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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; Maurizio Costa</title>
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		<title>Obama in Kenya per dire no alla corruzione</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jul 2015 07:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Costa]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Kenya]]></category>
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		<description><![CDATA[Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, sta affrontando un lungo viaggio di rappresentanza in Africa. Prima dell&#8217;Etiopia, il presidente statunitense ha visitato il Kenya, suo paese di origine. Durante la conferenza stampa, Obama, riferendosi al Kenya, ha detto che “sicuramente tornerò qui, magari con altri vestiti. L&#8217;ultima volta ci sono venuto in jeans”. Dopo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, sta affrontando un lungo viaggio di rappresentanza in Africa. Prima dell&#8217;Etiopia, il presidente statunitense ha visitato il Kenya, suo paese di origine. Durante la conferenza stampa, Obama, riferendosi al Kenya, ha detto che “sicuramente tornerò qui, magari con altri vestiti. L&#8217;ultima volta ci sono venuto in jeans”.</p>
<p>Dopo un lungo discorso sulla violenza sulle donne, ancora drammaticamente presente in questi paesi, e sulla difficoltà per gli omosessuali di poter vivere in libertà in Kenya, Obama ha affrontato il tema della corruzione, ancora una piaga importante per la politica e per l&#8217;amministrazione keniota.</p>
<p><a name="_GoBack"></a>“La corruzione – ha dichiarato il presidente degli Usa – è il principale impedimento a una crescita ancora più veloce”. Obama ha anche affermato che “sono necessari dei processi visibili in modo da dimostrare ai cittadini che si sta agendo per colpire la corruzione che è presente sia ad alti che a bassi livelli dell&#8217;amministrazione e della politica locale”.</p>
<p>“Non bisogna essere investigatori finanziari per capire che quello che succede – ha concluso Obama – Inoltre, la corruzione rende gli investimenti stranieri ancor meno attraenti”.</p>
<p>Secondo Transparency International, il Kenya è un paese che presenta un livello di corruzione altissimo: lo stato appena visitato da Obama si piazza 145esimo su 175 paesi per livello di corruzione.</p>
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		<title>Cara di Mineo: cinque indagati per corruzione</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jul 2015 12:27:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Costa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Maladministration e sprechi]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Centro di Accoglienza per richiedenti Asilo di Mineo rientra nell&#8217;occhio del ciclone. Dopo gli scandali di Mafia Capitale, cinque persone, tra le quali il primo cittadino del paese, sono indagate per corruzione nell&#8217;ambito della gestione del centro siciliano. L&#8217;avviso di conclusione delle indagini è stato inviato ad Anna Aloisi (sindaco di Mineo di Ncd), [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il Centro di Accoglienza per richiedenti Asilo di Mineo rientra nell&#8217;occhio del ciclone. Dopo gli scandali di Mafia Capitale, cinque persone, tra le quali il primo cittadino del paese, sono indagate per corruzione nell&#8217;ambito della gestione del centro siciliano. L&#8217;avviso di conclusione delle indagini è stato inviato ad Anna Aloisi (sindaco di Mineo di Ncd), Paolo Ragusa (ex presidente del consorzio Sol. Calatino, che gestisce il Cara), Luana Mandrà (consigliere comunale ed ex assessore di Mineo), Maurizio Gulizia (ex assessore del paese) e anche l&#8217;ex sindaco di Mineo, Giuseppe Mario Mirata.</p>
