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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; Emanuele Caggiano</title>
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		<title>E&#8217; possibile misurare il rischio di corruzione tramite l&#8217;uso di Open Public Procurement Data?</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Feb 2018 08:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Caggiano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Appalti]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Etica]]></category>
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		<description><![CDATA[Creare uno strumento basato sul data mining per valutare il rischio di un appalto pubblico? Si può fare. Il corruption research center of Budapest sta lavorando su questo tema dal lontano 2013. L&#8217;indice si chiama Corruption Risk Index e permette di calcolare la probabilità che un appalto sia corrotto attraverso l&#8217;uso degli Open Public Procurement data.  A [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400">Creare uno strumento basato sul </span><i><span style="font-weight: 400">data mining</span></i><span style="font-weight: 400"> per valutare il rischio di un appalto pubblico? Si può fare. Il corruption research center of Budapest sta lavorando su questo tema dal lontano 2013. L&#8217;indice si chiama Corruption Risk Index e permette di calcolare la probabilità che un appalto sia corrotto attraverso l&#8217;uso degli Open Public Procurement data. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">A questo fine si è usato un database formato dagli annunci pubblici di appalto di varie nazioni; tra le quali Repubblica Ceca, Slovacchia ed Ungheria. I dati a cui si fa riferimento sono: bandi di gara, notifiche di aggiudicazione dell’appalto, notifiche di modifica del contratto di appalto e correzioni amministrative. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Il “</span><i><span style="font-weight: 400">Corruption Risk Index</span></i><span style="font-weight: 400">” [CRI], ha come output un valore compreso tra 0 ed 1 che indicherà il rischio di corruzione di un contratto d’appalto. Dove zero indica la più bassa probabilità osservata di corruzione e uno indica la massima probabilità osservata di corruzione. Per fare ciò sono stati utilizzati degli indicatori divisi in tre sessioni: presentazione alla gara, valutazione del contratto e procedure generale. Applicando diversi pesi ai vari elementi è stato possibile diminuire la probabilità di falsare i risultati. </span><span style="font-weight: 400">Sono stati, infatti, attribuiti quando l’effetto di un determinato parametro è lieve, un peso minore</span><span style="font-weight: 400">. Consideriamo adesso il caso dell’Ungheria attraverso il grafico riportato in basso.</span><br />
<a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2018/02/CRI-hungary.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-6534" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2018/02/CRI-hungary-300x202.png" alt="CRI hungary" width="300" height="202" /></a></p>
<p><span style="font-weight: 400">Analizzando il grafico si può notare che esso non devia tantissimo da una variabile normale e che, a giudicare dall’andamento, è </span><i><span style="font-weight: 400">postato a destra</span></i><span style="font-weight: 400">. Pochi contratti in Ungheria, tramite quest’analisi, sono stati giudicati con un alto livello di CRI, superiore allo 0.6. Il dato più preoccupante è la differenza evidenziata attraverso il cerchio in rosso tra fondi europei e no. Infatti, nel momento in cui si tratta di fondi provenienti dall’Unione Europea, i contratti con un alto livello di CRI aumentano, fino ad arrivare a valori molti più alti come lo 0.7. Un grande vantaggio di questo indice è che esso può essere generato anche per micro-periodi come, ad esempio, a cadenza mensile. Quest’ultima caratteristica può essere molto importante per misurare i cambiamenti nell’ordinamento di contrasto alla corruzione in ogni nazione. </span></p>
<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2018/02/MESE.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-6535" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2018/02/MESE-300x224.png" alt="MESE" width="300" height="224" /></a></p>
<p><span style="font-weight: 400">La caratteristica che ogni mese abbia il suo andamento è un fattore determinante per capire come una manovra, una nuova legge o un cambiamento politico hanno avuto impatto sulla purezza degli appalti e sul rischio di corruzione legato a essi.  Per esempio nel caso dell’Ungheria nel maggio del 2010 c’è stato un cambio di governo. La situazione nei mesi successivi è peggiorata notevolmente fino ad arrivare a picchi di media 0.5. Il nuovo governo Ungherese ha diminuito gli obblighi di trasparenza riducendo la pubblicità negli appalti pubblici. Questo ha spinto i ricercatori a riconsiderare i pesi della regressione e a creare un’altra linea nel grafico, causata dalla diminuzione dei dati disponibili. La linea fatta con i dati certi è quella più bassa designata dal colore rosa. Viceversa la linea rossa rappresenta una stima dei valori del CRI ungherese fatta ipotizzando che tutti i contratti non pubblicizzati siano corrotti. Ovviamente da questo grafico emerge come una legge che regola la diminuzione della trasparenza imposta da un governo possa generare un aumento esponenziale del rischio di corruzione.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><i><span style="font-weight: 400">CRI: Il caso Italia</span></i></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400">Il 19 settembre 2017 è stata pubblicata una ricerca già presentata alla “Lear Conference 2017” che ha avuto sede a Roma. Utilizzando il CRI, infatti, è stato possibile compiere una valutazione sui dati riguardanti gli appalti in Italia.