3 luglio 2017), il MIT, tenendo anche in considerazione quanto emerso dalla stessa, ha avviato la stesura del documento definitivo. Si è, dunque, in attesa dell’emanazione del provvedimento, che parrebbe ormai prossima.</p>
<p>Ad oggi, in attesa del testo definitivo del decreto, si può solamente procedere ad un’analisi della bozza predisposta dalla Commissione evidenziandone alcuni elementi fondamentali, in attesa di verificare se gli stessi saranno o meno confermati dal MIT nel testo definitivo:</p>
<ul>
<li>Adempimenti preliminari delle stazioni appaltanti (art. 3)</li>
<li>Cronoprogramma dell’introduzione del BIM per l’edilizia e le infrastrutture (art. 6)</li>
</ul>
<p>Con riferimento al primo punto, la bozza del decreto subordina l’utilizzo del BIM all’adozione, anche a titolo non oneroso, da parte delle stazioni appaltanti:</p>
<p>“a) <em>di un piano di formazione del personale in relazione al ruolo ricoperto: con particolare riferimento ai metodi e strumenti elettronici specifici, quali quelli di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture; </em></p>
<ol>
<li><em>b) di un piano di acquisizione o manutenzione degli strumenti di gestione digitale dei processi decisionali ed informativi, adeguati alla natura dell’opera, alla fase del processo e al tipo di procedura in cui sono adottati;</em></li>
<li><em>c) di un atto organizzativo che espliciti il processo di controllo e di gestione, il gestore del dato e la gestione dei conflitti</em>” <a href="#_ftn6" name="_ftnref6">[6]</a>.</li>
</ol>
<p>Per quel che concerne, invece, il cronoprogramma, di cui all’art. 6 della bozza, la Commissione ha previsto l’introduzione del BIM con scadenze diverse – a partire da gennaio 2019 e sino a gennaio 2025 – in base all’importo della gara, partendo dagli appalti pari o superiori a 100 milioni di euro.</p>
<p>Il decreto del MIT non sarà, tuttavia l’unico documento contenente indirizzi relativi all’utilizzazione del BIM da parte delle stazioni appaltanti. Anche l’ANAC, infatti, ha annunciato un proprio intervento in materia che, va detto, non si tradurrà in nuove Linee Guida, bensì in un’integrazione delle Linee Guida ___ sull’affidamento dei servizi di ingegneria e architettura. Il Consigliere dell’ANAC Michele Corradino, durante il suo intervento alla Conferenza degli Ordini degli Architetti tenutasi a Roma nel marzo 2017, ha specificato che il provvedimento dell’Autorità concentrandosi “<em>sulle indicazioni relative all’assegnazione degli appalti con previsione di progettazione in BIM</em>” si differenzierà dal decreto ministeriale che regolamenterà, invece, le modalità e i tempi di introduzione del BIM nella progettazione delle opere pubbliche.</p>
<p>Vi sono ulteriori elementi da considerare per valutare il collegamento fra il BIM e la prevenzione del fenomeno corruttivo nel mondo degli appalti pubblici. In primo luogo si può affrontare la questione parlando della trasparenza che, rispetto al fenomeno corruttivo, “<em>realizza […] una misura di prevenzione poiché consente il controllo da parte degli utenti dello svolgimento dell’attività ammnistrativa”<a href="#_ftn7" name="_ftnref7"><strong>[7]</strong></a>.</em></p>
<p>Come sopra evidenziato, l’utilizzo del BIM porta alla creazione di un modello tridimensionale contenente tutti i dati relativi a una specifica opera, che devono essere disponibili in formati digitali aperti. A tal proposito, la legge n. 190/2012, all’art. 35, lett. f) prevede che “<em>per formati di dati aperti si devono intendere almeno i dati resi disponibili e fruibili on line in <strong>formati non proprietari</strong>, a condizioni tali da permetterne il più̀ ampio riutilizzo anche a fini statistici e la ridistribuzione senza ulteriori restrizioni d’uso, di riuso o di diffusione diverse dall’obbligo di citare la fonte e di rispettarne l’integrità̀</em>”.</p>
<p>Alla luce di quanto sin qui esposto, è evidente l’impatto che l’utilizzo del BIM ha sulla trasparenza degli appalti: l’avere un’unica fonte d’informazioni circa un determinato progetto e il fatto che i dati relativi allo stesso siano fruibili a tutti on line consente, infatti, un ampio controllo sull’opera e sulle sue caratteristiche.</p>
<p>Un secondo profilo da considerare riguarda, invece, gli errori di progetto e le varianti in corso d’opera<a href="#_ftn8" name="_ftnref8">[8]</a>.</p>
<p>Nella gestione per così dire tradizionale dei progetti di appalto, i controlli vengono effettuati nelle fasi conclusive della progettazione e a campione. Tramite l’utilizzo della metodologia BIM, invece, le verifiche vengono condotte durante l’intero sviluppo del progetto e in maniera molto più ampia.</p>
<p>In generale può dirsi che la validazione di un modello BIM si estrinseca in tre livelli: i) verifiche formali, ii) Code checking, iii) Clash detection.</p>