<p style="text-align: justify;">Ragusa e Gulizia sono accusati di istigazione alla corruzione. Infatti, come si legge dall&#8217;avviso del procuratore di Caltagirone, “promettevano a Mario Agrippino Noto, consigliere comunale di minoranza del Comune di Mineo, senza ricevere accettazione, un posto di lavoro presso il Cara di Mineo in favore della sua fidanzata Teresa D’Amplò, se avesse, il primo, accettato di passare dalla minoranza alla maggioranza nell’ambito del Consiglio comunale del predetto comune”. Secondo l&#8217;accusa, quindi, si sarebbero promessi posti di lavoro in cambio di passaggi politici tra minoranza e maggioranza.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, Ragusa, insieme a Mirata, è accusato “perché, in concorso tra loro, il secondo, su incarico del primo, prometteva a Luana Mandrà, senza ricevere accettazione, un posto di lavoro a tempo determinato di natura dirigenziale presso il Cara di Mineo se avesse accettato di passare nel gruppo “Uniti per Mineo” nell’ambito del Consiglio comunale”. Mandrà avrebbe dovuto passare così dalla minoranza alla maggioranza.</p>
<p style="text-align: justify;">Mandrà, in un primo momento, non avrebbe accettato questa offerta ma un&#8217;altra: sarebbe diventata assessore alla Pubblica istruzione sempre in cambio di passaggi sospetti all&#8217;interno del Consiglio comunale. Dopo qualche mese si dimette e comincia a raccontare tutto agli inquirenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli accusati avranno a disposizione 20 giorni per difendersi, ma una cosa è chiara: il business degli immigrati, che ha destato scalpore nell&#8217;inchiesta di Mafia Capitale, continua a mostrare il suo lato peggiore.</p>
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		<title>Il premier romeno accusato di corruzione</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2015 09:58:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Costa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Estero]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione Romania]]></category>
		<category><![CDATA[Ponta Romania]]></category>
		<category><![CDATA[Romania]]></category>
		<category><![CDATA[scandalo Romania]]></category>
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		<description><![CDATA[Victor Ponta, il primo ministro della Romania, è stato accusato di corruzione da parte dell&#8217;unità anticorruzione romena. Le accuse sono quelle di frode, conflitto di interessi, evasione fiscale e riciclaggio di denaro sporco. I fatti sarebbero avvenuti prima che Ponta diventasse premier della Romania. Tra il 2007 e il 2008, l&#8217;attuale primo ministro era un [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Victor Ponta</strong>, il primo ministro della Romania, è stato accusato di <strong>corruzione da parte dell&#8217;unità anticorruzione romena</strong>. Le accuse sono quelle di frode, conflitto di interessi, evasione fiscale e riciclaggio di denaro sporco.</p>
<p style="text-align: justify;">I fatti sarebbero avvenuti prima che Ponta diventasse premier della Romania. Tra il 2007 e il 2008, l&#8217;attuale primo ministro era un avvocato e, sebbene fosse già entrato in politica, non aveva sicuramente il potere attuale.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;agenzia dell&#8217;unità anticorruzione romena ha scoperto tutto quello che si sarebbe celato dietro l&#8217;operato di Ponta. Adesso le autorità hanno messo sotto sequestro molti beni del premier, tra i quali case, conti bancari e un appartamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo l&#8217;accusa dell&#8217;agenzia anticorruzione, <strong>Ponta avrebbe ricevuto 55mila euro da un suo politico alleato</strong>, Don Sova, facendo finta di essere assunto dal collega. Con questi soldi, Ponta avrebbe comprato case, appartamenti di lusso e un Suv. <strong>Sova</strong>, in cambio, <strong>sarebbe stato nominato ministro per ben tre volte</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sebbene Ponta si sia dimesso dalla carica di presidente del partito di cui fa parte, quello social democratico, rimane ancora primo ministro. I suoi avvocati fanno sapere che Ponta ha bisogno di tempo per formulare la sua difesa ma intanto in Romania è cresciuto il malcontento. L’opinione pubblica non accetta il fatto che un premier possa commettere cose del genere.</p>
<p style="text-align: justify;">Per uno Stato che cerca di uscire dalla morsa della corruzione ritrovare il suo primo ministro implicato in una storia del genere è davvero paradossale. D’altra parte, proprio inchieste di questa portata potrebbero spingere il paese verso un deciso percorso anti corruzione. Ponta ha detto che fino ad ora non si dimette, ma chissà quali altri retroscena potrebbero venire fuori da una vicenda ancora tutta in divenire.</p>
