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	<title>NOi contro la CORRUZIONE &#187; Andrea Fazio</title>
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		<title>Whistleblowing e pericolo di frode. Chi soffia nel fischietto verso i whistleblowers?</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Apr 2016 08:14:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fazio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella sesta satira Giovenale con tono ironico si chiedeva: “quis custodiet ipsos custodes?” (chi controlla i controllori?). Platone nella Repubblica afferma che sarebbe sciocco per un controllore dover essere controllato, purtroppo però l’idea integerrima che Platone aveva dei custodi dello stato non regge nella società per come la conosciamo oggi. E così anche per il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/04/whistle.jpg"><img class=" wp-image-5205 size-medium alignleft" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/04/whistle-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>Nella sesta satira Giovenale con tono ironico si chiedeva: “<em>quis custodiet ipsos custodes?” </em>(chi controlla i controllori?). Platone nella Repubblica afferma che sarebbe sciocco per un controllore dover essere controllato, purtroppo però l’idea integerrima che Platone aveva dei custodi dello stato non regge nella società per come la conosciamo oggi. E così anche per il whistleblowing, pare si stia palesando la necessità di avere qualcuno che controlli meglio gli interessi che possono essere collegati a un “soffio di fischietto”.</p>
<p style="text-align: justify">Il 1 dicembre del 2015, il <strong>New York Times</strong> ha pubblicato un articolo sullo strano caso di Lindsey Williams e Richard Renner; due avvocati che si occupavano di whistleblowing nel <strong>National Whistleblowers Center</strong> a Washington. I due avvocati sono stati licenziati in tronco nel 2012 a causa di una riorganizzazione del personale e alla mancanza di fondi.</p>
<p style="text-align: justify">Le motivazioni fornite tuttavia, stridevano con il fatto che lo stesso centro aveva dato il proprio aiuto in una causa di whistleblowing risolta con un rimborso nei confronti del signor Bradley Birkenfeld, ex dipendente dell’UBS, di ben 104 milioni di dollari.</p>
<p style="text-align: justify">Birkenfeld, infatti, aveva aiutato a far venire a galla alcuni meccanismi di evasione fiscale della banca svizzera. Essendo anche lui coinvolto nello scandalo però, non è riuscito ad evitare i 31 mesi di detenzione. Ovviamente i dipendenti del centro si aspettavano che parte del ricavato andasse al centro e così è stato.</p>
<p style="text-align: justify">Inoltre, sembra i licenziamenti coincidano con il tentativo da parte dei due avvocati di formare un sindacato dell’equipe che si occupava di whistleblowing all’interno del centro. Pare che questo tentativo abbia urtato la sensibilità dei capi del centro, incluso Stephen M. Kohn, cofondatore del centro ed esperto nazionale di whistleblowing.</p>
<p style="text-align: justify">I due avvocati si sono quindi trovati a soffiare nel fischietto verso il loro capo, guru del whistleblowing americano.</p>
<p style="text-align: justify">Da quanto riportato al NY Times dai diretti interessati, la disputa tra Mr. Kohn e i suoi dipendenti era sorta subito dopo il caso Birkenfeld, quando alcuni dipendenti del centro hanno avuto uno staff meeting con Kohn e con la Kohn &amp; Colapinto, impresa che aveva gestito il caso. I dipendenti si aspettavano un bonus ed anche un aumento, visto l’ingente rimborso. Il centro ha fornito subito un bonus, ma l’aumento non è mai arrivato. Ms. Williams e Mr. Renner insieme ad altri dipendenti non hanno lasciato cadere la questione nel dimenticatoio, ribadendo che se avessero formato un sindacato avrebbero avuto accesso ai documenti del centro per cui stavano lavorando. Mentre i vari dipendenti si organizzavano per la formazione del sindacato il Mr. Kohn, a novembre 2012 li ha informati che il centro non aveva più soldi e doveva effettuare dei licenziamenti immediati.</p>
<p style="text-align: justify">Stando a quanto riportato dai due avvocati, Mr. Kohn ha offerto delle liquidazioni ai licenziati al piccolo gruppo di avvocati, in cambio però voleva garantirsi la “riservatezza” riguardo la loro esperienza lavorativa nel centro, andando così contro il principio di “non prendere soldi per silenzio” che lui stesso invoca nel libro “The Whistleblower’s Handbook” di cui è autore.</p>