<p>Per quel che concerne le verifiche formali, le stesse hanno a oggetto le informazioni veicolate dagli oggetti parametrici 3D utilizzati nella progettazione<a href="#_ftn9" name="_ftnref9">[9]</a>.</p>
<p>Il Code checking, invece, consiste nella verifica dell’aderenza dell’opera in costruzione alle richieste progettuali e normative.</p>
<p>Infine, la Clash detection si sostanzia nella ricerca di possibili interferenze fra gli oggetti presenti nei progetti provenienti dai diversi “attori del progetto” (architetto, ingegnere, impiantista ecc..) per identificare dove i progetti vanno in collisione tra loro. Tale controllo ha un impatto notevolissimo sugli errori in quanto rende possibile anticipare i problemi che altrimenti si verificherebbero in cantiere, con un maggior costo ed una maggiore difficoltà di risoluzione<a href="#_ftn10" name="_ftnref10">[10]</a>.</p>
<p>Ciò che assume un’importanza rilevante ai fini della maggior efficacia ed efficienza dei progetti gestiti tramite il BIM è la capacità di “tradurre in parametri” (anche tramite la creazione di un database) le caratteristiche degli oggetti informatici rappresentati nel modello, le indicazioni normative e quanto richiesto nel progetto. Ciò consente di poter effettuare dei controlli automatici dei requisiti di progetto e, quindi, una verifica molto più ampia.</p>
<p>L’introduzione del BIM consente, quindi, di i) eliminare gli errori progettuali prima della fase di cantiere ii) pianificare e definire meglio le sequenze dei lavori nella fase di costruzione, verificando, quindi, la quantità e l’approvvigionamento dei materiali. In questa fase, pertanto, al fine di tenere sotto controllo gli sprechi, i costi, i tempi di realizzazione e le eventuali varianti in corso d’opera, il modello può essere continuamente aggiornato anche con le informazioni di costruzione.</p>
<p>Come afferma la Prof.ssa Anna Osello, docente del Politecnico di Torino, infatti, il BIM “<em>permette di ottimizzare i processi rilevando le incongruenze tra i diversi contributi a livello di progettazione”, </em>generando una certezza dei dati che<em> “riduce al minimo la possibilità di aggiudicarsi una gara attraverso ribassi d’asta del 70% che poi si cerca di recuperare con le varianti progettuali</em><a href="#_ftn11" name="_ftnref11">[11]</a><em>”.</em></p>
<p>Da quanto sin qui brevemente esposto emergono chiaramente gli impatti positivi che l’introduzione del BIM potrebbe avere e ci si augura avrà, anche sulla prevenzione della corruzione.</p>
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<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Si ha cioè una visione olistica che dà ampio e paritario spazio a tutte le discipline e le professionalità coinvolte nel progetto.</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Sul punto si veda projects.buildingsmartalliance.org/files/?artifact_id=1533</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> http://www.pisainformaflash.it</p>
<p><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> Si tratta, secondo il delegato per l’area mediterranea della Saint Gobain – la multinazionale leader nei prodotti per costruzione – Gianni Scotti, di “uno strumento fondamentale per i professionisti del settore che si stima possa generare risparmi sino al 30%”. La Saint Gobain – forte anche dell’esperienza maturata in paesi ove il BIM è già obbligatori – ha reso disponibile sin dal 2016 la propria libreria di sistema BIM creata ad hoc per ogni singolo paese</p>
<p><a href="#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> http://commenta.formez.it/ch/CodiceAppalti</p>
<p><a href="#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a> Per un approfondimento sull’impatto economico che l’adozione del BIM avrà sulla PA, si vedano “Codice appalti, conto salato per la PA per adottare il BIM: 450 milioni di euro”, di Giuseppe Latour, pubblicato su Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio del 25 settembre 2017 e “Bim, Occhiuto (ANCI): bene il decreto ma ai Comuni serve un aiuto per la formazione e gli investimenti” , di Giuseppe Latour, pubblicato su Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio del 22 giugno 2017 .</p>
<p><a href="#_ftnref7" name="_ftn7">[7]</a> Circolare n. 1/2013 del Dipartimento della Funzione Pubblica.</p>
<p><a href="#_ftnref8" name="_ftn8">[8]</a> Sull’argomento si può vedere Miconi, Le modifiche del contratto e le varianti in corso d’opera nel d.lgs. 50/2016 tra vecchie e nuove criticità, nonché Caruocciolo, L’istituto delle varianti in corso d’opera e la sorte del contenuto contrattuale: profili di responsabilità anche alla luce della normativa in tema di prevenzione della corruzione, in Appalti e Contratti, 18 gennaio 2016. L’ANAC ha pubblicato già nel novembre 2014 il risultato di una profonda analisi su un campione di 90 varianti in corso d’opera che ha evidenziato un enorme spreco di risorse pubbliche e una grande opacità che favorisce i comportamenti corruttivi</p>