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		<title>Le nuove linee guida contro la corruzione nelle partecipate</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2015/07/le-nuove-linee-guida-contro-la-corruzione-nelle-partecipate/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2015 14:47:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Costa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Conflitto d'interessi]]></category>
		<category><![CDATA[Anac. anticorruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Cantone]]></category>
		<category><![CDATA[linee guida corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Raffaele Cantone]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Anac (Autorità nazionale Anticorruzione) ha approvato con la Determinazione numero 8 del 17 giugno 2015 le nuove linee guida per prevenire i fenomeni di corruzione all&#8217;interno delle società partecipate dai Comuni e dallo Stato. Questo documento è un proseguo del Piano Nazionale Anticorruzione (Pna) che già stabiliva delle «misure di prevenzione della corruzione negli enti [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Anac (Autorità nazionale Anticorruzione) ha approvato con la <a href="http://www.anticorruzione.it/portal/rest/jcr/repository/collaboration/Digital%20Assets/anacdocs/Attivita/Atti/determinazioni/2015/8/Determinazione_n.%208_23.6.2015%20h.%2018.40.pdf" target="_blank">Determinazione numero 8 del 17 giugno 2015</a> le nuove linee guida per prevenire i fenomeni di corruzione all&#8217;interno delle società partecipate dai Comuni e dallo Stato. Questo documento è un proseguo del Piano Nazionale Anticorruzione (Pna) che già stabiliva delle «misure di prevenzione della corruzione negli enti di diritto privato in controllo pubblico e partecipati da pubbliche amministrazioni, anche con veste societaria, e negli enti pubblici economici».</p>
<p>Queste linee guida sono indirizzate alle società controllate dalle pubbliche amministrazioni e non a tutti quegli enti privati che non sono controllati dai Comuni o dallo Stato. Questo documento tende a diffondere il fenomeno della trasparenza e anche a evitare quello della corruzione. Vista anche l&#8217;inchiesta Mafia Capitale, queste linee guida provano a eliminare un fenomeno che ha condizionato le vicende di Roma e dell&#8217;amministrazione capitolina.</p>
<p>Fondamentalmente, queste linee riguarderanno «le società che dovranno effettuare un’analisi del contesto e della realtà organizzativa per individuare in quali aree o settori di attività e secondo quali modalità si potrebbero astrattamente verificare fatti corruttivi». Inoltre, si dovrà riportare una mappa delle aree a rischio e dei connessi reati di corruzione nonché l’individuazione delle misure di prevenzione.</p>
<p>Tutte le società partecipate dovranno definire e adottare un “Programma triennale per la trasparenza e l’integrità” in cui sono individuate le misure organizzative volte ad assicurare la regolarità e la tempestività dei flussi delle informazioni da pubblicare, prevedendo anche uno specifico sistema delle responsabilità.</p>
<p>Le linee guida definiscono anche un contrasto di cariche amministrative: un amministratore non potrà sedere in troppi Consigli di amministrazione, per evitare appunto che questa molteplicità di cariche favorisca una partecipata rispetto ad un&#8217;altra.</p>
<p>L&#8217;Anac dovrà comunque monitorare la situazione in generale, per contrastare i fenomeni di corruzione nella pubblica amministrazione ma soprattutto nelle partecipate, spesso sede di intrighi e malaffare.</p>
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		<title>Marocco: giro di vite sulla corruzione</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2015 13:38:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Costa]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Anticorruzione]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Marocco]]></category>