</span><span style="font-weight: 400">  Il grafico nella pagina successiva mostra l’evoluzione del CRI tra i maggiori paesi europei: Austria (blu), Francia (arancione), Germania (grigio), Italia(rosso) e Spagna(celeste).</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2018/02/ITALIA.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-6536" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2018/02/ITALIA-300x162.png" alt="ITALIA" width="300" height="162" /></a> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400">I dati sono stati raccolti tra il 2006 e il 2015, il database analizzato è composto da 3,407,938 dati. La linea rossa, rappresentante l’Italia, evidenzia una posizione molto problematica rispetto agli altri paesi guida dell’unione europea. Evidenziando un trend altalenante tra il 2006 e il 2009, viceversa il trend, negli anni successivi, è in continua discesa. Dall’anno di partenza al 2015 il miglioramento rispetto appare lieve, nonostante il minimo raggiunto nel 2012. Il dato medio si aggira intorno allo 0.20 fino ad andare al di sotto di tale dato di pochi punti percentuale, ben poca cosa se confrontato al dato degli altri paesi europei che si aggira, nel caso peggiore, alla Spagna; non andando però oltre lo 0.15. Confrontato con Francia e Germania il dato italiano appare essere precisamente il doppio, mettendo l’Italia in una posizione di arretratezza rispetto alla media europea. Nonostante tutti questi dati negativi, l’Italia appare l’unico paese in discesa, a conferma che qualcosa si sta facendo per migliorare la situazione. Ma questo qualcosa non è ancora abbastanza.</span></p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Fonti:<br />
http://www.crcb.eu/wp-content/uploads/2017/09/lear_2016_crcb_presentation_170703.pdf</p>
<p><span style="font-weight: 400">Fazekas, Mihály, István János Tóth, and Lawrence Peter King. &#8220;An Objective Corruption Risk Index Using Public Procurement Data.&#8221; </span><i><span style="font-weight: 400">European Journal on Criminal Policy and Research</span></i><span style="font-weight: 400"> 22.3 (2016): 369-397.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Fazekas, Mihály, et al. &#8220;Are EU funds a corruption risk? The impact of EU funds on grand corruption in Central and Eastern Europe.&#8221;- 2013</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Panopticon: da Jeremy Bentham alla sorveglianza governativa</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Nov 2017 12:07:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Caggiano]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Anticorruzione]]></category>
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		<description><![CDATA[Il filosofo Jeremy Bentham nel 1791 progettò un edificio, di forma circolare con una torretta in mezzo, allo scopo di ottimizzare la sorveglianza. In questa struttura, chiamata panottico, il guardiano poteva controllare i detenuti senza che loro se ne accorgessero. L’idea era venuta al filosofo in un periodo nel quale era tanta la richiesta di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il filosofo Jeremy Bentham nel 1791 progettò un edificio, di forma circolare con una torretta in mezzo, allo scopo di ottimizzare la sorveglianza. In questa struttura, chiamata panottico, il guardiano poteva controllare i detenuti senza che loro se ne accorgessero. L’idea era venuta al filosofo in un periodo nel quale era tanta la richiesta di risparmiare sui costi delle carceri e, così facendo, utilizzando un solo guardiano per molti detenuti, era possibile ottimizzare il controllo. Il guardiano, infatti, poteva controllare tutti gli individui del carcere attraverso l’uso di una posizione centrale, dove i detenuti non potevano sapere chi e cosa stesse osservando. Così facendo, Bentham, creò una situazione in cui gli individui vivono in una condizione precaria e d’insicurezza senza sapere mai il momento in cui agire. Questo porta gli abitanti del panopticon a non avere comportamenti scorretti ma a comportarsi eticamente. Questa teoria è stata realmente applicata in tutto il mondo: ve ne sono esempi in Cile, negli USA e anche in Russia. Nonostante tutto l’idea è stata fortemente incompresa perché lo scopo di Bentham, che sarà spiegato in seguito, era completamente diverso dall’uso carcerario e oppressivo che gli è stato attribuito. Ma perché richiamare Bentham nel 2017? Com’è possibile che una teoria del 1791 ci può effettivamente essere utile nella nuova era dell’informazione digitale?<br />
Il panopticon, infatti, è spesso paragonato all’era moderna: sia per eventi politici e di cronaca come la vicenda <em>Snowden </em>e<em> Wikileaks</em>; sia riferendosi alle nuove innovazioni tecnologiche che diffondono dati riguardanti la vita di persone comuni. Tutto questo ha contribuito a costruire questo paragone al quale comunemente si dà una visione negativa. Infatti, governi e aziende, grazie all’analisi dei big data, riescono ad avere tantissime informazioni su ogni individuo, senza che lui lo sappia o se ne accorga. Un mondo molto simile a quello del panottico, dove al centro dell’edificio c’è questo <em>watchman</em> che controlla e attraverso il controllo modifica i comportamenti dei detenuti. Al fine di collegarsi definitivamente alla visione del panopticon in era moderna c’è bisogno di richiamare una seconda fase dell’idea di Bentham: quando egli decise di costruire l’anti-panopticon. Bentham, infatti, capì che la sua idea era stata fraintesa: l’oggetto che aveva creato era diventato un mezzo per opprimere continuamente l’individuo e per limitarne le sue libertà; una visione totalmente