<p><a href="#_ftnref9" name="_ftn9">[9]</a> Un esempio di verifica formale è il confronto fra i Level of Development richiesto dai documenti contrattuali nelle varie fasi del progetto e la tipologia di informazioni contenute negli oggetti 3D costituenti il modello virtuale.</p>
<p><a href="#_ftnref10" name="_ftn10">[10]</a> I due parametri principali da verificare in sede di Clash Detenction sono la gravità e la tolleranza dell’interferenza. Comprendere la gravità delle interferenze rilevate consente di poter predisporre una gerarchia delle stesse in modo da rendere più efficace ed efficiente la verifica stessa. Quanto alla tolleranza, bisogna tener presente che spesso nei cantieri per esigenze legate alla riuscita dell’opera stessa possono verificarsi delle collisioni fra elementi di progetto. Comprendere, quindi, quali interferenze possono essere tollerate e quali no consente di ridurre il numero delle istanze segnalate e di agire solamente su quelle effettivamente significative.  E‘evidente l’impatto che una corretta identificazione e gestione delle interferenze, anche alla luce dei criteri appena esposti, ha sui costi del progetto, sugli errori e sulle possibili varianti.</p>
<p><a href="#_ftnref11" name="_ftn11">[11]</a> “Appalti puliti, c’è un metodo: “La Regione lo sperimenti per il Parco della Salute”, di Maurizio Tropeano, pubblicato su La Stampa del 25 febbraio 2016.</p>
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		<title>Corruzione internazionale e diritti umani. Il fenomeno dei rifugiati ambientali</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2017/02/corruzione-internazionale-e-diritti-umani-il-fenomeno-dei-rifugiati-ambientali/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2017 09:33:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
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		<description><![CDATA[In occasione dell’Udienza Generale di mercoledì 7 dicembre 2016, Papa Francesco ha lanciato un appello per ricordare due importanti Giornate promosse dalle Nazioni Unite: quella del 9 dicembre contro la corruzione, e la giornata mondiale per i diritti umani del 10 dicembre. Il Papa ha sollecitato l’attenzione verso ciò che egli stesso ha definito “due [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 1">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p style="text-align: justify;">In occasione dell’Udienza Generale di mercoledì 7 dicembre 2016, Papa Francesco ha lanciato un appello per ricordare due importanti Giornate promosse dalle Nazioni Unite: quella del 9 dicembre contro la corruzione, e la giornata mondiale per i diritti umani del 10 dicembre. Il Papa ha sollecitato l’attenzione verso ciò che egli stesso ha definito “due realtà strettamente collegate: la corruzione è l’aspetto negativo da combattere, incominciando dalla coscienza personale e vigilando sugli ambiti della vita civile, specialmente su quelli più a rischio; i diritti umani sono l’aspetto positivo, da promuovere con decisione sempre rinnovata, perché nessuno sia escluso dall’effettivo riconoscimento dei diritti fondamentali della persona umana.”</p>
<p style="text-align: justify;">Degli episodi di violazioni dei diritti umani diffusi su tutto il globo ne abbiamo purtroppo quotidiana notizia; in uno scenario allarmante, il Pontefice lancia un appello nel quale la preoccupazione per la difesa dei diritti umani si unisce a quella per la lotta contro la corruzione. I due fenomeni, infatti, sono tra loro profondamente connessi. <strong>La corruzione cancella i diritti umani</strong>, essa lascia attorno a sé soltanto lande di terra bruciata. La metafora non è casuale.</p>
<p style="text-align: justify;">La corruzione è un fenomeno multiforme, che sfrutta la complessità della società e si insinua nell’articolata architettura dei rapporti tra i diversi attori sulla scena globale. Tra questi figurano certamente le imprese multinazionali, protagoniste del fenomeno della <strong>globalizzazione</strong> e detentrici di una fetta consistente di potere decisionale, che troviamo, ormai sottratto alla esclusiva titolarità degli Stati, frammentato su più livelli tra politica ed economia. Parallelamente, nel corso degli anni le multinazionali sono diventate destinatarie di numerose pressioni prima economiche, e poi anche sociali ed ambientali.</p>