<p style="text-align: justify">Ovviamente Ms. Williams e Mr. Renner non hanno accettato la proposta del loro boss, al contrario hanno <strong>denunciato il fatto al National Labour Relations Board</strong>. Quest’ultimo ha inizialmente respinto la denuncia, ma dopo il ricorso in appello dei due avvocati ha fatto partire un provvedimento nei confronti del centro e delle altre imprese d’avvocati associate al centro (tra cui la Kohn &amp; Colapinto gestita dal Mr. Kohn).</p>
<p style="text-align: justify">L’impresa del Mr. Kohn e il centro di whistleblowing hanno deciso di regolamentare il tutto e le due parti hanno firmato un accordo nel mese di gennaio 2014.</p>
<p style="text-align: justify">Ad oggi, Mr. Renner è un partner di Kalijarvi, Chuzi, Newman &amp; Fitch e si occupa ancora di whistleblowing, mentre Ms. Williams è diventata communications director for the Pittsburgh Federation of Teachers. Il primo considera questo episodio come una “<strong>medaglia d’onore</strong>” per la sua carriera, la seconda lo ha definito un “<strong>brutto risveglio</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify">Il vero problema è che il rischio di corruzione intacca ogni ambito della vita pubblica, specialmente quando è possibile accedere ad ingenti somme di denaro. Basti pensare che la ricompensa del caso Birkenfeld ha indisposto anche Kathryn Keneally, che all’epoca era assistant attorney general for the Justice Department’s tax division, portandola a sottolineare che: “Il dipartimento era riuscito ad ottenere una condanna per evasione contro una persona e a quest’ultima viene riconosciuto rimborso equivalente al budget del dipartimento per il quale dirigevo la tax division”.</p>
<p style="text-align: justify">Se da un lato quindi va incentivato il whistlebowing, d’altra parte<strong> è sempre più necessaria una regolamentazione</strong> su tutti i movimenti e le professioni ancillari a quest’attività, perché, come dimostra questo caso, come c’è bisogno di chi controlla il controllore, a volte è anche necessario “soffiare nel fischietto” nei confronti degli stessi “soffiatori di fischietto”.</p>
<p style="text-align: justify">Riferimento:</p>
<p><a href="http://www.nytimes.com/2015/12/02/business/dealbook/whistle-blower-group-found-itself-target-of-labor-complaint.html?smid=li-s&amp;_r=1" target="_blank">http://www.nytimes.com/2015/12/02/business/dealbook/whistle-blower-group-found-itself-target-of-labor-complaint.html?smid=li-s&amp;_r=1</a></p>
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		<title>L&#8217;importanza del fischio giusto al tempo giusto</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2016 08:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fazio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 4 Novembre 2015, la Securities and Exchange Commission (SEC) ha reso noto il compenso per un whistleblower che ammonta a più di 325 dollari. Il whistleblower ha aiutato l’autorità fornendole delle sostanziali informazioni che hanno fatto scattare le indagini da parte della SEC ed hanno reso possibile il recupero di un’ingente somma di denaro [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/03/time-equals-money.jpg"><img class=" size-medium wp-image-5110 alignleft" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/03/time-equals-money-300x225.jpg" alt="time-equals-money" width="300" height="225" /></a>Il 4 Novembre 2015, la Securities and Exchange Commission (SEC) ha reso noto il compenso per un whistleblower che ammonta a più di 325 dollari. Il whistleblower ha aiutato l’autorità fornendole delle sostanziali informazioni che hanno fatto scattare le indagini da parte della SEC ed hanno reso possibile il recupero di un’ingente somma di denaro altrimenti persa a causa di una frode.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia, la peculiarità della notizia non sta tanto nella ricompensa data al “soffiatore nel fischietto”, ma nel fatto che la SEC ha voluto sottolineare come la ricompensa sarebbe stata maggiore se il fatto fosse stato denunciato con maggiore tempestività. Il whistleblower in questione, infatti, ha come colpa quella di aver informato le autorità solo dopo la conclusione del rapporto di lavoro con l’impresa in cui lavorava.</p>