diversa dal suo progetto iniziale. Difatti, l’obiettivo non era evitare che l’individuo si esprimesse nella sua personalità e nelle sue ideologie, ma era fare esprimere l’individuo attraverso comportamenti etici e giusti al fine di creare un vantaggio per la società. Egli, per l’appunto, non studia il panopticon come modello prettamente legato alle carceri, ma come un modello da poter applicare a tutti gli ambienti sociali: cittadini, politici, studenti e lavoratori. Coloro che vivevano all&#8217;interno del panottico non dovevano subire la sorveglianza e conseguenzialmente non scegliere ponendosi in maniera inetta, ma dovevano modificare i propri atteggiamenti al fine di renderli trasparenti e moralmente corretti, in altre parole senza che il guardiano potesse accusare nessuno dei loro gesti. <strong>Trasparenza ed etica, non oppressione e sorveglianza</strong>: le idee alla base erano diversissime da quelle che comunemente possono essere associate ad un carcere. Il controllo dei Big Data deve avvicinarsi sempre il più possibile all’ideale del filosofo inglese. Un articolo del “<em>The Guardian</em>” ispirato all’idea di panopticon nella società moderna definisce i governanti come le “persone più pericolose” in una società. Essi, infatti, possono fare il buono e il cattivo tempo di una nazione, per evitare che ciò accada è importante che loro come i lavoratori, i detenuti e gli studenti del panottico, si sentano osservati. Questa sensazione dovrebbe portare i governanti a comportarsi in maniera etica e trasparente, al non farsi corrompere e al non corrompere, all’evitare frodi e favoritismi. Tutto questo, se evitato, porterà a un miglioramento della società. <strong>I Big Data possono essere il nuovo <em>watchman</em></strong> che, differentemente dall’applicazione storica, dovrà mirare a un miglioramento della società e delle condizioni dei cittadini e non a una repressione delle ideologie dell’individuo.</p>
<p>Per maggiori informazioni:</p>
<p><a href="http://anticorruzione.eu/2017/11/compliance-bigdata-anti-corruption/" target="_blank">Big data analytics nelle aziende: nuovo strumento di anti-corruption compliance.</a></p>
<p><a href="http://anticorruzione.eu/2017/10/big-data-anticorruzione/" target="_blank">Big Data: un nuovo strumento per la lotta alla corruzione?</a></p>
<p>Fonti:</p>
<p>https://www.theguardian.com/technology/2015/jul/23/panopticon-digital-surveillance-jeremy-bentham</p>
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		<title>Big data analytics nelle aziende: un nuovo strumento di anti-corruption compliance</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2017/11/compliance-bigdata-anti-corruption/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Nov 2017 11:06:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Caggiano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La direzione ormai è chiara a tutti, l’analisi dei big data può prevenire episodi corruttivi. Nel 2014 EY ha rilasciato un report, dove, è titolato: “The bar is raised: Anti-corruption compliance now requires big data analytics”. Il livello si è alzato, la compliance ha bisogno di nuovi strumenti all’avanguardia, mettendo la lotta alla corruzione al primo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La direzione ormai è chiara a tutti, l’analisi dei big data può prevenire episodi corruttivi. Nel 2014 EY ha rilasciato un report, dove, è titolato: “The bar is raised: Anti-corruption compliance now requires big data analytics”. Il livello si è alzato, la compliance ha bisogno di nuovi strumenti all’avanguardia, mettendo la lotta alla corruzione al primo posto sia in imprese pubbliche che private. Per far ciò, l’istituto Ernst &amp; Young ha notato che, grazie a nuovi metodi di analisi dati, è possibile migliorare le misure anticorruzione. Come? Integrando e unendo la varietà infinita di dati che un ente ha a disposizione; ad esempio: liste nere, text mining, controllo su e-mail e social media. Attraverso questa analisi sarà possibile isolare le aree di rischio ed eliminare quelle che vengono definite nel report “attività canaglia”. Sarà possibile, infatti, attraverso queste nuove tecniche, prevenire:<br />
● Spese extra e non lecite grazie ai meccanismi di geo-localizzazione, nel caso di viaggi con rimborso spese.<br />
● Controllare i venditori attraverso l’uso di database e selezionare quelli con un alto rischio di frode.<br />
● Controllare email e testi attraverso l’uso di software che rilevano parole sensibili.<br />
Come sempre questo controllo però ha un costo che ricade sui lavoratori di una determinata azienda o ente pubblico che sceglierà di trattare i dati. Ovviamente, il trattamento e l’analisi dei dati ha come costo la privacy dei dipendenti che viene messa in gioco. Nel 2017, in un sondaggio dell’istituto Ernst and Young, si è indagato su questo aspetto andando a intervistare dipendenti di diverse nazioni in tutto il mondo. Dall’Europa al Medio-oriente, dall’Africa all’Asia il risultato è stato una netta tensione tra i dati che andrebbero controllati e la disponibilità dei lavoratori, come evidenziato nella figura sottostante.</p>
<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/11/fraudsruvey-cap24.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-6294" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/11/fraudsruvey-cap24-300x165.png" alt="fraudsruvey cap24" width="300" height="165" /></a></p>