<p style="text-align: justify;">La società civile pretende dalle imprese che esse esercitino la loro attività economica realizzando, nel contempo, l’<strong>allineamento di interessi privati e pubblici</strong>: le imprese, infatti, possono rappresentare un fattore di sviluppo dei mercati e dei sistemi economici, attirando investimenti, investendo in attività di ricerca e innovazione, trasferendo conoscenze e stimolando le iniziative imprenditoriali locali. Al contrario, un esercizio dell’attività d’impresa orientato esclusivamente al raggiungimento dell’extra-profitto, conduce allo sfruttamento del paese ospite, al suo impoverimento, con esternalità negative che si riverberano sull’intera collettività.</p>
<p style="text-align: justify;">In virtù di tali dinamiche macro- economiche, la <strong>Responsabilità Sociale di Impresa (RSI)</strong> chiama le imprese alla realizzazione di uno <strong>sviluppo sostenibile</strong>, verso una “integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate ”1.</p>
<p style="text-align: justify;">Per orientare le proprie multinazionali verso un esercizio socialmente responsabile dell’attività d’impresa, i Paesi dell’area OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) hanno elaborato Linee Guida (LG) (<strong>OECD Guidelines for multinational enterprises, 1976</strong>) al fine di stimolare il contributo positivo che esse sono in grado di apportare ai paesi ospiti. Tra i profili toccati dalle LG, che trovano il proprio punto cardine nel concetto della RSI, compaiono la difesa dei diritti umani, la tutela dell’ambiente e la lotta alla corruzione. Le prassi corruttive portate avanti dalle multinazionali estere nei paesi ospiti, che trovano la compiacenza dei pubblici ufficiali locali, mirano al raggiungimento di un vantaggio realizzato attraverso la violazione delle normative in materia di diritto ambientale e tutela dei diritti soggettivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando le condotte corruttive diventano prassi, e non trovano un apparato preventivo e repressivo che le intercetti e punisca, si crea una situazione di <strong>“sospensione” della legalità</strong>, nella quale, cioè, pur essendo formalmente presenti negli ordinamenti giuridici ospiti normative che prevedono obblighi in capo alle multinazionali estere in materia di tutela dei diritti umani e dell’ambiente, queste vengono di fatto eluse o violate grazie alle c.d. “bustarelle” che le imprese si preoccupano di far pervenire ai pubblici ufficiali locali per beneficiare di corsie preferenziali.</p>
<p style="text-align: justify;">Atti di corruzione internazionale diventano, così, gli strumenti prediletti per la commissione di illeciti ambientali e inerenti alla tutela dei diritti umani. Un caso emblematico del connubio “<strong>corruzione internazionale-violazioni dei diritti umani-disastri naturali</strong>” è rappresentato dal fenomeno dei c.d. <strong>rifugiati ambientali</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) ha definito i rifugiati ambientali come “persone o gruppi di persone che, a causa di cambiamenti improvvisi o progressivi dell’ambiente che influiscono negativamente sulle loro vite o sulle loro condizioni di vita, sono obbligati a lasciare le loro abituali abitazioni, o scelgono di farlo, sia in maniera temporanea che permanente, e che devono spostarsi all’interno del loro paese o all’estero”. Tra i disastri ambientali che inducono alle migrazioni vi sono gli stravolgimenti climatici causati dagli impianti delle multinazionali straniere. L’esercizio illegale e irresponsabile delle attività produttive o estrattive delle multinazionali dà vita ad alterazioni negli ecosistemi locali, che rendono invivibili per le popolazioni autoctone le loro terre e li costringono a fuggire. Ignorare le responsabilità dei soggetti coinvolti, significa ignorare il fenomeno stesso dei rifugiati ambientali, i quali non soltanto non vengono tutelati nei loro diritti fondamentali nei loro paesi d’origine, ma, sprovvisti del riconoscimento del proprio status da parte del diritto internazionale, vengono abbandonati in situazioni di gravi violazioni dei diritti umani anche nei paesi nei quali emigrano.</p>
</div>
</div>
</div>
<div class="page" title="Page 3">
<div class="layoutArea" style="text-align: justify;">
<div class="column">
<p>Le raccomandazioni volontarie che i Paesi OCSE hanno elaborato per le proprie multinazionali, le pressioni della società civile nei confronti della responsabilità sociale d’impresa e la crescente attenzione politica e mediatica verso il problema della corruzione, non sono bastate a fermare le prassi corruttive ad opera delle multinazionali nei paesi ospiti, prassi che hanno portato a gravi <strong>violazioni dei diritti umani</strong> e a <strong>disastri ambientali</strong>.</p>