<p style="text-align: justify">La SEC è sempre stata molto attenta al tema del whistleblowing e non manca di dare generose ricompense; basti pensare che nel 2014 è arrivata a dare una ricompensa di oltre 30 milioni di dollari e 14 milioni l’anno precedente. Insomma, anche in questo caso il tempo è denaro e quindi la SEC vuole palesare l’incentivo monetario che è disposta a dare ai whistleblowers.</p>
<p style="text-align: justify">Andrew Ceresney, direttore della SEC’s Division of Enforcement ha dichiarato: “Gli insider delle aziende che sono a conoscenza di violazioni alla legge sono incoraggiati a venire direttamente, senza ritardi, così da prevenire che la cattiva condotta possa continuare inutilmente mentre gli investitori vengono danneggiati”. Inoltre, le autorità si dimostrano sicure nella validità del programma di whistleblowing, soprattutto per quel che riguarda la protezione dei whistleblowers. Lo stesso Ceresney aggiunge che “per i whistleblower sono previsti incentivi e protezione così come previsto dal Dodd Frank Act e dal SEC’s whistleblower program così che possano sentirsi sicuri nel fare la giusta cosa e possano denunciare immediatamente le frodi in corso, senza aspettare che il tempo passi”.</p>
<p style="text-align: justify">Altrettanto incisiva è la dichiarazione di Sean X. McKessy, Chief of the SEC’s Office of the Whistleblower che sottolinea come “il premio riconosce il valore delle informazioni e l’assistenza forniti, sottolineando anche la necessità di riportare le informazioni all’agenzia rapidamente”.</p>
<p style="text-align: justify">Il messaggio che la SEC cerca di mandare a tutti i possibili whistleblower pare essere molto chiaro, convincente e soprattutto di spessore. Il whistleblowing non può essere considerato un lavoro alternativo, né una ritorsione che i dipendenti possono attuare nei confronti delle proprie aziende nel caso di controversie o cessazione di rapporti di lavoro. Piuttosto, il whistleblowing deve essere un comportamento etico utile per combattere l’illegalità in qualsiasi momento e soprattutto con tempestività.</p>
<p style="text-align: justify">RIFERIMENTI:<br />
<a href="http://www.sec.gov/news/pressrelease/2015-252.html" target="_blank">http://www.sec.gov/news/pressrelease/2015-252.html</a></p>
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		<title>Istituto superiore d(’)istruzione: il caso dell&#8217;Education Management Corporation</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2016 08:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fazio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[“L’istruzione è l’arma più potente che si può usare per cambiare il mondo” diceva Nelson Mandela, ed aveva ragione. Spesso però più che un arma per cambiare il mondo, l’istruzione diventa un’arma per fare soldi a scapito di contribuenti e studenti. Il 16 Novembre 2015 il Department of Justice degli Stati Uniti ha annunciato di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/01/27-gennaio.jpg"><img class=" size-medium wp-image-4910 alignleft" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/01/27-gennaio-300x239.jpg" alt="27 gennaio" width="300" height="239" /></a>“L’istruzione è l’arma più potente che si può usare per cambiare il mondo” diceva Nelson Mandela, ed aveva ragione. Spesso però più che un arma per cambiare il mondo, l’istruzione diventa un’arma per fare soldi a scapito di contribuenti e studenti.</p>
<p style="text-align: justify">Il 16 Novembre 2015 il Department of Justice degli Stati Uniti ha annunciato di aver risolto una causa tramite regolamento in denaro (95.5 milioni di dollari) contro l’<strong>Education Management Corporation</strong> (EDMC), un istituto di istruzione superiore con più di 100,000 studenti che consta di due università, un istituto d’arte e un college.</p>
<p style="text-align: justify">La prima cosa da sottolineare è che l’EDMC è un istituto di istruzione for-profit (uno dei più grandi negli USA), il che significa che l’obiettivo dell’istituto è esplicitamente la massimizzazione del profitto tramite l’attività educativa. Non sorprende, infatti che la proprietà sia divisa tra <strong>Goldman Sachs</strong>, Providence Equity Partners e Leeds Equity Partners e che sino al Novembre 2014 appariva negli indici <strong>NASDAQ</strong>; in poche parole stiamo parlando di veri e propri istituti di istruzione superiore sotto forma di SPA.</p>