<p>Come si può notare dal grafico, la parte viola evidenzia i dipendenti che considerano il monitoraggio come una violazione della privacy, la parte azzurra mette in risalto l’apertura verso il controllo di una determinata fonte di dati. Il 75% degli intervistati pensa che almeno una delle scelte proposte debba essere controllata però 89% considera questo processo una violazione della privacy. Il gap tra il beneficio percepito e il costo della rinuncia della privacy è molto difficile da colmare. “La percezione dei cittadini oggi è che si monitorizzi troppo rispetto ai risultati ottenuti in termini di accresciuta sicurezza […] è più facile vedere i danni di un attacco terroristico riuscito che i benefici di uno sventato” (Laura Brandimarte, Rivista di politica economica). Esso, infatti, ha un eco mediatico molto più grande di un pericolo scampato che, spesso, non può avere nemmeno seguito pubblico a causa di un’archiviazione segreta di stato; così è per la corruzione. Essa danneggia tutti i lavoratori, nel caso di un’azienda, e tutti i cittadini, nel caso dello Stato, ma i benefici però sono difficilmente calcolabili. Il ponte che si è costruito tra ciò che bisogna e ciò che sia considerato giusto fare va colmato attraverso la crescita in consapevolezza dei dipendenti e un utilizzo “smart” dei data.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonti:<br />
Europe, Middle East, India and Africa Fraud Survey 2017- Ernest &amp; Young</p>
<p>Board Matters Quarterly Critical insights for today’s audit committee- EY center for board matters- 2014</p>
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		<title>Big Data: un nuovo strumento per la lotta alla corruzione?</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Oct 2017 12:14:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Caggiano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La trasparenza e la crescita dei sistemi informatici vanno di pari passo. E’ stato dimostrato che all&#8217;implementazione delle leggi che regolano la trasparenza è conseguito uno sviluppo diretto dei sistemi informatici di e-government. Questo successo deriva dal fatto che attraverso l’analisi dei dati è possibile controllare le azioni dei dipendenti ed è possibile sviluppare decisioni più accurate. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La trasparenza e la crescita dei sistemi informatici vanno di pari passo. E’ stato dimostrato che all&#8217;implementazione delle leggi che regolano la trasparenza è conseguito uno sviluppo diretto dei sistemi informatici di e-government. Questo successo deriva dal fatto che attraverso l’analisi dei dati è possibile controllare le azioni dei dipendenti ed è possibile sviluppare decisioni più accurate. Come evidenziato dal report di Kroll, il 44% delle frodi e degli atti corruttivi in azienda è stato rilevato da whistleblower a fronte del 39% da indagini interne e al 32% rilevato dai manager. L’azienda, sotto questo punto di vista, si trova in secondo piano nella lotta alla corruzione interna, perché la maggior parte delle rivelazioni avvengono di spontanea volontà da dipendenti e non dall’impresa in prima linea. Come può l’azienda essere in prima linea per evitare ciò? Un articolo all’interno di questo report che ha come autori Newman, Glanville e Slavek, sembra fornire la risposta a questa domanda: il data analytics. Infatti è di comune uso, indagare su frodi e corruzione per campione sulle transazioni e la documentazione ad alto rischio. Attraverso il data anlytics è possibile esaminare migliaia di dati e tenere sotto controllo tutte le transazioni. Usando degli utenti molto specializzati è possibile, secondo quest’articolo, aumentare le misure di controllo attraverso la costruzione di un database con parole chiavi. Le parole chiavi hanno la funzione di evidenziare transazioni a rischio o comportamenti a rischio da parte dei lavoratori in modo da prevenire l’episodio corruttivo e stopparlo sul nascere. Il database inoltre può essere aggiornato e di conseguenza evitare che le parole chiavi siano evitate dai soggetti nel corso del tempo. Questo sistema, ovviamente, non dà la certezza che il cliente sia un truffatore o che il dipendente stia eseguendo una truffa ai danni dell’azienda; infatti essa serve semplicemente a captare un’anomalia. Una volta rilevata, sarà compito dei manager indagare e cercare una giustificazione al caso. “Una strategia basata sul rischio che permette di risparmiare tempo e denaro” (Global Fraud and Risk Report, Kroll, 2017) ma che al tempo stesso permette all’azienda di essere in prima linea nella lotta alla corruzione e non solo di basarsi su whistleblowers e autorità giudiziarie.<br />
Il McKinsey Global Institute già nel 2011 aveva identificato due aree riguardanti le politiche pubbliche dove i big data possono essere applicati: le frodi e per ottimizzare la riscossione delle tasse. Uno studio del Policy Exchange, basandosi sul report della McKinsey, ha stimato che l’utilizzo dei big data nel settore pubblico della Gran Bretagna causerebbe un risparmio totale al governo inglese tra i 16 e i 33 miliardi di sterline, risparmiando fino a tre miliardi in frodi e migliorando il prelievo di tasse sia dal punto di vista dell’equità sia come mezzo per bloccare l’evasione.</p>
<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/uk-risparmio.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-6283" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/10/uk-risparmio-251x300.png" alt="uk risparmio" width="251" height="300" /></a></p>
<p>I big data possono prevenire e curare episodi illeciti quindi possono essere utilizzati in maniera giusta e non solo a fini commerciali o di sorveglianza, generando un miglioramento collettivo della società. Un esempio è lo studio citato precedentemente, dove nel caso delle frodi il risparmio potenziale sarebbe addirittura un intervallo tra il 30% e il 40% .Tanti miliardi in più nelle casse di un governo significano indirettamente un sistema pubblico migliore; con più scuole, più soldi per la ricerca ed ospedali più efficienti. I big data però non vanno intesi solo come controllo e analisi a posteriori, ma essi possono essere utilizzati anche come uno strumento di prevenzione e di misurazione molto potente che può generare un vantaggio indiscutibile per la collettività.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonti:</p>