		<category><![CDATA[Transparency International]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Marocco sta avviando una forte campagna di sensibilizzazione verso la cittadinanza per contrastare i fenomeni di corruzione nel paese, una pratica molto diffusa nello Stato nordafricano. Secondo “Transparency International” il Marocco è 80esimo su 175 Stati presi in considerazione per quel che riguarda l’indice di percezione della corruzione (Cpi), che riflette quanti fenomeni di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">Il Marocco sta avviando una forte campagna di sensibilizzazione verso la cittadinanza per contrastare i fenomeni di corruzione nel paese, una pratica molto diffusa nello Stato nordafricano. Secondo “Transparency International” il Marocco è 80esimo su 175 Stati presi in considerazione per quel che riguarda l’indice di percezione della corruzione (Cpi), che riflette quanti fenomeni di malaffare avvengono in un determinato paese (<a href="#MAR">http://www.transparency.org/country/#MAR</a>). Inoltre, il livello di percezione dei cittadini del livello di corruzione è molto alto: solamente il 18% della popolazione pensa che il governo si stia attivando per contrastare questo fenomeno negli uffici pubblici e governativi. I luoghi in cui la corruzione imperversa maggiormente sono i Palazzi di Giustizia e gli uffici amministrativi (<a href="#MAR">http://www.transparency.org/country/#MAR</a>).</p>
<p align="JUSTIFY">Proprio per far aumentare la fiducia dei cittadini marocchini verso il governo, il governo ha varato una legge che introduce un numero verde contro la corruzione (08.00.00.47.47). Chiamando questo centralino i cittadini potranno denunciare fenomeni di corruzione che hanno avuto modo di constatare. Queste segnalazioni verranno analizzate da un comitato che valuterà quali prendere in considerazione e quali scartare, dopo un’accurata serie di indagini.</p>
<p align="JUSTIFY">La Giustizia marocchina, quindi, creerà un vero e proprio filo diretto con la popolazione. Chi non si fida del numero verde, può compilare un modulo nel quale descriverà il fenomeno di corruzione al quale ha assistito.</p>
<p align="JUSTIFY">Il rischio di questa manovra, però, come in tutti i Paesi in cui si può denunciare un fenomeno di corruzione, è quello che riguarda le vendette personali: si potrà denunciare un fenomeno di corruzione, anche se non è mai esistito, per destabilizzare o accusare ingiustamente i propri concorrenti commerciali o economici, o anche una persona che si vuole colpire in qualche modo. Inoltre, c’è la seria possibilità che questa pratica intasi gli uffici amministrativi, che dovranno vagliare centinaia di pseudo-denunce.</p>
<p align="JUSTIFY">Le contestazioni di piazza, che poi portarono alla Primavera araba, vertevano anche sul fatto che lo Stato marocchino fosse altamente corrotto. Dopo le nuove elezioni, il governo aveva già inasprito le pene, aumentando gli anni di carcere per corruzione a un massimo di 5 (articolo 36 del nuovo Codice penale).</p>
<p align="JUSTIFY"><a name="_GoBack"></a>Un anno fa, inoltre, gli esperti del Consiglio d’Europa, avevano constatato che “a parte alcune iniziative interne in alcune istituzioni pubbliche, non vi è ad oggi una politica nazionale, a medio lungo termine, per la lotta contro la corruzione in Marocco. La mancanza di un simile approccio al fenomeno è tra le ragioni del bassissimo numero di condanne”. Adesso il Marocco cambia passo, sperando di eliminare il problema endemico della corruzione: è ancora un p<span style="font-size: medium;">iccolo passo ma la strada è quella giusta.</span></p>
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		<title>Roma Capitale, Mafia Succursale</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2015 07:59:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Costa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Infiltrazioni mafiose]]></category>
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		<description><![CDATA[Lo scandalo che ha investito il comune di Roma è arrivato al secondo filone d&#8217;inchiesta. Secondo gli inquirenti, Salvatore Buzzi e Massimo Carminati avrebbero detenuto poteri enormi grazie soprattutto alle connivenze e agli stipendi illeciti che percepivano i politici di turno, sia in Campidoglio sia in Regione Lazio. Ma com&#8217;è possibile che due singoli soggetti [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/06/Salvatore_buzzi-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2697" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/06/Salvatore_buzzi-2-300x132.jpg" alt="Salvatore_buzzi-2" width="300" height="132" /></a>Lo scandalo che ha investito il comune di Roma è arrivato al secondo filone d&#8217;inchiesta. Secondo gli inquirenti, Salvatore Buzzi e Massimo Carminati avrebbero detenuto poteri enormi grazie soprattutto alle connivenze e agli stipendi illeciti che percepivano i politici di turno, sia in Campidoglio sia in Regione Lazio. Ma com&#8217;è possibile che due singoli soggetti abbiano potuto mettere le mani su tutta Roma senza che nessuno battesse ciglio?</p>