<p style="text-align: justify">Colossi dell’istruzione di questo tipo solitamente si finanziano grazie alle iscrizioni dei propri alunni, tuttavia in molti casi, è lo stato che paga la retta agli studenti, tramite la concessione di prestiti convenienti. L’assegnazione dei prestiti di studio dipende da determinati requisiti che devono essere riconosciuti allo studente, in primis quella di poter essere in grado di ripagare il debito.</p>
<p style="text-align: justify">L’oggetto del contenzioso tra l’EDMC e il governo degli Stati Uniti d’America è stato proprio il modo con cui i recruiters dei vari college e università ammettevano gli studenti ai propri percorsi di studio. Il titolo quarto del Higher Education Act (HEA) del 1965 impone alle for-profit education companies un Incentive Compensation Ban (ICB), quindi non è possibile dare incentivi alle persone che si occupano delle selezioni per le ammissioni. L’EDMC ha violato questa legge, legando il compenso monetario dei selezionatori al numero di studenti ammessi; più che effettuare una selezione pare che l’EDMC andasse a caccia di studenti. Di conseguenza, l’istituto non aveva il diritto di richiedere allo stato un finanziamento per i propri studenti. Come ha fatto notare l’<strong>Attorney General Loretta E. Lynch</strong>: “circa il 90% dei ricavi del EDMC provengono dai contribuenti in forma di federal education funding per gli sudenti del EDMC”. Dello stesso parere è il Principal Deputy Assistant Attorney General Benjamin C. Mizer, capo del Justice Department’s Civil Division, secondo cui: “Impropri incentivi ai recruiters provocano un danno agli studenti e perdite finanziarie per i contribuenti”. Il meccanismo di ammissioni era una vera e propria “macchina da soldi” a spese dei cittadini statunitensi, utilizzando un modello di business che equivale a quello della <strong>predatory lender industry</strong>, perché nel caso di insolvenza degli studenti è lo stato a rimetterci, non l’istituto.</p>
<p style="text-align: justify">La frode è stata scoperta grazie ad alcuni ex dipendenti dell’EDMC che hanno deciso di “soffiare nel fischietto” utilizzando la formula qui tam del False Claim Act. Va fatto notare che in questo caso i whistleblowers hanno agito in modo indipendente, il governo degli Stati Uniti ha infatti sostenuto 4 differenti cause. Gli ex dipendenti dell’EDMC si sono così aggiudicati collettivamente 11.3 milioni di dollari, ed hanno permesso il recupero di altri 56.62 milioni incassati dagli Stati Uniti.</p>
<p style="text-align: justify">Fortunatamente, ancora una volta grazie al whistleblowing, i soldi sono stati recuperati e la truffa ai danni del governo è stata sanzionata. Tuttavia, questo episodio può essere motivo di ulteriori spunti di riflessione.</p>
<p style="text-align: justify">Il primo è il problema del <strong>debito pubblico</strong>. Anche se ci sono dinamiche molto complesse quando si parla di formazione di debito pubblico, è possibile che la questione venga sollevata nel caso in cui un significativo numero di studenti non riesca a ripagare il proprio debito.</p>
<p style="text-align: justify">Un ulteriore riflessione andrebbe fatta a monte rispetto all’accaduto. Ci sono alcuni servizi che se privatizzati necessitano di <strong>forte regolamentazione</strong>, probabilmente questo è anche il caso delle scuole. Non è possibile ragionare per estremi: scuola pubblica o privata. È stato dimostrato che a volte far erogare dei servizi, pubblici per caratteristiche, a degli enti privati, porta a miglioramenti in termini di riduzione dei costi e operatività. Lo stato però, nel momento in cui offre dei fondi, anche se in forma di prestito, si espone sempre al <strong>rischio di frode</strong>. È evidente che gli istituti di educazione privati in America funzionano spesso bene (si pensi alle grandi università come Harvard, Yale, Princeton ecc.), ma ha davvero senso lasciare che possano diventare delle vere e proprie aziende che puntano alla massimizzazione del profitto? Se la risposta è sì, allora si dovrebbero garantire maggiori controlli sulla qualità del servizio erogato, e sulle modalità con cui le for-profit education companies ricercano il profitto. Per quanto utile ed efficiente possa essere lo strumento del whistleblowing, bisogna ricordare che il primo a mettersi nella condizione di “soffiare nel fischietto” deve sempre essere lo stato stesso, unico “attore” in grado di prevenire piuttosto che curare. Nonostante il recupero monetario infatti, questa vicenda lascia più di una ferita aperta. A causa della mala gestione, <strong>l’EDMC ha chiuso numerosi sedi</strong> e a farne le spese sono i molti studenti con un debito da pagare e senza un’università in cui istruirsi.</p>