<p>J. Bertot, P. Jaeger &amp; J. Grimes, &#8220;Using ICTs to create a culture of transparency: E-government and social media as openness and anti-corruption tools for societies&#8221;, Government Information Quarterly, 27, pp. 264-271 (2010).</p>
<p>Yiu, C. &#8220;Big data opportunity. making government faster, smarter and more personal, 2012.&#8221; Policy Exchange.(Cited on page 28.).</p>
<p>Global Fraud and Risk Report, Kroll, 2017</p>
<p>Big data: the next frontier for innovation, competition, and productivity, McKinsey, 2011.</p>
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		<title>Mafia: i beni confiscati sono un&#8217;opportunità da 600 milioni.</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2017/09/mafia-i-beni-confiscati-sono-unopportunita-da-600-milioni/</link>
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		<pubDate>Wed, 13 Sep 2017 14:19:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Caggiano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dei 23 mila beni confiscati solo una minoranza è riutilizzata correttamente, la stima della “Fondazione con il Sud” approssima il numero ad un migliaio. Il problema fondamentale è che la gestione di questi beni richiede investimenti e soprattutto richiede che essi siano affidati a chi sia in grado di usarli al meglio. Importante è anche [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400">Dei 23 mila beni confiscati solo una minoranza è riutilizzata correttamente, la stima della “Fondazione con il Sud” approssima il numero ad un migliaio. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Il problema fondamentale è che la gestione di questi beni richiede investimenti e soprattutto richiede che essi siano affidati a chi sia in grado di usarli al meglio. Importante è anche il controllo ex-post dei beni, che però appare alquanto inesistente. Il riutilizzo dei beni sequestrati è di vitale importanza per lo Stato, può alimentare l’opinione pubblica in positivo e accresce la sua percezione sul territorio. </span></p>
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<p><b>Un esempio virtuoso-</b><span style="font-weight: 400"> di finanziamenti che sono stati sfruttati in maniera perfetta è l’osteria sociale “La Tela” poco sopra Milano, a Rescaldina precisamente. Nel 2010, in un maxiprocesso alla ‘ndrangheta, è stata sequestrata una pizzeria, ritenuta sotto il controllo di Giuseppe Antonio Medici. Dopo cinque anni di inerzia, grazie ad un bando aperto dal comune questo posto è ritornato a vivere nella più assoluta legalità. Infatti, attraverso ai rigorosi standard imposti dal comune, l’assegnazione è avvenuta in maniera trasparente e seria. Tramite l’inserimento di clausole sociali nel bando si è voluto dare una risposta morale alla ‘ndrangheta, infatti Arzuffi, membro della cooperativa vincitrice dell’appalto, ha dichiarato:” «L&#8217;obiettivo era tornare a essere ristorante ma anche un centro di promozione culturale”. “La Tela” ora è un ristorante funzionante che nell’ultimo anno ha chiuso il bilancio in pareggio; ma ancora di più è segno di presenza sul territorio dello stato in contrapposizione alle organizzazioni mafiose. Grazie al finanziamento di 175 mila euro da parte della regione e un investimento di 40 mila euro da parte della cooperativa sociale Arcadia si è dato uno schiaffo morale alla ndrangheta: “La Tela” passa da essere un luogo di riunioni criminali e malavitose a un luogo di cultura e di promozione di prodotti ecosostenibili ed equosolidali. Il locale, infatti, utilizza solo prodotti che non hanno legami con le associazioni mafiose nel rispetto dei diritti umani.</span></p>
<p><img class=" size-medium wp-image-6079 alignleft" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/09/bene-sequestrati-mafia-300x200.jpg" alt="bene-sequestrati-mafia" width="300" height="200" /></p>
<p style="text-align: left"><b>Il problema della raccolta dati</b></p>
<p style="text-align: left"><span style="font-weight: 400">Informazioni certe sui beni sequestrati ce ne sono poche e spesso sono incomplete e non uniformi. Gli unici dati raccolti in maniera attendibile sono di E&amp;Y che però riguardano solo le aziende confiscate. </span><span style="font-weight: 400">Delle 17 mila aziende sequestrate dal 1995 al 2016, 10 mila risultano attive, ma a dare veri segni di attività sono solo 2758.</span><span style="font-weight: 400"> Nonostante i notevoli finanziamenti erogati alla realizzazione di sistemi telematici per il censimento dei beni sequestrati solo 5-10% risultava trasmesso. Quasi 21 milioni di euro di fondi strutturali sono andati alla costruzione di un sistema informatico che risulta al giorno d’oggi utilizzato in maniera approssimativa. Per i beni mobili i dati non esistono neppure, ma sarebbe fondamentale raccoglierli per capire come la mafia ricicla denaro. Specialmente negli ultimi anni la tendenza delle associazioni mafiose è di investire soldi in imprese redditizie mimetizzandosi perfettamente nel territorio, mappare i possessori dei beni sequestrati aiuterebbe molto le indagini. </span></p>