<p>Un importante passo in avanti sul piano normativo è stato compiuto in ambito regionale con l’adozione della <strong>Direttiva europea 95/2014</strong>, che impone, a partire dal 2017, alle imprese europee con più di 500 dipendenti l’obbligo di fornire informazioni su temi ambientali, sociali, inerenti al rispetto dei diritti umani e relativi alle policy in materia di lotta alla corruzione sia attiva che passiva. Un obbligo di tale genere, qualora le legislazioni nazionali riuscissero ad assicurarne l’osservanza, imporrebbe alle imprese di rendicontare l’impatto delle proprie attività non solo sull’ambiente e sui diritti umani, ma anche sulle procedure di due diligence, nelle quali rientrano quelle in tema di anticorruzione.</p>
<p>Ci auspichiamo, allora, che per il 2017 i legislatori nazionali sviluppino discipline interne che prevedano meccanismi di effettiva applicazione e di monitoraggio per assicurare che le imprese rispettino i propri obblighi. Inoltre, è fondamentale promuovere tra le imprese che operano all’estero la cultura della RSI, perché “essere socialmente responsabili significa non solo soddisfare pienamente gli obblighi giuridici applicabili, ma anche andare al di là investendo “di più” nel capitale umano, nell’ambiente e nei rapporti con le altre parti interessate”2.</p>
</div>
</div>
<div class="layoutArea" style="text-align: justify;">
<div class="column">
<p>A cura di Daniela Mancini</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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<div class="layoutArea">
<div class="column">
<hr />
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">1 Commissione delle Comunità Europee, Libro verde, promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese, Bruxelles, 2001.</p>
<p style="text-align: justify;">2 Vedi nota precedente.</p>
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</div>
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		</item>
		<item>
		<title>L’iniziativa per la trasparenza nel settore delle industrie estrattive</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2016/06/liniziativa-per-la-trasparenza-nel-settore-delle-industrie-estrattive/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2016 07:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Frontespezi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[EITI]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[risorse naturali]]></category>
		<category><![CDATA[trasparenza]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Come già analizzato in un nostro precedente articolo (link) il settore energetico e delle risorse naturali è spesso terreno fertile per la corruzione, capace di annidarsi nei meccanismi di estrazione e sfruttamento di risorse poco trasparenti, favorendo l’accumulazione di ricchezza nelle mani di pochi e ostacolando lo sviluppo dell’intero paese a cui le risorse [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1></h1>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/06/eiti-74885e60.jpg"><img class="alignleft  wp-image-5436" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/06/eiti-74885e60-300x176.jpg" alt="eiti-74885e60" width="353" height="207" /></a>Come già analizzato in un nostro precedente articolo (</span><span style="color: #0000ff;"><span lang="zxx"><u><a href="http://anticorruzione.eu/2016/05/fare-luce-sui-processi-di-sfruttamento-delle-risorse-naturali/"><span style="font-size: medium;">link</span></a></u></span></span><span style="font-size: medium;">) il settore energetico e delle risorse naturali è spesso terreno fertile per la corruzione, capace di annidarsi nei meccanismi di estrazione e sfruttamento di risorse poco trasparenti, favorendo l’accumulazione di ricchezza nelle mani di pochi e ostacolando lo sviluppo dell’intero paese a cui le risorse appartengono. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">L’</span><strong><span style="font-size: medium;">Extractive Industries Transparency Initiative</span></strong><span style="font-size: medium;"> (EITI) nasce dalla convinzione che un utilizzo responsabile delle risorse naturali possa contribuire ad una crescita economica sostenibile e alla riduzione della povertà, e che al contrario una gestione inadeguata comporti pesanti impatti negativi sia economici che sociali. Il principale obiettivo di questa iniziativa è di promuovere la trasparenza nel settore delle industrie estrattive, tramite un sistema di gestione e contabilità centralizzato ed integro, in modo che la disponibilità di risorse costituisca una fonte di ricchezza per l’intero paese a cui appartengono, e non siano invece oggetto di speculazioni e fenomeni corruttivi. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">L’iniziativa, nata nel 2003, è rivolta a tutti i paesi che vogliono migliorare la propria gestione delle risorse naturali, rendondone trasparenti i processi e i proventi derivanti dal loro sfruttamento.