<p style="text-align: justify">RIFERIMENTI:<br />
<a href="http://www.bloomberg.com/news/articles/2015-07-22/taxpayers-could-lose-billions-as-u-s-students-escape-loans" target="_blank">http://www.bloomberg.com/news/articles/2015-07-22/taxpayers-could-lose-billions-as-u-s-students-escape-loans</a><br />
<a href="http://www.nytimes.com/2011/08/09/education/09forprofit.html?hpw&amp;_r=1" target="_blank">http://www.nytimes.com/2011/08/09/education/09forprofit.html?hpw&amp;_r=1</a><br />
<a href="http://www.huffingtonpost.com/2012/03/15/education-management-corp-for-profit-college_n_1349063.html" target="_blank">http://www.huffingtonpost.com/2012/03/15/education-management-corp-for-profit-college_n_1349063.html</a><br />
<a href="http://big.assets.huffingtonpost.com/EDMCcomplaint2.pdf" target="_blank">http://big.assets.huffingtonpost.com/EDMCcomplaint2.pdf</a><br />
<a href="http://www.justice.gov/opa/pr/profit-college-company-pay-955-million-settle-claims-illegal-recruiting-consumer-fraud-and" target="_blank">http://www.justice.gov/opa/pr/profit-college-company-pay-955-million-settle-claims-illegal-recruiting-consumer-fraud-and</a><br />
<a href="http://www.justice.gov/opa/speech/attorney-general-loretta-e-lynch-delivers-remarks-press-conference-announcing-955-million" target="_blank">http://www.justice.gov/opa/speech/attorney-general-loretta-e-lynch-delivers-remarks-press-conference-announcing-955-million</a></p>
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		<title>Basterà soffiare nel fischietto per eliminare la corruzione?</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2016 09:11:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sembra che il programma a favore del whistleblowing previsto dalla Securities Exchange Commission (SEC) stia dando veramente buoni frutti. Il 22 settembre 2014 la commissione ha annunciato di aver elargito la sua più grande ricompensa, che ammonta a 30 milioni di dollari. Una cifra effettivamente notevole, avvalorata dal respiro internazionale della frode che, senza l’aiuto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/01/images.jpg"><img class=" size-full wp-image-4796 alignleft" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2016/01/images.jpg" alt="images" width="287" height="176" /></a>Sembra che il programma a favore del whistleblowing previsto dalla <strong>Securities Exchange Commission (SEC)</strong> stia dando veramente buoni frutti. Il 22 settembre 2014 la commissione ha annunciato di aver elargito la sua più grande ricompensa, che ammonta a 30 milioni di dollari. Una cifra effettivamente notevole, avvalorata dal respiro internazionale della frode che, senza l’aiuto del whistleblower, sarebbe stata difficilmente individuata.<br />
Il primo ad essere convinto dell’efficacia del programma è Mr. McKessy, Chief of the SEC’s Office of the Whistleblower, che si è detto <strong>“soddisfatto della consistente crescita annuale nel numero di ricompense dall’inizio del programma”</strong>, aggiungendo che la ricompensa di 30 milioni di dollari “mostra la <strong>portata internazionale del nostro programma di whistleblowing</strong>; dato che noi utilizziamo notizie valide da chiunque, ovunque, per portare i malfattori alla giustizia”. Secondo McKessy, “i whistlebowers in tutto il mondo dovrebbero sentirsi ugualmente incentivati a farsi avanti con informazioni credibili riguardo la potenziale violazione delle leggi degli Stati Uniti”. Insomma, sembra davvero che abbiano trovato un modo per combattere il crimine.<br />