<p align="JUSTIFY">La Mafia di Roma, come è stata definita dai magistrati, sarebbe una vera e propria organizzazione criminale che prevedeva, come tutte le altre mafie, silenzio, omertà e a volte qualche vittima. Rispetto ad altre forme di mafie, si sarebbe però distinta sia per le modalità di esecuzione degli atti criminosi, sia nel modo in cui veniva percepita dai cittadini.</p>
<p align="JUSTIFY">La Mafia a Roma si troverebbe dentro i palazzi (Campidoglio o Regione), negli appartamenti privati o negli studi notarili. Niente uscite fuori posto, niente spari a vuoto, niente vittime non necessarie. Mentre la camorra entra nel tessuto sociale, insinuandosi nelle case e nelle vite di chi ha la sfortuna di trovarcisi vicino, Mafia Capitale era “alta”, come quel “mondo di sopra” che Massimo Carminati ha descritto con dovizia di particolari.</p>
<p align="JUSTIFY">Nessun intesseva contatti con chi vale zero, ma solamente con chi ha il potere di concedere bandi, affidamenti e altre risorse. La percezione che i cittadini avevano prima di dicembre del 2014 di questa “cooperativa a delinquere” era solo ideale, non pratica: la sua esistenza si poteva forse immaginare, ma non si conosceva con precisione. “Si stavano mangiando tutto alle nostre spalle” commentano i romani.</p>
<p align="JUSTIFY">Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha ereditato questa situazione e adesso dovrà sforzarsi di cancellare qualsiasi traccia di questa attività criminale insieme al Prefetto di Roma, Franco Gabrielli, e alla Magistratura. Roma non è con i mafiosi: Roma è contro, protesta e si indegna davanti a questa inchiesta che ha scoperchiato un mondo invisibile ai più. La vera mafia, quella per così dire tradizionale, nella Capitale c&#8217;è, e si trova esattamente a Ostia, dove esistono veri e propri clan. Usano metodi tradizionali, atti intimidatori, come dare fuoco a un&#8217;edicola o a un chiosco (http://roma.repubblica.it/cronaca/2015/06/14/news/ostia_nuovo_incendio_doloso_a_fuoco_edicola-116818724/).</p>
<p align="JUSTIFY">La Mafia a Roma si può eliminare perché non attecchisce sulla gente, non entra nel tessuto sociale della maggior parte dei romani, non riesce a corrompere grandi numeri. Basta un taglio netto, un&#8217;eliminazione dei vertici criminali, per far tornare Roma la Capitale d&#8217;Italia e Mafia la Succursale.</p>
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		<title>La corruzione nel mondo: il caso Albania</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2015 07:18:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Costa]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Albania]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[E-Albania]]></category>
		<category><![CDATA[Edi Rama]]></category>
		<category><![CDATA[Tirana]]></category>

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		<description><![CDATA[Edi Rama, il primo ministro albanese, da anni combatte il malaffare e la corruzione in Albania. La pratica di elargire bustarelle e mazzette infesta da sempre gli uffici e la politica locale. Nei giorni scorsi però, proprio per contrastare questo fenomeno, il governo ha aperto una piattaforma online, chiamata E-Albania, che servirà a evitare fenomeni [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/06/IMG20131010104020251_900_700.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2488" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/06/IMG20131010104020251_900_700-300x200.jpeg" alt="IMG20131010104020251_900_700" width="300" height="200" /></a>Edi Rama, il primo ministro albanese, da anni combatte il malaffare e la corruzione in Albania. La pratica di elargire bustarelle e mazzette infesta da sempre gli uffici e la politica locale. Nei giorni scorsi però, proprio per contrastare questo fenomeno, il governo ha aperto una piattaforma online, chiamata E-Albania, che servirà a evitare fenomeni di corruzione.</p>
<p><strong><strong> </strong></strong></p>