<p><b>Una gestione professionale dell&#8217;intero patrimonio immobiliare attraverso una specifica entità pubblica capace di garantire rendimenti e utilizzi migliori- </b><span style="font-weight: 400">Queste sono le parole di Livia de Gennaro per ovviare al problema del deperimento dei beni confiscati. Una rivoluzione che porterebbe ad aumentare la redditività dei beni e il loro utilizzo. Richiedere per l’assegnazione di questi beni competenze manageriali ed industriali sembra essere la soluzione all’inefficienza di questo sistema. Il dibattito per fortuna sta eliminando un tabù: bisogna dare la possibilità di acquisto di questi beni anche ai privati. «Il timore che ritornino in mano ai mafiosi è stato spesso un alibi, mentre sarebbe meglio fare come in altri Paesi: si vende e la somma va al Fondo unico di giustizia per fare altro», commenta Savona; questa soluzione risolverebbe il problema dei beni in stato di degrado che danneggiano l’immagine dello Stato a vantaggio delle organizzazioni criminali. Infatti, da questa condizione di inefficienza la criminalità ne guadagna anche dal punto di vista dell’approvazione sociale. Un bene abbandonato è simbolo di uno stato debole agli occhi della popolazione, viceversa una confisca che diventa un’attività economica prosperosa è simbolo di un rilancio sociale che rincuora i cittadini e indebolisce le mafie.  Il volume dei sequestri in Italia è enorme, si parla di un valore di circa 600 milioni di euro di beni confiscati, essi però non vanno abbandonati ma il loro valore deve crescere grazie ad investimenti privati e pubblici che promuovano la cultura della legalità.</span></p>
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		<title>5th Annual European Compliance &amp; Ethics Institute</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Mar 2017 12:40:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Caggiano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Anti Corruption summit]]></category>
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		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal due al cinque Aprile, a Praga, la SSCE  ovvero society of corporate compliance and ethics, terrà una conferenza che avrà come protagonista l’etica. Etica di business applicata in tutti i campi, a partire dalla corruzione. Dove, attraverso esperienze dirette di professionisti, verranno raccontate e condivise storie che hanno avuto risvolti giuridici ed economici importanti. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dal due al cinque Aprile, a Praga, la SSCE  ovvero society of corporate compliance and ethics, terrà una conferenza che avrà come protagonista l’etica.<img class=" size-medium wp-image-5743 aligncenter" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/03/scce-2017-ecei-website-banner-575x140-300x73.png" alt="scce-2017-ecei-website-banner-575x140" width="300" height="73" /></p>
<p>Etica di business applicata in tutti i campi, a partire dalla corruzione. Dove, attraverso esperienze dirette di professionisti, verranno raccontate e condivise storie che hanno avuto risvolti giuridici ed economici importanti. Prevalentemente la conferenza tratterà di argomenti riguardanti il management delle aziende, orientandosi sulla responsabilità sociale d’impresa ma con un occhio di riguardo alla trasparenza e alla corruzione tra i privati che svantaggia il merito.</p>
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		<title>Può la corruzione influenzare la carriera professionale di una donna?</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Mar 2017 17:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Caggiano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Può la corruzione influenzare la carriera professionale di una donna? Dal 29 al 30 marzo a Londra si proverà a dare una risposta a questa domanda. Protagoniste principali saranno le donne. Verranno trattati argomenti come la legalità, l’etica e la lotta alla corruzione al fine di avere un&#8217;opportunità di confronto sulle difficoltà e sugli ostacoli che le partecipanti hanno incontrato nei [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><em>Può la corruzione influenzare la carriera professionale di una donna? </em></p>
<p>Dal 29 al 30 marzo a Londra si proverà a dare una risposta a questa domanda. Protagoniste principali saranno le donne. Verranno trattati argomenti come la legalità, l’etica e la lotta alla corruzione al fine di avere un&#8217;opportunità di confronto sulle difficoltà e sugli ostacoli che le partecipanti hanno incontrato nei loro percorsi professionali.</p>
<p>Dagli stereotipi di genere a come affrontarli, dai limiti a come superarli. Una conferenza a 360° che mette al primo posto la figura della donna e le difficoltà che essa può incontrare in ambito professionale. Cercando, alla fine, una soluzione per ogni problema. Le migliori iniziative, sia individuali che di gruppo, saranno premiate nel “The Annual Women in Compliance Awards”; che si terrà il 30 di Marzo sempre a Londra.</p>
<p><img class=" size-medium wp-image-5735 alignleft" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/03/eventoantc-300x195.png" alt="eventoantc" width="300" height="195" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Aggiornamento CPI: giusto gridare vittoria?</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Mar 2017 08:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Caggiano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Anticorruzione]]></category>
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		<category><![CDATA[CPI]]></category>
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		<description><![CDATA[Dando un’occhiata alla nuova classifica rilasciata da Transparency International possiamo notare che l’Italia rispetto ai dati del 2016, ha modificato la propria posizione passando dal 63esimo al 60esimo posto. La classifica si basa sul Corruption Perception Index, un indicatore statistico molto popolare il quale attraverso sondaggi d’opinione e valutazioni di esperti riesce a stimare il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dando un’occhiata alla nuova classifica rilasciata da Transparency International possiamo notare che l’Italia rispetto ai dati del 2016, ha modificato la propria posizione passando dal 63esimo al 60esimo posto.<br />