Tuttavia, se il compito dello stato è quello di combattere la corruzione cercando di eliminarla alla radice, anche questo programma di whistleblowing può presentare<strong> alcuni inconvenienti</strong>. In un articolo del FCPA blog, vengono mostrati quattro possibili svantaggi. Il primo è che a causa dell’incentivo monetario, la motivazione da intrinseca diventi estrinseca. Solitamente la ribellione contro le violazioni di etica ha una natura intrinseca. In questo caso il rischio è di spostare il discorso dalla dimensione etica a quella politica. <strong>La motivazione del “soffio nel fischietto” potrebbe scaturire dal rimborso monetario piuttosto che dal senso di giustizia</strong>. La conseguenza è che il compenso dato dallo stato al whistleblower deve essere necessariamente maggiore rispetto alla possibilità di colludere. In aggiunta, secondo l’autore, è provato dalla psicologia che le motivazioni estrinseche possano peggiorare l’ambiente lavorativo dal punto di vista morale. Il secondo svantaggio riguarda la provenienza del denaro con cui si ricompensano i whistleblowers. Nel SEC program si utilizzano soldi provenienti da penalità o infrazioni commesse dalle società (SEC&#8217;s Investor Protection Fund). Utilizzare tale fondo per pagare i whistleblowers può non essere visto di buon occhio dagli investitori e dagli stakeholders delle società. Inoltre<strong> il whistleblowing ha un impatto individuale, promuovendo il singolo e non la collettività</strong>. Se viene premiata solo l’azione del singolo, ci saranno più persone che avranno intenzione di fare whistleblowing, ma non è detto che la collettività migliori di conseguenza. Se si crede che la società non è la semplice somma degli individui, si dovrebbe ricercare un programma in grado di premiare la legalità espressa dalla collettività più che dal singolo. In fine, il fatto che la possibile colpevolezza del whistleblower porta ad una riduzione della ricompensa, diminuisce l’incentivo per segnalare possibili frodi.<br />
<strong>Ci si chiede quindi se il whistleblowing così come concepito dal SEC possa effettivamente funzionare come antidoto al malaffare o se nel lungo periodo non sarà in grado di sviluppare una società più legale.</strong> Visti la professionalità impiegata e i recuperi monetari effettuati dal SEC in realtà non ci si può lamentare. Nei quattro anni di attività sono stati fatti molti interventi di rilievo e pare che il programma sia tanto efficace quanto efficiente.<br />
È necessario ricordare però che il whistleblowing non dev’essere percepito come una pratica per chi è alla ricerca di un lavoro alternativo, ma come un concreto impegno civile volto all’eliminazione dell’illegalità. <strong>Bisogna insistere su un modo di fare whistleblowing che sia educativo</strong>. Se da un lato l’incentivo monetario esercita un grande appeal, è dovere delle autorità ricordare e far capire che<strong> il primo incentivo deve comunque essere la voglia di costruire una società in cui truffare non sia conveniente per nessuno</strong>, di conseguenza, il premio non è mai per il singolo, ma per l’intera collettività.</p>
<p style="text-align: justify">Per approfondire:</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://anticorruzione.eu/2015/12/un-programma-di-successo-per-la-protezione-dei-whistleblower/">http://anticorruzione.eu/2015/12/un-programma-di-successo-per-la-protezione-dei-whistleblower/</a></p>
<p style="text-align: justify">RIFERIMENTI:<br />
<a href="https://www.sec.gov/rules/interp/2015/34-75592.pdf" target="_blank">https://www.sec.gov/rules/interp/2015/34-75592.pdf</a><br />
<a href="http://www.sec.gov/News/PressRelease/Detail/PressRelease/1370543011290#.VCBTwOd2eos" target="_blank">http://www.sec.gov/News/PressRelease/Detail/PressRelease/1370543011290#.VCBTwOd2eos</a><br />
<a href="http://www.fcpablog.com/blog/201 5/11/30/are-whistleblower-reward-programs-really-a-good-idea.html" target="_blank">http://www.fcpablog.com/blog/201 5/11/30/are-whistleblower-reward-programs-really-a-good-idea.html</a><br />
<a href="http://www.secwhistleblowerprogram.org/" target="_blank">http://www.secwhistleblowerprogram.org/</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Un soffio nel fischietto per la sicurezza</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2015 08:30:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fazio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Whistleblowing]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[whistleblowers]]></category>