<p>Questo progetto, che è stato finanziato dalla Banca Mondiale, offrirà ai cittadini albanesi numerosi servizi finanziari su internet, eliminando quindi il contatto con i funzionari pubblici. Questa separazione fisica tra cittadino e amministratore permetterà una diminuzione drastica della corruzione, che spesso avviene negli uffici e nei palazzi dell&#8217;amministrazione.</p>
<p><strong><strong> </strong></strong>Sarà più difficile che un cittadino possa dare bustarelle o mazzette al funzionario di turno. Inoltre, questo progetto abbasserà sensibilmente il costo della burocrazia e soprattutto non farà perdere tempo prezioso agli albanesi.</p>
<p><strong><strong> </strong></strong>E-Albania non sarà rivolto solamente ai cittadini ordinari ma anche a commercianti e agli imprenditori, che potranno compilare e inviare le loro pratiche direttamente dal computer di casa. Presto nascerà anche un&#8217;infrastruttura a Tirana che stabilirà la base giuridica di tutto il progetto.</p>
<p><strong><strong> </strong></strong>Il progetto del primo ministro è stato accompagnato dal supporto costante dell&#8217;Unione Europea, che, fino ad ora, ha già stanziato 100 milioni di euro per combattere la corruzione e il malaffare in Albania.</p>
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		<title>Il Coni crea una piattaforma per denunciare la corruzione sportiva</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2015 07:26:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Costa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Coni]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Malgò]]></category>
		<category><![CDATA[scandalo Fifa]]></category>
		<category><![CDATA[whistleblowing]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo lo scandalo che ha sommerso il mondo del pallone mondiale, il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (Coni) corre ai ripari e crea una piattaforma attraverso la quale denunciare attività di corruzione sportiva sul territorio. L&#8217;idea, che si sta sempre più diffondendo in Italia e nel mondo, vuole creare un canale diretto tra cittadino ed ente [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">Dopo lo scandalo che ha sommerso il mondo del pallone mondiale, il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (Coni) corre ai ripari e crea una piattaforma attraverso la quale denunciare attività di corruzione sportiva sul territorio. L&#8217;idea, che si sta sempre più diffondendo in Italia e nel mondo, vuole creare un canale diretto tra cittadino ed ente in modo tale da far emergere, in maniera del tutto anonima, fenomeni di corruzione che interessano il mondo dello sport.</p>
<p align="JUSTIFY">Il<i> whistleblowing</i> ormai sta diventando una realtà anche nel nostro paese: denunciare anonimamente la corruzione, senza incorrere in azioni legali o vendette, sta prendendo piede e sembra essere il modo più sicuro per far emergere fenomeni illeciti che avvengono in Italia, evitando l&#8217;ostacolo quasi insormontabile dell&#8217;omertà.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;annuncio della piattaforma del Coni arriva proprio durante il Forum della Pubblica Amministrazione 2015, nel quale Giovanni Malagò, presidente dell&#8217;ente, ha mostrato questo nuovo meccanismo di incoraggiamento alla denuncia.</p>
<p align="JUSTIFY">La piattaforma è stata messa a punto da una società italiana, la Nttagic, attraverso il sistema di condivisione SharePoint, usato da Microsoft. Il cittadino potrà denunciare tranquillamente senza essere riconosciuto, in base a un algoritmo che genera casualmente delle credenziali identificative che, però, non vengono collegate con la persona fisica che sta mettendo a punto la denuncia.</p>
<p align="JUSTIFY">Malagò è rimasto molto soddisfatto per il lavoro svolto: “<span style="color: #2b2a2a;">Il principio di trasparenza e buon andamento degli enti pubblici è fondamentale nella tutela dell’</span>interesse collettivo<span style="color: #2b2a2a;"> e le attività fraudolente e corruttive devono essere scoraggiate in tutti i modi. È fondamentale poter far leva su un meccanismo di segnalazione che tuteli chi denuncia azioni o tentativi di corruzione o altri illeciti. L’innovazione tecnologica può rappresentare un valido alleato garantendo la riservatezza del segnalante attraverso meccanismi informatici.”</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #2b2a2a;">La possibilità di denunciare fatti illeciti dovrà allargarsi sempre di più in tutta la pubblica amministrazione, per fare in modo che in cittadini onesti riescano a far emergere il malaffare senza incorrere in vendette personali e non. L&#8217;Autorità Nazionale Anticorruzione ha messo in piedi un Piano lo scorso 28 aprile per far dotare tutti gli enti pubblici di piattaforme del genere.</span></p>