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">A tal fine, l’EITI promuove uno standard internazionale composto da diversi requisiti a cui i singoli paesi possono richiedere la conformità, che viene eventualmente approvata dopo una valutazione, la quale si ripete periodicamente anche dopo l’approvazione e che può, in caso di mancato rispetto dello standard nel tempo, revocare il precedente stato di conformità.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">I requisiti richiesti sono molteplici: la supervisione del settore da parte di un gruppo multi-stakeholder, il quale deve includere le autorità governative, le aziende operanti nel settore e una rappresentanza della società civile; rendere pubblico il contesto legale, contrattuale e regolatorio dell’intero settore estrattivo, incluse le responsabilità statali; la trasparenza sulle attività esplorative dei giacimenti, sui livelli di produzione ed export; fornire informazioni sui pagamenti e proventi del governo e delle società operanti nel settore; dimostrare in che modo i profitti vengono redistribuiti o investiti; comunicare l’entità di spesa pubblica destinata al settore e il suo impatto sull’intera economia.</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Il rispetto di questi requisiti garantisce la conformità allo standard. In questo modo viene garantita un’informazione trasparente, e si favorisce una maggiore consapevolezza dei cittadini e quindi più ampi partecipazione e dibattito pubblici. </span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">A livello delle singole imprese, è stato reso obbligatorio comunicare i cosidetti “beneficial owners” di ogni azienda operante nel settore estrattivo, cioè coloro che non sono i proprietari di diritto ma che beneficiano indirettamente dei proventi aziendali; è quindi necessario che ciascun paese lavori adeguatamente per soddisfare quest’ulteriore requisito.</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Come scritto nell’EITI Progress Report di quest’anno, i principali obiettivi per il futuro sovo volti ad una maggiore integrazione dell’iniziativa nell’attività dei singoli e dei governi, in modo che ogni paese sviluppi autonomamente il proprio sistema di divulgazione di informazioni, attraverso report e database nazionali. </span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">L’iniziativa è attualmente implementata in 51 paesi, e ci auguriamo che lo diventi in tutti i paesi coinvolti nel settore.</span></p>
<h1 align="JUSTIFY"></h1>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Per approfondimenti:</span></p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Sito web dell’EITI: </span><span style="color: #0000ff;"><span lang="zxx"><u><a href="https://beta.eiti.org/"><span style="font-size: medium;">https://beta.eiti.org/</span></a></u></span></span></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">EITI Standard: </span><span style="color: #0000ff;"><span lang="zxx"><u><a href="https://eiti.org/files/english-eiti-standard_0.pdf"><span style="font-size: medium;">https://eiti.org/files/english-eiti-standard_0.pdf</span></a></u></span></span></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">EITI Progress Report 2016: </span><span style="font-size: medium;">https://eiti.org/files/progressreport.pdf</span></p>
</li>
</ul>
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		<item>
		<title>Fare luce sui processi di sfruttamento delle risorse naturali</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2016/05/fare-luce-sui-processi-di-sfruttamento-delle-risorse-naturali/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2016 07:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Frontespezi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[EITI]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[industrie estrattive]]></category>
		<category><![CDATA[risorse naturali]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; La maledizione delle risorse è il fenomeno per cui i paesi particolarmente ricchi di risorse naturali spesso sono sorprendentemente poveri. Esemplare è il caso di molti paesi africani, spesso molto ricchi di  risorse naturali, ma il cui sfruttamento spesso non è andato a vantaggio dell’intero paese ma di cerchie ristrette legate al potere centrale. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h4></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft  wp-image-5352" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/05/petrolio-300x200.jpg" alt="petrolio" width="371" height="247" />La maledizione delle risorse è il fenomeno per cui i paesi particolarmente ricchi di risorse naturali spesso sono sorprendentemente poveri. Esemplare è il caso di molti paesi africani, spesso molto ricchi di  risorse naturali, ma il cui sfruttamento spesso non è andato a vantaggio dell’intero paese ma di cerchie ristrette legate al potere centrale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel saggio “Perché le nazioni falliscono” di Acemoglu e Robinson (2012), gli autori affrontano tale questione considerando come variabile chiave le istituzioni prevalenti in un paese, affermando che sono le istituzioni di tipo estrattivo, ossia quelle che agiscono per l’interesse dell’elite, conferendole le intere disponibilità di risorse e i loro proventi, la causa del fallimento di un paese. Ed è quindi nei paesi in cui prevalgono queste istituzioni, spesso anche sprovvisti di una regolamentazione adeguata, che la corruzione trova spazio nell’ambito di privatizzazioni o di conferimento di licenze per l’utilizzo di risorse.</p>