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		<description><![CDATA[Con la sicurezza non si scherza, lo sanno bene la NetCracker Technology Corporation e la Computer Sciences Corporation (CSC), che hanno dovuto rimborsare il governo degli Stati Uniti d’America rispettivamente 11.4 e 1.35 milioni di dollari per la risoluzione di un contratto. Il contratto in questione era stato stipulato tra la Defense Information Systems Agency [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/12/disa.jpg"><img class="  wp-image-4662 alignleft" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/12/disa-300x112.jpg" alt="disa" width="328" height="123" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Con la sicurezza non si scherza, lo sanno bene la NetCracker Technology Corporation e la Computer Sciences Corporation (CSC), che hanno dovuto rimborsare il governo degli Stati Uniti d’America rispettivamente<strong> 11.4 e 1.35 milioni di dollari</strong> per la risoluzione di un contratto.<br />
Il contratto in questione era stato stipulato tra la <strong>Defense Information Systems Agency (DISA)</strong>, la Netcracker, come primo contraente, e la CSC come subappaltatore. Trattandosi dello sviluppo di un software che riguardava il sistema di telecomunicazioni del dipartimento della difesa, nel contratto erano specificati alcuni requisiti di sicurezza con relative autorizzazione per le persone che avrebbero lavorato al progetto. Tuttavia le aziende hanno ignorato tale requisito, mettendo al lavoro anche dipendenti non autorizzati. A causa di questa inadempienza è avvenuta la risoluzione del contratto, cui si aggiunge la richiesta alle due aziende del rispettivo rimborso.<br />
Ovviamente l’apertura del caso è stata innescata dal whistleblower John Kingsley, ex impiegato della NetCracker, che riceverà 2,358,750 dollari di quota premio, come previsto dal False Claim Act. Ciò a riprova del fatto che la formula qui tam prevista dal False Claim Act, permettendo ai privati di citare in giudizio terzi a nome del governo degli Stati Uniti, continua ad essere lo strumento più efficacie per individuare le frodi nei confronti del governo stesso.<br />
Secondo l’ispettore generale del DISA <strong>“il caso NetCracker è un primo esempio di come la DISA lavori per individuare e prevenire frodi all’interno dell’agenzie e recuperi fondi per il governo degli Stati Uniti”</strong>.<br />
Oltre al caso di frode, però, va sottolineato come questa inadempienza potesse minare il sistema di sicurezza governativo. Come sottolinea l’avvocato Channing D. Philips, del District of Columbia, <strong>“oltre a richiedere alle due aziende ciò che spetta dalle loro obbligazioni, questo episodio mostra che lo U.S. Attorney’s Office prenderà le misure necessarie per garantire l’integrità del sistema di comunicazione del governo”</strong>.</p>
<p>Riferimenti:<br />
<a href="http://www.justice.gov/opa/pr/netcracker-technology-corp-and-computer-sciences-corp-agree-settle-civil-false-claims-act" target="_blank">http://www.justice.gov/opa/pr/netcracker-technology-corp-and-computer-sciences-corp-agree-settle-civil-false-claims-act</a><br />
<a href="http://www.prweb.com/releases/schleifmanlaw/false-claims-act/prweb13057894.htm" target="_blank">http://www.prweb.com/releases/schleifmanlaw/false-claims-act/prweb13057894.htm</a><br />
<a href="http://www.nasdaq.com/article/netcracker-and-computer-sciences-to-settle-civil-false-claims-act-allegations-20151102-01585" target="_blank">http://www.nasdaq.com/article/netcracker-and-computer-sciences-to-settle-civil-false-claims-act-allegations-20151102-01585</a></p>
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		<title>Ricompensa milionaria al whistleblower Dr. Drakeford</title>
		<link>http://anticorruzione.eu/2015/11/il-dottore-whistleblower/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2015 08:30:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fazio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Whistleblowing]]></category>
		<category><![CDATA[DOJ]]></category>
		<category><![CDATA[False Claim Act]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[whistleblowers]]></category>