La classifica si basa sul Corruption Perception Index, un indicatore statistico molto popolare il quale attraverso sondaggi d’opinione e valutazioni di esperti riesce a stimare il livello di percezione della corruzione all’interno di una determinata nazione. Un indice statistico che negli anni (dal 1995 in poi) ha assunto una importante rilevanza nell’ambito delle scienze sociali ed economiche.<br />
La classifica ha assunto valore sia livello politico che mediatico, molte sono state le testate giornalistiche che ne hanno parlato, ancora di più sono stati i politici che hanno utilizzato la classifica come mezzo di propaganda per annunciare la “vittoria” della politica sulla corruzione. Ricordiamo che comunque il dato stilato nonostante sia positivo è comunque uno dei più bassi di Europa insieme a Grecia e Bulgaria.<br />
Ma è giusto paragonare un paese come il nostro considerato sviluppato e con molte più risorse per combattere la corruzione rispetto a Bulgaria e Nigeria?<br />
Siamo sicuri che il CPI, per quanto efficace, possa essere misura veritiera del comportamento dei governi nei confronti della corruzione?</p>
<p>Questo indice infatti comprende tutti i paesi del mondo, non considerando la situazione economico sociale e includendo esclusivamente i dati raccolti sulla corruzione. Ovviamente, per fare un esempio, possiamo affermare che nel paragonare Zimbabwe con Germania abbiamo una “lieve” discrepanza di risorse, infrastrutture e possibilità a vantaggio della seconda.<br />
Se si volesse utilizzare l’indice come indicatore dell’efficienza del governo nella lotta alla corruzione, esso andrebbe corretto in modo tale da garantire una situazione di equità che renda il paragone tra le due nazioni sopraccitate possibile.<br />
A questo punto un’altra questione è necessaria: come facciamo a capire lo sviluppo di due paesi?<br />
La soluzione sta nell’utilizzare un altro indice: HDI.<br />
HDI sta per Human Development Index il quale unisce fattori economici a fattori sociali, come l’aspettativa di vita o il tasso di alfabetizzazione, per valutare la qualità della vita negli stati membri dell’ONU.<br />
<a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/03/articolocpi.png"><img class="  alignleft wp-image-5714" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/03/articolocpi-300x218.png" alt="articolocpi" width="362" height="263" /></a><br />
Provando ad unire i due indici in un unico grafico otteniamo:<br />
i rombi blu identificano i valori attuali del corruption perception index, ovvero con un indice di sviluppo umano variabile. Mentre la linea rossa identifica il valore atteso di CPI dato un determinato HDI. Va a significare che: la distanza che c’è tra un punto e la linea evidenzia i valori stimati e rappresenta le nostre aspettative di CPI dato un HDI.<br />
Interpretando i dati potremmo dire che al di sotto della linea rossa (fitted values) ci aspetteremo un CPI più alto per le potenzialità del paese, al di sopra della linea invece abbiamo i paesi che stanno ribaltando le nostre aspettative, agendo in maniera migliore rispetto al quello che il loro indice di sviluppo umano farebbe pensare.<br />
Se prendiamo queste differenze con il fitted value e le standardizziamo otteniamo un nuovo indice che potremmo chiamare: Excess corruption perceived index. Correggendo le differenze date dallo sviluppo del paese ogni paragone potrà essere fatto in maniera più equa.<br />
<a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/03/articolohdi.jpg"><img class="  wp-image-5715 alignleft" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2017/03/articolohdi-300x219.jpg" alt="articolohdi" width="333" height="243" /></a><br />
I paesi al livello zero agiscono secondo le proprie potenzialità. I paesi al di sotto dello zero, agiscono in maniera minore rispetto a quelle che sono le aspettative e la loro capacità.<br />
Al di sopra abbiamo i paesi che hanno comportamenti nel contrasto della corruzione maggiore rispetto a quelle che sono le proprie potenzialità. E’ il caso della Danimarca e degli altri paesi scandinavi ma anche della sorpresa Bhutan che si colloca in cima al grafico. Paragonando ECPI con Il CPI scopriamo che il Bhutan, che in questo grafico spicca notevolmente, secondo il CPI è al 65esimo posto vicinissimo all’Italia (60esimo). Occupano però due posizioni completamente opposte per quanto riguarda l’HDI: 136esimo Bhutan, 27esima Italia. Tramite questa analisi viene evidenziato ancor di più l’impegno di questo paese nella lotta alla corruzione.<br />
Risalta, infondo a destra, la posizione dell’Italia, che, nonostante l’elevato grado di sviluppo umano, si ritrova in una situazione di profonda inefficienza. Addirittura il peggiore in Europa.<br />
In conclusione il miglioramento è in linea con il trend degli anni precedenti . Ma la vittoria che tanto viene sbandierata forse andrebbe ridimensionata per evitare che diventi illusoria.</p>
<p>Si sta camminando, quando in realtà si potrebbe correre.</p>