<p style="text-align: justify;">Come nella maggior parte dei casi, il fattore determinante che viene troppo spesso a mancare è la trasparenza, in questi casi la trasparenza dei diritti di proprietà dei giacimenti, la trasparenza nei procedimenti di estrazione e distribuzione delle risorse, la trasparenza riguardo i compensi per ogni impresa che interviene nell’intero processo di sfruttamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Tenta di affrontare questo problema l’Iniziativa per la Trasparenza delle Industrie Estrattive (in inglese <strong>Extractive Industries Transparency Initiative</strong>, EITI), un’organizzazione internazionale che promuove la trasparenza nella gestione delle risorse naturali, affinché il loro sfruttamento vada a beneficio di tutti i cittadini dello stato di appartenenza. L’EITI ha definito a tale scopo uno standard globale attualmente adottato in 48 paesi, come mostra la mappa sottostante, che prevede il rispetto di determinati criteri che governi ed imprese devono impegnarsi a rispettare per poter essere prima “candidati” e poi eventualmente “conformi” allo standard.</p>
<h4 style="text-align: justify;"></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/05/Cattura.png"><img class="  wp-image-5353 aligncenter" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/05/Cattura-300x166.png" alt="Cattura" width="446" height="247" /></a></p>
<h4 style="text-align: justify;"></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Il motore dell’iniziativa è la divulgazione di tutte le informazioni relative allo sfruttamento delle risorse (licenze, contratti, tasse, ecc.), che sono poi raccolte in un rapporto annuale, attraverso il quale tutti i cittadini possono rendersi consapevoli del funzionamento del settore e dei guadagni che esso genera.</p>
<p style="text-align: justify;">Come si evince dalla mappa ,numerosi tra i  paesi  africani sono conformi allo standard dell’EITI. E’ un segnale incoraggiante, ma il percorso in questa direzione deve essere continuato, se si desidera togliere terreno alla corruzione, e ottenere una distribuzione equa dei proventi delle risorse naturali.</p>
<h4 style="text-align: justify;"></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Link di approfondimento:</p>
<p style="text-align: justify;">EITI &#8211; Extractive Industries Transparency Initiative (<a href="https://eiti.org/">website</a>)</p>
<p>Acemoglu, Robinson (2012), Perché le nazioni falliscono (<a href="https://books.google.be/books/about/Perch%C3%A9_le_nazioni_falliscono_Alle_origi.html?id=k_hT8FgmqRkC&amp;redir_esc=y">info</a>)</p>
<h4></h4>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>LE GRANDI INCOMPIUTE D’ITALIA. CAPITOLO 11, IL FRIULI VENEZIA GIULIA</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2016 07:52:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rizzo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Appalti]]></category>
		<category><![CDATA[appalti pubblici]]></category>
		<category><![CDATA[controlli]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[friuli venezia giulia]]></category>
		<category><![CDATA[grandi opere]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblica amministrazione]]></category>
		<category><![CDATA[SIMOI]]></category>

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		<description><![CDATA[Da qualche settimana noi di anticorruzione.eu abbiamo iniziato un viaggio alla ricerca delle opere incompiute più costose d’Italia. Regione dopo regione stiamo cercando di capire quali siano le più virtuose, quelle con meno spreco di denaro pubblico, e quali le più impreparate a gestire i fondi pubblici per la realizzazione di infrastrutture più o meno [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da qualche settimana noi di anticorruzione.eu abbiamo iniziato un viaggio alla ricerca delle opere incompiute più costose d’Italia. Regione dopo regione stiamo cercando di capire quali siano le più virtuose, quelle con meno spreco di denaro pubblico, e quali le più impreparate a gestire i fondi pubblici per la realizzazione di infrastrutture più o meno grandi.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie al <strong>Sistema Informativo di Monitoraggio delle Opere Incompiute</strong> (SIMOI)<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> è possibile ottenere gli elenchi anagrafici di tutte le opere censite dalle amministrazioni in tutte le regioni d’Italia. Quest’oggi analizzeremo il Friuli Venezia Giulia<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>, che al 30 giugno 2015 aveva dodici opere incompiute.</p>