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		<title>Imi-Sir: “La più grande corruzione nella storia italiana”</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2015 07:35:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Costa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[IMI]]></category>
		<category><![CDATA[Nino Rovelli]]></category>
		<category><![CDATA[SIR]]></category>

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		<description><![CDATA[La corruzione in Italia ha sempre colpito le più alte sfere della politica e dell&#8217;amministrazione, ma nel caso della IMI-SIR abbiamo toccato uno dei capitoli più bui della nostra storia. La notizia del giorno riguarda il pagamento che la Presidenza del Consiglio dei ministri dovrà versare per risarcire Intesa Sanpaolo (ex IMI): 173 milioni di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La corruzione in Italia ha sempre colpito le più alte sfere della politica e dell&#8217;amministrazione, ma nel caso della IMI-SIR abbiamo toccato uno dei capitoli più bui della nostra storia. La notizia del giorno riguarda il pagamento che la Presidenza del Consiglio dei ministri dovrà versare per risarcire Intesa Sanpaolo (ex IMI): 173 milioni di euro verranno trasferiti nelle casse dell&#8217;istituto bancario.</p>
<p style="text-align: justify;">Ripercorriamo prima la storia, partendo dal 1980. La guerra iniziò proprio quell&#8217;anno, quando la società del gruppo chimico SIR (Società Italiana Resine) di Nino Rovelli fallisce, sotto un debito di tre mila miliardi di lire. La società va in bancarotta e Rovelli non vuole accettarlo. Per questo, nel 1982, accusa l&#8217;Istituto Mobiliare Italiano di aver contribuito a far decadere l&#8217;azienda, visto che l&#8217;istituto di credito non aveva concesso un finanziamento alla SIR.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong> </strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questo credito era stato promesso dall&#8217;IMI e per questo Rovelli decide di portare tutta la storia in tribunale. Per anni e anni girano magistrati, giudici, sale e carte bollate senza che si addivenga a una soluzione. I soldi in ballo sono tanti e la corruzione fa presto ad adombrare tutta la storia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong> </strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1992, la Corte di cassazione dà ragione alla SIR, condannando l&#8217;IMI a risarcire mille miliardi di lire per non aver concesso un credito che era stato promesso nel contratto di collaborazione. Secondo i pm, a caso finito, Rovelli avrebbe pagato enormi bustarelle agli avvocati romani Cesare Previti, Attilio Pacifico e Giovanni Acampora per comprare i giudici e vincere la causa che poi, infatti, viene vinta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong> </strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Conferme di questi pagamenti irregolari si ritrovano negli spostamenti bancari riguardanti enormi somme di denaro. Sui conti degli imputati appena citati, vengono versati 21 miliardi a Cesare Previti, 33 miliardi ad Attilio Pacifico e 13 miliardi a Giovanni Acampora.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
Ma perché adesso, nel 2015, lo Stato deve risarcire di tasca propria? Ecco il motivo: Metta, uno degli imputati, all’epoca dei fatti era un magistrato dello Stato e la legge 117 del 1988 impone allo Stato di risarcire, in caso di insolvenza del condannato, le spese giudiziarie. Vittorio Metta e Giovanni Acampora non possono saldare il proprio debito pecuniario perché risultano insolvibili, e quindi ci penserà lo Stato, ossia noi tutti.</strong></p>
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		<title>Ddl anticorruzione è legge</title>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2015 07:26:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Costa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Azione di governo]]></category>