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		<title>Globaleaks: anonimato e sicurezza per il Whistleblower.</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2016 07:32:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Caggiano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Progetto open source, leader tra le piattaforme di whistleblowing anonimo, Globaleaks è un’idea che ha origine in Italia. Nel 2010 il Centro per la trasparenza e i diritti umani digitali “Hermes”, associazione no-profit milanese, ha dato mandato ad alcuni programmatori sia italiani che olandesi di creare un software dove rendere possibile a qualsiasi soggetto, dalla [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Progetto open source, leader tra le piattaforme di whistleblowing anonimo,  Globaleaks è un’idea che ha origine in Italia. Nel 2010 il Centro per la trasparenza e i diritti umani digitali “Hermes”, associazione no-profit milanese, ha dato mandato ad alcuni programmatori sia italiani che olandesi di creare un software dove rendere possibile a qualsiasi soggetto, dalla Pubblica amministrazione, al singolo cittadino, di creare la propria rete Globaleaks in modo facile e veloce. Come fare? Supponiamo che il Ministero abbia approntato un progetto per contrastare più efficacemente l&#8217;evasione fiscale. Tra le strategie che intende utilizzare, c’è la pratica del whistleblowing e così, in pochi clic, il ministero installa su un proprio server un nodo GlobaLeaks. Attraverso la promozione del proprio sito il Ministero potrebbe accumulare segnalazioni dai cittadini. I funzionari verificherebbero le segnalazioni e una volta accertate potrebbero procedere nell’avviare azioni contro gli evasori così individuati.  Meccanismo che richiede un costo bassissimo, ma che se ben pubblicizzato, grazie alle garanzie di anonimato, potrebbe risultare molto efficace. I rischi per colui che denuncia sono minimizzati grazie alle tecnologie del progetto “Tor” che garantisce l’anonimato tecnologico attraverso l’emissione di messaggi che possono essere letti solo dalla piattaforma e sono dotati di scadenza, dopo la quale il messaggio sarà cancellato e diventerà impossibile da recuperare. Inoltre, l’utente può rimanere in contatto con chi gestisce il sito attraverso un codice, che gli verrà assegnato nel momento in cui accede al sito per la prima volta. Esperienze simili a GlobaLeaks  si sono già avute in Italia. Ad esempio il sito “Expoleaks”, legato ad EXPO, che però ha avuto solo valenza di giornalismo investigativo e il progetto “Allerta Anticorruzione” di Transparency Italia. Quest’ultimo è tutt’ora attivo ma in un anno di attività ha collezionato solo 124 segnalazioni.<br />
In Italia, la figura del whistleblower non è ancora diffusa tra i cittadini, sia per una resistenza dovuta a questioni culturali, sia perché in questo paese non ci si sente completamente tutelati dalla legge.  In tal senso, il sistema Globaleaks dovrebbe superare molti preconcetti e tutelare meglio l’informatore. Tuttavia, il sistema proposto incontra il problema della veridicità delle segnalazioni. Problema a cui si può ovviare con un cambio di approccio mentale, più che legislativo. Infatti, trattandosi di una piattaforma completamente anonima, l’informatore che si serve del sito per segnalare casi inesistenti causando un dispendio di risorse pubbliche non potrà essere denunciato. Puntare sul cambiamento culturale è un’opportunità favolosa. Si potrebbe immaginare un futuro dove non sarà più la paura a fermare le nostre denunce, ne il timore di ritorsioni sulla nostra vita privata, ma al contrario, potremo come cittadini attivi fare la nostra piccola parte per migliorare la nostra società.<br />
<img src="http://imaginationforpeople.org/site_media/uploads/projects/1799/pictures/e1e59b72-79fa-4c10-a04f-88cbc5b560a6.png.620x300_q85_crop-50,50_upscale-1.png" alt="-Logo-" /></p>
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		<title>Cantone denuncia: episodi accertati nel 37% delle Asl.</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Apr 2016 15:37:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Caggiano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[#curiamolacorrunzione, questo l’hashtag lasciato stamattina nella conferenza sulla corruzione nel sistema sanitario tenuta a Roma. Protagonista il presidente dell’ANAC Raffaele Cantone che con il suo intervento ha ribadito concetti fondamentali ed evidenziato il problema della corruzione nella sanità, che oltre allo spreco di denaro pubblico colpisce direttamente i cittadini abbassando il livello dei servizi. Cantone [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>#curiamolacorrunzione, questo l’hashtag  lasciato stamattina nella conferenza sulla corruzione nel sistema sanitario tenuta a Roma.  Protagonista il presidente dell’ANAC Raffaele Cantone che con il suo intervento ha ribadito concetti fondamentali ed evidenziato il problema della corruzione nella sanità, che oltre allo spreco di denaro pubblico colpisce direttamente i cittadini abbassando il livello dei servizi. Cantone ha promosso il nuovo piano dell’anticorruzione per evitare sprechi nel settore sanitario, ma ha anche evidenziato il necessario cambio di mentalità nel singolo cittadino: a partire dalle mazzette per le liste d’attesa, fino ad arrivare alla gestione delle camere mortuarie. Il trade-off tra repressione e prevenzione per Cantone si risolve con la prevalenza del secondo. Infatti sta per essere approvato un nuovo codice etico, il quale, assicura il magistrato, non sarà carta straccia. Ovviamente alla prevenzione Cantone vuole applicare anche una giusta repressione, ribadendo che un nuovo protocollo per il controllo delle Asl sta per essere applicato. Tutte le Asl grazie a questo progetto dovranno adeguarsi ai piani anticorruzione, un rispetto che non sarà solo sulla carta, ma che attraverso massicci controlli, si verificherà anche nella realtà.<br />
<a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/04/curiamo-la-corruzione_imagefullwide.jpg"><img src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/04/curiamo-la-corruzione_imagefullwide-300x156.jpg" alt="curiamo-la-corruzione_imagefullwide" width="300" height="156" class="alignnone size-medium wp-image-5174" /></a></p>
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