		<category><![CDATA[whistleblowing]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra i medici americani il messaggio sembra essere arrivato forte e chiaro: fare il whistleblower è un’attività che paga. Venerdì 16 ottobre 2015 il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha pubblicato un articolo in cui spiega come, grazie al whistleblower Dr. Michael K. Drakeford, il governo americano e il dottore hanno risolto una causa [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Tra i me<a href="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/11/fca_health_13.jpg"><img class="  wp-image-4536 alignleft" src="http://anticorruzione.eu/wp-content/uploads/2015/11/fca_health_13-300x200.jpg" alt="fca_health_13" width="265" height="176" /></a>dici americani il messaggio sembra essere arrivato forte e chiaro: fare il whistleblower è un’attività che paga. Venerdì 16 ottobre 2015 il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha pubblicato un articolo in cui spiega come, grazie al whistleblower Dr. Michael K. Drakeford, <strong>il governo americano e il dottore hanno risolto una causa da 237 milioni di dollari contro il Tuomey Healthcare System</strong>, ospedale del South Carolina. Al dottor Drakeford è spettata una quota pari a circa 18 milioni, mentre il governo americano ne ha incassati circa 72.</p>
<p style="text-align: justify">L’attività illecita del Tuomey consisteva nello stipulare contratti illegali con i medici che prestavano servizio nella clinica. Verso gli inizi del 2000, infatti, la clinica vedeva ridursi le pratiche ambulatoriali, e per questo ha iniziato a proporre ai medici di svolgere le loro attività ambulatoriali all’interno della clinica piuttosto che in privato. Ovviamente il Tuomey garantiva un compenso ai dottori che andava ben oltre il loro valore di mercato. Il Tuomey poi si rifaceva sul Medicare System, un’assicurazione sanitaria gestita dal governo degli Stati Uniti, violando così la Stark Law. Questa legge proibisce agli ospedali di ricevere compensi dal Medicare System per pratiche ambulatoriali operate a pazienti che si rivolgono alla clinica su suggerimento dei loro medici di riferimento, qualora tra i medici e l’ospedale ci sia un contratto finanziario riguardante le visite ambulatoriali.</p>
<p style="text-align: justify">Il Tuomey Healthcare System aveva stipulato contratti con 19 medici, ma il dottor Drakeford si era reso conto che questi contratti violavano la Stark Law, ed ha deciso di “soffiare nel fischietto” avvalendosi del <strong>False Claim Act</strong>, un atto che permette ai cittadini di citare in giudizio a nome dello stato, nel caso di frodi contro lo stato stesso; in questo caso ai cittadini poi spetta una percentuale delle risorse recuperate.</p>
<p style="text-align: justify">L’8 maggio del 2013 una giuria del South Carolina ha espresso il proprio giudizio determinando la violazione della Stark Law, affermando inoltre che il Tuomey aveva ignorato una consulenza legale che avvisava l’ospedale dell’illegalità dei contratti. Per la fine del giudizio sotto il False Claim Act, iniziato il 2 ottobre 2013, si è dovuto invece attendere fino al 2 luglio 2015.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Questo è l’ennesimo caso nel sistema sanitario americano</strong> in cui si riesce a recuperare un’ingente somma di denaro grazie al False Claim Act. Basti pensare che dal gennaio 2009 il dipartimento di giustizia americano ha recuperato più 25,3 miliardi di dollari con questa modalità solo nel settore sanitario.</p>
<p style="text-align: justify">Se da un lato somme di denaro così alte fanno esultare quando recuperate a causa di una frode, d’altra parte esse sono anche un chiaro indice di quanto sia alto il prezzo che tutti i cittadini pagano per l’illegalità.</p>
<p style="text-align: justify">Riferimenti:<br />
<a href="http://caselaw.findlaw.com/us-4th-circuit/1706418.html" target="_blank"> http://caselaw.findlaw.com/us-4th-circuit/1706418.html</a><br />
<a href="http://www.fcpablog.com/blog/2015/10/20/south-carolina-doctor-refuses-illegal-referral-fees-wins-18.html" target="_blank">http://www.fcpablog.com/blog/2015/10/20/south-carolina-doctor-refuses-illegal-referral-fees-wins-18.html</a><br />
<a href="http://www.justice.gov/opa/pr/united-states-resolves-237-million-false-claims-act-judgment-against-south-carolina-hospital" target="_blank">http://www.justice.gov/opa/pr/united-states-resolves-237-million-false-claims-act-judgment-against-south-carolina-hospital</a></p>
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