<p style="text-align: justify;">L’opera della regione per cui sono stati stanziati più finanziamenti è il Palasport Primo Carnera di Udine, che è stato inaugurato nel 1970 ma oggi richiede lavori di ampliamento e ristrutturazione per l’ottenimento del Certificato Prevenzione Incendi (CPI) e l’agibilità da parte della Commissione Provinciale di Vigilanza sui Locali di Pubblico Spettacolo (CPVLPS). Nonostante il 5 maggio 2015 il sindaco abbia consegnato i lavori per la ristrutturazione, auspicando una fine degli stessi entro il 31 dicembre dello stesso anno<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a>, questi non sono ancora terminati. Un sopralluogo a metà ottobre 2015 ha infatti rilevato alcune coperture d’amianto da smantellare che hanno allungato i tempi dei lavori<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a>. L’assessore ai lavori pubblici ha dichiarato che in data del suddetto sopralluogo i lavori erano completati al 40%<a href="#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a> (cifra ben diversa dal 4,71% del SIMOI, che però è censita al giugno scorso, come detto in precedenza). Il totale dell’intervento aggiornato all’ultimo quadro economico<a href="#_ftn6" name="_ftnref6">[6]</a> parla di € 3.282.000 necessari a completare la ristrutturazione della struttura.</p>
<p style="text-align: justify;">Quasi 2 milioni di euro sono invece i fondi che sarebbero necessari per il recupero dell’edificio ex consorzio agrario di Via Aldo Moro ad uso polifunzionale scolastico, nel comune di Casarsa della Delizia. La struttura, di proprietà comunale, dovrebbe diventare un edificio a disposizione delle scuole, con sala convegni, la mensa e uffici a servizio dei due istituti vicini. I lavori erano cominciati nel 2008, portando la percentuale d’avanzamento dei lavori al 7,17%, ma un errore nella progettazione ha causato una serie di controversie anche burocratiche<a href="#_ftn7" name="_ftnref7">[7]</a>. Di fatto il cantiere non è mai decollato veramente. Il 28 dicembre 2015 è stato presentato il nuovo bando per l’ottenimento dei lavori<a href="#_ftn8" name="_ftnref8">[8]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La terza opera interrotta più costosa del Friuli Venezia Giulia è il Centro Intermodale del Comune di San Giorgio a Nogaro. “Per l’amministrazione comunale di San Giorgio di Nogaro, il completamento del centro intermodale è considerato prioritario, e abbiamo gli spazi finanziari per farlo, per cui non risulta vero quanto apparso sugli organi di stampa che per quest’opera «non sussistono le condizioni per il riavvio»”. Così dichiarava l’assessore ai lavori pubblici il primo agosto 2014; da allora però l’autostazione a servizio del trasporto pubblico non è ancora stata terminata, nonostante nel 2012 si parlasse di 8 mesi necessari alla realizzazione dell’opera<a href="#_ftn9" name="_ftnref9">[9]</a>. I lavori, che prevedono un costo di 775 mila euro, sono fermi al 78,59%.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> https://www.serviziocontrattipubblici.it/simoi.aspx</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> https://www.serviziocontrattipubblici.it/informazioni/doc/FVG.pdf</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> http://www.udinetoday.it/cronaca/riapre-cantiere-lavori-palasport-carnera-udine.html</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> http://www.ilfriuli.it/articolo/Cronaca/Carnera-points-_slitta_la_fine_dei_lavori/2/148142</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> Ibidem</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a> Si veda la nota 2.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref7" name="_ftn7">[7]</a> http://messaggeroveneto.gelocal.it/pordenone/cronaca/2015/12/29/news/ex-consorzio-agrario-c-e-il-bando-di-gara-1.12694068</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref8" name="_ftn8">[8]</a>http://www.gazzettaufficiale.it/atto/contratti/caricaDettaglioAtto/originario;jsessionid=cjk9kOOdSVknpTO8OlqlJA__.ntc-as1-guri2b?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2015-12-28&amp;atto.codiceRedazionale=T15BFF21992</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref9" name="_ftn9">[9]</a> http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2012/05/20/news/san-giorgio-partiti-i-lavori-per-il-centro-intermodale-1.4820728</p>
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