		<category><![CDATA[ANAC]]></category>
		<category><![CDATA[camera]]></category>
		<category><![CDATA[ddl anticorruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Raffaele Cantone]]></category>

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		<description><![CDATA[La proposta di legge firmata da Pietro Grasso è passata alla Camera dei Deputati con 280 voti a favore, 53 contrari e 11 astenuti. Dopo un lungo e tortuoso iter, il ddl che aumenta le pene per i reati di corruzione diventa legge a tutti gli effetti. Tuttavia, la legge non è stata votata all&#8217;unanimità [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La proposta di legge firmata da Pietro Grasso è passata alla Camera dei Deputati con 280 voti a favore, 53 contrari e 11 astenuti. Dopo un lungo e tortuoso iter, il ddl che aumenta le pene per i reati di corruzione diventa legge a tutti gli effetti. Tuttavia, la legge non è stata votata all&#8217;unanimità e in particolare il Movimento 5 Stelle e Forza Italia l’hanno bocciata se pur con motivazioni differenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto soddisfatto il premier Matteo Renzi, che ha commentato l’approvazione del ddl: “Soltanto pochi mesi fa sarebbe stato impensabile il risultato raggiunto oggi dal Parlamento sulla lotta alla corruzione che crea strumenti più stringenti contro il crimine”.</p>
<p style="text-align: justify;">Per alcuni parlamentari questa legge, seppure aumenta le pene per i reati di corruzione, associazione mafiosa e per il falso in bilancio, poteva essere più severa nei confronti di chi commette il reato di corruzione. Ad esempio, questo ddl avrebbe potuto includere verso i corrotti il divieto di ricoprire incarichi nella pubblica amministrazione. Comunque, la legge prevede la restituzione da parte di chi ha commesso i reati di peculato, appropriazione indebita e concussione, di tutta la somma che il pubblico ufficiale avrebbe percepito. Queste riparazioni pecuniarie dovranno essere corrisposte allo stesso ufficio amministrativo che ha subito il danno economico per corruzione.</p>
<p style="text-align: justify;">La legge non sembrerebbe completa: il presidente dell&#8217;Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, ha dichiarato che: “Penso sia una buona legge, anche se, ovviamente, si può fare di meglio”. Anche perché la corruzione in Italia è un male che andrebbe eliminato alla radice, senza tanti giri di parole. Il governo, infatti, avrebbe potuto varare una legge per stimolare e tutelare coloro che denunciano attività amministrative illecite ai quali va garantita la riservatezza, ossia i cosiddetti whistleblower. In questo caso, l&#8217;ANAC ha stilato un documento che attesta la necessità di una norma del genere, non presente nel ddl anticorruzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Raffaele Cantone ha anche affermato che: “sarebbe molto utile usare gli agenti infiltrati, quei soggetti che partecipano direttamente all&#8217;attività di un&#8217;associazione criminale carpendone i segreti. Penso alla possibilità di introdurre il ritardato arresto e il ritardato sequestro se utili a sviluppare ulteriori indagini”.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo visto con l&#8217;inchiesta Mafia Capitale, infatti, che la maggior parte della volte la corruzione si nasconde proprio in questi ambiti: le cooperative subappaltano, gonfiano le fatture e fanno i lavori come non andrebbero fatti per diminuire i costi delle opere pubbliche.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, Renzi e il suo governo avrebbero potuto aumentare la morsa sui controlli sui Cda proprio di queste aziende. Molto spesso, infatti, lo stesso dirigente siede in più poltrone dei consigli di amministrazione, spostando da una parte all’altra le mansioni e gli stipendi.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, come è emerso anche con lo scandalo della metanizzazione dell’isola di Ischia, bisognerebbe diminuire e rallentare i vari subappalti che le aziende aggiudicatrici effettuano per piazzare amici e corrotti all’interno della macchina dei lavori pubblici.</p>
<p style="text-align: justify;">La strada è lunga ma già un passo in avanti è stato fatto con questa nuova legge, sperando sempre che non sia l’ultimo e che non si facciano passi indietro in futuro.</p>
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